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Le Apparizioni di Medjugorje — i primi giorni
Visione del Paradiso e dell'Inferno
René Laurentin, Racconto e messaggio delle apparizioni di Medjugorje
PRIMO GIORNO
Mercoledì 24 giugno 1981
Mercoledì 24 giugno 1981:
festa di san Giovanni Battista, il solstizio, ma il cielo è imbronciato.
Verso le 3 del pomeriggio,
quel giorno, due adolescenti, la bruna Ivanka Ivankovic (15 anni) e la bionda Mirjana Dragicevic (16 anni), fanno una passeggiata sulla strada
di Podbrdo, così chiamata perché costeggia il Piede-della-collina di Crnica (300 metri di altezza), dove una rara vegetazione spinosa
cerca di sopravvivere tra il pietrame grigio, a sud-ovest del villaggio.
Scappatella a Podbrdo
Non amano parlarne, perché la Vergine
le ha prese alla sprovvista. Esse portavano di che fumare di nascosto. A forza di raccogliere e di infilare foglie
di tabacco, che sono la grande risorsa di questo villaggio contadino, i giovani vengono presi dalla curiosità di farne
l'esperienza: birichinata a tutti nota e da tutti tollerata. Ma, in occasione di un interrogatorio, il vescovo ha reso
la cosa traumatizzante:
— Voi avete giurato davanti a Dio
di aver detto tutta la verità — disse loro in sostanza. — Se avete omesso qualche cosa, vi renderete colpevoli
di peccato mortale e di sacrilegio.
Il futile episodio del tabacco,
che esse avevano omesso perché insignificante, è risalito allora alla memoria come un'esalazione infernale, con un tanfo persistente
di colpevolezza. Mi ci son voluti dei mesi per farmene parlare senza scappatoie: sempre l'una rimandava all'altra
che era assente.
E poi, che sconvenienza mescolare la Madonna a
questa misera storia passata!
Ivanka alla fine se ne è liberata con il sorriso,
il 25 giugno 1986, scusandosi di avermi indotto, prima, in errore.
Dunque:
esse avevano in tasca non le foglie di tabacco che infilano durante l'estate, bensì un pacchetto di sigarette acquistate al negozio.
Ne hanno lanciata qualche boccata verso i cespugli, mentre chiacchieravano lungo la strada di Podbrdo.
Ivanka e Mirjana
sono delle ragazze come le altre, «né migliori né peggiori di altre», secondo una loro espressione. Ivanka, alta e bella, ha già un pretendente,
come s'è saputo nel villaggio. Ma il suo cuore non è in festa. Ha perso la madre solo due mesi fa. È un gran vuoto... e ciò significa
anche molto lavoro in casa, perché la nonna, molto anziana, non può fare tutto.
Quel 24 giugno c'erano tutte e due,
ma dovevano essere tre. Doveva partecipare alla passeggiata anche Vicka Ivankovic, che ha qualche mese più di loro
(16 anni).
— Durante l'estate stiamo sempre
insieme — ci spiega.
Le due cittadine, Ivanka di Mostar,
nata a Biakovici, e Mirjana, di Sarajevo, la cui nonna abita qui, si trovano bene con Vicka, l'anima della brigata.
Ma è dovuta stare tutta la mattina a Mostar per delle ripetizioni di matematica: in preparazione dell'esame di riparazione
nella scuola tessile che frequenta. È tornata a casa a mezzogiorno, spossata dal lavoro e dal caldo, in un autobus
pieno zeppo.
— Dorme — disse la sorella
Zdenka.
— Peggio per lei!
Ci raggiungerà dopo.
Ivanka e Mirjana hanno lasciato
un messaggio per lei alla mamma Zlata: «Appena ti svegli, raggiungici a casa di Jakov». Il tempo è uggioso, nuvoloso.
La pioggia della mattina è cessata. Le due ragazze che se ne vanno a passeggio non immaginano lontanamente le strade
nuove sulle quali le porterà questa loro passeggiata.
Ed ecco
che tornando verso il villaggio, nei pressi della casa di Vicka, al piccolo crocevia dove la strada risale di nuovo verso
le prime case di Biakovici, avviene l'imprevisto, discretamente, sotto un cielo grigio: l'appello di una luce
sulla collina.
Solo Ivanka ha guardato. Vede un profilo di donna,
lontano, distante e sfumato, là in alto, — forse a duecento metri.
Perché questa
sconcertante apparizione afferra la sua vita?
— Guarda, la Gospa! (cioè la Madonna) — mormora
la ragazza.
Essa dice questo per identificare, verificare, qualcosa
che la supera, più che per partecipare una buona notizia.
— Non può essere
la Gospa — replica Mirjana, più intellettuale, futuro ingegnere agronomo.
Non guarda nemmeno.
L'ipotesi è sgradevole. Se fosse la Santa Vergine, forse non sarebbe contenta della scappatella delle sue figlie... non certo più devote di altre.
Ma la Gospa, ad ogni modo, è la «Gospa». Non si fanno scherzi.
Con Milka, la pastorella
Nonostante l'incomprensibile attrazione,
in tutte e due prevale la paura. Tornano sui loro passi, tutte e due, in fretta e rientrano al villaggio. Passano a casa
di Milka, 12 anni, una vicina.
Milka è l'ultima di sei Pavlovic.
I tre fratelli più grandi lavorano in Germania. Ha anche due sorelle: Ruzica, già sposata, e Marija, 16 anni,
la penultima.
Milka è la custode
del gregge.
— Venite ad aiutarmi a riportare
le pecore — chiede loro.
Il gregge sta pascolando
in un magro campo, sulla strada dell'apparizione che costeggia la base della collina, 300 metri più in là, verso Silici e Krizevac,
dopo la curva, a destra dalla parte del piano.
Tornano quindi sulla stessa strada
tutta curve di Podbrdo, scendono verso il luogo dell'apparizione, dove non accade nulla, poi la strada sale leggermente.
Dopo la curva, Milka apre il graticcio che chiude il muro di pietre a secco, sulla destra. Le dodici pecore si affrettano
belando sulla strada familiare del ritorno a Biakovici. Milka le segue di buon passo, mentre le altre due rimangono indietro.
Di nuovo la Gospa
A duecento passi da là,
poco dopo la curva, in direzione del villaggio, Ivanka si ferma. Ecco di nuovo la signora della luce. Adesso la vede meglio di prima.
Sta sempre lassù, troppo lontano perché possa distinguere il viso. Come poco fa, è lei che ha visto per prima. Ma questa volta, Mirjana guarda
e vede anche lei. Il suo cuore sussulta.
Il profilo giovanile grigio plana
su una piccola nube vicino al suolo. Per quanto si può vedere, porta sul braccio destro
un bambino.
Le due ragazze fanno segno a Milka che le precedeva.
Essa spinge avanti il gregge, e lo lascia poco lontano dalle prime case del villaggio. Le pecore conoscono la strada,
e non c'è pericolo che vadano altrove. Senza correre, essa raggiunge le altre due, che sono a meno di duecento passi.
Anche lei vede il profilo lontano.
Che vuol dire tutto questo?
La signora di luce fa cenno con la mano: Avvicinatevi! Ma non ne hanno il coraggio.
Esse si interrogano a vicenda
e fanno qualche passo verso il villaggio, per verificare se vedranno ancora. Da questa visuale un poco diversa, la Gospa è sempre là, luminosa,
sulla piccola nube che le serve da piedistallo.
Dove Vicka perde i sandali
Ed ecco che Vicka arriva.
Poco fa, la sorella Zdenka si è ricordata che le altre due erano venute a cercarla e l'ha svegliata.
— Alzati,
fai tardi a scuola!
È uno scherzo! Ma Vicka si ricorda
della passeggiata. Ormai s'è ripresa. Parte alla ricerca delle altre due, prima (secondo il messaggio) dalla madre del piccolo
Jakov (zia di Mirjana), alla fine della stradina che va verso Medjugorje.
— Sono ripartite
verso Silici...
Vicka prende anche lei la strada di Podbrdo.
Eccole. Le tre ragazze, rivolte verso la collina, le fanno segno con la mano e quando è più vicina:
— Vicka
guarda lassù... la Vergine! — gridano.
— Ma che hanno?
Che stanno guardando? — si chiede Vicka. Quale Vergine? È uno scherzo? O hanno visto un serpente?
Vuole trovare
tutto questo ridicolo; com'è possibile che la Gospa si prenda la briga di venire a Biakovici? Ma la cosa la turba, dall'interno.
Ne perde i sandali:
— A piedi scalzi me ne sono scappata,
correndo come una matta.
Giunta al villaggio, si è fermata.
Scoppia in singhiozzi. L'esclamazione delle altre due: «Guarda la Vergine!» le è entrata nel cuore.
— Non sapevo
né cosa fare né dove mettermi!
Perché allora tanta voglia di tornare là, proprio mentre correva a rifugiarsi in casa?
Strada facendo
incontra i due Ivan:
— Dragicevic (16 anni), bruno, timido,
figlio di Stanko.
— Ivankovic (20 anni), slanciato e atletico,
figlio maggiore del defunto Jozo.
Il primo porta delle mele
in una borsa di plastica.
— Ne vuoi?
— Al diavolo
le mele!
— Vieni con me! — chiede a Ivan Dragicevic
che conosce meglio.
Parla attraverso le lacrime che non cessano.
La presenza di questo ragazzone calmo la rassicura.
— Dicono che vedono la Vergine.
Io non voglio vederla. Voglio solo essere laggiù.
Vi ritorna, infatti,
e questa volta, vede! Ivan Dragicevic vede anche lui, ma viene preso dalla paura. Scavalca un recinto, dall'altra parte della strada, e lascia cadere
la borsa delle mele.
— Vedi qualcosa? — gli
chiede Vicka...
Ma lui è già scomparso.
— Vedi qualcosa? — ripete
all'altro Ivan.
— Qualche cosa di bianco,
che si muove — risponde, perplesso e turbato; prima di sparire anche lui.
— E tu Milka? — continua Vicka,
comunicativa.
— Vedo la Vergine — risponde
Milka radiosa.
Vicka guarda, affascinata: era il profilo
di una bellissima giovane donna. Teneva sul braccio destro... un bambino, senza dubbio. Si occupava di lui. Lo copriva,
poi lo scopriva... A più riprese, ci ha fatto segno con la mano.
Vicka non osa avvicinarsi.
E nemmeno le altre. Sono le sei e mezzo. Il cielo cupo contrasta con il profilo luminoso.
L'apparizione
quel giorno non ha detto nulla. È rimasta a distanza. Vicka ha guardato per 5 o 6 minuti. Poi la paura ha preso il sopravvento
di fronte a questo mistero che permane.
— Sono scappata
un'altra volta.
— Dove?
— A casa mia, sicuro!
Ero felice e nello stesso tempo spaventata. Avevo paura ma ero contenta. Arrivata a casa mi gettai sul divano e non finivo
più di piangere.
Le altre sono rimaste 5 o 6 minuti dopo di lei.
Dubbi e scetticismo
Poco dopo Vicka va a trovare Marija,
sorella di Milka, sua vicina:
— Abbiamo visto
la Vergine!
Marija sorride con indulgente scetticismo.
— Avreste dovuto
afferrarla — scherza un'altra.
L'avventura che non possono fare a meno
di confidare, non viene presa sul serio:
— Cari ragazzi,
voi sognate.
— Avete visto
dei dischi volanti?
— Qualcosa non funziona nelle vostre piccole teste!
Ivan Ivankovic (20 anni) è venuto a malincuore;
ha visto solo una forma indistinta, prima di scappare. Si sente umiliato di essere invischiato in questa avventura puerile.
Domani non verrà. Gli dà fastidio parlarne.
— Non mi va di pensarci,
tutto questo mi dà un senso di confusione — mi ha ripetuto il 3 novembre 1984.
Anche per Milka è l'unica apparizione.
Ma lei quel giorno ha visto bene, anche se a distanza:
— Non distinguevo
il volto — mi ha precisato, facendomi visitare i luoghi, il giorno del 5º anniversario.
— Te ne
ricordi bene?
— Eccome!
— Ma dopo
cinque anni!
— Cinque anni, è oggi — dice la ragazza
con uno sguardo interiore.
Dopo lunghe conversazioni che diventano sonnolente,
le ragazze s'addormentano in pace, nella luce discreta di questa giovane madre vestita di sole e coronata di stelle.
SECONDO GIORNO
Giovedì 25 giugno: sulla collina
L'indomani, giovedì 25 giugno,
verso la stessa ora (18.15), Mirjana, Ivanka e Vicka riprendono la strada del Piede-della-collina (Podbrdo). È l'epoca della raccolta delle foglie di tabacco.
Hanno appena finito il loro lavoro giornaliero.
— Se è la Gospa, può darsi che tornerà.
In agguato a Podbrdo
Le accompagnano due adulti
che hanno preso a testimoni. I due ragazzi di ieri, i due Ivan, non ci sono:
— Ivan Ivankovic fugge
queste puerilità inquietanti.
— Ivan Dragicevic è salito con degli amici
sulla collina dove li ritroveremo.
Ivanka, Mirjana e Vicka prendono
dunque la strada di ieri, quella che costeggia i piedi della collina, verso Silici. E, come ieri, al di sopra del muretto costruito a secco,
tra un alberello e un cespuglio, Ivanka vede per prima e subito dopo anche le altre. La Gospa non ha più il bambino,
ma fa segno di avvicinarsi.
Questa volta Vicka non ha più paura. Rimarrebbe
certo lì e salirebbe volentieri, ma la sua amica Marija, le ha detto poco prima:
— Se la vedi,
vieni a chiamarmi.
Fedele alla promessa e all'amicizia, Vicka non esita.
Si strappa all'incredibile apparizione. Fa di corsa i duecento metri che la separano dalla casa di Marija. La quale era in attesa.
Viene. Il piccolo Jakov Colo, 10 anni, che si trova con lei, viene anche lui. Milka, che aveva visto il giorno prima, verrebbe
volentieri anche lei. La madre però la ferma:
— Tu hai da fare.
Può andare Marija.
Il fatto è che Milka deve terminare la sua parte di lavoro agricolo.
Marija, incaricata della cucina, ha ancora del tempo prima della cena.
Ascensione o volo?
Ci si ritrova dunque in cinque
sulla strada di Podbrdo.
La Gospa, piccolo profilo a più di duecento metri,
come ieri, insiste:
— Avvicinatevi — fa
segno.
Questa volta non esitano più.
— Correvamo
come se fossimo stati portati — narra Vicka. — Io non sentivo né le pietre né le spine... Niente! Eppure ero scalza.
Come se il suolo fosse stato coperto di spugna o di gomma! Impossibile spiegarlo. Nessuno avrebbe potuto
seguirci.
I tre di ieri vedono mentre ancora corrono, e corrono mentre vedono;
non sanno come, e quelli che li accompagnano ne rimangono stupiti. Marija e Jakov non vedono ancora ma seguono le altre tre,
più lentamente.
Arrivando là dove le tre ragazze si sono fermate
in contemplazione, il piccolo Jakov fa un ruzzolone in mezzo alle spine:
— Come farà a uscirne? — pensa
Vicka con pena, poiché la visione non ha spento per lei il resto del mondo esterno.
Jakov invece si alza tutto arzillo,
senza un graffio.
— Marija, vedi la Vergine? — chiede
Vicka.
— Vedo qualcosa di bianco — risponde... — Oh,
ora vedo meglio!...
E Jakov poco dopo esclama:
— Vedo
la Gospa.
Libero e progressivo è il loro adattamento a questo incontro ignoto
che si offre loro e comincia a penetrarli. Non sono ancora entrati nell'estasi profonda che fa svanire il mondo esteriore.
Durante i primi mesi essi resteranno in contatto con il paesaggio e con le persone, che li interrogano senza tregua. È a tentoni
che essi entrano in un altro mondo.
La loro paura è scomparsa. Ma l'entrata
in questo stato secondo che ridimensiona tutto il loro essere, non avviene senza scosse. Oggi Ivanka e molti altri si scioglieranno in lacrime,
al ritorno.
Eccoli, vicini alla cima del colle, un po' più in alto
della «Cresta militare», il punto da cui si vede la fine del pendio: in questo luogo dove oggi sorgono delle croci di legno, davanti
alle quali giorno e notte sfilano tanti e tanti pellegrini. Una vista superba! Da là, si abbraccia il cerchio delle colline
che circondano i villaggi e che hanno dato il nome a Medjugorje (etimologicamente: Tra-i-monti). I due campanili bianchi della parrocchia
si ergono, al centro, lontano dalle frazioni, tra i campi di vigne e di tabacco.
Questa strana
e provvidenziale collocazione della chiesa, lontano dalle case, esprime il dramma di Medjugorje. L'inimicizia tra Biakovici, il villaggio dei veggenti,
e le altre frazioni era tale, che si dovette costruire la chiesa sulla frontiera: frontiera sulla quale ci furono tre morti, a colpi di fucile, poco prima
della guerra mondiale. La solitudine dei due campanili nella no man's land era stata calcolata perché la chiesa fosse la casa di tutti.
Essa presagiva la riconciliazione, oggi compiuta, di cui parleremo tra poco.
Dove comincia la preghiera
Per il momento, i veggenti sono superati
da ciò che accade loro. Una sola evidenza: È una felicità! La Madonna, così bella, così luminosa, così amabile e vicina... da poterla toccare.
Ma essi non oserebbero. Si sentono indegni di lei.
E allora che fare,
se non pregare umilmente?
Essi improvvisano una preghiera molto in uso nel villaggio:
sette Pater, Ave e Gloria. L'apparizione prega con loro, per la prima volta, ma limitandosi al Pater e al Gloria (senza
Ave Maria).
Adesso la vedono bene: amabile e semplice, indescrivibile.
Veste luminosa di un grigio argentato, capelli neri ondulati sotto il velo bianco. Attorno alla testa le dodici stelle che nulla sostiene
e nulla lega tra loro. E quegli occhi azzurri che li guardano con affetto.
Ivanka, orfana,
osa domandare notizie della madre, Jagoda, deceduta il mese prima all'ospedale.
— Come
sta?
— È felice, sta con me.
La sua voce è dolce
come la musica, o come delle campane che suonano. Gli altri sentono domanda e risposta, eccetto Marija e Jakov (meno ben adattati). Mirjana chiede
alla Madonna:
— Lasciaci un segno, altrimenti crederanno che siamo
delle pazze.
Nessuna risposta. Ella si contenta di sorridere.
Ma Mirjana crede di aver ricevuto un segno: le lancette del suo orologio «sono tornate indietro da sole: quella piccola di un quarto
di quadrante».
— Hai messo l'orologio al
contrario — le diranno.
Ma la sua evidenza è tutt'altra: per lei,
si tratta di un segno.
— Tornerai? — chiedono ancora
alla Gospa.
Ella fa cenno di sì con la testa.
Poi dice loro:
— Arrivederci,
angeli miei.
«Angeli miei»: è un appellativo familiare
e tenero che si dà ai bambini, in Croazia. È la prima volta che la Gospa rivolge loro questa parola affettuosa.
Diventerà familiare nei giorni seguenti.
Allora la Gospa si innalza al di sopra della nube,
e scompare salendo.
La sua luce si spegne con lei. Il mondo,
che si era attenuato, riappare nella sua banalità cruda. Più che il pietrame e i cespugli, essi si ritrovano lì, commossi, con le lacrime che premono.
Il piccolo Jakov non pensa più alla sua caduta tra le spine. Vicka rimane stupita che ne sia uscito senza un graffio. Egli non finisce
di ripetere:
— Adesso che ho visto la Madonna, non mi
dispiacerebbe morire!
Essi scoprono allora Ivan; egli era salito
lassù per un altro sentiero con alcuni ragazzi. Ma vedrà lui solo. In tutto fa una quindicina di abitanti di Biakovici sulla collina, con i sei veggenti.
Alcuni hanno creduto di vedere un chiarore anch'essi, all'inizio dell'apparizione.
Il gruppo dei sei
Oggi, i veggenti hanno visto
per la prima volta l'apparizione da vicino e nettamente, nel suo splendore. La sua luce ha sigillato il gruppo dei sei, che si è definitivamente
costituito una volta per tutte. I quattro adolescenti del primo giorno:
1. Ivanka Ivankovic, di Mostar,
nata il 21 giugno 1966.
2. Mirjana Dragicevic di Sarajevo,
nata il 18 marzo 1965.
Due cittadine che vengono a Biakovici in villeggiatura,
per le vacanze (Mirjana a casa della nonna).
Gli altri quattro sono contadini
del luogo:
3. Vicka Ivankovic, nata il 3 settembre 1964.
4. Ivan Dragicevic,
nato il 25 maggio 1965 (non è parente di Mirjana).
E i due invitati
da Vicka:
5. Marija Pavlovic, nata il 1º aprile
1965.
6. Jakov Colo, nato il 6 marzo 1971: l'unico bambino.
Sono loro
che beneficeranno d'ora in poi dell'apparizione quotidiana. Nonostante il suo desiderio, Milka non è tornata.
La Madonna
chiederà loro in seguito di celebrare l'anniversario della prima apparizione, non il 24, giorno di paura, di incertezza e di confusione, bensì questo secondo giorno,
durante il quale essi l'hanno vista insieme tutti e sei, hanno parlato con lei e pregato nella pace.
— Al ritorno,
Ivanka piangeva di gioia — testimonia Marinko Ivankovic, uno dei vicini, meccanico. Quel mattino egli ha portato Marija e Vicka a Citluk, per un corso di formazione;
Vicka gli aveva parlato della cosa. Incuriosito, aveva interrogato Ivan nel pomeriggio, e aveva deciso di andare. Ma aveva capito 19.15 e non 18.15... Troppo tardi.
Aspetta con ansia il ritorno dei veggenti!
Appena giunta, Ivanka getta le braccia al collo
della nonna:
— Mamma sta bene, è in paradiso! Me lo ha detto la Madonna!
Allarme in canonica
Impressionato, Marinko si reca subito
in parrocchia per riferire l'avvenimento. Il parroco, Jozo Zovko è in viaggio. Zrinko Cuvalo, il vicario (il «cappellano», come dicono là),
ascolta freddamente questo primo annuncio dell'apparizione.
— Chi ha il dono di vedere,
che veda pure — risponde sentenziosamente.
Il tono secco manifesta un totale disinteresse,
e chiude la conversazione. Marinko rimane senza fiato.
TERZO GIORNO
Venerdì 26 giugno
Vedranno ancora, questo terzo giorno,
venerdì 26 giugno? si chiedono i vicini dei veggenti. La cosa migliore è aspettare sul sentiero della prima apparizione. Farà un segno!
Una buona guida
Altrimenti, dove andare
su questa collina dove siepi di rovi e rocce sono dappertutto uguali? Marinko Ivankovic, che abita tra Vicka e Marija, li accompagna.
Egli conosce la collina come nessuno. I suoi giochi da bambino, i suoi sogni di adolescente lo hanno spesso portato fin lassù.
Egli porta sulla collina delle mucche che sanno contentarsi di poco. Ovunque la Gospa e la sua luce si manifesteranno,
egli saprà trovare il miglior sentiero per giungere fin là.
Mi ha guidato lungo lo stesso itinerario,
per il quinto anniversario dell'apparizione.
Oggi, 26 giugno 1981,
i sei veggenti sono con lui, in basso, sulla strada di Podbrdo.
— Eccola là! — dicono
improvvisamente.
— Là, dove? — chiede Marinko
che non vede nulla.
Gli indicano una roccia bianca,
che emerge dai cespugli, lassù, sotto l'apparizione.
— Visto!
La scalata
Li porta attraverso il sentiero,
o piuttosto per l'itinerario più breve, perché sulla collina non ci sono sentieri segnati. Giunto più in alto di ieri e più a destra,
Marinko si guarda indietro. Vengono? Ivan che chiudeva la fila è rimasto un po' più in basso. Sembra che cerchi qualcosa.
E d'un tratto gli altri cinque spariscono nel folto dei cespugli. Tutti convergono verso il punto in cui sale Ivan.
È l'unico giorno che la Madonna è apparsa là, un po' più a destra. Ivanka e Mirjana arrivano per ultime, senza fiato.
Quel giorno, avrebbero avuto un leggero malessere.
— È là? — chiede Marinko,
colpito dalla loro convergenza inspiegabile.
— Sì — rispondono
essi.
Si inginocchiano davanti al punto di attrazione.
Prima folla
Più di mille persone li hanno preceduti.
Aspettavano lassù. Li hanno ben presto individuati, verso destra, e si ammassano attorno ad essi.
Le voci
che giravano sono state sufficienti a radunare tanta gente? No: è apparsa una luce, per tre volte. Sarebbe stata visibile da lontano, e benché il sole sia
ancora molto alto alle sei del pomeriggio di questo giorno di solstizio, questa luce ha moltiplicato il movimento di folla verso la collina.
Ma molti non hanno visto la luce, neanche Marinko, quel giorno. E quelli che l'hanno percepita non hanno visto l'apparizione.
Aspersione
Vicka aveva portato una bottiglia di acqua benedetta,
dietro consiglio della mamma: Zlata. Dal tempo delle persecuzioni, l'acqua benedetta si prepara in casa. Vicka ha precisato così il
rito domestico:
— Mamma conserva sempre il sale che viene benedetto
in parrocchia. Lo mette nell'acqua, e la famiglia recita insieme il Credo.
L'atto di fede familiare suggella il rito,
fondato sulla benedizione del sale da parte del sacerdote.
— Se non è una cosa buona, l'acqua benedetta
la caccerà —, ha detto la madre.
Marinko, sempre premuroso, ha portato
lui la bottiglia. Gliela restituisce ed ecco che essa asperge vigorosamente l'apparizione interpellandola come un tempo Bernadette,
il 18 febbraio 1858.
— Se tu sei la Madonna, resta con noi,
altrimenti lasciaci!
«Mi sono messa molto vicino
e non ho economizzato l'acqua», ricorda Vicka, sicura di non aver mancato l'obiettivo.
Esorcismo
La Gospa sorride.
Sembra felice di questo rito e non fa parola. I veggenti pregano, come ieri. Ma questa volta, hanno riflettuto insieme. La loro liturgia si è arricchita:
il rosario con la preghiera tradizionale del paese: sette Pater, Ave e Gloria. La Vergine li incoraggerà a ciò e li pregherà di aggiungere il Credo.
Dialogo: La conversione e la pace
— Perché sei venuta qui,
e cosa vuoi da noi? — chiede Ivanka, secondo un consiglio di Marinko... — perché noi non siamo migliori di altri —, avrebbe
aggiunto.
— È che qui ci sono dei buoni credenti. Ed è anche
perché voi vi convertiate, e facciate la pace di questo popolo.
E avrebbe
aggiunto:
— Io vengo a convertire e a riconciliare
il mondo intero.
— Chiedetele di dare un segno della sua
presenza — suggerisce uno degli astanti.
— Beati quelli che non hanno visto
e credono — risponde la Gospa.
La vedono sempre meglio. La fiducia è totale.
Mirjana chiede notizie di un nonno deceduto che ella amava tanto.
— Sta bene — fu
la risposta.
Ivanka continua il dialogo
del giorno prima:
— Mamma ti ha incaricata di una commissione
per me?
— Sì, di essere gentile con tua nonna, che è anziana...
Dice il proprio nome
Tutti hanno udito la domanda!
Ma solo i veggenti odono la risposta della Madonna.
— Qual è il tuo nome? — chiede
Mirjana.
— Io sono la Beata Vergine Maria.
Dove si va?
L'apparizione pare che durasse 30 minuti,
in una calca indescrivibile. Mirjana e Vicka ne avrebbero sofferto un po': i veggenti erano in ginocchio, ma la Gospa li ha invitati
ad alzarsi dopo dieci minuti:
— Tornerai? — hanno chiesto
i ragazzi.
— Sì, allo stesso posto di ieri — ha risposto.
Il messaggio di pace
È in quel giorno che essi hanno
udito per la prima volta delle parole, le parole chiave del messaggio, che si ripeteranno nelle apparizioni seguenti.
— Pace, pace, pace.
Riconciliatevi!
L'addio di oggi conferma:
— Andate nella
pace di Dio.
Stupefacente anticipazione: sono le parole sulle quali saranno centrati,
due anni dopo, nel 1983, l'Anno Santo e il Sinodo dei vescovi, decisi da Giovanni Paolo II.
Scendendo, racconta Vicka, Marija che cammina
sempre svelta, ci precedeva. Era sola, e, tutto d'un tratto, si trovò dalla parte sinistra della strada, come se qualcuno l'avesse spinta.
Si mette in ginocchio mentre dice:
— Ecco
la Gospa!
La Vergine stava accanto ad una grande croce scura.
Era triste
e parlava piangendo:
— Pace, pace, pace!
Soltanto pace!
Poi aggiunse:
— Fate la pace con Dio e tra voi.
È la parola chiave
del messaggio.
Marija ne è rimasta molto impressionata.
Gli altri l'hanno aiutata a riprendersi e sono scesi con lei al villaggio.
Sì, la pace viene dalla croce,
e passa spesso attraverso la croce.
Festa al villaggio
La folla scende ora dalla collina
come una valanga.
Il caldo è torrido. La gente ha sete. Non chiede altro
che un po' d'acqua. Ma gli abitanti portano tutte le bevande di cui dispongono in casa. È la festa e la condivisione.
Ma ha inizio una prova,
che per i veggenti non finirà.
— La folla ci assediava. Tutti volevano sapere quello
che era accaduto, fino a notte alta.
QUARTO GIORNO
Sabato 27 giugno
Ritorno del parroco
Quel mattino, sabato 27 giugno,
il parroco di Medjugorje, Fra Jozo Zovko, francescano, rientra dalla sua lontana predicazione a Klostar Ivanic, vicino a Zagabria. È parroco di Medjugorje
dalla fine di ottobre. Questa parrocchia gli piace solo a metà, perché è sonnolenta. La tradizione vi mantiene ancora un'apparenza di cristianità,
ma la recezione dei sacramenti si fa più rara. La preghiera in famiglia va sparendo. Anche tra i terziari, quando il nuovo parroco osa parlare di penitenza
o di digiuno, questo appare come «un linguaggio troppo duro», in uso durante altri tempi. Il suo zelo non ottiene
nulla.
Mobilita delle religiose:
Pregate perché questa parrocchia
prenda il via!
L'avvio lo prenderà alla gola: inquietante, dopo dieci giorni
di assenza.
Dal 17 al 24 giugno, egli ha predicato un ritiro
alle suore francescane di Klostar Ivanic. Durante questa assenza, ha cercato di telefonare al suo vicario, Fra Zrinko Cuvalo.
Ma invano. Un fulmine era caduto sull'ufficio postale di Citluk interrompendo i collegamenti telefonici. Torna quindi senza notizie
nella sua parrocchia: in aereo fino a Spalato, poi in autobus fino a Imotski, donde il superiore del convento francescano
lo porta nella sua ex parrocchia di Posusje. Là, il suo successore, Padre Victor Kosir, lo mette al corrente dell'incendio
dell'ufficio postale... ma non ancora delle apparizioni.
Una notizia poco credibile
Il sabato 27 al mattino, si ferma a Mostar,
una ventina di km a nord di Medjugorje.
All'entrata, una donna lo apostrofa da un taxi:
tutta fasciata di bianco: mani e piedi:
— Ehi! Fra Jozo, che fai qui? E che fa il tuo vicario?
La Gospa viene da noi e lui non vuole andare a vedere.
Riconosce la sua parrocchiana Draga Ivankovic,
moglie di Marinko. Ha avuto un incidente sul lavoro nella fabbrica di ventilatori di Soko: una pesante lamiera di quasi quattro quintali le è caduta addosso.
È stata curata alle ferite riportate (braccio destro e gamba destra). Ma non risponde sull'origine dell'incidente.
— Non pensavo
al male di piede o di mano, ma soltanto a Padre Zrinko — mi disse poi.
Suo marito era stato il primo a portare la notizia al vicario,
l'altro ieri.
È lei che oggi la comunica al parroco: Jozo rimane interdetto.
Ma Padre Victor Kosir, che lo accompagna, lo tira per la manica:
— Non impressionarti, si tratta senza dubbio dello choc provocato
dalle ferite.
Jozo va dunque tranquillamente a trovare la mamma e poi fa ritorno alla sua parrocchia.
L'evidenza
Ecco alla fine i due campanili bianchi di Medjugorje.
L'evidenza si impone. Dal ponticello in poi, macchine, pullman, sulla strada ordinariamente deserta. Hanno invaso i dintorni della chiesa attorno alla quale la folla fa ressa.
In canonica, una religiosa accoglie Jozo dicendo:
— Sono quattro giorni che appare la Gospa!
Prima inchiesta
Zrinko, il vicario, precisa. Egli ha interrogato e registrato
i veggenti in maniera rigorosa e stretta. Jozo ascolta i nastri insieme a Padre Victor Kosir:
— Non si tratterà di droga?
— suggerisce Zrinko. — Questa Mirjana studia a Sarajevo, dove è diffusa...
— Non sarà una mossa dei comunisti
che non mi possono vedere, per screditarmi? — si chiede Jozo.
Nel frattempo fanno venire i veggenti e ricominciano l'interrogatorio.
È così che Jozo fa la conoscenza di questi giovani parrocchiani. Non li aveva ancora identificati. L'ipotesi di Fra Zrinko fa convergere i sospetti su Mirjana.
A differenza dei giovani campagnoli, il suo look è singolare, ricercato. L'ipotesi pare buona.
Victor Kosir e il vicario Zrinko
decidono di andare sulla collina, quel pomeriggio, per vedere in diretta ciò che succede. Jozo non è d'accordo. Se si vedono due preti lassù, la parrocchia ne potrebbe
risultare compromessa. I due vanno lo stesso, ma in borghese, con macchina fotografica e magnetofono.
A Biakovici, la situazione è tesa.
Dalle 9.00 del mattino sono giunti discretamente nel villaggio degli inviati del municipio. Parlamentano nel cortile di Vicka, poi entrano in casa
di Ivanka:
— Queste apparizioni sulla collina sono un'infrazione grave: un culto illegale — dicono sostanzialmente —.
Contro la legge perdi il tuo tempo e ci rimetti: rischi di non poter continuare gli studi... di non poterti sposare.
Ivanka,
che ha già una prospettiva concreta per il matrimonio in quanto ha un pretendente serio, è sensibile a questo argomento.
Visite e convocazioni
si moltiplicano. Nei giorni seguenti, visitatori persuasivi fanno presente ai genitori il rischio che perdano il lavoro, la casa, e il passaporto per i padri che lavorano in Germania.
Prima inchiesta della polizia
Quello stesso pomeriggio, due macchine della polizia giungono a Biakovici,
radunano i sei veggenti che abitano a due passi gli uni dagli altri e li portano a Citluk, capoluogo del cantone, per un interrogatorio. Le domande sono tante e dure. Ma essi rispondono
con una fermezza incrollabile. Fu quel giorno, sembra, che un poliziotto punta il proprio revolver sul petto di Vicka per intimidirla. Ma invano. È il tempo delle misure austere
per l'economia jugoslava che è in difficoltà:
— Sai bene che la consegna è per le restrizioni.
Riponi il tuo gingillo —, dice Vicka.
Il tragico va a finire in ridere da una parte
e dall'altra.
Non ci si stupisca di questo test, né lo si attribuisca affrettatamente all'ateismo ufficiale,
che forse non è poi la cosa più diffusa di questo mondo, neanche tra la polizia. A Pontmain, nel 1871, il cristianissimo generale De Charette aveva fatto
un test analogo sulla piccola Jeanne-Marie Lebossé. Nello stile del tempo. Aveva sguainato la sua sciabola e l'aveva puntata sul suo petto
dicendo:
— Piccola, se menti, ti passo
da parte a parte!
Jeanne-Marie Lebossé aveva mostrato lo stesso coraggio di Vicka, meno l'umorismo.
Prima inchiesta medica
I veggenti vengono fatti salire su una piccola ambulanza
per esami medico-psichiatrici. La polizia aveva dapprima invitato una dottoressa, ma questa declinò l'invito. Poi accettò un collega: il Dr. Ante Vujevic.
Egli interroga Ivan per più di un'ora.
L'ora dell'apparizione si avvicina. La collina è a cinque km.
Ansia tra i veggenti che aspettano. Mancheranno all'appuntamento con la Gospa?
Vicka irrompe
nell'ambulanza:
— Avete finito?
Ma non è stata chiamata lei,
bensì Mirjana.
— Non tocca a te — protesta il dottore — comunque
puoi sederti.
Vicka non ha intenzione di sedersi e continua:
— Grazie a Dio
sono giovane e sto bene, posso rimanere in piedi. E poi, quando avrò bisogno di una visita medica, verrò da sola. Allora?
È tutto finito?
Il dottore, conciliante, accetta di visitarla per prima; un turno
di favore:
— Vieni, allunga
il braccio.
Obbedisce.
— Ecco le mie mani,
con dieci dita, se non ci credi contale da te!
Il suo robusto buon senso convince il dottore a non insistere.
Improvvisamente se ne fuggono, letteralmente, senza avvertire la polizia. Il dottor Vujevic non se l'è presa a male.
Li ha dichiarati sani di mente. A coloro che l'hanno interrogato ha risposto soltanto:
— Non ci sono motivi per considerarmi come ateo,
ma una convinzione privata rimane privata.
Gli capita — si dice — di venire a pregare discretamente a Medjugorje.
Verso la collina
Sono le 17.45. I veggenti chiamano
un taxi.
— Presto!
Sono solo cinque. Ivan è rientrato con qualcuno
della sua famiglia. In pochi minuti, eccoli a casa, ai piedi della collina. Hanno molta sete; bevono a casa passando.
L'apparizione
Adesso sanno dove andare: al luogo dell'apparizione
del giovedì 25. Ma gli adulti hanno deciso di separarli, per vedere se sapranno trovare l'apparizione a partire da luoghi
diversi.
— Ho dunque portato Jakov e Marija sulla strada, come la vigilia — mi ha detto Marinko.
— Le altre tre: Vicka, Ivanka e Mirjana, si erano recate sulla collina al luogo stabilito, con Mate Pavlovic. D'un tratto Marija vede l'apparizione
e si slancia come un cinghiale attraverso la collina, seguita da Jakov.
— Ma Marija non ha niente del cinghiale!
— obiettai.
Era tanto il suo slancio che non trovo altra
espressione.
La sua camicetta bianca e la sua gonna rossa sventolano attraverso
rovi e pietre.
I due francescani, in borghese, Victor e Zrinko, si sforzano di seguirla.
Ma lei li semina: non hanno fatto che metà della strada quando i due veggenti raggiungono il luogo dell'apparizione di giovedì, nei pressi della
Cresta militare.
Intanto arrivava Mate Pavlovic che aveva accompagnato le altre tre veggenti
al luogo della prima apparizione. Si apre un varco tra la folla e trova Marija in ginocchio, una ventina di metri più avanti del giovedì 25. La interroga,
perché sembra non vedere più.
— Non so, Mate. La Vergine mi ha condotta qui
ed è sparita.
Mate raggiunge le altre tre e le porta a Marija. Cominciano a pregare
e a cantare dei cantici, con la speranza che la Gospa ritorni! Forse essa per ritornare aspetta la preghiera. Si inginocchiano, pregano
e cantano.
— Eccola!
Tutto intorno la folla fa ressa.
Tutti vogliono essere il più vicino possibile ai veggenti. Marinko ed altri intervengono, non senza fatica.
— Attenzione — dicono
i ragazzi.
Qualcuno ha camminato sul velo della Gospa, il quale scendeva fino a terra,
al di sotto della piccola nube che sta sospesa a circa trenta cm dal suolo...
— È scomparsa — aggiungono.
Pregano di nuovo, con rinnovato fervore. Ed eccola.
Il che non impedisce che di nuovo cominci il pigia pigia. Un ragazzo — pare loro — ha di nuovo calpestato il velo. E di nuovo scompare.
Marinko e Mate dispongono un cordone di sicurezza. E la Gospa ritorna!
Due sacerdoti francescani in borghese, venuti per la prima volta,
suggeriscono a Jakov una domanda:
— Che cosa ti aspetti dai nostri
francescani?
— Che perseverino nella fede, e proteggano la fede
degli altri.
— Lasciaci un segno — domandano di nuovo Mirjana
e Jakov — così non ci diranno che siamo bugiardi e drogati.
Mirjana non ha digerito le domande sospettose
del vicario sulla droga che essa avrebbe portato da Sarajevo:
— Angeli miei, non abbiate paura dell'ingiustizia.
È sempre esistita.
Durante queste prime apparizioni, le persone
che stavano attorno non udivano la risposta della Madonna, ma solo la voce dei veggenti che riferivano la risposta.
E Ivan?
L'apparizione è stata lunga. Forse mezz'ora.
Quel giorno erano solo cinque.
— Dov'è Ivan? — chiede loro la Gospa,
sollecita della solidarietà del gruppo.
Egli era rientrato dopo di loro, con un cugino,
e voleva raggiungerli, ma i suoi genitori lo avevano dissuaso.
— Non andare a Podbrdo.
Ad ogni modo è troppo tardi.
Egli uscì lo stesso dalla casa, salì sulla collina, e,
da solo in disparte, ebbe anche lui l'apparizione.
— Mi ha salutato — raccontò poi.
— Mi ha detto di stare in pace e di farmi coraggio. E che bel sorriso quando mi ha lasciato...!
A coloro che lo interrogano
sulla sua assenza, Ivan risponde adducendo dei disturbi allo stomaco, ma giurando a se stesso che non tarderà mai più ad avviarsi quando l'ora dell'apparizione si avvicina.
La madre capisce la sua preoccupazione:
— Non gli impedirò mai più di andarci.
QUINTO GIORNO
Domenica 28 giugno
Il 28 giugno, alle 8.30 Fra Jozo Zovko,
parroco, celebra la messa parrocchiale della domenica, che motivava il suo ritorno. Egli fa il punto su quello che è oggetto di tutte
le conversazioni.
Parla delle apparizioni in generale: non sono essenziali
alla vita della Chiesa e implicano un rischio di illusione. La fede e i sacramenti: questo è l'essenziale. Per il resto, il Cristo ci
ha già prevenuti: «Sorgeranno dei falsi profeti» (Mt 24,11). La polizia ha registrato la sua omelia e l'ha riconosciuta irreprensibile,
come seppe più tardi.
Dopo la messa, egli convoca alcuni parrocchiani di fiducia,
in canonica:
— La Chiesa è severa in queste faccende.
Bisogna evitare qualsiasi precipitazione. Non sosteniamo alla cieca questi giovani —, disse fissando più direttamente
Marinko.
Il parroco non conosceva ancora le famiglie dei veggenti.
Nessuno di essi faceva parte di quei gruppi di preghiera che egli aveva cominciato a fondare per risvegliare la parrocchia:
gruppi di preghiera tradizionali, senza nessun rapporto con il Rinnovamento carismatico.
Quella stessa domenica, a Citluk,
il responsabile della S.U.P., Gojko Ivankovic, convoca una riunione: Chi sono questi giovani, si chiede. Ieri se ne sono scappati.
Perché? Non aveva colto la loro preoccupazione di non mancare all'apparizione.
Marinko, convocato a questa riunione,
suggerisce che si faccia un esame medico, ma con i genitori, perché essi hanno il diritto di essere presenti, e ci tengono.
Conclude ponendo la questione:
— E se vengono riconosciuti sani di corpo e di mente,
potranno continuare le loro visite sulla collina?
— Per diciotto giorni?
— chiede Blago Sivric.
Da quel momento comincia a diffondersi l'ipotesi,
venuta da non si sa dove, che ci sarebbero state solo diciotto apparizioni come a Lourdes.
— Ma la Gospa non ha detto
nulla sul numero dei giorni — obietta Marinko.
Consultazioni dei giovani
Alla messa del mattino, Jozo Zovko ha convocato i giovani.
Al pomeriggio ne vengono una trentina. Prega con loro perché Dio mostri a tutti la strada. Poi li interroga su questi veggenti che egli
non conosce.
— Che ne pensate? Mentono?
— Chiedetelo ad Ana,
la sorella di Vicka. È qui — dice una delle ragazze.
Ana è lì, ma ferita fino alle lacrime
da quel sospetto.
— Sono certa che mia sorella
non mente — risponde.
Dopodiché, Fra Jozo interroga di nuovo i veggenti,
uno alla volta, con il magnetofono. Prima Mirjana, sulla quale convergono le ipotesi sospette. La sua famiglia vive ordinariamente
a Sarajevo e viene qui solo per le vacanze, dalla nonna: così viene a sapere il parroco. Le ipotesi si accavallano nella sua mente:
sarà droga? una mossa della polizia? o invece il demonio? si chiede.
L'apparizione
Il sole brilla sulla collina, quella domenica 28.
Esso illumina una folla variopinta di 10/15 mila persone: record d'affluenza. Sono venuti da tutto il cantone
e oltre.
Padre Victor Kosir è lì pure oggi, in borghese.
Al suo passaggio a Biakovici, poco prima delle sei ha trovato i veggenti riuniti nel cortile di uno di loro:
— Per dove
passate oggi?
Si ricorda della sua scalata difficile della vigilia, dietro il profilo rosso
e bianco di Marija.
— Andremo insieme.
— Ma come fate
a sapere dove dovete andare?
— La Gospa ce l'ha detto: allo stesso posto
di ieri.
Fra Victor li accompagna; si aprono un varco tra la folla
a gran fatica. Per fortuna, alcuni uomini di buona volontà hanno tenuto libero uno spazio mediante una barriera perché i veggenti potessero arrivare al centro.
Fra Victor viene lasciato passare: si va a sedere, di lato, su una pietra per osservare. Zrinko Cuvalo è nella folla, anche lui, con la macchina fotografica.
Osserva il piccolo Jakov con gli occhi fissi per terra, davanti a lui, mentre i veggenti cominciano a pregare
e a cantare...
— Eccola!
Quel giorno, c'è in funzione un magnetofono.
Il cronista Grgo Kozina, un uomo del villaggio, commenta:
— Tira vento,
i rovi si muovono...
Poi tende il microfono verso i veggenti che conversano
con la Gospa:
— Che cosa vuoi?
— chiedono.
Si sentono le loro domande, ma non le risposte;
essi però le traducono:
— Che il popolo creda
e perseveri nella fede.
— Madonna, che ti aspetti dai sacerdoti?
— chiede Vicka.
La risposta deve farsi attendere, perché ripete
tre volte la domanda. Poi trasmette:
— Che stiano saldi nella fede
e che vi aiutino.
— Perché non appari
a tutti... alla chiesa?
— Beati quelli che credono
senza aver veduto.
— Tornerai? — chiedono
come i giorni precedenti.
— Sì, allo stesso
posto.
— Preferisci la preghiera o i canti?
— Tutti
e due.
— Vergine Santa che vuoi da tutti questi che sono radunati qui?
— chiede Vicka.
Questa volta,
non risponde.
— Guarda la folla e sorride con amore — dicono
i veggenti.
— È partita, adesso preghiamo — aggiunge
poi Vicka. — Non ha detto «Addio angeli miei». È segno che tornerà.
«Essa fa il segno della croce
e recita Padre Nostro, Ave, Gloria. Tutti recitano con lei. Ora ricomincia», commenta il cronista.
— Eccola — gridano
allora i veggenti.
Intonano un canto a Maria. «Sei tutta
bella».
— Ci chiama «angeli miei» — dicono alla fine
del canto.
Vicka ricomincia con le sue domande:
— Madonna,
che ti aspetti da questo popolo?
Ripete la domanda tre volte, poi trasmette questa
risposta:
— Coloro che non la vedono, credano come coloro che la
vedono.
— Cara Gospa — insiste Vicka — ci lascerai un segno
perché la gente veda che non siamo né bugiardi né dei commedianti?
Come risposta, soltanto
un sorriso.
— Ode! È partita — dice uno dei veggenti. — La sua
luce è svanita.
— Ha detto: «Andate nella pace di Dio» — dice
un altro.
Intonano il cantico di Lourdes.
Sred te se pecine,
Marija javi (Nella grotta Maria appare).
Poi:
Kriste!
u tvoje ime (Cristo, nel tuo nome).
Marinko si avvicina. Tiene in mano una grossa pietra,
sulla quale ha tracciato una croce bianca:
— Ragazzi, ditemi, dove si trovava esattamente la Gospa,
così ci metto questa pietra?
Tutti indicano il punto, di comune accordo, vicino ad una pianta
rachitica.
Marinko vi depone il suo contrassegno. Primo punto di riferimento
e memoriale del pellegrinaggio, in attesa della croce di legno che oggi possiamo vedere.
— Tornerà
domani? — chiede il cronista.
— Sì, tornerà.
Domande su domande
Zrinko Cuvalo, il vicario,
li sottopone ad un fuoco nutrito di domande che egli registra. Si rivolge soprattutto al piccolo Jakov, la cui ingenuità sarà più vulnerabile. Zrinko ha osservato il suo sguardo,
fisso di fronte a sé, verso terra, prima dell'apparizione. Ora gli chiede:
— Da dove è venuta la Santa Vergine?
Da destra o da sinistra?
— Non lo so. L'ho vista solo
davanti a me.
— Ivanka o Vicka,
ti hanno suggerito qualche cosa?
— Assolutamente
no.
— Di che cosa stavate parlando
tra di voi?
— Delle domande che avremmo fatto
alla Vergine — risponde Ivanka.
— Hai visto? — chiede a ciascuno.
— Perché non hai detto «Eccola»?
Ripete più volte le stesse domande,
in mezzo al frastuono.
Le risposte sono coerenti. Quel giorno comincia
a nascere in lui la convinzione.
Fra Victor si mette pure lui a fare domande.
I veggenti hanno chiesto che la folla si inginocchiasse.
— In che termine lo ha
chiesto? — domanda.
— Lo ha mostrato! con un gesto!
Sulla via del ritorno, viene a conoscenza
del seguente particolare: ad un certo momento la Vergine è diventata triste: qualcuno nella folla aveva bestemmiato.
Arrivata
al villaggio, ai piedi della collina, la folla è assetata sotto la canicola. Gli abitanti avrebbero potuto vendere centinaia di litri di bevande, di qualsiasi tipo.
Ma nessuno pensa ai soldi. Ciascuno porta fuori quello che ha ed offre gratuitamente come ieri. È di nuovo festa al villaggio: festa quotidianamente rinnovata delle apparizioni.
E questa domenica, una festa ancor più grande per una folla più numerosa.
Il primo rosario
Tuttavia, preoccupato di canalizzare
questo movimento di folla incontrollata verso l'essenziale, Fra Jozo ha convocato ad un rosario, all'ora delle apparizioni. Molti lo hanno ascoltato e la chiesa è quasi piena.
Fa precedere ogni decina da una lunga meditazione.
Poi si raccoglie. Prega e riflette davanti al Signore,
sulle tante ipotesi che vanno esaminate con attenzione. Quella del complotto vacilla. Quella della menzogna si sgretola. Quella della droga, sulla quale ha scritto
un articolo per la rivista Nasa Ognjista (I Nostri Focolari) lo preoccupa. La docilità dei parrocchiani e la qualità della preghiera lo impressionano.
SESTO GIORNO
Lunedì 29 giugno
Il lunedì 29 giugno, festa dei santi apostoli Pietro e Paolo,
i veggenti hanno dormito fino a tardi e si preparano per la messa di quel giorno festivo. Da Citluk arrivano due vetture: un'ambulanza e una macchina.
È la polizia.
— Salite! — dicono
i poliziotti.
I sei veggenti entrano nell'ambulanza. Alcuni genitori si stringono nella macchina.
Per Vicka c'è la madre, perché il papà lavora in Germania, come molti padri di famiglia.
— Dove
andiamo?
— All'ospedale di Mostar.
Prima fermata
al Centro medico di Citluk, il cui direttore li accompagnerà, «correttamente», osserva Vicka. Ed ecco Mostar.
— Uscite
— dicono i poliziotti.
È l'ospedale Dottor Safet Mujic, servizio
di neuropsichiatria. Lì devono attendere una mezz'ora, tra due spettacoli poco incoraggianti.
Dalla parte del cortile,
gli ammalati girano gridando e facendo smorfie.
Dalla parte del corridoio, si apre la porta della sala mortuaria:
odore e visione di un'asprezza corrosiva.
È in uno di questi luoghi che dovranno andare?
Vicka non è tipo da vacillare. Baldanzosamente esclama:
— Perché dovrei aver paura?
Tutti muoiono.
L'incontro con la Madonna le fa desiderare
l'al di là.
Infine eccoli con il dottore. È una donna: la dottoressa Mulija Dzudza.
La quale esamina i veggenti in gruppo e tenta di dissuaderli:
— È una vostra immaginazione. Siete drogati.
Voi ingannate la gente! I vostri vestiti alla moda non sono quelli delle figlie di Maria!
Le ragazze si erano vestite a festa
per andare alla messa di quel giorno solenne.
La dottoressa non fa una vera e propria visita.
Li interroga uno alla volta, ma senza separarli, come il dottor Vujevic a Citluk. La cosa va per le lunghe e si fa complicata.
Potrebbe durare a non finire. Ma Vicka taglia corto con autorità:
— Abbiamo fretta.
Possiamo andarcene al più presto?
Verso le 2 del pomeriggio esami e test sono
terminati.
— I pazzi sono quelli che vi hanno portato qui.
Voi siete assolutamente normali — conclude la dottoressa.
Prima inchiesta di Tomislav Vlasic
Al ritorno vengono assediati.
La folla enorme, che ha invaso la collina, va da loro.
Tra essi, ecco Fra Tomislav Vlasic, parroco di Capljina,
importante parrocchia vicina. I suoi parrocchiani lo interrogano su queste apparizioni. Che cosa rispondere? Le chiacchiere sono incontrollabili.
Vuole vedere a Biakovici. Egli mi ha detto:
Per primo ho incontrato Jakov, e le sue risposte
manifestavano un'esperienza seria, ma senza che potessi concluderne niente sulla natura del fenomeno. Poi ho incontrato Mirjana, un po' agitata, dopo l'interrogatorio
di Mostar:
— Ci hanno chiusi nella camera mortuaria, poi tra i pazzi.
Ci hanno detto di non tornarci più.
— Andrai ancora sulla collina? — le
ho chiesto.
— Probabilmente no, perché se mi riportano alla camera mortuaria rischio
l'esaurimento nervoso.
Dopo aver percorso il sentiero ripido, Tomislav giunge lassù e trova
anche lei.
— Allora ti sei decisa?
— Venuto il momento,
nessuno mi avrebbe potuto fermare — risponde Mirjana.
Tomislav osserva la folla avida. Accorrono come pecore senza pastore.
Come guidare questa sete di preghiera? si chiede.
Quel giorno Grgo Kozina è ancora là, con il suo registratore.
Apparizione
I veggenti cominciano a pregare. Quasi subito la Vergine
si fa presente. Essi continuano a pregare, a cantare in suo onore. Poi le rivolgono le domande che hanno
preparato:
— Cara Gospa, sei contenta di vedere tanta gente
oggi?
— Più che contenta! Sorride — trasmette
Vicka.
Quello che la affascina è lo sguardo amoroso della Gospa su quel popolo,
preciserà più tardi la ragazza.
— Fino a quando rimarrai
con noi?
— Finché lo vorrete,
angeli miei.
Questa risposta affabile li riempie
di felicità.
— Che cosa ti aspetti da queste persone,
venute nonostante i rovi e il caldo?
— Non c'è che un Dio, una fede.
Che il popolo creda fermamente e non abbia paura di nulla.
— Saremo capaci
di sopportare le persecuzioni che ci vengono a causa tua?
I due interventi della polizia
li hanno scossi più di quanto non abbiano dato a vedere.
— Sarete capaci, angeli miei,
non abbiate paura. Voi sopporterete tutto... Dovete credere e avere fiducia in me.
Questo sesto giorno, è presente una dottoressa,
Darinka Glamuzina. Pare sia stata inviata da Citluk, per osservare quanto accade sulla collina. Chiede di fare
un test:
— Posso toccare la Madonna?
I veggenti
chiedono all'apparizione e trasmettono la risposta in questi termini:
— Ci sono sempre dei Tommasi increduli,
comunque può avvicinarsi.
La trasmissione difettosa di questa parola
ha trasformato Tommaso in Giuda, il traditore. I due nomi fanno rima ma non si tratta di tradimento, bensì dello scetticismo
dell'apostolo che vuole mettere il dito nelle piaghe del Cristo: verificare, anche lui, prima di credere. La Madonna ripete quello che
il Cristo risorto dice a Tommaso.
— Beati quelli che non hanno visto
e hanno creduto (Gv 20,29).
La dottoressa Glamuzina è vicina alla spalla destra
della Madonna. Gli indicano il punto. Ella tocca: ha un movimento all'indietro, attesta Vicka. Passando da Ivanka, questa donna
le dirà:
— In quel momento ho sentito un brivido
per tutto il braccio.
Non ha detto nient'altro e da allora non s'è più vista.
I veggenti constatano:
— Lei la tocca... e la Gospa è partita.
Continuano a pregare e a
cantare:
Sred te se pecine, Marija javi
Nella grotta Maria appare.
E
improvvisamente:
La luce! La luce! Eccola! Eccola!
Prima guarigione?
Per la prima volta,
qualcuno ha portato un ammalato. È un bambino di tre anni, Daniele Setka. È colpito da setticemia dal quarto giorno dalla nascita. È rimasto rigido
fino al ventesimo giorno. Poi, questa rigidità si è attenuata, ma un lato del corpo non si sviluppava normalmente. Non poteva camminare
senza essere aiutato e cadeva spesso.
Il piccolo Daniele è là, con la testa appoggiata
sulla spalla del papà che lo tiene in braccio.
— Chiedete alla Madonna, — supplica
il padre.
Il registratore fa udire il seguito:
— Cara Gospa,
il piccolo Daniele potrà un giorno parlare? Guariscilo affinché ci credano tutti. Questa gente ti ama molto, cara Gospa, fa' un miracolo... Ella guarda... Cara Gospa di'
qualche cosa.
— Sta ancora guardando il bambino? — chiede Grgo,
quello che registrava.
— Sì, sta guardando il bambino
muto.
— Cara Gospa, di' qualcosa. Te ne supplichiamo, dì' qualche cosa,
cara Gospa.
A questo punto i veggenti trasmettono
la risposta:
— Che credano fermamente nella sua guarigione.
Andate nella pace di Dio.
— Ode (è partita), continuano i ragazzi.
Guardate la sua luce.
Continuano a cantare con
la folla:
Kriste! u tvoje ime
Cristo,
nel tuo nome.
Ma vengono subissati di domande.
Tomislav,
che non li ha interrogati durante la calca, ritrova i cinque veggenti a casa di Marinko. Pone loro delle domande per un po' meno di mezz'ora. Appaiono sani, normali,
estranei a qualsiasi droga, constata Tomislav, senza però avere il tempo di approfondire. Non avrà con loro nessun'altra conversazione fino al 18 agosto,
data in cui l'incarcerazione di Jozo Zovko gli farà ereditare il pesante compito di guidare questa immensa corrente di preghiera.
Puntualizzazione del parroco
Quel lunedì 29, conciliabolo in canonica.
Le discussioni sulle apparizioni si fanno intense. Tra l'ironia ufficiale e l'entusiasmo delle folle credenti dove sono i sacerdoti?
Sensibile alla sfida, il parroco elabora con il suo vicario questa risposta, in cui si impegna da solo:
Nella parrocchia, come in tutta
l'Erzegovina dell'Ovest, le dichiarazioni di sei giovani, sulle apparizioni della «Signora» sulla collina di Biakovici, ci preoccupano. Prima di emettere un giudizio
su questa vicenda, io l'ho osservata attentamente, ho ascoltato i ragazzi e i testimoni. Dopo aver pregato il Signore e la Madonna, io dichiaro quanto segue:
Dopo una professione di fede cristiana,
che in un paese ufficialmente ateo non era affatto un lusso, il parroco conclude:
Per quanto riguarda il nostro caso parrocchiale,
ecco quanto io dichiaro, con pace della mia coscienza (...).
1. Prima di tutto ho pregato sinceramente Dio
e la Santa Vergine, in particolare durante la riunione sulla montagna.
2. Tutti i giorni ho parlato ai ragazzi.
Alcune conversazioni sono state registrate con il magnetofono. Dopo aver studiato la cosa, affermo che non si tratta di un messaggio pubblico.
L'apparizione non si rivolge al popolo bensì ai veggenti. Finora nessuna dichiarazione presenta un carattere pubblico. Che sarà domani? Non lo so.
Finora la Gospa non ha detto nulla.
Noi rispettiamo questi giovani, le loro convinzioni, le loro esperienze,
la loro libertà, come rispettiamo quella di Dio.
Quello stesso giorno, Fra Victor Kosir torna a Medjugorje,
ma senza recarsi sulla collina, ora tenuta d'occhio dalla polizia. Con altri fratelli egli osserva come il popolo si raduna.
SETTIMO GIORNO
Martedì 30 giugno
Il martedì 30 giugno, i veggenti vengono
di nuovo convocati in canonica.
Interrogatori su interrogatori
Jozo Zovko, il parroco, li interroga, uno dopo l'altro,
davanti al suo instancabile registratore, con instancabili domande. Le mamme di Vicka e di Jakov sono anch'esse presenti. Attesa, interrogatori, confronti, sono diventati
il pane quotidiano. È una cosa spossante, che non finisce mai.
Perplessità
Due francescani della regione: Tomislav Pervan
e Ivan Dugandzic, responsabile dello studentato di Humac, bussano alla porta della canonica. Vogliono informarsi da fonte sicura su ciò di cui tutti parlano.
Non sospettano nemmeno che tra poco diverranno i responsabili di questa parrocchia. La loro impressione principale è la stanchezza dei ragazzi,
letteralmente spossati.
— Per vederci più chiaro, non potrebbero essere esorcizzati? — suggerisce
Fra Tomislav Pervan.
— Attenzione a non distruggerli — obietta Jozo che può misurare
la loro stanchezza.
Io sono stato il primo a parlare dal pulpito delle apparizioni di Medjugorje,
mi ha detto Tomislav Pervan. Era la messa delle 8.00, la domenica 28 giugno nella parrocchia di Ljubuski. Ma durante l'interrogatorio del 30, le mie domande
erano esigenti:
— Siete più duro dei poliziotti — mi è stato
detto.
Ero duro per un'esigenza di rigore critico. Non mi sarebbe piaciuto che più tardi si fosse potuto
ridere della nostra fede. Ivan m'era parso imbarazzato, incapace di rispondere alle domande; Vicka testarda; la madre di Jakov ostinata a ripetere
che il suo Jakov vedeva la Santa Vergine; e la madre di Vicka sembrava pronta a negare tutto per tirar fuori la figlia da una situazione pericolosa.
Lasciando Medjugorje, Ivan e io non sapevamo che pensare.
Polizia, dottori, sacerdoti, tutti con le loro domande,
tutti così critici: è troppo per i veggenti! Jozo misura la loro stanchezza. Li lascia andare verso mezzogiorno e va a fare il catechismo nella chiesa.
Convocazione
Verso mezzogiorno, un impiegato postale
di Citluk viene a portare due buste, una per il parroco, una per il vicario. Essi sono convocati immediatamente. Finiscono il loro catechismo,
e sono a Citluk verso l'una, nei locali della Federazione socialista ove sono attesi. Lì trovano Fra Umberto Loncar, parroco di Gradnici, venuto nella veste
di rappresentante dei sacerdoti del comune di Citluk (di fronte alla Federazione socialista del luogo).
Miljenko Bevanda,
presidente della Federazione, apre la seduta:
— La situazione è difficile, la crisi è grave — ha detto
sostanzialmente. — A Kozovo ci sarebbero dei disordini. A Medjugorje, è l'assembramento di un popolo che si ribella. È pericoloso.
Che succederà se qualcuno metterà dell'esplosivo lassù, sulla collina? Da Sarajevo come da Belgrado, ci pongono delle domande.
Noi siamo tenuti a rispondere. Vi abbiamo convocato qui per evitare che tutto questo diventi un problema politico.
Poi
parlano: — Jure Jarkic, presidente della Commissione comunale per le relazioni
con le comunità religiose.
— Zora Miletic, presidente del comitato
comunale s.e.
Essi condannano questo assembramento popolare illegale sulla collina.
Sul parroco ricade l'accusa di averlo provocato. Fra Umberto Loncar prende la parola per difenderlo.
— Non solo
non ha incitato a ciò, ma a tutto ciò egli è contrario.
— I medici esaminano i ragazzi, per constatare
se hanno o non hanno preso una droga, come dice qualcuno —, suggerisce Zrinko, il vicario. — Questo assembramento è un problema anche per noi sacerdoti.
Ad ogni modo non ha nulla che possa far pensare ad una ribellione.
— Bisogna tener lontani dalla montagna
il popolo e i veggenti — conclude in sostanza il presidente.
Zrinko
reagisce:
— Non possiamo chiudere la riunione senza aver sentito
Fra Jozo.
Ma Jozo, che non ha ancora aperto la bocca, si rifiuta
di parlare.
— Le insinuazioni che sono state fatte impediscono qualsiasi
dialogo — dichiara. — Non si risolve il problema maltrattando la gente e i ragazzi.
— Stai
a sentire — dice il presidente Miljenko Bevanda —, se la gente si raduna in chiesa non avremo nulla in contrario, che lo facciano di giorno o di notte.
Ma la collina non è un luogo di preghiera. La legge prevede dove si può pregare. Altrove non lo si deve fare. E ad ogni modo, non sulla collina.
Cercano di tenerli lontani dall'apparizione
Verso le 2.00 del pomeriggio
una gentile signora, giovane, domiciliata a Biakovici, Mirjana Ivankovic, che conosce bene i veggenti, viene ad invitarli ad una bella gita in macchina attraverso
l'Erzegovina. Visiteranno Zitomislici, Pocitelj, le cascate di Kravica: il piccolo Niagara dell'Erzegovina... Accettano con un senso di sollievo, eccetto Ivan,
timido e più dipendente dalla sua famiglia. Spossati dalle emozioni e dai continui fuochi di fila di domande, i veggenti sentono un grande bisogno di cambiar aria,
di stare un po' fuori e di liberarsi da questa insostenibile tensione. La prospettiva di questa passeggiata è una buona
notizia.
Mirjana, la loro vicina, assistente sociale, è stata contattata da Ljubica Vasilj,
del Consiglio esecutivo di Sarajevo; poiché suo padre è nativo di Medjugorje, si è pensato di incaricarla di fare un'inchiesta su questa vicenda,
il cui rumore crescente suscita delle preoccupazioni nelle autorità della Bosnia-Erzegovina. Il piano è di allontanare i veggenti dalla collina, sì che venga meno l'affluenza.
La macchina di Ljubica è lì, pronta a partire. I ragazzi salgono tutti contenti, come quando si parte per le vacanze, dopo un trimestre
faticoso.
Le due donne hanno parlato chiaro con Vicka, la più grande
dei sei (presto avrà 17 anni).
— È fatica sprecata andare sulla collina.
La polizia vi arresterà. Se vi trovate in un altro posto pensate che vi appaia?
Vicka ha parlato di Cerno
che sta di fronte alla collina delle apparizioni. Mirjana Dragicevic (la veggente) era al corrente di questo progetto, come risulta dal nastro registrato
quella sera in canonica. Gli altri tre pare ignorassero tutto, come anche il prudente Ivan rimasto al villaggio.
La gita
inizia con Citluk: Mirjana e Ljubica avvisano il municipio di avere con sé cinque dei veggenti.
Con le due donne,
sono in sette nella macchina a cinque posti, cosa che la polizia proibisce e abitualmente reprime. Ma questa volta non dice nulla. «Queste due donne
in servizio hanno tutti i diritti», osserva uno dei veggenti.
Nella mente di Mirjana, l'assistente sociale,
si tratta solo di un test: Che cosa accade se all'ora abituale non si trovano sulla famosa collina delle apparizioni? Per Ljubica la tattica va oltre.
Si tratta di un'operazione per dissuadere e beffeggiare quella folla che non vuol sentire ragioni.
Da Citluk,
la macchina raggiunge Zitomislici, Pocitelj, Capljina. È una gita allegra. Le due donne offrono dolci, succhi di frutta. Poi si va alle cascate di Kravica.
Ma si avvicina l'ora delle apparizioni. I giovani veggenti cercano di accelerare la corsa. Non c'è più tempo di fermarsi a Ljubuski.
Ma le due amabili signore fanno orecchie da mercante. Sulla strada del ritorno, tra Ljubuski e Medjugorje, Jakov, che non è al corrente della manovra,
si fa imperioso:
— Se non vi fermate, mi butto
dalla macchina!
Deciso il ragazzino!
L'apparizione
Si fermano un po' prima
della locanda Kusina, proprio di fronte ad una pista (detta Bandurica), che scende nel piano, in direzione delle colline azzurre di Medjugorje,
visibili all'orizzonte. Non vedendo la Gospa, i veggenti si slanciano sul sentiero, fino al punto in cui la pianura scende verso la vallata.
Il loro punto cui mirano è la lontana collina di Crnica dove una folla immensa li attende. A distanza, essi credono di percepire l'ansia di quella gente.
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