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Primo
Mistero Gaudioso. L'Annunciazione dell'Angelo a Maria Vergine.
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Primo punto luminoso, questo, a congiungere
cielo e terra: primo di quelli che sono i più grandi avvenimenti, nei secoli.
Il Figlio di Dio, Verbo del Padre,
"per cui tutto
è stato fatto di tutto ciò che esiste" (Gv 1,3) nell'ordine della creazione, assume in questo mistero
l'umana natura, egli stesso diventa uomo, pur di potere, dell'uomo e dell'umanità intera, essere il
redentore, il salvatore.
Maria Immacolata, fiore della creazione, il più
bello, il più fragrante, col suo "Ecco l'ancella del
Signore" (Lc 1,38) dato in risposta alla voce
dell'Angelo, accetta l'onore della divina maternità, la
quale nell'istante stesso si compie in lei. E noi, nati un
giorno col nostro padre Adamo, già figli adottivi di
Dio, quindi decaduti, torniamo oggi altrettanti fratelli, figli adottivi del Padre, restituiti all'adozione
con la redenzione che s'inizia. Noi saremo, ai piedi
della croce, figli di Maria con quel Gesù che oggi da
lei vien concepito. Sarà, da oggi, mater Dei, e poi mater nostra. Oh sublimità, oh tenerezza del primo
mistero!
A rifletterci, il nostro dovere principale, continuo,
sta nel ringraziare il Signore, che si è degnato di venire a salvarci, perciò si è fatto uomo, uomo nostro
fratello: con noi si è associato alla condizione di figlio di donna, di questa donna facendoci, ai piedi
della croce, figli di adozione. Figli adottivi del Padre
celeste, ci ha voluti figli della stessa madre sua.
Intenzione di preghiera, nella contemplazione di
questo che è il primo quadro offerto alla nostra contemplazione, oltre la perennità abituale del
ringraziamento, sia uno sforzo, ma sincero, ma reale, di
umiltà, di purezza, di carità viva, altrettante virtù
delle quali la Vergine benedetta porge a noi così prezioso esempio.
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Secondo
Mistero Gaudioso. La Visita di Maria Vergine a Santa Elisabetta. |
Che soavità, che grazia, in codesta visita di tre
mesi, fatta da Maria alla diletta cugina! L'una e l'altra,
depositarie di una maternità imminente: per la Vergine madre, la maternità più sacra che sia possibile
anche soltanto immaginare sulla terra. Una dolcezza d'armonia si alterna nei due canti che si
intrecciano: "Benedetta tu tra le donne" (Lc 1,42), da una
parte; dall'altra: "Il Signore ha guardato l'umiltà
della sua ancella; d'ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata" (Lc 1,48).
Quanto qui accade, ad Ain-Karim, sul colle di
Ebron, illumina di una luce, umanissima e celeste
insieme, quali sono i rapporti che legano le buone
famiglie cristiane, educate alla scuola antica del santo Rosario: Rosario recitato ogni sera in casa, nel
cerchio degli intimi; Rosario recitato, non in una o
cento o mille famiglie ma da tutte, da tutti, in tutti
i luoghi della terra, ovunque "soffre, combatte e prega" (A. Manzoni, La
Pentecoste, v. 6) qualcuno di noi,
chiamato da un'alta ispirazione, o il sacerdozio, o
la carità missionaria, o un sogno che avveriamo di
apostolato; oppure chiamati da uno di quei tanti motivi, tanto legittimi che sono persin doverosi, del lavoro,
del commercio, del servizio militare, dello studio, dell'insegnamento, di altra qualsiasi
occupazione.
Bel ricongiungersi, durante le dieci Avemarie del
mistero, tra tante e tante anime, unite per ragione
di sangue, per vincolo domestico, per un rapporto
che santifica, e perciò rinsalda, il sentimento d'amore che stringe le persone più care: tra genitori e
figli, tra fratelli e congiunti, tra conterranei, tra appartenenti a uno stesso popolo. Tutto ciò, allo
scopo e in atto di sorreggere, accrescere, illuminare la
presenza di quella universale carità, l'esercizio della quale è la gioia più profonda e il più alto onore
nella vita.
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Terzo
Mistero Gaudioso. La Nascita di Gesù. |
Nell'ora che le leggi dell'assunta natura umana
segnavano, il Verbo di Dio, fattosi uomo, esce dal tabernacolo santo che è il seno immacolato di Maria.
Prima sua apparizione nel mondo, in una mangiatoia: ivi le bestie digrumano il fieno e tutto intorno
è silenzio, povertà, semplicità, innocenza. Voci di angeli trascorrono per il cielo, ad annunziare la pace:
quella pace, della quale è apportatore all'universo
il bambino nato allora allora. Primi adoratori, Maria, la madre, e Giuseppe, il padre putativo; dopo di
loro, umili pastori che, invitati da voci angeliche, son
discesi dalla collina. Giungerà più tardi una carovana di gente illustre, preceduta lontano lontano da
una stella, e offrirà doni preziosi, pieni di reconditi
significati. Tutto, nella notte di Betlemme, parla un
linguaggio di universalità.
Nel mistero, non un ginocchio che non si pieghi
adorando innanzi alla cuna. Non uno che non vegga
gli occhi del divino Infante, che guardano lontano,
quasi in atto di scorgere a uno a uno i popoli della
terra, i quali passano tutti, uno dopo l'altro, come
in una rivista, alla sua presenza, ed egli tutti li riconosce, tutti li identifica, li saluta, sorridendo, tutti:
ebrei, romani, greci, cinesi, indiani, popoli dell'Africa, popoli di qualsivoglia regione dell'universo, di
qualsivoglia epoca della storia, regioni le più dissite e
deserte, le più remote, segrete, inesplorate: epoche passate,
presenti, future.
Al Santo
Padre, nel defluire delle dieci Avemarie,
piace raccomandare a Gesù che nasce, il numero senza numero di tutti i bambini - quanti sono! una
moltitudine sterminata - di tutte le stirpi umane, che
nelle ultime ventiquattro ore, di notte, di giorno, vengono alla luce un po' dappertutto sulla faccia della
terra. Quanti sono! e tutti, battezzati che saranno o
no, appartengono tutti, di diritto, a Gesù, a questo
bambino che nasce in Betlemme; son suoi fratelli,
chiamati al proseguimento di quella dominazione di
lui che è la più alta e la più dolce che sia nel cuore
dell'uomo e nella storia del mondo, la sola degna di
Dio e degli uomini: una dominazione di luce, una dominazione di pace: il regno che chiediamo nel
Pater
noster.
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Quarto
Mistero Gaudioso. La Presentazione di Gesù al Tempio. |
Gesù, sorretto dalle braccia materne, è proteso al
sacerdote, e insieme protende innanzi le braccia sue:
è l'incontro, è il contatto dei due Testamenti. Si avvia verso "la luce a rivelazione delle genti" (Lc 2,32),
egli, splendore del popolo eletto, figlio di Maria. Presente e presentatore anche lui, san Giuseppe, che
partecipa del pari ai riti delle offerte legali che sono di prescrizione.
L'episodio, in altra maniera ma analogo nella
sostanza dell'offerta, torna di continuo nella Chiesa,
anzi vi si è perpetuato: nell'atto che ripetiamo le Avemarie, quanto è bello contemplare il campo che
germina, la messe che s'innalza: "Levate gli occhi e
guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura" (Gv 4,35). Son le speranze sorgenti, lietissime,
del sacerdozio, dei cooperatori e delle cooperatrici
del sacerdozio, così in gran numero nel regno di Dio
e tuttavia non bastanti mai! giovani nei seminari,
nelle case religiose, negli studentati missionari, persino - e perché no? non sono cristiani anche loro,
chiamati anche loro ad essere apostoli? - nelle università cattoliche; e le speranze di tutti gli altri
virgulti dell'apostolato futuro e imprescindibile dei
laici: apostolato, che nel suo espandersi, nonostante
difficoltà e contrasti, persino entro le nazioni tribolate dalla persecuzione, offre e non cesserà mai di
offrire uno spettacolo così consolante, da strappare parole d'ammirazione e di letizia.
"Luce a rivelazione delle genti" (Lc 2,32), gloria
del popolo eletto.
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Quinto
Mistero Gaudioso. Il Ritrovamento di Gesù nel Tempio. |
Gesù conta ormai dodici anni. Maria e Giuseppe
l'accompagnano a Gerusalemme, per la preghiera rituale. D'improvviso, scompare dai loro occhi, pur
così vigilanti, così amorosi. Affanno grande, e una ricerca che si protrae vana per tre giorni. Alla pena
succede la gioia d'averlo trovato, lì, sotto gli atrii circostanti del Tempio. Egli ragionava coi dottori
della legge; e con quali parole significative ce lo rappresenta san Luca, nella più meticolosa precisione!
Lo trovano, dunque, seduto fra mezzo ai dottori "audientem illos et interrogantem eos" (Lc 2,46), in
atto di ascoltarli, di interrogarli. Un incontro coi dottori, allora, importava molto, significava tutto:
conoscenza, sapienza, indirizzo di vita pratica nella luce del Testamento antico.
Tale, in ogni tempo, il compito della intelligenza
umana: raccogliere le voci dei secoli, trasmettere la
dottrina buona, spingere con fermezza e con umiltà
più innanzi lo sguardo della investigazione scientifica; noi moriamo uno dopo l'altro, andiamo a Dio;
l'umanità va verso l'avvenire.
Il Cristo, come nella luce d'oltre natura così nelle
luci naturali, non è mai assente: vi si trova sempre
nel mezzo, al suo posto: "Magister vester unus est,
Christus" (Mt 23,10).
Questa che è la quinta serie di dieci Avemarie,
ultima dei misteri gaudiosi, riserviamola come una invocazione del tutto speciale a tutto beneficio di
quanti vennero chiamati da Dio, per doni di natura, per
circostanze di vita, per desiderio di superiori, al servizio della verità, nella ricerca o nell'insegnamento,
nella diffusione della scienza antica o delle tecniche
nuove, per il tramite dei libri o degli spettacoli audiovisivi, invitati tutti a imitare Gesù anch'essi. Sono gli intellettuali, i professionisti, i giornalisti;
costoro, i giornalisti specialmente, ai quali spetta quotidianamente il compito caratteristico di far onore
alla verità, debbono trasmetterla con religiosa fedeltà, con estrema saggezza, senza fantastiche
distorsioni e contraffazioni.
Sì, sì, per tutti costoro preghiamo, siano sacerdoti, siano laici: preghiamo che la verità sappiano
ascoltarla, e ci vuol tanta purezza del cuore; sappiano intenderla, e ci vuol l'umiltà intima della mente;
sappiano difenderla, e occorre quella che fu la forza di Gesù ed è la forza dei santi, l'obbedienza.
Soltanto l'obbedienza ottiene la pace, ossia la vittoria.
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Primo
Mistero Doloroso.
L'Agonia di Gesù nell'orto degli ulivi. |
La mente commossa torna di continuo sulla
immagine del Salvatore, lì, nel luogo del supremo abbandono:
"...E il suo sudore diventò come di gocce
di sangue che cadevano a terra" (Lc 22,44). Pena intima dell'animo, amarezza estrema della solitudine,
venir meno del corpo affranto. Non può essere determinata l'agonia che dalla imminenza di quella
passione che Gesù ormai vede non più lontana, non
più vicina, ma presente ormai.
La scena del Getsemani ci conforta e incoraggia
a tendere tutta la volontà nell'accettazione, un'accettazione piena della sofferenza, quando chi
quella nostra sofferenza vuole o permette è Iddio:
"Non
mea voluntas sed tua fiat" (Lc 22,42). Parole che straziano e che risanano, perché insegnano a quale
incandescenza di fuoco può e deve giungere il cristiano che soffre insieme con Gesù che soffre, e
danno,
come in un ultimo tocco, la certezza, per noi, dei meriti più inenarrabili, i meriti della vita divina in noi,
vita viva in noi oggi nella grazia, domani nella gloria.
Una intenzione particolare va tenuta innanzi agli
occhi qui, nel presente mistero: la "sollicitudo
omnium ecclesiarum" (2Cor 11,28), l'ansia che scuote, come il vento che scoteva il lago di Genezaret:
"il
vento era contrario" (Mt 14,24), la preghiera quotidiana del Santo Padre, l'ansia delle ore più trepide
dell'altissimo ministero pastorale; l'ansia della Chiesa che sparsa per tutta la terra soffre con lui, e,
insieme, egli soffre con la Chiesa, presente in lui e sofferente in lui; l'ansia di anime, porzioni intere del
gregge di Gesù, soggette alle persecuzioni contro la
libertà di credere, di pensare, di vivere. "Chi sta male e non sto male anch'io?" (2Cor 11,29).
Partecipare ai dolori dei fratelli, patire con chi
patisce, "flere cum flentibus" (Rm 12,15), costituisce
un beneficio, un merito per tutta la Chiesa. La "comunione dei santi" non è questo avere tutti e
ciascuno in comune il sangue di Gesù, l'amore dei santi e dei buoni, e, anche, ahimè, il nostro peccato, le
nostre infermità? Ci si pensa mai a questa comunione, che è unione e quasi, come Gesù diceva, unità:
"che siano uno" (Gv 17,22; cfr. Gv 10,30)? La croce
del Signore non soltanto innalza noi ma attrae le anime, sempre: "E io, se sarò sollevato da terra, tutto
attrarrò a me" (Gv 12,32). Tutto, tutti.
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Secondo
Mistero Doloroso.
La Flagellazione di Gesù alla colonna. |
Il mistero ci propone al ricordo il supplizio,
così
spietato, delle tante battiture sulle membra immacolate e sante di Gesù.
Il composto umano risulta d'anima e corpo.
Il corpo subisce le tentazioni più umilianti; la volontà,
anche più debole, può venire facilmente trascinata. Si
troverà dunque nel mistero un richiamo a quella penitenza, salutare penitenza, perché implica e
importa la salute vera dell'uomo, che è salute nella sua
validità corporale ed è insieme salute nel senso di
salvezza spirituale.
Grande
è l'insegnamento che ne discende, per tutti. Non saremo chiamati al martirio cruento, ma
alla disciplina costante, alla mortificazione quotidiana delle passioni
sì. Orbene, per cotesta strada, vera "via della croce", strada quotidiana,
inevitabile, indispensabile, che può anche a volte diventare
eroica nelle sue esigenze, noi si arriva un passo dopo
l'altro alla rassomiglianza sempre più perfetta
con Gesù Cristo, alla partecipazione dei suoi meriti, all'abluzione nel suo sangue immacolato, di ogni
colpa in noi e in tutti. Non vi si giunge per via di facili esaltazioni, di fanatismi magari innocenti, mai
innocui.
La Madre, addolorata, lo vide flagellato così:
pensiamo con che afflizione! Quante mamme vorrebbero poter gioire del perfezionamento dei loro
figlioli, avviati e iniziati da loro alla disciplina di una
buona educazione, di una vita sana, e debbono, invece,
piangere allo svanire di tante speranze, nel pianto
che tante ansie non sono approdate a nulla.
Le Avemarie del mistero chiederanno dunque al
Signore in dono la purezza del costume nelle famiglie, nella società, specialmente nelle anime
giovanili, le più esposte alla seduzione dei sensi;
chiederanno insieme il dono di una robustezza di carattere, d'una fedeltà a tutta prova agli insegnamenti
ricevuti, ai propositi fatti.
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Terzo
Mistero Doloroso.
La Coronazione di spine. |
La contemplazione del mistero in singolar modo
si addice a coloro che portano il peso di responsabilità gravi, nella direzione del corpo sociale: è
dunque il mistero dei governanti, dei legislatori, dei
magistrati. Sul capo di questo Re, ecco la corona di spine. Anche sul loro capo viene imposta una corona,
corona innegabilmente fulgente d'una aureola di dignità e distinzione, corona di una autorità che vien
da Dio ed è divina; tuttavia è talmente intessuta d'elementi che pesano, che pungono, che rendono
perplessi e vorrebbero persino amareggiarci, da spine
insomma e da fastidi; senza parlare del dolore che
ci recano i malanni e le colpe degli uomini, quanto
più li si ama, e si ha il dovere d'essere per loro colui
che rappresenta il Padre che è nei cieli. L'amore stesso diviene allora, come per Gesù, una corona di
spine che gli uomini crudeli intessono sul capo a chi
li ama.
Altra applicazione utile del mistero potrebbe
essere: pensare a quelle che sono le gravi responsabilità di chi avesse ricevuto maggiori talenti, ed è
pertanto tenuto a farli fruttificare in egual misura, attraverso un esercizio continuato delle sue facoltà,
della sua intelligenza. Il servizio del pensiero, vale
a dire l'impegno che si richiede a chi più ne fosse
dotato, in luce e a guida di tutti gli altri, deve essere
compiuto con tutta pazienza, respingendo le tentazioni dell'orgoglio, dell'egoismo, della
disgregazione che demolisce.
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Quarto
Mistero Doloroso.
Il Viaggio al Calvario di Gesù carico della Croce. |
La vita umana è un pellegrinare continuo, lungo
e pesante. Su su, per l'erta sassosa, per la strada segnata a tutti su quel colle. Nel mistero attuale,
Gesù rappresenta il genere umano. Guai se per ciascuno di noi non ci fosse la sua croce: l'uomo, tentato
di egoismo, d'insensibilità, o prima o poi soccomberebbe per via.
Dalla contemplazione di Gesù che ascende al
Calvario, noi apprendiamo, col cuore prima che con la
mente, ad abbracciare e baciare la croce, a portarla
con generosità, con trasporto, secondo le parole dell'Imitazione di Cristo:
"Nella croce sta la salvezza,
nella croce sta la vita, nella croce sta la protezione
dai nemici, l'effusione di una celeste soavità" (L. II,
XII, 2).
E come non estendere la preghiera a Maria che
seguì, addolorata, Gesù con uno spirito di tale e
tanta partecipazione ai suoi meriti, ai suoi dolori?
Il mistero ci ponga davanti agli occhi la visione di
tanti poveri tribolati: orfani, vecchi, malati, prigionieri, deboli, esiliati. Per tutti, chiediamo la forza,
chiediamo la consolazione che sola dà speranza. Ripetiamo con tenerezza, e perché no? con qualche
lagrima nascosta: "O crux, ave, spes unica"
(Breviario Romano, inno dei vespri della Settimana santa).
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Quinto
Mistero Doloroso.
La Crocifissione e Morte di Gesù. |
"Vita et mors duello conflixere mirando"
(Sequenza della Messa di Pasqua): vita e morte presentano i due punti significativi e risolutivi del
sacrificio di Cristo. Dal sorriso di Betlemme, che si
accende in tutti i figli degli uomini al loro primo apparire
sulla terra, l'anelito e singulto ultimo sulla croce,
che accolse in uno tutti i dolori nostri per santificarli, che espiò tutti i peccati nostri per cancellarli,
ecco la vita di Gesù nella nostra vita. E Maria sta
lì, accanto alla croce, come stava accanto al Bimbo
in Betlemme. Preghiamola, questa madre, preghiamola che preghi anch'essa per noi,
"nunc et in hora
mortis nostrae".
Nel mistero potrebbe vedersi adombrato il
mistero di coloro che mai nulla sapranno - quale tristezza immensa - del sangue che è stato versato anche
per loro dal Figlio di Dio; il mistero soprattutto dei
peccatori ostinati, degli increduli, di quelli che ricevettero, e ricevono e poi la rifiutano, la luce del
Vangelo! Così pensando, la preghiera si dilata in un
respiro vastissimo, in un singhiozzo di accorata riparazione verso orizzonti mondiali di apostolato; e
si domanda, di gran cuore, che il sangue preziosissimo versato per tutti gli uomini, doni alla fine,
doni a tutti gli uomini la salvezza e la conversione: e
il sangue di Gesù dia a tutti l'arra, il pegno di una
vita eterna.
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Primo
Mistero Glorioso.
La Risurrezione di Gesù. |
È questo il mistero della morte affrontata e
vinta. La risurrezione segna il trionfo maggiore di Cristo, e insieme l'assicurazione del trionfo per la
santa Chiesa cattolica, di là dalle avversità, di là dalle
persecuzioni, ieri nel passato, domani nell'avvenire: "Christus vincit, regnat, imperat". Fa bene
ricordarlo, la prima delle apparizioni del Cristo risorto
fu per le pie donne, familiari alla sua umile vita, rimastegli vicine nelle sofferenze di lui sino al
Calvario, sino al Calvario compreso.
Tra i fulgori del mistero, lo sguardo della nostra
fede contempla viventi, unite ormai con Gesù risorto, le anime a noi più care, le anime di coloro dei
quali godemmo la familiarità, condividemmo le pene.
Come ci si ravviva nel cuore, alla luce della risurrezione di Gesù, il ricordo dei nostri morti! Ricordati
da noi e suffragati nel sacrificio stesso del Signore
crocifisso e risorto, partecipano ancora della nostra
vita migliore, che è la preghiera ed è Gesù.
Non per nulla la liturgia orientale conclude il
rito funebre con l'alleluja per tutti i morti. Invochiamo ai morti la luce dei tabernacoli eterni, mentre
il pensiero si dirige nello stesso tempo alla risurrezione che attende le nostre stesse spoglie mortali:
"et exspecto resurrectionem mortuorum". Saper
aspettare, confidar sempre nella promessa soavissima di cui la risurrezione di Gesù ci dà il pegno
sicuro, ecco, questo è un pregustare il cielo.
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Secondo
Mistero Glorioso.
L'Ascensione di Gesù al Cielo. |
In questo quadro, contempliamo la consummatio,
quanto dire il compimento ultimo delle promesse di
Gesù. È la risposta che dà lui al nostro anelito verso il paradiso. Il definitivo ritorno suo al Padre, dal
quale egli un giorno discese tra noi nel mondo, è
sicurezza per tutti noi, ai quali egli ha promesso e preparato un posto lassù: "vado parare vobis locum" (Gv 14,2).
Il mistero, innanzitutto, ci si presenta come luce
e indirizzo di quelle anime che siano studiose ciascuna della propria vocazione. Vi si legge dentro
quel movimento spirituale, quell'ardore di continua
ascensione che brucia nel cuore ai sacerdoti, non
trattenuti e non distratti da beni della terra, intesi
unicamente ad aprirsi le vie, e aprirle agli altri, che
portano alla santità e alla perfezione; a quel grado,
cioè, di grazia al quale debbono, in privato o in comune, giungere sacerdoti, religiosi, religiose,
missionari, missionarie, laici innamorati di Dio e della
Chiesa, molte anime, quelle anime almeno che sono
come il buon profumo di Cristo (cfr. 2Cor 2,15); e dove son loro si sente Gesù vicino: vivono infatti di già
in una comunicazione continuata di vita celeste.
Questa posta di Rosario ci insegna ed esorta a non
lasciarci trattenere da ciò che aggrava, appesantisce; ad abbandonarci, invece, alla volontà del
Signore che ci spinge in alto. Le braccia di Gesù, nell'ora
del suo ritorno al Padre ascendendo al cielo, si allargano in atto di benedizione sopra i primi
apostoli, sopra tutti coloro che, nella loro traccia,
continuano a credere in lui, ed è nel loro cuore una placida
e serena sicurezza dell'incontro ultimo con lui e con
tutti i salvati, nella felicità eterna.
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Terzo
Mistero Glorioso.
La Discesa dello Spirito Santo. |
Gli apostoli nell'ultima cena ricevettero la
promessa dello Spirito; nel Cenacolo poi, scomparso Gesù
ma presente Maria, lo ricevono come dono supremo
di Cristo; che altro è infatti il suo Spirito? ed è il consolatore, è il vivificatore delle anime. Lo Spirito
Santo continua le sue effusioni sulla Chiesa e nella
Chiesa ogni giorno: secoli e popoli appartengono allo
Spirito, appartengono alla Chiesa. I trionfi della Chiesa non son sempre palesi, esteriormente; di fatto, ci
son sempre e sempre son ricchi di sorprese, spesso
di meraviglie.
Le Avemarie del mistero che meditiamo mirano
verso una speciale intenzione, in questo anno di fervore in cui tutta la Chiesa santa, che è pellegrina nel
mondo, la vediamo avviarsi e prepararsi al Concilio
ecumenico.
Il Concilio ha da riuscire una Pentecoste novella
di fede, di apostolato, di grazie straordinarie, per la
prosperità degli uomini, per la pace del mondo intero. Maria, la madre di Gesù, sempre dolcissima
madre nostra, si trovava insieme con gli apostoli, nel
Cenacolo della Pentecoste. Restiamo sempre più vicini a lei, nel Rosario, in questo anno. Le nostre
preghiere unite con la sua rinnoveranno l'antico prodigio; e sarà come il sorgere d'un nuovo giorno,
un'alba vivissima della Chiesa cattolica, santa e sempre
più santa, cattolica e sempre più cattolica, nei tempi moderni.
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Quarto
Mistero Glorioso.
L'Assunzione di Maria Vergine al Cielo. |
L'immagine sovrana di Maria si accende e si
irraggia, nella esaltazione suprema a cui può giungere
una creatura. Che scena di grazia, di dolcezza, di solennità, la dormizione di Maria, così come i
cristiani di Oriente la contemplano! Distesa essa nel
sonno placido della morte, Gesù le sta accanto, la trattiene presso il cuor suo, come se l'anima di Maria
fosse un bambino, a indicare il prodigio della immediata risurrezione e glorificazione.
I cristiani di Occidente preferiscono seguire,
levando gli occhi e il cuore, Maria che è assunta, in
anima e corpo verso i regni eterni. Così l'han vista
e rappresentata gli artisti più insigni, incomparabile di divina bellezza. Oh, seguiamola pure così,
lasciamoci rapire anche noi fra l'angelico corteo.
Motivo di consolazione e di fiducia, in giorni di
dolore, a quelle anime privilegiate - come tutti noi
possiamo essere, soltanto se rispondiamo alla grazia -, che Iddio prepara nel silenzio al trionfo più
bello, il trionfo dell'altare.
Il mistero dell'Assunta ci rende familiare il
pensiero della morte, della nostra morte, e diffonde in
noi una luce di placido abbandono; ci familiarizza
e riconcilia con l'idea che il Signore sarà, come vorremmo che fosse, vicino alla nostra agonia, a
raccogliere lui fra le mani sue l'anima nostra immortale.
"Gratia tua nobis tecum, Virgo Immaculata".
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Quinto
Mistero Glorioso. L'Incoronazione di Maria Vergine. |
È la sintesi di tutto il Rosario, che si chiude così
nella letizia e nella gloria.
Quella grande missione, che aprì col suo
annunzio l'Angelo a Maria, a modo di una corrente di fuoco e di luce, è passata via via attraverso i singoli
misteri: il disegno eterno di Dio per la nostra salvezza,
che vi è rappresentato in tanti quadri, ci ha sin qui
accompagnato e ci ricongiunge ora a Dio nello splendore dei cieli.
La gloria di Maria, madre di Gesù e madre nostra,
si accende nella luce inaccessibile della Trinità augusta, e si riflette, come un riverbero abbagliante,
nella santa Chiesa: trionfante nei cieli, paziente nella sicura attesa del purgatorio, militante sulla terra.
O Maria, tu preghi con noi, tu preghi per noi. Noi
lo sappiamo, noi lo sentiamo. Oh, quale delizia di
realtà, altezza di gloria, in questa celeste e umana
corrispondenza di affetti, di voci, di vita, che il Rosario ci ha apprestato e appresta: temperamento
della umana afflizione, pregusto di oltremondana pace, speranza di vita eterna!
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