 |
Primo
Mistero Gaudioso. L'Annunciazione dell'Angelo a Maria Vergine.
|
Il grande mistero invocato da secoli
si compie, la Vergine diviene il tabernacolo vivente di
Dio e nel mondo, intorpidito nel gelo della colpa, si
accende la fiamma dell'amore infinito.
L'Arcangelo Gabriele è venuto, come ambasciatore celeste, ad offrirle la dignità sovrumana di Madre
di Dio, e ne attende il supremo responso. Maria trema
di umiltà, ma accetta. Il suo fiat schiude le porte del
cielo e fa trasalire di gioia tutta la terra.
Anche il suo Cuore esulta. D'ora innanzi esso si
struggerà, come fiaccola palpitante, davanti al tabernacolo vivo del suo seno. Quel cuore verginale,
traboccante di grazia, è in giubilo, perché la divina presenza
verrà a deporre il sigillo sulla sua perenne consacrazione. Quel cuore di Madre tripudia, al pensiero che il suo
sangue sarà sangue e vita di Gesù. Esulta sapendo che
è vicina la redenzione per tutte le anime per le quali
Maria già prova quell'immenso palpito materno che Iddio vivente in lei ha acceso nel suo petto. Diventando
Madre di Gesù, Maria è diventata anche madre nostra.
Uniamo il nostro gaudio a quello della Vergine e
ringraziamo il Signore per aver così altamente onorato la nostra umanità da assumerla nel seno di Maria;
per averci donato una madre così tenera e così adorna
di privilegi divini.
Imitiamo il grande esempio di umiltà che ci porge
il suo Cuore Immacolato. Proclamata Madre di Dio,
Maria si protesta sua umile ancella.
"Se piacque al Signore la sua verginità, è la sua
umiltà che ha attirato Iddio nel suo seno" assicura san
Bernardo; e sant'Agostino aggiunge che "l'umiltà di
Maria è diventata la scala celeste per cui Iddio discese
sulla terra". Preghiamo ardentemente questa nostra
buona Madre ad ottenerci l'umiltà del cuore, la disponibilità alla volontà divina, una fedeltà incrollabile al
nostro dovere, fino alla morte.
 |
Secondo
Mistero Gaudioso. La Visita di Maria Vergine a Santa Elisabetta. |
"È volontà di Dio - ha scritto S.
Bernardo - che ogni grazia venga a noi per mezzo di Maria".
Il Signore ha racchiuso nel suo Cuore Immacolato, come in uno scrigno prezioso, tutti i tesori del
cielo, e a Lei ha affidato la distribuzione di questi tesori
ad ogni anima.
Ne abbiamo in questo mistero una conferma eloquente. Appena la Vergine saluta Elisabetta, ecco che
la grazia santifica Giovanni Battista, ancora nel seno
materno, e una luce sovrumana, investendo lei stessa,
le fa intravedere il mistero della divina maternità: onde proclama Maria beata fra tutte le donne.
Anche Maria ha preso coscienza dei misteri di grazia e di servizio che Iddio le ha elargiti, ma non per
invanirsene. Quel suo Cuore ardente e umile, quel Cuore di ancella e di Regina, canta al Signore con ispirato
lirismo la sua sconfinata riconoscenza: Magnificat anima mea Dominum!
A Dio solo l'onore e la gloria. Meditiamo il cantico che Maria nell'estasi della sua umiltà glorificata
levò, come profumo di verginità e di amore che inebria
le anime, ed impariamo a riferire al Signore ogni istante
della nostra vita, ché tutto è dono di Dio.
Impariamo a disprezzare la vanità, la compiacenza di sé, che sono il tarlo dei meriti; impariamo
dall'esempio della Vergine santa una carità tenera e delicata
per il prossimo.
In ogni necessità, in ogni ora, rivolgiamoci al Cuore Immacolato di Maria, tesoro inesauribile e sorgente
creata di grazia. O beata quella casa in cui entra il Cuore di Maria con la sua protezione! Beata l'anima che
è visitata da questo Cuore magnificamente materno!
 |
Terzo
Mistero Gaudioso. La Nascita di Gesù. |
Gesù è nato! Reclinato nel piccolo
presepe, Egli contempla la Madre sua che, in ginocchio, l'adora, perduta in un'estasi d'amore.
Esiliandosi su questa terra Gesù l'ha creata appositamente,
perché tenesse presso di sé il posto di tutta la Corte celeste. Le ha quindi formato un cuore capace per
estensione, profondità e tenerezza, di comprendere e
consolare il suo.
Nella notte luminosa, il Cuore di Maria è un
oceano di gaudio. Il suo Figliolo, tenero come un fiore, che
Ella stringe fra le braccia, è il suo Dio, il Redentore
che ha dato al mondo divenendo Madre, pur restando Vergine, "concepito per arcana potenza dalla virginea
sostanza, e germogliato, come un fiore di luce e di vita, all'alito caldo dello Spirito
Santo" (S. Giovanni Damasceno).
Quel Dio che i cieli non bastano a comprendere
nella sua immensità s'è annientato per rivestire la nostra
umanità, attratto da quell'eterna carità con cui ci ha
amati.
Maria gode delle umili adorazioni dei pastori,
trasalisce alla voce ed all'omaggio dei Re Magi, pensando che il suo Gesù sarà conosciuto ed amato da tante
anime. Se per breve trema d'angoscia perché Erode ha
sospeso la sua spada sanguinosa sul capo del Bimbo,
si riconforta nella intimità di un amore materno, così
umile, tenero e sconfinato che forma lo stupore degli
angeli.
Rallegriamoci con il Cuore di Maria. È la salvezza
che è sorta per l'umanità peccatrice. Gesù è la via al
cielo per tutte le anime. Impariamo la divina lezione
di Betlem. "Nell'angustia di una greppia è contenuto
chi ha sede nel cielo, affinché noi potessimo espanderci nella gioia d'un regno eterno. È reclinato nel
presepe Colui che è pane degli Angeli, affinché noi fossimo
saziati col frumento delle sue carni - esclama Beda,
il Venerabile. - Poteva venir sommovendo il cielo e
scuotendo la terra. Ma viene per salvare, non per perdere. Dalla culla calpesta la superbia e le cupidigie, e
nasce povero, da povera madre".
Disprezziamo anche noi gli agi, i conforti, la facile
vita dei sensi. Gesù e Maria c'insegnano l'abnegazione, il sacrificio. Abbracciamo con gioia la nostra
piccola croce quotidiana. Insieme a Gesù, con l'aiuto della
Vergine Santissima, essa ci parrà leggera.
 |
Quarto
Mistero Gaudioso. La Presentazione di Gesù al Tempio. |
Come tutte le madri ebree, Maria si
presenta alla porta del Tempio a chiedere la sua purificazione, ad offrire all'Eterno il suo Unigenito.
Eppure la Vergine non ha bisogno di purificazione essendo per un privilegio ineffabile Vergine Madre. Non ha
bisogno d'esser riscattato Gesù, che per natura è l'Unigenito del Padre, il Sacerdote Eterno del Nuovo
Patto. Anche in questa occasione Maria è modello di virtù; esempio di modestia, di umiltà, di obbedienza, di
fedeltà al dovere, alla legge del Signore. Quale virtù
non rifulge nel cuore di Maria? È un cielo di meraviglie. "Dio ha fatto un mondo per l'uomo pellegrino
ed è quello che noi abitiamo. Ha fatto un mondo per
l'uomo beato ed è il paradiso: ma ne ha fatto un altro per abitarvi Egli stesso a cui ha dato il nome di
Maria" (S. Luigi Grignion de Montfort).
Riflettiamo: che gioia per quel Cuore materno
udire
il canto del vecchio Simeone evocare i tempi avvenire!
Il suo Gesù è proclamato l'Aspettato d'Israele, la salvezza di tutti. Ma insieme che strazio a quel preludio
di dolorosa passione! Già la punta acuminata di una spada ricerca quel Cuore materno.
Impariamo dalla Vergine Santissima la generosità
nel bene, la fedeltà costante al nostro dovere, a piegarci con umile rassegnazione alla volontà di Dio.
In un celebre quadro è dipinta la presentazione di
Gesù al Tempio. Il venerando Simeone solleva Gesù
sulle sue braccia scarne. L'ombra di quel gesto staglia
sullo sfondo il profilo di una Croce... Maria la vede
trasalendo d'angoscia, ma ripete senza esitare la sua
parola d'agonia: Fiat! Apriamo anche noi il nostro cuore e le nostre braccia alla croce e portiamola come un
divino retaggio, lungo il nostro Calvario. "Chi acconsente a soffrire per Iddio - dice S. Giovanni della
Croce - dimostra d'essersi dato veramente a lui, e di
amarlo".
Un educatore santo, Edoardo Poppe, ha scritto:
"Una piccola croce sopportata con dolorosa pazienza
per cinque minuti fa maggior bene che non grossi volumi ed innumerevoli scritti; perché operare è bene,
pregare è meglio, ma la cosa migliore è soffrire!".
Penetriamoci di queste alte verità, procuriamo di praticarle.
O Maria, come il nostro cuore è diverso dal tuo!
Insegnaci, o Madre, la preziosità della docilità a Dio,
della fedeltà alla legge santa, dell'amore alla sofferenza, del sacrificio riparatore.
 |
Quinto
Mistero Gaudioso. Il Ritrovamento di Gesù nel Tempio. |
"Abbiamo smarrito Gesù". Chi può
ridire lo strazio di Maria e di Giuseppe, quando s'accorsero che Gesù non era con loro? Lo cercarono
dappertutto, nelle giornate febbrili, nelle notti insonni,
affacciandosi ad ogni tenda, scrutando ogni ombra, interrogando ogni viso di bimbo. Dov'era mai Gesù?
Forse lungo una via a stendere esitante la mano per sfamarsi? Oh benedetta la mano che si fosse tesa ad
alleviare la sua pena, con un gesto di carezza!
Gesù era nel Tempio. Insegnava ai maestri d'Israele.
La Vergine lo scorse da lontano, ed il suo Cuore traboccò di gioia, indicibilmente.
Il Cuore di Maria si è rivelato: è pieno di ansia e
di tenerezza per i suoi figli. Non sono forse io il figliol
prodigo che si è smarrito nella notte del peccato? Forse la Vergine, nostra Madre, m'insegue palpitando
d'angoscia, struggendosi nell'attesa, deplorando la mia
sconsiderata ostinazione. Forse l'anima mia è lacera e
sanguinante nel groviglio delle passioni, nel rovaio delle
colpe. Oh mi alzerò anch'io, come il prodigo giovinetto e ritornerò al Cuore della Madre mia, per sentirmi
alitare in volto il soffio del tenero perdono: Figlio, perché mi hai fatto questo?
È il peccato che ci fa perdere Gesù, che insozza la
bellezza dell'anima nostra. Il Cuore Immacolato di Maria che non fu mai per un solo istante offuscato da
macchia, né sfiorato da alcuna sozzura, c'ispiri un odio
inestinguibile per l'offesa a Dio, ci faccia amare la
purezza, l'innocenza della vita.
Il messaggio di
Fatima è un accorato invito di Maria a desistere dal peccato, a far penitenza.
"La
Madonna ha detto che i peccati del mondo sono molto
grandi, ed Ella non può più trattenere il braccio del suo
amato Figlio. Bisogna far penitenza". Così Giacinta
sul letto di morte.
Rallegriamoci ancora con quel Cuore ammirabile
che ha saputo serbare in sé, meditando senza posa, i
divini misteri della vita di Gesù, facendone nutrimento alla sua mente, fiamma al suo spirito, e
chiediamogli l'amore alla vita interiore, il dono di vivere
continuamente alla presenza di Dio, raccogliendoci anche
nel frastuono delle occupazioni; chiediamo la grazia di
ritrovare Gesù, in ogni nostro dovere, compiuto fedelmente. Oh, se le nostre famiglie saranno una copia
fedele della Sacra Famiglia di Nazareth, la vita intera sarà
santificata e benedetta e sarà assicurato un gran premio in cielo!
 |
Primo
Mistero Doloroso.
L'Agonia di Gesù nell'orto degli ulivi. |
La Vergine Santissima rivelò un
giorno a santa Brigida: "Abbi per certo che io ho amato
il mio Figlio così ardentemente che eravamo un cuor
solo. Quando egli soffriva io ne risentivo il dolore
come se il mio cuore provasse le sue medesime pene e gli
stessi suoi tormenti... Il suo dolore era il mio dolore,
così come il suo Cuore era il mio Cuore".
Consideriamo lo strazio della Vergine Santa.
L'agonia di Gesù era la spada che frugava sanguinosamente nel suo Cuore materno. Il sangue che grondava dal
corpo di Gesù sgorgava dal Cuore trafitto di Maria.
Anch'ella provò una ripugnanza mortale per la passione
spaventosa che avrebbe fatto scempio del suo figlio diletto, per l'abisso di sozzure e di peccati che la
Giustizia divina accumulava su Gesù, vittima designata
all'olocausto. Anche Maria provò l'inenarrabile sconforto di prevedere che il sangue di Gesù, versato a fiotti,
non avrebbe giovato a milioni di anime e l'Inferno
avrebbe continuato ad inghiottire le sue vittime. E tuttavia, anch'Ella, come Gesù, pronunziò il
suo fiat. Accettò di veder lo scempio del suo Figlio, di salire il
Calvario con lui, per la redenzione del mondo: "Non la
mia volontà sia fatta, ma la tua!".
Impariamo ad accettare anche noi la nostra croce
dalla mano di Dio. Ogni giorno è un breve calvario.
Pronunziamo con cuore docile e rassegnato il nostro umile fiat. "La mortificazione e il sacrificio piacciono
tanto a Gesù", diceva la piccola Giacinta. Avremo da
soffrire: per le ripugnanze della natura, a causa dei nostri peccati, per l'incomprensione o la cattiveria di
quanti ci circondano, e per l'inutilità dei nostri sforzi.
Se saremo tentati a gemere: "Passi da me questo calice, o Signore" dovremo aver imparato pure a
piegarci: "Non la mia volontà, ma la tua sia fatta".
Dovremo pregare, come S. Agostino: "Non risparmiarmi,
o Signore, quaggiù; qui brucia e recidi pure, purché mi
risparmi nella vita eterna!".
 |
Secondo
Mistero Doloroso.
La Flagellazione di Gesù alla colonna. |
Maria seppe che Gesù veniva
flagellato e nel suo Cuore si ripercossero ad uno ad uno i
colpi che straziavano le carni innocenti e tenerissime
di Gesù.
Maria soffre per l'impotenza in cui si trova di
impedire il tormento di Gesù. Vorrebbe slanciarsi ed arrestare quelle sferze micidiali; ma tace, ed offre a Dio
la sua stessa impotenza, per la salvezza degli uomini.
Maria soffre per la violenza inaudita di quello
strazio inumano. Ogni spruzzo di quel sangue, ogni brandello di quelle carni, sangue e carni di Lei, sono una
fitta lancinante nel suo petto. Ma, divinamente illuminata, comprende che quel sangue purissimo, quelle
carni immacolate devono espiare le tante impurità dei sensi
e della vita, le molte sozzure della corruzione umana.
Ed anch'Ella offre quel suo Cuore immacolato che Gesù aveva riscattato con gelosa tenerezza prima di
qualunque colpa, unendo la sua espiazione a quella del suo
divin Figlio.
Maria soffre per la durata di quel barbaro
supplizio prolungato fino alla esasperazione, con diabolico
furore. Il suo Cuore si frange a tanta crudeltà. Ed offre a Dio tanto strazio, ripetendo il suo
incondizionato: Fiat!
Noi, forse, non abbiamo armato la mano dei
carnefici, non abbiamo forse solcate le spalle di Gesù con
i nostri flagelli? Fuggiamo le impurità, le lusinghe dei
sensi. "I peccati che portano più anime all'Inferno sono i peccati impuri. Verranno certe mode che
offenderanno molto Nostro Signore!" esclamava Giacinta sul
letto di morte. Accettiamo cordialmente le sofferenze
che ci manda il Signore; spesso sono castighi che Egli
ci infligge per la marea di peccati che sale dalla terra.
Rinnoviamo i nostri propositi di mortificazione e di riparazione. I dolori, i rovesci, le infermità, per quanto
insistenti e duraturi non ci prostreranno, se li sopporteremo uniti a Gesù e a Maria. Dal Cuore addolorato
di Maria attingeremo forza e coraggio e grazia di vivere nella purezza dell'anima e del corpo.
 |
Terzo
Mistero Doloroso.
La Coronazione di spine. |
"Durante la Passione - dice S.
Lorenzo Giustiniani - il Cuore di Maria divenne come
lo specchio fedele dei dolori del Figlio e l'immagine perfetta della sua morte". Le spine che laceravano il
capo di Gesù martoriavano, con fitte lancinanti, il
tenerissimo Cuore di Lei.
Maria prova tutta l'umiliazione che viene inflitta
a Gesù, trattato come re da burla, rivestito come un
folle. Lui, che è la Luce increata e la Sapienza eterna,
il cui regno dura nei secoli. Quale indegna commedia!
Su di Lui ghignano oscenamente quelle ignobili creature, e Gesù tace. Il Cuore di Maria comprende bene
il silenzio dell'Uomo spezzato dai dolori. È la espiazione di quell'orgoglio che ha travolto il mondo con
il primo peccato; e Lei, partecipandovi generosamente, ripete col Salmista: Non sprezzare, o Dio, un cuore
affranto ed umiliato! (Sal 50,19).
Maria sente tutto l'orrore di quel supplizio
escogitato con diabolica perfidia. Ode l'urlo della folla
eccitata, che non vuole suo re il Cristo, che ne chiede, a
gran voce, la morte. Eccolo Gesù sfigurato e penante.
Ecce homo! Quale contrasto! Pochi giorni prima acclamato tra benedizioni ed osanna, ora rinnegato,
reietto, invocato a morte. Tutti l'hanno abbandonato,
tutti. Persino gli apostoli sono fuggiti. Solo il Cuore
intrepido della Madre è accanto a Lui.
Consideriamo: nella corona che tortura il capo di
Gesù, non c'è forse la nostra spina? E nel Cuore di Maria, non c'è forse la nostra spada? Spine e spada sono
la superbia, l'orgoglio della nostra vita. Ripariamo,
umiliandoci dal profondo del cuore. Ripetiamo con san
Bernardo: "Mi vergogno d'esser così delicato, quando il capo di Gesù è coronato di spine". Disprezziamo
la superbia, fuggiamo la vanità. Diciamo alla Vergine
che non vogliamo nutrire pensieri di orgoglio, quando
vediamo il Signore del mondo schiacciato come un verme sotto il peso dell'umiliazione.
 |
Quarto
Mistero Doloroso.
Il Viaggio al Calvario di Gesù carico della Croce. |
Ad una svolta della via, lungo l'erta
del Calvario, Gesù e Maria si incontrarono. Gesù pallido, emaciato, ansante sotto la croce, gli occhi velati
di sangue. La Vergine, impietrita dallo spasimo, gli occhi velati di pianto. Se Iddio non l'avesse sostenuta,
ella ne sarebbe morta di dolore.
Maria invece, conscia della sua missione di
Corredentrice, s'avanza fra la pietà e il disprezzo della
folla, e segue da vicino Gesù. La prima Via Crucis.
La Vergine ode la turba degli sgherri lanciare lazzi
e scherni a Gesù, coprendo di fango il suo nome, il suo
onore, sente le grida sguaiate dei soldati che lo incitano a proseguire per il doloroso cammino, il pianto delle
pie donne. Vede l'immensa croce che grava sulle spalle piagate di Gesù, mentre egli avanza vacillante,
incespicando, cadendo, rigando le pietre con fiotti caldi di
sangue. Prova nel suo Cuore tutto lo spasimo che Gesù soffre nel corpo, mentre l'anima trabocca
d'amarezza smisurata.
Impariamo anche noi a soffrire qualche cosa per
i peccati nostri e in riparazione delle colpe di tutti. Impariamo a portare la nostra Croce, anche se grave,
anche se ci par di soccombere sotto il suo peso. Siamo
fedeli a Dio, senza tentennamenti e senza rispetto umano in tutte le contingenze della vita. E non mostriamoci
insensibili al dolore della Vergine. Ella soffre per noi,
come una madre piange sui traviamenti dei figli. Non
siamo di quei figli snaturati che fanno pianger la madre. Ricordiamoci del monito divino:
"Non esser sordo al gemito di una madre" (Sir 8,29).
 |
Quinto
Mistero Doloroso.
La Crocifissione e Morte di Gesù. |
"A chi, nella tua angoscia, ti
paragonerò, o Vergine? Grande come il mare è la tua ambascia e nessuno ti può consolare!"
(Lam 2,13).
Stabat Mater dolorosa iuxta crucem lacrimosa. Sul
Calvario, ai piedi della croce accanto alla Vittima divina, sta Maria, la Regina dei martiri. Il suo Cuore,
come il suo amore, è crocifisso. "Come Adamo ed Eva
- rivelò la SS. Vergine a santa Brigida - hanno venduto il mondo, per un frutto, così il mio diletto Figlio
ha voluto che io cooperassi con Lui, a riscattarlo, quasi
con un sol cuore". Infatti, dice S. Bernardo: "Maria
è martire, per l'immenso strazio del cuore".
"O Voi, che passate, fermatevi e considerate se vi
è un dolore simile al mio dolore!" (Lam 1,12). Pensiamo che Maria è la Madre di Gesù e come tale vive
nel suo cuore i dolori che straziano il corpo santissimo
del Figlio. I chiodi che trafiggono i polsi e i piedi spezzando i tendini e mettendo a nudo i nervi, le membra
piagate e contorte, le ossa slogate, la febbre ardente
che gli inaridisce le fauci, la lancia che gli spezza il costato, l'onta degli scherni e della maledizione di tutti,
l'abbandono del Padre, tutto ella prova. Maria è crocifissa con Gesù. Nessun dolore più amaro, perché
nessun Figlio più caro del suo.
Maria è però anche madre nostra. È proprio
sul Calvario che ella si sente proclamata solennemente madre
di tutti, madre di quei medesimi peccatori che fanno
strazio del suo Figliuolo, di tanti, ingrati, che nonostante il suo amore materno continueranno a
offendere Iddio ed a costruirsi con le loro stesse mani
l'irreparabile rovina. Quale cambio doloroso per Lei: invece
di Gesù, dei poveri uomini saranno i suoi figli. Davanti
al novello Adamo che dà la nuova vita all'umanità, Maria sente di essere la novella Eva, madre dei nuovi
viventi, e nel dolore accetta di divenire la nostra madre!
Davanti a Gesù in croce e alla Madre dei dolori chi
oserà chiedere a Dio: perché io debbo soffrire? perché
il dolore sulla terra? Ogni calvario è redentore; ogni
sofferenza purifica ed eleva. Soffriamo per la salvezza
nostra e per la salvezza altrui. Perdoniamoci di cuore
se vogliamo che Dio perdoni noi. Non turbiamoci se
molti abbandonano Gesù e ripetiamogli, con entusiasmo: noi ti saremo sempre fedeli.
Nelle pene che intrecciano la nostra vita non
dimentichiamo di avere una Madre che ci ama, ci compatisce, ci perdona e ci protegge.
 |
Primo
Mistero Glorioso.
La Risurrezione di Gesù. |
Due passioni: l'odio e la paura
vegliavano al sepolcro di Gesù. Chiuso con una grossa
pietra, sigillato, il sacro avello era custodito da soldati che
vi alternavano la guardia. Povera saggezza umana! Dopo la notte dell'umiliazione doveva spuntare l'alba del
trionfo.
L'aveva predetta il salmista:
"Non permetterai che
il tuo Santo veda la corruzione". L'aveva preannunziata Gesù: "Distruggete questo tempio mortale e in
tre giorni lo riedificherò" (Gv 2,19). È risorto, vincitore dell'odio dei suoi nemici, vincitore del peccato, e
la sua risurrezione è divenuta il fondamento della nostra fede, la causa della nostra giustificazione e ci ha
aperto le sorgenti della vita.
Regina coeli, laetare, alleluia! Rallegrati, o Cuore
dolcissimo di Maria! la gloria del Figlio è gloria della
Madre. Unita al Figlio nella sua passione, Maria partecipa intimamente al suo trionfo e per Lei certamente
fu la prima apparizione di Gesù Risorto. Il primo desiderio di un Figlio, non è forse quello di condividere
con la Madre la gioia d'una grande vittoria? Ora la Vergine Santissima esulta, perché il peccato è stato
finalmente debellato e le anime riscattate alla dignità di
figlie di Dio.
Il trionfo della Risurrezione di Gesù deve esser il
nostro trionfo, gloria della nostra fede. "La vittoria
che trionfa nel mondo è la nostra fede!" dice S. Giovanni (1Gv 5,4). Risorgeremo anche noi un giorno,
come Gesù, perché egli è Vita per i suoi seguaci. Ma
come Gesù toccò il trionfo della Risurrezione attraverso
l'umiliazione, la passione e la morte, anche noi dovremo soffrire; per trionfare, dovremo morire al
peccato, alle lusinghe del mondo, per poter vivere di Cristo.
Portiamo nel nostro corpo la "mortificazione di Gesù", viviamo una
"vita nuova", "rivestiamoci dell'uomo novello, creato secondo Gesù
Cristo" (Rm
6,4) come ci esorta S. Paolo, e ci arriderà la certezza
della vittoria. Tutti dobbiamo essere dei vittoriosi nelle battaglie della vita; ed allora trionferemo con Gesù,
nella gloria dell'eterna risurrezione: "Se però soffriremo con lui, da essere con lui glorificati..."
(Rm 8,17).
 |
Secondo
Mistero Glorioso.
L'Ascensione di Gesù al Cielo. |
A capo dello stuolo osannante degli
eletti, sua gloriosa conquista, liberati dal Limbo, Gesù fa il suo ingresso trionfale nel cielo.
"Padre, glorifica il Figliuol tuo, affinché egli ti
glorifichi!" aveva pregato Gesù (Gv 17,1). Ora Egli
trasvola oltre tutti i cieli, siede alla destra del Padre, Re
dei tempi e Giudice delle anime, Mediatore unico, sorgente di benedizione, di vita, di grazia.
È l'ora del trionfo di Gesù. Dopo aver compiuto
con suprema fedeltà la volontà del Padre, dopo esser
disceso negli abissi insondabili del dolore e dell'obbrobrio, riscattando il mondo, sgominando le potenze
dell'inferno, la sua Umanità santissima è chiamata al
premio, a gustare gli splendori, la beatitudine e la
potenza di una eterna esaltazione.
Maria esulta, pur nella tristezza del distacco. Oltre
il velo di nubi che ha rapito ai suoi occhi mortali Gesù, l'anima estatica contempla, al di sopra di tutte le
schiere angeliche, il Re della gloria che prende possesso del suo regno.
Anche noi dobbiamo esultare nel trionfo di Gesù:
"Se voi mi amate, vi rallegrerete che io vada al Padre"
(Gv 14,28). Quanti amano Gesù, provano una gioia
profonda ed intensa contemplando il mistero della sua
Ascensione, nel ringraziare il Padre di avergli dato una
tale gloria. Rallegriamoci, perché il trionfo di Gesù è
pure nostro. La gloria del Capo legittima la speranza
delle membra: il Capo è Gesù e le membra siamo noi.
Anche per noi è serbata l'apoteosi del premio. Questa
gioiosa speranza ci darà sempre nuovo slancio a camminare per la via dei comandamenti del Signore,
senza fermarci alle piccole gioie, alle cose caduche di
quaggiù. Serbiamo il nostro cuore libero da attaccamenti
terreni; serbiamo una incrollabile fiducia, guardando
al cielo. Lassù è il nostro destino, la nostra patria. Gesù è andato a prepararci il posto. Egli non vuole essere
solo nel suo trionfo: "Padre, io voglio che dove sono
io sian pure con me quelli che mi affidasti..." (Gv
17,24).
 |
Terzo
Mistero Glorioso.
La Discesa dello Spirito Santo. |
In mezzo agli apostoli, rapita nella
più ardente supplica, stava la Vergine santissima, Regina degli apostoli. Nel suo cuore di Sposa in attesa
dello Sposo divino, si alternavano la gioia e l'ansia, il
desiderio e l'amore per Iddio e per le anime, che il Signore, sulla croce, le aveva affidato. Ella implorava
agli apostoli quel dono sovrumano di zelo con cui lo
Spirito Santo arse le loro anime, facendone delle fiaccole viventi, per infiammare e convertire il mondo.
E lo Spirito Santo discese su di loro: lo Spirito che
è la carità che illumina, fortifica, infiamma, la carità
che unisce il Verbo con il Padre, Iddio alle creature e
le creature a Dio.
La Vergine santissima fu piena della grazia dello
Spirito Santo fin dal momento della sua immacolata
concezione: ma questa pienezza, per un prodigio divino, pur sempre traboccante, andò sempre crescendo nel
suo cuore, fino a consumarlo nell'unione più perfetta
con questo divino Spirito.
Anche noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo nel
battesimo, siamo stati confermati in Lui, nel sacramento della cresima; l'anima nostra è un tabernacolo
vivo, e il corpo un tempio consacrato del divino Spirito,
quando conserviamo e alimentiamo in noi la grazia del
Signore. "Io ho trovato il cielo sulla terra - diceva
un'anima santa - perché il cielo è Dio e Dio l'ho nell'anima". È vero; insieme con lo Spirito Santo è tutta
la Santissima Trinità che vive in noi, per lo stato di grazia. Supplichiamo il Cuore Immacolato di Maria che
ci conceda di non aver mai la disgrazia di cader nel peccato, per non cacciar Iddio dall'anima nostra, per non
profanare questo tempio dello Spirito Santo che è il nostro corpo: anzi procuriamo di accrescere senza posa
in noi la gràzia, con la frequenza ai sacramenti e con
la corrispondenza alle ispirazioni di Dio.
Imploriamo dalla Vergine SS. i doni dello Spirito
Santo: sapienza, consiglio, fortezza, pietà, timor di
Dio. Chiediamo trasporto per la virtù, zelo per la salute eterna dei nostri cari, amore tenero e forte per
Iddio e una devozione soda, ardente e riparatrice al suo
Cuore.
 |
Quarto
Mistero Glorioso.
L'Assunzione di Maria Vergine al Cielo. |
Come la risurrezione di Gesù fu il
compimento glorioso della sua vita mortale, della missione e della prova, così l'assunzione della Vergine fu
la palma dopo il martirio, la corona dopo il trionfo.
Il Signore premierà ora la sua diletta Sposa, la
tenerissima sua Madre. Virtù impareggiabili, dolori
ineffabili, rassegnazione perfetta, operosità amorosa
hanno tessuto la sua corona, veramente d'oro e tempestata di gemme. E la fine della sua giornata terrena non
è una morte dolorosa, ma un intenso atto di amore che
scinde, in un supremo palpito, l'involucro terreno; un
transito beato che compie l'anelito insaziabile di quel
Cuore Immacolato, il quale dopo l'ascensione di Gesù
al cielo andò sempre consumandosi di desiderio e di
struggente amore per il suo Figliuolo diletto.
La morte è vita, quando la vita è passata amando,
beneficando, pregando.
Gli apostoli si recano al sepolcro che aveva accolto
il corpo virgineo della Madre di Dio... Un olezzo di
fiori celestiali, un'onda di arcana luce suprema annunziano che qualcosa di divino s'è compiuto là dentro.
E intanto si indovinano gli inni melodiosi di cui
risuona il soggiorno degli eletti. Quanto sono belli i tuoi
passi, o figlia del Re eterno, o dolce fanciulla di Iesse,
che trasvoli di coro in coro, di luce in luce, fino al centro di ogni bellezza, di ogni bontà!
Ripensiamo a quel transito soavissimo, alla
gloriosa incorruzione di quel corpo verginale, a quella
trionfale assunzione fra il coro tripudiante degli angeli, al
suo ingresso in cielo, nel giubilo di tutto il Paradiso.
Quel trionfo se lo è meritato, come anche noi possiamo meritarci quaggiù il nostro trionfo nel cielo.
Com'è consolante giungere alle soglie della vita eterna,
con le mani piene di meriti, l'anima ricca di grazie e
di opere buone, il cuore traboccante di amor di Dio.
O Cuore Immacolato di Maria, ottienimi una morte
santa, come hai promesso a quanti praticheranno i tuoi
Sabati. Assistimi in quell'ora estrema, difendimi contro i nemici dell'anima mia. Dammi ora slancio nel
bene, fedeltà alla legge del Signore e ai miei doveri
cristiani, odio al peccato, amore alla preghiera, finché
dura la mia giornata terrena, ed accogli poi, nel seno
della tua misericordia, il mio spirito in pace. Ottienimi
coraggio e vigore davanti al sacrificio e alla tribolazione,
e soprattutto il dono della santa perseveranza.
 |
Quinto
Mistero Glorioso. L'Incoronazione di Maria Vergine. |
"Vieni dal Libano, o mia sposa,
vieni dal Libano: vieni e sarai coronata" (Ct 4,8).
Così lo Spirito Santo andava sussurrando al cuore
di Maria, finché l'invito si tradusse in palpitante realtà. Ma l'ultimo mistero di predilezione nella vita della
Vergine non si svolge sulla terra. Lassù, nel cielo dei
cieli, fra il tripudio degli angeli e dei santi, nella luce
folgorante di Dio, Maria viene incoronata dalla SS. Trinità, Regina del cielo e della terra, mediatrice
universale di grazie presso il trono di Dio, dispensatrice dei
divini tesori, madre tenerissima e guida di tutte le
anime.
L'umile ancella che ha vissuto nel nascondimento,
poveramente, operosamente, nella dedizione, in continua preghiera è ora esaltata dal
"giusto Giudice" al
di sopra di ogni grandezza celeste dopo Dio, oltre ogni
potenza creata, e Iddio stesso si piega alla preghiera
amorosa di Lei.
La Madre dolorosa che visse intrepidamente
nell'anima la Passione del Figlio è ora saziata alla stessa
sorgente di beatitudine di Gesù. L'affetto del suo Cuore
Immacolato, tenerissimo, umile e adorante, è ora trasumanato, naufrago nell'oceano dell'Amore senza fine.
Maria corrispose con assoluta fedeltà ai disegni della
Provvidenza con il suo immutabile fiat, e Dio la investe di un potere sovrano a cui sottostanno i santi del
cielo, le anime sofferenti del Purgatorio, i fedeli militanti sulla terra.
Ella visse di fede, fermamente credendo alle verità
rivelate, anche fra le fitte tenebre delle persecuzioni e
delle apparenti delusioni cui furono soggette la vita e
l'opera di Gesù, e Dio le svela il suo volto e l'ammette
ai segreti della visione beatifica, nel più alto grado possibile ad una creatura.
Anche noi, figli di Maria, esultiamo della gloria e
della potenza toccata in sorte alla Madre nostra. "Ricordati anche della gioia che io godo in cielo",
rammentava un giorno la Vergine apparendo a S. Tommaso di Canterbury. Consideriamo spesso i trionfi di
Maria SS., e siamo pronti a ricorrere in ogni occasione al
suo patrocinio potentissimo.
Il nostro paradiso in terra sia nel meditare i gaudi, i
dolori e le grandezze di Maria, madre nostra; sia nell'amarla teneramente e incondizionatamente. La
devozione alla Vergine SS. è pegno di salvezza; saperla pregare
è segno di predestinazione, amarla sia la nostra felicità.
Ma l'amore è conforto; è ammenda d'onore, è
riparazione al cuore della nostra Madre, per gli oltraggi
che Lei riceve direttamente, per le orribili bestemmie
lanciate al suo nome ed alle sue virtù santissime e per
le offese fatte al suo divin Figliuolo, che si ripercuotono, con strazio indicibile, nel suo cuore materno.
Sacrifichiamoci, nell'abnegazione del nostro dovere, perseverando, sino alla fine, e non cessiamo d'implorare
dal Cuore Immacolato di Maria che ci sia in vita e in
morte rifugio sicuro, e via per andare a Dio.
|