Il Santo Rosario
back

Questione 9

La scienza di Cristo in generale

Ed eccoci a considerare la scienza di Cristo. In proposito dobbiamo esaminare due cose: primo, quali specie di scienza avesse Cristo; secondo, ciascuna di esse in particolare.
Sul primo punto si pongono quattro quesiti: 1. Se Cristo avesse un'altra scienza oltre quella divina; 2. Se avesse la scienza dei beati o comprensori; 3. Se avesse la scienza infusa; 4. Se avesse una qualche scienza acquisita.

ARTICOLO 1

Se Cristo avesse un'altra scienza oltre quella divina

SEMBRA che Cristo non avesse altra scienza che quella divina. Infatti:
1. La scienza è necessaria per conoscere qualche cosa. Ma con la scienza divina Cristo conosceva tutto. Sarebbe stato dunque superfluo che in lui ci fosse qualche altra scienza.
2. Una piccola luce svanisce dinanzi a una più grande. Ma ogni scienza creata sta alla scienza increata di Dio come una piccola luce a una luce più grande. Dunque in Cristo non splendeva altra scienza che quella divina.
3. L'unione della natura umana con quella divina è un'unione personale, come risulta da sopra. Ma alcuni ammettono in Cristo una "scienza dell'unione", con la quale Cristo avrebbe conosciuto meglio di chiunque altro gli aspetti del mistero dell'incarnazione. Ora, poiché l'unione personale abbraccia le due nature, in Cristo non ci dovrebbero essere due scienze, ma una sola comune a entrambe.

IN CONTRARIO: S. Ambrogio afferma: "Dio ha assunto nella carne la perfezione della natura umana: ha preso la sensibilità dell'uomo, ma non la sensibilità viziosa della carne". Ora, della sensibilità dell'uomo fa parte la scienza creata. Dunque in Cristo c'era un'altra scienza oltre quella divina.

RISPONDO: Come abbiamo spiegato, il Figlio di Dio ha assunto una natura umana integra, cioè non il corpo soltanto, ma anche l'anima, non solo quella sensitiva, ma anche l'anima razionale. Era perciò necessario che avesse la scienza creata per tre ragioni. Primo, per la perfezione della sua anima. Questa infatti considerata in se stessa è in potenza a conoscere, "come una tavoletta in cui non è scritto nulla", su cui tuttavia si può scrivere, data la presenza dell'intelletto possibile "mediante il quale l'anima diventa ogni cosa", come dice Aristotele. Ora, ciò che è in potenza, rimane imperfetto se non passa all'atto. Ma non era conveniente che il Figlio di Dio assumesse una natura umana imperfetta: doveva invece assumerla perfetta, proprio perché doveva servirgli come strumento per riportare alla perfezione tutto il genere umano. Era perciò necessario che l'anima di Cristo fosse arricchita di una scienza che ne fosse la perfezione propria. In Cristo quindi doveva esserci un'altra scienza oltre quella divina. Altrimenti l'anima di Cristo sarebbe stata più imperfetta dell'anima degli altri uomini.
Secondo, perché, "essendo ogni cosa ordinata alla propria operazione", come dice Aristotele, inutilmente Cristo avrebbe un'anima intellettiva, se non l'esercitasse nella conoscenza. E questo costituisce scienza creata.
Terzo, perché c'è una scienza creata che è naturale per l'anima umana, quella cioè per cui conosciamo naturalmente i primi principi: scienza infatti è presa qui in senso lato per una qualsiasi conoscenza dell'intelletto umano. Ma a Cristo non mancava niente di ciò che è naturale, avendo egli preso tutta la natura umana, come si è detto sopra. Perciò nel Sesto Concilio (Ecumenico) fu condannata la sentenza di coloro che negavano in Cristo due scienze o due sapienze.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Cristo conosceva tutto per scienza divina mediante un'operazione increata che si identifica con l'essenza divina, essendo l'intellezione di Dio la sua stessa natura, come dice Aristotele. Evidentemente tale operazione non poteva procedere dall'anima umana di Cristo, che è di altra natura. Perciò se l'anima di Cristo altra scienza non avesse avuto che quella divina, direttamente non avrebbe avuto nessuna conoscenza. E così sarebbe stata assunta invano, "essendo ogni cosa ordinata alla propria operazione".
2. Di due luci dello stesso ordine la più piccola viene soverchiata dalla più grande, il lume di una candela, p. es., dalla luce del sole, essendo ambedue fonti luminose. Ma se la luce maggiore è illuminante e la minore illuminata, questa non viene soverchiata bensì potenziata, come la luce dell'aria dalla luce del sole. In tal modo la luce della scienza (creata) non si affievolisce ma splende nell'anima di Cristo per la luce della scienza divina, che è "la luce vera che illumina ogni uomo", come dice il Vangelo.
3. In forza delle due nature che si uniscono, si riscontra in Cristo sia la scienza della natura divina che quella della natura umana, cosicché in forza dell'unione ipostatica si attribuisce all'uomo ciò che è di Dio e a Dio ciò che è dell'uomo, come si è detto sopra. Ma non è detto che in forza dell'unione stessa si possa ammettere in Cristo una nuova scienza. Perché tale unione è fatta per costituire un'unica persona, e la scienza non c'è nella persona se non in dipendenza della sua natura.

ARTICOLO 2

Se Cristo avesse la scienza dei beati, o comprensori

SEMBRA che Cristo non avesse la scienza dei beati, o comprensori. Infatti:
1. La scienza dei beati si ha partecipando la luce di Dio, come dice il Salmista: "Nella tua luce noi vediamo la luce". Ma Cristo non partecipava la luce di Dio, bensì aveva con sé la divinità stessa sostanzialmente unita, secondo le parole di S. Paolo: "In lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità". In lui dunque non c'era la scienza dei beati.
2. È beatifica quella scienza che rende beati, perché dice il Vangelo: "Questa è la vita eterna, che conoscano te, vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo". Ma Cristo uomo era beato per ciò stesso che era unito ipostaticamente con Dio, secondo l'espressione del Salmo: "Beato colui che tu hai scelto e assunto". Dunque non c'è bisogno di ammettere in lui la scienza dei beati.
3. Si possono trovare nell'uomo due tipi di scienza, naturale e soprannaturale. Ora, la scienza dei beati che consiste nella visione di Dio, non è naturale per l'uomo bensì soprannaturale. Ma in Cristo c'era un'altra scienza soprannaturale molto più forte e più alta, cioè la scienza divina. Non era dunque necessaria a Cristo la scienza dei beati.

IN CONTRARIO: La scienza dei beati consiste nella visione o cognizione di Dio. Ma Cristo anche come uomo conosceva Dio pienamente, stando a quanto egli afferma nel Vangelo: "Io lo conosco, e osservo le sue parole". Dunque in Cristo c'era la scienza dei beati.

RISPONDO: Ciò che è in potenza, passa all'atto per mezzo di ciò che è in atto: bisogna che sia caldo ciò che scalda le altre cose. Ora, l'uomo è in potenza alla scienza dei beati che consiste nella visione di Dio ed è destinato ad essa come a suo fine, essendo la creatura razionale, fatta com'è a immagine di Dio, capace di quella conoscenza beata. Ma gli uomini giungono a questo fine della felicità per mezzo dell'umanità di Cristo, secondo il testo paolino: "Era giusto che colui per il quale e dal quale sono state create tutte le cose, avendo condotto alla gloria molti figli, elevasse alla perfezione con le sofferenze l'autore della loro salvezza". Perciò era necessario che la conoscenza consistente nella visione di Dio fosse in Cristo nella maniera più eccellente, perché la causa deve sempre superare l'effetto.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La divinità si è unita all'umanità di Cristo nella persona e non nella natura o essenza; ma con l'unità di persona rimane la distinzione delle nature. Perciò l'anima di Cristo, che è parte della natura umana, per mezzo di una luce comunicatale dalla natura divina è stata elevata alla scienza beata, con la quale si vede Dio per essenza.
2. Per l'unione stessa Cristo uomo è beato della beatitudine increata, come per l'unione è Dio. Ma oltre la beatitudine increata era necessaria nella natura umana di Cristo una beatitudine creata, che stabilisse l'anima sua nel possesso dell'ultimo fine della natura umana.
3. La visione o scienza beata sotto un certo aspetto è soprannaturale per l'anima razionale, nel senso cioè che con le proprie forze non la può raggiungere. Ma sotto un altro aspetto è naturale per lei, in quanto precisamente per la sua natura ne è capace, essendo stata fatta a immagine di Dio, come abbiamo detto sopra. La scienza increata invece è sotto tutti gli aspetti soprannaturale per l'anima umana.

ARTICOLO 3

Se Cristo avesse un'altra scienza infusa oltre quella beatifica

SEMBRA che Cristo non avesse un'altra scienza infusa oltre quella beatifica. Infatti:
1. Ogni altra scienza creata sta alla scienza beatifica come l'imperfetto al perfetto. Ma di fronte a una cognizione perfetta scompare una cognizione imperfetta, come la visione diretta esclude la visione enigmatica della fede, di cui parla S. Paolo. Avendo dunque Cristo la scienza beatifica, come si è detto, non ci poteva essere in lui un'altra scienza infusa.
2. Un modo imperfetto di conoscenza dispone a un modo più perfetto, l'opinione, p. es., che si ha per sillogismo dialettico dispone alla scienza che si ha per sillogismo dimostrativo. Raggiunta la perfezione, non è più necessaria la disposizione, come, toccato il termine, non è necessario il moto. Ora, poiché qualunque altra conoscenza creata sta alla conoscenza beatifica come l'imperfetto al perfetto e come la disposizione al termine, è evidente che Cristo, ricevuta la scienza beatifica, non aveva bisogno d'altra scienza.
3. Come la materia corporea è in potenza alle sue forme, così l'intelletto possibile è in potenza alle forme intelligibili. Ma la materia corporea non può ricevere insieme due forme, una più perfetta e l'altra meno. Dunque neppure l'anima può ricevere una duplice scienza, una più perfetta e l'altra meno. E così ritorna la conclusione di prima.

IN CONTRARIO: S. Paolo ha scritto che "in Cristo sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza".

RISPONDO: Era conveniente, come si è detto, che la natura umana assunta dal Verbo di Dio non avesse imperfezioni. Ma tutto ciò che è in potenza, è imperfetto se non passa all'atto. Ora, l'intelletto umano possibile è in potenza a tutti gli intelligibili. E passa all'atto per mezzo di specie intelligibili, le quali sono delle forme che lo completano, come risulta dalle spiegazioni di Aristotele. Perciò bisogna ammettere in Cristo una scienza infusa, avendo il Verbo di Dio comunicato all'anima umana di Cristo unita a sé ipostaticamente tutte le specie intelligibili a cui l'intelletto possibile è in potenza, così come agli inizi della creazione, secondo la spiegazione di S. Agostino, il Verbo di Dio impresse negli angeli le specie intelligibili. Perciò, come negli angeli, per usare le espressioni del Santo, si ammette una duplice scienza, quella "mattutina", con la quale conoscono le cose nel Verbo, e quella "vespertina", con la quale conoscono le cose nella loro natura per mezzo di specie infuse, così oltre la scienza divina increata, c'è nell'anima di Cristo la scienza beata, con la quale conosce il Verbo e le cose nel Verbo, e la scienza infusa con la quale conosce le cose nella loro natura per mezzo di specie intelligibili proporzionate alla mente umana.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La visione imperfetta della fede è per se stessa opposta alla visione diretta, essendo la fede propriamente di cose non viste, come si è detto nella Seconda Parte. Invece la scienza che si ha per mezzo di specie infuse, non si oppone alla scienza beata. Perciò il paragone non regge.
2. La disposizione può avere con la perfezione due rapporti: primo, di itinerario alla perfezione; secondo, di effetto che da essa deriva. Il calore, p. es., dispone la materia al fuoco; ma acceso il fuoco, il calore non cessa, anzi rimane come effetto del fuoco. Similmente l'opinione prodotta da un sillogismo dialettico è via alla scienza che si acquisisce per dimostrazione; ma con la scienza può rimanere l'opinione appoggiata al sillogismo dialettico come una conseguenza della scienza dimostrativa, che deriva dalla conoscenza delle cause, perché conoscendo le cause per ciò stesso si possono conoscere anche meglio le ragioni probabili, di cui si vale il sillogismo dialettico. Parimente in Cristo assieme alla scienza beata rimane la scienza infusa, non come via alla beatitudine, ma come sua ridondanza.
3. La cognizione beatifica non si ha per mezzo d'una specie che sia l'immagine dell'essenza di Dio, o delle cose che si conoscono nell'essenza divina, come risulta dalla Prima Parte; ma tale cognizione coglie la stessa essenza divina con immediatezza, in quanto la stessa essenza divina si unisce alla mente beata come l'intelligibile all'intelletto. Ma l'essenza divina è una forma che oltrepassa i limiti di qualsiasi creatura. Perciò nulla impedisce che insieme a questa forma sovreminente l'anima razionale abbia delle specie intelligibili proporzionate alla propria natura.

ARTICOLO 4

Se Cristo avesse una scienza sperimentale acquisita

SEMBRA che Cristo non avesse una scienza sperimentale acquisita. Infatti:
1. Cristo aveva nel modo più eccellente tutto ciò che gli conveniva. Ma Cristo non aveva nel modo più eccellente la scienza acquisita, non essendosi applicato allo studio delle lettere che è il miglior mezzo di acquistare la scienza; dice infatti il Vangelo: "I Giudei si meravigliavano e dicevano: Come mai conosce così bene le Scritture senza aver frequentato le scuole?". Dunque Cristo non aveva nessuna scienza acquisita.
2. Ciò che è pieno, non può ricevere altro. Ma la potenzialità dell'anima di Cristo fu pienamente attuata dalle specie intelligibili infuse direttamente da Dio, come si è detto. Dunque non poteva ricevere altre specie acquisite.
3. Chi ha già l'abito della scienza, non acquista un nuovo abito con le percezioni sensibili, perché si avrebbero nel medesimo soggetto due forme della stessa natura; ma con esse l'abito già formato si consolida e si sviluppa. Cristo perciò, avendo l'abito della scienza infusa, non poteva con le percezioni sensibili acquistare un'altra scienza.

IN CONTRARIO: S. Paolo scrive: "Sebbene fosse Figlio di Dio, imparò dalle sue sofferenze l'obbedienza"; e la Glossa spiega: "Sperimentò". C'era dunque in Cristo una scienza sperimentale, che è scienza acquisita.

RISPONDO: Come risulta da sopra, nessuna delle cose "poste da Dio nella nostra natura" mancò alla natura umana assunta dal Verbo di Dio. Ma Dio pose nella natura umana non solo l'intelletto possibile, bensì anche l'intelletto agente. Perciò bisogna ammettere nell'anima di Cristo non solo l'intelletto possibile, ma anche l'intelletto agente. Ora, se "Dio e la natura non hanno mai fatto niente d'inutile", come osserva il Filosofo, tanto meno c'era qualche cosa d'inutile nell'anima di Cristo. Ma inutile è una cosa priva della propria operazione, essendo "ogni cosa per la propria operazione", come nota il Filosofo. Ebbene, l'operazione propria dell'intelletto agente è di rendere intelligibile in atto le specie astraendole dai fantasmi: ciò che Aristotele intende assegnando all'intelletto agente la funzione di "fare tutte le cose". È dunque necessario ammettere in Cristo alcune specie intelligibili prodotte dall'azione dell'intelletto agente e accolte dal suo intelletto possibile. E questo equivale ad ammettere in lui una scienza acquisita che alcuni chiamano sperimentale.
Perciò, sebbene altrove io abbia scritto diversamente, bisogna riconoscere in Cristo la scienza acquisita. Essa è una scienza commisurata esattamente all'uomo, non solo per parte del soggetto ricevente, ma anche per parte della causa efficiente, ponendosi tale scienza in Cristo per il lume dell'intelletto agente, che è connaturale alla natura umana. Invece la scienza infusa c'è nell'anima umana per un lume calato dall'alto, ed è un modo di conoscere proprio della natura angelica. La scienza beatifica poi, che consente la visione della stessa essenza divina, è propria e connaturale a Dio soltanto, come abbiamo detto nella Prima Parte.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Dei due modi di acquistare la scienza, la scoperta personale e l'insegnamento, è principale il primo, secondario l'altro. Ecco perché Aristotele afferma: "Ottimo è chi impara tutto da sé, buono chi è docile a un buon insegnamento". A Cristo perciò conveniva maggiormente acquisire la scienza per sua iniziativa che per insegnamento, tanto più che egli veniva dato da Dio come Maestro di tutti, secondo l'espressione di Gioele: "Gioite nel Signore Dio vostro, perché vi ha dato il Maestro di giustizia".
2. L'intelligenza umana ha due relazioni. Una con le cose superiori. E sotto quest'aspetto l'anima di Cristo fu ricolmata dalla scienza infusa. L'altro rapporto l'ha con le cose inferiori, cioè con i fantasmi che hanno il compito di stimolare l'intelligenza umana per mezzo dell'intelletto agente. Era opportuno quindi che anche in questa direzione l'anima di Cristo fosse piena di scienza, non perché non fosse sufficiente alla mente umana la sola scienza infusa, ma perché doveva essere perfetta anche in rapporto ai fantasmi.
3. Abito acquisito e abito infuso hanno indole diversa. L'abito della scienza acquisita si forma per il ricorso della mente umana ai fantasmi, e per questa via non si può acquistare più volte il medesimo abito. Invece l'abito della scienza infusa ha un'altra origine, discendendo nell'anima dall'alto senza riferimento ai fantasmi. I due abiti perciò non sono sullo stesso piano.