Il Santo Rosario
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Questione 87

La remissione dei peccati veniali

Veniamo ora a esaminare la remissione dei peccati veniali.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se il peccato veniale possa essere rimesso senza la penitenza; 2. Se possa essere perdonato senza infusione di grazia; 3. Se i peccati veniali vengano rimessi con l'aspersione dell'acqua benedetta, col battersi il petto, con il Padre nostro, e con altre pratiche del genere; 4. Se un peccato veniale possa essere rimesso restando nell'anima il peccato mortale.

ARTICOLO 1

Se il peccato veniale possa essere rimesso senza la penitenza

SEMBRA che il peccato veniale possa essere rimesso senza la penitenza. Infatti:
1. Come abbiamo notato sopra, la penitenza vera implica non solo che uno si penta del peccato commesso, ma che inoltre proponga di non ricadere nel futuro. Ora, i peccati veniali vengono rimessi senza tale proposito, essendo certo che un uomo non può vivere la vita presente senza peccati veniali. Dunque i peccati veniali possono essere rimessi senza la penitenza.
2. Non c'è penitenza senza dispiacere attuale dei peccati commessi. Ma i peccati veniali possono essere perdonati senza che se ne abbia dispiacere: il che è evidente nel caso di chi viene ucciso per Cristo in tale stato mentre dorme. Costui infatti volerebbe subito in cielo: il che non potrebbe avvenire se restassero i peccati veniali. Dunque i peccati veniali possono essere perdonati senza penitenza.
3. I peccati veniali sono incompatibili col fervore della carità, come abbiamo visto nella Seconda Parte. Ma gli opposti si escludono a vicenda. Quindi col fervore della carità, che può prodursi anche senza il dolore attuale del peccato veniale, si può avere la remissione dei peccati veniali.

IN CONTRARIO: S. Agostino afferma, che "c'è nella Chiesa una penitenza quotidiana per i peccati veniali". Ora, questa sarebbe inutile, se i peccati veniali potessero essere rimessi senza la penitenza.

RISPONDO: Come abbiamo già notato, la remissione della colpa viene compiuta mediante l'unione con Dio, dal quale ogni colpa più o meno separa. Ora, tale separazione è perfetta col peccato mortale, imperfetta con quello veniale: poiché col peccato mortale l'anima viene distolta totalmente da Dio, trattandosi di un atto incompatibile con la carità; mentre col peccato veniale l'affetto dell'uomo viene trattenuto dall'andare verso Dio con prontezza. Perciò sia l'uno che l'altro peccato viene rimesso con la penitenza, poiché in entrambi la volontà umana viene mal disposta da un attaccamento disordinato al bene creato: infatti come il peccato mortale non può essere rimesso finché la volontà aderisce al peccato, così non può esserlo il veniale, perché fino a che rimane la causa rimane l'effetto. Però per la remissione del peccato mortale si richiede una penitenza piu perfetta: si richiede cioè che uno detesti attualmente il peccato per quanto è a lui possibile; ossia che usi diligenza nel ricordare i singoli peccati mortali, per detestarli singolarmente. Ciò invece non è richiesto per la remissione dei peccati veniali. Tuttavia non basta il dispiacere abituale, che è implicito nel possesso degli abiti della carità e della penitenza; poiché altrimenti la carità dovrebbe essere incompatibile col peccato veniale, il che invece è evidentemente falso. Si richiede quindi un dispiacere virtuale: che uno, p. es., abbia tale affetto verso Dio e le cose di Dio. da provar dispiacere per tutto ciò che venga a ritardare la sua ascesa verso di lui, e da sentir dolore per aver commesso cose del genere, anche se attualmente non ci pensa. Questo invece non basta per la remissione dei peccati mortali, se non per i peccati dimenticati dopo diligente ricerca.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'uomo in grazia può evitare tutti e singoli i peccati mortali; può evitare anche i singoli peccati veniali, ma non tutti, come risulta da quanto abbiamo detto nella Seconda Parte. La penitenza quindi dei peccati mortali richiede che l'uomo proponga di astenersi da tutti e singoli i peccati mortali. Invece per la penitenza dei veniali basta che proponga di astenersi dai singoli, non già da tutti: perché l'infermità della vita presente non lo comporta. Tuttavia si deve avere il proposito di disporsi a diminuire i peccati veniali: altrimenti ci si espone al pericolo di cadere, abbandonando il desiderio di progredire, ossia di togliere gli ostacoli del progresso spirituale, che sono i peccati veniali.
2. La morte sofferta per Cristo raggiunge, come sopra abbiamo visto, il valore del battesimo. Essa perciò purifica da qualsiasi colpa e mortale e veniale, a meno che non trovi la volontà attaccata attualmente al peccato.
3. Il fervore della carità implica virtualmente il dispiacere dei peccati veniali, come abbiamo notato qui sopra.

ARTICOLO 2

Se per la remissione dei peccati veniali si richieda l'infusione della grazia

SEMBRA che per la remissione dei peccati veniali si richieda l'infusione della grazia. Infatti:
1. Un effetto non può mai prodursi senza la propria causa. Ora, causa propria della remissione dei peccati è la grazia: poiché non è per i nostri meriti che vengono rimessi i peccati, come si rileva da quelle parole di S. Paolo: "Dio, che è ricco di misericordia, per il grande amore che ci portava, pur essendo noi morti per le nostre colpe, ci richiamò a vita in Cristo, per la cui grazia siete stati salvati". Dunque i peccati veniali non vengono rimessi senza l'infusione della grazia.
2. I peccati veniali non vengono rimessi senza penitenza. Ma nella penitenza viene infusa la grazia, come in tutti gli altri sacramenti della nuova legge. Quindi i peccati veniali non vengono rimessi senza l'infusione della grazia.
3. Il peccato veniale infligge all'anima una macchia. Ora, la macchia non viene cancellata che dalla grazia, che è il decoro spirituale dell'anima. Dunque i peccati veniali non vengono rimessi senza un'infusione della grazia.

IN CONTRARIO: Il peccato veniale non toglie dall'anima la grazia, e neppure la diminuisce, come abbiamo spiegato nella Seconda Parte. Quindi, per lo stesso motivo, per la remissione del peccato veniale non si richiede una nuova infusione della grazia.

RISPONDO: Ogni cosa viene eliminata dal suo contrario. Ma il peccato veniale non è contrario né alla grazia né alla carità, limitandosi a ritardarne gli atti, per il fatto che uno si attacca troppo a un bene creato, però senza andare contro Dio, come abbiamo spiegato nella Seconda Parte. Perché quindi tale peccato venga cancellato non si richiede un'infusione della grazia abituale; ma basta un moto della grazia, o della carità perché venga rimesso.
Tuttavia, poiché in coloro che hanno l'uso del libero arbitrio, che poi sono i soli capaci di far peccati veniali, non può mai esserci un'infusione della grazia, senza un moto del libero arbitrio verso Dio e contro il peccato, ogni volta che si ha in essi una nuova infusione della grazia si produce la remissione dei peccati veniali.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Anche la remissione dei peccati veniali è effetto della grazia, però mediante il nuovo atto che essa produce: non già con altra grazia abituale infusa nell'anima.
2. Il peccato veniale, come sopra abbiamo notato, non viene mai rimesso senza un qualche atto della penitenza virtù, o esplicito, o implicito. Però può essere rimesso senza la penitenza sacramento, la quale formalmente consiste nell'assoluzione del sacerdote, secondo le spiegazioni date. Perciò non ne segue che per la remissione del peccato veniale si richieda l'infusione della grazia, la quale pur producendosi in ogni sacramento non si produce in ogni atto di virtù.
3. Nel corpo la macchia può prodursi in due modi: primo, mediante la privazione di quanto la bellezza richiede, cioè del debito colore e della debita proporzione delle membra; secondo mediante l'apposizione di cose, quali il fango e la polvere, che appannano la bellezza. Allo stesso modo anche nell'anima la macchia può prodursi, o mediante la privazione del decoro della grazia col peccato mortale, o mediante l'inclinazione disordinata dell'affetto verso un bene temporale. Quindi per togliere la macchia del peccato mortale si richiede l'infusione della grazia; ma per togliere la macchia del peccato veniale basta un atto che, derivando dalla grazia, tolga l'attaccamento disordinato ai beni temporali.

ARTICOLO 3

Se i peccati veniali vengano rimessi dall'aspersione dell'acqua benedetta, dalla benedizione episcopale, e da altre pratiche di questo genere

SEMBRA che i peccati veniali non vengano rimessi dall'aspersione dell'acqua benedetta, dalla benedizione episcopale e da altre pratiche del genere. Infatti:
1. I peccati veniali non vengono rimessi che mediante la penitenza, come sopra abbiamo visto. Ma la penitenza basta da sola a rimettere i peccati veniali. Dunque tali pratiche non hanno nessun influsso in codesta remissione.
2. Ognuna di codeste pratiche si rivolge a un solo peccato veniale come si rivolge a tutti. Quindi se con una di esse ne viene rimesso uno, per lo stesso motivo vengono rimessi tutti. Cosicché mediante un solo gesto di battersi il petto, o mediante una sola aspersione con l'acqua benedetta uno verrebbe purificato da tutti i peccati veniali. Il che è inammissibile.
3. I peccati veniali importano un debito di pena, anche se temporale: poiché di colui "che sopraedifica legno, fieno e paglia", si dice che "sarà salvo, però quasi attraverso il fuoco". Invece codeste pratiche, da cui si vorrebbe ricavare la remissione dei peccati veniali, non implicano di suo nessuna pena, o soltanto una pena insignificante. Perciò esse non bastano alla piena remissione dei peccati veniali.

IN CONTRARIO: S. Agostino afferma, che per i peccati non gravi "ci battiamo il petto, o diciamo, "Rimetti a noi i nostri debiti"". Dunque è evidente che battersi il petto e recitare il Padre nostro producono la remissione dei peccati veniali. Lo stesso vale per le altre pratiche suddette.

RISPONDO: Per la remissione del peccato veniale, come abbiamo visto sopra, non si richiede una nuova infusione di grazia, ma basta un atto che derivi dalla grazia col quale si detesta esplicitamente, o per lo meno implicitamente il peccato, come quando uno si muove con fervore verso Dio. Perciò una pia pratica può influire sulla remissione dei peccati veniali in tre maniere. Primo, in quanto con essa viene infusa la grazia: poiché, come abbiamo notato sopra, con l'infusione della grazia si cancellano i peccati veniali. In tal modo i peccati veniali vengono rimessi dall'Eucarestia, dall'Estrema unzione e da tutti i sacramenti della nuova legge.
Secondo, in quanto codeste pratiche sono accompagnate da un moto di detestazione dei peccati. Ed è in tal modo appunto che giovano a rimettere i peccati veniali la recita del Confiteor, l'atto di battersi il petto, e la preghiera del Padre nostro: poiché in questa preghiera noi chiediamo: "Rimetti a noi i nostri debiti".
Terzo, in quanto tali pratiche sono legate a un moto di riverenza verso Dio e verso le cose di Dio. E in tal modo influiscono sulla remissione dei peccati la benedizione episcopale, l'aspersione dell'acqua benedetta, una qualsiasi unzione rituale, il pregare in una chiesa consacrata, e altre pratiche del genere.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tutte queste pratiche causano la remissione dei peccati veniali in quanto inclinano l'anima, in maniera implicita o esplicita, a quel moto di penitenza che è la detestazione del peccato.
2. Di suo tutte codeste pratiche giovano a rimettere tutti i peccati veniali. Tuttavia la remissione di certuni può essere impedita dall'attaccamento attuale che l'anima ha verso di essi: del resto si sa che talora le cattive disposizioni impediscono persino l'effetto del battesimo.
3. Le pratiche suddette eliminano i peccati veniali rispetto alla colpa, sia per la virtù di qualche rito santificante, che per influsso della carità che viene eccitata da esse. Non è detto però che ciascuna di esse elimini sempre tutto il debito di pena: cosicché chiunque si trovi a morire senza peccato mortale dopo l'aspersione dell'acqua benedetta debba volare subito in cielo. Ma il reato, o debito di pena viene rimesso dalle pratiche suddette in proporzione del fervore verso Dio, che può derivarne in misura maggiore o minore.

ARTICOLO 4

Se un peccato veniale possa essere rimesso, restando nell'anima il peccato mortale

SEMBRA che un peccato veniale possa essere rimesso, restando nell'anima il peccato mortale. Infatti:
1. A commento di quel passo evangelico: "Chi di voi è senza peccato scagli contro di lei la prima pietra", una Glossa afferma, che "quei tali erano tutti in peccato mortale: infatti i veniali soltanto erano loro rimessi dalle cerimonie rituali". Dunque il peccato veniale può essere rimesso senza che lo sia il mortale.
2. Per la remissione del peccato veniale non si richiede l'infusione della grazia. Questa invece si richiede per la remissione di quello mortale. Perciò si può ottenere la remissione del primo, senza la remissione del secondo.
3. Un peccato veniale è meno affine a un peccato mortale, che a un altro peccato veniale. Eppure una colpa veniale può essere rimessa, come abbiamo notato, senza la remissione di altre colpe veniali. Quindi un peccato veniale può essere rimesso senza la remissione di quello mortale.

IN CONTRARIO: Nel Vangelo si legge: "Non uscirai di lì", cioè dal carcere in cui un uomo viene rinchiuso col peccato mortale, "fino a che non avrai saldato l'ultimo spicciolo", che sta a significare il peccato veniale. Dunque il peccato veniale non viene rimesso senza la remissione del mortale.

RISPONDO: Come abbiamo già notato, in nessuno si ha la remissione della colpa, se non in forza della grazia; poiché, come dice l'Apostolo, si deve alla grazia di Dio che a qualcuno Dio "non imputi il peccato"; frase che la Glossa riferisce al peccato veniale. Ora, chi è in peccato mortale è privo della grazia di Dio. Perciò a lui non può essere rimesso nessun peccato veniale.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Per colpe veniali in quel testo s'intendono le irregolarità o impurità che venivano contratte a norma della legge.
2. Sebbene per la remissione del peccato veniale non si richieda una nuova infusione di grazia abituale, si richiede però un atto derivante dalla grazia. E questo non può esserci in chi è soggetto al peccato mortale.
3. Un peccato veniale non esclude mai tutti gli atti dovuti alla grazia, mediante i quali possono essere rimessi gli altri peccati veniali. Invece il peccato mortale esclude del tutto l'abito della grazia, senza il quale non c'è remissione di peccati né mortali né veniali. Perciò il paragone non regge.