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Questione
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La remissione dei peccati veniali
Veniamo ora a esaminare la remissione dei peccati veniali.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se il peccato
veniale possa essere rimesso senza la penitenza; 2. Se possa essere
perdonato senza infusione di grazia; 3. Se i peccati veniali vengano rimessi con l'aspersione dell'acqua benedetta, col battersi il
petto, con il Padre nostro, e con altre pratiche del genere;
4. Se un peccato veniale possa essere rimesso restando nell'anima
il peccato mortale.
ARTICOLO
1
Se il peccato veniale possa essere rimesso senza la
penitenza
SEMBRA che il peccato veniale possa essere rimesso senza la
penitenza. Infatti:
1. Come abbiamo notato sopra, la penitenza vera implica non
solo che uno si penta del peccato commesso, ma che inoltre proponga
di non ricadere nel futuro. Ora, i peccati veniali vengono
rimessi senza tale proposito, essendo certo che un uomo non può
vivere la vita presente senza peccati veniali. Dunque i peccati
veniali possono essere rimessi senza la penitenza.
2. Non c'è penitenza senza dispiacere attuale dei peccati commessi.
Ma i peccati veniali possono essere perdonati senza che
se ne abbia dispiacere: il che è evidente nel caso di chi viene ucciso
per Cristo in tale stato mentre dorme. Costui infatti volerebbe
subito in cielo: il che non potrebbe avvenire se restassero i peccati
veniali. Dunque i peccati veniali possono essere perdonati
senza penitenza.
3. I peccati veniali sono incompatibili col fervore della carità,
come abbiamo visto nella Seconda Parte. Ma gli opposti si escludono
a vicenda. Quindi col fervore della carità, che può prodursi
anche senza il dolore attuale del peccato veniale, si può avere
la remissione dei peccati veniali.
IN CONTRARIO: S. Agostino afferma, che
"c'è nella Chiesa una
penitenza quotidiana per i peccati veniali". Ora, questa sarebbe
inutile, se i peccati veniali potessero essere rimessi senza la penitenza.
RISPONDO: Come abbiamo già notato, la remissione della colpa
viene compiuta mediante l'unione con Dio, dal quale ogni colpa
più o meno separa. Ora, tale separazione è perfetta col peccato
mortale, imperfetta con quello veniale: poiché col peccato mortale
l'anima viene distolta totalmente da Dio, trattandosi di un atto
incompatibile con la carità; mentre col peccato veniale l'affetto
dell'uomo viene trattenuto dall'andare verso Dio con prontezza.
Perciò sia l'uno che l'altro peccato viene rimesso con la penitenza,
poiché in entrambi la volontà umana viene mal disposta da un
attaccamento disordinato al bene creato: infatti come il peccato
mortale non può essere rimesso finché la volontà aderisce al peccato,
così non può esserlo il veniale, perché fino a che rimane la
causa rimane l'effetto. Però per la remissione del peccato mortale
si richiede una penitenza piu perfetta: si richiede cioè che uno
detesti attualmente il peccato per quanto è a lui possibile; ossia
che usi diligenza nel ricordare i singoli peccati mortali, per detestarli
singolarmente. Ciò invece non è richiesto per la remissione
dei peccati veniali. Tuttavia non basta il dispiacere abituale, che
è implicito nel possesso degli abiti della carità e della penitenza;
poiché altrimenti la carità dovrebbe essere incompatibile col peccato veniale,
il che invece è evidentemente falso. Si richiede
quindi un dispiacere virtuale: che uno, p. es., abbia tale affetto
verso Dio e le cose di Dio. da provar dispiacere per tutto ciò che
venga a ritardare la sua ascesa verso di lui, e da sentir dolore
per aver commesso cose del genere, anche se attualmente non ci
pensa. Questo invece non basta per la remissione dei peccati
mortali, se non per i peccati dimenticati dopo diligente ricerca.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'uomo in grazia può evitare
tutti e singoli i peccati mortali; può evitare anche i singoli peccati veniali,
ma non tutti, come risulta da quanto abbiamo detto
nella Seconda Parte. La penitenza quindi dei peccati mortali richiede
che l'uomo proponga di astenersi da tutti e singoli i peccati
mortali. Invece per la penitenza dei veniali basta che proponga
di astenersi dai singoli, non già da tutti: perché l'infermità della
vita presente non lo comporta. Tuttavia si deve avere il proposito
di disporsi a diminuire i peccati veniali: altrimenti ci si espone
al pericolo di cadere, abbandonando il desiderio di progredire,
ossia di togliere gli ostacoli del progresso spirituale, che sono i
peccati veniali.
2. La morte sofferta per Cristo raggiunge, come sopra abbiamo
visto, il valore del battesimo. Essa perciò purifica da qualsiasi
colpa e mortale e veniale, a meno che non trovi la volontà attaccata
attualmente al peccato.
3. Il fervore della carità implica virtualmente il dispiacere dei
peccati veniali, come abbiamo notato qui sopra.
ARTICOLO
2
Se per la remissione dei peccati veniali si richieda l'infusione della
grazia
SEMBRA che per la remissione dei peccati veniali si richieda
l'infusione della grazia. Infatti:
1. Un effetto non può mai prodursi senza la propria causa. Ora,
causa propria della remissione dei peccati è la grazia: poiché non
è per i nostri meriti che vengono rimessi i peccati, come si rileva
da quelle parole di S. Paolo: "Dio, che è ricco di misericordia,
per il grande amore che ci portava, pur essendo noi morti per le
nostre colpe, ci richiamò a vita in Cristo, per la cui grazia siete
stati salvati". Dunque i peccati veniali non vengono rimessi senza
l'infusione della grazia.
2. I peccati veniali non vengono rimessi senza penitenza. Ma
nella penitenza viene infusa la grazia, come in tutti gli altri sacramenti
della nuova legge. Quindi i peccati veniali non vengono
rimessi senza l'infusione della grazia.
3. Il peccato veniale infligge all'anima una macchia. Ora, la
macchia non viene cancellata che dalla grazia, che è il decoro spirituale
dell'anima. Dunque i peccati veniali non vengono rimessi
senza un'infusione della grazia.
IN CONTRARIO: Il peccato veniale non toglie dall'anima la grazia,
e neppure la diminuisce, come abbiamo spiegato nella Seconda
Parte. Quindi, per lo stesso motivo, per la remissione del peccato
veniale non si richiede una nuova infusione della grazia.
RISPONDO: Ogni cosa viene eliminata dal suo contrario. Ma il
peccato veniale non è contrario né alla grazia né alla carità, limitandosi
a ritardarne gli atti, per il fatto che uno si attacca troppo
a un bene creato, però senza andare contro Dio, come abbiamo
spiegato nella Seconda Parte. Perché quindi tale peccato venga
cancellato non si richiede un'infusione della grazia abituale; ma
basta un moto della grazia, o della carità perché venga rimesso.
Tuttavia, poiché in coloro che hanno l'uso del libero arbitrio,
che poi sono i soli capaci di far peccati veniali, non può mai esserci
un'infusione della grazia, senza un moto del libero arbitrio verso
Dio e contro il peccato, ogni volta che si ha in essi una nuova
infusione della grazia si produce la remissione dei peccati veniali.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Anche la remissione dei peccati veniali è effetto
della grazia, però mediante il nuovo atto
che essa produce: non già con altra grazia abituale infusa nell'anima.
2. Il peccato veniale, come sopra abbiamo notato, non viene
mai rimesso senza un qualche atto della penitenza virtù, o esplicito,
o implicito. Però può essere rimesso senza la penitenza sacramento,
la quale formalmente consiste nell'assoluzione del sacerdote,
secondo le spiegazioni date. Perciò non ne segue che per la
remissione del peccato veniale si richieda l'infusione della grazia,
la quale pur producendosi in ogni sacramento non si produce in
ogni atto di virtù.
3. Nel corpo la macchia può prodursi in due modi: primo, mediante
la privazione di quanto la bellezza richiede, cioè del debito
colore e della debita proporzione delle membra; secondo mediante
l'apposizione di cose, quali il fango e la polvere, che appannano
la bellezza. Allo stesso modo anche nell'anima la macchia può
prodursi, o mediante la privazione del decoro della grazia col peccato mortale,
o mediante l'inclinazione disordinata dell'affetto verso
un bene temporale. Quindi per togliere la macchia del peccato
mortale si richiede l'infusione della grazia; ma per togliere la macchia
del peccato veniale basta un atto che, derivando dalla grazia,
tolga l'attaccamento disordinato ai beni temporali.
ARTICOLO
3
Se i peccati veniali vengano rimessi dall'aspersione dell'acqua benedetta,
dalla benedizione episcopale, e da altre pratiche di questo genere
SEMBRA che i peccati veniali non vengano rimessi dall'aspersione
dell'acqua benedetta, dalla benedizione episcopale e da altre pratiche
del genere. Infatti:
1. I peccati veniali non vengono rimessi che mediante la penitenza,
come sopra abbiamo visto. Ma la penitenza basta da sola
a rimettere i peccati veniali. Dunque tali pratiche non hanno
nessun influsso in codesta remissione.
2. Ognuna di codeste pratiche si rivolge a un solo peccato veniale
come si rivolge a tutti. Quindi se con una di esse ne viene
rimesso uno, per lo stesso motivo vengono rimessi tutti. Cosicché
mediante un solo gesto di battersi il petto, o mediante una sola
aspersione con l'acqua benedetta uno verrebbe purificato da tutti
i peccati veniali. Il che è inammissibile.
3. I peccati veniali importano un debito di pena, anche se
temporale: poiché di colui "che sopraedifica legno, fieno e paglia",
si dice che "sarà salvo, però quasi attraverso il fuoco". Invece
codeste pratiche, da cui si vorrebbe ricavare la remissione dei
peccati veniali, non implicano di suo nessuna pena, o soltanto una
pena insignificante. Perciò esse non bastano alla piena remissione
dei peccati veniali.
IN CONTRARIO: S. Agostino afferma, che per i peccati non gravi
"ci battiamo il petto, o diciamo, "Rimetti a noi i nostri
debiti"".
Dunque è evidente che battersi il petto e recitare il Padre nostro producono la remissione dei peccati veniali. Lo stesso
vale per le altre pratiche suddette.
RISPONDO: Per la remissione del peccato veniale, come abbiamo
visto sopra, non si richiede una nuova infusione di grazia, ma
basta un atto che derivi dalla grazia col quale si detesta esplicitamente,
o per lo meno implicitamente il peccato, come quando
uno si muove con fervore verso Dio. Perciò una pia pratica può
influire sulla remissione dei peccati veniali in tre maniere. Primo,
in quanto con essa viene infusa la grazia: poiché, come abbiamo
notato sopra, con l'infusione della grazia si cancellano i peccati
veniali. In tal modo i peccati veniali vengono rimessi dall'Eucarestia,
dall'Estrema unzione e da tutti i sacramenti della nuova legge.
Secondo, in quanto codeste pratiche sono accompagnate da un
moto di detestazione dei peccati. Ed è in tal modo appunto che
giovano a rimettere i peccati veniali la recita del Confiteor, l'atto
di battersi il petto, e la preghiera del Padre nostro: poiché in questa
preghiera noi chiediamo: "Rimetti a noi i nostri debiti".
Terzo, in quanto tali pratiche sono legate a un moto di riverenza
verso Dio e verso le cose di Dio. E in tal modo influiscono
sulla remissione dei peccati la benedizione episcopale, l'aspersione
dell'acqua benedetta, una qualsiasi unzione rituale, il pregare in
una chiesa consacrata, e altre pratiche del genere.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tutte queste pratiche causano
la remissione dei peccati veniali in quanto inclinano l'anima, in
maniera implicita o esplicita, a quel moto di penitenza che è la
detestazione del peccato.
2. Di suo tutte codeste pratiche giovano a rimettere tutti i peccati veniali.
Tuttavia la remissione di certuni può essere impedita
dall'attaccamento attuale che l'anima ha verso di essi: del resto
si sa che talora le cattive disposizioni impediscono persino l'effetto
del battesimo.
3. Le pratiche suddette eliminano i peccati veniali rispetto alla
colpa, sia per la virtù di qualche rito santificante, che per influsso
della carità che viene eccitata da esse. Non è detto però che ciascuna
di esse elimini sempre tutto il debito di pena: cosicché
chiunque si trovi a morire senza peccato mortale dopo l'aspersione
dell'acqua benedetta debba volare subito in cielo. Ma il reato, o
debito di pena viene rimesso dalle pratiche suddette in proporzione
del fervore verso Dio, che può derivarne in misura maggiore o minore.
ARTICOLO 4
Se un peccato veniale possa essere rimesso, restando nell'anima il
peccato mortale
SEMBRA che un peccato veniale possa essere rimesso, restando
nell'anima il peccato mortale. Infatti:
1. A commento di quel passo evangelico:
"Chi di voi è senza
peccato scagli contro di lei la prima pietra", una Glossa afferma,
che "quei tali erano tutti in peccato mortale: infatti i veniali
soltanto erano loro rimessi dalle cerimonie rituali". Dunque il
peccato veniale può essere rimesso senza che lo sia il mortale.
2. Per la remissione del peccato veniale non si richiede l'infusione
della grazia. Questa invece si richiede per la remissione di
quello mortale. Perciò si può ottenere la remissione del primo,
senza la remissione del secondo.
3. Un peccato veniale è meno affine a un peccato mortale, che
a un altro peccato veniale. Eppure una colpa veniale può essere
rimessa, come abbiamo notato, senza la remissione di altre colpe
veniali. Quindi un peccato veniale può essere rimesso senza la
remissione di quello mortale.
IN CONTRARIO: Nel Vangelo si legge:
"Non uscirai di lì", cioè
dal carcere in cui un uomo viene rinchiuso col peccato mortale, "fino a che non avrai saldato l'ultimo
spicciolo", che sta a significare
il peccato veniale. Dunque il peccato veniale non viene rimesso
senza la remissione del mortale.
RISPONDO: Come abbiamo già notato, in nessuno si ha la remissione
della colpa, se non in forza della grazia; poiché, come dice
l'Apostolo, si deve alla grazia di Dio che a qualcuno Dio "non
imputi il peccato"; frase che la Glossa riferisce al peccato veniale.
Ora, chi è in peccato mortale è privo della grazia di Dio. Perciò
a lui non può essere rimesso nessun peccato veniale.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Per colpe veniali in quel testo
s'intendono le irregolarità o impurità che venivano contratte a
norma della legge.
2. Sebbene per la remissione del peccato veniale non si richieda
una nuova infusione di grazia abituale, si richiede però un atto
derivante dalla grazia. E questo non può esserci in chi è soggetto
al peccato mortale.
3. Un peccato veniale non esclude mai tutti gli atti dovuti alla
grazia, mediante i quali possono essere rimessi gli altri peccati
veniali. Invece il peccato mortale esclude del tutto l'abito della
grazia, senza il quale non c'è remissione di peccati né mortali né
veniali. Perciò il paragone non regge.
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