Il Santo Rosario
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Questione 86

Gli effetti della penitenza quanto alla remissione dei peccati mortali

Passiamo ora a considerare gli effetti della penitenza. Primo quanto alla remissione dei peccati mortali; secondo, quanto alla remissione dei peccati veniali; terzo, quanto alla possibile reviviscenza dei peccati perdonati; quarto, quanto al ricupero delle virtù.
Sul primo argomento si pongono sei quesiti: 1. Se i peccati mortali vengano cancellati dalla penitenza; 2. Se sia possibile cancellarli senza la penitenza; 3. Se possa essere rimesso un peccato, senza la remissione degli altri; 4. Se la penitenza possa togliere la colpa, lasciando l'obbligazione alla pena; 5. Se possano così rimanere le scorie del peccato; 6. Se togliere il peccato sia effetto della penitenza virtù o della penitenza sacramento.

ARTICOLO 1

Se dalla penitenza vengano cancellati tutti i peccati

SEMBRA che non tutti i peccati vengano cancellati dalla penitenza. Infatti:
1. L'Apostolo afferma che Esaù "non ottenne il perdono, sebbene lo chiedesse con le lacrime". E la Glossa spiega: "Cioè non ottenne il perdono e la benedizione mediante il pentimento". E di Antioco si legge: "Quello scellerato pregava il Signore dal quale non avrebbe ottenuto misericordia". Dunque non tutti i peccati vengono eliminati dalla penitenza.
2. S. Agostino ha scritto, che "è tanta la sozzura di codesto peccato (cioè che uno dopo aver conosciuto Dio per la grazia di Cristo, arrivi a minacciare la concordia fraterna muovendosi col fuoco dell'invidia contro la grazia medesima), da non poter soffrire l'umiltà della preghiera, anche se è costretto dalla cattiva coscienza a riconoscere il proprio peccato". Perciò non tutti i peccati possono essere cancellati dalla penitenza.
3. Il Signore ha affermato: "A chi avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questo secolo né in quello futuro". Quindi non tutti i peccati possono essere rimessi con la penitenza.

IN CONTRARIO: In Ezechiele si legge: "Di tutte le iniquità che ha commesso io non ne ricorderò nessuna".

RISPONDO: L'incapacità della penitenza a cancellare un peccato potrebbe dipendere da due cose: primo, dal fatto che uno non è in grado di pentirsene; secondo, dal fatto che la penitenza non è in grado di cancellare il peccato. Per il primo motivo sono incancellabili i peccati dei demoni e dei dannati; poiché il loro affetto è confermato nel male, e quindi ad essi il peccato non può dispiacere in quanto colpa, ma dispiace solo in quanto si traduce nel castigo di cui soffrono. Cosicché essi hanno un certo pentimento, però infruttuoso, secondo le parole della Sapienza: "Presi dal pentimento, gemeranno per l'angoscia dell'animo". Perciò tale penitenza non è accompagnata dalla speranza del perdono, ma dalla disperazione.
Ora, non può essere di tal genere il peccato di un uomo viatore, il cui libero arbitrio è flessibile al bene e al male. Affermare quindi che esiste nella vita presente un peccato, di cui sia impossibile pentirsi, è un errore. Primo perché in tal modo si negherebbe il libero arbitrio. - Secondo, perché si farebbe oltraggio alla grazia, la quale è in grado di muovere a penitenza il cuore di qualsiasi peccatore; poiché sta scritto: "Il cuore del re è nelle mani di Dio, che lo volge dovunque egli vuole".
È erroneo inoltre per il secondo motivo, pensare che un peccato non possa essere rimesso dalla vera penitenza. Primo, perché ciò è incompatibile con la misericordia di Dio, di cui sta scritto che "è benigno e misericordioso, molto compassionevole e disposto a perdonare l'iniquità". Infatti Dio in qualche modo verrebbe superato dall'uomo, se l'uomo desiderasse la cancellazione del peccato e Dio non volesse. - Secondo, perché questo verrebbe a menomare la virtù della passione di Cristo, che dà efficacia alla penitenza come agli altri sacramenti; poiché sta scritto: "Egli è propiziazione per i nostri peccati, e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo". Si deve dunque affermare in senso assoluto che in questa vita tutti i peccati possono essere cancellati dalla penitenza.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Esaù non si pentì sinceramente. Ciò risulta da quelle sue parole: "Verranno i giorni del funerale di mio padre, e allora ucciderò mio fratello Giacobbe".
Così non fu vera neppure la penitenza di Antioco. Si pentì infatti della sua colpa passata non per l'offesa di Dio, ma per la malattia del corpo di cui soffriva.
2. Le parole di S. Agostino, "È tanta la sozzura di codesto peccato, da non poter soffrire l'umiltà della preghiera", vanno intese nel senso che ciò non è facile: cioè come quando si dice che non può guarire colui che non può guarire facilmente. Tuttavia ciò è sempre possibile per la virtù della divina grazia, che talora, a detta del salmista, "richiama dal profondo del mare".
3. In quel testo "parlare" o "bestemmiare" contro lo Spirito Santo equivale, secondo S. Agostino, all'impenitenza finale: e questa è assolutamente imperdonabile, poiché finita la vita presente non c'è remissione di peccati.
Se invece per bestemmia contro lo Spirito Santo s'intende un peccato di vera malizia, oppure la bestemmia diretta dello Spirito Santo, si dice che tale colpa non viene rimessa, ossia che non lo è facilmente, perché in se stessa non ha attenuanti; oppure perché per codesto peccato si è puniti e in questa vita e in quella futura, come abbiamo già spiegato nella Seconda Parte.

ARTICOLO 2

Se il peccato possa essere rimesso senza penitenza

SEMBRA che il peccato possa essere rimesso senza penitenza. Infatti:
1. Sugli adulti Dio non ha un potere meno grande che sui bambini. Ora, egli rimette i peccati ai bambini senza penitenza. Dunque può rimetterli così anche agli adulti.
2. Dio non ha legato la sua virtù esclusivamente ai sacramenti. Ma la penitenza è un sacramento. Quindi per la virtù di Dio i peccati possono essere rimessi senza penitenza.
3. La misericordia di Dio è superiore a quella degli uomini. Ma l'uomo talora perdona le offese anche a chi non ne è pentito, secondo il comando del Signore medesimo: "Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano". Perciò molto più Dio perdona l'offesa agli uomini, senza che ne facciano penitenza.

IN CONTRARIO: Il Signore afferma per bocca di Geremia: "Se quella nazione si sarà pentita delle sue malefatte, anch'io mi ripentirò del male che avevo divisato di farle". E quindi per la ragione dei contrari è evidente che se l'uomo non fa penitenza, Dio non perdona l'offesa.

RISPONDO: È impossibile che un peccato attuale mortale venga rimesso senza penitenza, se parliamo della penitenza virtù. Infatti essendo il peccato un'offesa di Dio, Dio rimette il peccato nel modo in cui perdona l'offesa commessa contro di lui. Ebbene, l'offesa si contrappone direttamente alla grazia: si dice appunto che si resta offesi da un altro per il fatto che si respinge dalla propria grazia. Ora, come abbiamo spiegato nella Seconda Parte, tra la grazia di Dio e la grazia dell'uomo c'è questa differenza, che la grazia dell'uomo non causa, ma presuppone la bontà, vera o apparente, in chi ne è l'oggetto: la grazia di Dio invece causa la bontà in quest'ultimo, perché il buon volere di Dio, implicito nel termine grazia, è causa del bene della creatura. Perciò può capitare che un uomo perdoni l'offesa subita, senza che l'offensore cambi il suo malvolere verso di lui: ma non può capitare che Dio perdoni l'offesa a qualcuno senza mutarne la volontà. Ora, l'offesa del peccato mortale deriva dal fatto che la volontà dell'uomo si è alienata da Dio volgendosi a un bene (temporale) commutabile. Quindi per la remissione dell'offesa di Dio si richiede che la volontà dell'uomo venga mutata così da convertirsi a Dio, detestando la perversione predetta e facendo il proposito di emendarsi. E ciò rientra nella natura della penitenza in quanto virtù. Dunque è impossibile che a uno venga rimesso il peccato senza la penitenza virtù.
Invece il sacramento della penitenza, come abbiamo spiegato sopra, viene compiuto per il ministero del sacerdote che lega ed assolve. Ebbene, Dio può rimettere il peccato senza di esso: e fu così che Cristo perdonò all'adultera, come narra S. Giovanni, e alla peccatrice, come narra S. Luca. Ma ad esse Dio non rimise i peccati senza la virtù della penitenza: poiché, come scrive S. Gregorio, "egli attirò interiormente con la grazia", alla penitenza, "colei che esternamente accolse con la misericordia".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nei bambini non c'è che il peccato originale, che non implica un disordine attuale della volontà, ma un disordine abituale della natura, come abbiamo spiegato nella Seconda Parte. Ecco perché viene loro rimesso il peccato mediante un mutamento non già di atti ma solo di abiti, mediante l'infusione della grazia e delle virtù. Invece all'adulto, in cui si riscontrano peccati attuali, che consistono nel disordine attuale della volontà, nel battesimo stesso non vengono rimessi i peccati, senza un mutamento della volontà: il che avviene con la penitenza.
2. La seconda difficoltà vale per la penitenza in quanto sacramento.
3. La misericordia di Dio è superiore in virtù alla misericordia dell'uomo, per il fatto che muove la volontà dell'uomo al pentimento: mentre la misericordia dell'uomo non può farlo.

ARTICOLO 3

Se la penitenza possa rimettere un peccato, senza rimettere gli altri

SEMBRA che la penitenza possa rimettere un peccato, senza rimettere gli altri. Infatti:
1. In Amos Dio si esprime in questi termini: "Sopra una città ho fatto piovere e sopra un'altra no, in una parte ha piovuto e nella parte dove non ha piovuto vi fu la siccità". E S. Gregorio, spiegando la frase, afferma: "Quando chi odia il prossimo si corregge dagli altri vizi, è come un'identica città che in una parte riceve la pioggia, e nell'altra rimane all'asciutto: poiché ci sono alcuni che la troncano con certi vizi, mentre si ostinano in altri". Dunque è possibile che la penitenza rimetta un peccato, senza rimettere gli altri.
2. S. Ambrogio scrive nel suo commento al salmo, Beati immaculati in via: "La prima consolazione sta nel fatto che Dio non tralascia di usare misericordia; la seconda sta nella punizione, nella quale, anche se manca la fede, la pena serve a soddisfare e a risollevare". Dunque uno può essere liberato da un peccato, pur restando nel peccato d'incredulità.
3. Quando più cose non hanno la necessità di stare insieme, si può togliere l'una senza togliere l'altra. Ora, i peccati, come abbiamo spiegato nella Seconda Parte, non sono connessi così da non poter l'uno fare a meno dell'altro. Perciò la penitenza può rimetterne uno senza rimettere gli altri.
4. I peccati sono dei debiti, di cui nel Pater noster chiediamo il condono: "Rimetti a noi i nostri debiti". Ma l'uomo talora rimette un debito senza rimettere gli altri. Quindi anche Dio può rimettere per la penitenza un peccato senza rimettere gli altri.
5. I peccati vengono perdonati agli uomini per l'amore che Dio ha verso di loro, secondo le parole di Geremia: "Ti ho amato con un amore eterno, ed è per questo che ti ho attirato con misericordia". Ora, niente impedisce che Dio ami un uomo per una data cosa restando adirato con lui per un'altra: nel peccatore p. es., egli ama la natura e odia la colpa. Perciò è possibile che per la penitenza Dio rimetta un peccato, senza rimettere gli altri.

IN CONTRARIO: S. Agostino ha scritto: "Ci sono alcuni che si pentono di aver peccato, però non completamente, perché si riservano delle colpe di cui godono, senza notare che il Signore liberò dal demonio uno che era insieme sordo e muto, per insegnarci che noi non saremo affatto guariti se non lo saremo da tutti i peccati".

RISPONDO: È impossibile che con la penitenza venga rimesso un peccato, senza che vengano rimessi anche gli altri. Primo, perché un peccato viene rimesso in quanto l'offesa di Dio viene eliminata dalla grazia: infatti nella Seconda Parte abbiamo spiegato che nessun peccato può essere rimesso senza la grazia. Ma ogni peccato mortale è contrario alla grazia e incompatibile con essa. Quindi è impossibile che un peccato venga rimesso, senza che lo siano anche gli altri.
Secondo, perché il peccato mortale, come abbiamo notato sopra, non può essere rimesso che mediante una vera penitenza, la quale implica l'abbandono del peccato quale offesa di Dio. E questo è un aspetto comune a tutti i peccati mortali. Ma l'identica causa produce il medesimo effetto. Quindi uno non può pentirsi veramente di un peccato, senza pentirsi degli altri. Perché se egli si pente di un peccato in quanto è contro Dio amato sopra ogni cosa, il che è richiesto dalla nozione di vera penitenza, ne segue che egli si pentirà di tutti i peccati. Perciò è impossibile che venga rimesso un peccato, senza la remissione degli altri.
Terzo, perché ciò sarebbe incompatibile con la perfezione della misericordia di Dio, "le cui opere sono perfette", come dice il Deuteronomio. Se dunque egli perdona, perdona totalmente. Di qui le parole di S. Agostino: "Sperare un perdono dimezzato da quel giusto che è la stessa giustizia, è un peccato d'incredulità".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quelle parole di S. Gregorio non si riferiscono alla remissione della colpa, ma alla cessazione dal peccato: poiché capita che uno, il quale è abituato a commettere molti peccati, ne abbandoni uno, senza omettere gli altri. E anche questo si fa con l'aiuto di Dio, aiuto che però non arriva fino alla remissione della colpa.
2. In quel testo di S. Ambrogio "la fede" non è la virtù per cui crediamo in Cristo: poiché, come insegna S. Agostino spiegando le parole di Cristo, "Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero contratto il peccato", cioè il peccato d'incredulità: "Questo infatti è il peccato che regge tutti i peccati". Ma "fede" sta qui al posto di coscienza: poiché capita che uno consegua la remissione dei peccati, di cui non ha coscienza, mediante le pene che pazientemente sopporta.
3. Sebbene i peccati non siano commessi in quanto si volgono al bene commutabile, sono però commessi in quanto distolgono dal bene incommutabile. Aspetto questo che è comune a tutti i peccati mortali. Ma è sotto tale aspetto che essi sono un'offesa, la quale va eliminata dalla penitenza.
4. Il debito di beni esterni, p. es., di danaro, non è incompatibile con l'amicizia, la quale spinge a condonarlo. Ecco perché è possibile condonare un debito senza condonarne un altro. Ma il debito di colpa è incompatibile con l'amicizia. Perciò una colpa, o un'offesa non si può rimettere senza rimettere le altre. Sarebbe addirittura ridicolo che uno anche a un uomo chiedesse il perdono di un'offesa senza chiederlo per le altre.
5. L'amore, col quale Dio ama la natura di un uomo, non è ordinato al bene della gloria, da cui l'uomo viene distolto con qualsiasi peccato mortale. Invece l'amore (soprannaturale) della grazia, da cui deriva la remissione del peccato mortale, ordina l'uomo alla vita eterna, secondo l'espressione paolina: "Grazia di Dio è la vita eterna". Dunque il paragone non regge.

ARTICOLO 4

Se, rimessa la colpa con la penitenza, rimanga un reato, o debito di pena

SEMBRA che rimessa la colpa con la penitenza, non rimanga un reato, o debito di pena. Infatti:
1. Eliminata la causa, si elimina anche l'effetto. Ma la colpa è causa del debito di pena: poiché uno è degno di pena proprio perché ha commesso una colpa. Perciò, eliminata la colpa non può rimanere un debito di pena.
2. Come dice l'Apostolo, il dono di Cristo ha più efficacia del peccato. Ora, l'uomo col peccato incorre simultaneamente la colpa e il debito di pena. Quindi a maggior ragione col dono della grazia vengono rimessi simultaneamente la colpa e il debito di pena.
3. La remissione dei peccati si ottiene nella penitenza per virtù della passione di Cristo, secondo l'affermazione paolina: "Dio lo ha prestabilito quale propiziatore per la fede che noi abbiamo nel suo sangue, per la remissione dei peccati passati". Ma la passione di Cristo basta per soddisfare tutti i peccati, come sopra abbiamo spiegato. Dunque dopo la remissione della colpa non rimane nessun debito di pena.

IN CONTRARIO: Nella Scrittura si legge che avendo Davide penitente detto a Natan, "Ho peccato contro il Signore", Natan gli rispose: "Anche il Signore ha rimesso il tuo peccato: tu non morirai. Tuttavia il figlio che ti è nato morirà"; e questo in pena del peccato precedente, come nota la Scrittura. Perciò, rimessa la colpa, rimane il debito di pena.

RISPONDO: Come abbiamo visto nella Seconda Parte, nel peccato mortale vanno considerate due cose: l'aversione dal bene (eterno) incommutabile, e la conversione (o adesione) disordinata al bene commutabile (o temporale). Per l'aversione quindi dal bene incommutabile il peccato mortale è accompagnato dal debito della pena eterna; perché chi ha peccato contro il bene eterno venga punito per l'eternità. Invece per la disordinata conversione al bene commutabile il peccato mortale è accompagnato dal debito di un'altra pena: poiché il disordine della colpa non viene riassorbito nell'ordine della giustizia che mediante una pena. Infatti è giusto che chi ha concesso alla propria volontà più del dovuto, soffra qualche cosa di contrario alla sua volontà. E così si ottiene l'uguaglianza. Ecco perché si legge nell'Apocalisse: "Quanto si è gloriata e ha sguazzato nei piaceri, tanto datele di tormento e di lutto". Tuttavia, poiché l'adesione al bene commutabile non è infinita, da questo lato il peccato non merita una pena eterna. Cosicché quando capita una conversione disordinata a un bene temporale, senza aversione da Dio, come avviene nei peccati veniali, il peccato non merita una pena eterna, bensì temporale.
Perciò quando mediante la grazia viene rimessa la colpa, finisce l'aversione dell'anima da Dio, poiché con la grazia l'anima si unisce a lui. E quindi viene per ciò stesso eliminato il debito della pena eterna. Può restare però il debito di una pena temporale.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La colpa mortale presenta tutti e due questi aspetti: l'aversione da Dio e l'adesione o conversione al bene creato; però, come abbiamo spiegato nella Seconda Parte, l'aversione da Dio è l'elemento formale del peccato, mentre la conversione al bene creato è l'elemento materiale. Eliminato però l'elemento formale di una cosa, questa perde la sua natura specifica: eliminando, p. es., la razionalità si elimina la specie umana. Ecco perché si dice che la colpa mortale viene rimessa, per il fatto che con la grazia viene tolta l'aversione dell'anima da Dio e insieme il reato, o debito della pena eterna. Rimane però l'elemento materiale, cioè l'adesione disordinata al bene creato. E per questo si ha un debito di pena temporale.
2. Come abbiamo visto nella Seconda Parte, è compito della grazia operare nell'uomo giustificando dal peccato, e cooperare con l'uomo nel ben operare. Perciò la remissione della colpa e del debito di pena eterna appartiene alla grazia operante: invece la remissione del debito della pena temporale spetta alla grazia cooperante; cosicché l'uomo sopportando con pazienza le sue pene, mediante l'aiuto della grazia, viene sciolto dal debito della pena temporale. Quindi, come l'effetto della grazia operante precede quello della grazia cooperante, così la remissione della colpa e della pena eterna precede la piena remissione della pena temporale. Entrambi gli effetti derivano perciò dalla grazia: ma il primo dalla sola grazia, mentre il secondo deriva insieme dalla grazia e dal libero arbitrio.
3. La passione di Cristo di suo è sufficiente a eliminare qualsiasi debito di pena non solo eterna, ma anche temporale: e nella misura in cui l'uomo partecipa la virtù della passione di Cristo, partecipa l'affrancamento dal debito di pena. Ebbene, nel battesimo l'uomo partecipa pienamente la virtù della passione di Cristo, in quanto, mediante l'acqua e lo Spirito Santo, viene a morire al peccato insieme con Cristo, e viene rigenerato in lui a una nuova vita. Perciò nel battesimo l'uomo ottiene la remissione di qualsiasi pena. Nella penitenza invece partecipa la virtù della passione di Cristo secondo la misura dei propri atti, i quali, e l'abbiamo già visto sopra, sono materia della penitenza, come l'acqua lo è del battesimo. Ecco perché il debito di tutta la pena non viene subito rimesso col primo atto della penitenza col quale viene rimessa la colpa, ma solo dopo aver compiuto tutti gli atti della penitenza.

ARTICOLO 5

Se col perdono della colpa mortale vengano eliminate tutte le scorie del peccato

SEMBRA che col perdono del peccato mortale vengano eliminate tutte le scorie di esso. Infatti:
1. S. Agostino afferma: "Il Signore non ha mai guarito nessuno senza liberarlo completamente; guarì quindi per intero quell'uomo in giorno di sabato, perché ne liberò il corpo da ogni infermità e l'anima da ogni infezione". Ma le scorie del peccato rientrano nelle infermità del peccato. Quindi è impossibile che, perdonata la colpa, rimangano le scorie del peccato.
2. Secondo Dionigi, il bene è più efficace del male: perché il male non agisce che in virtù del bene. Ora, col peccato l'uomo contrae simultaneamente tutta l'infezione della colpa. Dunque a maggior ragione con la penitenza egli viene liberato da tutte le scorie del peccato.
3. L'opera di Dio è più efficace dell'opera dell'uomo. Ma con l'esercizio delle (buone) opere dell'uomo le scorie dei peccati opposti vengono eliminate. Molto più dunque esse vengono eliminate con la remissione della colpa che è opera di Dio.

IN CONTRARIO: Nel Vangelo di S. Marco si legge che il cieco illuminato dal Signore prima ebbe la restituzione di una vista imperfetta, così da dire: "Vedo gli uomini come alberi che camminano"; e in seguito fu guarito perfettamente, "così da vedere con chiarezza ogni cosa". Ora, la guarigione del cieco vuol significare il proscioglimento del peccatore. Perciò dopo la prima remissione della colpa, con cui al peccatore viene restituita la vista spirituale, rimangono in lui alcune scorie del peccato commesso.

RISPONDO: Il peccato mortale con la sua adesione disordinata al bene creato produce nell'anima una certa disposizione; oppure un'abitudine, se l'atto è ripetuto più volte. Ora, la colpa del peccato mortale, come sopra abbiamo detto, viene rimessa in quanto la grazia toglie l'aversione dell'anima da Dio. Ma eliminato quanto si riferisce all'aversione, può rimanere ancora quanto si riferisce alla conversione disordinata: poiché quest'ultima può sussistere anche senza la prima, come abbiamo notato. Perciò niente impedisce che, eliminata la colpa, rimangano le disposizioni causate dagli atti precedenti, le quali sono denominate scorie del peccato. Tuttavia esse rimangono debilitate e affievolite, così da non dominare sull'uomo. Esse non agiscono più come abiti, ma piuttosto come disposizioni: cioè come avviene per il fomite dopo il battesimo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Dio guarisce tutto l'uomo perfettamente: ma talora lo fa subito, come restituì perfetta sanità alla suocera di Pietro, cosicché, come narra S. Luca, "alzatasi si mise a servirlo"; talora invece lo fa gradualmente, cioè come fece col cieco cui rese la vista. Ebbene, anche spiritualmente talora egli cambia con tanta commozione il cuore di un uomo da fargli conseguire all'istante una perfetta guarigione spirituale, non solo con la remissione della colpa, ma con l'eliminazione di tutte le scorie del peccato: come avvenne nel caso della Maddalena. Altre volte invece prima rimette la colpa con la grazia operante, e poi gradualmente elimina le scorie del peccato con la grazia cooperante.
2. Il peccato stesso talora non produce da principio che una debole disposizione, causata appunto da un unico atto; talora invece ne produce una più forte, causata da una molteplicità di atti.
3. Con un solo atto umano non si possono eliminare tutte le scorie del peccato: poiché, come dice Aristotele, "il perverso, ricondotto a pratiche più oneste, ne profitterà di poco per migliorarsi"; però insistendo nell'esercizio arriverà ad esser buono mediante la virtù acquisita. Questo però può farlo con molta maggiore efficacia la grazia di Dio, sia con uno, che con molti atti.

ARTICOLO 6

Se la remissione della colpa sia un effetto della penitenza virtù

SEMBRA che la remissione della colpa non sia effetto della penitenza virtù. Infatti:
1. La penitenza era considerata una virtù in quanto è principio di atti umani. Ma gli atti umani non influiscono sulla remissione della colpa, che è effetto della grazia operante. Dunque la remissione della colpa non è effetto della penitenza virtù.
2. Altre virtù sono più eccellenti della penitenza. Eppure la remissione della colpa non si dice effetto di nessuna di esse. Dunque non può dirsi neppure effetto della penitenza in quanto questa è una virtù.
3. La remissione della colpa non deriva che dalla virtù della passione di Cristo; poiché, come dice S. Paolo, "senza spargimento di sangue non c'è perdono". Ora, la penitenza opera in virtù della passione di Cristo in quanto sacramento, ossia come operano tutti gli altri sacramenti, secondo le spiegazioni date. Perciò la remissione della colpa è effetto della penitenza non in quanto virtù, bensì in quanto sacramento.

IN CONTRARIO: Propriamente è causa di una data cosa quanto è indispensabile perché essa possa esistere: ogni effetto infatti dipende dalla propria causa. Ma la remissione dei peccati, come abbiamo già notato, può derivare da Dio senza il sacramento della penitenza, non già senza la penitenza virtù. E in realtà, anche prima dei sacramenti della nuova legge Dio rimetteva i peccati a chi faceva penitenza. Dunque la remissione della colpa è effetto della penitenza virtù.

RISPONDO: La penitenza è virtù in quanto è principio di certi atti umani. Ora, gli atti umani del penitente costituiscono come la materia nel sacramento della penitenza. Ma ogni sacramento produce il suo effetto non solo in virtù della forma, bensì anche in virtù della materia: poiché entrambe le cose costituiscono un unico sacramento, come sopra abbiamo spiegato. Perciò, come nel battesimo la remissione della colpa non dipende solo dalla virtù della forma, dalla quale l'acqua stessa ottiene la sua virtù; così anche la remissione della colpa è effetto della penitenza, principalmente per il potere delle chiavi esercitato dai ministri, dai quali, secondo le spiegazioni date, deriva ciò che è formale in questo sacramento; secondariamente però deriva anche dall'efficacia degli atti del penitente che rientrano nella virtù della penitenza, sia pure in quanto tali atti sono ordinati in qualche modo alle chiavi della Chiesa. Perciò è evidente che la remissione della colpa è effetto (anche) della penitenza virtù: principalmente però è effetto della penitenza sacramento.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come abbiamo spiegato nella Seconda Parte, la giustificazione dell'empio è effetto della grazia operante. Ma in tale opera, come si disse, non rientra solo l'infusione della grazia e la remissione della colpa, bensì anche il moto del libero arbitrio, sia quello verso Dio che è un atto della fede formata, sia quello contro il peccato, che è un atto della virtù di penitenza. Tuttavia questi atti umani sono effetto della grazia operante, prodotti insieme con la remissione della colpa. Quindi la remissione della colpa non si ha senza gli atti della virtù di penitenza, sebbene questi siano effetti della grazia operante.
2. Nella giustificazione dell'empio abbiamo non solo atti di penitenza, ma anche atti di fede, come abbiamo notato sopra. Perciò la remissione della colpa non è solo effetto della virtù della penitenza; ma principalmente della fede e della carità.
3. Gli atti della penitenza virtù sono legati alla passione di Cristo mediante la fede e il potere delle chiavi esistente nella Chiesa. Quindi essi per entrambi i motivi causano la remissione della colpa in virtù della passione di Cristo.
4. In risposta all'argomento in contrario va detto che l'atto della virtù di penitenza deve la sua indispensabilità per la remissione della colpa al fatto che è un effetto inseparabile della grazia, da cui principalmente deriva la remissione della colpa, e che opera in tutti i sacramenti. Perciò da questo non si può concludere, se non che la grazia è causa principale della remissione della colpa più ancora del sacramento della penitenza.
Si noti però che anche nell'antica legge e nella legge di natura esisteva in qualche modo il sacramento della penitenza, come sopra abbiamo accennato.