Il Santo Rosario
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Questione 8

La grazia di Cristo come capo della Chiesa

Passiamo ora a esaminare la grazia di Cristo come capo della Chiesa.
Sull'argomento si presentano otto quesiti: 1. Se Cristo sia capo della Chiesa; 2. Se sia capo degli uomini riguardo al corpo o solo riguardo all'anima; 3. Se sia capo di tutti gli uomini; 4. Se sia capo degli angeli; 5. Se la grazia, per la quale è capo della Chiesa, sia la medesima grazia abituale che ha come uomo singolo; 6. Se essere capo della Chiesa sia proprio di Cristo; 7. Se il diavolo sia capo di tutti i cattivi; 8. Se pure l'Anticristo possa dirsi capo di tutti i cattivi.

ARTICOLO 1

Se a Cristo come uomo competa d'essere capo della Chiesa

SEMBRA che a Cristo come uomo non competa d'essere capo della Chiesa. Infatti:
1. Il capo comunica alle membra sensibilità e movimento. Ma la sensibilità e i moti interiori derivanti dalla grazia non ci vengono comunicati da Cristo uomo; perché, al dire di S. Agostino, come uomo neppure Cristo dona lo Spirito Santo, ma solo in quanto Dio. A lui dunque come uomo non compete d'essere capo della Chiesa.
2. Il capo non ha capo. Ma di Cristo come uomo è capo Dio, secondo l'affermazione di S. Paolo: "Capo di Cristo è Dio". Dunque Cristo stesso non è capo.
3. Il capo nell'uomo è un membro particolare che sottostà all'influenza del cuore. Ma Cristo è principio universale di tutta la Chiesa. Dunque non è capo della Chiesa.

IN CONTRARIO: Dice l'Apostolo: "Lo diede come capo supremo alla Chiesa".

RISPONDO: Come la Chiesa nel suo complesso si dice corpo mistico per somiglianza al corpo fisico dell'uomo, perché secondo le sue diverse membra ha diverse operazioni, come insegna l'Apostolo, così Cristo si dice capo della Chiesa per analogia con la testa umana. In essa possiamo considerare tre cose: la disposizione, la perfezione e la virtù. La disposizione, perché il capo è la prima parte dell'uomo cominciando dall'alto. Di qui deriva l'uso di chiamare capo ogni principio, come nel testo biblico: "A ogni capo di strada ti sei fatto un lupanare". - La perfezione, poiché nel capo hanno sede tutti i sensi interni ed esterni, mentre nelle altre membra c'è solo il tatto. Per cui il profeta dice: "Capo è l'anziano e l'onorato". - La virtù, perché la virtù, l'attività, il moto delle altre membra e la guida dei loro atti derivano dal capo, trovandosi in esso i centri propulsori di senso e di moto. Infatti si chiama capo del popolo chi lo governa, come nel passo biblico: "Per quanto piccolo tu sia agli occhi tuoi, sei stato fatto capo delle tribù d'Israele".
Ora, queste tre prerogative competono al Cristo spiritualmente. Primo, per l'unione con Dio la sua grazia è la prima in ordine di nobiltà, sebbene non in ordine di tempo, poiché tutti gli altri hanno ricevuto la grazia dipendentemente dalla grazia sua, come dice l'Apostolo: "Quelli che ha preconosciuto, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del suo Figlio, perché questi sia il primogenito di molti fratelli". - Secondo, possiede la perfezione per la pienezza di tutte le grazie, conforme alle parole evangeliche: "Lo abbiamo visto pieno di grazia e di verità", come abbiamo esposto sopra. - Terzo, ha ricevuto la virtù di comunicare la grazia a tutte le membra della Chiesa, secondo le parole evangeliche: "Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto". - È così evidente che Cristo va denominato capo della Chiesa.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Comunicare la grazia o lo Spirito Santo come causa spetta a Cristo in quanto Dio, comunicarla invece in modo strumentale gli spetta in quanto uomo, perché la sua umanità era "strumento della sua divinità". E così le sue azioni umane per influsso della sua divinità furono a noi salutari causando in noi la grazia per via di merito e di efficienza. S. Agostino nega che Cristo in quanto uomo dia come causa lo Spirito Santo. Strumentalmente invece o ministerialmente anche gli altri santi danno lo Spirito Santo, come S. Paolo attesta di se stesso: "Chi vi ha dato lo Spirito Santo, ecc.".
2. Nelle espressioni metaforiche non si può pretendere una somiglianza assoluta, perché allora non ci sarebbe più la metafora, ma la realtà. La testa fisica non ha altra testa, perché il corpo umano non è parte d'un altro corpo. Ma un corpo metaforico, cioè una società organizzata, è parte di un'altra società: la società familiare, p. es., è parte della società civile. Perciò il padre di famiglia, che è capo della società domestica, ha sopra di sé come capo il reggitore dello stato. In questo senso non ci sono difficoltà perché Dio sia capo di Cristo, sebbene questi sia capo della Chiesa.
3. La testa ha una preminenza evidente sulle membra esterne, mentre il cuore esercita un influsso interiore. Perciò al cuore si paragona lo Spirito Santo che invisibilmente vivifica e unifica la Chiesa, alla testa si paragona Cristo secondo la sua natura visibile, per la quale come uomo è preposto all'umanità.

ARTICOLO 2

Se Cristo sia capo degli uomini quanto ai corpi

SEMBRA che Cristo non sia capo degli uomini quanto ai corpi. Infatti:
1. Cristo si dice capo della Chiesa in quanto le comunica sensibilità spirituale e operazioni di grazia. Ma il corpo non è capace di questi sentimenti e operazioni spirituali. Dunque non è capo degli uomini quanto ai corpi.
2. Il corpo l'abbiamo in comune con i bruti. Se dunque Cristo fosse capo degli uomini quanto ai corpi, sarebbe capo anche degli animali bruti. E ciò ripugna.
3. Cristo ha derivato il suo corpo da altri uomini, come risulta dai Vangeli. Ma il capo è il primo di tutte le membra, come si è detto. Dunque Cristo non è capo della Chiesa quanto ai corpi.

IN CONTRARIO: Dice l'Apostolo: "Trasformerà il corpo della nostra umiliazione, rendendolo simile al corpo della sua gloria".

RISPONDO: Il corpo umano è fatto per l'anima razionale, che è la sua propria forma e il suo motore. In quanto l'anima gli è forma, riceve da essa la vita e le altre proprietà specifiche che gli spettano. In quanto gli è motore, il corpo serve all'anima come strumento.
Dobbiamo dunque concludere che l'umanità di Cristo, in quanto unita al Verbo di Dio, al quale, come si è detto, il corpo è unito per mezzo dell'anima, possiede la capacità di tale influsso. Perciò tutta l'umanità di Cristo, secondo l'anima e il corpo, influisce sugli uomini quanto all'anima e quanto al corpo, ma principalmente quanto all'anima, secondariamente quanto al corpo. Primo, perché "le membra del corpo si offrono come armi della giustizia", che per Cristo è nell'anima, come si esprime l'Apostolo. Secondo, perché la vita della gloria dall'anima ridonda nel corpo, conforme al testo sacro: "Colui che ha risuscitato dai morti Gesù, renderà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La sensibilità spirituale della grazia non si comunica al corpo in modo primario e principale, ma in modo secondario e strumentale, come abbiamo spiegato.
2. Il corpo dell'animale bruto non ha nessun legame con l'anima razionale, come l'ha il corpo umano. Quindi il paragone non regge.
3. Sebbene Cristo abbia tratto la materia del suo corpo da altri uomini, nondimeno tutti gli uomini traggono da lui la vita immortale del corpo, secondo la Scrittura che dice: "Come tutti muoiono in Adamo, così tutti rivivranno in Cristo".

ARTICOLO 3

Se Cristo sia capo di tutti gli uomini

SEMBRA che Cristo non sia capo di tutti gli uomini. Infatti:
1. Il capo non ha rapporto se non con le membra del suo corpo. Ma gli infedeli non sono in nessun modo membra della Chiesa, "che è il corpo di Cristo", come dice S. Paolo. Dunque Cristo non è capo di tutti gli uomini.
2. L'Apostolo dice che Cristo "ha sacrificato se stesso per la Chiesa, per presentarsela gloriosa, senza macchia o ruga o altro di simile". Ma molti sono anche i fedeli nei quali si trova la macchia, o la ruga del peccato. Dunque Cristo non è capo neppure di tutti i fedeli.
3. Secondo S. Paolo i sacramenti dell'antica legge stanno a Cristo come l'ombra al corpo. Ma i Padri dell'Antico Testamento erano legati in quel tempo a quei sacramenti, come dice la Bibbia: "Prestano il culto a figure e a ombre delle cose celesti". Non appartenevano dunque al corpo di Cristo. E così Cristo non è capo di tutti gli uomini.

IN CONTRARIO: S. Paolo afferma: "Egli è salvatore di tutti e massimamente dei fedeli"; e S. Giovanni: "Egli è vittima espiatrice per i nostri peccati e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo". Ora, salvare gli uomini, o essere vittima espiatrice dei loro peccati, spetta a Cristo in quanto capo. Dunque Cristo è capo di tutti gli uomini.

RISPONDO: Questa è la differenza tra il corpo fisico dell'uomo e il corpo mistico della Chiesa: le membra di un corpo fisico esistono tutte insieme, le membra invece del corpo mistico non esistono tutte insieme né secondo l'esistenza di natura, essendo il corpo della Chiesa costituito da tutti gli uomini che vanno dal principio del mondo fino alla fine, e neppure secondo l'esistenza di grazia, perché anche tra coloro che vivono in uno stesso tempo alcuni sono privi della grazia che poi riceveranno, altri invece l'hanno già. Perciò le membra del corpo mistico vanno considerate non solo in atto, ma anche in potenza. Ora, alcune sono in potenza e non arriveranno mai a essere in atto; alcune invece ci arriveranno secondo questi tre gradi: della fede, della carità sulla terra, e della beatitudine in cielo.
Concludiamo dunque che, abbracciando tutti i tempi, Cristo è capo di tutti gli uomini; ma secondo gradi diversi. Prima e principalmente è capo di coloro che sono uniti a lui nella gloria. Secondo, di coloro che gli sono uniti in atto mediante la carità. Terzo, di coloro che gli sono uniti attualmente nella fede. Quarto poi, di coloro che gli sono uniti soltanto in potenza la quale passerà all'atto secondo la predestinazione divina. Quinto infine, di coloro che gli sono uniti in potenza la quale non passerà mai all'atto: p. es., gli uomini viventi in questo mondo e non predestinati. Essi però cessano totalmente d'essere membra di Cristo quando partono da questo mondo, perché allora non sono più neppure in potenza all'unione con Cristo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Gli infedeli, sebbene non appartengano in atto alla Chiesa, le appartengono però in potenza. E questa potenza ha due fondamenti: il primo e principale è la virtù di Cristo che è sufficiente alla salvezza di tutto il genere umano; il secondo è il libero arbitrio.
2. Costituire una Chiesa "gloriosa, senza macchia né ruga" è il fine ultimo a cui giungiamo mediante la passione di Cristo. Questo avverrà nella patria beata, non già sulla terra; nella quale, "se diciamo che non abbiamo alcun peccato, inganniamo noi stessi", come avverte S. Giovanni. Ci sono però dei peccati, quelli mortali, da cui sono immuni coloro che sono membra di Cristo per l'unione attuale della carità. Coloro che invece commettono tali peccati, non sono membra di Cristo in atto, ma in potenza; tutt'al più lo sono imperfettamente mediante la fede informe, che unisce a Cristo in modo relativo e non assoluto, senza cioè far conseguire la vita della grazia, perché "la fede senza le opere è morta", come dice S. Giacomo. Tuttavia costoro ricevono da Cristo un certo atto vitale che è il credere, come se uno riuscisse a muovere in qualche modo un membro paralizzato.
3. I santi Patriarchi non praticavano i sacramenti della Legge come realtà assolute, ma come immagini e ombre delle cose future. Ora, identico è il moto verso l'immagine in quanto tale e verso la realtà (che essa rappresenta), come spiega il Filosofo. Perciò gli antichi Patriarchi, praticando i sacramenti della Legge, andavano verso Cristo con quella medesima fede e carità con la quale andiamo anche noi. E così i Patriarchi appartenevano al medesimo corpo della Chiesa a cui apparteniamo noi.

ARTICOLO 4

Se Cristo come uomo sia capo degli angeli

SEMBRA che Cristo come uomo non sia capo degli angeli. Infatti:
1. Capo e membra sono della stessa natura. Ma Cristo come uomo non è consostanziale agli angeli, bensì solo agli uomini; perché, come dice la Scrittura: "Non assunse gli angeli, ma assunse il seme di Abramo". Dunque Cristo come uomo non è capo degli angeli.
2. Cristo è capo di coloro che fanno parte della Chiesa, "la quale è il suo corpo", come dice l'Apostolo. Ma gli angeli non fanno parte della Chiesa: questa infatti è la società dei fedeli e la fede non c'è negli angeli; essi "non camminano per fede", ma "per visione", altrimenti "sarebbero pellegrini lontani dal Signore", come dice l'Apostolo. Dunque Cristo in quanto uomo non è capo degli angeli.
3. S. Agostino dice che come "il Verbo che era da principio presso il Padre" vivifica le anime, così "il Verbo fatto carne" vivifica i corpi, dei quali gli angeli sono privi. Ma "il Verbo fatto carne" è Cristo in quanto uomo. Dunque Cristo come uomo non comunica la vita agli angeli. E così come uomo non è capo degli angeli.

IN CONTRARIO: L'Apostolo afferma che Cristo "è capo dei principati e delle potestà". E ciò vale anche per gli angeli degli altri ordini. Cristo dunque è capo degli angeli.

RISPONDO: Come si è detto, dove c'è un solo corpo, c'è un solo capo. Ora, una moltitudine composta in unità secondo operazioni e mansioni diverse si dice metaforicamente un solo corpo. Ma è evidente che gli uomini e gli angeli sono destinati a un medesimo fine, che è la gloria della fruizione divina. Perciò il corpo mistico della Chiesa è costituito non solo dagli uomini, ma anche dagli angeli. Il capo di tutta questa moltitudine è Cristo, perché è più vicino a Dio e riceve i suoi doni più perfettamente non solo degli uomini ma anche degli angeli, e perché risentono della sua influenza non solo gli uomini ma pure gli angeli. Dice infatti S. Paolo che Dio Padre "ha costituito Cristo alla sua destra nei cieli al di sopra d'ogni principato, potestà, virtù, dominazione e ogni altra cosa che abbia nome non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro, e tutto pose sotto i suoi piedi". Cristo perciò non solo è capo degli uomini ma anche degli angeli. Ecco perché si legge nel Vangelo che "gli si avvicinarono gli angeli e lo servivano".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'influsso di Cristo sugli uomini riguarda principalmente le anime, rispetto alle quali gli uomini sono dello stesso genere degli angeli, ma non della stessa specie. In ragione di tale somiglianza Cristo si può dire capo degli angeli, sebbene per il corpo gli manchi la somiglianza con essi.
2. La Chiesa sulla terra è la società dei fedeli, ma in cielo è la società dei comprensori. Ora, Cristo non era soltanto viatore, ma anche comprensore. Perciò è capo non solo dei fedeli, ma anche dei comprensori, essendo in pieno possesso della grazia e della gloria.
3. S. Agostino nel passo citato parla secondo una certa corrispondenza tra causa ed effetto, in quanto cioè i corpi agiscono sui corpi e le cose spirituali sulle cose spirituali. Ma l'umanità di Cristo, in virtù della natura divina spirituale, può avere efficacia non solo sugli spiriti umani, ma anche sugli spiriti angelici, per la sua somma unione con Dio, cioè per l'unione ipostatica.

ARTICOLO 5

Se sia identica la grazia di Cristo come capo della Chiesa e come uomo singolo

SEMBRA che non sia identica la grazia di Cristo come capo della Chiesa e come uomo singolo. Infatti:
1. L'Apostolo dice: "Se per la caduta di uno solo molti sono morti, tanto più la grazia e il dono di Dio per i meriti di un solo uomo Gesù Cristo sono stati abbondantemente riversati su molti". Ma altro è il peccato attuale di Adamo stesso e altro è il peccato originale che egli ha trasmesso ai posteri. Dunque altra è la grazia personale che è propria di Cristo stesso e altra è la sua grazia come capo della Chiesa che da lui si comunica agli uomini.
2. Gli abiti si distinguono secondo gli atti. Ma diverso è l'atto a cui serve la grazia personale di Cristo, cioè la santificazione della sua anima, e quello a cui serve la sua grazia di capo ossia la santificazione cioè degli altri. Diversa dunque è la grazia personale di Cristo stesso dalla grazia di lui come capo della Chiesa.
3. Come abbiamo detto sopra, in Cristo si distingue una triplice grazia: la grazia dell'unione, la grazia di capo e la sua grazia personale. Ma quest'ultima è diversa dalla grazia dell'unione. Dunque è diversa anche dalla grazia di capo.

IN CONTRARIO: Il Vangelo dice: "Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto". Ma in tanto è nostro capo in quanto riceviamo da lui. Dunque è nostro capo, perché ha la pienezza della grazia. Ora, la pienezza della grazia si è realizzata in lui con la perfezione della sua grazia personale, come si è detto sopra. Quindi è nostro capo per la sua grazia personale. Perciò la grazia di lui come capo e la sua grazia personale si identificano.

RISPONDO: Ogni ente agisce in quanto è in atto. E necessariamente ciò che lo pone in atto è insieme ciò che lo fa agire: p. es., un medesimo calore costituisce il fuoco e fa sì che riscaldi. Tuttavia non sempre l'essere in atto basta per agire sulle altre cose; perché, come osservano S. Agostino e il Filosofo, dovendo essere l'agente superiore al paziente, è necessario che il primo abbia l'atto (o perfezione) in un grado più eminente. Ma abbiamo detto sopra che nell'anima di Cristo la grazia si trova nella massima eccellenza. Perciò l'abbondanza della grazia che ha ricevuto gli consente di comunicarla agli altri. E questa è la sua funzione di capo. È quindi essenzialmente la medesima grazia quella personale che ha santificato l'anima di Cristo e quella di lui come capo della Chiesa con cui santifica gli altri; esse però differiscono concettualmente.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. In Adamo il peccato originale, che è un peccato di natura, è derivato dal suo peccato attuale che è un peccato di persona, perché in lui la persona ha inquinato la natura; a causa di questa corruzione il peccato del primo uomo discende nei posteri, trasmettendosi la corruzione dalla natura alla persona. La grazia invece non viene da Cristo a noi mediante la natura umana, ma solo mediante l'azione personale di Cristo stesso. Perciò non si distingue in Cristo una duplice grazia, una propria della natura e l'altra della persona, come si distingue in Adamo il peccato di natura e il peccato di persona.
2. Atti diversi, di cui l'uno è la ragione e la causa dell'altro, non importano distinzione di abiti. Ma l'atto della grazia personale, che consiste nel santificare formalmente chi la possiede, è la causa della santificazione degli altri, compito questo della grazia capitale. Perciò tale differenza lascia identico sostanzialmente l'abito.
3. La grazia personale e la grazia capitale sono ordinate all'operazione, invece la grazia dell'unione non ha per fine l'operazione, ma l'esistenza personale. Perciò la grazia personale e la grazia capitale sono sostanzialmente un medesimo abito, non così la grazia dell'unione. - Per quanto, sotto un certo aspetto, la grazia personale si possa dire grazia d'unione, in quanto in qualche modo dispone ad essa. E in tal senso una grazia essenzialmente identica è grazia d'unione, di capo e di persona, con sole differenze di ragioni formali.

ARTICOLO 6

Se sia proprio soltanto di Cristo essere capo della Chiesa

SEMBRA che essere capo della Chiesa non sia proprio soltanto di Cristo. Infatti:
1. Si legge di Saul: "Essendo piccolo agli occhi tuoi, sei stato fatto capo delle tribù d'Israele". Ma la Chiesa è una sola nel Nuovo e nel Vecchio Testamento. Dunque oltre Cristo anche altri possono essere ugualmente capi della Chiesa.
2. Cristo si dice capo della Chiesa in quanto comunica la grazia alle membra di essa. Ma anche altri possono comunicare la grazia, come attesta S. Paolo: "Non esca dalla vostra bocca nessun cattivo discorso, ma parole buone di edificazione, che diano grazia a chi le ascolta". Altri dunque fuori di Cristo possono essere capi della Chiesa.
3. Cristo per la sua preminenza nella Chiesa vien detto non solo capo, ma anche "pastore" e "fondamento" della Chiesa. Ora, Cristo non ha riservato a sé il nome di pastore; poiché sta scritto: "Quando apparirà il Principe dei pastori, voi riceverete la corona incorruttibile della gloria". E neppure l'appellativo di fondamento; poiché nella Scrittura si legge che "il muro della città aveva dodici fondamenti". Dunque non deve essersi riservato neppure il nome di capo.

IN CONTRARIO: Scrive l'Apostolo che "dal capo della Chiesa il corpo, nutrito e compatto per giunture e articolazioni, riceve sviluppo divino". Ma ciò si può dire di Cristo soltanto. Dunque solo Cristo è capo della Chiesa.

RISPONDO: Il capo influisce sulle altre membra in due modi. Primo intrinsecamente, in quanto comunica alle altre membra movimento e sensibilità. Secondo, con il governo esterno, in quanto l'uomo nelle attività esteriori si dirige con gli occhi e con gli altri sensi che hanno sede nel capo.
Ora, l'influsso interiore della grazia viene solo da Cristo, la cui umanità ha il potere di giustificare, perché è congiunta alla divinità. Invece l'influsso sulle membra della Chiesa per mezzo del governo esteriore può attribuirsi ad altri. E in tal senso anche altri possono dirsi capi della Chiesa, secondo l'espressione di Amos, che chiama "gli ottimati capi dei popoli". In maniera però diversa da Cristo. Primo, perché Cristo è capo di tutti coloro che fanno parte della Chiesa in ogni luogo, tempo e condizione; gli altri uomini invece sono capi rispetto ad alcuni luoghi soltanto, come i vescovi lo sono delle loro chiese; o per un determinato tempo, come il Papa è capo di tutta la Chiesa solo durante il suo pontificato; e solo relativamente a coloro che sono nello stato di viatori. Secondo, perché Cristo è capo della Chiesa per sua virtù e autorità, mentre gli altri sono capi in quanto fanno le veci di lui, come si esprime S. Paolo: "Se ho perdonato qualcosa, l'ho fatto per riguardo a voi in persona di Cristo"; "Siamo ambasciatori di Cristo, di modo che Dio stesso parla per nostro mezzo".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quel testo parla di capo nel senso di governo esteriore, come un re si dice capo del suo regno.
2. L'uomo non comunica la grazia per infusione interiore, ma esortando esternamente alla vita di grazia.
3. S. Agostino si domanda: "Se i principi della Chiesa sono pastori, come può essere uno solo il pastore, se non perché gli altri sono tutti membra di un medesimo pastore?". Similmente gli altri possono dirsi fondamenti e capi come membra di un solo fondamento e capo. Però, com'egli aggiunge, "alle sue membra concesse il titolo di pastori, ma nessuno di noi può dirsi porta: questo l'ha riservato in esclusiva a sé". La ragione è che la porta significa l'autorità principale, in quanto per la porta tutti entrano in casa, e solo per Cristo in persona "noi abbiamo ottenuto l'accesso alla grazia in cui siamo". Gli altri appellativi suddetti possono invece significare un'autorità non solo principale, ma anche subordinata.

ARTICOLO 7

Se il demonio sia capo dei cattivi

SEMBRA che il demonio non sia capo dei cattivi. Infatti:
1. Il capo deve comunicare sensibilità e movimento alle membra, come dice la Glossa commentando un testo di S. Paolo. Ma il demonio non ha il potere di comunicare la malizia del peccato, il quale nasce dalla volontà del peccatore. Dunque il diavolo non può dirsi capo dei cattivi.
2. Ogni peccato fa cattivo l'uomo. Ma non tutti i peccati derivano dal diavolo. Ciò è evidente per i peccati dei demoni che caddero senza suggestioni esterne. Ugualmente il peccato dell'uomo non viene sempre dal diavolo: si legge infatti nel De Ecclesiasticis Dogmatibus: "Non tutti i nostri pensieri cattivi sono suscitati dalla tentazione del diavolo, ma qualche volta sgorgano per iniziativa del nostro libero arbitrio". Dunque il diavolo non è capo di tutti i cattivi.
3. A un unico corpo corrisponde un unico capo. Ma la folla dei cattivi nel suo insieme non presenta qualche cosa che la unifichi, perché "il male è contro il male", nascendo da difetti opposti, come nota Dionigi. Dunque il diavolo non può dirsi capo di tutti i cattivi.

IN CONTRARIO: La Glossa così interpreta le parole di Giobbe, "Il suo ricordo si cancelli sulla terra": "Di ogni cattivo si dice che torni al suo capo, cioè al diavolo".

RISPONDO: Come abbiamo detto sopra, il capo non ha solo un influsso interiore sulle membra, ma le governa anche esternamente, dirigendo le loro operazioni a un fine determinato. Così dunque il capo di una moltitudine o lo è in tutti e due i modi, per l'influsso interiore e per il governo esteriore, e in questi modi Cristo è capo della Chiesa, come si è detto. Oppure lo è per il governo esteriore soltanto: così ogni principe o prelato è capo dei suoi sudditi. In questa maniera il diavolo si dice capo di tutti i cattivi, perché, come si legge nella Bibbia, "d'ogni figlio d'orgoglio egli è re".
Ora, è proprio di chi governa guidare i sudditi al proprio fine. Ma il fine del diavolo è di stornare da Dio la creatura razionale: così fin da principio tentò di far disobbedire l'uomo al divieto divino. La stessa ribellione a Dio del resto sembra un bene, perché si presenta sotto specie di libertà, stando alle parole di Geremia: "Da tempo hai scosso il giogo, hai spezzato le catene, hai protestato: Non ti voglio servire". In quanto dunque i peccatori perseguono questo fine cadono sotto il dominio del demonio, che per questo si dice loro capo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il diavolo, sebbene non abbia un'influenza interiore sull'anima razionale, tuttavia induce al male con le sue suggestioni.
2. Chi governa, non fa sempre con i singoli opera di persuasione perché obbediscano alla sua volontà, ma segnala la sua volontà a tutti insieme e alcuni la seguono perché vi sono trascinati, altri perché lo vogliono spontaneamente, come avviene per il comandante di un esercito: i soldati marciano sotto la sua bandiera anche senza bisogno di raccomandazioni. Così dunque il primo peccato del diavolo, "il quale pecca fin da principio", come si esprime il Vangelo, si presentò a tutti come esempio che alcuni imitano per sua diretta suggestione, altri di propria volontà senza suggerimenti. Ecco perché il demonio è capo di tutti i cattivi, in quanto essi lo imitano, come dice la Sapienza: "Per invidia del diavolo la morte entrò nel mondo; e lo imitano quelli che sono dalla sua parte".
3. Tutti i peccati si identificano come distacco da Dio, sebbene differiscano tra loro come conversione a diversi beni transitori.

ARTICOLO 8

Se l'Anticristo sia capo dei cattivi

SEMBRA che l'Anticristo non sia capo dei cattivi. Infatti:
1. Ogni corpo ha un unico capo. Ma il diavolo è capo della massa dei cattivi. Dunque non è loro capo l'Anticristo.
2. L'Anticristo è membro del diavolo. Ma il capo si contrappone alle membra. Dunque l'Anticristo non è capo dei cattivi.
3. Il capo influisce sulle membra. Ma l'Anticristo non ha nessuna influenza sugli uomini perversi che lo hanno preceduto. Dunque l'Anticristo non è capo dei cattivi.

IN CONTRARIO: Alle parole bibliche, "interrogate qualunque passante", la Glossa osserva: "Parlando del corpo di tutti i cattivi, volge improvvisamente il discorso sul loro capo, l'Anticristo".

RISPONDO: Come abbiamo detto sopra, nel capo fisico si trovano tre cose: disposizione, perfezione e virtù. Quanto dunque alla disposizione nel tempo, l'Anticristo non è capo dei cattivi, perché il suo peccato non è primordiale, come il peccato del diavolo.
Similmente non è neppure capo dei cattivi per la virtù. Perché se trascinerà al male alcuni del suo tempo con artifici esterni, tuttavia quelli che sono vissuti prima di lui, non sono stati indotti al male da lui né hanno imitato la sua malizia. Così per questo non si potrebbe dire capo di tutti i cattivi, ma di alcuni.
Resta dunque che lo si dica capo di tutti i cattivi per la perfezione della sua malizia. La frase di S. Paolo, "proclamandosi Dio", viene così commentata dalla Glossa: "Come in Cristo abitò tutta la pienezza della divinità, così nell'Anticristo la pienezza di tutta la malvagità", non nel senso che il diavolo assuma in unità di persona l'umanità di quest'ultimo, come il Figlio di Dio l'umanità di Cristo, ma nel senso che il diavolo gli suggerirà la sua malizia più che a tutti gli altri. E così tutti gli altri cattivi del passato sono quasi figura dell'Anticristo, avverandosi ciò che dice l'Apostolo: "Già è in azione il mistero dell'iniquità".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il diavolo e l'Anticristo non sono due capi ma uno solo, perché l'Anticristo è capo in quanto si trova riprodotta perfettamente in lui la malizia del diavolo. La Glossa spiegando quel testo paolino, "proclamandosi Dio", dichiara: "In lui ci sarà il capo di tutti i cattivi, cioè il diavolo, che è re d'ogni figlio d'orgoglio". Ci sarà non per unione personale né per intima inabitazione, perché "soltanto la Trinità penetra nell'anima", come è stato scritto nel De Ecclesiasticis Dogmatibus, ma per gli effetti della sua malizia.
2. Come "capo di Cristo è Dio", e tuttavia "Cristo stesso è capo della Chiesa", conforme all'esposizione precedente, così l'Anticristo è membro del diavolo e tuttavia egli stesso è capo dei cattivi.
3. L'Anticristo non è capo di tutti i cattivi per ragione di influsso, ma per grado di perfezione. Perché in lui il diavolo porterà a capo la propria malizia: come si dice che uno porta "a capo" un suo proposito, quando ne raggiunge il perfetto compimento.