Il Santo Rosario
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Questione 68

Coloro che ricevono il battesimo

Dobbiamo ora parlare di coloro che ricevono il battesimo.
A tale riguardo si pongono dodici quesiti: 1. Se tutti siano tenuti a ricevere il battesimo; 2. Se qualcuno possa salvarsi senza il battesimo; 3. Se il battesimo debba differirsi; 4. Se si debbano battezzare i peccatori; 5. Se ai peccatori battezzati si debbano imporre delle opere soddisfattorie; 6. Se si richieda la confessione dei peccati; 7. Se si richieda l'intenzione da parte del battezzando; 8. Se si richieda la fede; 9. Se i bambini debbano essere battezzati; 10. Se i bambini degli Ebrei siano da battezzarsi contro la volontà dei genitori; 11. Se in qualche caso si debba battezzare il bambino nell'utero materno; 12. Se i furiosi e i pazzi si debbano battezzare.

ARTICOLO 1

Se tutti siano tenuti a ricevere il battesimo

SEMBRA che non tutti siano tenuti a ricevere il battesimo. Infatti:
1. Cristo non ha reso più stretta agli uomini la via della salvezza. Ma prima della venuta di Cristo gli uomini si potevano salvare senza il battesimo. Dunque anche dopo la sua venuta.
2. Il battesimo è stato istituito principalmente come rimedio del peccato originale. Ma chi è battezzato, essendo libero dalla colpa originale, non la può trasmettere alla sua prole. Quindi i figli dei battezzati non si devono battezzare.
3. Si dà il battesimo per liberare dal peccato mediante la grazia. Ma questo coloro che sono santificati nel seno materno l'ottengono senza il battesimo. Essi dunque non sono tenuti a ricevere il battesimo.

IN CONTRARIO: Nel Vangelo si legge: "Se uno non rinasce dall'acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio". E nel libro De Ecclesiasticis Dogmatibus si dice: "Solo ai battezzati crediamo aperta la via della salvezza".

RISPONDO: Gli uomini sono tenuti a ciò che è indispensabile per conseguire la salvezza. Ma è chiaro che nessuno può conseguire la salvezza che per mezzo di Cristo; di qui le parole dell'Apostolo: "Come per il peccato di uno solo è venuta su tutti gli uomini la condanna, così anche per il merito di uno solo viene su tutti gli uomini la giustificazione che dà la vita". Ora, il battesimo viene dato proprio per questo: perché l'uomo da esso rigenerato venga incorporato a Cristo, diventando membro di lui, cosicché S. Paolo scriveva: "Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo". Perciò è evidente che tutti gli uomini sono tenuti al battesimo, e che senza di esso non ci può essere salvezza.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Mai gli uomini poterono salvarsi, nemmeno prima della venuta di Cristo, senza diventare membra di lui; perché, come dice S. Pietro, "non vi è altro nome dato agli uomini nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati". Prima di Cristo però gli uomini venivano incorporati a lui mediante la fede nella sua futura venuta, e di tale fede era "segno" la circoncisione, come osserva S. Paolo. Prima invece che fosse istituita la circoncisione, gli uomini venivano incorporati a Cristo, come dice S. Gregorio, "con la sola fede", che veniva professata dagli antichi patriarchi con l'offerta dei sacrifici. Ora, anche dopo la venuta di Cristo gli uomini vengono incorporati a lui per mezzo della fede, secondo le parole di S. Paolo: "Il Cristo dimori nei vostri cuori mediante la fede". Ma diverso è il modo di manifestare la fede in una cosa quando è presente e quando era ancora futura, come con parole diverse indichiamo quello che accade ora, quello che è già accaduto e quello che accadrà. Perciò, sebbene il sacramento del battesimo non sia sempre stato necessario alla salvezza, tuttavia la fede, di cui il battesimo è il sacramento, fu sempre necessaria.
2. I battezzati, come si è visto nella Seconda Parte, vengono dal battesimo rinnovati nello spirito, mentre il loro corpo rimane soggetto alla vecchia legge del peccato, secondo l'affermazione di S. Paolo: "Il corpo è veramente morto a causa del peccato, ma lo spirito è vivo in virtù della giustificazione". E S. Agostino ne deduce che "non tutto nell'uomo viene battezzato". Ora, è chiaro che l'uomo nella generazione carnale non genera secondo lo spirito, ma secondo la carne. Perciò i figli dei battezzati nascono con il peccato originale. Quindi hanno bisogno del battesimo.
3. Coloro che sono santificati nel seno materno, ricevono senza dubbio la grazia che li libera dal peccato originale, ma non per questo ricevono il carattere che li configura a Cristo. Se dunque attualmente qualcuno fosse santificato nel seno materno, dovrebbe ugualmente essere battezzato, per conformarsi con l'acquisto del carattere alle altre membra di Cristo.

ARTICOLO 2

Se uno possa salvarsi senza il battesimo

(Si può essere salvati senza Battesimo?

Poiché Cristo è morto per la salvezza di tutti, possono essere salvati anche senza Battesimo quanti muoiono a causa della fede (Battesimo di sangue), i catecumeni, e anche tutti coloro che sotto l'impulso della grazia, senza conoscere Cristo e la Chiesa, cercano sinceramente Dio e si sforzano di compiere la sua volontà (Battesimo di desiderio). Quanto ai bambini morti senza Battesimo, la Chiesa nella sua liturgia li affida alla misericordia di Dio.

Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, 262).

SEMBRA che nessuno possa salvarsi senza il battesimo. Infatti:
1. Dice il Signore: "Se uno non rinasce dall'acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio". Ora però si salvano soltanto coloro che entrano nel regno di Dio. Dunque nessuno si può salvare, senza che il battesimo lo rigeneri con l'acqua e con lo Spirito Santo.
2. Nel libro De Ecclesiasticis Dogmatibus si legge: "Nessun catecumeno crediamo che abbia la vita, nemmeno se morto in buona condotta, eccetto il caso del martirio, dove il sacramento del battesimo trova tutta la sua pienezza". Ma se qualcuno si potesse salvare senza il battesimo, questo sarebbe vero massimamente dei catecumeni di buoni costumi, i quali mostrano di possedere "la fede che opera mediante la carità". Nessuno quindi può salvarsi senza il battesimo.
3. Il sacramento del battesimo, come si è detto sopra, è necessario per salvarsi. Ma necessario è "ciò senza di cui una cosa non può essere", come spiega Aristotele. Nessuno dunque può conseguire la salvezza senza il battesimo.

IN CONTRARIO: S. Agostino scrive: "Ad alcuni la santificazione invisibile fu concessa e giovò senza i sacramenti visibili; al contrario la santificazione visibile, operata dai sacramenti visibili, può essere concessa, ma non può giovare senza la santificazione invisibile". Poiché, dunque, il sacramento del battesimo ha di mira la santificazione visibile, uno può conseguire la salvezza mediante la santificazione invisibile, senza il sacramento del battesimo.

RISPONDO: Si può essere senza battesimo in due maniere. Primo, di fatto e di proposito, come capita a coloro che non sono battezzati né vogliono esserlo. Evidentemente si ha allora il disprezzo del sacramento da parte di coloro che hanno l'uso del libero arbitrio. Perciò chi è senza battesimo in questa maniera, non può conseguire la salvezza, perché né sacramentalmente né intenzionalmente è incorporato a Cristo, nel quale soltanto è possibile la salvezza.
Secondo, uno può essere senza battesimo di fatto, ma non di proposito: p. es., quando uno desidera di essere battezzato, ma viene accidentalmente prevenuto dalla morte prima di ricevere il battesimo. Costui senza il battesimo in atto può conseguire la salvezza per il desiderio del battesimo, il quale nasce dalla "fede che opera mediante la carità", attraverso la quale l'uomo viene santificato interiormente da Dio, il cui potere non è vincolato ai sacramenti. È quanto dice appunto S. Ambrogio parlando di Valentiniano, che era morto da catecumeno: "Io ho perduto lui che stavo per rigenerare, ma lui non ha perduto la grazia che aveva domandato".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. "L'uomo guarda alle apparenze, ma il Signore guarda al cuore", si legge nella Scrittura. Ora, chi desidera di "essere rigenerato nell'acqua e nello Spirito Santo", viene rigenerato di fatto nel suo intimo anche quando manca l'abluzione esterna; e in tal senso S. Paolo dice che "la vera circoncisione è quella del cuore, quella che si fa secondo lo spirito e non secondo la lettera: quella la cui lode non viene dagli uomini ma da Dio".
2. Nessuno giunge alla vita eterna se non assolto da ogni colpa e da ogni debito di pena. Quest'assoluzione generale si ha nell'atto del battesimo e nel martirio, per cui si dice che nel martirio "il sacramento del battesimo trova tutta la sua pienezza", cioè la totale liberazione dalla colpa e dalla pena. Se dunque muore un catecumeno col desiderio del battesimo (altrimenti non morirebbe in stato di buona condotta, che non si può avere senza "la fede che opera mediante la carità"), egli non ottiene subito la vita eterna, ma sconterà la pena dovuta ai suoi peccati, "tuttavia si salverà come attraverso il fuoco", secondo l'espressione di S. Paolo.
3. In tanto si dice che il battesimo è necessario per salvarsi in quanto uno non può avere la salvezza, se non riceve il battesimo almeno col desiderio, il quale "dinanzi a Dio vale come l'opera compiuta".

ARTICOLO 3

Se il battesimo debba differirsi

SEMBRA che il battesimo debba differirsi. Infatti:
1. Il Papa S. Leone (Magno) ammonisce: "Due tempi, Pasqua e Pentecoste, sono stati assegnati per legge dal Romano Pontefice. Perciò avvertiamo la Vostra Dilezione di non aggiungere altri giorni a questi di uso". Non si deve dunque battezzare subito una persona, ma differire il battesimo fino ai periodi suddetti.
2. Negli atti del Concilio Agatense si legge: "I Giudei, la cui perfidia torna spesso al vomito, se vogliono convertirsi al cattolicesimo, entrino per otto mesi la soglia della chiesa tra i catecumeni; soltanto allora, se dimostrano di convertirsi per vera fede, ricevano la grazia del battesimo". Il battesimo non si deve dunque dare subito, ma rimandarlo per un certo tempo.
3. Come dice Isaia, "questo è tutto il frutto, l'eliminazione del peccato". Ma il peccato meglio si toglie o si riduce, se il battesimo viene dilazionato. Primo, perché coloro che peccano dopo il battesimo, peccano più gravemente; poiché sta scritto: "Di quanto più severo castigo non dovrà essere giudicato degno chi avrà disprezzato il sangue nel quale fu santificato" mediante il battesimo? Secondo, perché il battesimo cancella i peccati passati, non i futuri; perciò quanto più si rimanda tanti più ne toglie. Il battesimo quindi deve differirsi a lungo.

IN CONTRARIO: Nell'Ecclesiastico si legge: "Non tardare a convertirti al Signore, non rimandare di giorno in giorno". Ma la perfetta conversione a Dio è quella di coloro che vengono rigenerati in Cristo mediante il battesimo. Non si deve dunque rimandare il battesimo da un giorno all'altro.

RISPONDO: Qui bisogna distinguere tra battezzandi bambini e battezzandi adulti. Infatti quando si tratta del battesimo dei bambini, non bisogna differire il battesimo. Primo, perché non c'è da attendere da loro una maggiore istruzione, o una più completa conversione. - Secondo, per il pericolo di morte, non potendosi venire in loro aiuto con altro mezzo all'infuori del sacramento del battesimo.
Gli adulti invece possono valersi del semplice desiderio del battesimo, come si è detto sopra. Perciò agli adulti non si deve conferire il battesimo appena si convertono, ma è bene differirlo per un certo tempo. Primo, a tutela della Chiesa, perché essa non soffra inganno concedendo il battesimo a gente mal disposta, in conformità all'avvertimento evangelico: "Non vogliate credere a ogni spirito, ma provate se gli spiriti sono da Dio". Ora, la prova di coloro che si accostano al battesimo si ha, quando la loro fede e i loro costumi vengono esaminati per un certo periodo. - Secondo, ciò è necessario per il bene di quelli che si battezzano; perché essi hanno bisogno di un po' di tempo per istruirsi perfettamente nella fede e per esercitarsi nelle pratiche della vita cristiana. - Terzo, la dilazione è necessaria per il decoro del sacramento: poiché si ammettono gli uomini al battesimo nelle solennità principali, cioè in quelle di Pasqua e di Pentecoste, e così lo ricevono con più devozione.
Tuttavia questa dilazione non va applicata in due casi. Primo, quando i battezzandi si mostrano perfettamente istruiti nella fede e preparati al battesimo: fu così che Filippo battezzò subito l'Eunuco, e S. Pietro battezzò Cornelio e quanti erano con lui. - Secondo, in caso d'infermità o di qualche altro pericolo mortale. Perciò il Papa Leone scrive: "Coloro che versano in pericolo di morte per malattia, assedio, persecuzione e naufragio, si devono battezzare in qualsiasi momento".
Tuttavia se qualcuno viene rapito dalla morte in circostanze che ne rendono impossibile il battesimo, mentre sta aspettando il tempo stabilito dalla Chiesa, si salva, sebbene "attraverso il fuoco", come si è detto sopra. Pecca invece chi ritarda il battesimo oltre il tempo assegnato dalla Chiesa, a meno che non lo faccia per motivi di necessità e con la licenza dei superiori ecclesiastici. Anche questo peccato però potrà essere rimesso poi insieme con gli altri mediante la contrizione, che fa le veci del battesimo, come si è detto sopra.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'ordine del Papa S. Leone di osservare i due tempi del battesimo vale per gli adulti, "eccetto in caso di pericolo di morte" (che è sempre da temersi per i bambini), come si è detto.
2. La prassi relativa ai Giudei è stata stabilita a tutela della Chiesa, perché essi non corrompano la fede dei semplici con una conversione incompleta. Tuttavia, come soggiunge lo stesso Concilio, "se durante l'attesa prescritta incorrono in qualche infermità si deve concedere il battesimo".
3. Il battesimo con la grazia che conferisce non solo toglie i peccati passati, ma impedisce anche che ne vengano commessi per il futuro. E questa è la cosa più importante: che gli uomini non pecchino. È invece cosa secondaria che essi pecchino più leggermente, o che i loro peccati vengano rimessi, secondo l'ammonizione di S. Giovanni: "Figli miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate. Ma se qualcuno avrà peccato, noi abbiamo presso il Padre un avvocato, Gesù Cristo, il Giusto, ed egli è propiziazione per i nostri peccati".

ARTICOLO 4

Se si debba dare il battesimo ai peccatori

(È cosa certa, che in un adulto si richiedono tre cose per ricevere il battesimo nel modo dovuto: la fede, il pentimento e l'intenzione di riceverlo. È necessaria senza dubbio la fede, nella quale un adulto deve essere sufficientemente istruito, secondo la misura della sua intelligenza, riguardo ai misteri della religione cristiana, e questi li deve credere fermamente; ed è pure necessario il pentimento, con il quale deve dolersi dei suoi peccati e produrre un atto di contrizione o di attrizione; in terzo luogo si richiede necessariamente l'intenzione o la volontà di ricevere questo sacramento, in assenza della quale il carattere del battesimo non viene impresso nell'adulto.

La fede e il pentimento infatti sono in realtà richiesti nell'adulto affinché riceva il sacramento lecitamente e consegua il frutto del sacramento; l'intenzione invece è necessaria per conseguirlo validamente, così che l'adulto che viene battezzato senza la fede e il pentimento è sì battezzato illecitamente, ma validamente, mentre al contrario chi è battezzato senza la volontà di ricevere il sacramento, non è battezzato né lecitamente, né validamente.

Istruzione del S. Uffizio al Vicario apostolico di Che-Kiang, Denzinger 2836-2837).

SEMBRA che ai peccatori si debba dare il battesimo. Infatti:
1. Zaccaria ha predetto: "In quel giorno vi sarà una fontana aperta per la casa di David e per gli abitanti di Gerusalemme, lavacro del peccatore e della peccatrice"; e ciò si riferisce al fonte battesimale. Dunque il sacramento del battesimo si deve dare anche ai peccatori.
2. Il Signore ha affermato: "Non sono i sani ad aver bisogno del medico, ma gli ammalati". Ora, gli ammalati sono appunto i peccatori. Quindi, essendo il battesimo la medicina del medico spirituale, cioè di Cristo, ai peccatori non va negato il sacramento del battesimo.
3. Nessun sussidio si deve rifiutare ai peccatori. Ma i peccatori battezzati trovano un aiuto spirituale nello stesso carattere battesimale, essendo esso una disposizione alla grazia. Dunque ai peccatori va concesso il sacramento del battesimo.

IN CONTRARIO: S. Agostino insegna: "Chi ha creato te senza di te, non giustificherà te senza di te". Ma il peccatore, non avendo la volontà ben disposta, non coopera con Dio. Perciò per la giustificazione inutilmente riceverebbe il battesimo.

RISPONDO: Uno può dirsi peccatore in due sensi diversi. Primo, per la macchia e il reato della colpa passata. E a tali peccatori va conferito il sacramento del battesimo; perché a questo scopo particolarmente è stato istituito, cioè per mondare le sozzure dei peccati, conforme all'espressione paolina: "Purificando la Chiesa, con il lavacro d'acqua mediante la parola della vita".
Secondo, uno può dirsi peccatore per la volontà di peccare e per il proposito di persistere nel peccato. E a tali peccatori non è da conferirsi il sacramento del battesimo. Primo, perché mediante il battesimo gli uomini vengono incorporati a Cristo, come dice S. Paolo: "Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo". Ma finché uno ha la volontà di peccare, non può essere unito a Cristo; poiché sta scritto: "Che cosa ha a che fare la giustizia con l'iniquità?". Perciò S. Agostino dice: "Nessuno che sia padrone della propria volontà, può iniziare una nuova vita, se non si pente della vita passata". - Secondo, perché nelle funzioni di Cristo e della Chiesa non deve esserci niente di inutile. Ma è inutile ciò che non raggiunge il fine cui è ordinato. Ora, nessuno che abbia la volontà di peccare, può ottenere la purificazione dei peccati, che è il fine del battesimo; perché equivarrebbe a porre insieme due cose contraddittorie. - Terzo, perché nei riti sacramentali va esclusa qualsiasi falsità. Ma è segno falso quello a cui non corrisponde la realtà significata. Ora, il fatto che uno si presenti a lavarsi nel battesimo significa che è disposto all'abluzione interiore. Ciò invece non è vero in chi ha il proposito di persistere nel peccato. Dunque è evidente che a codeste persone non va concesso il sacramento del battesimo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quel testo si riferisce a quei peccatori che hanno la volontà di recedere dal peccato.
2. Il medico spirituale, cioè Cristo, agisce in due modi. Primo, da se stesso interiormente: e prepara così la volontà umana a volere il bene e a odiare il male. Secondo, per mezzo dei suoi ministri, quando questi applicano esteriormente i sacramenti: allora egli opera perfezionando quanto viene iniziato esteriormente. Perciò il sacramento del battesimo non è da concedersi se non a quelli in cui appare qualche segno d'interiore conversione; allo stesso modo che una medicina corporale non viene data a un infermo, se in lui non si manifesta qualche segno di vita.
3. Il battesimo è "il sacramento della fede". Ma la fede informe non basta alla salvezza e neppure ne è il fondamento, bensì solo la fede formata, "che opera mediante la carità", come spiega S. Agostino. Quindi nemmeno il sacramento del battesimo può conferire la salvezza, quando perdura la volontà di peccare, che esclude la fede formata. - Né si deve mai disporre una persona alla grazia mediante l'impressione del carattere battesimale, finché essa manifesta la volontà di peccare, perché "Dio non costringe nessuno alla virtù", come avverte il Damasceno.

ARTICOLO 5

Se ai peccatori che si battezzano si debbano imporre opere soddisfattorie

SEMBRA che ai peccatori che si battezzano si debbano imporre opere soddisfattorie. Infatti:
1. Rientra nella giustizia di Dio che ciascuno sia punito per ogni singolo peccato, secondo le parole dell'Ecclesiaste: "Ogni opera Dio sottoporrà a giudizio". Ma le opere soddisfattorie s'impongono ai peccatori in pena dei peccati passati. Dunque ai peccatori che si battezzano sono da imporsi opere soddisfattorie.
2. Con le opere soddisfattorie i peccatori neo-convertiti si esercitano nel bene e si sottraggono alle occasioni di peccare, poiché "soddisfare è tagliare le radici dei peccati e sbarrare la strada al loro ritorno". Ora questo è particolarmente necessario per i neofiti. Dunque è bene che ai battezzati s'impongano opere soddisfattorie.
3. Dare soddisfazione a Dio non è meno doveroso che dare soddisfazione al prossimo. Ma ai neofiti si deve imporre la riparazione verso il prossimo, se ne hanno leso i diritti. Dunque si deve imporre loro anche di riparare verso Dio con opere penitenziali.

IN CONTRARIO: S. Ambrogio, commentando le parole di S. Paolo: "I doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento", afferma: "La grazia di Dio nel battesimo non vuole gemiti, pianti, opere, ma fede soltanto, e tutto condona gratis".

RISPONDO: "Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù", scrive S. Paolo, "siamo stati battezzati nella morte di lui; siamo stati dunque sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte", cosicché l'uomo in virtù del battesimo viene incorporato nella morte di Cristo. Ora, è chiaro dall'esposizione già fatta che la morte di Cristo soddisfece pienamente per i peccati, "non solo nostri, ma anche di tutto il mondo", come si esprime S. Giovanni. Perciò a chi si battezza non va imposta alcuna penitenza per nessun peccato, perché ciò costituirebbe un'ingiuria alla passione e alla morte di Cristo, quasi essa non bastasse alla piena soddisfazione delle colpe dei battezzati.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. "Il battesimo", scrive S. Agostino, "ha questa facoltà d'incorporare a Cristo i battezzati come sue membra". Ecco perché la passione di Cristo fu soddisfattoria per le colpe dei battezzati: perché un membro può soddisfare per il peccato di un altro membro. Di qui le parole di Isaia: "Veramente delle nostre infermità egli si è caricato, e si è addossato i nostri dolori".
2. I neofiti devono venire esercitati nel bene non mediante opere penose, ma mediante opere facili, "affinché con il latte di esercitazioni semplici crescano a cose più perfette", come dice la Glossa a commento delle parole del Salmo: "Alla maniera che un bimbo divezzato sta sulle braccia di sua madre". Perciò anche il Signore dispensò dal digiuno i suoi discepoli convertiti da poco. E S. Pietro raccomanda: "Come neonati siate bramosi del latte spirituale purissimo, affinché con esso possiate crescere a salute".
3. Restituire il mal tolto al prossimo e rendere a lui soddisfazione delle ingiustizie commesse rientra nell'abbandono del peccato, perché sarebbe colpa il ritenere la roba altrui e non risarcire il danno arrecato al prossimo. Quindi ai peccatori battezzati si deve imporre la riparazione nei riguardi del prossimo, non meno dell'abbandono del peccato. Non si deve imporre invece che scontino qualche pena per le loro colpe passate.

ARTICOLO 6

Se i peccatori nell'accostarsi al battesimo siano tenuti a confessare i loro peccati

SEMBRA che i peccatori accostandosi al battesimo siano tenuti a confessare i loro peccati. Infatti:
1. S. Matteo racconta che molti accorrevano a Giovanni "per essere battezzati da lui nel Giordano mentre confessavano i loro peccati". Ma il battesimo di Cristo è più perfetto di quello di Giovanni. Dunque molto più devono confessare i propri peccati coloro che hanno da ricevere il battesimo cristiano.
2. Nei Proverbi si legge: "Chi nasconde le sue colpe, non prospererà; e chi le confessa e le lascia, otterrà misericordia". Ma ci si battezza proprio per ottenere misericordia per i propri peccati. Dunque i battezzandi devono confessare i loro peccati.
3. Prima del battesimo si richiede la penitenza, secondo l'esortazione di S. Pietro: "Pentitevi, e ciascuno di voi si faccia battezzare". Ma la confessione fa parte della penitenza. Dunque prima del battesimo si richiede la confessione dei peccati.

IN CONTRARIO: La confessione dei peccati deve essere accompagnata dalle lacrime. Dice infatti S. Agostino "Su ogni specie di peccato si deve riflettere e piangere". Ma come nota S. Ambrogio, "la grazia divina nel battesimo non vuole né gemiti né pianti". Dunque dai battezzandi non si deve esigere la confessione dei peccati.

RISPONDO: C'è una duplice confessione dei peccati. Una interiore, che si fa a Dio. E tale confessione dei peccati è richiesta anche prima del battesimo; occorre cioè che l'uomo pensando ai propri peccati se ne dolga. Dice infatti S. Agostino: "Non può incominciare una nuova vita, se non si pente della vita passata".
L'altra confessione dei peccati è esteriore e si fa al sacerdote. Ebbene, tale confessione non è richiesta prima del battesimo. Primo, perché tale confessione, chiamando in causa la persona del ministro, rientra nel sacramento della penitenza, che non è necessario prima del battesimo, essendo questo "la porta di tutti i sacramenti". - Secondo, perché la confessione esteriore che si fa al sacerdote ha per scopo di far assolvere il penitente dai suoi peccati e di obbligarlo alle opere soddisfattorie, che invece non si devono imporre ai battezzati, come si è detto sopra. Né coloro che vengono battezzati hanno bisogno della remissione dei peccati tramite il potere delle chiavi, ottenendola totale mediante il battesimo. - Terzo, perché la confessione privata fatta a un uomo è per se stessa penosa, in quanto suscita la vergogna di chi si confessa. Ora, al battezzato non s'impone alcuna pena esterna. Perciò nel battesimo non occorre una confessione specifica dei peccati, ma basta quella generica che i battezzandi fanno secondo il rito della Chiesa "rinunziando a Satana e a tutte le sue opere". In questo senso una Glossa dice che "nel battesimo di Giovanni si dà l'esempio ai battezzandi della confessione dei peccati e della promessa di una migliore condotta".
Tuttavia se qualcuno dei battezzandi per devozione volesse confessare i propri peccati, dovrebbe essere ascoltata la sua confessione, non per imporgli una soddisfazione; ma per dargli le norme della vita spirituale contro i suoi peccati abituali.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nel battesimo di Giovanni non venivano rimessi i peccati, ma esso era "un battesimo di penitenza". Quindi era giusto che quanti procedevano a tale battesimo confessassero i loro peccati, per ricevere la penitenza corrispondente, secondo la qualità delle loro colpe. Il battesimo cristiano invece è senza penitenza esterna, come dice S. Ambrogio. Perciò il confronto non regge.
2. Ai battezzati basta la confessione interiore fatta a Dio e insieme quella esterna generica per esser messi sulla retta strada e ottenere misericordia: non si richiede invece, come abbiamo spiegato, la confessione esterna specifica.
3. La confessione fa parte della penitenza sacramentale, che non si richiede, come si è detto, prima del battesimo; si richiede però la virtù della penitenza interiore.

ARTICOLO 7

Se da parte del battezzando si richieda l'intenzione di ricevere il sacramento del battesimo

SEMBRA che da parte del battezzando non si richieda l'intenzione di ricevere il sacramento del battesimo. Infatti:
1. Il battezzato fa nel sacramento la parte passiva. Ma l'intenzione non è necessaria da parte di chi riceve, bensì da parte di chi agisce. Quindi da parte del battezzando non occorre l'intenzione di ricevere il battesimo.
2. Se si omette una cosa necessaria al battesimo, la persona è da ribattezzarsi: se si omette, p. es., l'invocazione della Trinità, come si è detto sopra. Ma non è da ribattezzarsi una persona per il fatto che non aveva l'intenzione di ricevere il battesimo, altrimenti, non potendosi dimostrare l'intenzione del battezzato, ciascuno potrebbe chiedere di essere battezzato di nuovo, per difetto d'intenzione. Quindi, da parte del battezzando non si richiede l'intenzione di ricevere il sacramento.
3. Il battesimo si dà in riparazione del peccato originale. Ma chi nasce contrae il peccato originale senza averne l'intenzione. Dunque il battesimo non richiede l'intenzione da parte del battezzando.

IN CONTRARIO: Secondo il rito della Chiesa i battezzandi dichiarano di chiedere alla Chiesa il battesimo. Così quindi manifestano la propria intenzione di ricevere il sacramento.

RISPONDO: Con il battesimo l'uomo muore alla precedente vita di peccato e incomincia una vita nuova, secondo le parole di S. Paolo: "Siamo stati sepolti con Cristo per mezzo del battesimo nella morte, perché, come Cristo fu risuscitato dai morti, così anche noi camminiamo in novità di vita". Perciò, come per morire alla vita passata, stando all'insegnamento di S. Agostino, si richiede in chi ha l'uso del libero arbitrio "il pentimento della vita trascorsa", così occorre l'intenzione d'intraprendere la vita nuova, che s'inaugura con l'accedere al sacramento. Quindi occorre da parte del battezzando la volontà, ossia l'intenzione di ricevere il sacramento.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nella giustificazione mediante il battesimo non c'è passività coatta, ma volontaria. Quindi si richiede da parte del ricevente l'intenzione di ricevere quello che gli vien dato.
2. Se in un adulto mancasse l'intenzione di ricevere il sacramento, dovrebbe essere ribattezzato. Se il difetto non risultasse certo, si dovrebbe dire: "Se non sei battezzato, io ti battezzo".
3. Il battesimo è diretto non solo contro il peccato originale, ma anche contro i peccati attuali, che si compiono volontariamente e intenzionalmente.

ARTICOLO 8

Se da parte del battezzando si richieda la fede

SEMBRA che da parte del battezzando si richieda la fede. Infatti:
1. Il sacramento del battesimo è stato istituito da Cristo. Ma Cristo insegnando la forma del battesimo presuppone che la fede lo preceda: "Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo". Dunque se non c'è la fede, non ci può essere il sacramento del battesimo.
2. Nulla d'inutile si fa nei sacramenti della Chiesa. Ma chi accede al battesimo secondo il rito della Chiesa viene interrogato sulla fede con le parole: "Credi in Dio Padre?". Dunque per il battesimo si richiede la fede.
3. Per il battesimo si richiede l'intenzione di ricevere il sacramento. Ma tale intenzione non si può avere senza la vera fede, essendo il battesimo il sacramento della vera fede: con esso infatti gli uomini "vengono incorporati a Cristo", come dice S. Agostino, e ciò non può avvenire senza la vera fede, perché, a detta di S. Paolo, "Cristo abita nei nostri cuori per mezzo della fede". Dunque chi non ha la vera fede non può ricevere il sacramento del battesimo.
4. La mancanza di fede è un peccato gravissimo, come si è dimostrato nella Seconda Parte. Ma coloro che persistono nel peccato non vanno battezzati. Dunque nemmeno coloro che persistono nell'incredulità.

IN CONTRARIO: S. Gregorio scrive: "Dalle antiche leggi dei Padri abbiamo appreso che i battezzati dagli eretici in nome della Trinità, quando ritornano alla santa Chiesa, devono essere accolti nel seno della madre Chiesa mediante l'unzione crismale, o l'imposizione della mano, o la sola professione di fede". Questo non sarebbe ammesso, se la (vera) fede fosse necessaria al battesimo.

RISPONDO: Come risulta dalle cose già dette, due effetti vengono prodotti nell'anima per mezzo del battesimo: il carattere e la grazia. Perciò una cosa può essere necessaria al battesimo in due modi. Primo, come indispensabile per aver la grazia, che è l'effetto ultimo del sacramento. In questo senso la vera fede è necessaria nel battesimo; perché, dice S. Paolo, "la giustizia di Dio si ha mediante la fede in Gesù Cristo".
Secondo, una cosa può essere necessaria nel battesimo come indispensabile per ricevere il carattere battesimale. In questo senso non occorre necessariamente nel battesimo la vera fede del battezzando, come neppure la vera fede del battezzante, purché ci siano tutte le altre cose necessarie alla validità del sacramento. Questa infatti dipende non dalla santità di chi lo amministra, o di chi lo riceve, ma dalla virtù di Dio.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il Signore parla del battesimo in quanto conduce gli uomini alla salvezza per mezzo della grazia santificante: il che non è possibile senza la vera fede. Ecco perché di proposito egli dice: "Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo".
2. La Chiesa intende battezzare gli uomini, perché siano purificati dal peccato, secondo l'espressione d'Isaia: "Tutto il frutto sarà questo: che il peccato sia tolto". Di conseguenza, per quanto dipende da lei, non intende dare il battesimo se non a coloro che hanno la vera fede, senza la quale non c'è la remissione dei peccati. Per questo chiede ai battezzandi se credono. Se qualcuno però senza la vera fede riceve il battesimo fuori della Chiesa, non lo riceve a sua salvezza. Di qui le parole di S. Agostino: "La Chiesa è paragonata a un giardino, per indicare che gli uomini possono ricevere il suo battesimo anche fuori, ma non possono fuori di essa ricevere o mantenere la salvezza della beatitudine".
3. Anche chi non ha la vera fede sugli altri articoli (del Credo) può credere rettamente circa il sacramento del battesimo, e quindi non è escluso che possa avere l'intenzione di ricevere questo sacramento. Se poi il suo errore abbraccia anche questo sacramento; gli basta per riceverlo l'intenzione generale di ricevere il battesimo come il Cristo lo ha istituito e la Chiesa lo amministra.
4. Il sacramento del battesimo, come non va conferito a chi non vuole recedere dagli altri peccati, così nemmeno a chi non vuole abbandonare l'incredulità. Gli uni e gli altri però ricevono validamente il sacramento, se viene loro amministrato, senza giovamento per la loro salvezza.

ARTICOLO 9

Se i bambini siano da battezzarsi

SEMBRA che i bambini non siano da battezzarsi. Infatti:
1. In chi si battezza occorre l'intenzione di ricevere il sacramento, come si è detto sopra. Ma i bambini non possono avere tale intenzione, essendo privi dell'uso del libero arbitrio. Quindi non possono ricevere il sacramento del battesimo.
2. Il battesimo è "il sacramento della fede", come si è detto sopra. Ma i bambini non hanno la fede, che risiede, secondo S. Agostino, "nella volontà dei credenti". Né può dirsi che si salvino per la fede dei genitori, perché a volte i genitori sono senza fede, quindi semmai, si dannerebbero per la loro incrudelità. I bambini dunque non si possono battezzare.
3. S. Pietro scrive che "il battesimo adesso salva, non quale lavaggio delle brutture della carne, ma quale interrogazione della buona coscienza dinanzi a Dio". Ora, i bambini non hanno coscienza, né buona né cattiva, essendo privi dell'uso di ragione; e non è possibile interrogarli, incapaci come sono di comprendere. Dunque i bambini non devono essere battezzati.

IN CONTRARIO: Dionigi afferma che "le nostre divine guide", cioè gli Apostoli, "consentirono l'ammissione dei bambini al battesimo".

RISPONDO: Scrive S. Paolo: "Se per il fallo di uno solo", cioè di Adamo, "regnò la morte per via di lui, molto più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia, regneranno nella vita per via dell'unico Gesù Cristo". Ora, i bambini dal peccato di Adamo contraggono il peccato originale, come risulta dal fatto che sono soggetti alla morte, "entrata in tutti" attraverso il peccato del primo uomo, secondo l'espressione dello stesso Apostolo. Perciò i bambini molto più possono ricevere la grazia da Cristo per regnare nella vita eterna. Il Signore stesso però dice, che "se uno non rinasce dall'acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio". Fu quindi necessario battezzare i bambini, perché, come nascendo incorrono la dannazione per via di Adamo, così per via di Cristo conseguano la salvezza rinascendo.
Fu opportuno battezzare i bambini anche perché, nutriti nelle cose della vita cristiana fin dall'infanzia, perseverino in essa più saldamente, in conformità alle parole dei Proverbi: "L'adolescente continua secondo la via che ha preso, senza scostarsene nemmeno in vecchiaia". E questa è la ragione addotta da Dionigi.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La rigenerazione spirituale prodotta dal battesimo somiglia in qualche modo alla nascita fisica, nel senso che i bambini, come non prendono il cibo da sé quando sono ancora nel seno materno, ma vengono sostentati dal nutrimento della mamma, così finché non hanno l'uso di ragione e vivono quasi nel seno della madre Chiesa, non si applicano la salvezza da se stessi, ma per mezzo della Chiesa. Di qui le parole di S. Agostino: "La Chiesa presta da mamma ai bambini la sua bocca perché ricevano i sacri misteri, non potendo essi credere con il proprio spirito per la loro giustificazione, né professare la fede con la propria bocca per la loro salvezza. Ora, se vengono giustamente chiamati fedeli in quanto professano la fede con le parole dei padrini, perché non li riteniamo anche penitenti, dichiarando essi di rinunziare al diavolo e a questo mondo con le parole degli stessi padrini?". Per la medesima ragione può dirsi che i bambini hanno l'intenzione, non per un atto proprio, ché anzi essi talvolta resistono e piangono, ma per un atto di coloro che li offrono al battesimo.
2. Come dice S. Agostino, "Nella Chiesa del Salvatore i bambini credono per mezzo degli altri, come dagli altri hanno contratto il peccato che viene rimesso dal battesimo". E non impedisce la loro salvezza l'eventuale incredulità dei genitori, perché spiega lo stesso S. Agostino, "i bambini vengono presentati a ricevere la grazia spirituale non tanto da coloro che li portano sulle loro braccia (sebbene pure da costoro, se questi sono buoni fedeli), quanto dall'intera società dei santi e dei fedeli. È giusto infatti vederli presentati da tutti coloro a cui piace che siano presentati, e dal cui amore vengono associati alla comunione dello Spirito Santo". Invece l'incredulità dei loro genitori, anche se dopo il battesimo tentino d'iniziarli ai sacrifici dei demoni, non nuoce ai bambini, perché, aggiunge il Santo, "il fanciullo una volta che sia stato rigenerato per l'altrui volontà, non può in seguito essere irretito per l'altrui malizia, cui non consente con la propria volontà, secondo le parole di Ezechiele: "Come è mia l'anima del padre, così l'anima del figlio; l'anima che avrà peccato, quella morrà". Contrasse invece da Adamo la colpa, da cui vien liberato per la grazia di quel sacramento, in quanto non era ancora anima personalmente vivente". La fede di un altro, anzi di tutta la Chiesa, giova al bambino in virtù dell'operazione dello Spirito Santo che unisce la Chiesa e mette l'uno in comunicazione di beni con l'altro.
3. Il bambino, come nel battesimo non professa la fede in proprio, ma per mezzo di altri, così non viene interrogato personalmente ma negli altri, e gli interrogati professano la fede della Chiesa in nome del bambino, il quale viene associato a questa fede per mezzo del "sacramento della fede". Quanto invece alla buona coscienza, il bambino l'acquista anche personalmente, non in atto, bensì in abito, mediante la grazia santificante.

ARTICOLO 10

Se i bambini dei Giudei o di altri infedeli siano da battezzarsi contro la volontà dei genitori

(Can. 868 - § 1. Per battezzare lecitamente un bambino si esige:

1º che i genitori o almeno uno di essi o chi tiene legittimamente il loro posto, vi consentano;

2º che vi sia la fondata speranza che sarà educato nella religione cattolica; se tale speranza manca del tutto, il battesimo venga differito, secondo le disposizioni del diritto particolare, dandone ragione ai genitori.

§ 2. Il bambino di genitori cattolici e persino di non cattolici, in pericolo di morte è battezzato lecitamente anche contro la volontà dei genitori.

Codice di Diritto Canonico).

SEMBRA che i bambini dei Giudei e degli altri infedeli siano da battezzarsi anche contro la volontà dei genitori. Infatti:
1. Si deve provvedere al prossimo più contro il pericolo della morte eterna che contro il pericolo della morte temporale. Ma a un bambino che corra pericolo di morte temporale è da porgersi aiuto, anche se i genitori vi si opponessero per cattiveria. Tanto più dunque si deve provvedere ai bambini degli infedeli mediante il battesimo contro il pericolo della morte eterna, anche se i genitori fossero contrari.
2. I figli degli schiavi sono schiavi e alla mercé dei padroni. Ma i Giudei sono schiavi dei re e dei principi, e altrettanto gli altri infedeli. Dunque senza violare alcun diritto i principi possono far battezzare i figli dei Giudei e degli altri infedeli.
3. Ciascun uomo è più di Dio, da cui ha l'anima, che del padre suo carnale da cui ha ricevuto il corpo. Perciò non è ingiusto che i bambini degli infedeli vengano sottratti ai genitori carnali e consacrati a Dio mediante il battesimo.

IN CONTRARIO: Nel Decreto (di Graziano) si leggono queste parole di un Concilio Toletano: "Il santo Sinodo riguardo ai Giudei comanda che da qui innanzi a nessuno deve essere imposto di credere con la usata violenza, perché essi non si devono salvare contro la loro volontà, ma volontariamente, salvando così l'integrità della giustizia".

RISPONDO: I bambini degli infedeli, o hanno l'uso di ragione, o no. Se lo hanno, allora quanto alle cose che sono di diritto divino o naturale incominciano a poter disporre di se stessi. Quindi per propria volontà, anche in contrasto con i propri genitori, possono ricevere il battesimo, come possono contrarre il matrimonio. Perciò costoro si possono lecitamente istruire e indurre a ricevere il battesimo.
Se invece non hanno ancora l'uso del libero arbitrio, rimangono per diritto naturale sotto la cura dei genitori, fino a tanto che non possono provvedere a se stessi. Ecco perché nell'antica legge i bambini si possono ritenere salvati "per la fede dei genitori". Perciò sarebbe contro la giustizia naturale, se tali bambini venissero battezzati senza il consenso dei genitori: come se uno che ha l'uso di ragione venisse battezzato contro la sua volontà. Inoltre sarebbe pericoloso battezzare i figli degli infedeli in simili circostanze, perché ritornerebbero con facilità all'infedeltà, per l'affetto naturale verso i genitori. È per questo che la Chiesa non segue la prassi di battezzare i figli degli infedeli, senza il consenso dei genitori.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nessuno deve essere strappato alla morte corporale contro l'ordinamento del diritto civile: se uno, p. es., viene condannato a morte dal giudice, nessuno lo può sottrarre alla morte con la violenza. Parimenti nessuno deve turbare il diritto naturale che pone il figlio sotto la cura del padre, per liberarlo dal pericolo della morte eterna.
2. I Giudei sono schiavi dei principi secondo una servitù di diritto civile, che non esclude il rispetto del diritto naturale e divino.
3. L'uomo è ordinato a Dio mediante la propria ragione, con la quale può conoscerlo. Il bambino perciò, prima che abbia l'uso di ragione, è ordinato a Dio dalla legge naturale mediante la ragione dei suoi genitori, alla cura dei quali è naturalmente sottoposto, e secondo la loro volontà sono da compiersi le cose divine nei suoi riguardi.

ARTICOLO 11

Se si possano battezzare i bambini nel seno materno

SEMBRA che i bambini che sono nel seno materno si possano battezzare. Infatti:
1. È più efficace la grazia di Cristo per la salvezza che il peccato di Adamo per la dannazione, come dice l'Apostolo. Ma i bambini nell'utero materno si dannano per il peccato di Adamo. Molto più quindi potranno salvarsi per la grazia del Cristo. Ciò avviene mediante il battesimo. Dunque i bambini viventi nell'utero materno possono essere battezzati.
2. Il bambino che vive nel seno materno è qualche cosa della madre. Ma battezzando la madre viene battezzato tutto ciò che si trova dentro di essa. Quindi battezzando la madre rimane battezzato il bambino che si trova nel suo seno.
3. La morte eterna è peggiore della morte temporale. Ora, di due mali si deve scegliere il minore. Se dunque un bambino vivente nel seno materno non si può battezzare, sarebbe meglio aprire la madre e battezzare il bambino estratto a forza, piuttosto che lasciarlo morire senza battesimo e dannarsi eternamente.
4. Capita a volte che prima della nascita esca fuori una parte del corpo del bambino, come si legge di uno dei gemelli di Tamar: "Quando stavano per nascere, uno di essi mise fuori una mano, alla quale la levatrice legò un filo rosso dicendo: "Questo sarà il primogenito". Ma, avendo costui ritirato la mano, uscì l'altro". Ora, in casi simili c'è talvolta pericolo di morte. Dunque si deve battezzare quella parte, mentre il bambino rimane ancora nel seno materno.

IN CONTRARIO: Scrive S. Agostino che "nessuno rinasce, se prima non è nato". Ma il battesimo è una rigenerazione spirituale. Nessuno quindi deve essere battezzato prima che nasca, uscendo dal seno materno.

RISPONDO: Il battesimo implica necessariamente che il corpo del battezzando venga in qualche modo lavato nell'acqua, essendo il battesimo un'abluzione, come è stato detto sopra. Ora, il corpo del bambino prima che esca dal seno materno non può in nessun modo essere raggiunto dall'acqua. A meno che non si dica che l'abluzione battesimale con cui si lava il corpo della madre raggiunga la prole esistente nell'utero. Ma questo è impossibile, sia perché l'anima del bambino, alla santificazione della quale è diretto il battesimo, è distinta dall'anima della madre; sia perché il corpo del bambino vivo è già formato e di conseguenza distinto dal corpo della madre. Perciò il battesimo dato alla madre non ridonda sulla prole esistente nel seno di lei. A questo proposito dice S. Agostino: "Se al corpo della madre appartenesse quanto in essa viene concepito così da considerarsi parte di lei, nell'imminenza di un pericolo mortale, non si battezzerebbe il bambino di una donna battezzata durante la gestazione. Poiché invece si battezza anche tale bambino, è evidente che egli non era una parte del corpo della madre mentre le viveva in seno". Quindi in nessun modo i bambini racchiusi ancora nel seno materno possono essere battezzati.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I bambini esistenti nel seno materno non sono ancora venuti alla luce per convivere con gli altri uomini. Non possono perciò essere oggetto dei rapporti umani così da ricevere per mezzo degli altri i sacramenti a propria salvezza. Possono invece essere oggetto dell'intervento di Dio, dinanzi al quale vivono, in modo da conseguire la santificazione per un qualche privilegio di grazia: come risulta per quelli che sono stati santificati nel seno materno.
2. Le membra interne della madre sono qualche cosa di lei per continuità e unione naturale delle parti con il tutto. Il bambino invece che vive in seno alla madre è qualche cosa di lei, perché legato al suo come un corpo distinto. Perciò l'argomento non regge.
3. "Non si deve fare il male perché ne venga un bene", dice S. Paolo. Quindi nessuno deve uccidere la madre per battezzarne la prole. Se però la madre è morta e nel suo seno vive ancora la prole, si deve aprire perché l'infante sia battezzato.
4. Si deve aspettare l'uscita completa del bambino dal seno materno per battezzarlo, se non incombe la morte. Tuttavia se prima si presenta la testa, dove hanno fondamento i sensi, si deve battezzare nell'imminenza di un pericolo, e dopo non è da ribattezzarsi, se eventualmente nasce in modo perfetto. Lo stesso sembra doversi fare in caso di pericolo, qualunque altra parte si offra. Tuttavia, poiché in nessuna delle parti esterne c'è la pienezza della vita come nella testa, ad alcuni sembra che, stante il dubbio, quando si sia battezzata qualunque altra parte del corpo, il bambino dopo la sua perfetta nascita debba essere battezzato con questa forma: "Se non sei battezzato, io ti battezzo".

ARTICOLO 12

Se i pazzi furiosi e i dementi si possano battezzare

SEMBRA che i pazzi furiosi e i dementi non si debbano battezzare. Infatti:
1. Per ricevere il battesimo occorre l'intenzione di chi si battezza, come si è detto sopra. Ma i furiosi e i dementi, mancando dell'uso di ragione, non possono avere se non un'intenzione disordinata. Perciò non si devono battezzare.
2. L'uomo è superiore agli animali bruti in quanto ha la ragione. Ma i furiosi e i dementi non hanno l'uso di ragione: anzi, per lo più nemmeno c'è da attenderlo in essi, come si attende nei bambini. Perciò, come non si battezzano i bruti, così neppure si devono battezzare i pazzi furiosi e i dementi.
3. L'uso di ragione è impedito nei furiosi e nei dementi più che in coloro che dormono. Ma il battesimo non si usa dare a chi dorme. Perciò non si deve dare ai dementi e ai pazzi furiosi.

IN CONTRARIO: S. Agostino racconta di un suo amico che "disperato dai medici fu battezzato a sua insaputa". E tuttavia il battesimo fu valido in costui. Dunque il battesimo va dato qualche volta anche a coloro che sono privi dell'uso della ragione.

RISPONDO: A proposito dei dementi e pazzi furiosi bisogna distinguere. Alcuni infatti sono tali dalla nascita, senza aver mai degli intervalli lucidi in cui appaia qualche barlume di ragione. Ebbene quanto al conferimento del battesimo di essi si deve giudicare come nel caso dei bambini, i quali vengono battezzati, come si è detto, nella fede della Chiesa.
Altri invece sono dementi in quanto da sani che erano sono caduti nella demenza. Costoro vanno giudicati secondo la volontà che avevano quando erano sani di mente. Perciò se allora essi manifestarono la volontà di ricevere il battesimo, si deve loro amministrare nello stato di pazzia e di demenza, anche se attualmente resistessero. Al contrario se non trapelò in essi alcun desiderio di ricevere il battesimo mentre erano sani di mente, non si devono battezzare.
Ci sono poi altri che, sebbene siano furiosi e dementi fino dalla nascita, hanno tuttavia dei lucidi intervalli nei quali possono ben ragionare. Perciò se in quei momenti vogliono essere battezzati, si possono battezzare anche durante l'eccesso della follia. Anzi il sacramento deve essere loro conferito anche in quelle condizioni, in caso di pericolo; altrimenti è meglio aspettare un intervallo lucido, perché ricevano il sacramento con più devozione. Questi minorati invece non si devono battezzare, se nei lucidi intervalli non mostrano la volontà di ricevere il battesimo.
Ci sono infine alcuni che, pur non essendo del tutto sani di mente, ragionano però quel tanto da poter provvedere alla propria salvezza e comprendere la virtù del sacramento. Con questi ci si deve comportare come con i sani di mente, che vengono battezzati dietro il loro consenso, non contro la loro volontà.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I dementi che non hanno mai avuto l'uso di ragione vengono battezzati per l'intenzione della Chiesa, come per un rito o atto della Chiesa credono e si pentono, nel modo che abbiamo detto sopra riguardo ai bambini. Quelli invece che per qualche tempo ebbero, o hanno l'uso di ragione, vengono battezzati secondo l'intenzione che hanno, o che ebbero nel tempo della loro sanità mentale.
2. I pazzi furiosi e i dementi mancano dell'uso di ragione accidentalmente, cioè a causa di un qualche impedimento organico: non perché siano privi dell'anima razionale, come gli altri bruti. Perciò il confronto non regge.
3. I dormienti non si devono battezzare, se non urge un pericolo di morte. Se urge, devono essere battezzati, qualora abbiano manifestato già la volontà di ricevere il battesimo; come si è detto dei pazzi e come S. Agostino racconta del suo amico, che "fu battezzato in stato d'incoscienza", temendosene la morte.