Il Santo Rosario
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Questione 67

I ministri del battesimo

Passiamo ora a considerare i ministri che conferiscono il sacramento del battesimo.
Sull'argomento si pongono otto quesiti: 1. Se battezzare sia ufficio del diacono; 2. Se sia competenza del sacerdote o soltanto del vescovo; 3. Se un laico possa conferire il sacramento del battesimo; 4. Se lo possa conferire una donna; 5. Se un non battezzato possa battezzare; 6. Se più persone possano battezzare insieme una sola e medesima persona; 7. Se ci debba essere qualcuno a rilevare dal sacro fonte il battezzato; 8. Se chi rileva dal sacro fonte il battezzato sia obbligato alla sua istruzione.

ARTICOLO 1

Se battezzare sia ufficio del diacono

(Can. 861 - § 1. Ministro ordinario del battesimo è il Vescovo, il presbitero e il diacono, fermo restando il disposto del can. 530, n. 1.

Can. 530 - Le funzioni affidate al parroco in modo speciale sono le seguenti:

1º amministrare il battesimo.

Codice di Diritto Canonico).

SEMBRA che battezzare sia ufficio del diacono. Infatti:
1. Il Signore ha imposto simultaneamente l'ufficio di predicare e di battezzare: "Andate e istruite tutte le genti, battezzandole...". Ma è ufficio del diacono evangelizzare. Dunque è ufficio del diacono anche battezzare.
2. Secondo Dionigi purificare è ufficio del diacono. Ma la purificazione dei peccati si fa principalmente col battesimo, stando a quelle parole di S. Paolo: "Purificando la Chiesa con il lavacro dell'acqua mediante la parola di vita". Dunque battezzare spetta al diacono.
3. Di S. Lorenzo si legge che nella sua qualità di diacono battezzava moltissimi. Dunque battezzare spetta ai diaconi.

IN CONTRARIO: Il Papa Gelasio ha ordinato: "Ai diaconi comandiamo di stare nei propri limiti". E più avanti: "Senza l'autorizzazione del vescovo o del sacerdote non osino battezzare, se non nel caso di estrema necessità, quando i predetti ministri siano troppo lontani".

RISPONDO: Come le proprietà e gli uffici degli ordini celesti si desumono dai loro nomi, secondo quel che insegna Dionigi, così dal nome degli ordini ecclesiastici si può desumere che cosa spetta a ciascuno di essi. Ora, diacono è l'equivalente di ministro, appunto perché non è competenza dei diaconi amministrare come celebranti principali e quasi per proprio ufficio nessun sacramento, ma è loro compito servire ai loro superiori nella celebrazione dei sacramenti. Perciò al diacono non compete per ufficio di dare il sacramento del battesimo, ma gli compete nel conferimento di questo sacramento e degli altri di assistere e di servire ai ministri superiori. Di qui le parole di S. Isidoro: "È del diacono assistere e ministrare ai sacerdoti in tutti i riti che si compiono nei sacramenti cristiani, cioè al battesimo, alla cresima, con la patena e con il calice".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Spetta al diacono leggere il Vangelo in Chiesa e predicarlo come catechista: per questo Dionigi scrive che i diaconi hanno competenza sui non mondi, tra i quali pone i catecumeni. Ma insegnare, cioè esporre il Vangelo, spetta propriamente al vescovo, la cui funzione, secondo Dionigi, è di "perfezionare"; perfezionare che equivale a insegnare. Non segue perciò che ai diaconi spetti l'ufficio di battezzare.
2. Il battesimo, come osserva Dionigi, non ha solo virtù "purificativa", ma anche "illuminativa". E quindi supera l'ufficio del diacono, a cui spetta solo di purificare, o allontanando i non ancora mondi, o disponendoli a ricevere il sacramento.
3. Essendo il battesimo sacramento di assoluta necessità, si permette ai diaconi, in caso di bisogno, di battezzare in assenza dei ministri superiori: come risulta dal testo sopra citato di Gelasio. E fu in questi casi che dovette battezzare il diacono S. Lorenzo.

ARTICOLO 2

Se battezzare sia ufficio del sacerdote, o soltanto del vescovo

SEMBRA che battezzare non spetti all'ufficio dei sacerdoti, ma solo a quello dei vescovi. Infatti:
1. In uno stesso precetto s'ingiunge, come si è detto, d'insegnare e di battezzare. Ma insegnare, ossia "perfezionare", spetta all'ufficio del vescovo, come risulta da Dionigi. Quindi anche battezzare spetta solo all'ufficio del vescovo.
2. Col battesimo uno viene ascritto al popolo cristiano: e questo spetta soltanto all'ufficio del principe. Ma il principato nella Chiesa è tenuto dai vescovi, come dice la Glossa; perché essi occupano il posto degli Apostoli, dei quali è scritto nei Salmi: "Li costituirai principi su tutta la terra". Battezzare dunque è ufficio esclusivo dei vescovi.
3. S. Isidoro dice che "è competenza del vescovo la consacrazione delle basiliche, l'unzione degli altari, la confezione del crisma, il conferimento degli ordini ecclesiastici e la benedizione delle sacre vergini". Ma il sacramento del battesimo è superiore a tutte queste cose. Quindi molto più l'ufficio di battezzare compete solamente al vescovo.

IN CONTRARIO: S. Isidoro scrive: "È evidente che il battesimo è stato affidato ai soli sacerdoti".

RISPONDO: I sacerdoti vengono ordinati proprio per consacrare il sacramento del Corpo di Cristo, come si è detto sopra. Ora, l'Eucarestia è il sacramento dell'unità ecclesiastica, secondo le parole di S. Paolo: "Poiché uno è il pane, noi, benché molti, siamo un medesimo corpo, partecipando tutti di un medesimo pane e di un medesimo calice". Ma con il battesimo uno diventa partecipe dell'unità ecclesiastica: e di conseguenza acquista il diritto di accostarsi alla mensa del Signore. Perciò, come è competenza del sacerdote consacrare l'Eucarestia, per la quale principalmente è stato istituito il sacerdozio, così è ufficio proprio del sacerdote battezzare: è infatti compito dell'identica causa produrre il tutto e disporre in esso le parti.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Agli Apostoli, di cui i vescovi fanno le veci, il Signore ingiunse ambedue gli uffici d'insegnare e di battezzare: ma in due modi diversi. Infatti ingiunse a loro l'ufficio d'insegnare, perché lo compissero personalmente come ufficio principalissimo; per questo gli stessi Apostoli dissero: "Non è bene che noi lasciamo la parola di Dio e ministriamo alle mense". L'ufficio invece di battezzare lo impose agli Apostoli, perché lo esercitassero per mezzo di altri, cosicché l'Apostolo ha potuto scrivere: "Non mi ha mandato Cristo a battezzare, ma ad evangelizzare". E ciò perché nel battezzare, secondo quello che si è detto sopra, nulla opera il merito o la sapienza del ministro, a differenza che nell'insegnare. E a significare questo, nemmeno il Signore battezzò, ma i suoi discepoli, come nota il Vangelo. - Non si esclude tuttavia che i vescovi possano battezzare; perché ciò che può l'inferiore, lo può anche il potere superiore. L'Apostolo infatti nel testo sopra citato dice di aver battezzato alcuni.
2. In ogni stato gli affari di minor conto spettano alle autorità minori, quelli invece di maggior conto sono riservati alle autorità superiori, secondo quanto si legge nell'Esodo: "Quello che vi sarà di più grave lo riferiscano a te, ed essi giudichino gli affari minori". Perciò spetta alle autorità minori dello stato quanto riguarda gli strati più umili della popolazione; e alle autorità superiori quanto riguarda la classe dirigente. Ora, con il battesimo tra il popolo cristiano non si acquista che l'ultimo posto. Quindi battezzare spetta alle autorità minori della Chiesa, cioè ai presbiteri, come dice la Glossa, che tengono il posto dei settantadue discepoli di Cristo.
3. Il sacramento del battesimo, come si è detto, è il più importante quanto a necessità; ma quanto a perfezione ce ne sono altri che lo superano e che sono riservati ai vescovi.

ARTICOLO 3

Se un laico possa battezzare

(Can. 861 - § 2. Qualora il ministro ordinario mancasse o fosse impedito, conferisce lecitamente il battesimo il catechista o altra persona incaricata dall'Ordinario del luogo a questo compito e anzi, in caso di necessità, chiunque, mosso da retta intenzione; siano solleciti i pastori d'anime, soprattutto il parroco, affinché i fedeli abbiano ad essere istruiti sul retto modo di battezzare.

Codice di Diritto Canonico).

SEMBRA che un laico non possa battezzare. Infatti:
1. Battezzare spetta propriamente all'ordine sacerdotale, come si è detto. Ma le competenze di un ordine non si possono attribuire a chi è privo dell'ordine. Un laico dunque, che non ha l'ordine, non può battezzare.
2. Battezzare è più che compiere gli altri sacramentali del battesimo, come catechizzare, esorcizzare e benedire l'acqua battesimale. Ma questi non possono essere compiuti dai laici, bensì soltanto dai sacerdoti. Molto meno dunque i laici possono battezzare.
3. Come è sacramento di necessità il battesimo, così lo è pure la penitenza. Ma un laico non può assolvere in foro penitenziale. Non può dunque nemmeno battezzare.

IN CONTRARIO: Il Papa Gelasio e S. Isidoro dicono che "battezzare, in caso di necessità, è concesso comunemente ai laici cristiani".

RISPONDO: Alla misericordia di colui che "vuole la salvezza di tutti gli uomini", si addice di facilitare all'uomo l'uso delle cose necessarie alla salvezza. Ma di tutti i sacramenti è di massima necessità il battesimo, che è la rigenerazione dell'uomo alla vita soprannaturale, perché ai bambini non si può provvedere altrimenti, e gli adulti non possono in nessun altro modo che con il battesimo conseguire la piena remissione, sia della colpa, che della pena. E quindi, perché l'uomo non venga a mancare di un rimedio tanto necessario, fu istituito in modo che la sua materia fosse comune, cioè l'acqua che tutti possono avere, e che il ministro potesse essere chiunque, anche chi non è ordinato, affinché nessuno rischi la sua salvezza per mancanza del battesimo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Battezzare spetta all'ordine sacerdotale per ragioni di convenienza e di solennità, ma queste ragioni non toccano la validità del sacramento. Quindi, anche se un laico battezza fuori del caso di necessità, benché pecchi, conferisce tuttavia il sacramento del battesimo, né dev'essere ribattezzato chi così è stato battezzato.
2. I sacramentali suddetti riguardano la solennità, non la validità del battesimo. Quindi non devono né possono essere compiuti da un laico, ma solo dal sacerdote, cui spetta battezzare solennemente.
3. La penitenza, come si è detto sopra, non è di tanta necessità quanto il battesimo; si può infatti supplire con la contrizione la mancanza dell'assoluzione sacerdotale, che non libera da tutta la pena né si dà ai bambini. Quindi non c'è parità con il battesimo, il cui effetto non si può supplire con nessun altro mezzo.

ARTICOLO 4

Se la donna possa battezzare

SEMBRA che la donna non possa battezzare. Infatti:
1. Si legge in un Concilio di Cartagine: "La donna, anche dotta e santa, non osi istruire gli uomini in riunioni né battezzare alcuno". Ma insegnare in riunioni non è permesso alla donna in alcun modo, a norma delle parole di S. Paolo: "È cosa indecorosa per una donna parlare in un'assemblea". Nemmeno battezzare dunque è permesso alla donna in alcun modo.
2. Battezzare è legato a un potere di giurisdizione, per cui il battesimo si deve ricevere dai sacerdoti che hanno cura d'anime. Ma ciò non può competere alla donna, secondo le parole di S. Paolo: "Di fare da maestra non lo permetto alla donna né di dominare sull'uomo; ma se ne stia sottomessa". La donna dunque non può battezzare.
3. Nella rigenerazione soprannaturale l'acqua sembra fare le parti dell'utero materno, come dice S. Agostino, commentando il testo: "Può forse l'uomo rientrare nel seno di sua madre e rinascere?". Chi battezza invece sembra fare piuttosto l'ufficio del padre. Ma questo non si addice alla donna. La donna dunque non può battezzare.

IN CONTRARIO: Il Papa Urbano dice: "Sui quesiti a noi sottoposti dalla tua Dilezione ci pare di dover rispondere in questo modo: È valido il battesimo, se una donna in caso di urgenza battezza un bambino in nome della Trinità".

RISPONDO: L'agente principale del battesimo è Cristo, secondo il testo evangelico: "Quello sul quale vedrai scendere e fermarsi lo Spirito, è lui che battezza". Ora, S. Paolo dice: "Nel Cristo non c'è né maschio né femmina". Quindi, come un laico maschio può battezzare facendo da ministro di Cristo, così anche la donna.
Tuttavia, poiché "capo della donna è l'uomo e capo dell'uomo è Cristo", come afferma S. Paolo, non deve la donna battezzare, se è disponibile un uomo; né un laico, se è presente un chierico; né un chierico, se è presente un sacerdote. Quest'ultimo invece può battezzare, nonostante che sia presente un vescovo, perché si tratta di competenza del suo ufficio.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come alla donna non è permesso d'insegnare pubblicamente, ma può tuttavia istruire qualcuno con insegnamenti o avvertimenti privati; così non le è permesso di battezzare pubblicamente e solennemente, può tuttavia battezzare in caso di necessità.
2. Quando il battesimo viene celebrato solennemente e gerarchicamente, lo si deve ricevere da un sacerdote in cura d'anime o da un suo sostituto. Ma ciò non è obbligatorio in caso di necessità, quando appunto può battezzare una donna.
3. Nella generazione fisica l'uomo e la donna operano secondo la virtù della propria natura, e quindi la donna non può essere principio attivo di generazione, ma passivo soltanto. Nella generazione soprannaturale invece nessuno dei due opera per virtù propria, bensì strumentalmente per virtù di Cristo. È per questo che, in caso di necessità, sia l'uomo che la donna possono alla pari conferire il battesimo.
Tuttavia se la donna battezzasse anche fuori del caso di necessità, non si dovrebbe ripetere il battesimo, come è stato detto nei riguardi del laico. Peccherebbero però, sia la donna che battezza, sia gli altri che cooperano con lei, o ricevendone il battesimo, o presentandole qualcuno da battezzare.

ARTICOLO 5

Se possa conferire il battesimo un non battezzato

SEMBRA che non possa conferire il battesimo chi non è battezzato. Infatti:
1. Nessuno dà ciò che non ha. Ma il non battezzato non ha il sacramento del battesimo. Dunque non lo può dare.
2. Uno conferisce il sacramento del battesimo in quanto è ministro della Chiesa. Ma chi non è battezzato non appartiene alla Chiesa in alcun modo, cioè né realmente né sacramentalmente. Non può dunque conferire il sacramento del battesimo.
3. Conferire un sacramento è più che riceverlo. Ma il non battezzato non può ricevere gli altri sacramenti. Quindi tanto meno potrà conferirne qualcuno.

IN CONTRARIO: S. Isidoro dice: "Il Romano Pontefice ritiene che a conferire la grazia del battesimo non è l'uomo che battezza, ma lo Spirito di Dio, anche se chi battezza è pagano". Ma pagano non si può dire chi è battezzato. Dunque anche un non battezzato può conferire il sacramento del battesimo.

RISPONDO: S. Agostino ha lasciato sospesa la presente questione. Dice infatti: "È un'altra questione, se il battesimo possa essere dato anche da coloro che non sono stati mai cristiani, né in proposito si deve dare una risposta azzardata senza l'autorità di un sacro Concilio che basti all'importanza della questione". Ma in tempi posteriori la Chiesa stabilì che i non battezzati, sia Giudei sia pagani, possono conferire il sacramento del battesimo purché battezzino con la forma della Chiesa. Onde il Papa S. Niccolò così rispose ai quesiti dei Bulgari: "Asserite che da un giudeo, se cristiano o pagano non sapete, sono stati battezzati molti nella vostra patria. Essi, se sono stati battezzati nel nome della Trinità, non devono essere ribattezzati. Se invece non fosse stata osservata la forma della Chiesa, non sarebbe valido il sacramento del battesimo". A questo modo è da intendersi quanto Gregorio III aveva scritto al vescovo Bonifacio: "Quelli che hai detto essere stati battezzati dai pagani", cioè senza il rispetto della forma della Chiesa, "ti comandiamo di battezzarli di nuovo nel nome della Trinità".
La ragione di ciò sta nel fatto che, per la validità del sacramento, come da parte della materia basta qualunque acqua, così da parte del ministro basta qualunque uomo. Quindi anche un non battezzato può battezzare in caso di necessità. Cosicché due non battezzati potrebbero battezzarsi vicendevolmente: uno battezza l'altro e poi si fa battezzare da quello stesso che egli ha battezzato; e conseguirebbero entrambi non solo il sacramento, ma anche la grazia del sacramento. Se però ciò avvenisse fuori del caso di necessità, peccherebbero gravemente sia il battezzante che il battezzato, e per questo s'impedirebbe la grazia del battesimo, ma il sacramento non sarebbe invalido.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Chi battezza si limita a prestare esteriormente il suo ministero, ma chi battezza interiormente è Cristo, che può servirsi di tutti gli uomini per tutto ciò che vuole. Quindi i non battezzati possono battezzare; perché, come dice il Papa S. Niccolò, il battesimo "non è cosa di costoro", ossia di quelli che battezzano, ma "di lui", ossia di Cristo.
2. Chi non è battezzato, sebbene non appartenga alla Chiesa né realmente né sacramentalmente, può tuttavia appartenere ad essa per l'intenzione e la somiglianza dell'atto che compie, cioè in quanto intende fare ciò che fa la Chiesa e osserva nel battezzare la forma della Chiesa; e in questo modo opera come ministro di Cristo, il quale non ha vincolato la sua virtù ai battezzati, come nemmeno ai sacramenti.
3. Gli altri sacramenti non sono tanto necessari quanto il battesimo. Ecco perché a un non battezzato si concede più facilmente di battezzare, che di ricevere gli altri sacramenti.

ARTICOLO 6

Se più persone possano battezzare insieme

SEMBRA che più persone possano battezzare insieme. Infatti:
1. La pluralità contiene l'unità, ma non viceversa. Quindi tutto ciò che può fare uno solo, lo possono fare molti, e non viceversa: molti, p. es., possono tirare una nave che uno solo non riesce a trainare. Ma un solo uomo può battezzare più persone insieme. Dunque tanto più potranno molti insieme battezzare una stessa persona.
2. È più difficile a un solo agente operare su più cose che a più agenti operare insieme su di una stessa cosa. Ma un uomo solo può battezzare insieme più individui. Tanto più dunque molti uomini possono battezzare insieme una medesima persona.
3. Il battesimo è il sacramento della massima necessità. Ma in qualche caso può occorrere che più persone insieme conferiscano il battesimo: p. es., se un bambino si trovasse in pericolo di morte e fossero presenti due uomini, dei quali uno fosse muto e l'altro fosse privo delle mani e delle braccia. Sarebbe allora necessario che quest'ultimo proferisse le parole e il muto compisse l'atto di battezzare. Dunque più persone possono battezzare insieme una persona.

IN CONTRARIO: Ogni agente compie un'azione distinta. Perciò se più persone insieme battezzassero un unico individuo, sarebbero più battesimi. E ciò andrebbe contro la formula paolina: "Una sola fede, un solo battesimo".

RISPONDO: Il sacramento del battesimo deriva la sua efficacia soprattutto dalla forma, che l'Apostolo chiama "parola di vita". Perciò dobbiamo considerare, nel caso che siano in più a battezzare una stessa persona, la forma usata. Se dicessero: "Noi ti battezziamo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", secondo alcuni non sarebbe valido il sacramento del battesimo, perché non sarebbe rispettata la forma della Chiesa che dice: "Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". - Ma l'inconveniente si potrebbe eludere con la forma che usa nel battesimo la Chiesa Greca. Potrebbero infatti dire: "Sia battezzato il servo di Cristo, N., nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", forma con la quale i Greci ricevono il battesimo pur essendo molto più dissimile dalla nostra, di quanto non lo sia il dire: "Noi ti battezziamo".
Occorre piuttosto considerare che con tale forma, "Noi ti battezziamo" viene espressa l'intenzione di concorrere in più persone a conferire uno stesso battesimo. E ciò è contro la natura del ministro: l'uomo infatti non battezza se non in qualità di ministro e di vicario di Cristo; e quindi, come uno è il Cristo, così uno dev'essere il ministro che lo rappresenta. Per questo l'Apostolo dice espressamente: "Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo". Perciò l'intenzione contraria invaliderebbe il sacramento del battesimo.
Se poi ciascuno dei due dicesse: "Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", ciascuno dei due esprimerebbe l'intenzione di conferire il battesimo individualmente. La cosa potrebbe capitare, quando due litigassero per battezzare una stessa persona. È evidente allora che conferirebbe il sacramento del battesimo colui che per primo proferisse le parole. L'altro, anche se in diritto di battezzare, se presumesse di pronunziare le parole, sarebbe punibile come un ribattezzatore. Se poi tutti e due con assoluta contemporaneità dicessero le parole e immergessero o aspergessero il battezzando, sarebbero punibili per indisciplina nel modo di battezzare e non per ripetizione di battesimo, perché ciascuno intenderebbe battezzare un non battezzato e ciascuno, per quanto dipende da lui, lo battezzerebbe. Né darebbero due sacramenti diversi; ma Cristo, che è l'unico a battezzare interiormente, conferirebbe per mezzo di entrambi uno stesso sacramento.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'argomento vale per gli agenti che operano di virtù propria. Invece nel battezzare gli uomini non agiscono per propria virtù, ma per virtù di Cristo che, essendo uno, compie la sua opera per mezzo di un solo ministro.
2. In caso di necessità una sola persona potrebbe battezzare più individui con questa forma: "Io vi battezzo": p. es., se fosse imminente un crollo, un eccidio o qualcosa di simile, che non lasciasse il tempo necessario al battesimo individuale di ciascuno. E in questa maniera non si altererebbe la forma della Chiesa, perché il plurale non è se non la geminazione del singolare, tanto più che S. Matteo usa il plurale: "battezzandoli". - Né c'è parità tra battezzante e battezzato, perché Cristo, che è il principale battezzante, è uno solo, mentre i molti battezzati diventano per il battesimo una sola cosa in Cristo.
3. L'integrità del battesimo dipende, come si è detto sopra, dalla forma delle parole e dall'uso della materia. Quindi né chi proferisce soltanto le parole battezza; né chi immerge soltanto. Perciò se uno dice le parole e un altro immerge, non è possibile trovare una forma di parole che esprima la verità. Non si può dire infatti: "Io ti battezzo", perché chi lo dice non immerge, cioè non battezza. Né possono dire: "Noi ti battezziamo", perché nessuno dei due battezza. Se infatti ci sono due, di cui uno scrive la prima parte di un libro e l'altro la seconda, non sarebbe una espressione appropriata se dicessero: "Noi abbiamo scritto questo libro", ma una sineddoche; perché si porrebbe il tutto al posto della parte.

ARTICOLO 7

Se nel battesimo occorra qualcuno che rilevi dal sacro fonte il battezzato

(Can. 872 - Al battezzando, per quanto è possibile, venga dato un padrino, il cui compito è assistere il battezzando adulto nell'iniziazione cristiana, e presentare al battesimo con i genitori il battezzando bambino e parimenti cooperare affinché il battezzando conduca una vita cristiana conforme al battesimo e adempia fedelmente gli obblighi ad esso inerenti.

Codice di Diritto Canonico).

SEMBRA che nel battesimo non occorra chi rilevi dal sacro fonte il battezzato. Infatti:
1. Il nostro battesimo deriva la sua santità dal battesimo di Cristo e rende conformi a lui. Ma nessuno rilevò Cristo dal fonte dopo il suo battesimo; ché anzi, come dice S. Matteo, "appena fu battezzato, uscì dall'acqua". Dunque neppure nel battesimo degli altri occorre che uno rilevi dal sacro fonte il battezzato.
2. Il battesimo è una rigenerazione soprannaturale, come si è detto. Ma nella generazione fisica non si richiede se non il principio attivo che è il padre e il principio passivo che è la madre. Ora, poiché nel battesimo al posto del padre c'è il ministro e al posto della madre l'acqua stessa del battesimo, come dice S. Agostino, non occorre nessun altro che rilevi dal sacro fonte il battezzato.
3. Nei sacramenti della Chiesa non ci deve essere nulla di ridicolo. Ma sarebbe ridicolo che dopo il battesimo gli adulti, capaci di reggersi da soli e di uscire dal sacro fonte, fossero rilevati da un altro. Quindi non si richiede nessuno, specie nel battesimo degli adulti, che rilevi dal sacro fonte il battezzato.

IN CONTRARIO: Dionigi scrive che "i sacerdoti accogliendo il battezzato, lo affidano per l'educazione a un adottante, o maestro".

RISPONDO: La rigenerazione spirituale che avviene nel battesimo assomiglia in certo qual modo alla generazione fisica; S. Pietro infatti ha scritto: "Come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale". Ma nella generazione fisica il neonato ha bisogno della nutrice e del precettore. Perciò anche nella generazione soprannaturale del battesimo occorre chi faccia le parti della nutrice e del precettore addestrando e istruendo il neofita come un novizio nella fede, in ciò che si riferisce alla fede e alla vita cristiana; cosa alla quale non possono attendere le autorità ecclesiastiche occupate nella cura comune del popolo, richiedendo i bambini e i novellini una cura particolare oltre quella comune. Occorre quindi che qualcuno rilevi dal sacro fonte il battezzato assumendone l'istruzione e la tutela. E ciò è quanto dice Dionigi scrivendo: "Alle nostre divine guide", cioè agli Apostoli, "venne in mente e piacque che si accogliessero i bambini in maniera che i genitori carnali del bambino lo affidassero a un precettore istruito nelle cose divine, e sotto di lui il fanciullo passasse il resto della fanciullezza, come sotto un padre spirituale responsabile della sua santa salvezza".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Cristo non fu battezzato per essere rigenerato lui, ma per rigenerare gli altri. Quindi dopo il battesimo non aveva bisogno, come i bambini, di un precettore.
2. Nella generazione fisica non si richiede di necessità se non il padre e la madre; ma ad agevolare il parto e a fornire una conveniente educazione al bambino occorre l'ostetrica, la nutrice e il precettore. Di essi tiene le veci nel battesimo colui che rileva il bambino dal sacro fonte. Questi perciò non è indispensabile per la validità del sacramento, ma in caso di necessità uno può battezzare da solo.
3. Il battezzato non viene rilevato dal padrino al sacro fonte per l'incapacità fisica, ma per la sua debolezza spirituale, come si è detto.

ARTICOLO 8

Se chi rileva uno dal sacro fonte sia tenuto a istruirlo

SEMBRA che chi rileva uno dal sacro fonte non sia tenuto a istruirlo, Infatti:
1. Nessuno può istruire, se non ha istruzione. Ma anche persone non istruite, semplici, sono ammesse a rilevare i battezzati dal sacro fonte. Dunque chi rileva il battezzato dal sacro fonte non è obbligato a istruirlo.
2. Un figlio può essere meglio istruito dal proprio padre che da un estraneo; perché il figlio, come dice il Filosofo, riceve dal padre "la vita, il nutrimento e l'educazione". Se quindi chi rileva il battezzato fosse tenuto a istruirlo, nessuno meglio del padre stesso potrebbe rilevare il proprio figlio dal sacro fonte. Questo invece è proibito; come si riscontra dal Decreto (di Graziano).
3. Più persone possono istruire meglio di una sola. Se dunque chi rileva un battezzato fosse tenuto a istruirlo, questi dovrebbe essere rilevato non da uno solo bensì da molti. Il Papa S. Leone (Magno) però ordina il contrario: "Non si presentino in più a rilevare dal battesimo un bambino, bensì uno solo, un uomo o una donna".

IN CONTRARIO: S. Agostino ammonisce: "Innanzi tutto, ricordo a voi, uomini e donne che nel battesimo avete rilevato figli spirituali, che vi consideriate quali garanti presso Dio di quelli che pubblicamente avete rilevato dal fonte".

RISPONDO: Ognuno è obbligato a compiere l'ufficio assunto. Ma sopra abbiamo detto che chi rileva uno dal sacro fonte, si assume l'ufficio di istitutore. Quindi è obbligato ad aver cura di lui, se il caso lo richiede; come nei tempi e nei luoghi in cui i battezzati si trovano a vivere in mezzo agli infedeli. Se invece vivono tra cristiani cattolici, possono essere dispensati da questo impegno, presumendosi che vengano diligentemente istruiti dai propri genitori. Tuttavia, se per un motivo qualunque sono persuasi del contrario, sono tenuti secondo le proprie possibilità ad attendere alla salvezza dei loro figli spirituali.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Dove sovrastasse un pericolo, dovrebbe essere "un uomo istruito nelle cose divine", come dice Dionigi, a rilevare dal sacro fonte il battezzato. Ma dove non si teme questo pericolo, per il fatto che i bambini vivono in mezzo ai cattolici, si ammettono tutti a questo ufficio, perché le cose della vita e della fede cristiana sono conosciute pubblicamente da chiunque.
Tuttavia non può fare il padrino chi non è battezzato, come è stato dichiarato nel Concilio di Magonza, sebbene il non battezzato possa battezzare: questo perché il battezzante, come si è visto, è indispensabile per il sacramento, non così invece il padrino.
2. Come è diversa la generazione spirituale da quella carnale, così diversa deve esserne anche la disciplina, secondo l'accenno di S. Paolo: "Noi come correttori abbiamo avuto i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo perciò molto di più al Padre degli spiriti, per avere la vita?". Diverso quindi dal padre carnale dev'essere il padre spirituale, a meno che la necessità non esiga il contrario.
3. Ci sarebbe confusione nell'educazione, se non ci fosse un educatore principale. Quindi nel battesimo uno solo dev'essere il padrino principale. Altri tuttavia possono essere ammessi come coadiutori.