Il Santo Rosario
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Questione 56

La causalità della resurrezione di Cristo

Veniamo ora a considerare la causalità della resurrezione di Cristo.
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se la resurrezione di Cristo sia causa della nostra resurrezione; 2. Se sia causa della nostra giustificazione.

ARTICOLO 1

Se la resurrezione di Cristo sia causa della resurrezione dei corpi

SEMBRA che la resurrezione di Cristo non sia causa della resurrezione dei corpi. Infatti:
1. Posta la causa sufficiente per necessità ne segue l'effetto. Perciò se la resurrezione di Cristo fosse la causa sufficiente della resurrezione dei corpi, alla sua resurrezione tutti i morti avrebbero dovuto subito risorgere con lui.
2. Causa della resurrezione dei morti è la giustizia di Dio, la quale esige che i corpi siano premiati o puniti insieme alle anime: così spiega la cosa sia Dionigi che il Damasceno. Ora, la giustizia di Dio si adempirebbe necessariamente, anche se Cristo non fosse risuscitato. Dunque la resurrezione di Cristo non è causa della resurrezione dei corpi.
3. Se la resurrezione di Cristo fosse causa della resurrezione dei morti, ne sarebbe o causa esemplare, o causa efficiente, o causa meritoria. Ma non può essere causa esemplare; perché la resurrezione dei morti sarà compiuta da Dio, secondo le parole evangeliche: "Il Padre risuscita i morti". Ora, Dio non ha bisogno di guardare un modello fuori di sé. - Così non può esserne la causa efficiente. Poiché tale causa agisce per contatto, o spirituale, o materiale. Ora, è evidente che la resurrezione di Cristo non agisce per contatto materiale con i morti che risorgeranno, data la distanza di tempo e di luogo. E neppure per un contatto spirituale, il quale avviene mediante la fede e la carità: poiché allora risorgeranno anche gli infedeli e i peccatori. - E neppure può esserne la causa meritoria. Poiché Cristo risorgendo non era più viatore: e quindi non era in condizione di meritare. - Perciò in nessun modo la resurrezione di Cristo è causa della nostra resurrezione.
4. Non essendo la morte altro che privazione della vita, distruggere la morte equivale a ridare la vita, producendo così la resurrezione. Ora, Cristo distrusse la nostra morte mediante la sua morte. Dunque causa della nostra resurrezione è la morte di Cristo; non già la sua resurrezione.

IN CONTRARIO: Commentando le parole di S. Paolo, "Se si predica che Cristo è risuscitato da morte, ecc.", la Glossa spiega: "Il quale è causa efficiente della nostra resurrezione".

RISPONDO: Come insegna Aristotele, "ciò che è primo in un dato genere di cose è causa di tutto ciò che in esso è posteriore". Ora, nell'ordine della resurrezione umana il primo caso fu la resurrezione di Cristo, come sopra abbiamo dimostrato. Perciò è necessario che la resurrezione di Cristo sia causa della nostra resurrezione. È quello appunto che dice S. Paolo: "Cristo è risorto dai morti primizia di quei che son morti: poiché se la morte è stata causata da un solo uomo, da un solo uomo è derivata la resurrezione dei morti".
E questo è conforme alla ragione. Infatti principio di vita per l'uomo è il Verbo di Dio, secondo le parole dei Salmi: "In te è la sorgente della vita"; cosicché egli stesso ha affermato: "Come il Padre risuscita i morti e li vivifica, così il Figlio vivifica quelli che vuole". Ora, l'ordine naturale delle cose stabilito da Dio esige che ogni causa agisca prima sulle cose più vicine, e mediante queste su quelle più lontane: il fuoco, p. es., prima riscalda l'aria vicina, e per mezzo di essa scalda i corpi più distanti. Dio stesso, spiega Dionigi, prima illumina le sostanze angeliche a lui più vicine, e per mezzo di esse quelle più lontane. Perciò il Verbo di Dio prima ha conferito la vita immortale al corpo unito a sé per natura, e per mezzo di esso compirà la resurrezione di tutti gli altri.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La resurrezione di Cristo, secondo le spiegazioni date, è causa della nostra resurrezione per la virtù del Verbo. Ora il Verbo agisce come causa volontaria. Perciò non è necessario che l'effetto ne segua immediatamente, ma secondo le disposizioni preordinate dal Verbo di Dio: così da conformarci prima al Cristo nella sofferenza e nella morte in questa vita passibile e mortale, per giungere poi a parteciparne la somiglianza nella sua resurrezione.
2. La giustizia di Dio è la causa prima della nostra resurrezione: ma la resurrezione di Cristo ne è la causa seconda e quasi strumentale. Ora, sebbene la virtù dell'agente principale non sia legata a un determinato strumento, tuttavia se egli se ne serve, quello strumento è causa di quel dato effetto. Quindi sebbene la giustizia di Dio non sia obbligata a causare la nostra resurrezione mediante quella di Cristo; poiché poteva liberarci, come sopra abbiamo detto, senza ricorrere alla passione e alla resurrezione di lui; tuttavia dal momento che ha decretato di liberarci in tal modo, è evidente che la resurrezione di Cristo è causa della nostra.
3. Propriamente parlando la resurrezione di Cristo non è causa meritoria della nostra resurrezione, ma causa efficiente ed esemplare. Causa efficiente, in quanto l'umanità di Cristo risuscitato è in qualche modo lo strumento della sua divinità, e opera in virtù di essa, come sopra abbiamo detto. Perciò come sono salutari per noi le altre cose compiute e sofferte da Cristo nella sua umanità in virtù della sua divinità, così la sua resurrezione è causa efficiente della nostra resurrezione per la virtù di Dio, cui spetta propriamente risuscitare i morti. La quale virtù raggiunge con la sua presenza tutti i luoghi e tutti i tempi. E tale contatto basta a spiegare tale efficacia. E poiché causa primordiale della resurrezione umana, come abbiamo accennato, è la giustizia di Dio, per cui Cristo ha "il potere di giudicare in quanto è il Figlio dell'Uomo", l'efficacia della sua resurrezione si estende non solo ai buoni, ma anche ai malvagi, essendo essi sottoposti al suo giudizio.
Ora, come per il fatto che il suo corpo è unito ipostaticamente al Verbo, la resurrezione di Cristo è stata "la prima in ordine di tempo", così è "la prima in ordine di dignità e di perfezione", secondo l'espressione della Glossa. Ma ciò che è più perfetto è sempre l'esemplare che le cose meno perfette cercano di imitare secondo le loro possibilità. Perciò la resurrezione di Cristo è l'esemplare o modello, della nostra resurrezione. Tale modello è necessario non da parte di chi fa risuscitare, che non ha bisogno di esso; ma da parte dei risuscitati, i quali devono conformarsi a quella resurrezione, secondo l'affermazione paolina: "Trasformerà il corpo della nostra umiliazione, rendendolo simile al corpo della sua gloria". Quindi sebbene l'efficacia della resurrezione di Cristo si estenda alla resurrezione tanto dei buoni che dei cattivi, tuttavia la sua esemplarità sarà limitata propriamente ai soli buoni, resi conformi, come dice S. Paolo, alla sua filiazione divina.
4. In rapporto all'efficienza dovuta alla virtù divina è giusto ricordare, sia la morte di Cristo che la sua resurrezione, quali cause e della distruzione della morte e della riparazione della vita. Ma rispetto alla causalità esemplare la morte di Cristo, quale privazione della vita mortale è causa della distruzione della nostra morte; la sua resurrezione invece, con la quale iniziò la vita immortale, è causa della riparazione della nostra vita. Tuttavia la passione di Cristo è inoltre causa meritoria, come sopra abbiamo visto.

ARTICOLO 2

Se la resurrezione di Cristo sia causa della resurrezione delle anime

SEMBRA che la resurrezione di Cristo non sia causa della resurrezione delle anime. Infatti:
1. S. Agostino afferma, che "i corpi risorgono restando nella sfera dell'uomo, mentre le anime risorgono per la sostanza di Dio". Ora, la resurrezione di Cristo non riguarda la sostanza di Dio, ma la sfera umana. Dunque la resurrezione di Cristo, pur essendo causa della resurrezione dei corpi, non è causa della resurrezione delle anime.

2. Il corpo non può agire sullo spirito. Ma la resurrezione di Cristo appartiene al suo corpo, il quale era caduto con la morte. Quindi tale resurrezione non è causa della resurrezione delle anime.
3. La resurrezione di Cristo, perché causa della resurrezione dei corpi, produrrà la resurrezione dei corpi di tutti, secondo l'affermazione paolina: "Tutti risorgeremo". Invece non tutte le anime risorgeranno: poiché alcune "andranno all'eterno supplizio", come dice il Vangelo. Dunque la resurrezione di Cristo non è causa della resurrezione delle anime.
4. La resurrezione delle anime avviene con la remissione dei peccati. Ma questa si deve alla passione di Cristo, secondo le parole dell'Apocalisse: "Ci ha lavati dai nostri peccati nel suo sangue". Perciò causa della resurrezione delle anime è più la passione di Cristo che la sua resurrezione.

IN CONTRARIO: L'Apostolo insegna: "(Cristo) risuscitò per la nostra giustificazione", la quale altro non è che la resurrezione delle anime. E la Glossa, commentando quel detto del salmista, "La sera predomina il pianto", afferma, che "la resurrezione di Cristo è causa della resurrezione dell'anima nel tempo presente, e del corpo in futuro".

RISPONDO: La resurrezione di Cristo, come abbiamo già notato, agisce in virtù della divinità. E questa si estende non solo alla resurrezione dei corpi, ma anche a quella delle anime: poiché si deve a Dio e il fatto che l'anima viva mediante la gloria, e il corpo viva mediante l'anima. Perciò la resurrezione di Cristo possiede la capacità strumentale di produrre non solo la resurrezione dei corpi, ma anche la resurrezione delle anime.
Così pure ha natura di causa esemplare rispetto alla resurrezione delle anime. Poiché noi dobbiamo conformarci a Cristo risorto anche secondo l'anima: cosicché, secondo le parole dell'Apostolo, "come Cristo è risorto per la gloria del Padre, così anche noi viviamo di una nuova vita"; e come egli "risorto dai morti non muore più, così anche noi dobbiamo considerarci morti al peccato, per vivere" una seconda volta "con lui".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Agostino dicendo che la resurrezione delle anime avviene per la sostanza o natura di Dio intende parlare di una sua partecipazione: poiché le anime diventano giuste e buone partecipando la bontà divina, non già partecipando una qualsiasi creatura. Infatti dopo aver detto che "le anime risorgono per la sostanza di Dio", aggiunge: "Poiché solo partecipando di Dio l'anima diventa beata, non già per la partecipazione di un'anima santa". Invece i nostri corpi diventano gloriosi partecipando la gloria del corpo di Cristo.
2. La causalità della resurrezione di Cristo raggiunge le anime non per la virtù propria del suo corpo risuscitato, ma per virtù della divinità unita ipostaticamente con esso.
3. La resurrezione delle anime implica il merito, che è un effetto della giustificazione: la resurrezione dei corpi invece è ordinata sia alla pena che al premio, i quali dipendono dalle funzioni del giudice. Ora, Cristo ha il compito di giudicare, ma non di giustificare tutti. Ecco perché egli risusciterà tutti nel corpo, non già nell'anima.
4. Nella giustificazione delle anime concorrono due cose: la remissione del peccato e il rinnovamento della vita mediante la grazia. Ora, rispetto alla causalità dovuta alla virtù divina, sia la passione di Cristo che la sua resurrezione sono causa della giustificazione per l'una e per l'altra cosa. Invece rispetto alla causalità esemplare, la passione e la morte di Cristo sono causa della remissione della colpa, per cui moriamo al peccato: mentre la resurrezione è causa del rinnovamento della vita, dovuto alla grazia, ossia alla giustizia. L'Apostolo infatti scrive, che "Cristo fu dato alla morte per i nostri peccati", cioè per toglierli, "ed è risuscitato per la nostra giustificazione". La passione di Cristo però è anche causa meritoria, come sopra abbiamo notato.