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Questione
54
Qualità
del Cristo risorto
Passiamo ora a considerare le qualità del Cristo risorto.
Sull'argomento esamineremo quattro cose:
1. Se dopo la
resurrezione Cristo avesse un vero corpo; 2. Se sia risuscitato con un
corpo integro; 3. Se il suo corpo fosse glorioso; 4. Le cicatrici
che apparivano nel suo corpo.
ARTICOLO
1
Se dopo la resurrezione
Cristo avesse un vero corpo
SEMBRA che dopo la resurrezione Cristo non avesse un vero
corpo. Infatti:
1. Un vero corpo non può trovarsi simultaneamente nello stesso
luogo con un altro corpo. Ma il corpo di Cristo venne a trovarsi
così nello stesso luogo dopo la resurrezione: poiché entrò dai
discepoli "a porte chiuse", come si legge nel Vangelo. Dunque Cristo
dopo la resurrezione non aveva un vero corpo.
2. Un corpo vero non svanisce alla vista di chi lo guarda, se
non mediante la corruzione. Ora, il corpo di Cristo, come narra
S. Luca, "svanì dagli occhi" dei discepoli che lo guardavano. È
chiaro quindi che dopo la resurrezione Cristo non ebbe un vero
corpo.
3. Qualsiasi corpo reale ha una determinata figura. Invece il
corpo di Cristo apparve ai discepoli, come scrive S. Marco, "sotto
una figura diversa". Perciò Cristo dopo la resurrezione non ebbe
un vero corpo umano.
IN CONTRARIO: Nel Vangelo si narra che quando Cristo apparve
ai discepoli, "essi turbati e attoniti credevano di vedere uno spirito", come se egli non avesse un corpo reale, bensì fantastico.
E per togliere codesta idea egli soggiunse: "Toccate e vedete:
ché uno spirito non ha carni e ossa come vedete che ho io".
Dunque egli non aveva un corpo fantasma, ma reale.
RISPONDO: Come scrive il Damasceno,
"risorgere è solo di chi
è caduto". Ora, a cadere era stato il corpo di Cristo: in quanto
da esso si era separata l'anima, sua perfezione formale. Quindi
affinché la resurrezione di Cristo fosse reale, era indispensabile che
il medesimo corpo si riunisse all'identica anima. E poiché la realtà
o verità di un corpo deriva dalla sua forma, è evidente che il
corpo di Cristo dopo la resurrezione era un vero corpo, e
dell'identica natura di prima. Ché se il suo fosse stato un corpo fantasma,
la resurrezione non sarebbe stata vera, ma apparente.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Il corpo di Cristo risorto,
stando alla opinione di alcuni, entrò a porte chiuse dai discepoli,
ritrovandosi così un altro corpo nello stesso luogo, non per un
miracolo, bensì conforme alle condizioni della gloria.
Ma discuteremo in seguito, parlando della resurrezione universale, se un
corpo glorioso possa coesistere nel medesimo luogo con un altro
corpo per una proprietà ad esso inerente. Per il momento basterà
dire che si deve non alla natura del corpo, bensì alla virtù della
divinità ad esso unita, se il corpo di Cristo, pur essendo reale,
entrò dai discepoli a porte chiuse. Ecco perché S. Agostino,
rispondendo ad alcuni, che si chiedevano: "Se era un corpo, e se
risuscitò dal sepolcro quello che era stato appeso alla croce, come
poté entrare a porte chiuse?", scriveva: "Se puoi comprendere
il modo, non è più un miracolo. La fede incomincia là dove la
ragione viene a mancare". E altrove scrive: "Alla mole di quel
corpo in cui risiedeva la divinità non potevano resistere le porte
chiuse: ben poteva attraversarle chiuse chi aveva potuto nascere
senza violare la verginità di sua madre". Lo stesso concetto viene
ripetuto da S. Gregorio in un'omelia dell'ottava di Pasqua.
2. Cristo, come abbiamo già notato, risuscitò alla vita
immortale della gloria. Ora, la condizione propria di un corpo glorioso
è quella di essere "spirituale", cioè soggetto allo spirito, come
insegna l'Apostolo. Ma perché il corpo sia del tutto soggetto allo
spirito, si richiede che ogni atto del corpo sia sottoposto alla
volontà dello spirito. E la visibilità di una cosa, come spiega il
Filosofo, dipende dall'azione di un oggetto visibile sulla vista.
Perciò chi possiede un corpo glorificato, ha in suo potere di
rendersi visibile quando vuole e invisibile quando non vuol esser
veduto. Questo potere però Cristo non l'ebbe soltanto dalla
condizione del suo corpo glorioso, ma dalla virtù della sua divinità,
che può rendere invisibili miracolosamente persino i corpi non
gloriosi; come si legge di S. Bartolomeo, a cui fu concesso "di
esser visto o non visto a suo piacimento". Perciò quando si
dice che Cristo disparve dagli occhi dei discepoli, non va inteso
nel senso che il suo corpo si distruggeva o si risolveva in elementi
invisibili, ma che per sua volontà cessava di esser visibile a loro,
o restando lì presente, oppure allontanandosi all'istante mediante
l'agilità (propria dei corpi gloriosi).
3. Come scrive Severiano,
"nessuno pensi che Cristo alla sua
resurrezione abbia cambiato fisionomia". Ciò va inteso dei
lineamenti: poiché nel corpo di Cristo, concepito per opera dello
Spirito Santo, non c'era nulla di deforme che richiedesse di essere
rettificato nella resurrezione. Egli però nella resurrezione ricevette
lo splendore della gloria. Ecco perché Severiano aggiunge: "Il suo
aspetto è mutato diventando da mortale immortale: acquistando
cioè l'aspetto della gloria, non già perdendo la sostanza delle
proprie fattezze".
Tuttavia a quei discepoli di cui si parla egli non apparve nel suo
aspetto glorioso; ma come era in suo potere rendere il proprio
corpo visibile o invisibile, così era in suo potere far sì che la
propria figura apparisse in forma gloriosa, o non gloriosa, oppure in
forma semigloriosa, o in qualsiasi altra maniera. E basta una
piccola differenza, perché uno possa apparire sotto una figura
diversa.
ARTICOLO
2
Se il corpo di Cristo sia risuscitato glorioso
SEMBRA che il corpo di Cristo non sia risuscitato glorioso. Infatti:
1. I corpi gloriosi sono luminosi, secondo quelle parole
evangeliche: "I giusti risplenderanno come il sole nel regno del loro
Padre". Ora, i corpi luminosi si vedono per la luce non già per
il colore. E poiché il corpo di Cristo risuscitato si vedeva per il
colore, tale e quale come prima, è evidente che non era glorioso.
2. Il corpo glorioso è incorruttibile. Ma il corpo di Cristo pare
che non fosse incorruttibile. Era infatti palpabile come risulta
dalle sue stesse parole: "Palpate e vedete". Ora, a detta di
S. Gregorio, "ciò che si può palpare necessariamente si corrompe,
e ciò che è impalpabile non si corrompe". Perciò il corpo di Cristo
(risorto) non era glorioso.
3. Il corpo glorioso, come afferma S. Paolo, non è un corpo
animale, bensì spirituale. Ma il corpo di Cristo dopo la resurrezione
aveva una vita animale: poiché, come dicono gli evangelisti,
egli allora mangiò e bevve con i suoi discepoli. Dunque il suo
corpo non era glorioso.
IN CONTRARIO: L'Apostolo ha preannunziato:
"Cristo
trasformerà il corpo della miseria nostra, sì da renderlo conforme al corpo
della sua gloria".
RISPONDO: Il corpo di Cristo risorto era glorioso. Ciò risulta
evidente da tre motivi. Primo, perché la resurrezione di Cristo
fu modello e causa della nostra resurrezione, come insegna S. Paolo.
Ora, i santi, stando alle sue parole, avranno nella resurrezione
corpi gloriosi: "È seminato nell'ignominia, e risorgerà nella
gloria". Essendo perciò la causa superiore all'effetto, e il modello
superiore alla copia, a maggior ragione dovette esser glorioso il
corpo di Cristo risorto.
Secondo, perché con l'ignominia della passione egli meritò la
gloria della resurrezione. Egli stesso infatti ebbe a dire: "Ora
la mia anima è turbata", alludendo alla passione; e poi continuò: "Padre, glorifica il tuo
nome", chiedendo così la gloria della
resurrezione.
Terzo, perché l'anima di Cristo fin dal momento della sua
concezione era già gloriosa per la perfetta fruizione della divinità.
E fu solo per una dispensa, come sopra abbiamo visto, che la gloria
non ridondava sul suo corpo, affinché egli potesse compiere il
mistero della nostra redenzione con la sua sofferenza. Perciò una
volta compiuto il mistero della passione e della morte di Cristo,
l'anima subito diffuse la sua gloria sul corpo che aveva riassunto
nella resurrezione. E quindi quel corpo divenne glorioso.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Tutto ciò che si riceve viene
ricevuto secondo il soggetto recipiente. E poiché la gloria del
corpo deriva da quella dell'anima, come insegna S. Agostino, lo
splendore, o luminosità del corpo glorioso è secondo il colore
naturale del corpo umano: cioè come il vetro colorato riceve dalla
luce del sole diverse colorazioni, secondo i suoi vari colori. Ora,
come è in potere dell'uomo glorificato, stando alle spiegazioni date,
rendere visibile o invisibile il proprio corpo; così è in suo potere
manifestarne la luminosità. Quindi può anche mostrarsi nel
proprio colore, senza risplendere affatto. Ebbene, Cristo dopo la
resurrezione apparve ai suoi discepoli in questo modo.
2. Si dice che un corpo è palpabile non solo perché resistente,
ma anche perché denso. Ora, rarefazione e densità sono
accompagnate dalla levità e dalla gravità, dal caldo e dal freddo e da
altre proprietà contrastanti, che sono principii di corruzione nei
corpi elementari. Perciò i corpi palpabili col tatto umano per
natura sono corruttibili. Se invece ci sono dei corpi resistenti al
tatto, p. es. i corpi celesti, i quali non hanno le disposizioni e le
qualità suddette, oggetto proprio del tatto umano, tali corpi non
possono dirsi palpabili. Ma il corpo di Cristo dopo la resurrezione
era composto dei quattro elementi, con tutte le qualità tangibili,
richieste dalla natura del corpo umano: e quindi per natura era
palpabile. E se non avesse avuto altro, oltre la natura umana
del corpo, sarebbe stato anche corruttibile. Ma aveva qualche
cos'altro che lo rendeva incorruttibile; non già la natura dei corpi
celesti, secondo l'opinione di alcuni, di cui parleremo più
diffusamente in seguito; ma la gloria che ridondava dall'anima sua beata.
Poiché come scrive S. Agostino, "Dio fece l'anima di una natura così potente, da far ridondare sul corpo la pienezza della sanità,
cioè il vigore dell'incorruzione, dalla sua piena beatitudine". Ecco
perché, a detta di S. Gregorio, "dopo la resurrezione il corpo di
Cristo si mostra identico nella natura, ma differente nella gloria".
3.
"Il nostro salvatore", scrive S. Agostino,
"mangiò e bevve
con i suoi discepoli dopo la resurrezione, vivendo in un corpo
spirituale ma vero, non per il bisogno degli alimenti, bensì per la
facoltà che aveva di farlo". Poiché, come nota S. Beda, "la terra
assetata assorbe l'acqua in modo diverso dal raggio infuocato del
sole; la prima per il bisogno, il secondo per la sua virtù". Perciò
Cristo dopo la resurrezione volle mangiare "non per bisogno di
cibo, ma per dimostrare in tal modo la natura del corpo risorto".
Ecco perché non segue che il suo fosse un corpo animale, bisognoso
di cibo.
ARTICOLO
3
Se il corpo di Cristo sia risorto nella sua integrità
SEMBRA che il corpo di Cristo non sia risorto nella sua integrità.
Infatti:
1. La carne e il sangue fanno parte dell'integrità del corpo umano.
Ora, pare che Cristo non avesse queste cose; poiché S. Paolo
afferma: "La carne e il sangue non possederanno il regno
di Dio". Ma Cristo è risorto nella gloria del regno di Dio. Dunque
egli non aveva la carne e il sangue.
2. Il sangue è uno dei quattro umori. Se Cristo, quindi, aveva
il sangue, doveva avere anche gli altri umori, dai quali deriva
la corruzione nei corpi degli animali. Ne seguirebbe così che il
corpo di Cristo sarebbe corruttibile. E ciò non si può ammettere.
Quindi egli non aveva la carne e il sangue.
3. Il corpo di Cristo risuscitato ascese al cielo. Ora, in alcune
chiese si conservano tra le reliquie alcune gocce di sangue di
Cristo. Dunque il suo corpo non risuscitò nell'integrità di tutte
le sue parti.
IN CONTRARIO: Parlando ai suoi discepoli dopo la resurrezione,
il Signore ha detto: "Uno spirito non ha carne e ossa come vedete
che ho io".
RISPONDO: Il corpo risorto di Cristo, come abbiamo già notato,
"era identico nella natura, e differente nella
gloria". Perciò tutto
quello che appartiene alla natura del corpo umano era presente
nel corpo di Cristo risorto. Ora, è evidente che alla natura del
corpo umano appartengono la carne, le ossa, il sangue e ogni altra
cosa del genere. Quindi tutte queste cose si trovavano nel corpo
di Cristo risorto. E integralmente, senza nessuna diminuizione:
altrimenti la resurrezione non sarebbe stata perfetta, non essendo
reintegrato quanto era caduto con la morte. Il Signore infatti ha
fatto ai suoi fedeli questa promessa: "Tutti i capelli del vostro
capo sono contati". E ancora: "Non andrà perduto neppure un capello della vostra
testa".
Dire che il corpo di Cristo manca di carne, d'ossa, o di altre
parti naturali del corpo umano, rientra nell'errore di Eutichio,
vescovo di Costantinopoli, il quale affermava che "il nostro corpo
nella gloria della resurrezione sarà impalpabile, e più sottile del
vento e dell'aria"; e che il Signore, "dopo aver confermato i cuori
dei discepoli che lo toccarono, rese sottile tutto quello che in lui
era palpabile". Opinione questa che S. Gregorio condanna, poiché
il corpo di Cristo dopo la resurrezione non ebbe mutamenti, stando
all'affermazione di S. Paolo: "Cristo risuscitato dai morti ormai
non muore più". Perciò Eutichio sul letto di morte ritrattò quello
che aveva detto. Infatti se è inaccettabile l'idea che Cristo abbia
preso un corpo di natura diversa nel suo concepimento, come
pensava Valentino attribuendogliene uno celeste; molto meno
accettabile è che egli assumesse un corpo di altra natura nella
resurrezione: poiché allora ha ripreso il corpo per una vita
immortale, mentre nel concepimento l'aveva preso per la vita mortale.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. "La carne e il sangue" di cui
si parla in quel testo non stanno per la natura della carne e del
sangue: ma o per il peccato della carne e del sangue, secondo la
spiegazione di S. Gregorio; oppure per la corruzione della carne e
del sangue, poiché, come vuole S. Agostino, "là non ci sarà la
corruzione e la mortalità della carne e del sangue". La carne quindi
possiede il regno di Dio secondo la sua natura, come risulta dalle
parole di Cristo: "Lo spirito non ha carne e ossa come vedete
che ho io". Invece considerata nella sua corruzione la carne non
potrà possederlo. Ecco perché l'Apostolo aggiunge: "né la
corruzione (avrà) l'incorruttibilità".
2. S. Agostino spiega:
"Cogliendo forse lo spunto dal sangue,
il nostro avversario potrebbe incalzare dicendo: Se", nel corpo di
Cristo risorto, "c'era il sangue, perché non poteva esserci la pituita", cioè l'umore flemmatico?
"e perché non il fiele giallo", cioè
l'umore bilioso? "perché non il fiele nero", cioè l'umore
melanconico? "che sono i quattro umori, i quali a detta della medicina
costituiscono i temperamenti del corpo umano? Ma qualunque
cosa uno voglia aggiungere, si stia attenti a escludere la corruzione,
per non corrompere la sanità della propria fede. Infatti la potenza
divina ha sempre il potere di togliere tutte le qualità che vuole
da questa natura cangiante del corpo, lasciandovi le altre. In
modo da escludere il difetto", cioè la corruzione: "ci sia la
fisionomia; ci sia il moto, ma senza la fatica; ci sia la facoltà di
mangiare, ma senza il bisogno della fame".
3. Tutto il sangue che era sgorgato dal corpo di Cristo,
appartenendo all'integrità della natura umana, risuscitò con lui. Lo
stesso vale per tutte le altre parti appartenenti alla realtà e
all'integrità della natura umana. Il sangue poi che in certe chiese è
conservato tra le reliquie non scaturì dal costato di Cristo: ma si
narra che sia sgorgato da qualche immagine sfregiata di Cristo.
ARTICOLO 4
Se il corpo di Cristo dovesse risorgere con le cicatrici
SEMBRA che il corpo di Cristo non avrebbe dovuto risorgere con
le cicatrici. Infatti:
1. S. Paolo afferma che
"i morti risorgono incorruttibili". Ma
le cicatrici e le piaghe costituiscono una certa corruzione e un
difetto. Perciò non era conveniente che Cristo, autore della
resurrezione, risorgesse con le cicatrici.
2. Il corpo di Cristo, e l'abbiamo dimostrato qui sopra, risorse
integro. Ma l'apertura delle ferite è incompatibile con l'integrità.
Dunque non era conveniente che nel corpo di Cristo restassero le
aperture delle ferite: anche se dovevano restarvi certi segni delle
piaghe, che bastavano alla vista, di cui Tommaso si contentò per
credere, stando a quelle parole: "Perché hai visto, o Tommaso,
hai creduto".
3. Scrive il Damasceno che
"dopo la resurrezione si riscontrano
in Cristo delle cose reali, ma non secondo natura, bensì conformi
a una disposizione divina, allo scopo di certificare che a risorgere
era stato il corpo medesimo il quale aveva sofferto: le cicatrici,
p. es.". Ma cessata la causa deve cessare anche l'effetto. Sembra
quindi che una volta certificati i discepoli circa la resurrezione, le
cicatrici siano scomparse. Ma l'immutabilità della gloria escludeva
che egli assumesse qualche cosa che non doveva durare in lui per
sempre. Sembra quindi che egli alla resurrezione non dovesse
riprendere il corpo segnato dalle cicatrici.
IN CONTRARIO: Il Signore così disse a Tommaso:
"Metti qua
il tuo dito e guarda le mie mani, e allunga la tua mano e mettila
nel mio costato".
RISPONDO: Era conveniente che l'anima di Cristo nella
resurrezione riprendesse il corpo con le cicatrici. Primo, per la stessa
gloria di Cristo. Scrive infatti S. Beda che egli conservò le
cicatrici non per l'incapacità di sanarle, ma "per portare in perpetuo
il trionfo della sua vittoria". E S. Agostino insegna, che "forse
nel regno dei cieli vedremo nei corpi dei martiri le cicatrici delle
piaghe sofferte per Cristo: poiché non si tratta di deformità, bensì
di dignità; cosicché risplenderà in essi una bellezza, quella della
virtù, che, pur essendo nel corpo, non sarà del corpo".
Secondo, per confermare
"nella fede della sua resurrezione" i
cuori dei propri discepoli.
Terzo,
"per mostrare continuamente al Padre, nel supplicare per
noi, quale genere di morte abbia sofferto per gli uomini".
Quarto,
"per far capire ai fedeli redenti dalla sua morte, con
quanta misericordia siano stati soccorsi, mostrando le vestigia della
morte medesima".
Finalmente
"per denunziare nel giudizio finale quanto
giustamente essi siano eventualmente condannati". Ecco perché S.
Agostino ha scritto: "Cristo ben sapeva perché dovesse conservare
nel suo corpo le cicatrici. Infatti come le mostrò a Tommaso
incredulo, perché le toccasse e le vedesse, così la Verità mostrerà quelle
piaghe ai suoi nemici, dicendo loro: Ecco l'uomo che avete
crocifisso. Ecco le piaghe che avete inflitto. Guardate il costato che
avete trafitto. Poiché da voi e per voi è stato aperto: e tuttavia
non siete voluti entrare".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Le cicatrici rimaste nel corpo
di Cristo non implicano corruzione o difetto: ma contribuiscono
a un maggior cumulo di gloria, quali segni particolari di virtù.
E in quei luoghi delle ferite apparirà una speciale bellezza.
2. Quell'apertura delle piaghe, sebbene comporti una soluzione
di continuità, viene compensata da un decoro maggiore di gloria:
in modo che il corpo non sia meno integro, ma più perfetto.
Tommaso poi non solo vide, ma toccò le piaghe: poiché come nota
il papa S. Leone I, "alla fede propria bastò vedere quello che vide,
ma per noi arrivò a toccare ciò che vedeva".
3. Cristo volle conservare nel proprio corpo le cicatrici, non solo
per confermare la fede dei discepoli, ma anche per altri motivi.
Ed essi mostrano che quelle cicatrici rimarranno in lui per sempre.
Di qui l'affermazione di S. Agostino: "Credo che il corpo del
Signore sia in cielo così com'era quando ascese al cielo". E S. Gregorio
scrive, che "se uno pensa che nel corpo di Cristo dopo la
resurrezione si sia potuto mutare qualche cosa, contro le parole
veridiche di S. Paolo, riconduce Cristo alla morte. E chi oserebbe
affermarlo, se non lo stolto il quale negasse la verità della
resurrezione della carne". Perciò è evidente che le cicatrici mostrate
da Cristo nel suo corpo dopo la resurrezione, non sono state più
eliminate neppure in seguito.
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