Il Santo Rosario
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Questione 53

La resurrezione di Cristo

Dopo di che resta ora da esaminare ciò che riguarda l'esaltazione di Cristo. Primo, la sua resurrezione; secondo, la sua ascensione; terzo, il suo insediamento alla destra del Padre; quarto, il suo potere di giudice.
Sul primo di codesti temi si presentano alla considerazione quattro argomenti, e cioè: la resurrezione di Cristo in se stessa; le qualità del risuscitato; le manifestazioni della resurrezione; l'efficacia causale di essa.
Sul primo esamineremo quattro cose: 1. La necessità della resurrezione; 2. Il tempo di essa; 3. La sua priorità; 4. La causa che l'ha prodotta.

ARTICOLO 1

Se fosse necessario che Cristo risorgesse

SEMBRA che non fosse necessario che Cristo risorgesse. Infatti:
1. Scrive il Damasceno: "La resurrezione consiste nel fatto che un essere vivente, il cui corpo si era disfatto ed era caduto, si risolleva". Ora, Cristo non era caduto per il peccato, né il suo corpo si era disfatto, come risulta da quanto abbiamo detto. Dunque a lui propriamente non conveniva risorgere.

2. Chi risorge viene promosso a qualche cosa di superiore: perché sorgere implica un moto verso l'alto. Ma il corpo di Cristo dopo la morte rimase unito alla divinità; cosicché non era possibile portarlo più in alto. Quindi non poteva risorgere.
3. Tutte le vicende cui fu sottoposta l'umanità di Cristo sono ordinate alla nostra salvezza. Ma per la nostra salvezza bastava la passione, dalla quale, come abbiamo visto, siamo liberati dalla colpa e dal castigo. Perciò non era necessario che Cristo risorgesse dai morti.

IN CONTRARIO: Nel Vangelo si legge: "Era necessario che Cristo patisse e risorgesse dai morti".

RISPONDO: Era necessario che Cristo risorgesse per cinque motivi. Primo, per l'affermazione della giustizia divina, cui spetta esaltare coloro che per Dio si umiliano, secondo le parole evangeliche: "Depose i potenti dal trono ed esaltò gli umili". Perciò avendo Cristo umiliato se stesso fino alla morte di croce per amore e per ubbidienza verso Dio, era conveniente che fosse esaltato da lui fino alla gloria della resurrezione. Ecco perché il Salmista, secondo le spiegazioni della Glossa, così parla in sua persona: "Tu hai conosciuto", cioè "approvato" "la mia prostrazione", ossia "l'umiliazione e la passione", "e la mia resurrezione", cioè "la glorificazione nella resurrezione".
Secondo, per confermare la nostra fede. Poiché dalla sua resurrezione viene confermata la nostra fede nella divinità di Cristo: infatti, come dice S. Paolo, "sebbene egli sia stato crocifisso per l'affinità con la nostra debolezza, vive però per la virtù di Dio". Di qui le altre parole dell'Apostolo: "Se Cristo non è risuscitato vana è la nostra predicazione, vana è la vostra fede". E quelle del Salmista: "Che utilità c'è nel mio sangue", cioè "nell'effusione del mio sangue", "mentre discendo", "come per una scala di mali", "verso la corruzione?". "Come per dire: nessuna. Se infatti", come spiega la Glossa, "io non risorgo subito, e il mio corpo si corrompe, io non evangelizzerò e non riscatterò nessuno".

Terzo, a sostegno della nostra speranza. Perché vedendo risuscitare Cristo, che è il nostro capo, anche noi speriamo di risorgere. Di qui la protesta di S. Paolo ai Corinzi: "Se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, com'è che alcuni tra voi osano affermare che non c'è resurrezione dei morti?". E Giobbe affermava: "Io so", con certezza di fede, "che il mio Redentore", cioè Cristo, "vive", essendo risuscitato dai morti, e quindi "l'ultimo giorno mi rialzerò da terra: e tale speranza è custodita nel mio seno".
Quarto, per indirizzare la vita dei fedeli, in base all'affermazione di S. Paolo: "Come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così noi camminiamo secondo una nuova vita". E ancora: "Cristo risorto dai morti ormai non muore più: ... così voi consideratevi morti al peccato e viventi per Dio".
Quinto, per dare compimento alla nostra salvezza. Poiché come soffrì i nostri mali per liberarci da essi, così volle essere glorificato con la resurrezione, per assicurarci il bene: "Si consegnò alla morte", scrive S. Paolo, "per i nostri peccati, ed è risuscitato per la nostra giustificazione".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sebbene Cristo non fosse caduto per il peccato, era però caduto per la morte: poiché come il peccato è una caduta rispetto all'onestà, così la morte è una caduta rispetto alla vita. Ecco perché si possono attribuire a Cristo le parole del profeta: "O mia nemica, non ti rallegrare di me perché son caduto: risorgerò".
Sebbene quindi il corpo di Cristo non si sia disfatto con l'incinerazione, tuttavia la separazione dell'anima dal corpo fu una specie di disfacimento.

2. Dopo la morte di Cristo la divinità rimase ad esso unita con l'unione ipostatica: ma non si trattava di un'unione naturale come quella con cui l'anima è unita al corpo per costituire una natura umana. Per il fatto quindi che il corpo di Cristo si riunì all'anima, fu elevato a uno stato superiore di natura: pur senza raggiungere uno stato superiore d'ipostasi.

3. A tutto rigore, la passione di Cristo operò la nostra salvezza liberandoci dai nostri mali: la resurrezione invece l'operò quale inizio ed esemplare dei beni (promessi).

ARTICOLO 2

Se fosse conveniente che Cristo risorgesse il terzo giorno

SEMBRA che non fosse conveniente che Cristo risorgesse il terzo giorno. Infatti:
1. Tra membra e capo deve esserci conformità. Ora, noi che siamo membra di Cristo non risorgiamo dalla morte il terzo giorno, ma la nostra resurrezione viene differita alla fine del mondo. Dunque Cristo, che è il nostro capo, non doveva risorgere il terzo giorno, ma alla fine del mondo.
2. S. Pietro ha affermato "essere impossibile che Cristo fosse detenuto dall'inferno" e dalla morte. Ma fintanto che uno è morto, è trattenuto dalla morte. Perciò la resurrezione di Cristo non doveva essere differita al terzo giorno, ma egli doveva risorgere subito: specialmente se si tien conto di quanto scrive la Glossa già citata, e cioè "che non ci sarebbe nessuna utilità nell'effusione del sangue di Cristo, se subito egli non fosse risuscitato".
3. Il giorno comincia dalla levata del sole, che con la sua presenza produce il giorno. Ora, Cristo risuscitò prima che il sole sorgesse: poiché nel Vangelo si legge, che "il primo giorno dopo il sabato Maria Maddalena venne la mattina al sepolcro quando era ancora buio"; e Cristo allora era già risuscitato, poiché il Vangelo continua: "e vide che la pietra era stata rimossa dal sepolcro". Quindi Cristo non risuscitò il terzo giorno.

IN CONTRARIO: Nel Vangelo si legge: "Lo consegneranno ai gentili per essere schernito, flagellato e crocifisso; e il terzo giorno risorgerà".

RISPONDO: Come abbiamo già notato, la resurrezione di Cristo era necessaria per fondare la nostra fede. Ora, la nostra fede ha per oggetto sia l'umanità che la divinità di Cristo: infatti, secondo le spiegazioni date, non basta credere nell'una senza credere nell'altra. Quindi per confermare la fede nella sua divinità era necessario che egli risorgesse presto, senza aspettare la fine del mondo; e per confermare la fede nella realtà della sua umanità e della sua morte, bisognava che ci fosse un intervallo tra la morte e la resurrezione. Poiché, se fosse risorto immediatampnte dopo la morte, poteva sembrare che non si fosse trattato di una vera morte, e quindi neppure di una vera resurrezione. Ma per mostrare la realtà della morte di Cristo bastava che la sua resurrezione fosse ritardata fino al terzo giorno; poiché non può essere che in un tempo così lungo non apparisse in un morto apparente qualche segno di vita.
Inoltre con la resurrezione al terzo giorno viene posta in evidenza la perfezione del numero tre, che, a detta di Aristotele, "è il numero di tutta la realtà, abbracciando il principio, il termine intermedio e il fine".
E in più appare così un altro significato simbolico, e cioè che Cristo "mediante l'unica sua morte", la quale è luce a causa della giustizia, "distrusse le nostre due morti", del corpo cioè e dell'anima, le quali sono tenebrose a causa del peccato. Ecco perché, come spiega S. Agostino, Cristo rimase nella morte un solo giorno intero e due notti.
Inoltre ciò sta a significare che con la resurrezione di Cristo cominciava la terza era. La prima infatti fu quella anteriore alla legge; la seconda quella sotto la legge; la terza quella sotto la grazia. - E anche perché con la resurrezione di Cristo iniziava il terzo stato dei santi. Poiché il primo si svolse sotto le figure della legge; il secondo nella verità della fede; e il terzo sarà nell'eternità della gloria, che Cristo inaugurò con la sua resurrezione.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il capo e le membra sono conformi nella natura, ma non nella virtù: poiché la virtù del capo è superiore a quella delle membra. Perciò per mostrare la superiorità della virtù di Cristo era giusto che egli risorgesse il terzo giorno, mentre la resurrezione degli altri è rimandata alla fine del mondo.
2. La detenzione implica una coazione. Cristo invece non era tenuto a nessuna necessità di morte, ma era "libero tra i morti". Perciò egli rimase per un certo tempo nella morte, non come detenuto, ma di propria volontà: cioè fino a che lo ritenne necessario per stabilire la nostra fede. D'altra parte si può dire che avviene subito quello che avviene dopo un breve intervallo di tempo.
3. Come sopra abbiamo spiegato, Cristo risuscitò verso l'alba, quando comincia a spuntare il giorno, per indicare che con la sua resurrezione ci avviava alla luce della gloria: così come era morto verso il vespro sul calare delle tenebre, per indicare che egli con la sua morte avrebbe distrutto le tenebre della colpa e della pena. E tuttavia si dice che è risorto il terzo giorno, prendendo il giorno per il giorno naturale che abbraccia ventiquattr'ore. Cosicché, come spiega S. Agostino, "la notte fino all'alba in cui si manifestò la risurrezione di Cristo, spetta al terzo giorno. Poiché Dio, "il quale comandò alla luce di risplendere dalle tenebre", perché con la grazia del Nuovo Testamento e la partecipazione alla resurrezione di Cristo ci fosse dato di ascoltare l'intimazione: "un tempo eravate tenebre, ora siete luce nel Signore", ci lascia capire in qualche modo che il giorno ha inizio dalla notte. Infatti come i primi giorni (della creazione), per la prevista caduta dell'uomo, vengono computati dal giorno alla notte; così questi a motivo della redenzione umana sono computati dalla notte al giorno".
È chiaro quindi che se anche egli fosse risorto a mezzanotte si potrebbe dire ugualmente che è risorto il terzo giorno, riferendosi al giorno naturale. Ma essendo risorto all'alba, si può dire che è risorto il terzo giorno, anche riferendoci al giorno convenzionale, che è determinato dalla presenza del sole; poiché il sole cominciava già a rischiarare l'aria. Infatti in S. Marco si legge che le donne vennero al sepolcro "quando il sole si era già levato". Ciò non è in contrasto, nota S. Agostino, con quanto dice S. Giovanni, "che esse vennero mentre ancora c'erano le tenebre": poiché allo spuntar del giorno, le tenebre scompaiono mano a mano che sorge la luce; d'altra parte l'espressione di S. Marco, "quando il sole si era già levato", "non va presa nel senso che il sole stesso già era visibile sulla terra, ma soltanto che era imminente nel nostro emisfero".

ARTICOLO 3

Se Cristo sia stato il primo a risorgere

SEMBRA che Cristo non sia stato il primo a risorgere. Infatti:
1. Si legge nel Vecchio Testamento che alcuni furono risuscitati da Elia e da Eliseo; e vi accenna anche la lettera agli Ebrei: "Delle donne riebbero per resurrezione i loro morti". Del resto anche Cristo prima della sua passione risuscitò tre morti. Perciò egli non fu il primo dei risorti.

2. Tra gli altri miracoli che avvennero alla morte di Cristo, si narra che "i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi che vi giacevano, risuscitarono". Dunque Cristo non fu il primo a risorgere.
3. Con la sua resurrezione Cristo è causa della nostra resurrezione, come con la sua grazia è causa della nostra grazia; poiché sta scritto: "Della pienezza di lui tutti abbiamo ricevuto". Ma alcuni ebbero la grazia prima di Cristo: p. es., tutti i Padri dell'antico Testamento. Dunque alcuni poterono raggiungere la resurrezione corporale prima di Cristo.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Cristo è risuscitato dai morti come primizia di quei che son morti". E la Glossa spiega: "Perché è risuscitato per primo, sia in ordine di tempo che di dignità".

RISPONDO: La resurrezione è il ritorno dalla morte alla vita. Ora, si può essere sottratti alla morte in due maniere. Primo, dal solo dominio attuale della morte: cioè tornando a vivere in qualsiasi modo. Secondo, mediante la liberazione non solo dalla morte, ma dalla necessità e addirittura dalla possibilità stessa di morire. E questa è la resurrezione vera e perfetta. Poiché fino a che uno vive nella necessità di morire, in qualche modo è soggetto alla morte come il nostro corpo, il quale, a detta di S. Paolo, "è morto a causa del peccato". Infatti ciò può essere in qualche modo e, vale a dire, in modo potenziale. Perciò è evidente che la resurrezione con la quale uno è sottratto solo al dominio attuale della morte è una resurrezione imperfetta.
Se parliamo, quindi, della resurrezione perfetta, Cristo è il primo dei risorti: poiché per primo egli risorgendo raggiunse la vita del tutto immortale, secondo l'affermazione paolina: "Cristo risuscitato dai morti non muore più". Invece mediante la resurrezione imperfetta alcuni risuscitarono anche prima di Cristo: quasi come prefigurazioni della sua resurrezione.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È così risolta anche la prima difficoltà. Poiché coloro che furono risuscitati nell'Antico Testamento, oppure da Cristo, tornarono alla vita per morire nuovamente.
2. A proposito di coloro che risuscitarono con Cristo ci sono due opinioni. Alcuni infatti affermano che essi tornarono alla vita per non più morire: poiché dover morire una seconda volta sarebbe stato più doloroso per loro che non risorgere. E in tal caso, secondo la spiegazione di S. Girolamo, essi "non sarebbero risorti prima della resurrezione del Signore". Infatti l'evangelista afferma, che essi "usciti dalle tombe dopo la sua resurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti".
S. Agostino, invece, riferendo codesta opinione, afferma: "So che secondo alcuni alla morte del Cristo Signore già sarebbe stata concessa a dei giusti la resurrezione, quale è promessa a noi alla fine del mondo. Ma se costoro non morirono di nuovo deponendo i loro corpi, rimane da spiegare come Cristo possa considerarsi "primogenito dei morti", avendolo molti preceduto in quella resurrezione. Se si risponde che l'affermazione evangelica va presa come anticipazione, cosicché i sepolcri si sarebbero aperti alla morte di Cristo sulla croce, ma che i corpi dei giusti non risorsero in quel momento, bensì dopo che egli era risuscitato; allora rimane da spiegare l'affermazione di S. Pietro, il quale deduce aver David predetto di Cristo e non di se stesso che il suo corpo non avrebbe visto la corruzione, dal fatto che la tomba di David era presso di loro; ché l'argomento non sarebbe stato convincente, se il corpo di David non vi si trovava più; poiché la sua tomba avrebbe potuto rimanere lo stesso, anche se egli fosse risuscitato subito dopo la sua morte, senza vedere la corruzione. D'altra parte non sembra possibile che proprio David, dal cui seme Cristo fu generato, fosse escluso da quella resurrezione dei giusti, se fu loro elargita la vita eterna. Inoltre si mette in dubbio così quanto dice l'Epistola agli Ebrei a proposito degli antichi giusti, e cioè che essi "non sarebbero arrivati a perfezione senza di noi", se è vero che essi furono costituiti allora in quella incorruzione dei risuscitati, che a noi è promessa come perfezione finale".
Perciò S. Agostino sembra persuaso che essi risorsero per morire nuovamente. La stessa idea affiora in S. Girolamo nel suo commento al Vangelo di Matteo: "Come risorse Lazzaro, così risuscitarono molti corpi di Santi, per mostrare la resurrezione del Signore". Egli però lascia in dubbio la cosa nel Discorso sull'assunzione. Tuttavia le ragioni di S. Agostino sembrano molto più solide.
3. I fatti che precedettero la venuta di Cristo erano una preparazione a codesta venuta, come la grazia è predisposizione alla gloria. Perciò quanto appartiene alla gloria, sia rispetto all'anima, come la perfetta fruizione di Dio, sia rispetto al corpo, come la resurrezione gloriosa, anche in ordine di tempo prima doveva attuarsi in Cristo, essendo egli l'autore della gloria. Era giusto invece che la grazia si trovasse anche prima in coloro che erano ordinati a Cristo.

ARTICOLO 4

Se Cristo sia stato causa della propria resurrezione

SEMBRA che Cristo non sia stato causa della propria resurrezione. Infatti:
1. Chi è risuscitato da un altro non è causa della propria resurrezione. Ma Cristo è stato risuscitato da un altro; poiché nella Scrittura si legge: "Dio lo ha risuscitato, liberandolo dalle pene degli inferi"; e ancora: "Dio, il quale ha risuscitato Cristo dai morti, ridarà vita ai nostri corpi mortali, ecc.". Dunque Cristo non fu causa della propria resurrezione.

2. Nessuno merita o chiede ad altri ciò di cui egli è causa. Ora, Cristo meritò la resurrezione con la sua passione: poiché, come dice S. Agostino, "l'umiltà della passione fu il merito della gloria della resurrezione". Inoltre Cristo medesimo chiese al Padre di essere risuscitato, applicandosi a lui le parole del salmista: "Tu, o Signore, usami misericordia e risuscitami". Perciò Cristo non fu causa della propria resurrezione.
3. La resurrezione, come spiega il Damasceno, non è dell'anima, bensì del corpo, che è abbattuto dalla morte. Ma il corpo non era in grado di riunire a sé l'anima, che è più nobile di esso. Quindi ciò che in Cristo risorse non poteva esser causa della propria resurrezione.

IN CONTRARIO: Il Signore ha affermato: "Nessuno mi toglie l'anima mia; ma son io che l'offro, per riprenderla di nuovo". Ora, risorgere non significa nient'altro che riprendere l'anima. Dunque Cristo è risorto per virtù propria.

RISPONDO: Come abbiamo spiegato sopra, con la morte la divinità non si separò né dall'anima né dal corpo di Cristo. Perciò sia l'anima che il corpo di Cristo morto si possono considerare sotto due aspetti: primo, sotto l'aspetto della divinità, secondo, sotto quello della natura creata. Quindi, in virtù della divinità che gli era unita, il corpo di Cristo riassunse l'anima che aveva deposto; e l'anima riprese il corpo che aveva abbandonato. Ecco perché S. Paolo ha potuto dire di Cristo, che, "sebbene sia stato crocifisso per la sua debolezza, vive però per la potenza di Dio".
Se invece consideriamo il corpo e l'anima di Cristo dopo la sua morte secondo la virtù della natura creata, allora essi non potevano riunirsi tra loro, ma era necessario che Cristo fosse risuscitato da Dio.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Identica è la virtù e l'operazione divina del Padre e del Figlio. Perciò queste due affermazioni, che Cristo è stato risuscitato dalla virtù divina del Padre e che è risuscitato da se stesso, si implicano a vicenda.
2. Cristo chiese e meritò la propria resurrezione in quanto uomo; non già in quanto Dio.
3. Il corpo di Cristo, secondo la propria natura creata, non era superiore alla sua anima: tuttavia era superiore ad essa secondo la virtù divina. L'anima però, in quanto unita alla divinità, è superiore al corpo considerato nella sua natura creata. Corpo e anima, quindi, si riassunsero reciprocamente secondo la virtù divina: non già secondo la virtù della natura creata.