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Questione
52
La
discesa di Cristo agli inferi
Veniamo quindi a trattare della discesa di Cristo agli inferi.
Sull'argomento si pongono otto quesiti: 1. Se fosse opportuno
che Cristo discendesse agli inferi; 2. In quale inferno sia disceso;
3. Se egli sia disceso all'inferno tutto intero; 4. Se vi sia rimasto
per qualche tempo; 5. Se abbia liberato dall'inferno i santi Patriarchi;
6. Se abbia liberato i dannati dall'inferno; 7. Se abbia liberato
i bambini morti col peccato originale; 8. Se abbia liberato
gli uomini dal purgatorio.
ARTICOLO
1
Se fosse opportuno che Cristo discendesse all'inferno
SEMBRA non fosse opportuno che Cristo discendesse all'inferno.
Infatti:
1. Scrive S. Agostino:
"In nessun passo della Scrittura ho potuto
riscontrare che il termine inferi abbia riferimento al bene".
Ora, l'anima di Cristo non può essere discesa in un luogo cattivo:
poiché questo non capita neppure alle anime dei giusti. Dunque
non era conveniente che Cristo discendesse agli inferi.
2. La discesa di Cristo agli inferi non poteva avvenire nella natura
divina, che è del tutto immobile; ma solo nella natura assunta.
Ora, tutto quello che Cristo fece o soffrì nella natura assunta
era ordinato alla salvezza degli uomini. Ma per questo non
sembra affatto necessario che Cristo scendesse agli inferi: poiché
egli ci ha liberato dalla colpa e dal castigo con la passione da lui
sofferta in questo mondo, come sopra abbiamo visto. Perciò non
era conveniente che Cristo discendesse all'inferno.
3. Con la morte l'anima di Cristo si separò dal corpo, che fu
deposto nella tomba, come sopra abbiamo ricordato. Ora, non
sembra che egli sia disceso all'inferno con l'anima soltanto: poiché
questa, essendo incorporea, non sembra che possa muoversi localmente;
ciò infatti è proprio dei corpi, come spiega Aristotele. E il
discendere implica un moto locale. Perciò non era conveniente che
Cristo discendesse all'inferno.
IN CONTRARIO: Nel Simbolo (degli Apostoli) si legge:
"Discese
agli inferi". E S. Paolo scrive: "E l'esser salito che vuol dire,
se non che egli era disceso nelle parti inferiori della terra?". E la
Glossa spiega: "cioè agli inferi".
RISPONDO: Era conveniente che Cristo discendesse all'inferno.
Primo, perché egli, secondo le parole di Isaia, era venuto a soffrire
i nostri castighi, per liberarci da essi: "Egli ha preso veramente
su di sé le nostre infermità, ed ha sopportato i nostri dolori".
Ora, col peccato l'uomo non solo era incorso nella morte corporale,
ma anche nella discesa agli inferi. Perciò era opportuno che Cristo,
come col morire ci ha liberati dalla morte, così col discendere
agli inferi ci liberasse da codesta degradazione. Di qui le parole
del profeta Osea: "O morte, io sarò la tua morte! Io sarò la tua
distruzione, o inferno!".
Secondo, perché era giusto, una volta sconfitto il demonio con
la passione, che Cristo ne liberasse i prigionieri detenuti nell'inferno,
secondo le parole di Zaccaria: "Tu inoltre nel sangue della
tua alleanza hai liberato i tuoi prigionieri dalla fossa". E S. Paolo
afferma: "Spogliando i principati e le potestà ha liberato i suoi
arditamente".
Terzo, per mostrare la sua potenza nell'inferno, visitandolo e
spandendovi la sua luce, come l'aveva mostrata sulla terra vivendo
e morendo su di essa. Di qui le parole del Salmista: "Alzate, o
principi, le vostre porte"; "e cioè", spiega la Glossa, "o principi
dell'inferno cedete il vostro potere, col quale finora avete detenuto
gli uomini nell'inferno". E così "nel nome di Gesù ogni
ginocchio si pieghi", non solo "in cielo",
ma anche "nell'inferno", come dice S. Paolo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il termine inferi, o inferno,
ha riferimento al male pena, non al male colpa. Perciò era opportuno
che Cristo vi discendesse, non perché lui meritasse la pena,
ma per liberare quelli che dovevano subirla.
2. La passione di Cristo fu come la causa universale della salvezza umana,
sia dei vivi che dei morti. Ora, una causa universale
viene applicata agli effetti particolari da qualche cosa di speciale.
Ecco perché la virtù della passione di Cristo viene applicata
ai vivi mediante i sacramenti, i quali ci configurano alla passione
di Cristo, e venne applicata ai morti dalla discesa di Cristo agli inferi.
Per questo in Zaccaria è detto espressamente, che "liberò
i prigionieri dalla fossa nel sangue della sua alleanza", cioè per
la virtù della sua passione.
3. L'anima di Cristo è discesa all'inferno non già con il moto
che è proprio dei corpi; ma con quello che è proprio degli angeli,
come abbiamo spiegato nella Prima Parte.
ARTICOLO
2
Se Cristo sia disceso anche nell'inferno dei dannati
SEMBRA che Cristo sia disceso anche nell'inferno dei dannati.
Infatti:
1. L'Ecclesiastico mette sulla bocca della Sapienza divina queste
parole: "Penetrerò tutte le parti inferiori della terra". Ma tra
le parti inferiori della terra rientra anche l'inferno dei dannati,
stando alle parole dei Salmi: "Entreranno nei luoghi inferiori della terra". Perciò Cristo, che è la Sapienza di Dio, discese fino all'inferno
dei dannati.
2. S. Pietro ha affermato, che
"Dio ha risuscitato Cristo, liberandolo
dai dolori dell'inferno, perché non era possibile che vi fosse trattenuto". Ma nell'inferno dei Patriarchi non c'erano i dolori:
e neppure c'erano nell'inferno dei bambini, i quali non sono puniti
con la pena del senso per il peccato attuale, ma solo con la pena
del danno per il peccato originale. Dunque Cristo discese all'inferno
dei dannati, oppure in purgatorio, dove gli uomini sono
puniti con la pena del senso per i peccati attuali.
3. Nella sua prima lettera S. Pietro scrive, che
"Cristo è venuto
in spirito per predicare a quelli che erano in carcere, e che un
tempo erano stati increduli"; parole che S. Atanasio riferisce alla
discesa di Cristo all'inferno. Scrive infatti che "il corpo di Cristo
fu posto nel sepolcro, quando egli andò a predicare agli spiriti
che erano prigionieri, come dice S. Pietro". Ora, si sa che gli increduli
si trovano nell'inferno dei dannati. Perciò Cristo discese nell'inferno
dei dannati.
4. S. Agostino osserva:
"Se la Sacra Scrittura avesse detto che
Cristo da morto era venuto nel seno di Abramo, senza nominare
l'inferno e i suoi dolori, mi stupirei che si osasse affermare che
era disceso agli inferi. Ma poiché testimonianze evidenti nominano
l'inferno e i suoi dolori, non c'è da credere che il Salvatore sia
andato là per altro motivo, che per salvare le anime da quei dolori". Ma il luogo dei dolori è l'inferno dei dannati. Dunque
Cristo discese nell'inferno dei dannati.
5. Altrove S. Agostino afferma
che Cristo nel discendere all'inferno "prosciolse tutti i giusti che vi si trovavano prigionieri per
il peccato originale". Ora, tra costoro c'era anche Giobbe, il
quale aveva detto di se stesso: "Tutto ciò che mi appartiene scenderà
nel più profondo dell'inferno". Quindi Cristo discese fino all'inferno
più profondo.
IN CONTRARIO: Parlando dell'inferno dei dannati Giobbe diceva:
"Prima che io vada, per non tornare, verso la terra tenebrosa e
coperta di caligine di morte, ecc.". Ora, a detta di S. Paolo, non
c'è nessun "commercio tra la luce e le tenebre". Perciò Cristo,
che è la luce, non discese nell'inferno dei dannati.
RISPONDO: Uno può trovarsi in un luogo in due maniere. Primo
mediante i suoi effetti. In tal modo si può dire che Cristo discese
in ogni parte dell'inferno: però con effetti diversi. Infatti nell'inferno
dei dannati egli produsse l'effetto di confondere la loro incredulità
e la loro malizia. A coloro invece che si trovavano in purgatorio
diede la speranza di raggiungere la gloria. Ai santi Patriarchi
poi, che erano all'inferno solo per il peccato originale,
infuse la luce della gloria eterna.
Secondo, si può dire che uno è in un dato luogo col proprio
essere. E in tal modo l'anima di Cristo discese in quella parte
dell'inferno in cui erano detenuti i giusti: poiché volle visitare
localmente con la propria anima, coloro che visitava interiormente
mediante la grazia con la propria divinità. E così portandosi in
una sola parte dell'inferno irradiò in qualche modo la sua azione
in tutte le parti di esso; come soffrendo la sua passione in un
solo luogo della terra, liberò con essa tutto il mondo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Cristo, che è la
Sapienza di
Dio, "ha penetrato tutte le parti inferiori della terra", non già
percorrendole tutte localmente con la sua anima; bensì estendendo
a tutte in qualche modo gli effetti della sua potenza. Tuttavia
egli non ha illuminato che i giusti; poiché nel passo citato
seguono le parole: "E illuminerò tutti quelli che sperano nel Signore".
2. Esistono due specie di dolore. Il primo è dovuto alla sofferenza
della pena, subita dagli uomini per il peccato attuale; ad
essa si riferiscono le parole del Salmista: "I dolori dell'inferno
mi hanno circondato". - Il secondo è il dolore derivante dalla
dilazione della gloria sperata, secondo l'allusione dei Proverbi: "La speranza differita affligge
l'anima". Codesto dolore era sofferto
nell'inferno anche dai santi Patriarchi. E S. Agostino accennando
ad esso afferma, che "pregavano Cristo supplicandolo con lacrime".
Ebbene, Cristo col discendere agli inferi mise fine a entrambe
le specie di dolore: però in maniera diversa. Infatti pose fine ai
dolori dei castighi preservando da essi: come di un medico può
dirsi che mette fine a una malattia preservando da essa con l'opportuna
medicina. E mise fine sull'istante ai dolori causati dalla
dilazione della gloria, donando la gloria.
3. Alcuni riferiscono alla discesa di Cristo all'inferno quelle
parole di S. Pietro, dando loro questo significato: "A coloro che
erano chiusi in carcere", cioè nell'inferno, "e che un tempo erano
stati increduli, Cristo venne a predicare in spirito", cioè con la
sua anima. Infatti il Damasceno scrive, che "come evangelizzò
quelli che erano sulla terra, così fece con quelli che erano nell'inferno":
non già per convertirli alla fede, ma "per confondere la
loro incredulità". Poiché in codesta predicazione non si può vedere
altro che la manifestazione della divinità di Cristo, mediante la
sua irresistibile discesa agli inferi manifestata agli esseri infernali.
Tuttavia S. Agostino ne dà un'esegesi migliore: riferendo le
parole suddette non alla discesa di Cristo agli inferi, bensì agli interventi
della sua divinità fin dal principio del mondo. E allora si
ha questo senso, che egli "venne a predicare" con interne ispirazioni
e con le esterne ammonizioni dei giusti, "a coloro che erano
in carcere", che cioè vivevano in un corpo mortale, il quale è
come il carcere dell'anima, "con lo spirito" della sua divinità:
"a coloro", dico, "egli ha predicato che erano stati increduli un
tempo", cioè alla predicazione di Noè, vale a dire
"quando essi
facevano assegnamento sulla pazienza di Dio", che differiva il
castigo del diluvio. Infatti nel testo si aggiunge: "Ai giorni di
Noè, quando si costruiva l'arca".
4. Il
"seno di Abramo" si può considerare sotto due aspetti.
Primo, per l'esenzione che vi si godeva dalla pena del senso. E sotto
tale aspetto ad esso non si addiceva il nome d'inferno, né vi
si riscontravano dei dolori. Secondo, si può considerare quale
privazione della gloria sperata. E da questo lato esso presentava
l'aspetto d'inferno e di dolore. Ecco perché adesso per seno di
Abramo s'intende la sede dei beati: ma non può chiamarsi inferno,
né si ammettono dolori nel seno di Abramo.
5. A detta di S. Gregorio, Giobbe chiama
"profondissimo inferno" anche
le parti meno profonde di esso. Confrontata infatti
con l'altezza del cielo anche la nostra atmosfera è un inferno tenebroso;
e a confronto con l'altezza della nostra atmosfera la terra
sottostante può essere chiamata un inferno e un luogo profondo.
E confrontata all'altezza stessa della terra le parti superiori dell'inferno
possono essere designate con le parole "il più profondo dell'inferno".
ARTICOLO
3
Se Cristo sia stato tutto intero nell'inferno
SEMBRA che Cristo non sia stato tutto intero nell'inferno. Infatti:
1. Il corpo di Cristo è una parte di lui. Ma il corpo di Cristo
non discese all'inferno. Dunque non tutto Cristo scese all'inferno.
2. Non si può denominare tutto un essere le cui parti sono separate
tra loro. Ora, corpo e anima che sono parti della natura umana,
dopo la morte erano separate tra loro, come sopra abbiamo
visto. Ma Cristo discese all'inferno mentre era morto. Quindi
non poté essere nell'inferno tutto intero.
3. Si dice che è
"tutto" in un dato luogo, "ciò di cui nessuna
parte è fuori" di esso. Ora, qualche parte di Cristo rimase fuori
dell'inferno: poiché il suo corpo era nella tomba e la sua divinità
in ogni luogo. Dunque Cristo non discese tutto intero nell'inferno.
IN CONTRARIO: S. Agostino afferma:
"Il Figlio era tutto intero
presso il Padre, tutto in cielo, tutto sulla terra, tutto nel seno
della Vergine, tutto sulla croce, tutto intero all'inferno, tutto in paradiso dove introdusse il buon ladrone".
RISPONDO: Secondo le spiegazioni date nella Prima Parte, il
maschile si riferisce all'ipostasi, o persona, mentre il neutro si
riferisce alla natura. Ora, alla morte di Cristo, sebbene l'anima
fosse separata dal corpo, né l'una né l'altro si separarono dalla
persona del Figlio di Dio, come sopra abbiamo notato. Perciò si
deve concludere che nei tre giorni della sua morte Cristo fu tutto
intero nel sepolcro, perché tutta la sua persona era là per il corpo
ad essa unito; così pure fu tutto intero all'inferno, perché tutta
la persona di Cristo era là per l'anima che a lui era unita; e
tutto Cristo era allora dovunque in forza della natura divina.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il corpo di Cristo che era nel
sepolcro era parte non della sua persona increata, ma della natura
umana assunta. Perciò il fatto che il corpo di Cristo non discese
all'inferno non esclude che vi discendesse Cristo tutto intero: ma
prova soltanto che non vi discese tutto ciò che appartiene alla
sua natura umana.
2. L'unione dell'anima col corpo costituisce la totalità della
natura umana, non già la totalità della persona divina. Perciò,
distrutta con la morte l'unione dell'anima col corpo, Cristo rimase
nella sua totalità: mentre non rimase nella sua totalità la natura
umana.
3. La persona di Cristo è tutta in ogni luogo, ma non vi è
totalmente: perché non è circoscritta da nessun luogo. Anzi neppure
tutti i luoghi presi insieme sono in grado di abbracciare la
sua immensità. Ché è piuttosto la sua immensità ad abbracciare
tutte le cose. La localizzazione circoscritta in un dato luogo è propria
delle cose corporali, cosicché quando il loro tutto si trova in
un luogo, niente è fuori di esso. Ma questo non può avvenire nel
caso di Dio. Di qui le parole di S. Agostino: "Diciamo che Cristo
è tutto in ogni luogo non secondo una successione di tempi e di
luoghi, così da esser tutto ora qui e poi là, ma in modo da esser
tutto sempre e dovunque".
ARTICOLO 4
Se Cristo abbia sostato nell'inferno per qualche tempo
SEMBRA che Cristo non abbia sostato affatto nell'inferno. Infatti:
1. Cristo discese all'inferno per liberarne gli uomini. Ma questo
egli lo fece subito nell'atto di discendervi; poiché, come dice
l'Ecclesiastico, "è facile al cospetto di Dio risollevare il povero ad un
tratto". Dunque Cristo non deve aver sostato nell'inferno per un
dato tempo.
2. S. Agostino afferma, che
"senza nessun indugio al comando
del Salvatore tutte le sbarre dell'inferno furono spezzate". Cosicché
il Salmista mette sulla bocca degli angeli che accompagnavano
Cristo le parole: "O principi, spalancate le vostre porte". Ora,
Cristo discese all'inferno per spezzarne le barriere. Quindi Cristo
non sostò affatto nell'inferno.
3. Dall'alto della croce il Signore disse al buon ladrone:
"Oggi
sarai con me in paradiso". Da ciò risulta che in quel medesimo
giorno Cristo si recò in paradiso. Ma non con il corpo, il quale
era stato collocato nella tomba. Dunque con l'anima, che era
discesa all'inferno. Perciò egli nell'inferno non ci rimase neppure
per un po' di tempo.
IN CONTRARIO: S. Pietro ha scritto:
"Dio l'ha risuscitato, infrangendo
i dolori dell'inferno, non essendo possibile che egli fosse ritenuto".
Sembra quindi che Cristo sia rimasto nell'inferno fino al
momento della resurrezione.
RISPONDO: Cristo, come per assumere in se stesso i castighi a
noi dovuti, volle che il suo corpo fosse posto in un sepolcro: così
volle che la sua anima discendesse all'inferno. Ora, il suo corpo,
per comprovare la realtà della sua morte, rimase nel sepolcro un
giorno intero e due notti. Perciò è da credere che anche la sua
anima in tutto questo tempo sia rimasta nell'inferno: cosicché
poi simultaneamente uscirono la sua anima dall'inferno e il suo
corpo dal sepolcro.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nel discendere all'inferno
Cristo liberò subito i santi che vi si trovavano, ma non portandoli
fuori dall'inferno, bensì illuminandoli nell'inferno stesso con la
luce della gloria. Però era opportuno che la sua anima rimanesse
nell'inferno fino a che il suo corpo rimaneva nel sepolcro.
2.
"Sbarre dell'inferno" sono chiamati gli ostacoli che impedivano
ai santi Patriarchi di uscire dall'inferno, e che si riducevano
al peccato dei nostri progenitori. Ed essi furono distrutti da Cristo,
in virtù della sua passione e morte, non appena discese all'inferno.
E tuttavia egli volle rimanere nell'inferno per un po' di tempo, per
la ragione già detta.
3. Le parole del Signore vanno riferite non al paradiso terrestre
che era corporeo, ma al paradiso spirituale, nel quale si trovano
tutti coloro che godono la gloria di Dio. Perciò anche il buon
ladrone discese con Cristo all'inferno, per rimanervi con lui, poiché
così gli era stato promesso: "Sarai con me in paradiso"; ma quanto
al premio egli era già da allora in paradiso, perché anche là
fruiva della divinità di Cristo, come gli altri santi.
ARTICOLO 5
Se Cristo col discendere agli inferi ne abbia liberato i santi Patriarchi
SEMBRA che Cristo col discendere agli inferi non ne abbia liberato
i santi Patriarchi. Infatti:
1. S. Agostino ha scritto:
"Non sono ancora riuscito a capire
che vantaggio Cristo abbia portato a quei giusti che erano nel
seno di Abramo, col discendere tra loro nell'inferno, non avendoli
egli mai privati della presenza benefica della sua divinità". Ora,
grande sarebbe stato il vantaggio loro arrecato, se egli li avesse
liberati dall'inferno. È chiaro quindi che Cristo non liberò dall'inferno
i santi Patriarchi.
2. Nessuno è trattenuto nell'inferno, se non per il peccato. Ma
i santi Patriarchi erano stati giustificati dal peccato mentre erano
in vita, mediante la fede in Cristo. Dunque non avevano bisogno
di essere liberati dall'inferno con la discesa di Cristo agli inferi.
3. Tolta la causa, si toglie anche l'effetto. Ora, la causa della
discesa di Cristo agli inferi era il peccato: ma questo era stato tolto
dalla passione di Cristo, come sopra abbiamo detto. Dunque i
santi Patriarchi non sono stati liberati dall'inferno per la discesa
di Cristo.
IN CONTRARIO: S. Agostino afferma, che Cristo quando discese
agli inferi spezzò "le porte dell'inferno e "le sbarre di ferro", e
prosciolse tutti i giusti che erano sotto il peso del peccato originale".
RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, nel discendere agli inferi
Cristo agiva in virtù della sua passione. Ma con la passione di
Cristo il genere umano è stato liberato non solo dal peccato, bensì
anche dal meritato castigo, come sopra abbiamo spiegato. Ora,
gli uomini meritavano il castigo per due motivi. Primo, per il
peccato attuale, che ciascuno aveva commesso personalmente.
Secondo, per il peccato di tutta la specie umana, derivato per
via d'origine dal nostro progenitore, come insegna S. Paolo. Ebbene,
il castigo di questo peccato è la morte corporale e l'esclusione
dalla vita della gloria, come risulta dai primi capitoli della Genesi:
Dio infatti dopo il peccato scacciò l'uomo dal paradiso, avendogli
in precedenza minacciata la morte, se avesse peccato. Perciò Cristo
col discendere agli inferi prosciolse i giusti, in virtù della sua passione,
da codesto reato di pena che li escludeva dalla vita di gloria,
cioè dalla visione di Dio per essenza, nella quale consiste la perfetta
beatitudine dell'uomo, come abbiamo spiegato nella Seconda Parte.
Ora, i santi Patriarchi erano detenuti nell'inferno per il fatto che
non era aperta per essi la via alla vita della gloria per il peccato
dei nostri progenitori. Quindi Cristo col discendervi liberò dagli inferi
i santi Patriarchi. Ciò era stato così preannunziato da Zaccaria: "Tu mediante
il sangue della tua alleanza hai rimandato liberi
i tuoi prigionieri dalla fossa dove non c'era acqua". E S. Paolo
afferma, secondo le spiegazioni della Glossa, che Cristo "spogliati
i principati e le potestà", cioè "i poteri infernali, togliendo loro
Isacco, Giacobbe e tutti gli altri giusti, "li portò fuori", cioè
lontani dal regno delle tenebre, per condurli al cielo".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nel testo citato S. Agostino
confuta coloro i quali pensavano che i giusti dell'antico Testamento
prima della venuta di Cristo fossero soggetti nell'inferno
ai dolori delle pene. Infatti poco prima egli aveva scritto: "Alcuni
aggiungono che anche ai santi dell'antico Testamento venne concesso
il beneficio di essere liberati dai dolori suddetti. Ma io non
vedo in che modo potesse pensarsi in mezzo a quei dolori un Abramo,
nel cui seno fu accolto anche il povero e pio Lazzaro". Perciò
la frase successiva in cui dice di "non essere riuscito ancora a capire
che vantaggio Cristo abbia portato agli antichi giusti", va riferita
alla liberazione dai dolori delle pene. Egli però giovò loro
per il raggiungimento della gloria: e di conseguenza li liberò dal
dolore che soffrivano per la dilazione della gloria. Essi tuttavia
avevano una grande gioia dalla speranza di essa, secondo l'accenno
evangelico: "Abramo, vostro padre, esultò per vedere il mio giorno".
Ecco perché S. Agostino conclude: "Non vedo come egli li
abbia mai privati della presenza benefica della sua divinità";
poiché anche prima della venuta di Cristo essi erano beati nella
speranza, sebbene non lo fossero perfettamente nella realtà.
2. I santi Patriarchi in vita furono liberati per la fede in Cristo
da ogni peccato, sia originale che attuale, e dal reato della pena
dovuta ai loro peccati attuali: ma non dal reato della pena dovuta
al peccato originale, che li escludeva dalla gloria, non essendo
stato ancora sborsato il prezzo della redenzione umana. Del resto
anche adesso i fedeli di Cristo per il battesimo sono liberati dal
reato dei loro peccati attuali e del peccato originale per quanto
riguarda l'esclusione dalla gloria; però rimangono soggetti al reato
del peccato originale per quanto riguarda la morte corporale;
poiché essi sono rinnovati secondo lo spirito e non secondo la
carne, come insegna S. Paolo: "Il corpo sì è morto per il peccato,
ma lo spirito è vivo per via della giustificazione".
3. Appena subita la morte, l'anima di Cristo immediatamente
discese all'inferno, e portò ai santi in esso racchiusi il frutto della
sua passione: tuttavia essi non ne uscirono fino a che Cristo vi
rimase, poiché la sola presenza di Cristo portava al colmo la loro
gioia.
ARTICOLO 6
Se Cristo abbia liberato dall'inferno qualche dannato
SEMBRA che Cristo abbia liberato dall'inferno qualche dannato.
Infatti:
1. In Isaia si legge:
"Saranno raccolti in fascio in una fossa, e
chiusi in prigione, e dopo molti giorni saranno visitati". E qui
si parla dei dannati che adorarono "la milizia del cielo". È chiaro
quindi che anche i dannati con la discesa di Cristo agli inferi furono
visitati. Evidentemente per la loro liberazione.
2. A commento di quel passo di Zaccaria,
"Tu mediante il sangue
della tua alleanza hai rimandato liberi i tuoi prigionieri dalla
fossa dove non c'era acqua", la Glossa scrive: "Tu hai liberato
coloro che erano carcerati in quei luoghi, dove non c'è il refrigerio
di quella misericordia, che il ricco epulone domandava". Ma i
dannati soltanto sono chiusi in un carcere senza misericordia.
Dunque Cristo liberò alcuni dall'inferno dei dannati.
3. La potenza di Cristo nell'inferno non fu minore di quella che
era in questo mondo: infatti in entrambi i luoghi egli agiva con
la potenza della sua divinità. Ma in questo mondo egli ha liberato
alcuni individui di qualsiasi stato. Perciò anche nell'inferno egli
deve aver liberato alcuni anche nello stato di dannazione.
IN CONTRARIO: In Osea si legge:
"O morte, io sarò la tua morte!
Sarò la tua distruzione, o inferno!". E la Glossa spiega: "Lo sarò
liberando gli eletti, e lasciandovi i reprobi". Ora, nell'inferno dei
dannati ci sono soltanto i reprobi. Dunque la discesa di Cristo
agli inferi non ha liberato nessuno dall'inferno dei dannati.
RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, Cristo nel discendere
agli inferi agiva in virtù della sua passione. Perciò la sua discesa
portò il frutto della liberazione a quelli soltanto, che si erano
congiunti alla sua passione mediante la fede informata dalla carità,
la quale è in grado di togliere i peccati. Ora, quelli che si trovavano
nell'inferno dei dannati, o non ebbero affatto la fede nella
passione di Cristo, come gli infedeli, oppure, se ebbero la fede, non
ebbero nessuna conformità con la carità di Cristo sofferente. Quindi
non erano stati mondati dalle loro colpe. Perciò la discesa di
Cristo agli inferi non portò loro la liberazione dalle pene dell'inferno.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Alla discesa di Cristo agli inferi
tutti quelli che si trovavano in qualsiasi parte dell'inferno in una
maniera o in un'altra tutti furono visitati: alcuni però per loro
consolazione e liberazione; e altri, cioè i dannati, per loro condanna
e confusione. Ecco perché Isaia aggiunge nel passo citato: "Arrossirà
la luna, e si vergognerà il sole, ecc.".
Ma il testo può riferirsi anche alla visita che essi riceveranno
il giorno del giudizio, non per esser liberati, ma per esser nuovamente
condannati, secondo le parole di Sofonia: "Visiterò gli uomini
immersi nelle loro lordure".
2. L'espressione della Glossa:
"Dove non c'è il refrigerio di nessuna
misericordia", va riferita al refrigerio della perfetta liberazione.
Poiché i santi Patriarchi prima della venuta di Cristo non
potevano essere liberati da quelle carceri dell'inferno.
3. Il fatto che non ci fu la liberazione di qualche individuo in
qualsiasi stato dei dannati nell'inferno, come in qualsiasi stato
delle persone esistenti nel mondo, non va attribuito all'impotenza
di Cristo; ma alla diversa condizione degli uni e degli altri. Perché
gli uomini fino a che sono in vita possono convertirsi alla fede e
alla carità: poiché nella vita presente essi non sono stabiliti nel
bene o nel male come dopo la loro morte.
ARTICOLO
7
Se i bambini morti col peccato originale siano stati liberati dalla discesa
di Cristo agli inferi
SEMBRA che i bambini morti col peccato originale siano stati
liberati dalla discesa di Cristo agli inferi. Infatti:
1. Essi, come i santi Patriarchi, non erano trattenuti nell'inferno
che per il peccato originale. Ma i santi Patriarchi furono da Cristo
liberati dall'inferno, come sopra abbiamo visto. Dunque furono
liberati dall'inferno allo stesso modo anche i bambini.
2. L'Apostolo scrive:
"Se per la colpa di un solo uomo molti
sono morti, a più forte ragione la grazia di Dio e il suo dono, in
grazia di un solo uomo, ridondò a vantaggio di molti". Ora, i
bambini morti col solo peccato originale sono incarcerati nell'inferno
per il peccato di Adamo. Molto più dunque essi ne sono
liberati per la grazia di Cristo.
3. In virtù della passione di Cristo come opera il battesimo,
così opera la discesa di Cristo agli inferi, secondo le spiegazioni
date. Ma i bambini col battesimo sono liberati dal peccato originale
e dall'inferno. Dunque ne sono stati liberati allo stesso modo
anche dalla discesa di Cristo agli inferi.
IN CONTRARIO: L'Apostolo insegna, che
"Dio ha prestabilito
Cristo come propiziatore per la fede nel suo sangue". Ora, i bambini
che erano morti col solo peccato originale in nessun modo
erano partecipi della fede. Essi dunque non percepirono il frutto
della propiziazione di Cristo, così da essere liberati dall'inferno.
RISPONDO: Come sopra abbiamo notato, la discesa di Cristo
agli inferi ebbe effetto solo in quelli che erano configurati alla passione
di Cristo mediante la fede e la carità, perché la discesa di
Cristo agli inferi era liberatrice in virtù della sua passione. Ma i
bambini morti col peccato originale non avevano nessun legame
con la passione di Cristo mediante la fede e la carità: essi infatti
non avevano potuto avere la fede propria, perché privi dell'uso
del libero arbitrio; e non avevano potuto esser mondati dal peccato
originale né dalla fede dei loro genitori, né da un qualche
sacramento della fede. Perciò la discesa di Cristo agli inferi non
liberò codesti bambini dall'inferno.
Inoltre i santi Patriarchi in tanto furono liberati dall'inferno,
in quanto furono ammessi alla visione della gloria di Dio; ma
questa nessuno può raggiungerla senza la grazia, secondo l'affermazione
paolina: "Grazia di Dio è la vita eterna". Quindi, poiché
i bambini morti col peccato originale non avevano la grazia, non
furono liberati dall'inferno.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I santi Patriarchi, sebbene
fossero trattenuti per il reato del peccato originale come punizione
di tutto il genere umano, erano stati però liberati per la loro fede
in Cristo da ogni macchia di peccato: ecco perché essi erano disposti
a quella liberazione che portò Cristo col discendere agli inferi. Ma
questo non si può dire dei bambini, com'è evidente da quanto
abbiamo detto.
2. Nell'espressione dell'Apostolo,
"la grazia di Dio ridondò a
vantaggio di molti", il termine plures (più o molti) non va preso
quale comparativo, come per dire che sono più numerosi coloro
che si salvano per la grazia di Cristo che quelli i quali si dannano
per il peccato di Adamo: ma in assoluto, nel senso
che la grazia del solo Cristo ridondò su molti, come su molti influì
il peccato di Adamo. Però come il peccato di Adamo giunse solo
a coloro che discesero da lui per via di generazione naturale, così
la grazia di Cristo giunse soltanto a quelli che diventarono sue
membra mediante la rigenerazione spirituale. Il che non avvenne
per i bambini morti col peccato originale.
3. Il battesimo viene conferito agli uomini nella vita presente,
in cui essi hanno la possibilità di passare dalla colpa alla grazia.
Invece la discesa di Cristo agli inferi avvenne per le anime dei trapassati,
che non sono più capaci di codesto mutamento. Ecco
perché i bambini sono liberati dal peccato originale e dall'inferno
mediante il battesimo: ma non potevano esserlo mediante la
discesa di Cristo agli inferi.
ARTICOLO
8
Se Cristo nel discendere agli inferi abbia liberato le anime dal purgatorio
SEMBRA che Cristo nel discendere agli inferi abbia liberato le
anime dal purgatorio. Infatti:
1. S. Agostino ha scritto:
"Poiché irrefutabili testimonianze
menzionano l'inferno e i suoi dolori, non si può dubitare che il
Salvatore non sia disceso che per liberare da quei dolori. Ma, sto
ancora cercando se egli abbia liberato da quei dolori tutti quelli
che vi trovò, o alcuni soltanto, che giudicò degni di codesto beneficio.
Tuttavia non c'è da dubitare che Cristo sia disceso agli inferi,
e abbia prestato tale beneficio a coloro che erano immersi nei loro dolori". Ora, egli non prestò tale beneficio ai dannati, come sopra
abbiamo detto. Ma fuori di essi non ci sono individui immersi nei
dolori delle pene che le anime del purgatorio. Dunque Cristo liberò
le anime dal purgatorio.
2. La presenza dell'anima di Cristo non aveva certo minore
efficacia dei suoi sacramenti. Ora, le anime dai sacramenti di
Cristo, e specialmente dall'Eucarestia, vengono liberate dal purgatorio
come vedremo. Perciò la presenza di Cristo disceso nell'inferno
dovette liberare le anime del purgatorio.
3. Cristo nella vita presente guarì del tutto le persone che volle
guarire, come nota S. Agostino. E il Signore nel Vangelo afferma: "Ho guarito tutto intero un uomo in giorno di
sabato". Ora,
Cristo liberò coloro che erano in purgatorio almeno dall'obbligazione
della pena del danno, per cui erano esclusi dalla gloria. Dunque
egli li liberò anche dalle pene del purgatorio.
IN CONTRARIO: S. Gregorio afferma:
"Il nostro Creatore e Redentore,
nel violare le carceri dell'inferno, ne trasse le anime degli
eletti, e non permette che noi finiamo là, donde una volta con
la sua discesa aveva liberato altre anime". Ora, egli permette che
noi andiamo in purgatorio. Dunque con la sua discesa agli inferi
egli non liberò le anime dal purgatorio.
RISPONDO: Come spesso abbiamo ripetuto, la discesa di Cristo
agli inferi produsse la liberazione in virtù della sua passione. Ora,
la passione suddetta aveva una virtù non già temporanea e transitoria,
ma perpetua, secondo l'affermazione paolina: "Con una
sola oblazione egli ha reso perfetti i santificati per sempre". È
chiaro quindi che essa non ebbe allora maggiore efficacia di quella
che ha attualmente. Perciò quelli, che allora erano nelle condizioni
di coloro che sono attualmente in purgatorio, non furono
liberati dalla discesa di Cristo agli inferi. Se invece c'erano allora,
come adesso, anime pronte ad essere liberate in virtù della passione
di Cristo, niente impedisce che esse venissero liberate al momento
della sua discesa agli inferi.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Da quel testo di S. Agostino
non si può concludere che quanti si trovavano in purgatorio furono
allora liberati, ma che tale beneficio fu concesso ad alcuni di essi:
cioè a coloro che erano già purificati; oppure a chi durante la vita
aveva meritato con la fede, la carità e la devozione verso la morte
di Cristo, di essere liberato dalle pene temporanee del purgatorio
alla discesa di lui nell'inferno.
2. La virtù di Cristo opera nei sacramenti sotto forma di guarigione
e di espiazione. Infatti il sacramento dell'Eucarestia libera
le anime dal purgatorio in quanto è un sacrificio satisfattorio per il peccato.
Ma la discesa di Cristo agli inferi non era satisfattoria.
Agiva però in virtù della passione che era satisfattoria, come sopra
abbiamo spiegato: tuttavia era tale in maniera universale, e quindi
bisognava applicarla a ciascuno con qualche cosa di particolare.
Perciò non ne segue che con la discesa di Cristo agli inferi tutti
dovessero essere liberati dal purgatorio.
3. Le miserie da cui Cristo guariva totalmente gli uomini nella
vita presente erano personali, proprie a ciascuno di essi. Invece
l'esclusione dalla gloria era una menomazione generale riguardante
tutto il genere umano. Perciò niente impedisce che le anime purganti
ricevessero da Cristo la riammissione alla gloria, e non la
liberazione dalle pene del purgatorio, che rientrano tra le miserie
personali. Mentre i santi Patriarchi, al contrario, prima della venuta
di Cristo erano stati liberati dalle proprie miserie morali,
come sopra abbiamo notato, ma non dalla punizione generale.
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