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Questione
51
La
sepoltura di Cristo
Veniamo ora a considerare la sepoltura di Cristo.
Su questo tema esamineremo quattro cose: 1. Se fosse conveniente
che Cristo venisse sepolto; 2. Le circostanze del suo seppellimento;
3. Se il suo corpo nel sepolcro si sia decomposto;
4. La durata della sua permanenza nel sepolcro.
ARTICOLO
1
Se fosse conveniente che Cristo venisse sepolto
SEMBRA non fosse conveniente che Cristo venisse sepolto. Infatti:
1. I Salmi applicano a lui queste parole:
"Divenne come un
uomo senza aiuto, libero tra i morti". Ma nel sepolcro i corpi
dei morti vengono rinchiusi: il che è incompatibile con la libertà.
Dunque non era conveniente che il corpo di Cristo fosse sepolto.
2. A Cristo non doveva capitare nulla che non fosse salutare per
noi. Ma la sepoltura di Cristo pare che non potesse giovare affatto
alla salvezza dell'umanità. Quindi non era conveniente che Cristo
fosse sepolto.
3. Non era ragionevole che Dio, il quale
"è superiore ai cieli
più sublimi", fosse sepolto sotto terra. Ora, quanto si predica
del corpo morto di Cristo, per l'unione ipostatica va attribuito a
Dio. Perciò non era conveniente che Cristo fosse sepolto.
IN CONTRARIO: Il Signore così ha giustificato la donna che l'aveva
cosparso d'unguento: "Ha compiuto un'opera buona a mio riguardo... Spargendo quest'unguento sul mio corpo, mi ha preparato
alla sepoltura".
RISPONDO: Era conveniente che Cristo fosse sepolto. Primo,
per dimostrare la realtà della sua morte: poiché nessuno viene
deposto nel sepolcro, se non quando se n'è constatata la morte.
Infatti nel Vangelo si legge che Pilato, prima di permettere il
seppellimento di Cristo, volle assicurarsi bene che fosse morto.
Secondo, perché la resurrezione di Cristo dal sepolcro dà la
speranza di risorgere per mezzo suo a coloro che giacciono nei
sepolcri, secondo le parole evangeliche: "Tutti coloro che sono nella
tomba udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno
ascoltata vivranno".
Terzo, per essere il prototipo di coloro che per la morte di Cristo
muoiono al peccato, cioè di coloro che "sono sottratti ai turbamenti
degli uomini". Di qui le parole di S. Paolo ai Colossesi: "Voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in
Dio".
Cosicché i battezzati, i quali per la morte di Cristo sono morti
al peccato, sono come sepolti in Cristo con l'immersione nell'acqua,
secondo l'affermazione paolina: "Noi per il battesimo siamo stati
sepolti con Cristo nella morte".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Cristo anche sepolto dimostrò
di esser libero tra i morti, per il fatto che la chiusura nel sepolcro
non gli impedì di uscirne col risorgere.
2. Come ha contribuito alla nostra salvezza, quale causa efficiente,
la morte di Cristo, così vi ha contribuito la sua sepoltura.
Scrive infatti S. Girolamo: "Noi risorgiamo per la sepoltura di Cristo". E la Glossa, a proposito di quel testo di Isaia,
"Egli
darà gli empi per la sua sepoltura", spiega: "Cioè i Gentili, i quali
erano senza pietà, egli li darà a Dio Padre, avendoli acquistati
con la sua morte e col suo seppellimento".
3. Negli atti del Concilio di Efeso si legge:
"Di tutte le cose
che salvano l'uomo nessuna fa ingiuria a Dio; poiché esse dimostrano
non la sua passibilità, ma la sua clemenza". E in un altro
passo di codesti atti si legge: "Niente di ciò che è occasione per
l'umana salvezza Dio lo considera un'ingiuria. E tu non ritenere la
natura di Dio tanto vile, da poter subire delle ingiurie".
ARTICOLO
2
Se Cristo sia stato sepolto in modo conveniente
SEMBRA che Cristo non sia stato sepolto in modo conveniente.
Infatti:
1. Il suo seppellimento doveva corrispondere alla sua morte.
Ora, Cristo subì una morte sommamente ignominiosa, secondo le
parole della Sapienza: "Condanniamolo a una morte turpissima".
Perciò non era giusto che a lui venisse data onorifica sepoltura,
con la tumulazione cioè da parte di Giuseppe d'Arimatea, che era "un nobile
decurione" e di Nicodemo che era "principe dei
giudei",
come si esprime il Vangelo.
2. Per Cristo non si doveva far nulla che potesse dare esempio
di spreco. Ora, fu evidentemente uno spreco, che per seppellire
Cristo "Nicodemo venisse portando una miscela di mirra e di aloe
del peso di cento libbre"; specialmente se si tien conto che una
donna "ungendo il suo corpo l'aveva già preparato per la sepoltura",
come dice il Vangelo. Dunque non era conveniente che
ciò si facesse sul corpo di Cristo.
3. Non è conveniente che un fatto presenti aspetti contrastanti
tra loro. Ora, la sepoltura di Cristo da una parte fu semplice,
poiché come narra S. Matteo, "Giuseppe ne avvolse il corpo in
un candido lenzuolo", e non già, nota S. Girolamo, "in drappi
d'oro, di seta, od ornati di gemme": dall'altra invece fu piuttosto
lussuosa, poiché lo seppellirono "con dei profumi". Perciò le
circostanze della sepoltura di Cristo non furono convenienti.
4. Come dice S. Paolo,
"quanto è stato scritto, è scritto per
nostro insegnamento", soprattutto quanto riguarda Cristo. Ma
nei Vangeli vengono notate delle cose a proposito del sepolcro
che in nessun modo possono esserci d'insegnamento: p. es., che fu
sepolto "in un giardino", "in un sepolcro nuovo", "appartenente
ad altri" e "scavato nella pietra". Perciò le circostanze del
seppellimento di Cristo non erano convenienti.
IN CONTRARIO: In Isaia si legge:
"E il suo sepolcro sarà glorioso".
RISPONDO: Le circostanze della sepoltura di Cristo risultano
convenienti per tre motivi. Primo, perché adatte a confermare
la fede nella sua morte e nella sua resurrezione. - Secondo, perché
mettono in evidenza la pietà di coloro che lo seppellirono. Di qui
le parole di S. Agostino: "Sono ricordati con lode dai Vangeli
coloro che, accogliendone il corpo deposto dalla croce, provvidero
con cura e con onore a coprirlo e a seppellirlo". - Terzo, perché
conformi al mistero, che si compie in coloro i quali "sono con
Cristo consepolti nella morte".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nella morte di Cristo sono
da ammirarsi la pazienza e la costanza di colui che la subiva: e
tanto più esse furono ammirevoli, quanto più la morte fu ignominiosa. Ma nella sepoltura onorifica doveva essere esaltata la
potenza del morente, il quale contro il volere dei crocifissori volle
essere sepolto con onore; e in essa era prefigurata la devozione
dei fedeli, i quali avrebbero accettato di servire il Cristo morto.
2. Come spiega S. Agostino, dicendo che lo seppellirono
"secondo
il costume dei giudei", l'evangelista "volle ricordare che in codeste
pratiche relative ai funerali si deve seguire l'uso delle varie nazioni.
Ebbene, in quel popolo c'era l'uso di cospargere i corpi dei morti
di vari aromi, perché si conservassero più a lungo". Ecco perché
il Santo altrove afferma, che "in tutte codeste cose non sono
colpevoli le usanze, ma i capricci di chi se ne serve". E aggiunge: "Ciò che per altri è per lo più una cosa scandalosa, per una persona
divina e per un profeta è il segno di grandi cose". Infatti la mirra
e l'aloe con la loro amarezza esprimono la penitenza, con la quale
ognuno preserva in se stesso il Cristo dalla corruzione del peccato.
E l'odore degli aromi significa la buona fama.
3. La mirra e l'aloe furono applicati al corpo di Cristo, per
conservarlo immune dalla corruzione: e ciò aveva l'aspetto di una
necessità. Cosicché vien dato a noi come un esempio, per cui
lecitamente possiamo far uso di medicine costose, quando si tratta
di conservare il proprio corpo.
Invece l'avvolgimento del corpo (in un lenzuolo) aveva solo un
motivo di decenza. E in tali cose dobbiamo contentarci delle cose
più semplici. Tuttavia ciò stava a significare, spiega S. Girolamo,
che "avvolge Gesù in un lenzuolo bianco colui che lo riceve con
un'anima pura". Per questo, come nota S. Beda, "s'introdusse
nella Chiesa l'usanza di celebrare il sacrificio dell'altare non in
drappi di seta o colorati, ma nei panni di lino: come il corpo del
Signore fu sepolto in un candido lenzuolo".
4. Cristo fu sepolto
"in un giardino", per indicare che dalla
sua morte e sepoltura siamo liberati dalla morte incorsa per il
peccato di Adamo, commesso nel giardino del Paradiso terrestre.
"Il Salvatore poi fu posto nel sepolcro di altri", nota S. Agostino,
"perché era morto per la salvezza altrui: e il sepolcro non
è che l'abitacolo della morte". - Ciò serve anche a misurare il
grado di povertà abbracciata per noi. Infatti il Cristo, il quale
in vita non aveva una casa, dopo la morte trovò ricetto nel sepolcro
di un estraneo, e nella sua nudità fu ricoperto da Giuseppe.
Fu posto inoltre in un sepolcro
"nuovo", nota S. Girolamo, "per paura che dopo la resurrezione, se fossero rimasti nella tomba
altri cadaveri, si potesse pensare che era stato un altro a risorgere.
Inoltre il sepolcro nuovo può anche indicare il ventre verginale
di Maria". - Di più ciò serve anche a indicare che per il
seppellimento di Cristo tutti "siamo rinnovati", con la distruzione della
morte e della corruzione.
E fu sepolto in una tomba
"scavata nella pietra", osserva
S. Girolamo, "perché se essa fosse stata costruita di molte pietre, forse
si sarebbe attribuito a un furto la sua sparizione, con la
perforazione delle fondamenta". Infatti anche "la grande pietra" che
lo chiudeva "dimostra che il sepolcro non si poteva aprire senza
l'aiuto di molti". - "Se poi egli fosse stato sepolto nella terra",
nota S. Agostino, "avrebbero potuto dire: Hanno scavato sotto
terra e l'hanno rubato". - A detta di S. Ilario ciò starebbe ad
indicare, in senso mistico, che "con l'insegnamento degli Apostoli
Cristo è stato introdotto nel duro petto dei gentili, scavato dal
lavoro di tali maestri: un petto grezzo e nuovo, nel quale prima
non era penetrato nessun timor di Dio. E poiché oltre a lui
bisognava che non entrassero altre cose nei nostri cuori, sull'ingresso
fu rotolata una pietra".
Inoltre, come dice Origene,
"non a caso è stato scritto che "Giuseppe avvolse il corpo di Cristo in un candido lenzuolo, e lo pose
in un sepolcro nuovo", e che "rotolò una grande pietra": poiché
tutto ciò che ha attinenza col corpo di Cristo è mondo, è nuovo
ed è tanto grande".
ARTICOLO
3
Se il corpo di Cristo nel sepolcro si sia ridotto in polvere
SEMBRA che nel sepolcro il corpo di Cristo si sia ridotto in polvere.
Infatti:
1. Come è un castigo del peccato originale la morte, così lo è
pure la riduzione in cenere; ché al primo uomo dopo il peccato
fu detto: "Sei polvere e in polvere ritornerai". Ora, Cristo subì
la morte per liberare noi da essa. Dunque il suo corpo doveva
ridursi in cenere, per liberare noi dall'incenerimento.
2.
Il corpo di Cristo era della natura stessa del nostro. Ora, il
nostro corpo subito dopo la morte comincia a decomporsi e si
dispone a putrefarsi: perché al calore naturale subentra il calore
estraneo che causa la putrefazione. È chiaro quindi che lo stesso
dovette accadere nel corpo di Cristo.
3. Come sopra abbiamo detto, Cristo volle essere sepolto per
dare agli uomini la speranza di risuscitare dal sepolcro. Perciò
egli doveva subire anche l'incenerazione, per dare la speranza di
risorgere persino dalle ceneri.
IN CONTRARIO: Nei Salmi si legge:
"Non permetterai che il tuo
santo veda la corruzione"; parole che, a detta del Damasceno,
escludono la corruzione consistente nel dissolversi degli elementi.
RISPONDO: Non era conveniente che il corpo di Cristo andasse
in putrefazione, o che comunque si riducesse in cenere. Poiché la
putrefazione di un dato corpo deriva dalla fragilità della sua
natura, che non è più in grado di conservarlo nella sua integrità.
Ora, la morte di Cristo, come sopra abbiamo detto, non doveva
avvenire nell'infermità della natura, perché non si credesse che
non era volontaria. Ecco perché egli volle morire non di malattia,
ma per supplizi inflitti dall'esterno, cui si era assoggettato
spontaneamente. Perciò Cristo, non volle che il suo corpo fosse
soggetto in qualche modo alla putrefazione e alla dissoluzione, perché
la sua morte non fosse attribuita all'infermità della natura: ma
per mostrare la virtù divina, volle che quel corpo restasse
incorrotto. Di qui le parole del Crisostomo: "Per gli altri uomini che
compirono grandi cose, le gesta arrisero loro mentre erano vivi:
ma morti loro perirono con essi. In Cristo avvenne tutto il contrario:
prima della croce tutto in lui è meschino ed infermo; ma
dopo che fu crocifisso tutto è splendido, perché tu riconosca che
non è un puro uomo quel crocifisso".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Cristo, essendo immune dal
peccato, non era soggetto né alla morte né all'incenerazione.
Tuttavia egli volontariamente affrontò la morte per la nostra
salvezza, per le ragioni che sopra abbiamo ricordato. Se invece il suo corpo
si fosse assoggettato alla putrefazione e al dissolvimento, ciò
avrebbe piuttosto danneggiato l'umana salvezza: poiché non si sarebbe
creduto che in lui ci fosse la potenza di Dio. Ecco perché il
Salmista mette nella sua bocca queste parole: "Che utilità c'è nel
mio sangue, se io discendo nella corruzione?". Come per dire: "Se il mio corpo va in putrefazione, l'utilità del sangue che
io ho
sparso andrà perduta".
2. Il corpo di Cristo per la sua natura passibile era atto a
putrefarsi: sebbene in lui fosse escluso, col peccato, il debito della
putrefazione. Ma la virtù di Dio ha preservato il corpo di Cristo dalla
putrefazione, come lo ha risuscitato dalla morte.
3. Cristo è risorto dal sepolcro per la virtù divina, che non può
essere coartata da nessun limite. Perciò il fatto di risorgere dal
sepolcro bastava a provare che gli uomini per virtù divina
sarebbero risorti non solo dai sepolcri, ma da qualsiasi incenerazione.
ARTICOLO 4
Se Cristo
sia stato nel sepolcro soltanto un giorno
e due notti
SEMBRA che
Cristo non sia stato nel sepolcro soltanto un giorno
e due notti. Infatti:
1. Egli stesso ha affermato:
"Come Giona rimase tre giorni e
tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo starà tre
giorni e tre notti nel seno della terra". Ora, egli fu nel seno della
terra mentre stava nel sepolcro. Dunque egli non è rimasto nel
sepolcro soltanto un giorno e due notti.
2. S. Gregorio afferma che come Sansone
"asportò nel cuore della
notte le porte di Gaza, così Cristo nel cuore della notte risuscitò
scardinando le porte dell'inferno". Ma dopo la resurrezione egli
non rimase nel sepolcro. Dunque egli non rimase nel sepolcro due
notti intere.
3. Con la morte di Cristo la luce ha prevalso sulle tenebre. Ora,
la notte appartiene alle tenebre e il giorno alla luce. Perciò
sarebbe stato più conveniente che il corpo di Cristo restasse nel
sepolcro due giorni e una notte, piuttosto che viceversa.
IN CONTRARIO: Scrive S. Agostino:
"Dalla sera della sepoltura
all'alba della resurrezione passarono trentasei ore", e cioè "un'intera
notte, un intero giorno e un'altra notte intera".
RISPONDO: Il tempo in cui Cristo rimase nel sepolcro sta a
indicare gli effetti della sua morte. Orbene, sopra abbiamo detto
che la morte di Cristo ci ha liberati da due tipi di morte, dalla
morte dell'anima e da quella del corpo. E questo viene indicato
dalle due notti da lui trascorse nel sepolcro. La sua morte invece,
non essendo dovuta al (proprio) peccato, ma essendo stata accettata
per amore, non aveva aspetto di notte, ma di giorno. Perciò
essa viene indicata dall'intero giorno che Cristo rimase nel sepolcro.
Era quindi conveniente che Cristo restasse nel sepolcro un
giorno e due notti.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come scrive S. Agostino,
"alcuni, ignorando il modo di esprimersi della Scrittura, pretesero
contare per una notte le tre ore, da sesta a nona, in cui avvenne
l'oscuramento del sole; e per un giorno le tre ore trascorse dal
riapparire del sole all'ora di nona fino al tramonto. Sarebbe quindi
seguita la notte del sabato: e computando questa col suo giorno,
si avrebbero due notti e due giorni. Dopo il sabato segue la notte
sul primo giorno dopo il sabato, cioè verso l'alba della domenica,
in cui Cristo risuscitò. Ma anche così non si arriverebbe a tre
giorni e a tre notti. Non rimane quindi che riscontrare codesto
numero nel modo di esprimersi della Scrittura, che indica la parte
per il tutto": cosicché una notte o un giorno vanno intesi per
un giorno naturale. Quindi per primo giorno si computa l'ultima
parte del venerdì in cui Cristo morì e fu sepolto; per il secondo
abbiamo un giorno intero con le sue ventiquattr'ore notturne e
diurne; mentre la notte seguente costituisce il terzo giorno. "Ora,
mentre i primi giorni della creazione sono computati dal giorno
alla notte, per la successiva caduta dell'uomo; questi giorni,
per la sua redenzione sono computati dalle tenebre alla luce del giorno".
2. Cristo, come spiega S. Agostino, risuscitò all'alba, quando
comincia il chiarore e tuttavia rimane qualche cosa delle tenebre
notturne: cosicché nel Vangelo si legge che le pie donne "vennero
al sepolcro, mentre ancora era buio". A motivo di codeste
tenebre S. Gregorio afferma che Cristo risuscitò nel cuore della
notte: non già nel punto intermedio tra le due parti uguali di
essa, ma durante quella notte. Infatti il crepuscolo può dirsi parte
del giorno e parte della notte, per quello che ha di comune con l'una e con l'altra.
3. Tanto la luce prevalse sulle tenebre nella morte di Cristo,
che essa viene indicata da un unico giorno il quale dissipa, secondo
le spiegazioni date, le tenebre di due notti, cioè delle due nostre
morti.
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