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Questione
49
Gli
effetti della passione di Cristo
Veniamo ora a considerare gli effetti della passione di Cristo.
Sull'argomento si pongono sei quesiti:
1. Se dalla passione di
Cristo siamo stati liberati dal peccato; 2. Se essa ci abbia liberati
dal potere del demonio; 3. Se ci abbia scampati dal meritato
castigo; 4. Se da essa siamo stati riconciliati con Dio; 5. Se essa
ci abbia aperto le porte del cielo; 6. Se per mezzo di essa Cristo
abbia conseguito la propria esaltazione.
ARTICOLO
1
Se la passione di Cristo ci abbia liberati dal peccato
SEMBRA che la passione di Cristo non ci abbia liberati dal
peccato. Infatti:
1. Liberare dai peccati è proprio di Dio; poiché sta scritto:
"Sono io che cancello, per mio amore, le tue iniquità". Ora, Cristo
ha patito non come Dio, ma come uomo. Dunque la sua passione
non ci ha liberati dal peccato.
2. Ciò che è corporeo non può agire su ciò che è spirituale. Ora,
la passione di Cristo era corporale: mentre il peccato non può
risiedere che nell'anima, la quale è una creatura spirituale.
Dunque la passione di Cristo non poteva mondarci dal peccato.
3. Nessuno può essere liberato da peccati che non ha ancora
commesso, ma che commetterà in seguito. Perciò siccome molti
peccati sono stati commessi dopo la passione di Cristo, e si
commettono tuttora, è chiaro che non siamo liberati dai peccati dalla
passione di Cristo.
4. Posta la causa proporzionata e sufficiente non si richiede
altro per avere l'effetto. Invece si richiedono tuttora altre cose
per la remissione dei peccati: cioè il battesimo e la penitenza.
Dunque la passione di Cristo non è la causa sufficiente della remissione dei peccati.
5. Sta scritto nei Proverbi:
"La carità ricopre tutti i peccati";
e negli Atti si legge: "Con la misericordia e la fede si cancellano
i peccati". Ora, la fede ha per oggetto molte altre cose, capaci
di provocarci alla carità. Dunque la passione di Cristo non è la
causa propria della remissione dei peccati.
IN CONTRARIO: Nell'Apocalisse si legge:
"Egli ci ha amato, e
ci ha purificato dai peccati nel suo sangue".
RISPONDO: La passione di Cristo è la causa propria della
remissione dei peccati per tre motivi. Primo, quale incentivo della
carità. Poiché, come scrive l'Apostolo, "Dio dimostra la sua carità
verso di noi, per il fatto che mentre eravamo suoi nemici, Cristo
è morto per noi". E con la carità noi conseguiamo il perdono dei
peccati, secondo le parole evangeliche: "Le sono rimessi molti
peccati, perché molto ha amato".
Secondo, la passione di Cristo causa la remissione dei peccati
sotto forma di redenzione. Egli infatti è il nostro capo, e quindi
con la sua passione, accettata per amore e per obbedienza, ha
liberato dal peccato noi quali sue membra, offrendola come prezzo
del riscatto: in modo analogo a quello di chi riscattasse se stesso
dai peccati commessi con i piedi mediante un'opera meritoria
compiuta con le sue mani. Infatti come è unico il corpo fisico
formato di membra diverse, così la Chiesa, che è il corpo mistico
di Cristo, costituisce come un'unica persona col suo capo che è
Cristo.
Terzo, in quanto questi ne è la causa efficiente: poiché il corpo
nel quale Cristo ha subito la passione, è "strumento della divinità",
cosicché i suoi patimenti e le sue azioni agiscono con la virtù di
Dio nella eliminazione del peccato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. È vero che Cristo non soffrì
come Dio, tuttavia la sua carne era strumento della divinità. Ecco
perché la sua passione partecipa, come abbiamo detto, della
potenza divina nell'eliminare il peccato.
2. La passione di Cristo, pur essendo corporale, aveva ricevuto
tuttavia una virtù spirituale dalla divinità, cui la carne era stata
unita come uno strumento. Ed è in forza di tale virtù che la
passione di Cristo è causa della remissione dei peccati.
3. Con la sua passione Cristo ci ha liberati dai nostri peccati
in maniera causale, cioè istituendo la causa di tale liberazione,
per cui potessero essere rimessi tutti i peccati in qualsiasi
momento, fossero essi passati, presenti o futuri: come se un medico
fabbricasse una medicina capace di guarire qualsiasi malattia,
anche futura.
4. La passione di Cristo essendo stata posta nel tempo come
causa universale per la remissione dei peccati, è necessario che
venga applicata a ciascuno per la remissione delle proprie mancanze.
E questo si compie mediante il battesimo, la penitenza
e gli altri sacramenti, i quali devono le loro virtù alla passione
di Cristo, come vedremo in seguito.
5. La passione di Cristo viene applicata a noi con il godimento
dei suoi frutti anche mediante la fede, secondo le parole di
S. Paolo: "(Dio) ha posto Cristo come propiziatore mediante la fede
nel suo sangue". La fede però con la quale siamo mondati dal
peccato non è la fede informe, che non è incompatibile con esso, ma
è la fede informata dalla carità: in modo che la passione di Cristo
ci venga applicata non solo nell'intelligenza, ma anche nella
volontà. E in tal modo i peccati vengono rimessi in virtù della
passione di Cristo.
ARTICOLO
2
Se dalla passione di Cristo siamo liberati dal potere del demonio
SEMBRA che dalla passione di Cristo noi non siamo liberati dal
potere del demonio. Infatti:
1. Non ha su altri nessun
potere, chi non può esercitarlo senza
il permesso di un altro. Ma il demonio non ha mai potuto far
nulla contro l'uomo, senza una permissione divina: il che è evidente nel caso di Giobbe,
che fu colpito per tale licenza prima
negli averi e poi nel corpo. Così pure nel Vangelo si legge che i
demoni non poterono entrare nei porci, se non col permesso di Cristo. Dunque il demonio non ha mai avuto il
potere sugli uomini. E quindi la passione di Cristo non
poteva liberarci dal potere
del demonio.
2. Il demonio esercita il suo potere
sull'uomo tentandolo e vessandolo fisicamente. Ma questo egli continua a farlo dopo la
passione di Cristo. Dunque tale passione non ci ha liberati
dal suo
potere.
3. La virtù della passione di Cristo dura in
perpetuo, secondo
le parole di S. Paolo: "Con una sola oblazione egli ha resi perfetti
per sempre coloro che sono stati santificati". Ora, la liberazione
dal potere del demonio non si è avuta dovunque, perché in molte
parti del mondo ci sono ancora gli idolatri; e neppure sarà perpetua, perché al tempo dell'Anticristo il demonio eserciterà più
che mai il suo malefico potere sugli uomini; avendo scritto S. Paolo che "la venuta dell'Anticristo sarà secondo l'operazione di
Satana con ogni sorta di miracoli, di segni e di prodigi menzogneri,
e in ogni seduzione d'iniquità". Perciò la passione di Cristo non
può considerarsi causa della liberazione del genere umano dal
potere del demonio.
IN CONTRARIO: Nell'imminenza
della passione il Signore affermava: "Adesso il principe di
questo mondo sarà cacciato fuori;
ed io quando sarò innalzato da terra trarrò tutto a me". Ora,
egli fu esaltato da terra con la morte di croce. Dunque la sua
passione ha cacciato il demonio dal suo potere sugli uomini.
RISPONDO: Nel potere che il demonio esercitava sugli uomini
prima della passione di Cristo si devono considerare tre cose.
Primo, in rapporto all'uomo si deve notare che costui col suo
peccato aveva meritato di esser consegnato al potere del demonio,
di cui aveva subito la tentazione. - Secondo, in rapporto a Dio,
che l'uomo aveva offeso col peccato, va notato che egli per giustizia
aveva abbandonato l'uomo al potere del demonio. - Terzo, in
rapporto al demonio stesso, si noti che questi con la sua perversa
volontà impediva l'uomo di conseguire la salvezza.
Ebbene, rispetto alla prima di
codeste cose l'uomo fu liberato
dal potere del demonio mediante la passione di Cristo, in quanto
la passione ha causato la remissione dei peccati, come sopra abbiamo spiegato. -
Rispetto alla seconda si deve concludere che
la passione di Cristo ci ha liberati dal peccato, in quanto ci ha
riconciliati con Dio, come vedremo in seguito. - E rispetto alla
terza va notato che la passione di Cristo ci ha liberati dal potere
del demonio, in quanto questi nella passione di Cristo passò i
limiti del potere a lui concesso da Dio, tramando la morte di Cristo,
il quale era immune da essa essendo senza peccato. Di qui le
parole di S. Agostino: "Il demonio è stato vinto dalla giustizia
di Cristo; poiché non avendo trovato in lui niente che fosse degno
di morte, tuttavia l'uccise. Perciò era giusto che venissero liberati
i debitori che egli teneva in suo potere, purché credano in colui
che egli aveva ucciso senza alcun debito".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Si dice che il demonio aveva
il potere sugli uomini non nel senso che poteva nuocere, senza il
permesso di Dio. Ma perché con giustizia gli era stato permesso
di nuocere agli uomini, che con la tentazione aveva trascinato
a fare la sua volontà.
2.
Anche adesso, permettendolo Dio, il demonio può tentare gli
uomini nell'anima e vessarli nel corpo: ma con la passione di
Cristo è stato preparato per l'uomo un rimedio col quale si può
difendere dagli assalti del nemico, in modo da non esser travolto
nell'eterna morte. E quanti prima della passione di Cristo hanno
resistito al demonio, hanno potuto farlo per la fede nella sua passione: sebbene nessuno abbia potuto sfuggire del tutto dalle mani
del demonio, non essendo ancora avvenuta la passione, cioè nessuno ha potuto evitare di discendere agl'inferi. Da ciò invece gli
uomini possono difendersi dopo la passione di Cristo, per la virtù
di essa.
3. Secondo i suoi occulti giudizi, Dio permette che il demonio
possa ingannare gli uomini in date circostanze di persona, di tempo
e di luogo. Tuttavia con la passione di Cristo sarà sempre pronto
per gli uomini il rimedio per difendersi contro le seduzioni del
demonio, anche al tempo dell'Anticristo. Ma il fatto che alcuni
trascurano questo rimedio, non toglie nulla all'efficacia della passione.
ARTICOLO
3
Se la passione di Cristo abbia affrancato l'uomo dai castighi del peccato
SEMBRA che la passione di Cristo non abbia affrancato l'uomo
dai castighi del peccato. Infatti:
1. Il castigo principale del peccato è la dannazione eterna. Ma
quelli che per i loro peccati erano condannati all'inferno non ne
sono stati liberati dalla passione di Cristo: poiché "nell'inferno
non c'è redenzione". Dunque la passione di Cristo non ha liberato
gli uomini dal meritato castigo.
2. A coloro che sono affrancati dal gravame della pena non si
deve imporre nessuna penitenza. Invece ai penitenti viene imposta una penitenza satisfattoria. Quindi gli uomini per la passione
di Cristo non sono affrancati dal gravame della pena.
3. La morte è tra i castighi del peccato, come dice S. Paolo:
"Il salario del peccato è la morte". Ma gli uomini dopo la passione di Cristo continuano a morire. Dunque la passione di Cristo
non ci ha liberati dal meritato castigo.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Veramente egli si è caricato delle
nostre infermità e si è addossato i nostri dolori".
RISPONDO: La passione di Cristo ci ha affrancati dal meritato
castigo in due maniere. Primo, direttamente: cioè per il fatto che
essa fu una soddisfazione proporzionata e sovrabbondante per i
peccati di tutto il genere umano. E una volta data l'adeguata
soddisfazione, viene a cessare l'esigenza del castigo. - Secondo,
indirettamente: cioè per il fatto che la passione di Cristo causa
la remissione del peccato, su cui si fonda il reato o debito di pena.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. La passione di Cristo produce
il suo effetto in coloro cui viene applicata mediante la fede e la
carità, e mediante i sacramenti della fede. Perciò i dannati dell'inferno, non avendo un contatto del genere con la passione di
Cristo, non possono conseguirne gli effetti.
2. Per conseguire gli effetti della passione di Cristo, è necessario,
come abbiamo notato sopra, che ci conformiamo o configuriamo
a lui. Ora, la configurazione sacramentale con lui avviene col
battesimo, secondo le parole di S. Paolo: "Noi siamo stati sepolti
con lui per il battesimo nella morte". Ecco perché ai battezzati
non s'impone nessuna penitenza satisfattoria: poiché essi sono
affrancati totalmente dalla soddisfazione di Cristo. Ma poiché, a
detta di S. Pietro, "Cristo una volta soltanto è morto per i nostri
peccati", il cristiano non può essere configurato una seconda volta
alla morte di Cristo con il sacramento del battesimo. Perciò coloro
che peccano dopo il battesimo, devono conformarsi al Cristo sofferente, mediante le penalità e le sofferenze che essi devono sopportare. Ne bastano però molto meno di quelle che sarebbero
richieste dal peccato, perché suffragate dalla soddisfazione data
da Cristo.
3. La soddisfazione di Cristo ha effetto in noi, come sopra
abbiamo notato, in quanto siamo incorporati a lui come le membra
al capo. Ma è necessario che le membra siano conformi al capo.
Quindi come Cristo in un primo tempo ebbe la grazia nell'anima
unita alla passibilità del corpo, e giunse alla gloria dell'immortalità
mediante la passione: così anche noi che ne siamo le membra
siamo liberati mediante la passione dal reato di qualsiasi pena,
però in modo da ricevere prima nell'anima "lo spirito di adozione
proprio dei figli", che ci assicura l'eredità della gloria immortale,
pur avendo ancora un corpo passibile e mortale; e solo in seguito, "configurati alle sofferenze e alla morte di Cristo", siamo condotti
alla gloria immortale, secondo le parole dell'Apostolo: "Se siamo
figli di Dio, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo:
purché soffriamo con lui, per essere con lui glorificati".
ARTICOLO 4
Se la passione di Cristo ci abbia riconciliati con Dio
SEMBRA che la passione di Cristo non ci abbia riconciliati con Dio. Infatti:
1. La riconciliazione non può aver luogo tra amici. Ora, Dio
ci ha amati sempre, secondo le parole della Sapienza: "Tu ami
tutto ciò che esiste, e niente di ciò che hai fatto tu l'hai odiato".
Perciò la passione di Cristo non ci ha riconciliati con Dio.
2. Una cosa non può essere nello stesso tempo principio ed
effetto: la grazia infatti, che è principio del merito, non può essere
meritata. Ma l'amore di Dio è principio della passione di Cristo,
secondo l'affermazione evangelica: "Dio ha tanto amato il mondo,
da dare per esso il Figlio suo unigenito". Perciò dalla passione
di Cristo non possiamo essere stati riconciliati con Dio, in modo
che egli per essa abbia cominciato ad amarci nuovamente.
3. La passione di Cristo è stata compiuta dai suoi crocifissori,
i quali per questo offesero gravemente Dio. Dunque la passione
di Cristo fu piuttosto causa di sdegno che di riconciliazione da
parte di Dio.
IN CONTRARIO: L'Apostolo insegna:
"Siamo stati riconciliati
con Dio dalla morte del suo Figliolo".
RISPONDO: La passione di Cristo è causa della nostra
riconciliazione con Dio per due motivi. Primo, perché cancella il peccato,
dal quale gli uomini sono resi nemici di Dio, come si legge ripetutamente nella Scrittura:
"Dio odia ugualmente l'empio e la sua
empietà"; "Tu hai in odio quanti operano l'iniquità".
Secondo, perché essa è un sacrificio graditissimo a Dio.
Effetto
proprio, infatti, del sacrificio è di placare Dio: come l'uomo, del
resto, talora condona l'offesa ricevuta per un gradito atto di ossequio che gli viene
prestato. Di qui le parole della Scrittura: "Se
il Signore ti eccita contro di me, gradisca il profumo del sacrificio".
Ora, che Cristo abbia patito volontariamente fu un bene così grande, che per codesto bene riscontrato nella natura umana Dio si è
placato per tutte le offese ricevute dal genere umano, rispetto a
quanti sono uniti al Cristo sofferente nella maniera che sopra
abbiamo indicato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Dio ama tutti gli uomini per la
natura che egli stesso ha creato. Ma li odia per la colpa, che essi
commettono contro di lui, secondo le parole dell'Ecclesiastico: "L'Altissimo ha in odio i peccatori".
2. Si dice che Cristo ci ha riconciliati con Dio non già nel senso
che questi di nuovo ha ricominciato ad amarci; poiché sta scritto: "Ti ho amato con un amore perenne". Ma per il fatto che la
passione di Cristo ha tolto la causa dell'odio: sia con la cancellazione del peccato, sia con la compensazione di un
bene più
gradito.
3. Come erano uomini gli uccisori di Cristo, così era uomo il
Cristo crocifisso. Però la carità di Cristo sofferente era superiore
all'iniquità dei suoi crocifissori. Perciò la passione di Cristo ebbe
maggiore efficacia nel riconciliare Dio con tutto il genere umano,
di quanto l'ebbe nell'eccitarne lo sdegno.
ARTICOLO 5
Se Cristo con la sua passione ci abbia aperto le porte del cielo
SEMBRA che Cristo con la sua passione non ci abbia aperto le
porte del cielo. Infatti:
1. Nei Proverbi si legge:
"Per chi semina la giustizia la
ricompensa è sicura". Ma ricompensa dei giusti è l'ingresso nel regno
dei cieli. Quindi gli antichi Patriarchi, i quali fecero le opere della
giustizia, avrebbero conseguito l'ingresso nel regno dei cieli, anche
senza la passione di Cristo. Dunque quest'ultima non è la causa
che apre le porte del regno dei cieli.
2. Elia, come si legge nel Libro dei Re, fu rapito in cielo prima
della passione di Cristo. Ora, l'effetto non può precedere la causa.
Dunque l'apertura delle porte del cielo non è effetto della passione di Cristo.
3. Come si legge nel Vangelo, al battesimo di Cristo
"si aprirono
i cieli". Ma il battesimo ha preceduto la passione. Quindi l'apertura dei cieli non è un effetto della passione di Cristo.
4. Il profeta Michea ha scritto:
"Egli ascenderà aprendo la
strada innanzi a loro". Ma aprire la strada del cielo altro non è
che aprirne le porte. Dunque le porte del cielo ci sono state aperte
non dalla passione, bensì dall'ascensione di Cristo.
IN CONTRARIO: L'Apostolo afferma:
"Abbiamo fiducia di entrare
nel regno dei santi"; cioè in cielo, "per il sangue di Cristo".
RISPONDO: La chiusura delle porte è un ostacolo che impedisce
di entrare. Ora, agli uomini era impedito di entrare nel regno
dei cieli per il peccato: poiché, come si esprime Isaia, "quella via
sarà chiamata santa, e l'immondo non potrà percorrerla". Ora,
due sono i peccati che impediscono l'ingresso nel regno dei cieli.
Il primo è quello comune a tutta la natura umana, cioè il peccato dei nostri progenitori. Ed esso aveva chiuso all'uomo la via
del regno celeste: poiché come si legge nella Genesi, dopo il peccato del primo uomo
"Dio collocò un cherubino con una spada
fiammeggiante e roteante, per custodire la via dell'albero della
vita". - Il secondo peccato è quello personale di ciascuno, che ogni
uomo commette con un proprio atto.
Ora, mediante la passione di Cristo noi siamo liberati non solo
dal peccato comune a tutto il genere umano, sia quanto alla colpa
che all'annesso castigo, avendo Cristo soddisfatto per noi, ma
anche dai peccati personali, partecipando noi alla sua passione
mediante la fede, la carità e i sacramenti della fede. Perciò la
passione di Cristo ci ha aperto le porte del regno dei cieli. Di qui
le parole di S. Paolo: "Cristo venuto come sommo sacerdote dei
beni futuri, mediante il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, ottenendoci una redenzione eterna". E ciò era
prefigurato nell'antica legge che obbligava l'omicida "a rimanere
là", cioè nella città di rifugio, "fino a quando non moriva il sommo sacerdote unto con l'olio santo"; mentre alla sua morte poteva
tornare nella sua casa.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. I santi dell'antico Testamento,
facendo le opere della giustizia, meritarono di entrare nel regno dei
cieli mediante la fede nella (futura) passione di Cristo, secondo le
parole di S. Paolo: "Per la fede conquistarono i regni, operarono
la giustizia"; e per mezzo di essa ognuno veniva purificato personalmente dai peccati. Tuttavia la fede e la giustizia di nessuno
di essi poteva bastare per togliere l'impedimento dovuto al reato
di tutto il genere umano. Questo fu eliminato dal sangue di Cristo.
Ecco perché prima della sua passione nessuno poteva entrare nel
regno dei cieli, conseguendo la beatitudine eterna, che consiste
nella piena fruizione di Dio.
2. Elia fu sollevato al cielo aereo: non già al cielo empireo, che
è la sede dei beati. Ciò non fu concesso neppure ad Enoc, che fu
trasportato nel paradiso terrestre, dove si crede che debba vivere
con Elia fino alla venuta dell'Anticristo.
3. Al battesimo di Cristo i cieli si aprirono, come sopra abbiamo
spiegato, non per Cristo, per il quale sono sempre aperti; ma per
indicare che essi sono aperti per i battezzati col battesimo di Cristo,
il quale desume la sua efficacia dalla di lui passione.
4. Con la sua passione Cristo ci ha meritato l'ingresso nel regno
dei cieli e ne ha rimosso gli ostacoli; ma con la sua ascensione
ci ha come introdotti nel possesso del regno dei cieli. Ecco perché
si dice che "ascendendo apre la strada innanzi a loro".
ARTICOLO 6
Se con la sua sofferenza Cristo abbia meritato la propria esaltazione
SEMBRA che con la sua sofferenza Cristo non abbia meritato la
propria esaltazione. Infatti:
1. La sublimità della gloria come la conoscenza del vero è
propria di Dio, secondo le parole del salmista: "Eccelso su tutte le
genti è il Signore, e sopra i cieli si eleva la sua gloria". Ora, Cristo
in quanto uomo ebbe la conoscenza della verità non per qualche
merito precedente, ma in forza dell'unione ipostatica, secondo le
parole di S. Giovanni: "Abbiamo veduto la sua gloria, come dell'unigenito del Padre, pieno di grazia e di
verità". Perciò anche
l'esaltazione egli l'ebbe solo in forza dell'unione ipostatica e non
per il merito della passione.
2. Come sopra abbiamo notato, Cristo meritò per sé fin dal
primo istante del suo concepimento. Ma durante la sua passione
egli non ebbe una carità superiore a quella che aveva prima. Essendo quindi la carità principio del merito, sembra che con la
passione egli non abbia meritato la sua esaltazione più di quanto
l'avesse meritata prima.
3. La gloria del corpo risulta dalla gloria dell'anima, come
afferma S. Agostino. Ma Cristo con la sua passione non ha meritato la gloria dell'anima; perché questa fu beata fin dal primo
istante del suo concepimento. Perciò con la passione egli non
meritò l'esaltazione neppure quanto alla gloria del corpo.
IN CONTRARIO: S. Paolo scrive:
"Si fece obbediente fino alla
morte e alla morte di croce: per questo Dio lo esaltò".
RISPONDO: Il merito implica una certa uguaglianza di giustizia,
come accenna l'Apostolo: "A chi opera, viene conteggiato quanto
merita come cosa dovuta". E quando uno per un ingiusto volere
si arroga più di quanto gli spetta, è giusto che gli venga sottratto
anche ciò che gli era dovuto: secondo le prescrizioni dell'Esodo,
p. es., "chi ruba una pecora ne renderà quattro". E in tal caso
si parla di merito, in quanto così la cattiva volontà viene punita.
Parimente, quando uno con una giusta volontà toglie a se stesso
ciò che gli era dovuto, merita che gli sia restituito in sovrappiù,
quale mercede della sua giusta volontà. Ecco perché, come dice
il Vangelo, "Chi si umilia sarà esaltato".
Ora, Cristo nella sua passione umiliò se stesso al
di sotto della
propria dignità in quattro cose. Primo, soffrendo la passione e
la morte, che a lui non erano dovute. - Secondo, accettando
l'umiliazione del luogo: poiché il suo corpo fu posto nel sepolcro
e la sua anima discese agl'inferi. - Terzo, sopportando insulti e
derisioni. - Quarto, coll'essere consegnato agli umani poteri, secondo le parole da lui rivolte a Pilato:
"Non avresti su di me
nessun potere, se non ti fosse stato dato dall'alto".
Egli perciò con la sua passione meritò quattro tipi di esaltazione.
Primo, la sua gloriosa resurrezione. Di qui le parole profetiche
del Salmo: "Tu hai conosciuto la mia prostrazione", ossia l'umiliazione della mia passione,
"e la mia resurrezione". - Secondo,
la sua ascensione al cielo. Di qui l'affermazione di S. Paolo: "È
disceso prima nelle parti inferiori della terra: ma colui che è disceso
è il medesimo che è asceso al di sopra di tutti i cieli". - Terzo,
l'innalzamento alla destra del Padre e la manifestazione della propria divinità, secondo le parole di Isaia:
"Sarà innalzato e si eleverà molto sublime: come molti si erano meravigliati
che il suo
aspetto fosse senza gloria tra gli uomini". E S. Paolo ha scritto: "Si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce: per
questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è sopra
ogni nome"; ha fatto cioè che fosse da tutti chiamato Dio, e che
tutti gli prestassero ossequio come a Dio. Di qui le parole che
seguono: "affinché al nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio in
cielo, in terra e nell'inferno". - Quarto, il potere di giudicare.
Ciò secondo l'accenno (profetico) del Libro di Giobbe: "La tua
causa è stata giudicata come di un empio; perciò sarà affidata a
te la causa e il giudizio".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. L'anima era (in Cristo) radice
e principio del merito: il corpo invece era lo strumento dei suoi
atti meritori. Perciò la perfezione dell'anima di Cristo, che era
principio del merito, non doveva essere acquistata da lui mediante
il merito, come invece doveva esserlo quella del corpo; il quale
fu appunto esposto alla passione e così fu strumento del merito
stesso.
2. Con i meriti precedenti Cristo aveva meritato l'esaltazione
della sua anima, la cui volontà era informata dalla carità e dalle
altre virtù. Invece nella passione meritò la propria esaltazione,
a modo di compenso, anche per il corpo: poiché era giusto che
il corpo, il quale per carità era stato sottoposto alla passione,
avesse una ricompensa nella gloria.
3. Per un privilegio particolare avvenne che in Cristo la gloria
dell'anima non ridondasse sul suo corpo, in modo che egli potesse
conquistare la gloria del corpo in maniera più degna, cioè meritandola con la sua passione. La gloria dell'anima invece, non
poteva essere differita: perché l'anima era unita immediatamente
col Verbo; quindi era opportuno che dal Verbo fosse riempita di
gloria. Il corpo invece era unito al Verbo mediante l'anima.
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