Il Santo Rosario
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Questione 44

Le singole specie di miracoli

Veniamo ora a considerare le singole specie di miracoli.
In tale questione prenderemo in esame: 1. I miracoli che (Cristo) fece sulle sostanze spirituali; 2. Quelli che operò sui corpi celesti; 3. Quelli che operò sugli uomini; 4. Quelli che operò sulle creature prive di ragione.

ARTICOLO 1

Se fossero convenienti i miracoli operati da Cristo sulle sostanze spirituali

SEMBRA che i miracoli operati da Cristo sulle sostanze spirituali non fossero convenienti. Infatti:
1. Tra le sostanze spirituali, gli angeli sono superiori ai demoni; perché, come dice S. Agostino, "gli spiriti forniti d'intelletto che disertarono e peccarono sono governati da quelli pii e giusti". Ora, non si legge che Cristo abbia fatto miracoli sugli angeli buoni. Quindi non doveva farne neppure sui cattivi.
2. I miracoli di Cristo erano ordinati a manifestare la sua divinità. Ma questa non doveva essere manifestata ai demoni, perché ciò avrebbe impedito il mistero della sua passione; poiché S. Paolo afferma: "Se l'avessero conosciuto, mai avrebbero crocifisso il re della gloria". Dunque egli non doveva compiere nessun miracolo sui demoni.
3. I miracoli di Cristo erano ordinati alla gloria di Dio: infatti nel Vangelo si legge che "le turbe, vedendo" il paralitico guarito da Cristo, "furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato agli uomini un tale potere". Ma i demoni non rendono gloria a Dio; perché, come si legge nell'Ecclesiastico, "non è bella la lode sulla bocca del malvagio". Ecco perché, come attestano S. Marco e S. Luca, Cristo "non permetteva ai demoni di parlare" di ciò che ridondava a sua gloria. Perciò non era conveniente che egli facesse miracoli sui demoni.
4. I miracoli furono operati da Cristo per la salvezza degli uomini. Ma alcuni demoni furono espulsi con detrimento degli stessi uomini. Talvolta con detrimento fisico: p. es., quando al comando di Cristo il demonio, "gridando e agitando convulsamente l'ossesso uscì da quell'uomo, che divenne come privo di vita, sicché molti dicevano: È morto". Altre volte con detrimento dei beni: p. es., quando (il Signore), a loro richiesta, mandò i demoni nei porci, che precipitarono in mare; sicché gli abitanti di quella regione "lo supplicarono di andar via dal loro territorio", come riferisce S. Matteo. Sembra dunque che quei miracoli non fossero convenienti.

IN CONTRARIO: Questo era stato profetizzato da Zaccaria, là dove dice: "Lo spirito immondo farò sparire dalla terra".

RISPONDO: I miracoli operati da Cristo erano altrettante prove della fede che egli insegnava. Ora, Cristo con la potenza della sua divinità doveva liberare dal potere del demonio gli uomini che avrebbero creduto in lui, secondo le sue stesse parole: "Adesso il principe di questo mondo sarà cacciato fuori". Perciò era conveniente che tra gli altri miracoli egli liberasse dal demonio gli ossessi.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Cristo come doveva liberare gli uomini dal potere dei demoni, così doveva associarli agli angeli, secondo quelle parole di S. Paolo: "Rappacificando per mezzo del sangue della sua croce, sia le cose che sono sulla terra, sia quelle nei cieli". Perciò sugli angeli egli non doveva operare altro miracolo che quello di farli apparire agli uomini: e questo avvenne alla sua nascita, alla resurrezione e all'ascensione.
2. Rispondiamo con S. Agostino, che "Cristo si fece conoscere dai demoni quel tanto che volle, e tanto volle quanto era opportuno. Ma ad essi si manifestò non come agli angeli santi, cioè non in quanto è vita eterna; ma mediante alcuni segni temporali della sua potenza". Prima di tutto, vedendo Cristo affamato a causa del digiuno, (i demoni) pensarono che non fosse il Figlio di Dio. Per cui S. Ambrogio, spiegando quelle parole di S. Luca, "Se sei il Figlio di Dio, ecc.", dice: "Che cos'altro significa questo esordio, se non che (il demonio) sapeva che doveva venire il Figlio di Dio, ma non pensava che sarebbe venuto nella debolezza della carne?". In seguito però, vedendone i miracoli, sospettò che fosse il Figlio di Dio. Ecco perché il Crisostomo, a commento delle parole evangeliche, "So che tu sei il Santo di Dio", afferma che "(il demonio) non aveva una conoscenza certa e sicura della venuta di Dio". Sapeva però che egli era "il Cristo promesso nella legge", come risulta da quanto dice: "Perché (i demoni) sapevano essere egli il Cristo". Cosicché nel dichiararlo Figlio di Dio, più che una certezza essi rivelavano un sospetto. Di qui il commento di S. Beda: "I demoni lo riconoscono Figlio di Dio: e, come è detto in seguito, "sapevano che egli era il Cristo". Poiché il demonio, avendolo visto affranto dal digiuno, lo credette un puro uomo; ma siccome non riuscì a vincerlo con la tentazione, ebbe il dubbio che potesse essere il Figlio di Dio. Ora poi, in seguito ai suoi miracoli capì, o meglio, sospettò che era il Figlio di Dio. E per questo dunque spinse i giudei a crocifiggerlo, non perché non pensasse che egli fosse il Cristo o il Figlio di Dio, ma perché non previde che quella morte avrebbe segnato la propria condanna. Poiché di questo "mistero nascosto dall'eternità" S. Paolo dice che "nessuno dei dominatori di questo secolo lo conobbe: se infatti l'avessero conosciuto, non avrebbero mai crocifisso il Signore della gloria"".
3. Cristo fece i miracoli di scacciare i demoni, non per l'utilità di questi, ma per l'utilità degli uomini, cioè affinché questi lo glorificassero. E proibì ai demoni di dire cose che ridondavano a suo onore: primo, per darci l'esempio. Perché, come dice S. Atanasio, "impediva loro di parlare, benché dicessero la verità, per insegnarci a non occuparci di loro, anche quando sembra che dicano la verità. Non è infatti lecito, avendo la divina Scrittura, lasciarsi istruire dal diavolo": questo inoltre è pericoloso, perché i demoni spesso frammischiano la menzogna alla verità. - Secondo, come dice il Crisostomo, perché "non era conveniente che essi usurpassero la gloria dell'ufficio apostolico, né che il mistero di Cristo fosse annunziato da una lingua pestifera", "non essendo bella la lode sulla bocca del peccatore". - Terzo, perché, come afferma S. Beda, "non voleva provocare l'invidia dei giudei". Ecco perché "agli stessi Apostoli Gesù proibiva talora di parlare di lui: perché la predicazione della sua divina maestà, non ritardasse il mistero della sua passione".
4. Cristo era venuto particolarmente per insegnare a fare miracoli in favore degli uomini, e principalmente per la salute della loro anima. Ecco perché permise che i demoni da lui scacciati recassero danno ai corpi e ai beni degli uomini, per l'utilità delle loro anime, cioè per loro ammaestramento. Il Crisostomo dice che Cristo "permise che i demoni entrassero nei porci, non perché pregato da loro", ma per i motivi seguenti: "primo, per mostrare agli uomini quale danno recano loro i demoni; secondo, perché tutti imparassero che i demoni non potevano neppure entrare nei porci, senza il suo permesso; terzo, per mostrare che negli uomini essi avrebbero potuto produrre peggiori mali che nei porci, se gli uomini non fossero stati soccorsi dalla provvidenza divina".
Per gli stessi motivi permise che l'uomo, il quale veniva liberato dal demonio, fosse momentaneamente tormentato: benché l'abbia liberato subito da questa afflizione. In tal modo viene dimostrato anche, secondo S. Beda, che "quando cerchiamo di convertirci a Dio dopo il peccato, veniamo assaliti dal demonio con nuove e maggiori insidie. E questo lo fa o per disamorarci della virtù, o per vendicare la sua espulsione". L uomo guarito divenne "come privo di vita", afferma S. Girolamo, perché a coloro che sono guariti S. Paolo dice: "Voi siete morti, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio".

ARTICOLO 2

Se fossero convenienti i miracoli operati da Cristo sui corpi celesti

SEMBRA che i miracoli operati da Cristo sui corpi celesti non fossero convenienti. Infatti:
1. Come insegna Dionigi, "è compito della divina provvidenza non distruggere ma conservare la natura". Ora i corpi celesti di loro natura sono incorruttibili e inalterabili, come insegna Aristotele. Quindi non era giusto che Cristo mutasse in qualche modo l'ordine dei corpi celesti.

2. Il tempo si misura dal movimento dei corpi celesti; poiché nella Genesi si legge: "Siano dei luminari nel firmamento del cielo, e siano come segni per distinguere le stagioni, i giorni e gli anni". Perciò mutando il corso degli astri, viene a mutare anche la divisione e l'ordine del tempo. Ora, non risulta che sia stato constatato niente di simile dagli astrologi, "i quali contemplano le stelle e calcolano i mesi", come dice Isaia. Non sembra quindi che Cristo abbia mai mutato il corso degli astri.
3. Cristo doveva fare miracoli, più che alla sua morte, durante la sua vita e il suo insegnamento; sia perché, come si esprime S. Paolo, "fu crocifisso per la sua debolezza, vive però per la virtù di Dio", con la quale appunto faceva i miracoli; sia perché questi miracoli dovevano confermare il suo insegnamento. Ora, non si trova scritto che Cristo abbia fatto miracoli sui corpi celesti durante la vita; anzi, come dice S. Matteo, si rifiutò di esaudire i Farisei che chiedevano "un segno dal cielo". Perciò non avrebbe dovuto farne neppure alla sua morte.

IN CONTRARIO: S. Luca ha scritto: "Le tenebre si stesero su tutta la terra fino all'ora nona, e il sole si oscurò".

RISPONDO: Come abbiamo già detto, i miracoli di Cristo dovevano esser tali da manifestare la sua divinità. Ora, questo non viene manifestato in modo così evidente dai mutamenti degli esseri inferiori, che possono esser mossi anche da altre cause, come può esserlo dal mutamento del corso dei corpi celesti, i quali sono regolati da Dio soltanto in modo immutabile. È quanto dice Dionigi: "Bisogna riconoscere che mai niente può essere mutato circa l'ordine e il movimento degli astri, a meno che non abbia una ragione per far questo Colui che tutto fa e muta con la sua parola". Quindi era opportuno che Cristo operasse miracoli anche sui corpi celesti.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come per i corpi inferiori è naturale essere mossi da quelli celesti, che per natura sono superiori; così è naturale per qualunque creatura essere trasmutata da Dio secondo la di lui volontà. Ecco perché S. Agostino, commentando quelle parole di S. Paolo, "Contro natura sei stato innestato ecc.", scrive: "Dio, Creatore e Istitutore di ogni natura, non fa niente contro natura; perché ciò che egli fa, costituisce la natura di ciascuna cosa". Quindi la natura dei corpi celesti non viene alterata per il fatto che Dio muta il loro corso: lo sarebbe invece, se fosse mutato da altre cause.
2. Col miracolo operato da Cristo non fu turbato l'ordine del tempo. Secondo alcuni infatti, quelle tenebre, ossia l'oscuramento del sole avvenuto alla morte di Cristo, si spiegano col fatto che il sole ritrasse i suoi raggi, senza sconvolgere il moto dei corpi celesti che è la misura del tempo. Scrive in proposito S. Girolamo: "Sembra che l'astro maggiore abbia ritirato i suoi raggi, o per non vedere il Signore pendente (dalla croce), o per privare della sua luce gli empi che lo bestemmiavano". - Questo ritiro dei raggi però non va inteso nel senso che il sole abbia la facoltà di inviare o no i suoi raggi: infatti li emette, non per libera scelta, bensì per natura, come dice Dionigi. Ma si dice che il sole ritrasse i suoi raggi, nel senso che la virtù divina fece sì che quei raggi non raggiungessero la terra.

Origene afferma che questo avvenne a causa delle nuvole: "È facile pensare che molte e grandi nubi molto scure si siano addensate sopra Gerusalemme e la Giudea; e perciò si produssero profonde tenebre dall'ora sesta fino a nona. Penso che, come gli altri prodigi apparsi durante la passione", cioè "lo squarciarsi del velo, il terremoto, ecc.", "anche questo sia avvenuto soltanto a Gerusalemme. Oppure se si vuole estendere di più", siccome il testo dice "le tenebre si stesero su tutta la terra", "si può intendere su tutto il territorio della Giudea. In analogia con quanto Abdia disse ad Elia: "Viva il tuo Dio, non c'è popolo né regno dove il mio signore non abbia mandato a cercarti", per dire che l'avevano cercato presso le popolazioni che erano attorno alla Giudea".
In proposito si deve credere piuttosto a Dionigi, il quale da testimone oculare dice che ciò accadde per una interposizione della luna tra noi e il sole. Scrive infatti nella sua lettera a Policarpo: "Inaspettatamente vedemmo", dall'Egitto dove si trovava, "la luna avvicinarsi al sole". E rileva in ciò quattro prodigi. Il primo fu l'eclissi solare; poiché l'eclissi naturale del sole per l'interposizione della luna avviene soltanto quando il sole e la luna si incontrano. Invece allora la luna si trovava in posizione opposta al sole, essendo nel suo quindicesimo giorno: era infatti la Pasqua dei giudei. Per questo egli nota che "non era tempo di eclissi". - Il secondo miracolo fu che la luna dopo essere stata vista verso l'ora sesta insieme al sole in mezzo al cielo, all'ora del vespro apparve al suo posto, a oriente, dal lato opposto del sole. Dice infatti: "La vedemmo di nuovo", cioè la luna, "dall'ora nona", quando si allontanò dal sole e cessarono le tenebre, "fino all'ora del vespro, riportata miracolosamente al diametro del sole", cioè diametralmente opposta al sole. Appare evidente così che non fu turbato il corso normale del tempo, perché per virtù divina la luna si sovrappose al sole fuori del tempo normale, e al tempo debito ritornò al suo posto. - Il terzo prodigio consiste nel fatto che l'eclissi naturale di sole comincia da occidente e finisce verso oriente. Questo perché la luna secondo il movimento proprio, con cui dall'occidente si sposta verso oriente, è più veloce del sole; quindi essa, venendo dall'ovest, raggiunge e supera il sole, dirigendosi verso l'est. Ora, al momento del prodigio la luna aveva già sorpassato il sole e da esso distava di mezza orbita, trovandosi al lato opposto. Quindi fu necessario che tornasse ad oriente verso il sole, e lo raggiungesse prima dalla parte orientale, procedendo verso occidente. È quanto egli vuol dire con le parole: "Vedemmo l'eclissi stessa cominciare da est e giungere fino all'estremità del sole", perché lo eclissò tutto, "e poi tornare indietro". - Il quarto prodigio è che nell'eclissi ordinaria il sole comincia a riapparire dalla stessa parte da cui aveva cominciato a oscurarsi. Infatti la luna sovrapponendosi al sole, lo sorpassa nel suo moto naturale verso oriente, e quindi la parte occidentale del sole, che per prima era stata coperta, è la prima anche a riapparire. Nel nostro caso invece la luna, retrocedendo miracolosamente da est a ovest, non sorpassò il sole fino a stare ad occidente di quello; ma, una volta ricoperto perfettamente il sole, retrocesse verso est, riscoprendo così per prima quella parte del sole che aveva nascosto per ultima. In tal modo l'eclisse cominciò dalla parte orientale, e cominciò a schiarirsi da quella occidentale. Ciò è espresso da quelle parole: "Poi vedemmo la sparizione e il ritorno della luce, non dallo stesso punto", cioè non dalla stessa parte del sole, "ma dalla parte diametralmente opposta".
Il Crisostomo aggiunge un quinto miracolo quando dice che "in quel caso le tenebre durarono tre ore, mentre l'eclissi totale di sole dura un momento: non si ferma infatti, dicono coloro che l'hanno osservato". Ciò fa pensare che la luna si sia fermata davanti al sole. A meno che il tempo dell'oscuramento non si debba computare dall'inizio del fenomeno fino alla fine completa dell'eclissi.
Tuttavia, come scrive Origene, "i figli di questo secolo obiettano: Come mai nessun greco o barbaro registrò un fenomeno così straordinario?". E risponde che un certo Flegonte "ha scritto nelle sue Cronache che un'eclissi avvenne al tempo di Tiberio Cesare; ma non nota che avvenne in tempo di plenilunio". Quindi questa lacuna può spiegarsi col fatto che nessun astrologo del mondo in quel tempo si sia curato di osservarlo, non essendo quello tempo di eclisse, attribuendo quell'oscuramento a qualche perturbazione atmosferica. In Egitto però, dove raramente il cielo è coperto di nubi, se ne accorse Dionigi con i suoi compagni, i quali osservarono quanto ci hanno riferito su quell'oscuramento.

3. Era particolarmente necessario mostrare con miracoli la divinità di Cristo quando in lui appariva di più la debolezza della sua natura umana. Ecco perché alla sua nascita apparve un nuovo astro nel cielo. Di qui le parole di S. Massimo: "Se disprezzi il presepio, alza un pochino gli occhi, e guarda la nuova stella del cielo che annuncia al mondo la nascita del Signore".
Durante la passione poi la debolezza umana di Cristo apparve ancora più grande. Quindi furono necessari allora miracoli più strepitosi sui grandi luminari del mondo. E, come nota il Crisostomo, "questo fu il segno che (Cristo) aveva promesso di dare a coloro che lo chiedevano, quando rispose: "Questa generazione perversa ed adultera chiede un segno; ma nessun altro segno le sarà dato, fuorché quello del profeta Giona", accennando alla crocifissione e alla resurrezione. Era infatti molto più meraviglioso che questo segno apparisse quando egli era crocifisso, che quando viveva su questa terra".

ARTICOLO 3

Se Cristo abbia compiuto miracoli sugli uomini in modo conveniente

SEMBRA che Cristo non abbia compiuto miracoli sugli uomini in modo conveniente: Infatti:
1. Nell'uomo l'anima è superiore al corpo. Ora, leggiamo che Cristo fece molti miracoli sui corpi, ma nessuno sulle anime: egli infatti non convertì nessun incredulo alla fede in modo miracoloso, bensì con l'ammonizione e con prodigi esterni; e neppure si legge che abbia fatto rinsavire i pazzi. Quindi i miracoli sugli uomini non furono compiuti in modo conveniente.

2. Come abbiamo già detto, Cristo operava miracoli per virtù di Dio, cui conviene operare subito, in maniera perfetta e senza aiuto alcuno. Ora, Cristo non guarì sempre i corpi in un istante: dice infatti S. Marco che, "preso il cieco per la mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi e avergli imposto le mani, gli domandò se vedesse qualcosa. Quello guardando disse: Vedo uomini come alberi che camminano. Quindi gli pose di nuovo le mani sugli occhi, e quegli cominciò a vedere, sicché fu guarito, tanto da vedere tutto". È chiaro dunque che non lo guarì in un istante, ma prima in maniera imperfetta, e con lo sputo. Perciò sembra che non abbia compiuto i miracoli sugli uomini in modo conveniente.
3. Non è necessario estirpare insieme mali che non si implicano a vicenda. Ora, l'infermità fisica non è sempre prodotta dal peccato, poiché sta scritto: "Né lui, né i suoi genitori hanno peccato, per esser nato cieco". Quindi non era necessario che agli uomini, i quali domandavano la guarigione fisica, rimettesse i peccati, come fece col paralitico di cui parla S. Matteo: e specialmente perché, essendo la guarigione fisica meno importante della remissione dei peccati, non bastava a provare che egli può rimettere i peccati.
4. Come abbiamo detto sopra, Cristo operò miracoli per confermare il suo insegnamento e testimoniare la sua divinità. Ma nessuno deve impedire lo scopo del proprio operare. Quindi non sembra ragionevole la proibizione data da Cristo a certi suoi miracolati di parlare della guarigione ottenuta; specialmente se pensiamo che ad altri comandò invece di rendere palesi i miracoli operati su di essi, come fece con colui che aveva liberato dal demonio: "Va' a casa tua, presso i tuoi, e annunzia loro quanto ha fatto il Signore per te".

IN CONTRARIO: In S. Marco si legge: "Ha fatto bene tutte le cose: fa udire i sordi e parlare i muti".

RISPONDO: I mezzi devono essere proporzionati al fine. Ora, Cristo era venuto nel mondo e insegnava, per salvare gli uomini, secondo le parole evangeliche: "Dio infatti ha mandato il Figlio suo nel mondo, non per condannare il mondo, ma perché il mondo per mezzo di lui sia salvato". Perciò era giusto che Cristo mostrasse di essere il Salvatore universale e spirituale di tutti, specialmente guarendo gli uomini in modo miracoloso.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I mezzi sono distinti dal fine da raggiungere. Ora, i miracoli operati da Cristo erano dei mezzi ordinati alla salvezza dell'anima, salvezza che consiste nella illuminazione della sapienza e nella giustificazione. La prima di queste due cose suppone la seconda; perché, come dice il Libro della Sapienza, "la sapienza non entra in un'anima abituata al male, né dimora in un uomo schiavo del peccato". Non era poi opportuno giustificare gli uomini contro la loro volontà: questo infatti sarebbe contrario alla giustizia, la quale esige la rettitudine della volontà; e contro la natura umana, che va condotta al bene con il libero arbitrio, non con la forza. Ebbene, Cristo giustificò interiormente gli uomini col suo potere divino, ma non contro la loro volontà. E ciò non è propriamente un miracolo, ma lo scopo dei miracoli. - Così pure infuse la sapienza nei discepoli con la sua divina virtù; di qui le sue parole: "Vi darò un linguaggio e una sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere né contraddire". Tuttavia questa illuminazione interiore non è computata tra i miracoli visibili; ma lo è soltanto l'esterno, in quanto cioè gli uomini vedevano parlare con tanta sapienza e costanza persone prima illetterate e semplici. Per cui negli Atti si legge: "Vedendo" i giudei, "la franchezza di Pietro e di Giovanni, e sapendo che erano uomini illetterati e privi d'istruzione, si meravigliavano". - Tuttavia questi effetti spirituali, benché siano distinti dai miracoli visibili, sono una testimonianza della dottrina e del potere di Cristo, come si legge nell'Epistola agli Ebrei: "Mentre Dio aggiungeva la sua testimonianza alla loro, con segni e prodigi e ogni sorta di miracoli, e con i doni dello Spirito Santo".
Comunque Cristo operò alcuni miracoli sulle anime degli uomini, soprattutto modificando le potenze inferiori. S. Girolamo, spiegando le parole di S. Matteo, "Alzatosi lo seguì", dice: "Lo stesso splendore e la maestà della divinità nascosta, che traspariva anche dal volto umano, era sufficiente ad attrarre a sé al primo sguardo coloro che lo vedevano". - E spiegando l'altro passo, "Ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano", aggiunge: "Di tutti i prodigi operati dal Signore, questo mi pare il più straordinario, che cioè un uomo solo, e a quel tempo senza prestigio, abbia potuto, con un flagello, scacciare tanta gente. Infatti dai suoi occhi doveva trasparire come un fuoco o un astro celeste, e sul suo volto brillava una maestà divina". E Origene afferma "che questo miracolo è più grande di quello d'aver mutato l'acqua in vino: là infatti si agisce su di una materia inanimata; qui invece viene dominato lo spirito di tante migliaia di uomini". - Commentando le parole, "Indietreggiarono e caddero per terra", S. Agostino dice: "Una sola voce, senza freccia alcuna, percosse, respinse, abbatté una turba feroce d'odio e terribilmente armata: poiché sotto le apparenze del corpo era nascosto Dio". - Lo stesso si dica per l'episodio in cui Gesù "passando in mezzo alla folla (adirata) se ne andò"; a proposito del quale il Crisostomo scrive: "Starsene tra i nemici che lo cercavano a morte, e sfuggir loro di mano, dimostrava la superiorità assoluta della natura divina". Quanto poi all'episodio evangelico in cui "Gesù si nascose e uscì dal Tempio", S. Agostino ha scritto: "Non si nascose come uno che ha paura in un angolo del Tempio o dietro un muro o una colonna; ma uscì passando in mezzo a loro, rendendosi per un potere celeste invisibile a quelli che lo cercavano".
Da tutti questi fatti risulta chiaro che Cristo, quando volle, mutò per virtù divina le anime degli uomini, non soltanto giustificandole e infondendo loro la sapienza, che era lo scopo dei miracoli, ma anche attirandole cioè esteriormente, spaventandole o provocandone lo stupore, cioè compiendo in esse veri miracoli.
2. Cristo era venuto a salvare il mondo non con la virtù divina soltanto, ma mediante il mistero della sua incarnazione. Ecco perché spesso nel guarire gli infermi non usava soltanto la virtù divina col comandare la guarigione, ma servendosi anche di cose appartenenti alla sua umanità: Ecco perché commentando le parole evangeliche, "Imponendo le mani a ciascuno di loro, li guariva". S. Cirillo ha scritto: "Benché come Dio avesse potuto eliminare tutte le malattie con una parola, tuttavia li tocca, per dimostrare che il suo corpo era atto a portar rimedio". - E a proposito di quell'altro passo, "Dopo avergli messo della saliva sugli occhi e imposto le mani, ecc.", il Crisostomo dice: "Sputò e impose le mani al cieco, per indicare che la parola divina unita all'azione, compie meraviglie: la mano infatti indica l'azione, e lo sputo indica la parola che proviene dalla bocca". - S. Agostino poi commentando il passo di S. Giovanni, "Fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco", afferma: "Fece del fango con la saliva, perché il Verbo si è fatto carne". Oppure si può dire col Crisostomo, che con quel gesto volle significare che egli era colui il quale aveva formato l'uomo "dal fango della terra".
Dei miracoli di Cristo bisogna notare inoltre che ordinariamente le opere compiute così erano perfettissime. Perciò il Crisostomo nel commentare le parole evangeliche, "Ogni uomo serve da prima il vino buono", scrive: "I miracoli di Cristo sono tali da superare di molto in bellezza e utilità le opere della natura". - E così anche la guarigione degli infermi era perfetta e istantanea. Infatti S. Girolamo nel commento alle parole di S. Matteo, "Si levò e si mise a servirli", afferma: "La salute conferita dal Signore ritorna tutta insieme".

Si comportò invece diversamente con quel cieco, forse a causa della sua infedeltà, come dice il Crisostomo. - Oppure, come spiega S. Beda, "egli guarì gradualmente colui che avrebbe potuto curare tutto in una volta, per dimostrare la grandezza della cecità umana, che ritorna alla luce con difficoltà e per gradi; ovvero per indicare la sua grazia, con la quale aiuta ogni progresso nel nostro perfezionamento".

3. Come abbiamo già detto, Cristo operava i miracoli con la virtù divina. Ora, "le opere di Dio sono perfette", dice la Scrittura. Una cosa però non è perfetta, se non raggiunge il suo fine. Ma fine della guarigione fisica operata da Cristo, è sempre la guarigione dell'anima. Dunque non era conveniente che Cristo guarisse il corpo di una persona, senza curarne l'anima. Ecco perché S. Agostino nel commentare le parole di Cristo, "Di sabato ho guarito un uomo tutto intero", osserva: "Con la guarigione riacquistò la salute fisica; con la fede acquistò la salvezza dell'anima".
Al paralitico poi fu detto in maniera speciale: "Ti sono rimessi i tuoi peccati", "per farci capire", nota S. Girolamo, "che molte infermità fisiche sono causate dal peccato: per questo forse prima vengono rimessi i peccati, affinché, una volta eliminata la causa delle infermità, venga restituita la salute". Di qui le parole evangeliche: "Non peccar più, affinché non ti avvenga di peggio". Da ciò "si capisce che quella malattia era stata prodotta dal peccato", conclude il Crisostomo.
Benché dunque, come nota lo stesso Santo "la remissione dei peccati superi la guarigione del corpo nella misura in cui l'anima è superiore al corpo, tuttavia siccome la prima è un'opera occulta, (Cristo) fece l'opera meno difficile, ma più patente, per dimostrare ciò che era superiore ma occulto".
4. Esponendo le parole del Signore, "Guardate che nessuno lo sappia", il Crisostomo scrive: "Questa raccomandazione non è contraria a quell'altra: "Va' e annunzia la gloria di Dio". Egli infatti vuole insegnarci a reprimere chi vuol lodare noi per noi stessi. Invece se questa nostra lode è fatta per glorificare Dio, non dobbiamo impedirla, ma anzi incoraggiarla".

ARTICOLO 4

Se era conveniente che Cristo operasse miracoli sulle creature prive di ragione

SEMBRA che non fosse opportuno che Cristo operasse miracoli sulle creature prive di ragione. Infatti:
1. Gli animali bruti sono esseri superiori alle piante. Ora, Cristo ha operato dei miracoli sulle piante: p. es., quando fece seccare il fico. Sembra quindi che avrebbe dovuto operarli anche su codesti animali.
2. Un castigo non è giusto, se non c'è una colpa. Ma non fu colpa del fico, se in esso Cristo non trovò frutti quando non era il tempo. Quindi non sembra giusto che egli l'abbia fatto seccare.
3. L'aria e l'acqua sono tra il cielo e la terra. Ora, come abbiamo spiegato sopra, Cristo operò dei miracoli nel cielo. Perciò avrebbe dovuto farne anche nell'aria e nell'acqua: p. es., dividendo il mare, come fece Mosè; oppure un fiume, come fecero Giosuè ed Elia; e producendo tuoni nell'aria, come avvenne sul monte Sinai quando fu data la legge, e come fece Elia.
4. I miracoli rientrano nel governo del mondo da parte della provvidenza divina. Ma quest'opera suppone sempre la creazione. Perciò non sembra giusto che Cristo nei suoi miracoli ricorresse alla creazione: p. es., quando moltiplicò i pani. Dunque i suoi miracoli sulle creature prive di ragione non furono convenienti.

IN CONTRARIO: Cristo è "la sapienza di Dio", della quale sta scritto che "dispone tutto con soavità".

RISPONDO: Abbiamo già detto che lo scopo dei miracoli di Cristo era quello di far conoscere la sua divina virtù ordinata alla salvezza degli uomini. Ora, rientra nella virtù di Dio che a lui siano soggette tutte le creature. Quindi era necessario che egli facesse miracoli su tutte le creature, non solo razionali, ma anche su quelle prive di ragione.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Gli animali bruti, secondo il genere sono vicini all'uomo: per questo furono creati nello stesso giorno che l'uomo. Dato quindi che Cristo aveva fatto molti miracoli sui corpi umani, non era necessario farne su quelli degli animali bruti: soprattutto perché, quanto alla natura sensibile e corporea, non c'è differenza tra gli uomini e gli animali, specialmente terrestri. I pesci invece, siccome vivono nell'acqua, sono più dissimili dalla natura umana: infatti essi furono creati in un giorno diverso. Su di essi Cristo ha operato prodigi, sia nella pesca miracolosa, che nella cattura del pesce pescato da S. Pietro nel quale questi trovò uno statere. - Il precipitarsi invece dei porci nel mare, non fu un miracolo di Dio, ma un'opera compiuta dal demonio, con la permissione divina.
2. Rispondiamo col Crisostomo che "quando il Signore opera un prodigio sulle piante o sui bruti, non c'è da cercare se ci sia stata o no giustizia, come nell'inaridirsi del fico richiesto dei frutti fuori di stagione; poiché chiedere ciò sarebbe atto di estrema demenza", perché in questi esseri non esiste né colpa né pena. "Ma guarda il miracolo, e ammirane l'autore". Né il Creatore fa un'ingiustizia al padrone dell'albero, usando a suo arbitrio di una sua creatura per la salvezza degli altri. Anzi, secondo S. Ilario, "in questo troviamo un altro segno della bontà di Dio. Infatti, volendo offrirci un esempio della salvezza che egli ci procurava, ha esercitato la virtù del suo potere sui corpi umani; quando invece volle indicare una misura della sua severità verso gli ostinati, diede come esempio della rovina futura la distruzione di un albero". E lo fece su di un fico, nota il Crisostomo, "perché, essendo un albero molto umido, il miracolo apparisse più grande".
3. Anche sull'acqua e sull'aria Cristo compì i miracoli che a lui si confacevano: cioè quando, come racconta S. Matteo, "comandò ai venti e al mare e si fece una grande bonaccia". Infatti non era conveniente che egli, venuto a portare pace e tranquillità in tutto, sconvolgesse l'aria e dividesse le acque. Per questo S. Paolo dice: "Non vi siete accostati a un tangibile e acceso fuoco, né al turbine, né alla caligine, né alla tempesta".
Tuttavia durante la sua passione "il velo si squarciò", per indicare la rivelazione dei misteri della legge; "i sepolcri si aprirono", per indicare che con la sua morte avrebbe restituito la vita ai morti; "la terra tremò e le pietre si spezzarono", per indicare che i cuori umani, duri come le pietre, si sarebbero inteneriti, e che tutto il mondo in virtù della sua passione sarebbe stato mutato in meglio.
4. La moltiplicazione dei pani non avvenne per creazione (di nuova materia), bensì per aggiunta di materia estranea mutata in pane. Scrive infatti S. Agostino: "Come da pochi chicchi produce le messi, così ha moltiplicato cinque pani nelle sue mani". Ora, è evidente che la moltiplicazione dei chicchi nella messe avviene per una trasformazione di materia già esistente.