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Questione
43
I
miracoli di Cristo in generale
Veniamo ora a parlare dei miracoli di Cristo. Primo, in
generale; secondo, in particolare di ciascun genere di miracoli; terzo,
della sua trasfigurazione.
Sulla prima questione si pongono quattro quesiti:
1. Se Cristo
avesse dovuto fare miracoli; 2. Se li abbia fatti per virtù divina;
3. Quando cominciò a far miracoli; 4. Se la sua divinità sia stata
sufficientemente rivelata con i miracoli.
ARTICOLO
1
Se Cristo avesse dovuto far miracoli
SEMBRA che Cristo non avrebbe dovuto far miracoli. Infatti:
1. Ciò che Cristo faceva doveva concordare con quanto diceva.
Ora, egli, aveva detto: "Questa generazione malvagia e infedele
chiede un segno; ma non le sarà dato altro segno che quello del
Profeta Giona". Quindi non doveva far miracoli.
2. Cristo, come nella seconda venuta apparirà
"con grande potenza
e gloria"; così nella prima venuta è apparso nella debolezza,
secondo le parole di Isaia: "Uomo di dolori ed esperto nel soffrire". Ora, fare miracoli è segno, non di debolezza, ma di
potenza. Quindi non era conveniente che Cristo nella sua prima
venuta facesse miracoli.
3. Cristo è venuto per salvare gli uomini mediante la fede,
come dice l'Epistola agli Ebrei: "Tenendo lo sguardo fisso all'autore
e perfezionatore della fede, Gesù". Ma i miracoli diminuiscono
il merito della fede: come risulta dal rimprovero del
Signore: "Se non vedete segni e prodigi non credete". Dunque
Cristo non avrebbe dovuto far miracoli.
IN CONTRARIO: Il Vangelo attribuisce queste parole ai suoi
avversari: "Che facciamo, poiché quest'uomo fa molti miracoli?".
RISPONDO: Per due motivi Dio concede all'uomo di fare miracoli.
Primo e principalmente, per confermare la verità che uno
insegna. Poiché infatti le verità di fede superano le capacità della
ragione umana, non si possono provare con ragioni umane, ma
vanno provate con argomenti della potenza divina; cosicché per
il fatto che uno compie opere che solo Dio può fare, tutti credano
l'origine divina di quanto così viene affermato. Come quando uno
presenta delle lettere timbrate col sigillo reale, tutti credono che
quanto in esse è contenuto procede dalla volontà del re. - Secondo,
per dimostrare la presenza di Dio nell'uomo mediante la
grazia dello Spirito Santo: affinché cioè, facendo l'uomo le opere
di Dio, si creda che Dio abita in lui mediante la grazia. Ecco
perché S. Paolo scriveva ai Galati: "Chi vi concede lo Spirito ed
opera prodigi in voi".
Ora, a proposito di Cristo dovevano essere manifestate agli
uomini ambedue le cose: cioè che Dio era in lui per la grazia,
non di adozione, ma di unione; e che la sua dottrina soprannaturale
veniva da Dio. Quindi era sommamente opportuno per lui
fare miracoli. Di qui le sue parole: "Se non volete credere a me,
credete alle mie opere". E ancora: "Le opere che il Padre mi
ha dato di compiere, mi rendono testimonianza".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Le parole: "Non le sarà dato
altro segno che quello di Giona", secondo il Crisostomo, vanno
intese nel senso che in quel momento "essi non ricevettero il
segno che chiedevano", cioè "dal cielo"; e non che egli non diede
nessun segno. - Oppure nel senso che "faceva i miracoli, non per
coloro che egli conosceva duri di cuore, ma per convertire gli altri". Quindi i segni prodigiosi venivano fatti non in loro favore,
ma per gli altri.
2. Benché Cristo sia venuto
"nella debolezza del corpo",
manifestata dalle sue sofferenze, venne però anche "nella potenza di
Dio", che doveva manifestarsi nei miracoli.
3. I miracoli diminuiscono il merito della fede solo in quanto
così viene manifestata la durezza di cuore di coloro che non
vogliono credere agli argomenti della Scrittura, se non ci sono i
miracoli. Tuttavia anche per loro è meglio convertirsi alla fede
mediante i miracoli, piuttosto che restare nell'incredulità. Infatti
S. Paolo afferma che "i miracoli sono dati per gli infedeli", cioè
perché si convertano alla fede.
ARTICOLO
2
Se Cristo compisse i miracoli per virtù divina
SEMBRA che Cristo non compisse i miracoli per virtù divina.
Infatti:
1. La virtù divina è onnipotente. Ma non sembra che Cristo
fosse onnipotente nel far miracoli: dice infatti S. Marco che "egli
non poté fare lì", cioè nel suo paese, "alcun miracolo". Quindi
non sembra che abbia fatto miracoli per virtù divina.
2. Dio non prega. Cristo invece nel fare i miracoli talvolta
pregava: p. es., nella resurrezione di Lazzaro, e nella
moltiplicazione dei pani. Non sembra, dunque che abbia compiuto i
miracoli per virtù divina.
3. Ciò che vien fatto per virtù divina, non può esser fatto col
potere di nessuna creatura. Ma le cose che Cristo faceva potevano
esser fatte anche da qualche creatura: i Farisei infatti dicevano
che "Cristo scacciava i demoni per mezzo di Beelzebul, principe
dei demoni". Perciò non sembra che Cristo abbia compiuto
miracoli degni di Dio.
IN CONTRARIO: Il Signore ha detto:
"Il Padre, che dimora in
me, è lui che fa le opere".
RISPONDO: Come abbiamo già spiegato nella Prima Parte, i veri
miracoli possono essere compiuti soltanto per virtù divina, perché
soltanto Dio può mutare l'ordine della natura, e in ciò consiste
appunto il miracolo. Ecco perché il Papa S. Leone scrive che,
essendoci in Cristo due nature, "una" di esse, cioè quella divina,
"brilla per i miracoli; l'altra", cioè l'umana,
"soccombe alle
ingiurie"; e tuttavia "l'una agisce in comunicazione con l'altra": in
quanto cioè la natura umana è strumento dell'azione divina, e
l'azione umana riceve il potere dalla natura divina, secondo le
spiegazioni date sopra.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Le parole: "Non poté fare
lì alcun miracolo", non vanno riferite alla potenza di Dio assoluta,
ma a quanto si può fare in maniera opportuna; infatti non era
opportuno che egli facesse miracoli tra gente incredula. Di qui le
parole successive: "E si meravigliava della loro incredulità". In
senso analogo Dio così si esprime nella Genesi: "Non potrò celare
ad Abramo quello che sto per fare"; "Io non potrò far nulla
finché tu non sia arrivato là".
2. Il Crisostomo spiegando il passo di S. Matteo,
"Presi i cinque
pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, li benedisse e li spezzò",
dice: "Di Cristo bisognava credere che procedeva dal Padre e che
era uguale a lui. Quindi, per mostrare queste due verità, compiva
i miracoli ora col suo potere, ora pregando il Padre. In quelli
di minore importanza eleva gli occhi al cielo, p. es., nella moltiplicazione dei pani; in quelli di maggiore importanza, che sono
soltanto opera di Dio, agisce col proprio potere, p. es., rimettendo
i peccati e risuscitando i morti".
Il fatto poi che alla
resurrezione di Lazzaro
"egli alzò gli occhi
al cielo", non fu per la necessità di impetrare, ma per darci un
esempio. Di qui le parole che seguono: "L'ho detto per il popolo
che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato".
3. Cristo scacciava i demoni in diverso modo da come vengono
scacciati per virtù diabolica. Infatti per virtù dei demoni superiori
questi vengono espulsi dai corpi restando padroni dell'anima:
poiché il demonio non agisce contro il suo regno. Cristo invece
espelleva i demoni, non soltanto dal corpo, ma ancor più dall'anima. Ecco perché il Signore respinse la bestemmia dei giudei,
i quali affermavano che egli li scacciava per virtù dei demoni.
Primo, perché Satana non lotta contro se stesso. Secondo, adducendo l'esempio di altri che li scacciavano in virtù dello Spirito
di Dio. Terzo, perché egli non avrebbe potuto scacciarli, se non
li avesse già vinti con la potenza divina. Quarto, perché non
c'era niente in comune tra lui e Satana, sia nelle opere, che nei
loro effetti: poiché Satana cercava di disperdere ciò che Cristo
raccoglieva.
ARTICOLO
3
Se Cristo abbia cominciato a far miracoli mutando l'acqua in vino
alle nozze (di Cana)
SEMBRA che Cristo non abbia cominciato a far miracoli mutando
l'acqua in vino alle nozze (di Cana). Infatti:
1. Nel libro De
Infantia Salvatoris si legge che Cristo fece molti
miracoli nella sua infanzia. Ma Cristo aveva trenta o trentun anni, quando alle nozze mutò l'acqua in vino. Quindi non sembra
che abbia cominciato allora a far miracoli.
2. Cristo faceva i miracoli per virtù divina. Ora, questa era in
lui fin dal principio del suo concepimento: poiché da allora egli
era Dio e uomo. Dunque egli deve aver fatto miracoli fin da allora.
3. Cristo cominciò a raccogliere discepoli dopo il
battesimo e
la tentazione, come riferiscono S. Matteo e S. Giovanni. Ora, i
discepoli si unirono a lui soprattutto per i miracoli: S. Luca, p. es.,
narra come egli chiamò S. Pietro, stupefatto del miracolo della
pesca miracolosa. Sembra quindi che, prima del miracolo operato
alle nozze, ne abbia compiuti degli altri.
IN CONTRARIO: Nel Vangelo si legge:
"Questo fu il primo dei
miracoli, che Gesù fece in Cana di Galilea".
RISPONDO: I miracoli furono compiuti da Cristo per confermare
la sua dottrina, e per mostrare la virtù divina che era in lui.
Rispetto quindi al primo di tali scopi, egli non doveva far
miracoli prima d'iniziare l'insegnamento. E non doveva cominciare a
insegnare prima d'aver raggiunto l'età perfetta, come abbiamo
visto parlando del suo battesimo.
Rispetto al secondo, poi, egli doveva mostrare con i miracoli
la sua divinità in modo da non pregiudicare la realtà della sua
natura umana. Per questo motivo, come nota il Crisostomo, "opportunamente
egli non cominciò a far miracoli da bambino, altrimenti
avrebbero considerato l'incarnazione una semplice apparenza,
o l'avrebbero crocifisso prima del tempo".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. A commento delle parole di
Giovanni Battista, "Affinché egli sia manifestato ad Israele, io
venni a battezzare nell'acqua", il Crisostomo scrive: "È chiaro
che quei miracoli, che, secondo alcuni, Cristo avrebbe fatto nella
sua infanzia, sono menzogne e finzioni. Se infatti Cristo avesse
fatto miracoli da bambino, né Giovanni avrebbe potuto ignorarlo,
né il resto del popolo avrebbe avuto bisogno di un maestro che
glielo rivelasse".
2. La virtù divina operava in Cristo secondo che lo esigeva la
salvezza degli uomini, per il qual fine egli si era incarnato. Egli
quindi operò i miracoli per virtù divina in modo da non pregiudicare
la fede nella realtà della sua incarnazione.
3. Come nota S. Gregorio, ridonda a lode dei discepoli l'aver
seguito Cristo, "quando ancora non avevano visto nessun
miracolo". E il Crisostomo aggiunge che "i miracoli furono necessari
soprattutto quando i discepoli erano già adunati intorno a lui, lo
seguivano ed erano attenti a quanto faceva. Di qui le parole
evangeliche: E i suoi discepoli credettero in lui"; non nel senso
che cominciassero a credere allora, ma perché allora credettero "con più fermezza e perfezione". - Oppure, stando alla
spiegazione di S. Agostino l'evangelista chiama discepoli coloro "che
sarebbero diventati discepoli in seguito".
ARTICOLO 4
Se i miracoli operati da Cristo fossero in grado di manifestare la
sua divinità
SEMBRA che
i miracoli operati da Cristo non fossero in grado
di manifestare la sua divinità. Infatti:
1. È proprio di Cristo essere insieme Dio e uomo. Ma i miracoli
da lui operati sono stati fatti anche da altri. Dunque essi
non erano in grado di dimostrare la sua divinità.
2. Non esiste un potere più grande di quello della divinità. Ma
alcuni fecero miracoli più grandi di quelli di Cristo, come si rileva
dalle sue parole: "Chi crede in me, compirà anche lui le opere
che io faccio, anzi ne farà delle maggiori". Quindi i miracoli
operati da Cristo non valevano a provare la sua divinità.
3. Il particolare non basta a dimostrare l'universale. Ma ogni
miracolo di Cristo fu un fatto particolare. Quindi nessuno di essi
è in grado di provare la divinità di Cristo, il quale ha un potere
universale su tutte le cose.
IN CONTRARIO: Il Signore ha detto:
"Le opere stesse che il
Padre mi ha dato da compiere mi rendono testimonianza".
RISPONDO: I miracoli fatti da Cristo erano in grado di
manifestare la sua divinità per tre ragioni. Primo, per le opere stesse,
le quali superavano ogni capacità creata, e quindi non potevano
essere compiute che dalla virtù di Dio. Ecco perché il cieco
guarito diceva: "Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire
che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se questi non
fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla".
Secondo, per il modo come egli compiva i miracoli: poiché li
faceva per autorità propria, non già ricorrendo come gli altri alla
preghiera. Nel Vangelo infatti si legge che "da lui usciva una
virtù che guariva tutti". Questo dimostra, dice S. Cirillo, che "operava non per virtù altrui; ma
essendo egli Dio per natura,
mostrava il proprio potere sugli infermi. E per questo operava
innumerevoli miracoli". Ecco perché spiegando quel testo
evangelico, "con la parola cacciò gli spiriti e guarì tutti i malati", il
Crisostomo scrive: "Considera l'immensa moltitudine di
guarigioni che passano in rassegna gli Evangelisti, senza fermarsi a raccontare ogni guarigione, ma mettendoti davanti con poche parole
un oceano ineffabile di miracoli". E in tal modo (Gesù) mostrava
di avere una virtù uguale a quella di Dio Padre, secondo le sue
stesse parole: "Tutte le cose che fa il Padre, le fa allo stesso
modo anche il Figlio"; e ancora: "Come il Padre risuscita i morti
e li fa vivere, così pure il Figlio fa vivere quelli che vuole".
Terzo, per la dottrina stessa che insegnava, con la quale
dichiarava di essere Dio: se essa infatti non fosse stata vera, non avrebbe
potuto essere confermata dai miracoli, compiuti solo per virtù
divina. Di qui le parole evangeliche: "Che nuova dottrina è
questa? Egli comanda con autorità agli spiriti immondi, e gli ubbidiscono!".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Questa era l'obiezione di certi
pagani. Ed ecco come ne parla S. Agostino: "Essi dicono che
nessun miracolo è stato tale da rivelare così eccelsa maestà. Perché
la esorcizzazione degli ossessi", cioè l'espulsione dei demoni, "la
guarigione degli infermi, la resurrezione dei morti, e altre cose
simili, per Dio sono poca cosa". A ciò il Santo risponde: "Ammettiamo
anche noi che i profeti hanno fatto tali opere. Però
Mosè stesso e gli altri profeti profetizzarono il Signore Gesù e
altamente lo glorificarono. Egli volle compiere opere simili alle
loro, affinché non sembrasse assurdo, qualora non le avesse
compiute lui stesso, che egli era l'autore di quanto questi altri
avevano fatto. Però volle fare anche qualcosa di proprio: nascere
cioè da una Vergine, risorgere dai morti e ascendere al cielo. Se
uno pensa che questo è poco per Iddio, non so che cosa vuole
di più. Doveva forse, una volta diventato uomo, creare un nuovo
mondo, per far credere che egli è colui per il quale il mondo è
stato creato? Ma in questo non avrebbe potuto farne né uno più
grande né uno uguale a quello esistente: che se ne avesse fatto
un altro più piccolo, ciò sarebbe stato considerato troppo poco".
Del resto le stesse opere fatte dagli altri, Cristo le ha fatte in
maniera più eccellente. Ecco perché, nel commentare le parole
del Signore, "Se non avessi fatto tra loro opere che nessun altro
mai fece, ecc.", S. Agostino scrive: "Nelle opere di Cristo nessuna
sembra maggiore della resurrezione dei morti: che tuttavia fu
compiuta anche dagli antichi profeti. Cristo però fece qualcosa
che non aveva fatto nessun altro. Ci potrebbero rispondere che
anche altri fecero qualche cosa che né lui né altri fecero. Guarire
però con tanta virtù miserie tanto numerose e malattie e sofferenze dei mortali, non troviamo che l'abbia fatto nessuno degli
antichi profeti. Senza contare che guariva tutti col solo comando,
come gli si presentavano. S. Marco riferisce: "Dappertutto dove
giungeva, in villaggi, città e borgate, la gente metteva i malati
sulle piazze e lo pregava di lasciarsi toccare anche solo il lembo
della veste. E tutti quelli che lo toccavano, erano guariti". Questo
nessun altro lo fece su di essi. Giacché in tal senso va presa
l'espressione "in essi": non "tra di essi" o "davanti ad essi",
ma "in essi", perché in loro egli compì la guarigione. Del resto
nessun altro, che abbia compiuto tali opere, le ha compiute in
essi: perché qualunque uomo le abbia compiute, le ha fatte perché
egli operava per mezzo suo. Queste invece le compiva da sé,
senza il concorso di nessuno".
2. S.
Agostino, spiegando quelle parole, si domanda:
"Che cosa
sono queste opere maggiori", riservate a quelli che avrebbero creduto in lui? "Forse che al loro passaggio, la loro ombra soltanto
avrebbe operato la guarigione? È infatti più straordinario che
guarisca l'ombra che il lembo della veste. Tuttavia quando Cristo
diceva queste cose, intendeva parlare delle opere e degli effetti
prodotti dalle sue parole. Quando infatti disse, "Il Padre che è
in me fa queste opere", a quali opere si riferiva se non a quelle
di cui stava parlando? Ora, il frutto delle sue parole era la fede
dei discepoli. Ebbene con la predicazione dei discepoli non si
sarebbero convertite poche persone, quali erano essi (convertiti
direttamente da Cristo), ma tutte le genti. E quel tale ricco non
se ne partì da lui triste? E tuttavia ciò che quegli non aveva
fatto per invito diretto del Signore, in seguito fecero molti per
le parole dei discepoli. Ecco dunque come (il Signore) fece di più
con la predicazione di coloro che credettero in lui, che parlando
egli stesso a chi lo ascoltava.
Resta tuttavia una difficoltà, che cioè queste opere maggiori
le fece per mezzo degli Apostoli. Ma con le parole, "Chi crede
in me", non indicava soltanto loro. Ascolta bene: "Chi crede
in me, compirà anche lui le opere che io faccio". Prima le faccio
io, e poi lui; perché io farò in modo che le faccia lui. Di che
opere si tratta se non della giustificazione dell'empio? Questo
certamente lo fa Cristo in lui, ma non senza di lui. Oserei dire
che quest'opera è maggiore che la creazione del cielo e della terra:
infatti "il cielo e la terra passeranno", ma la salvezza e la
giustificazione degli empi resterà. - Però gli angeli del cielo sono opera
di Cristo. Chi coopera con Cristo alla propria giustificazione, fa
forse opera maggiore di quella? Giudichi chi può se sia opera più
grande creare i giusti, o giustificare gli empi. Certo, se ambedue
le cose esigono un potere uguale, la seconda è dovuta a una
misericordia più grande.
Però nelle parole,
"ne farà delle maggiori", non è necessario
includere tutte le opere di Cristo. Forse egli si riferiva a quelle
che stava facendo in quel momento. Allora infatti proferiva parole
di fede. E certamente predicare parole di giustizia, cosa
che fece senza di noi, è inferiore alla giustificazione dell'empio,
che egli opera in noi non senza che operiamo anche noi".
3. Quando una data opera è propria di un determinato agente,
essa è in grado di provare tutta la capacità di quell'agente: la
capacità di ragionare, p. es., essendo propria dell'uomo, dal fatto
che uno ragiona su qualunque argomento particolare, se ne deduce
che egli è un uomo. Allo stesso modo, essendo proprietà di Dio
far miracoli per virtù propria, qualunque miracolo compiuto da
Cristo per virtù propria basta a provare che egli è Dio.
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