Il Santo Rosario
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Questione 42

L'insegnamento di Cristo

Passiamo ora a considerare l'insegnamento di Cristo.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se Cristo avesse dovuto predicare soltanto ai giudei, oppure anche ai gentili; 2. Se predicando avrebbe dovuto evitare il turbamento dei giudei; 3. Se avesse dovuto predicare pubblicamente, oppure di nascosto; 4. Se avesse dovuto insegnare solo con la parola, o anche con gli scritti.

Del tempo poi in cui cominciò a insegnare abbiamo già parlato sopra trattando del suo battesimo.

ARTICOLO 1

Se Cristo avesse dovuto predicare soltanto ai giudei, o anche ai gentili

SEMBRA che Cristo avrebbe dovuto predicare non soltanto ai giudei, ma anche ai gentili. Infatti:
1. Isaia dice: "È poco che tu sia il mio servo per far risorgere le tribù di Gìacobbe e far tornare i superstiti d'Israele: io ti costituirò luce alle genti, perché tu sia la mia salvezza fino ai confini della terra". Ora, Cristo ha portato la luce e la salvezza col suo insegnamento. Quindi la predicazione di Cristo fu troppo scarsa limitandosi ai giudei, escludendo i gentili.

2. Come dice S. Matteo, (Cristo) "ammaestrava come uno che ha autorità". Ora, la capacità d'insegnare risulta di più nell'istruire coloro che non hanno nessuna istruzione, com'erano appunto i gentili; infatti S. Paolo ha scritto: "Così ho annunziato il Vangelo, non là dove il nome di Cristo era già conosciuto, affinché non avessi a costruire sul fondamento posto da altri". A maggior ragione Cristo doveva predicare più ai gentili che ai giudei.
3. È più utile istruire molti che uno solo. Ma Cristo istruì alcuni gentili: p. es., la Samaritana e la Cananea. Sembra perciò che Cristo a maggior ragione avrebbe dovuto predicare alla massa dei gentili.

IN CONTRARIO: Il Signore stesso dichiara: "Non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d'Israele". Ma S. Paolo scrive: "In che modo potranno predicare, se non sono mandati?". Dunque Cristo non doveva predicare ai gentili.

RISPONDO: Era conveniente che la predicazione di Cristo, come quella degli Apostoli, da principio fosse rivolta ai soli giudei. Primo, per mostrare che con la sua venuta si attuavano le promesse fatte dall'antichità agli ebrei, e non ai gentili. Ecco perché S. Paolo scrive: "Dico che Cristo si è fatto ministro dei circoncisi", cioè apostolo e predicatore dei giudei, "per dimostrare la veracità di Dio nel compiere le promesse fatte ai Padri".
Secondo, per dimostrare che egli veniva da Dio. Infatti "tutto ciò che viene da Dio, è bene ordinato", dice S. Paolo. Ora, il retto ordine esigeva che l'insegnamento di Cristo fosse proposto prima ai giudei, data la loro maggiore vicinanza a Dio nella fede e nel culto dell'unico Dio, e per mezzo di essi fosse trasmesso ai pagani: cioè come nella stessa gerarchia celeste le illuminazioni divine giungono agli angeli inferiori per mezzo di quelli superiori. Ecco perché S. Girolamo, commentando quel passo di S. Matteo, "Non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d'Israele", afferma: "Non dice che non è stato inviato ai pagani; ma che prima è stato inviato a Israele". Di qui le parole di Isaia: "Manderò alcuni degli scampati", cioè dei giudei, "verso le genti, e annunzieranno loro la mia gloria".
Terzo, per togliere ai giudei il pretesto d'infamarlo. Ecco perché S. Girolamo commentando le parole evangeliche, "Non andate tra i gentili", spiega: "Era necessario che la venuta di Cristo fosse manifestata prima di tutto ai giudei, affinché non avessero scuse col dire che essi avevano respinto il Signore, perché aveva inviato gli Apostoli ai gentili e ai samaritani".
Quarto, perché Cristo ha voluto meritare il potere e il dominio su tutte le genti vincendo mediante la croce. Per questo nell'Apocalisse si legge: "A colui che vincerà darò l'autorità sopra le genti, come anch'io l'ho ricevuta dal Padre mio". E S. Paolo dice che essendosi (Cristo) "fatto ubbidiente fino alla morte di croce, per questo Iddio lo esaltò, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio e ogni lingua lo riconosca". Ecco perché prima della sua passione non volle che la sua dottrina fosse predicata ai gentili; ma dopo la passione disse ai suoi discepoli: "Andate e insegnate a tutte le genti". Per questo motivo, come si legge in S. Giovanni, all'avvicinarsi della sua passione, volendo alcuni pagani vedere Gesù, egli rispose: "Se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto". E S. Agostino spiega: "Era egli stesso il grano chiamato a morire per l'infedeltà dei giudei, e a moltiplicarsi per la fede dei popoli".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Cristo fu luce e salvezza delle genti per mezzo dei suoi discepoli, che egli mandò a predicare tra i gentili.
2. Non si dimostra un potere minore, bensì maggiore nel compiere qualche cosa per mezzo di altri e non da se stessi. Perciò il potere divino di Cristo si è mostrato nella maniera più convincente, nel fatto che egli comunicò ai suoi discepoli tale efficacia nell'insegnare, da convertire a Cristo i gentili i quali niente avevano udito di lui.
Il potere di Cristo nell'insegnare si rileva sia dai miracoli, con i quali confermava il suo insegnamento; sia dall'efficacia persuasiva; sia dall'autorità nel parlare, perché predicava come uno che ha il dominio sulla legge: "Io però vi dico"; sia finalmente dalla rettitudine che mostrava nella sua condotta, vivendo senza peccato.
3. Cristo, come da principio non doveva trasmettere il suo insegnamento indistintamente a tutti i gentili, per mostrarsi quale inviato ai giudei, popolo primogenito, così neppure doveva respingere del tutto i gentili, per non togliere loro la speranza della salvezza. Ecco perché alcuni gentili furono da lui accolti, avuto riguardo all'eccellenza della loro particolare fede e devozione.

ARTICOLO 2

Se Cristo avesse dovuto predicare ai giudei senza urtarli

SEMBRA che Cristo avrebbe dovuto predicare ai giudei senza urtarli. Infatti:
1. S. Agostino dice che "nell'umanità di Gesù Cristo si presentò come modello della nostra vita il Figlio di Dio". Ora, noi dobbiamo evitare di offendere, non solo i fedeli, ma anche gli infedeli, come dice S. Paolo: "Non siate d'inciampo né ai giudei né ai gentili né alla Chiesa di Dio". Quindi anche Cristo, predicando, avrebbe dovuto evitare di urtarsi con i giudei.

2. Il saggio non deve far niente che possa compromettere l'efficacia della sua opera. Ma urtando col suo insegnamento i giudei, Cristo impediva l'efficacia del suo insegnamento. Dice infatti S. Luca che, siccome il Signore rimproverava gli scribi e i Farisei, "questi incominciarono ad essergli fieramente avversi e cercavano di farlo parlare su molte questioni, tendendogli insidie, per sorprendere qualche parola dalla sua bocca su cui accusarlo". Perciò non era conveniente che egli li urtasse col suo insegnamento.
3. Dice S. Paolo: "Non riprendere con asprezza chi è vecchio, ma esortalo come un padre". Ora, i sacerdoti e i capi dei giudei erano gli anziani di quel popolo. Perciò non dovevano essere rimproverati duramente.

IN CONTRARIO: Isaia aveva predetto, che Cristo sarebbe stato "sasso d'inciampo e pietra di scandalo per tutte e due le case d'Israele".

RISPONDO: La salvezza del popolo va preferita alla pace di qualunque individuo. Perciò quando qualcuno, per la sua malizia, impedisce la salvezza del popolo, il predicatore o il maestro non deve aver paura di urtarlo nel provvedere al bene della moltitudine. Ora, gli scribi, i Farisei e i capi dei giudei con la loro malvagità ostacolavano gravemente la salvezza del popolo: sia opponendosi all'insegnamento di Cristo, che solo poteva conferirla; sia guastando la vita del popolo con i loro cattivi costumi. Per questo il Signore senza curarsi del loro scandalo, insegnava pubblicamente la verità, da essi odiata, e rimproverava i loro vizi. Ecco perché il Signore, agli Apostoli i quali gli dicevano, "Sai che i Farisei, udita la tua parola, si sono scandalizzati?", rispose: "Lasciateli. Son ciechi e guide di ciechi. Ma se un cieco guida un altro cieco, tutti e due vanno a finire nella fossa".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'uomo non deve essere d'inciampo a nessuno, nel senso che non deve essere occasione di danno a nessuno con azioni o parole meno buone. "Se però lo scandalo viene dalla verità", nota S. Gregorio, "bisogna sopportare piuttosto lo scandalo, che abbandonare la verità".
2. Rimproverando pubblicamente gli scribi e i Farisei, Cristo non impedì ma promosse l'efficacia del suo insegnamento; poiché, mentre i loro vizi diventavano evidenti al popolo, questo si lasciava distaccare sempre meno da Cristo per le parole degli scribi e dei Farisei, i quali ne avrebbero sempre avversato l'insegnamento.
3. Quell'ammonizione di S. Paolo va intesa degli anziani, che sono tali non solo per età o per autorità, ma anche per onestà di vita, conforme a quanto dice la Scrittura: "Adunami settanta fra gli anziani d'Israele, che tu conosci come persone mature del popolo". Se però costoro volgono il prestigio dell'anzianità a strumento di malizia, peccando pubblicamente, vanno rimproverati apertamente e con durezza; come del resto fece anche Daniele: "Vecchio incallito nel male, ecc.".

ARTICOLO 3

Se Cristo avesse dovuto insegnare tutto pubblicamente

SEMBRA che Cristo non avrebbe dovuto insegnare tutto pubblicamente. Infatti:
1. Si legge che egli disse molte cose ai discepoli da soli: p. es., nel discorso dell'ultima cena. Di qui il suo comando: "Quello che vi è stato detto all'orecchio, predicatelo sui tetti". Quindi non insegnò tutto in pubblico.
2. Le profondità della sapienza non vanno esposte che ai perfetti, come dice S. Paolo: "Parliamo di sapienza tra i perfetti". Ora, l'insegnamento di Cristo conteneva la più profonda sapienza. Perciò non doveva essere comunicata alla massa imperfetta.
3. Nascondere una verità con un parlare oscuro è come nasconderla col silenzio. Ora, Cristo occultava alle turbe la verità da lui predicata con parole oscure; poiché "non parlava loro che in parabole". Poteva dunque occultarla anche col silenzio.

IN CONTRARIO: Il Signore stesso ha affermato: "Niente ho detto in segreto".

RISPONDO: Una dottrina puo restare segreta in tre modi. Primo, per volontà dell'insegnante, il quale non intende manifestarla alla gente, ma piuttosto occultarla. E ciò può avvenire per due motivi. Primo, per gelosia, non volendo egli comunicare agli altri la propria scienza, per non compromettere la propria eccellenza. Ciò non ebbe luogo in Cristo, cui vanno attribuite le parole: "Come lealmente l'imparai, così senza invidia la comunico e non ne nascondo la ricchezza".
Talora questo può avvenire per la cattiveria di ciò che s'insegna. S. Agostino dice che "ci sono certi mali che nessun pudore umano può sopportare". Ecco perché alle dottrine degli eretici vanno attribuite le parole della Scrittura: "Le acque furtive sono più dolci". Ma la dottrina di Cristo "non si basa né sull'errore, né sulla disonestà". Di qui le parole del Signore: "Viene forse portata la lampada", cioè la dottrina vera e onesta, "per essere posta sotto il moggio?".
Secondo, una dottrina resta occulta in quanto è riservata a pochi. In questo modo Cristo niente insegnò di nascosto; perché propose il suo insegnamento, o a tutto il popolo, o a tutti i discepoli riuniti insieme. S. Agostino infatti ha scritto: "Come si può dire che parla di nascosto chi parla davanti a tanti uomini? Soprattutto poi se parla a pochi mediante i quali vuole che ciò che dice sia trasmesso a tutti?".
Terzo, un insegnamento può essere occulto per la maniera con cui lo si insegna. In questo senso, Cristo nascondeva qualcosa alle turbe, servendosi di parabole per annunziare loro i misteri spirituali, che gli uditori non erano capaci o degni di capire. Tuttavia per loro era meglio sentir parlare della dottrina spirituale in questo modo sotto il velo delle parabole, che esserne privati del tutto. Il Signore spiegava chiaramente il significato di queste parabole ai discepoli, mediante i quali sarebbe passato agli altri ormai idonei a comprenderlo; conforme cioè a quanto dice S. Paolo a Timoteo: "Ciò che hai udito da me alla presenza di molti testimoni, confidalo a uomini fidati, capaci d'insegnarlo ad altri". Ciò era stato prefigurato nel libro dei Numeri, dove viene ordinato ai figli di Aronne di coprire i vasi sacri, che i Leviti dovevano portare così velati.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Ilario così spiega le parole suddette: "Non si legge che il Signore usasse predicare di notte, né che proponesse il suo insegnamento tra le tenebre: ma dice questo, perché il suo parlare per gli uomini carnali è tenebra, e la sua parola è notte per chi non crede. Perciò, quanto egli ha detto va predicato tra gli infedeli con libera professione di fede".
Oppure, si può dire con S. Girolamo che quel comando ha un valore relativo, poiché "egli insegnò loro nella Giudea, in una piccola regione" rispetto a tutto il mondo, dove l'insegnamento di Cristo doveva essere diffuso per mezzo degli Apostoli.

2. Il Signore non solo non rivelò tutta la profondità della sua dottrina alle turbe, ma neppure agli Apostoli, ai quali disse: "Molte cose avrei ancora da dirvi, ma per ora non ne siete capaci". Tuttavia egli manifestò apertamente e non di nascosto quanto della sua sapienza considerò opportuno comunicare agli altri; benché non tutti lo capissero. Di qui la spiegazione di S. Agostino: "Quando il Signore disse: "Io ho parlato in pubblico al mondo"; è come se avesse detto: "Molti mi hanno udito". E tuttavia non l'aveva fatto apertamente, perché non l'avevano capito".
3. Il Signore parlava in parabole alle turbe, perché queste, come è stato detto, non erano né capaci né degne di ricevere la verità nuda e cruda, che invece esponeva ai discepoli.
Le parole poi "non parlava loro che in parabole", secondo il Crisostomo, vanno riferite solo a quel discorso; perché altre volte aveva parlato alle turbe anche senza parabole. - Oppure, come spiega S. Agostino, egli disse così, "non perché non parlava mai in senso proprio; ma perché quasi mai trattò un argomento senza servirsi di qualche parabola, benché nel discorso dicesse qualcosa anche in senso proprio".

ARTICOLO 4

Se Cristo avesse dovuto mettere in iscritto il suo insegnamento

SEMBRA che Cristo avrebbe dovuto mettere in iscritto il suo insegnamento. Infatti:
1. La Scrittura è stata inventata proprio per tramandare al futuro gli insegnamenti. Ora gli insegnamenti di Cristo dovevano durare in eterno, come dice S. Luca: "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno". Quindi Cristo avrebbe dovuto mettere in iscritto i suoi insegnamenti.

2. La legge antica fa la prefigurazione di Cristo, come dice S. Paolo: "La legge possiede un'ombra dei beni futuri". Ma la legge antica fu scritta da Dio, come si legge: "Ti darò due tavole di pietra, con la legge e i comandamenti che io ho scritto". Perciò anche Cristo avrebbe dovuto scrivere il suo insegnamento.
3. Cristo, il quale era venuto "per illuminare coloro che giacciono nelle tenebre e nell'ombra di morte", come dice S. Luca, aveva il compito di togliere le occasioni di errore e di aprire la via alla fede. Ma egli scrivendo avrebbe fatto proprio questo. S. Agostino infatti dice che "alcuni si meravigliano perché il Signore non ha scritto nulla, cosicché è necessario credere a coloro che hanno scritto di lui. E se lo domandano soprattutto quei pagani, i quali non osano incolpare o bestemmiare Cristo, e gli attribuiscono la massima sapienza, limitandosi a considerarlo un uomo. E dicono che i suoi discepoli gli attribuiscono più di quello che egli è, tanto da considerarlo Figlio di Dio e Verbo di Dio, per il quale sono state fatte tutte le cose". E aggiunge: "Sembra che costoro siano pronti a credere ciò che di sé avrebbe scritto lui stesso; ma non quello che altri, di loro arbitrio, hanno scritto di lui". Sembra quindi che Cristo stesso avrebbe dovuto mettere in iscritto il suo insegnamento.

IN CONTRARIO: Nel Canone della Scrittura non c'è nessun libro scritto da lui.

RISPONDO: Era conveniente che Cristo non scrivesse i suoi insegnamenti. Primo, per la sua dignità. Perché più eccellente è il maestro e più eccellente deve essere il modo d'insegnare. Perciò a Cristo, maestro supremo, competeva d'imprimere il suo insegnamento nel cuore dei suoi uditori. Ecco perché nel Vangelo si legge che "egli li ammaestrava come uno che ha autorità". Anche tra i pagani, del resto Pitagora e Socrate, eminentissimi maestri, non vollero scrivere niente. Gli scritti infatti hanno lo scopo d'imprimere la dottrina nel cuore degli uditori.
Secondo, per la sublimità della dottrina di Cristo, la quale non può essere contenuta in uno scritto, secondo l'espressione di S. Giovanni: "Ci sono molte altre cose che ha fatto Gesù, le quali, se fossero scritte ad una ad una, il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che si dovrebbero scrivere". E S. Agostino commenta: "Non si deve intendere che lo spazio materiale del mondo non sarebbe sufficiente, ma piuttosto che non sarebbe capace di comprenderli la totalità dei lettori". Ora, se Cristo avesse messo in iscritto la sua dottrina, gli uomini avrebbero pensato di misurarne l'altezza solo dai suoi scritti.
Terzo, perché il suo insegnamento arrivasse a tutti con un certo ordine: egli cioè insegnò direttamente ai suoi discepoli, e questi a tutti gli altri uomini con la parola e con gli scritti. Se invece egli avesse scritto, avrebbe trasmesso a tutti direttamente il suo insegnamento. Ecco perché della Sapienza si legge che "per invitare alla città alta mandò le sue ancelle".
Bisogna però tener presente che, come dice S. Agostino, alcuni pagani credevano che Cristo avesse scritto alcuni libri di magia, di cui si sarebbe servito per operare miracoli: ma queste sciocchezze sono condannate dalla dottrina cristiana. "Tuttavia costoro i quali affermano d'aver letto quei libri scritti da Cristo, non riescono a fare le meraviglie che Cristo avrebbe compiuto con essi. Anzi per un castigo di Dio essi erroneamente intitolano tali libri come se fossero indirizzati ai santi Pietro e Paolo in forma epistolare, avendoli visti raffigurati più volte nelle pitture insieme a Cristo. Niente di strano che si siano fatti ingannare da tali dipinti. Ora, finché Cristo visse nella sua vita mortale, S. Paolo non fu certo suo discepolo".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. A detta di S. Agostino, "Cristo è capo di tutti i suoi discepoli come la testa rispetto alle membra. Quindi avendo essi scritto ciò che egli loro mostrò e disse, non si può dire che egli non abbia scritto. Infatti le sue membra scrivevano come sotto dettatura ciò che avevano conosciuto dal loro capo. Tutto ciò che egli volle che noi leggessimo della sua vita e del suo insegnamento, comandò loro di scriverlo, come fossero le proprie mani".
2. Era giusto che l'antica legge, come era stata data sotto figure sensibili, così fosse anche scritta con segni sensibili. Ma la dottrina di Cristo, che è "Legge dello Spirito di vita", doveva essere scritta, "non con l'inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di carne, cioè nei cuori", come si esprime l'Apostolo.
3. Coloro i quali non hanno creduto agli scritti degli Apostoli su Cristo, non avrebbero creduto neppure se avesse scritto lui stesso, attribuendone i miracoli alla magia.