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Questione
40
Il
modo di vivere di Cristo
Dopo aver considerato l'ingresso di Cristo nel mondo, ossia
l'inizio della sua vita, rimane da vedere tutto il seguito di essa.
Esamineremo quindi: primo, il suo modo di vivere; secondo, la
sua tentazione; terzo, il suo insegnamento; quarto, i suoi miracoli.
Sul primo argomento si pongono quattro quesiti:
1. Se Cristo
avesse dovuto vivere una vita solitaria o stare in mezzo agli
uomini; 2. Se avesse dovuto condurre una vita di austerità nel mangiare, nel bere e vestire, oppure vivere come gli altri; 3. Se avesse
dovuto vivere poveramente, oppure nelle ricchezze e tra gli onori;
4. Se avesse dovuto vivere conforme alla legge.
ARTICOLO
1
Se Cristo avesse dovuto vivere in mezzo agli uomini o
condurre una vita solitaria
SEMBRA che Cristo avrebbe dovuto vivere una vita solitaria, e
non in mezzo agli uomini. Infatti:
1. Era necessario che Cristo mostrasse nella sua vita di essere
non solo uomo, ma anche Dio. Ma a Dio non si addice di vivere
con gli uomini. Dice infatti Daniele: "... eccetto gli dei, che non
abitano in mezzo agli uomini"; e per Aristotele chi vive solo "è o una
bestia", se fa ciò per crudeltà, "oppure un
dio", se lo
fa per attendere alla contemplazione della verità. Non era dunque
conveniente che Cristo vivesse in mezzo agli uomini.
2. Cristo, durante la sua vita mortale, doveva vivere nella
maniera più perfetta. Ora la vita più perfetta è quella contemplativa,
come abbiamo visto nella Seconda Parte. E per la vita contemplativa
è richiesta soprattutto la solitudine, secondo le parole di
Osea: "La condurrò nella solitudine, e parlerò al suo cuore".
Quindi Cristo doveva condurre una vita solitaria.
3. La vita di Cristo doveva essere uniforme, affinché in lui
apparisse sempre ciò che è più perfetto. Ma Cristo talvolta andava
in cerca di luoghi solitari, per sfuggire la folla. Di qui le parole
di Remigio: "Troviamo scritto che il Signore possedeva tre rifugi,
cioè la barca, la montagna e il deserto; e in qualcuno di essi egli
si rifugiava ogni qualvolta si sentiva pressato dalle turbe".
Dunque avrebbe dovuto condurre vita solitaria.
IN CONTRARIO: Il profeta Baruc aveva scritto:
"Allora apparve
sulla terra ed è vissuto tra gli uomini".
RISPONDO: Il modo di vivere di Cristo doveva essere quello
più conforme al fine dell'incarnazione, per il quale egli era venuto
nel mondo. Ora egli è venuto prima di tutto, a rivelare la verità,
come disse egli stesso: "Per questo io sono nato, e per questo
son venuto nel mondo, a rendere testimonianza alla verità". Perciò
egli doveva non nascondersi nella solitudine, ma manifestarsi
e predicare in pubblico. Ecco perché diceva a quelli che volevano
trattenerlo con loro: "È necessario che io annunzi la buona novella
del regno di Dio anche ad altre città, perché appunto per
questo sono stato mandato".
Secondo, è venuto per liberare gli uomini dal peccato, come dice
S. Paolo: "Cristo Gesù è venuto in questo mondo a salvare i peccatori".
Ecco perché, come nota il Crisostomo, "benché Cristo
avesse potuto attrarre tutti a sé e far loro sentire la sua
predicazione, stando fermo sempre nel medesimo luogo; tuttavia non lo
fece, per darci l'esempio di come dobbiamo muoverci e andare
in cerca di coloro che periscono, come fa il pastore in cerca della
pecora smarrita, e il medico con l'infermo".
Terzo, è venuto
"affinché per mezzo di lui, potessimo accedere
a Dio". Ora, per questo era necessario che egli infondesse negli
uomini la fiducia di avvicinarsi a lui, vivendo familiarmente tra
loro. Leggiamo infatti nel Vangelo: "Mentre Gesù era a mensa,
ecco che molti pubblicani e peccatori vennero a mettersi a tavola
con lui e con i suoi discepoli". E S. Girolamo spiega: "Avevano
visto un pubblicano convertirsi a una vita migliore ottenendo
misericordia; perciò anch'essi non disperarono".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Cristo volle manifestare la sua
natura divina mediante l'umana. Quindi, vivendo tra altri uomini,
il che è proprio dell'uomo, manifestò a tutti la divinità con la
predicazione, con i miracoli e vivendo una vita innocente e santa
in mezzo agli uomini.
2. Come abbiamo visto nella Seconda Parte, di suo la vita
contemplativa è superiore a quella attiva occupata in attività
materiali. Ma la vita attiva, con la quale uno, predicando e insegnando, comunica agli altri le verità contemplate è più perfetta della
vita in cui si contempla soltanto, perché essa presuppone la
sovrabbondanza della contemplazione. Ecco perché Cristo scelse
questo genere di vita.
3.
"L'agire di Cristo è un insegnamento per noi". Quindi, per
dare l'esempio ai predicatori, i quali non devono farsi sempre
vedere in pubblico, il Signore talvolta si allontanava dalla folla.
E faceva così per tre motivi. Talvolta per prendere un po' di
riposo fisico. Cosicché leggiamo in S. Marco che il Signore disse
ai discepoli: "Venite in disparte in un luogo solitario, e riposatevi
un poco. Poiché erano molti quelli che venivano e andavano,
sicché non avevano il tempo neppure di mangiare". - Altre volte,
per pregare, come dice S. Luca: "In quei giorni, Gesù si recò sul
monte a pregare, e trascorse tutta la notte in orazione a Dio".
E S. Ambrogio commenta: "Col suo esempio ci istruisce sui precetti
delle virtù". - Altre volte poi, per insegnarci a fuggire il
favore degli uomini. Ecco perché il Crisostomo spiegando le parole
evangeliche, "Gesù veduta la folla, salì sul monte",
commenta: "Trattenendosi non in città né sulla piazza, ma nella
solitudine del monte, voleva insegnarci a non far niente con
ostentazione, e a tenerci lontani dai rumori, soprattutto quando si
richiede di trattare cose necessarie alla salvezza".
ARTICOLO
2
Se Cristo in questo mondo avesse dovuto condurre una vita austera
SEMBRA che Cristo in questo mondo avrebbe dovuto condurre
una vita austera. Infatti:
1. Cristo ha predicato la perfezione della vita più di Giovanni.
Ma questi condusse una vita austera, per spingere gli uomini alla
perfezione col suo esempio; infatti nel Vangelo si legge: "Giovanni
aveva una veste di peli di cammello e una cintura di cuoio
ai fianchi, e si nutriva di locuste e di miele selvatico"; e il
Crisostomo commenta: "Era straordinario vedere tanta resistenza in
un corpo umano; e questo soprattutto attirava i giudei". Sembra
quindi che Cristo avrebbe dovuto condurre una vita anche più
austera.
2. L'astinenza è ordinata alla continenza; in Osea infatti si
legge: "Mangeranno senza mai saziarsi; e quindi fornicheranno
senza interruzione". Ma Cristo conservò la continenza e la inculcò
agli altri, secondo le parole evangeliche: "Ci sono degli eunuchi
che si sono fatti tali da sé in vista del regno dei cieli. Chi può
comprendere, comprenda". Quindi sembra che Cristo, nella sua
persona e nei suoi discepoli, avrebbe dovuto vivere una vita austera.
3. È ridicolo che uno cominci una vita di sacrificio e poi se ne
allontani; poiché gli si potrebbe applicare il motto
evangelico: "Costui ha cominciato a fabbricare, ma non ha potuto finire".
Ora, Cristo, dopo il battesimo prese a vivere una vita austerissima,
ritrovandosi a digiunare nel deserto "per quaranta giorni
e quaranta notti". Perciò non era ragionevole che dopo tanto
rigore tornasse alla vita comune.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"È venuto il Figlio dell'Uomo, che
mangia e beve".
RISPONDO: Era conforme allo scopo dell'incarnazione che Cristo
non conducesse vita solitaria, ma che vivesse con gli uomini.
Ora, per chi vive insieme ad altri la cosa più opportuna è che si
conformi a loro nel modo di vivere, secondo le parole di S. Paolo: "Mi son fatto tutto a
tutti". Perciò era convenientissimo che
Cristo nel mangiare e nel bere si regolasse come gli altri. Ecco
perché S. Agostino contro Fausto ha potuto scrivere: "Di Giovanni
si diceva che non mangiava né beveva, perché non usava
il cibo dei giudei. Ma se il Signore avesse fatto lo stesso,
confrontandolo con Giovanni non avrebbero detto che mangiava e
beveva".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Il Signore durante la sua vita
diede esempi di perfezione in tutte le cose che riguardano la
salvezza. Ora, l'astinenza dal mangiare e dal bere non riguarda
direttamente la salvezza, poiché come dice S. Paolo: "Il regno di Dio
non sta nel mangiare e nel bere". E S. Agostino, spiegando le
parole evangeliche "la sapienza è stata glorificata dai suoi figli",
scrive che i santi Apostoli "capirono che il regno di Dio non
consisteva nel mangiare e nel bere, ma nel sopportare con serenità",
in modo da non esaltarsi per l'abbondanza, e da non avvilirsi
per l'indigenza. E altrove spiega che "in queste cose non è
colpevole l'uso, ma la passione con cui uno se ne serve". Ora,
sia l'uno che l'altro genere di vita è lodevole: vivere cioè lontano
dal consorzio umano, osservando l'astinenza; e vivere tra gli
uomini, seguendo il tenore di vita ad essi comune. Perciò il Signore
volle dare agli uomini l'esempio dell'uno e dell'altro genere
di vita.
Giovanni del resto,
come nota il Crisostomo, "non aveva da
mostrare che la sua vita e la sua santità. Cristo al contrario
aveva in suo favore anche i miracoli. Lasciando quindi che Giovanni
si distinguesse col digiuno, Cristo seguì la via opposta, sedendo
a mensa con i pubblicani e mangiando e bevendo con essi".
2. Come gli altri uomini acquistano la virtù della continenza
mediante l'astinenza, così Cristo con la virtù della sua divinità
reprimeva la carne in sé e nei suoi. Di qui le parole evangeliche: "I Farisei e i discepoli di Giovanni digiunavano, ma non i discepoli
di Cristo". E S. Beda così spiega: "Giovanni non beveva
né vino né liquori, perché in colui che non possedeva nessun potere
naturale l'astinenza aumentava il merito. Il Signore invece,
che di sua natura aveva il potere di perdonare i peccati, perché
avrebbe dovuto fuggire coloro che egli poteva rendere più puri
di chi praticava l'astinenza?".
3. Come dice il Crisostomo,
"egli digiunò, non perché ne avesse
bisogno, ma per far comprendere a noi quale gran bene sia il
digiuno, quale difesa costituisca contro il demonio, e come, una
volta ricevuto il battesimo, non ci si debba abbandonare più alla
lascivia, ma sia necessario digiunare. Nel suo digiuno però non
andò più in là di Mosè e di Elia, affinché il corpo assunto non
sembrasse irreale".
S. Gregorio dice che nel digiuno di quaranta giorni, da noi osservato
sull'esempio di Cristo, è racchiuso un secondo mistero, cioè, "la virtù del decalogo si adempie nei quattro Vangeli: dieci per
quattro infatti fa quaranta. - Oppure può significare che il nostro
corpo mortale è composto di quattro elementi, e seguendo
la sua inclinazione contraddiciamo ai precetti del Signore, il quale
ce li ha dati nel decalogo". - Oppure, secondo S. Agostino, "tutta
la sapienza consiste nel conoscere il Creatore e le creature. Il
Creatore è la Trinità: Padre, Figlio, e Spirito Santo. Le creature
invece, alcune sono invisibili, come l'anima, alla quale viene
attribuito il numero tre, infatti ci viene prescritto di amare Dio in tre
modi, "con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente".
Altre sono visibili, come il corpo, cui viene attribuito il numero
quattro a causa del caldo, dell'umido, del freddo e del secco. Il
numero dieci, dunque, il quale indica tutto l'insegnamento,
moltiplicato per quattro, numero attribuito al corpo, dovendosi
trasmettere mediante il corpo, ci dà il numero quaranta". Ecco
perché "il tempo consacrato al pianto e al dolore è di quaranta giorni".
Che Cristo, dopo il digiuno nel deserto, sia ritornato alla vita
normale, non è senza motivo. È quanto conviene alla vita di chi
s'impegna a comunicare agli altri il frutto della sua contemplazione,
impegno che come abbiamo detto, Cristo si era assunto:
cioè dedicarsi prima all'orazione e poi discendere sul piano
dell'azione vivendo in mezzo agli altri. Ecco perché S. Beda afferma: "Cristo digiunò, perché tu non ti sottraessi al precetto; mangiò
con i peccatori, affinché tu, contemplando la sua grazia, ne
riconoscessi il potere".
ARTICOLO
3
Se Cristo in questo mondo avesse dovuto vivere poveramente
SEMBRA che
Cristo in questo mondo non avrebbe dovuto vivere
poveramente. Infatti:
1. Cristo doveva scegliere una vita accessibile a tutti. Ma è
tale quella intermedia tra la ricchezza e la povertà. Infatti si legge
nei Proverbi: "Povertà e ricchezza non darmi, nutrimi solo del
mio pane quotidiano". Quindi Cristo doveva vivere una vita decorosa,
non povera.
2. Le ricchezze esterne servono per assicurare al corpo il vitto
e il vestito. Ma Cristo nel cibarsi e nel vestirsi si uniformò al
tenore di vita dei suoi conterranei. Quindi sembra che anche nell'uso
della ricchezza e della povertà avrebbe dovuto uniformarsi
agli altri, e non eccedere nella povertà.
3. Cristo esortò in maniera particolare alla pratica dell'umiltà,
secondo le parole riferite da S. Matteo: "Imparate da me, perché
sono mite e umile". Ora, l'umiltà è raccomandata soprattutto
a chi è ricco, come dice S. Paolo: "Raccomanda ai ricchi di questo
mondo di non essere orgogliosi". Dunque Cristo non doveva vivere
da povero.
IN CONTRARIO: Nel Vangelo si legge:
"Il Figlio dell'Uomo non
ha dove posare il capo". E S. Girolamo, commenta: "Come puoi
bramare di seguire me per amore delle ricchezze e per dei vantaggi
temporali, se io sono così povero da non possedere neppure
un piccolo tugurio, e il tetto che mi ripara non è mio?". Spiegando
poi l'altro passo evangelico "Per non scandalizzarli, va' al mare", continua:
"Inteso come suona, questo edifica l'uditore,
sentendo questi come il Signore fosse tanto povero, da non avere
di che pagare il tributo per sé e per l'Apostolo".
RISPONDO: Fu opportuno che Cristo sulla terra vivesse poveramente.
Primo, perché ciò era consono all'ufficio della predicazione,
per il quale, secondo le sue parole, egli era venuto in questo
mondo: "Andiamo nei villaggi vicini, per predicare anche là:
poiché per questo io sono venuto". Ora, i predicatori della parola
di Dio, per dedicarsi interamente alla predicazione, è necessario
che siano assolutamente liberi da ogni occupazione d'ordine temporale.
Il che non è possibile per chi possiede le ricchezze. Per
questo il Signore, inviando gli Apostoli a predicare, diceva: "Non
prendete né oro né argento". E gli stessi Apostoli ebbero a dire: "Non è bene che noi abbandoniamo la parola di Dio per servire
alle mense".
Secondo, perché, egli, come volle subire la morte corporale per
darci la vita spirituale, così accettò la povertà materiale per
donare a noi le ricchezze spirituali. Ecco in proposito le parole di
S. Paolo: "Voi conoscete bene la grazia del Signor nostro Gesù
Cristo, il quale si fece povero per voi, pur essendo ricco, per
arricchire voi con la sua povertà".
Terzo, perché il possesso delle ricchezze non facesse pensare che
la sua predicazione fosse ispirata dalla cupidigia. Ecco perché
S. Girolamo dice che se gli Apostoli avessero posseduto ricchezze, "sarebbe potuto sembrare che essi predicavano, non per la salvezza
delle anime, ma a scopo di lucro". Lo stesso vale per
Cristo.
Quarto, affinché tanto più grande apparisse la sua virtù divina,
quanto più spregevole egli appariva per la sua povertà. Per questo
negli atti del Concilio di Efeso si legge: "Ha scelto tutto quel
che c'era di povero, di vile, di mediocre e di oscuro, affinché fosse
reso evidente che a trasformare il mondo era stata la divinità.
Per questo egli scelse una madre povera, e una patria ancora più
povera: e non aveva denaro. Il presepio te lo dimostra".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Coloro che intendono vivere
virtuosamente devono evitare sia l'eccesso della ricchezza, che la
miseria, in quanto sono occasione di peccato. Infatti le troppe
ricchezze mettono nell'occasione d'insuperbirsi; e la miseria mette
nell'occasione di rubare, di mentire e persino di spergiurare: Siccome
però Cristo non poteva peccare, il motivo per cui egli evitava
questi estremi, non era quello indicato da Salomone. - Del
resto, non una mendicità qualsiasi è occasione del furto e dello
spergiuro, bensì, come lascia capire Salomone, soltanto quella
involontaria, per evitare la quale l'uomo ruba e spergiura. Ma la
povertà volontaria esclude questo pericolo. E tale fu la povertà
scelta da Cristo.
2. Quanto al vitto e al vestito, si può vivere la vita di tutti,
non solo possedendo ricchezze, ma anche ricevendo il necessario
da chi è ricco. E questo avvenne per Cristo. Narra infatti S. Luca
che alcune donne seguivano Cristo e "lo assistevano con i loro beni". S. Girolamo commenta che
"presso i giudei, per antica e
lodevole consuetudine, le donne usavano prendere dai propri beni
cibi e vestiti per assistere i loro maestri. E siccome quest'uso
poteva essere occasione di scandalo per i gentili, S. Paolo afferma
di averci rinunziato". In questa maniera si poteva avere il vitto
comune, senza le preoccupazioni che avrebbero impedito la
predicazione: esse invece sarebbero state inevitabili con le ricchezze.
3. In chi è povero per necessità non si fa grande caso dell'umiltà.
Ma in chi è povero volontariamente, come nel caso di
Cristo, la povertà è segno della più grande umiltà.
ARTICOLO 4
Se Cristo sia vissuto secondo la legge
SEMBRA che Cristo non sia vissuto secondo la legge. Infatti:
1. La legge vietava in giorno di sabato qualunque opera, avendo
"Dio il giorno settimo cessato da ogni opera da lui
fatta". Ma
Cristo di sabato fece guarire un uomo e gli comandò di portar
via il suo lettuccio. Dunque egli non si uniformava alla legge.
2. Cristo metteva in pratica ciò che insegnava, poiché sta
scritto: "Gesù cominciò a fare e a insegnare". Ora, egli insegnò che
"quanto entra per la bocca, non contamina l'uomo": il che è
contrario a un precetto della legge, secondo il quale, come dice il
Levitico, l'uomo veniva contaminato mangiando o toccando certi
animali. Non sembra quindi che Cristo sia vissuto secondo la
legge.
3. Identico è il giudizio per chi compie una data azione e chi
l'approva, secondo l'espressione paolina: "Non solo chi commette
tali cose, ma anche chi le approva". Ma Cristo approvò scusandoli
i discepoli che trasgredivano la legge, sgranando le spighe in
giorno di sabato. Non sembra perciò che Cristo sia vissuto secondo
la legge.
IN CONTRARIO: Nel Vangelo si legge:
"Non crediate che io sia
venuto ad abolire la legge e i profeti". E il Crisostomo spiega: "Osservò la legge, primo, non trasgredendo nessun precetto; secondo,
giustificando mediante la fede ciò che la lettera della legge
non poteva fare".
RISPONDO: Cristo si conformò in tutto ai precetti della legge.
Lo dimostra il fatto stesso della sua circoncisione. Infatti la
circoncisione equivaleva a una protesta di volere osservare la legge,
secondo le parole di S. Paolo: "Dichiaro a chiunque si fa
circoncidere, che egli è tenuto all'osservanza di tutta la legge".
Ebbene, Cristo volle vivere conforme alla legge: primo, per
approvare la legge antica. - Secondo, per completarla e terminarla
osservandola, mostrando così che a lui essa era ordinata. - Terzo,
per togliere ai Giudei l'occasione d'infamarlo. - Quarto, per
liberare gli uomini dalla schiavitù della legge, secondo le parole di
S. Paolo: "Dio mandò il suo Figlio fatto sotto la legge, affinché
riscattasse quelli che erano soggetti alla legge".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Il Signore giustifica in codesti
casi se stesso dall'accusa di trasgredire la legge in tre maniere.
Primo, perché il precetto del riposo festivo, proibisce non le opere
divine, ma quelle umane. Infatti, benché Dio il settimo giorno
abbia smesso di creare nuove cose, continua tuttavia sempre la
sua opera di conservazione e di governo nell'universo. Ora, i
miracoli di Cristo erano opere di Dio. Di qui le sue parole: "Il Padre
mio non ha mai cessato di operare fino al presente, ed io pure
opero".
Secondo, perché quel precetto non proibisce le opere indispensabili
alla salute fisica. Ecco le sue parole: "Ognuno di voi non
scioglie forse dalla greppia il bove o l'asino, per condurlo a bere
in giorno di sabato?". E ancora: "Se un vostro bove o asino
cade in un pozzo, chi non lo tira subito fuori in giorno di sabato?".
Ora è evidente che i miracoli operati da Cristo in giorno
di sabato miravano a guarire i corpi e le anime.
Terzo, perché quel precetto non vietava le opere relative al
culto divino. Per questo il Signore ebbe a dire: "Non avete letto
nella legge che, nei giorni di sabato, i sacerdoti nel tempio
violano il sabato e sono senza colpa?". E faceva notare, che "si
circoncideva anche in giorno di sabato". Ora, il comando dato da
Cristo al paralitico di portar via il lettuccio rientrava nel culto
divino, era cioè una lode alla potenza di Dio.
È chiaro dunque che egli non violava il sabato, benché ciò gli
fosse rimproverato falsamente dai giudei che dicevano: "Quest'uomo
non è da Dio, perché non osserva il sabato".
2. Con quelle parole Cristo volle precisare che l'uomo non viene
contaminato nell'anima dalla natura di quei dati cibi, ma soltanto
per il significato particolare che certi animali avevano. Ebbene,
dalla legge alcuni animali erano dichiarati immondi, per un loro
significato simbolico. Di qui le parole di S. Agostino: "Considerati
in sé, sia il porco che l'agnello sono mondi, perché ogni
creatura di Dio è buona; ma a motivo di ciò che significano,
l'agnello è considerato mondo, il porco immondo".
3. Quando i discepoli presi dalla fame colsero le spighe in giorno
di sabato, non violarono la legge, perché erano scusati dallo
stimolo della fame: come non la trasgredì David, quando, sospinto
dalla fame, mangiò il pane che a lui non era lecito mangiare.
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