Il Santo Rosario
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Questione 34

Perfezione della prole concepita

Passiamo ora a trattare della perfezione della prole concepita.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se Cristo sia stato santificato dalla grazia nel primo istante del suo concepimento; 2. Se nello stesso istante abbia avuto l'uso del libero arbitrio; 3. Se nel medesimo istante abbia potuto meritare; 4. Se nello stesso istante sia stato pienamente comprensore.

ARTICOLO 1

Se Cristo sia stato santificato nel primo istante del suo concepimento

SEMBRA che Cristo non sia stato santificato nel primo istante del suo concepimento. Infatti:
1. S. Paolo dice: "Non è prima l'elemento spirituale, bensì l'animale: lo spirituale vien dopo". Ora, la santificazione della grazia appartiene allo spirituale. Dunque Cristo non ha ricevuto la grazia della santificazione al principio del suo concepimento, ma dopo un certo tempo.
2. La santificazione suppone il peccato precedente, secondo l'affermazione di S. Paolo: "E un tempo voi foste tali", cioè peccatori, "ma siete stati lavati, siete stati santificati". In Cristo però mai vi fu peccato. Dunque non aveva bisogno di essere santificato dalla grazia.
3. Come "tutte le cose sono state fatte" per mezzo del Verbo di Dio, così per mezzo del Verbo incarnato tutti gli uomini vengono santificati, secondo le parole di S. Paolo: "Chi santifica e i santificati provengono tutti da uno". Ma "il Verbo di Dio, per mezzo del quale furono create tutte le cose, non è stato fatto", dice S. Agostino. Quindi Cristo, per mezzo del quale tutti vengono santificati, non è stato santificato.

IN CONTRARIO: Si legge in S. Luca: "Il santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio". E in S. Giovanni: "Quello che il Padre santificò e inviò nel mondo".

RISPONDO: L'abbondanza della grazia, che santifica l'anima di Cristo, deriva, come abbiamo detto, dalla sua unione col Verbo, secondo le parole di S. Giovanni: "Noi ne abbiamo visto la gloria, gloria eguale a quella dell'Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità". Ora, abbiamo dimostrato sopra che il corpo di Cristo ricevette l'infusione dell'anima e fu assunto dal Verbo di Dio nel primo istante del suo concepimento. Ne segue quindi che da quel primo istante Cristo ebbe la pienezza della grazia che ne santifica l'anima e il corpo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'ordine indicato dall'Apostolo, riguarda coloro che allo stato spirituale arrivano progressivamente. Nel mistero dell'incarnazione invece va considerata la discesa della pienezza divina nella natura umana, piuttosto che il progresso della natura umana, come preesistente, verso Dio. Quindi fin dal principio nell'uomo-Cristo vi fu lo stato spirituale perfetto.
2. Essere santificato significa diventare santo. Ora, una cosa può realizzarsi, non soltanto a partire dal suo contrario, ma anche a partire dalla sua negazione o privazione: p. es., una cosa può diventare bianca da nera, o semplicemente da non bianca. Noi però da peccatori diventiamo santi: e quindi la nostra santificazione ha come punto di partenza il peccato. Cristo invece diventò santo come uomo, perché non ebbe sempre questa grazia della santità. Tuttavia non diventò santo da peccatore, non avendo mai peccato. Come uomo, diventò santo, da non santo che era, non però in maniera privativa, quasi che in un determinato momento sia stato uomo e non santo; ma in maniera negativa, nel senso che quando ancora non era uomo non aveva la santità umana. E così diventò uomo e insieme uomo santo. Ecco perché l'Angelo disse: "Il santo che nascerà da te". E S. Gregorio spiega: "È detto che Gesù nascerà santo, per distinguere la sua dalla nostra santità. Noi infatti possiamo diventar santi, ma non nasciamo santi; perché siamo vincolati dalla condizione stessa della nostra natura corruttibile. Invece nacque veramente santo solo colui che non fu concepito mediante l'unione carnale".
3. Il Padre non opera per mezzo del Figlio nella creazione delle cose allo stesso modo che tutta la Trinità opera la santificazione degli uomini per mezzo del Cristo-uomo. Infatti il Verbo di Dio ha lo stesso potere e lo stesso operare di Dio Padre: ecco perché il Padre non si serve del Figlio come di uno strumento, il quale muove perché è mosso. L'umanità di Cristo invece, e l'abbiamo già notato, è come "uno strumento della divinità". Perciò l'umanità di Cristo santifica ed è santificata.

ARTICOLO 2

Se Cristo come uomo abbia avuto l'uso del libero arbitrio nel primo istante del suo concepimento

SEMBRA che Cristo, come uomo, non abbia avuto l'uso del libero arbitrio nel primo istante del suo concepimento. Infatti:
1. L'essere precede l'agire o l'operare. E l'uso del libero arbitrio rientra nell'operare. Ora, abbiamo detto sopra che l'anima di Cristo cominciò ad esistere nel primo istante del suo concepimento; perciò sembra impossibile che in quello stesso istante abbia avuto l'uso del libero arbitrio.
2. L'uso del libero arbitrio implica una scelta. E ogni scelta presuppone una deliberazione del consiglio, secondo la definizione della scelta data da Aristotele: "Desiderio di cose predeliberate". Perciò sembra impossibile che nel primo istante del suo concepimento Cristo abbia avuto l'uso del libero arbitrio.
3. Abbiamo detto nella Prima Parte che il libero arbitrio è "una facoltà della volontà e della ragione": di modo che l'uso del libero arbitrio è un atto della volontà e della ragione o intelletto. Ma l'atto dell'intelletto presuppone l'atto dei sensi; e questo ultimo non si può esercitare senza una conveniente disposizione degli organi, la quale non poteva esserci nel primo istante del concepimento di Cristo. Sembra quindi che Cristo non abbia potuto avere l'uso del libero arbitrio nel primo istante del suo concepimento.

IN CONTRARIO: S. Agostino afferma: "Appena il Verbo entrò nel seno, senza detrimento della propria natura, diventò carne e uomo perfetto". Ma l'uomo perfetto possiede l'uso del libero arbitrio. Dunque Cristo ebbe l'uso del libero arbitrio nel primo istante del suo concepimento.

RISPONDO: Come è stato già detto, alla natura umana assunta da Cristo conveniva la perfezione spirituale, che non acquistò per gradi, ma possedette fin da principio. Ora, la perfezione ultima non consiste nella potenza o nell'abito, ma nell'operazione: ecco perché Aristotele chiama quest'ultima "atto secondo". Perciò dobbiamo ammettere che Cristo nel primo istante del suo concepimento ebbe quell'operazione dell'anima che è possibile avere in modo istantaneo. Ed è tale l'operazione della volontà e dell'intelletto, nella quale consiste l'uso del libero arbitrio. L'operazione infatti dell'intelletto e della volontà avviene in un istante e più velocemente della visione corporea; perché l'atto d'intendere, volere e sentire non implica movimento che sia "atto di un essere imperfetto", il quale si compie progressivamente; ma è "atto di una realtà perfetta", come insegna Aristotele. Dunque dobbiamo ammettere che Cristo nel primo istante del suo concepimento ebbe l'uso del libero arbitrio.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'essere precede l'operare con anteriorità di natura, non di tempo; ma appena l'essere raggiunge la sua perfezione, comincia ad agire, purché non incontri qualche ostacolo. Il fuoco, p. es., appena è prodotto, comincia a scaldare e ad illuminare. Ma, mentre il calore non produce l'effetto tutto in una volta, bensì progressivamente, la luce invece rischiara in un istante. Così è l'uso del libero arbitrio.
2. La scelta si può fare appena è finito il consiglio e la deliberazione. Chi però ha bisogno della deliberazione del consiglio, sceglie subito dopo aver avuto, col consiglio, la certezza di ciò che deve scegliere. Da ciò risulta chiaro che la deliberazione del consiglio prima della scelta è richiesta soltanto a causa dell'incertezza. Ma Cristo nel primo istante del suo concepimento, come possedette la pienezza della grazia santificante ebbe anche la piena conoscenza della verità, secondo le parole di S. Giovanni: "pieno di grazia e di verità". Per cui, avendo la certezza di tutte le cose, poté scegliere subito all'istante.
3. L'intelletto di Cristo, in forza della scienza infusa, poteva operare senza volgersi alle immagini sensibili. E quindi Cristo poteva operare con l'intelletto e la volontà, senza il concorso dei sensi.
Tuttavia nel primo istante del concepimento in lui ci poté essere anche l'attività sensitiva, specialmente del tatto che, secondo Aristotele, la prole può esercitare nel seno materno, anche prima di ricevere l'anima razionale. Poiché, dunque, Cristo nel primo istante del suo concepimento ha avuto un'anima razionale e un corpo formato e organico, poteva a maggior ragione esercitare fin da allora il senso del tatto.

ARTICOLO 3

Se nel primo istante del suo concepimento Cristo abbia potuto meritare

SEMBRA che nel primo istante del suo concepimento Cristo non abbia potuto meritare. Infatti:
1. Il libero arbitrio si trova nella stessa condizione, sia per il merito, che per il demerito. Ma il demonio nel primo istante della sua creazione non poté peccare, come abbiamo visto sopra. Quindi neppure l'anima di Cristo poté meritare nel primo istante della sua creazione, che era quello del suo concepimento.
2. Ciò che l'uomo ha nel primo istante, sembra a lui naturale; perché è il termine della generazione naturale. Ma, com'è stato già dimostrato, non si può meritare con le forze naturali. Quindi l'uso del libero arbitrio, che Cristo come uomo possedeva nel primo istante del suo concepimento, non poteva essere meritorio.
3. Ciò che uno ha meritato in certo modo lo ha fatto suo, e non si vede come possa meritarlo di nuovo; perché nessuno merita ciò che è suo. Ammesso quindi che Cristo ha meritato nel primo istante del suo concepimento, ne segue che dopo non ha meritato più niente. Il che è evidentemente falso. Quindi Cristo non ha acquistato nessun merito nel primo istante del suo concepimento.

IN CONTRARIO: Dice S. Agostino: "Cristo per quanto riguarda il merito della sua anima non ha avuto nessuna possibilità di progresso". Ma, se non avesse meritato nel primo istante del suo concepimento, avrebbe potuto progredire. Dunque Cristo nel primo istante del suo concepimento poté meritare.

RISPONDO: Cristo, come abbiamo già detto, nel primo istante del suo concepimento è stato santificato dalla grazia. Ora, ci sono due tipi di santificazione : la prima è quella degli adulti, i quali si fanno santi con le opere proprie; la seconda è quella dei fanciulli, i quali vengono santificati, non con il loro proprio atto di fede, ma per la fede dei genitori, o della Chiesa. La prima però è più perfetta della seconda: come l'atto è più perfetto dell'abito, e "ciò che è da sé è più perfetto di ciò che è da altri". Ora, la santificazione di Cristo, essendo perfettissima, perché egli fu santificato per santificare gli altri; ne segue che avvenne per un moto del suo libero arbitrio verso Dio. Ma questo moto è meritorio. Dunque Cristo nel primo istante del suo concepimento ha meritato.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Non è vero che il libero arbitrio è portato al bene e al male alla stessa maniera: perché la tendenza al bene è assoluta e naturale; quella invece al male è un difetto, e contro l'ordine della natura. Ora, come il Filosofo afferma, "Ciò che è estraneo alla natura è posteriore a ciò che è ad essa conforme; perché ciò che è estraneo è come una decurtazione di ciò che alla natura è conforme". Quindi, supposta l'integrità naturale, il libero arbitrio della creatura nel primo istante del suo concepimento può muoversi al bene meritando, non già al male peccando.
2. Ciò che l'uomo possiede fin dal principio della sua creazione, secondo il corso ordinario della natura, gli è naturale: nulla però impedisce che qualche creatura al principio della sua creazione ottenga da Dio il beneficio della grazia. Allo stesso modo l'anima di Cristo nel principio della sua creazione ottenne la grazia di poter meritare. Ecco perché diciamo che tale grazia, in un certo senso metaforico, poteva dirsi naturale per l'uomo-Cristo, come spiega S. Agostino.
3. Niente impedisce che una cosa appartenga a un individuo per diversi motivi. Ecco perché Cristo, che aveva meritato la gloria dell'immortalità nel primo istante del suo concepimento, poté meritarla anche con i successivi atti e patimenti: non perché gli fosse dovuta maggiormente; ma perché gli fosse dovuta per più ragioni.

ARTICOLO 4

Se Cristo nel primo istante del suo concepimento sia stato perfetto comprensore

SEMBRA che Cristo non sia stato perfetto comprensore fin dal primo istante del suo concepimento. Infatti:
1. Il merito precede il premio, come la colpa precede il castigo. Ora, Cristo, e l'abbiamo già dimostrato, nel primo istante del suo concepimento ha meritato. Perciò, essendo lo stato di comprensore il premio per eccellenza, è chiaro che Cristo non è stato tale nel primo istante del suo concepimento.
2. Il Signore afferma: "Il Cristo doveva patire tali cose e così entrare nella sua gloria". Ma la gloria appartiene allo stato dei comprensori. Quindi Cristo nel primo istante del suo concepimento, quando ancora non aveva sofferto niente, non era comprensore.
3. È proprio di Dio ciò che non appartiene né all'uomo né all'angelo: quindi non può appartenere al Cristo come uomo. Ora, non è dell'uomo né dell'angelo essere beati da sempre: perché se fossero stati creati beati, non avrebbero poi peccato. Perciò Cristo come uomo non è stato beato nel primo istante del suo concepimento.

IN CONTRARIO: nei Salmi si legge: "Beato colui che hai scelto e preso con te"; parole che secondo la Glossa, si riferiscono alla natura umana di Cristo, la quale "è stata assunta dal Verbo di Dio nell'unità della persona". Ma la natura umana fu assunta dal Verbo di Dio nel primo istante del suo concepimento. Quindi il Cristo, come uomo, era beato fin da allora. Era cioè comprensore.

RISPONDO: Come risulta da quanto è stato detto, non era conveniente che il Cristo nel suo concepimento avesse la grazia soltanto in maniera abituale. È stato anche detto che egli ha ricevuto la grazia "senza misura". Ora, la grazia dei viatori, essendo più imperfetta di quella dei comprensori, ha anche una misura minore. Quindi è evidente che il Cristo nel primo istante del suo concepimento ricevette tanta abbondanza di grazia quanta ne hanno i comprensori, anzi in misura superiore. E poiché tale grazia non era priva dell'atto suo proprio, ne segue che egli fu comprensore in atto, vedendo Dio nella sua essenza in modo più chiaro di tutte le altre creature.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come sopra abbiamo spiegato, il Cristo non aveva da meritare la gloria dell'anima, per cui egli è detto comprensore; ma la gloria del corpo, alla quale arrivò attraverso la sua passione.
2. È così risolta anche la seconda difficoltà.
3. Il Cristo, essendo Dio e uomo, anche nella sua umanità ebbe qualcosa di più delle altre creature: cioè l'esser beato fin dal principio della sua esistenza.