Il Santo Rosario
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Questione 32

Il principio attivo del concepimento di Cristo

Passiamo ora a parlare del principio attivo nel concepimento di Cristo.
Risponderemo a quattro domande: 1. Se lo Spirito Santo sia stato il principio attivo del concepimento di Cristo; 2. Se si possa dire che Cristo è stato concepito di Spirito Santo; 3. Se si possa dire che lo Spirito Santo è padre di Cristo secondo la carne; 4. Se la Beata Vergine in qualche modo sia stata principio attivo nel concepimento di Cristo.

ARTICOLO 1

Se si debba attribuire allo Spirito Santo l'opera del concepimento di Cristo

SEMBRA che non si debba attribuire allo Spirito Santo l'opera del concepimento di Cristo. Infatti:
1. S. Agostino afferma che "le opere della Trinità sono comuni, com'è comune (alle tre persone) l'essenza". Ma il concepimento di Cristo è un'opera divina. Dunque non si deve attribuire allo Spirito Santo piu che al Padre o al Figlio.
2. L'Apostolo scrive: "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, fatto da una donna"; e S. Agostino commenta: "Fu appunto mandato in quanto fu formato da una donna". Ma la missione del Figlio va attribuita principalmente al Padre, come si è visto nella Prima Parte. Dunque anche il concepimento, per il quale è stato fatto da una donna, si deve attribuire principalmente al Padre.
3. Si legge nei Proverbi: "La Sapienza si è costruita una casa". Ma la Sapienza di Dio è Cristo stesso, secondo le parole di San Paolo: "Cristo Potenza di Dio e Sapienza di Dio". Ora, la casa di questa Sapienza è il corpo di Cristo, che nel Vangelo è detto anche suo tempio: "Egli parlava del tempio del proprio corpo". Dunque il concepimento del corpo di Cristo deve attribuirsi principalmente al Figlio, e non allo Spirito Santo.

IN CONTRARIO: Nel Vangelo si legge: "Lo Spirito Santo verrà sopra di te, ecc.".

RISPONDO: Il concepimento del corpo di Cristo è stato opera di tutta la Trinità; ma viene attribuito allo Spirito Santo per tre ragioni. Primo, perché ciò si addiceva alla causa dell'incarnazione da parte di Dio. Infatti lo Spirito Santo è l'amore tra il Padre e il Figlio, come si è visto nella Prima Parte. Ora, l'assunzione della carne da parte del Figlio di Dio nel seno della Vergine proviene dall'immenso amore di Dio, secondo le parole evangeliche: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito".
Secondo, perché ciò si addiceva alla causa dell'incarnazione da parte della natura assunta. Ciò infatti fa ben comprendere che la natura umana è stata assunta dal Figlio di Dio in unità di persona, non per qualche suo merito, ma per sola grazia; la quale grazia si attribuisce appunto allo Spirito Santo, secondo le parole dell'Apostolo: "Ci sono divisioni di grazie ma uno solo è lo Spirito". Per cui S. Agostino scrive: "Il modo in cui Cristo è nato dallo Spirito Santo ci ricorda la grazia di Dio per la quale un uomo, senza aver acquisito alcun merito, fin dal primo momento della sua esistenza fu unito così intimamente al Verbo di Dio in unità di persona, da identificarsi col Figlio di Dio".
Terzo, perché si addiceva al termine dell'incarnazione. Questa infatti mirava a far sì che l'uomo il quale veniva concepito fosse santo e figlio di Dio. Ora, ambedue queste cose si attribuiscono allo Spirito Santo. Per lui infatti gli uomini diventano figli di Dio, come attesta S. Paolo: "La prova che voi siete figli sta nel fatto che Dio mandò lo Spirito del Figlio suo nei vostri cuori, il quale grida: Abbà, Padre!". Inoltre lo Spirito Santo è anche "Spirito di santificazione", secondo l'Apostolo. Come dunque gli altri vengono santificati soprannaturalmente per opera dello Spirito Santo, perché siano figli adottivi di Dio, così Cristo per opera dello Spirito Santo fu concepito nella santità, perché fosse Figlio naturale di Dio. Pertanto le parole di S. Paolo: "predestinato ad essere Figlio di Dio in maestà" trovano la loro spiegazione, dice una Glossa, in quelle che seguono: "secondo lo spirito di santificazione"; e cioè: "perché è stato concepito di Spirito Santo". E lo stesso angelo dell'annunziazione, dopo aver detto: "Lo Spirito Santo verrà sopra di te", conclude: "per questo l'essere santo che nascerà da te, sarà chiamato Figlio di Dio".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il concepimento è opera comune a tutta la Trinità, ma sotto certi aspetti è attribuibile a ciascuna persona. Al Padre infatti si attribuisce l'autorità sulla persona del Figlio, perché con tale concepimento assumesse la natura umana; al Figlio si attribuisce la stessa assunzione della carne; mentre allo Spirito Santo si attribuisce la formazione del corpo, assunto dal Figlio. E questo perché lo Spirito Santo come dice S. Paolo è lo Spirito del Figlio: "Dio mandò lo Spirito del Figlio suo". Ora, come nella generazione degli altri uomini il corpo vien formato dalla virtù dell'anima, presente nel seme mediante gli spiriti vitali posseduti dal seme stesso, così la virtù di Dio, che a detta di S. Paolo è il Figlio medesimo, "Cristo, Virtù di Dio", mediante lo Spirito Santo ha formato il corpo che ha assunto. Ciò è indicato anche dalle parole dell'Angelo: "Lo Spirito Santo verrà sopra di te", quasi a preparare e a formare la materia del corpo di Cristo, "e la Virtù dell'Altissimo", cioè Cristo "ti coprirà della sua ombra", "ossia" secondo S. Gregorio Magno, "prenderà corpo umano in te l'incorporea luce della divinità, poiché l'ombra nasce dalla luce e da un corpo". L'Altissimo poi è il Padre, di cui il Figlio è la Virtù.
2. La missione si riferisce alla persona che s'incarna e che viene mandata dal Padre, mentre il concepimento si riferisce al corpo che è stato assunto e che viene formato per opera dello Spirito Santo. Perciò, sebbene la missione e il concepimento in concreto siano la stessa cosa, data la diversità dei loro aspetti, la missione si attribuisce al Padre, il concepimento allo Spirito Santo, e l'assunzione della carne al Figlio.
3. Il testo citato, come dice S. Agostino, "si può intendere in due modi. Primo, nel senso la casa di Cristo è la Chiesa da lui edificata con il proprio sangue. Secondo, può dirsi sua casa anche il suo corpo, come si dice suo tempio. Ché essendo esso opera dello Spirito Santo, è anche opera del Figlio di Dio, per la loro unità di natura e di volontà".

ARTICOLO 2

Se Cristo si debba dire concepito di Spirito Santo

SEMBRA che Cristo non si debba dire concepito di Spirito Santo. Infatti:
1. Il testo di S. Paolo: "Da lui (ex ipso) e per mezzo di lui e in lui sono tutte le cose" viene così commentato da S. Agostino: "Osservate che non dice "de ipso", ma "ex ipso". Perché cielo e terra sono stati fatti da lui, avendoli egli creati; ma non di lui, perché non li ha fatti della sua stessa sostanza". Ma lo Spirito Santo non ha plasmato il corpo di Cristo con la propria sostanza. Dunque Cristo non si deve dire concepito di Spirito Santo.
2. Il principio attivo della concezione si comporta come il seme nella generazione. Ma lo Spirito Santo non ebbe le parti del seme nella concezione di Cristo. Scrive infatti S. Girolamo: "Noi non diciamo, come pensavano alcuni scellerati che lo Spirito Santo abbia fatto le veci del seme, ma diciamo che il corpo di Cristo è stato prodotto", o formato, "dalla potenza del creatore". Dunque non si deve dire che Cristo è stato concepito di Spirito Santo.
3. Di due cose non se ne fa una sola, se non mescolandole insieme in qualche modo. Ma il corpo di Cristo è stato formato dalla Vergine Maria. Se dunque Cristo si dice concepito di Spirito Santo, bisogna ammettere che lo Spirito Santo si sia mescolato alla materia somministrata dalla Vergine, il che è falso. Dunque Cristo non si deve dire concepito di Spirito Santo.

IN CONTRARIO: Nel Vangelo si legge: "Prima che venissero a stare insieme fu riscontrato che Maria aveva concepito di Spirito Santo".

RISPONDO: Il concepimento non riguarda soltanto il corpo di Cristo, ma Cristo stesso in ragione del suo corpo. Ora, lo Spirito Santo ha con Cristo due diversi rapporti. Con il Figlio stesso di Dio, che è stato concepito, ha rapporto di consustanzialità; con il suo corpo ha invece rapporto di causa efficiente. Ebbene, la preposizione di (de) indica ambedue i rapporti, come quando diciamo che uno ha tutto "di suo padre". Possiamo quindi dire giustamente che Cristo è stato concepito di Spirito Santo, riferendo la causalità efficiente dello Spirito Santo al corpo assunto, e la consustanzialità alla persona assumente.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il corpo di Cristo, non essendo consustanziale allo Spirito Santo, non si può dire propriamente concepito di Spirito Santo, ma piuttosto "per opera dello Spirito Santo" ("ex Spiritu Sancto"). Di qui le parole di S. Ambrogio: "Ciò che viene da qualcuno (ex aliquo) viene o dalla sua sostanza o dalla sua potenza: dalla sostanza, come il Figlio che procede dal Padre; dalla potenza, come tutte le cose vengono da Dio e come Maria ebbe il bambino nel suo seno dallo Spirito Santo".
2. In questo punto sembra che ci sia una certa discordanza tra S. Girolamo e altri dottori, i quali affermano che lo Spirito Santo nella concezione ha fatto le veci del seme. Dice infatti il Crisostomo: "All'Unigenito di Dio, che stava per entrare nella Vergine, fece strada lo Spirito Santo, perché Cristo nascesse così nella santità secondo il corpo, operando la divinità al posto del seme". E il Damasceno scrive: "La Sapienza e la Virtù di Dio scese su di lei, come seme divino".
Ma le cose si possono conciliare con facilità. Considerando nel seme la virtù attiva, il Crisostomo e il Damasceno paragonano al seme lo Spirito Santo, oppure il Figlio, che è "la Virtù dell'Altissimo". Considerando invece nel seme la sostanza materiale, che nella concezione viene trasformata, S. Girolamo nega che lo Spirito Santo abbia fatto le veci del seme.
3. Come nota S. Agostino, Cristo non si dice concepito e nato di Spirito Santo nello stesso tempo in cui si dice concepito e nato da Maria Vergine, perché da Maria Vergine ebbe la materia del concepimento, e dallo Spirito Santo il principio efficiente. Quindi non ci fu nessuna mescolanza.

ARTICOLO 3

Se lo Spirito Santo si debba dire padre di Cristo secondo l'umanità

SEMBRA che lo Spirito Santo si debba dire padre di Cristo secondo l'umanità. Infatti:
1. Secondo il Filosofo "il padre dà il principio attivo nella generazione, la madre somministra la materia". Ma la Beata Vergine si dice Madre di Cristo per la materia che ha somministrato nel suo concepimento. Dunque anche lo Spirito Santo può dirsi padre di Cristo per essere stato il principio attivo del suo concepimento.
2. Come le anime degli altri santi vengono formate dallo Spirito Santo, così pure il corpo di Cristo è stato formato dallo Spirito Santo. Ma gli altri santi per la suddetta formazione si dicono figli di tutta la Trinità, e quindi anche dello Spirito Santo. Dunque Cristo si deve dire figlio dello Spirito Santo in quanto il suo corpo è stato formato dallo Spirito Santo.
3. Dio si dice nostro padre perché, come si legge nel Deuteronomio: "Non è egli tuo padre, che dispone di te, ti ha fatto e ti ha creato?". Ma lo Spirito Santo, come si è detto, ha fatto il corpo di Cristo. Dunque lo Spirito Santo si deve dire padre di Cristo secondo il corpo da lui formato.

IN CONTRARIO: S. Agostino dichiara che "Cristo è nato dallo Spirito Santo non come figlio; dalla Vergine Maria invece come figlio".

RISPONDO: I nomi di padre, madre e figlio derivano dalla generazione, e non da qualunque generazione, ma da quella dei viventi e principalmente degli animali. Non diciamo infatti che il fuoco generato è figlio del fuoco generatore, se non per metafora; ma lo diciamo soltanto degli animali, la cui generazione è più perfetta. Però negli animali prende nome di figlio non tutto ciò che viene generato, bensì solo ciò che viene generato a somiglianza del generante. Per cui come osserva S. Agostino, non diciamo che sia figlio dell'uomo un capello nato da lui, e neppure che l'uomo sia figlio dello sperma umano, perché né il capello somiglia all'uomo né l'uomo allo sperma, bensì al suo genitore. Una somiglianza perfetta dà una filiazione perfetta, sia in Dio come tra gli uomini. Al contrario una somiglianza imperfetta dà una filiazione imperfetta. Nell'uomo, p. es., c'è una somiglianza imperfetta con Dio, sia in quanto è stato creato a immagine di Dio, sia in quanto ha ricevuto il dono creato della grazia. Perciò l'uomo può dirsi figlio di Dio per ambedue le ragioni: e perché creato a sua immagine, e perché reso simile a lui mediante la grazia.
Ora, dobbiamo ricordare che un attributo non si può predicare nella sua accezione imperfetta di uno cui spetta in maniera perfetta: di Socrate p. es., che è uomo per natura e in senso proprio, non si potrà mai dire uomo nel senso di uomo pitturato, anche se Socrate somigliasse a quel ritratto.
Ebbene, Cristo è Figlio di Dio in senso pieno. Di conseguenza, sebbene secondo la natura egli sia stato creato e giustificato, tuttavia non può dirsi figlio di Dio per la creazione; ma solo per la generazione eterna, per la quale è figlio del Padre soltanto. Quindi in nessun modo si deve dire che Cristo è figlio dello Spirito Santo, e neppure della Trinità intera.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Cristo è stato concepito da Maria Vergine con la somministrazione della materia in vista di una somiglianza specifica. Perciò può dirsi suo figlio. Al contrario Cristo in quanto uomo è stato concepito di Spirito Santo, perché questi ha operato da principio attivo: ma non secondo la somiglianza specifica, che c'è tra un uomo e suo padre. Perciò Cristo non può dirsi figlio dello Spirito Santo.
2. Gli uomini formati soprannaturalmente dallo Spirito Santo, non possono chiamarsi figli di Dio nel senso di una filiazione perfetta. Ma sono figli di Dio per filiazione imperfetta, dovuta alla somiglianza della grazia, la quale è dono di tutta la Trinità. Ma per Cristo, secondo le spiegazioni date, la cosa è diversa.
3. È così risolta anche la terza difficoltà.

ARTICOLO 4

Se la Beata Vergine in qualche modo sia stata principio attivo nel concepimento del corpo di Cristo

SEMBRA che la Beata Vergine sia stata in qualche modo principio attivo nel concepimento del corpo di Cristo. Infatti:
1. Il Damasceno dice che "lo Spirito Santo discese sulla Vergine per purificarla e per renderla capace, sia di ricevere che di generare il Verbo di Dio". Ma la capacità passiva di generare l'aveva già dalla natura, come ogni donna. Dunque le donò la capacità attiva di generare. Quindi essa agì come principio attivo nel concepimento di Cristo.
2. Tutte le potenze dell'anima vegetativa sono potenze attive, come dice (Averroè) il Commentatore. Ma la potenza generativa tanto nel maschio come nella femmina, appartiene all'anima vegetativa. Dunque essa opera attivamente sia nel maschio come nella femmina nella concezione della prole.
3. La donna nel concepimento somministra la materia dalla quale si forma naturalmente il corpo della prole. Ora, la natura è principio intrinseco di operazione. Dunque nella materia stessa che la Beata Vergine somministrò al concepimento di Cristo c'era un principio attivo.

IN CONTRARIO: Il principio attivo nella generazione è la virtù del seme. Ma il corpo di Cristo, come dice S. Agostino, "ricevette dalla Vergine la sola materia corporea, e fu concepito sotto l'influsso divino, senza virtù seminale umana". Dunque la Beata Vergine non ebbe nessun influsso attivo nel concepimento del corpo di Cristo.

RISPONDO: Alcuni sostengono che la Beata Vergine nel concepimento di Cristo ebbe una parte attiva, sia per virtù naturale, sia per virtù soprannaturale. Per virtù naturale, perché secondo loro in ogni materia naturale è insito un principio attivo. Altrimenti, dicono, non sarebbero possibili le trasmutazioni naturali. - Essi però s'ingannano. Perché le trasmutazioni si dicono naturali non esclusivamente per il loro principio intrinseco attivo, ma anche per quello passivo. Il Filosofo dice espressamente che i corpi gravi e leggeri hanno del loro moto un principio naturale passivo e non attivo. Inoltre non è possibile che la materia concorra attivamente alle proprie trasformazioni, perché non è in atto. E neppure è possibile che una cosa muova se stessa, a meno che non la si divida in due parti, di cui una muove e l'altra è mossa: il che capita soltanto nelle cose animate, come Aristotele dimostra.
L'avrebbe poi avuta per virtù soprannaturale, perché ritengono che (nel caso) la madre debba somministrare non solo la materia che consiste nel sangue mestruale, ma anche il seme, che, unendosi al seme virile esercita un compito attivo nella generazione. E poiché nella Beata Vergine, per la sua integerrima verginità, non c'è stata emissione di seme, dicono che lo Spirito Santo nel concepimento del corpo di Cristo le ha donato soprannaturalmente quella potenza attiva che le altre madri hanno con la secrezione del seme. - Ma questo non può stare. Poiché "essendo ogni cosa per la sua operazione", come nota Aristotele, la natura non distinguerebbe nella generazione tra sesso maschile e femminile, se maschio e femmina non avessero operazioni diverse. Ora, nella generazione la funzione dell'agente è distinta da quella del paziente. Perciò la potenza attiva è tutta nel padre, e la potenza passiva è tutta nella madre. Ecco perché nelle piante, dove le due potenze sono mescolate, non c'è distinzione tra maschio e femmina.
Perciò siccome la Beata Vergine non ha ricevuto d'essere padre di Cristo, ma madre, conseguentemente non ha ricevuto la potenza attiva nel concepirlo, perché se l'avesse esercitata, sarebbe stato padre di Cristo; e se non l'avesse esercitata, come dicono alcuni, le sarebbe stata concessa inutilmente. In conclusione, nel concepimento di Cristo la Beata Vergine non ebbe nessuna funzione attiva, ma soltanto somministrò la materia. Tuttavia essa operò attivamente prima del concepimento preparando la materia alla concezione.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quel concepimento ebbe tre privilegi: d'essere senza il peccato originale; d'avere per oggetto non un semplice uomo, ma l'Uomo-Dio; d'essere verginale. E questi tre privilegi li ebbe dallo Spirito Santo. Ecco perché il Damasceno nota a proposito del primo, che lo Spirito Santo "discese nella Vergine per purificarla", cioè per preservarla, perché non concepisse col peccato originale. A proposito del secondo dice, che "la rese capace di ricevere il Verbo di Dio", cioè di concepirlo. E accennando al terzo parla di capacità "di generare"; in quanto le diede, pur rimanendo essa vergine, questo potere di generare, non però come principio attivo, ma passivamente, come le altre madri lo diventano per il seme maschile.
2. Nella donna la potenza generativa è imperfetta rispetto alla potenza generativa dell'uomo. Perciò, come nelle arti, nota Aristotele, quella inferiore dispone la materia e la superiore dà la forma; così la potenza generativa femminile prepara la materia, e la potenza attiva maschile dà forma alla materia preparata.
3. Per una trasformazione naturale non si richiede che nella materia sia insito un principio attivo, ma conta, come si è detto, quello passivo.