Il Santo Rosario
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Questione 29

Lo sposalizio della Madre di Dio

Veniamo ora a considerare lo sposalizio della Madre di Dio.
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se Cristo dovesse nascere da una vergine sposata. 2. Se ci sia stato vero matrimonio tra la Madre del Signore e S. Giuseppe.

ARTICOLO 1

Se Cristo dovesse nascere da una vergine sposata

SEMBRA che Cristo non dovesse nascere da una vergine sposata. Infatti:
1. Le nozze hanno per fine l'unione coniugale. Ma la Madre del Signore non volle mai usarne, perché ciò pregiudicava la verginità della sua anima. Dunque essa non doveva sposarsi.
2. La nascita verginale di Cristo fu un miracolo, cosicché S. Agostino scrive: "Dalle inviolate viscere verginali della madre trasse le membra di Cristo bambino quella stessa virtù divina che nell'età adulta le fece entrare a porte chiuse. Non se ne può conoscere il modo, altrimenti non sarebbe un miracolo: non se ne può avere un esempio, perché è un fatto unico". Ma i miracoli, essendo fatti per confermare la fede, devono essere palesi. Poiché dunque lo sposalizio occultava questo miracolo, non era conveniente che Cristo nascesse da una vergine sposata.
3. S. Ignazio Martire, come riferisce S. Girolamo, spiega il matrimonio della Madre di Dio con questa ragione: "Perché la sua prole rimanesse celata al diavolo, che avrebbe ritenuto Cristo non generato da una vergine, ma da una sposa". Ora, questa ragione non regge. Sia perché il diavolo, perspicace com'è, conosce tutto ciò che avviene fisicamente. Sia perché in seguito i demoni conobbero in qualche modo Cristo con l'aiuto di molti indizi evidenti, per cui si legge nel Vangelo, che "un uomo posseduto da uno spirito immondo esclamò dicendo: "Che abbiamo a che fare noi con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il Santo di Dio"". Non era dunque conveniente che la Madre di Dio fosse sposata.
4. Un'altra ragione addotta da S. Girolamo è, "che la Madre di Dio non venisse lapidata dai Giudei come adultera". Ma è una ragione vana; perché, se essa non fosse stata sposata, non poteva essere condannata per adulterio. Dunque non era ragionevole che Cristo nascesse da una sposata.

IN CONTRARIO: Il Vangelo afferma: "Essendo Maria, sua Madre, promessa sposa di Giuseppe" e ancora: "Fu mandato l'angelo Gabriele a Maria, vergine promessa sposa di un uomo di nome Giuseppe".

RISPONDO: Che Cristo nascesse da una vergine sposata, era conveniente e per lui, e per la madre, e per noi. Riguardo a Cristo ciò era conveniente per quattro ragioni. Primo, perché gli infedeli non lo respingessero come un illegittimo. Per cui S. Ambrogio osserva: "Che cosa si potrebbe rimproverare ai Giudei, che cosa a Erode, se avessero avuto il pretesto di perseguitare un figlio illegittimo?". - Secondo perché la sua genealogia secondo la consuetudine fosse ordinata seguendo la discendenza maschile. Di qui le parole di S. Ambrogio: "Colui che è venuto in questo mondo, doveva essere registrato secondo gli usi del mondo. Ma è la persona dell'uomo che nel senato e nelle altre assemblee cittadine porta il nome della famiglia. Anche la consuetudine delle Scritture ce lo insegna, perché esse cercano la discendenza maschile". - Terzo, per la sicurezza del bambino, affinché il diavolo non agisse contro di lui con più malizia. Ecco perché S. Ignazio afferma che la vergine fu sposata, "perché la sua prole rimanesse celata al diavolo". - Quarto, perché Giuseppe provvedesse al sostentamento di Cristo. Ecco perché Giuseppe vien detto suo padre "nutritizio".
Era poi conveniente anche per la Vergine. Primo, perché in tal modo venne sottratta a ogni castigo legale: "perché non fosse lapidata dai Giudei come adultera", dice S. Girolamo. - Secondo, perché in tal modo veniva protetta da ogni infamia. Scrive infatti S. Ambrogio: "Sposò per non essere segnata dall'infamia che accompagna la perdita della verginità". - Terzo per assicurarsi, come dice S. Girolamo, l'assistenza di Giuseppe.
Ciò era opportuno finalmente per noi. Primo, perché la testimonianza di Giuseppe ha garantito che Cristo è nato da una vergine. Di qui le parole di S. Ambrogio: "Come testimonio validissimo del pudore si presenta il marito, che poteva querelarsi del torto subito e vendicarsi dell'offesa, se fosse stato all'oscuro del mistero". - Secondo, perché diventano più attendibili le parole stesse della Vergine relative alla propria verginità. Scrive per questo S. Ambrogio: "La fede nelle parole di Maria ha più fondamento e sparisce ogni motivo di menzogna. Si potrebbe infatti pensare che una donna non sposata e gravida volesse coprire la sua colpa con una menzogna; una donna maritata non aveva ragione di mentire, essendo la figliolanza per una donna premio del matrimonio e dono delle nozze". Queste due ragioni valgono a conferma della nostra fede. - Terzo, perché non avessero scuse le nubili che incautamente si espongono all'infamia. Di qui le parole di S. Ambrogio: "Non era opportuno che alle vergini viventi in cattiva reputazione rimanesse come parvenza di scusa che anche la Madre del Signore era stata infamata". - Quarto, perché questo è un simbolo della Chiesa universale, che "pur essendo vergine, è tuttavia sposata a Cristo, suo unico sposo", come dice S. Agostino. - Si può infine aggiungere come quinta ragione del fatto che la Madre del Signore fu sposa e vergine, l'intenzione di onorare nella sua persona e la verginità e il matrimonio: e ciò contro gli eretici, i quali condannano, o l'una, o l'altro.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Si deve credere che la Beata Vergine Madre di Dio sia stata spinta a maritarsi da un impulso dello Spirito Santo, di cui godeva abitualmente, nella certezza che con l'aiuto divino non sarebbe mai giunta all'unione carnale, rimettendosi per questo alla volontà divina. Cosicché la sua verginità non ebbe alcun detrimento.
2. Come scrive S. Ambrogio: "il Signore preferì che qualcuno dubitasse della (prodigiosa) sua nascita piuttosto che dell'onestà di sua madre. Sapeva che delicata è la modestia e fragile la fama del pudore: non si curò di difendere la fede della propria nascita (prodigiosa) con l'infamia della propria madre".
Quanto poi ai miracoli divini, dobbiamo avvertire che alcuni di essi sono oggetto della fede: p. es., il miracolo del parto verginale, della risurrezione del Signore e del Sacramento dell'Altare. Questi il Signore li ha voluti occultare di più, perché la fede in essi fosse più meritoria. - Altri miracoli invece sono prove della fede. E questi devono essere palesi.
3. Come rileva S. Agostino, il demonio può fare molte cose con le sue capacità naturali, ma questo potere è limitato dalla potenza divina. Così possiamo dire che il demonio poteva naturalmente conoscere che la Madre di Dio non era stata violata nella sua verginità, ma Dio gli impedì di conoscere il modo della nascita di Cristo.
Che in seguito il demonio sia venuto a conoscere in qualche modo che Cristo era il Figlio di Dio non fa difficoltà, perché era già arrivato il tempo per Cristo di mostrare il suo potere contro il demonio e di affrontare le persecuzioni sollevate da lui. Nell'infanzia invece bisognava impedire alla malizia del demonio di perseguitarlo con troppa durezza, non avendo per allora disposto Cristo né di soffrire né di far mostra del suo potere, volendo essere uguale in tutto agli altri bambini. Per cui dice il papa S. Leone, che "i Magi trovarono il bambino Gesù piccolo, bisognoso dell'assistenza altrui, incapace di parlare, in nulla diverso dal comune comportamento dell'infanzia".
S. Ambrogio invece riferisce l'ignoranza suddetta piuttosto ai membri del demonio. Infatti dopo aver riferito la ragione suddetta, relativa all'inganno del principe di questo mondo, soggiunge: "I più ingannati però sono stati i grandi di questo secolo. Perché la malizia dei demoni scopre con facilità anche le cose occulte, mentre coloro che si fanno sopraffare dalle vanità del secolo, non possono conoscere le cose divine".
4. Secondo la legge doveva subire la lapidazione degli adulteri non solo la donna già fidanzata o sposata, ma anche quella che viveva come nubile nella sua casa paterna. Si legge infatti nel Deuteronomio: "Se non è stata riscontrata nella giovane la verginità, sia lapidata da tutta la gente della sua città finché muoia, perché ha commesso un atto infame in Israele, fornicando in casa di suo padre".
Oppure, secondo alcuni, si può dire che la Beata Vergine era della stirpe o della famiglia di Aronne e quindi parente di Elisabetta, come nota il Vangelo. Ora, una vergine di stirpe sacerdotale se si lasciava violare era condannata a morte: si legge infatti nel Levitico: "Se la figlia di un sacerdote che si disonora prostituendosi, disonora suo padre, sia gettata a bruciare nel fuoco".
Alcuni intendono la lapidazione di cui parla S. Girolamo nel senso di lapidazione morale.

ARTICOLO 2

Se tra Maria e Giuseppe ci sia stato vero matrimonio

SEMBRA che tra Maria e Giuseppe non ci sia stato vero matrimonio. Infatti:
1. S. Girolamo dice che Giuseppe "è stato custode piuttosto che marito di Maria". Ma se fosse stato un vero matrimonio, Giuseppe sarebbe stato veramente marito di lei. Dunque non c'è stato vero matrimonio tra Maria e Giuseppe.
2. S. Girolamo sulle parole del Vangelo: "Giacobbe generò Giuseppe, il marito di Maria", osserva: "Quando senti marito, non ti venga il sospetto delle nozze, ma ricorda l'uso delle Scritture di chiamare mariti i fidanzati e spose le fidanzate". Ma un matrimonio non si ha con il fidanzamento, bensì con le nozze. Dunque non ci fu un vero matrimonio tra la Beata Vergine e Giuseppe.
3. Nel Vangelo si legge: "Giuseppe, suo sposo, essendo giusto e non volendola (traducere) portare" in casa sua, s'intende, per tenerla definitivamente con sé, "decise di rimandarla segretamente", cioè "di rimandare il giorno delle nozze", come interpreta S. Remigio. Dunque sembra che, non essendo state celebrate ancora le nozze, non il loro fosse un vero matrimonio, specialmente perché dopo la celebrazione del matrimonio non è lecito a nessuno rimandare la moglie.

IN CONTRARIO: S. Agostino avverte "non essere possibile che l'Evangelista", il quale chiama Giuseppe marito di Maria, "ritenesse di dover negare tra Maria e Giuseppe un vero matrimonio, per non avere essa generato Cristo da lui, ma in modo verginale. Questo fa capire chiaramente ai cristiani coniugati che il matrimonio rimane e merita il suo nome, anche quando di comune accordo si osserva la castità e non c'è unione sessuale".

RISPONDO: Il matrimonio, o coniugio si dice vero, quando raggiunge la sua perfezione. Ma una cosa può avere due perfezioni. La prima consiste nella forma che dà alla cosa la sua natura specifica, la seconda invece consiste nell'operazione per cui la cosa raggiunge il suo fine. Ora, la forma del matrimonio consiste nella indivisibile unione degli animi: che obbliga ciascuno dei coniugi a mantenersi perpetuamente fedele all'altro. Il fine poi del matrimonio consiste nella generazione e nell'educazione della prole: la prima mediante l'unione carnale, la seconda mediante le attività per mezzo delle quali marito e moglie si aiutano a vicenda per allevare la prole.
Ebbene rispetto alla prima perfezione il matrimonio tra la Vergine Madre di Dio e S. Giuseppe fu verissimo, perché ambedue dettero il consenso all'unione coniugale, anche se sotto la condizione: "se piacesse a Dio". Per questo l'angelo stesso chiama Maria moglie di Giuseppe, dicendo a costui: "Non temere di prendere con te Maria, tua sposa". Commentando S. Agostino dice: "Per la fedeltà già promessa nel fidanzamento vien chiamata moglie la donna che Giuseppe non aveva e non avrebbe sessualmente conosciuto".
Rispetto invece alla seconda perfezione, che dipende dagli atti propri del matrimonio, se ci riferiamo all'unione carnale, che genera la prole, quel matrimonio non fu consumato. Per questo osserva S. Ambrogio: "Non ti meravigliare che la Scrittura chiami moglie Maria. Perché le nozze non consistono nel privarsi della verginità ma nel giurarsi comunione di vita". - Esso però ebbe anche questa seconda perfezione rispetto all'educazione della prole. Scrive infatti S. Agostino: "Tutti i beni del matrimonio si ebbero nei genitori di Cristo: la prole, la fedeltà, il sacramento. La prole sappiamo che è lo stesso Signore Gesù; la fedeltà, perché senza adulterio; il sacramento, perché senza divorzio. Ci mancò soltanto l'unione carnale".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Girolamo col termine marito intende in quel testo colui che ha consumato il matrimonio.
2. S. Girolamo col termine nozze intende l'atto coniugale.
3. La Beata Vergine, come dice il Crisostomo, era sposata a Giuseppe e abitava già in casa sua. "Perché, la donna che concepisce in casa del marito si presume che concepisca dal marito, quella invece che concepisce fuori è sospettata di relazione illecita". Non sarebbe stata quindi sufficientemente difesa la fama della Beata Vergine con il matrimonio, se essa non fosse stata anche tenuta in casa da Giuseppe. Perciò le parole: "non volendola (traducere) portare", s'interpretano meglio così: "non volendola esporre all'infamia pubblica" piuttosto che "non volendola portare in casa". Infatti l'Evangelista aggiunge che voleva "rimandarla segretamente". Tuttavia, sebbene fosse tenuta in casa a seguito della prima promessa di fidanzamento, non era intervenuta ancora la solenne celebrazione delle nozze, e quindi non si erano ancora uniti carnalmente. Perciò come scrive il Crisostomo: "L'Evangelista non dice: "prima che fosse condotta in casa dello sposo", perché ci stava già. Era infatti consuetudine frequente presso gli antichi di tenere in casa le fidanzate". Di qui le parole dell'angelo a Giuseppe: "Non temere di prendere la tua moglie Maria", cioè: "Non temere di celebrare solennemente le nozze con lei". - Altri però sostengono che non era stata ancora portata in casa, ma solo fidanzata, tuttavia la prima interpretazione concorda meglio col Vangelo.

("Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Bibbia della C.E.I., Mt 1,18-21).

"Nella legge giudaica, con il fidanzamento (qiddûšîn) che avveniva davanti a due testimoni, il contratto matrimoniale si riteneva già stipulato, in modo che un figlio nato durante questo periodo era considerato senz'altro legittimo. Il matrimonio, però, era ritenuto civilmente incompleto se non interveniva, generalmente dopo un anno, la festa nuziale (nissû'în) con cui la sposa era introdotta nella casa di suo marito" (Glossa Bibbia Edizioni Paoline). "I fidanzamenti giudaici comportavano un impegno così reale che il fidanzato era già chiamato marito e poteva disimpegnarsi solo per mezzo di un ripudio formale" (Glossa Bibbia di Gerusalemme)).