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Questione
28
La verginità della Madre di Dio
Veniamo ora a considerare la verginità della Madre di Dio.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti:
1. Se essa sia stata
vergine nel concepire; 2. Se sia stata vergine nel partorire; 3. Se
sia rimasta vergine dopo aver partorito; 4. Se abbia fatto voto di
verginità.
ARTICOLO
1
Se la Madre di Dio sia stata vergine nel concepimento di Cristo
SEMBRA che la Madre di Dio non sia stata vergine nel concepimento
di Cristo. Infatti:
1. La prole che ha un padre e una madre non è concepita
verginalmente dalla madre. Ora a Cristo nel Vangelo viene attribuita non solo una madre, ma anche un padre:
"Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle
cose che si dicevano di lui".
E più sotto: "Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo". Dunque Cristo non è stato concepito da una madre vergine.
2. S. Matteo dimostra che Cristo era figlio di Abramo e di Davide
per la ragione che Giuseppe discendeva da Davide. Ma questo argomento
non varrebbe, se Giuseppe non fosse stato padre di Cristo.
Dunque la madre di Cristo lo ha concepito con il seme di Giuseppe.
E così non è stata vergine nel concepimento.
3. S. Paolo dice che
"Dio mandò il suo Figlio nato da donna
(ex muliere)". Ma questo termine "mulier" fa pensare normalmente
a una donna che si è unita ad un uomo. Dunque Cristo non fu
concepito da una madre vergine.
4. I viventi che appartengono ad una medesima specie, vengono
generati ad una stessa maniera, perché la generazione è specificata
dal suo termine, come ogni moto. Ma Cristo era della medesima
specie degli altri uomini, come dichiara l'Apostolo: "Divenne
uguale agli uomini e si dimostrò uomo in tutto il suo comportamento".
Poiché, dunque, gli altri uomini vengono generati per
l'unione tra uomo e donna, anche Cristo è stato generato alla
stessa maniera. Quindi non fu concepito da una madre vergine.
5. Ogni forma naturale ha una determinata materia, senza la
quale non può esistere. Ma la materia della forma umana è il
seme dell'uomo e della donna. Se dunque il corpo di Cristo non
fosse stato concepito da codesto seme non sarebbe un vero corpo
umano: il che è inammissibile. Dunque non fu concepito da una
madre vergine.
IN CONTRARIO: Isaia ha predetto:
"Ecco, una vergine concepirà".
RISPONDO: Dobbiamo assolutamente credere che la Madre di
Cristo ha concepito in modo verginale, perché la dottrina contraria
è l'eresia degli Ebioniti e di Cerinto, che ritenevano Cristo un
puro uomo, nato dall'unione dei due sessi.
Del concepimento verginale di Cristo si possono addurre quattro
ragioni di convenienza. Primo, perché fosse salvata la dignità del
Padre celeste che mandava suo Figlio nel mondo. Infatti, essendo
Cristo vero e naturale figlio di Dio, non era conveniente che avesse
altro padre, e che una prerogativa di Dio fosse comunicata ad altri.
Secondo, perché questo conveniva alle proprietà personali del
Figlio che è stato mandato nel mondo. Egli infatti è il Verbo di
Dio. Ora, il verbo viene concepito senza alterazione o corruzione
della mente, anzi un'alterazione di questo genere impedisce la concezione
del verbo mentale. Poiché dunque la carne fu assunta
per esser carne del Verbo di Dio, era conveniente che anch'essa
fosse concepita senza corruzione della madre.
Una terza ragione di convenienza è fornita dalla dignità della
natura umana di Cristo, nella quale non doveva esserci posto per
il peccato, perché per mezzo di essa veniva tolto il peccato del
mondo, secondo le parole del Vangelo: "Ecco l'agnello di Dio",
cioè l'innocente, "che toglie il peccato del mondo". Ma non era
possibile che da una natura corrotta dall'atto coniugale nascesse
una carne immune dal peccato d'origine. Infatti S. Agostino
scrive che nel matrimonio di Maria e di Giuseppe "mancò soltanto
l'atto coniugale; perché non avrebbe potuto compiersi senza una certa
concupiscenza carnale derivante dal peccato, e che volle esclusa
nel proprio concepimento colui che non avrebbe avuto alcun peccato".
La quarta ragione di convenienza è nel fine stesso dell'incarnazione
di Cristo, che era di far rinascere gli uomini a figli di Dio "non
da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma da Dio",
cioè con la potenza di Dio. Ora il modello di quest'opera doveva
apparire nel concepimento stesso di Cristo. Ecco perché S. Agostino
scrive: "Conveniva che per insigne miracolo il nostro capo
nascesse secondo la carne da una vergine, a indicare che le sue
membra sarebbero nate secondo lo spirito da una vergine Chiesa".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Stando a S. Beda
"Giuseppe
viene chiamato padre del Salvatore, non perché lo fosse veramente,
come pensavano i Fotiniani, ma perché, a salvaguardare
il buon nome di Maria, passasse come padre agli occhi della gente".
Nel Vangelo infatti si legge: "Figlio di Giuseppe, come lo credevano".
Oppure, come spiega S. Agostino, Giuseppe viene detto padre
di Cristo per la stessa ragione per cui è detto "sposo di Maria,
senza unione carnale, ma in forza del solo matrimonio: molto più
congiunto a Cristo che se lo avesse adottato. Né è vero che Giuseppe
non doveva essere chiamato padre di Cristo per il motivo
che non lo aveva generato, perché sarebbe padre anche di un
estraneo, che non fosse nato dalla sua moglie e fosse stato da lui
adottato".
2. Come osserva S. Girolamo,
"sebbene Giuseppe non sia padre
del Signor nostro Salvatore, la genealogia di Cristo è condotta
fino a Giuseppe", primo perché "non è consuetudine delle Scritture
tessere le genealogie rifacendosi alle donne. - Poi, perché
Maria e Giuseppe erano della stessa tribù. Perciò Giuseppe era
obbligato dalla legge per ragioni di parentela a prenderla in moglie". - Ancora, come dice S. Agostino,
"la genealogia doveva
discendere fino a Giuseppe, perché in tale matrimonio non soffrisse
alcuna minorazione il sesso maschile, che è il più nobile, mentre
nulla soffriva la verità, essendo Giuseppe e Maria della stirpe di Davide".
3. Come spiega la Glossa, S. Paolo
"adopera alla maniera
ebraica il nome mulier al posto di femina. Perché l'uso ebraico chiama mulieres
tutte le donne, non solo quelle che hanno perduto la
verginità".
4. La ragione addotta vale per le cose che vengono all'esistenza
per via naturale, perché la natura, fissa ad un determinato effetto,
ha pure un modo immutabile di produrlo. Ma la potenza soprannaturale
di Dio estendendosi ad infiniti oggetti, come non si restringe
a un solo effetto, così non ha limiti nel modo di produrlo.
Perciò, se la potenza divina poté formare il primo uomo "dal
fango della terra", poteva anche formare il corpo di Cristo da
una vergine senza il seme virile.
5. Secondo il Filosofo, il seme dell'uomo non ha funzione di
materia nella concezione fisica, ma soltanto di principio attivo
mentre la donna somministra la materia. Perciò mancando nella
concezione del corpo di Cristo il seme maschile, non gli venne a
mancare la dovuta materia.
Ammesso però che il seme maschile sia materia per la concezione
del feto, certamente non conserva la stessa forma, ma subisce
delle trasformazioni. Ora, sebbene la natura non possa dare una
determinata forma se non a una determinata materia, Dio con
la sua potenza infinita può dare a qualunque materia qualunque
forma. Per cui, come trasformò il fango della terra nel corpo di
Adamo, così poté trasformare nel corpo di Cristo la materia somministrata
dalla madre, anche supposto che non fosse materia
sufficiente a una concezione naturale.
ARTICOLO
2
Se la Madre di Cristo sia stata vergine nel parto
SEMBRA che la Madre di Cristo non sia stata vergine nel parto. Infatti:
1. Dice
S. Ambrogio: "Colui che ha santificato il seno di un'altra per farne
nascere un profeta, ha pure aperto il seno di sua
madre per uscirne immacolato". Ma non si può aprire un seno
senza sacrificarne la verginità. Dunque la madre di Cristo non
fu vergine nel parto.
2. Nel mistero di Cristo non ci doveva essere nulla che potesse
far sembrare immaginario il suo corpo. Ma passare attraverso una
porta chiusa non è proprio di un corpo vero, bensì di un corpo
fantastico, perché due corpi non possono compenetrarsi. Dunque
non doveva il corpo di Cristo uscire dal seno materno senza aprirlo.
E così non conveniva che la madre rimanesse vergine nel parto.
3. Come scrive S, Gregorio, il Signore, entrando dai suoi discepoli
a porte chiuse dopo la resurrezione, "dimostrò che il suo
corpo aveva la medesima natura e un nuovo stato di gloria":
questo vuol dire che passare attraverso le porte chiuse è proprio
di un corpo glorioso. Ma il corpo di Cristo nel suo concepimento
non era glorioso, bensì passibile, "somigliante alla carne del peccato",
come si esprime l'Apostolo. Dunque esso non uscì dal
seno della Vergine senza aprirlo.
IN CONTRARIO: In un sermone del Concilio di Efeso si legge:
"La natura non conosce verginità dopo il parto. La grazia invece
ha fatto di una donna una partoriente e una madre, senza violarne
la verginità". Dunque la madre di Cristo fu vergine anche nel parto.
RISPONDO: Senza alcun dubbio dobbiamo affermare che la madre
di Cristo è stata vergine anche nel parto, perché il Profeta
non dice solo: "Ecco, una vergine concepirà", ma aggiunge: "e partorirà un
figlio".
E ciò era conveniente per tre ragioni.
Primo, perché si addiceva alla proprietà personale del Verbo di
Dio che nasceva. Infatti il verbo mentale non solo viene concepito
senza alterazione della mente, ma anche esce da essa senza corromperla.
Perciò, a dimostrare che quel corpo apparteneva allo
stesso Verbo di Dio, era conveniente che nascesse dal seno incorrotto
della Vergine. Ecco come si esprime in proposito un sermone
del Concilio di Efeso: "La donna che dà alla luce una
carne comume, perde la verginità. Ma quando nasce nella carne
il Verbo, allora Dio serba la verginità, rivelandosi così come Verbo.
Del resto neppure il nostro verbo mentale corrompe la mente
quando viene espresso; quindi il Verbo sostanziale che è Dio,
volendo nascere, non viola la verginità".
Secondo, era conveniente da parte del fine dell'incarnazione di
Cristo. Infatti egli è venuto a togliere la nostra corruzione. Non
era perciò opportuno che nascendo corrompesse la verginità di
sua madre. Dice infatti S. Agostino: "Non era giusto che violasse
l'integrità con la sua nascita colui che veniva a sanare la corruzione".
Terzo, era conveniente che colui il quale aveva comandato di
onorare i genitori, nascendo non menomasse l'onore di sua madre.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Ambrogio si esprime in
quella maniera nel commentare la legge, citata dall'Evangelista: "Ogni primogenito maschio che apra il seno materno, sarà consacrato
al Signore". Ora, come spiega S. Beda, l'evangelista "usa
l'espressione ordinaria per indicare la nascita, non già per dire
che il Signore, uscendo da quel sacro seno che l'aveva ospitato
e che aveva santificato, ne violasse la verginità". Perciò l'azione
di aprire, attribuita al primogenito, non indica che Cristo abbia
lacerato il velo del pudore verginale, ma la sola uscita della prole
dal seno materno.
2. Cristo volle dimostrare la realtà del suo corpo in modo da
manifestare insieme la propria divinità. Perciò mescolò insieme
meraviglie e umiliazioni. Per mostrare la verità del suo corpo
nacque da una donna. Per mostrare la sua divinità nacque da
una vergine. Infatti come dice S. Ambrogio: "tale è il parto che
si addice a Dio".
3. Alcuni affermano che Cristo nel nascere assunse la dote della
sottilità; come assunse quella dell'agilità per camminare sulle
acque a piedi asciutti. - Ma ciò non si accorda con quanto abbiamo
precisato sopra. Infatti tali doti del corpo glorioso provengono
dalla ridondanza della gloria dell'anima sul corpo, come diremo
in seguito trattando dei corpi gloriosi. Cristo invece, come abbiamo
già notato, prima della passione "permetteva che la sua carne
agisse e patisse secondo le sue proprietà", e non c'era la ridondanza
della gloria dall'anima al corpo.
Dobbiamo quindi affermare che tutti questi fatti sono stati compiuti
dalla potenza divina miracolosamente. Di qui le parole di
S. Agostino: "Dove interveniva la divinità, il corpo non si arrestava
di fronte a porte sprangate. Poteva ben entrare, senza
aprirle, colui che nacque lasciando inviolata la verginità di sua madre".
E Dionigi scrive, che "Cristo compiva in modo sovrumano
le cose umane: e lo dimostra il concepimento miracoloso da
una vergine e la solidità delle mobili acque sotto il peso dei
suoi piedi terrestri".
ARTICOLO
3
Se la Madre di Cristo sia rimasta vergine dopo il parto
SEMBRA che la Madre di Cristo non sia rimasta vergine dopo il
parto. Infatti:
1. S. Matteo afferma:
"Prima che Maria coabitasse con Giuseppe si trovò incinta per
opera dello Spirito Santo". "Ma
l'Evangelista non direbbe: "prima che coabitassero", se non
avesse la certezza che poi avrebbero abitato insieme, poiché nessuno dice
"prima
che cenasse" di uno che non ha poi cenato".
Dunque la Beata Vergine in seguito ebbe rapporti coniugali con
Giuseppe. E quindi essa non rimase vergine dopo il parto.
2. Nel medesimo Vangelo si leggono poco dopo le parole dell'angelo
a Giuseppe: "Non temere di prendere con te Maria, tua sposa". Ora, il matrimonio ha la sua consumazione nella copula carnale. È quindi
evidente che questo ci fu tra Maria e Giuseppe.
Perciò non sembra che essa sia rimasta vergine dopo il parto.
3. Ancora più avanti nel Vangelo si legge:
"E prese con sé la sua sposa e non la conobbe, finché dette alla luce il suo figlio primigenito".
"Ma questo avverbio finché (donec) si suole usare per indicare un
tempo al cui scadere avviene ciò che non era avvenuto prima.
Il verbo conoscere poi significa l'unione carnale", come nel passo
del testo sacro: "Adamo conobbe sua moglie". Dunque dopo il
parto la Beata Vergine fu conosciuta da Giuseppe. E quindi non
rimase vergine dopo il parto.
4. Non può dirsi primogenito chi non ha fratelli dietro di sé; conforme
alle parole di S. Paolo: "Coloro che egli preconobbe li
ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito
tra molti fratelli". Ma l'Evangelista
chiama Cristo primogenito di sua madre. Dunque essa ebbe altri
figli dopo Cristo. E così non è stata vergine dopo il parto.
5. S. Giovanni scrive che Cristo
"dopo queste cose scese a Cafarnao
insieme con sua madre e i suoi fratelli". Ma si dicono fratelli
quelli che hanno uno stesso genitore. Dunque la Beata Vergine
ebbe altri figli dopo Cristo.
6. Sotto la croce di Cristo, dice l'Evangelista,
"c'erano molte
donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo, tra
le quali c'era Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe,
e la madre dei figli di Zebedeo". Ora, questa Maria che
qui viene detta "madre di Giacomo e di Giuseppe" sembra che
fosse la stessa madre di Cristo, perché altrove nel Vangelo si legge
che "stava presso la croce di Gesù Maria, sua madre". Dunque
la Madre di Cristo non restò vergine dopo il parto.
IN CONTRARIO: In Ezechiele si legge:
"Questa porta rimarrà
chiusa, non verrà aperta, nessuno la varcherà, perché c'è passato
il Signore, Dio d'Israele". E commentando S. Agostino si domanda: "Che cosa
significano le parole, "porta chiusa nella casa del Signore" se non
che Maria sarà sempre intatta? E che cosa le altre, "il Signore soltanto
c'entra e ne esce" se non che lo Spirito Santo
la feconderà e il Signore degli angeli nascerà da lei? E che
cosa infine indicano le parole: "Starà chiusa in eterno", se non che Maria è vergine prima del parto, vergine nel parto e vergine
dopo il parto?".
RISPONDO: Senza alcuna esitazione dobbiamo condannare l'errore
di Elvidio il quale presunse di affermare che la madre di Cristo
dopo il parto fu conosciuta carnalmente da Giuseppe e generò
altri figli. Primo, perché ciò sminuisce la dignità di Cristo: il
quale, come per la natura divina è "l'Unigenito del Padre", quale
suo "Figlio assolutamente perfetto", così conveniva che fosse l'unigenito
della madre, quale suo frutto perfettissimo.
Secondo, perché tale errore offende lo Spirito Santo, che nel
seno della Vergine, divenuto suo santuario, ha formato la carne
di Cristo: quindi non era decoroso che dopo questo fosse violato
da rapporti coniugali.
Terzo, ciò compromette la dignità e la santità della Madre di
Dio: la quale si sarebbe dimostrata ingratissima a non contentarsi
di un Figlio così grande e a perdere spontaneamente con rapporti
coniugali la verginità, che un miracolo le aveva conservato.
Quarto, sarebbe da rimproverare a Giuseppe la massima presunzione,
se avesse tentato di violare una donna che, come egli
aveva conosciuto per rivelazione angelica, aveva concepito Dio per
opera dello Spirito Santo.
Dobbiamo quindi affermare in modo assoluto che la Madre di
Dio, come concepì da vergine e partorì da vergine, così anche
dopo il parto rimase vergine per sempre.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Girolamo così si esprime
contro Elvidio: "La congiunzione prima di (ante), sebbene indichi
spesso quello che dopo è accaduto, qualche volta tuttavia esprime
soltanto un ordine logico o intenzionale di cose, perché capita
qualche cosa a intralciare il corso degli avvenimenti. Quando,
p. es., uno dice: "Mi imbarcai nel porto prima di mangiare",
non s'intende che abbia poi mangiato nel porto dopo la navigazione,
ma che pensava di mangiarvi prima di partire". E così
quando l'Evangelista dice: "Prima di convivere maritalmente
Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo" non intende
dire che dopo si siano uniti, ma che nel tempo in cui si poteva
pensare come prossima la loro unione, furono prevenuti dalla concezione
per opera dello Spirito Santo ed essa impedì che poi si
unissero.
2. Come dice S. Agostino
"in forza della fede nuziale vien chiamata sposa la Madre di Dio che Giuseppe non aveva né avrebbe conosciuto".
Perché, osserva S. Ambrogio, "le nozze non consistono
nel togliere la verginità, ma nel giurarsi comunione di vita".
3. Alcuni hanno pensato che quell'espressione non si riferisca
al conoscimento carnale, bensì a quello nozionale di Maria. Dice
infatti il Crisostomo che "Giuseppe non conobbe la dignità di lei
prima che partorisse; ma, la conobbe dopo il parto. Perché per
la sua prole divenne più bella e più nobile di tutto il mondo,
avendo accolto nella piccolezza del suo seno colui che il mondo
intero non è capace di contenere".
Altri si riferiscono alla conoscenza visiva. Come il volto di
Mosè dal colloquio con Dio si illuminò di tanta gloria, che "i figli
d'Israele non potevano fissare lo sguardo", così Maria irradiata
dallo splendore della virtù dell'Altissimo, non poteva essere guardata
da Giuseppe finché non ebbe partorito. Dopo il parto invece
la conobbe nella bellezza del volto, non nel contatto carnale.
S. Girolamo invece ammette che si tratta della conoscenza dell'unione
coniugale. Ma spiega che la congiunzione finché, o donec
ha due significati nella Scrittura. A volte indica una precisa scadenza,
come nel passo di S. Paolo: "In vista delle trasgressioni
fu data la legge, finché non fosse venuto il Discendente, a cui era
stata fatta la promessa". Altre volte indica un tempo indeterminato,
come quel testo dei Salmi: "Gli occhi nostri verso il
Signore, Dio nostro, finché si muova a pietà di noi", nella quale
espressione non si può intendere che, dopo aver ottenuto misericordia,
gli occhi si stacchino da Dio. E secondo questo modo di
parlare si esprimono le sole cose "di cui si potrebbe dubitare, se
non fossero state scritte, lasciando le altre all'intelligenza del lettore.
Così l'Evangelista dice che la madre di Dio non è stata
conosciuta dal marito fino al parto, per dire che tanto meno è
stata conosciuta dopo il parto".
4. È consuetudine delle divine Scritture di chiamare primogenito
non solo chi ha dietro di sé altri fratelli, ma anche chi è nato
per primo. "Altrimenti, se fosse primogenito soltanto chi è seguito
da altri fratelli, la legge non dovrebbe obbligare i primogeniti
finché non siano nati gli altri". E questo è falso, perché la legge
comandava che i primogeniti venissero riscattati entro un mese.
5. S. Girolamo dice, che
"secondo alcuni i fratelli del Signore
sarebbero i figli di un'altra moglie di Giuseppe. Noi invece pensiamo
che non fossero fratelli, ma cugini del Salvatore, figli di
una Maria, sua zia materna. Infatti nella Scrittura si riscontrano
quattro specie di fratelli: per natura, per nazionalità, per parentela,
per affetto". I fratelli del Signore non sono fratelli per natura
come se fossero nati dalla stessa madre, ma fratelli per parentela
come suoi consanguinei. Quanto poi a Giuseppe c'è da
credere, come osserva S. Girolamo, che sia rimasto vergine, perché "non consta dalla Scrittura che abbia preso un'altra moglie, né
ad un santo si può attribuire il concubinato".
6. Maria
"madre di Giacomo e di Giuseppe" non è la madre
del Signore, che il Vangelo suole indicare soltanto con la sua
dignità, denominandola "madre di Gesù". Questa invece è Maria,
moglie di Alfeo, il cui figlio è Giacomo il Minore, chiamato "fratello
del Signore".
ARTICOLO 4
Se la Madre di Dio abbia fatto voto di verginità
SEMBRA che la Madre di Dio non abbia fatto voto di verginità. Infatti:
1. Nel
Deuteronomio si legge: "Non ci sarà in mezzo a te né
maschio né femmina sterile". Ma la verginità porta con sé la
sterilità. Quindi l'osservanza della verginità è contro il precetto
dell'antica legge. Ora, l'antica legge conservava tutto il suo vigore
prima della nascita di Cristo. Dunque la Beata Vergine non poteva
in quel tempo fare lecitamente il voto di verginità.
2. Scrive l'Apostolo:
"Quanto alle vergini, non ho alcun comando dal
Signore, ma do un consiglio". Ebbene, la perfezione
dei consigli doveva cominciare da Cristo, che è "il coronamento
della legge", come si esprime l'Apostolo. Non era dunque
conveniente che la Vergine emettesse voto di verginità.
3. S. Girolamo glossando un testo paolino afferma che,
"per la
donna la quale ha fatto voto di verginità, è peccato non solo
sposare, ma anche il desiderio di sposarsi". Ora, la madre di
Cristo non ha commesso nessun peccato, come si è visto sopra.
Poiché essa dunque, secondo il Vangelo, "era fidanzata", non deve
aver emesso il voto di verginità.
IN CONTRARIO: Scrive S. Agostino:
"All'angelo dell'annunciazione
Maria rispose: "In che modo avverrà questo, poiché non
conosco uomo?". Certamente non avrebbe detto così, se prima
non si fosse votata a Dio nella verginità".
RISPONDO: Come si è detto nella Seconda Parte, le opere della
perfezione sono più lodevoli, se vengono compiute per voto. Ma
nella Madre di Dio la verginità doveva avere uno splendore straordinario,
come risulta dalle ragioni riportate antecedentemente. Era
perciò conveniente che la sua verginità fosse consacrata a Dio
con un voto. Però, siccome sotto la legge tanto le donne quanto
gli uomini dovevano attendere alla procreazione, perché con essa
si propagava il culto di Dio prima che da quel popolo nascesse
Cristo, non è pensabile che la Madre di Dio, prima di fidanzarsi
con Giuseppe, abbia fatto il voto di verginità in modo assoluto,
sebbene desiderasse la verginità; ma su questo punto rimise la
sua volontà all'arbitrio divino. In seguito poi, dopo aver preso
marito come esigevano gli usi del tempo, insieme con lui emise
il voto di verginità.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Poiché si credeva che la legge
obbligasse a lasciar prole sulla terra, la Madre di Dio fece voto
di verginità, non in modo assoluto, ma sotto la condizione che
piacesse a Dio. Quando poi venne a conoscere che il voto era
accetto a Dio, lo fece in forma assoluta, prima di ricevere l'annunciazione
dall'angelo.
2. Come la perfetta pienezza di grazia fu propria di Cristo e
tuttavia se ne ebbe una certa anticipazione nella sua madre, così
anche l'osservanza dei consigli, che deriva dalla grazia di Dio, fu
inaugurata da Cristo in modo perfetto, ma in qualche modo cominciò
nella Vergine sua madre.
3. Il testo dell'Apostolo va riferito a coloro che fanno voto di
castità in forma assoluta. Ora, la Madre di Dio non lo fece così
prima di fidanzarsi con Giuseppe. Ma dopo il fidanzamento, emise
il voto di verginità insieme con il suo sposo, per comune accordo.
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