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Questione
26
Cristo
mediatore tra Dio e gli uomini
Dobbiamo ora considerare Cristo come mediatore tra Dio e gli
uomini.
Sull'argomento si pongono due quesiti:
1. Se essere mediatore
tra Dio e gli uomini sia proprio di Cristo; 2. Se ciò gli competa
in forza della natura umana.
ARTICOLO
1
Se essere mediatore tra Dio e gli
uomini sia proprietà esclusiva
di Cristo
SEMBRA che essere mediatore tra Dio e gli uomini non sia proprietà
esclusiva di Cristo. Infatti:
1. Il sacerdote e il profeta sono mediatori tra Dio e gli uomini,
come si rileva dal Deuteronomio: "Io stavo allora isolato e
intermediario tra Dio e voi". Ora, non è esclusivo di Cristo essere
sacerdote e profeta. Dunque neppure essere mediatore.
2. Ciò che si può attribuire agli angeli, buoni e cattivi, non
può essere esclusivo di Cristo. Ma la mediazione tra Dio e gli
uomini si attribuisce agli angeli buoni, come fa Dionigi. Si
attribuisce anche agli angeli cattivi, o demoni, nel senso che hanno
qualcosa di comune con Dio, cioè "l'immortalità", e qualcosa di
comune con gli uomini: "la capacità di soffrire e perciò la miseria", come spiega S. Agostino. Dunque essere mediatore tra Dio
e gli uomini non è esclusivo di Cristo.
3. Il mediatore ha l'ufficio d'intercedere presso una persona a
favore di un'altra. Ma "lo Spirito Santo intercede per noi con
gemiti inesprimibili presso Dio", come attesta S. Paolo. Dunque
lo Spirito Santo è mediatore tra Dio e gli uomini. Ciò pertanto
non è proprio di Cristo.
IN CONTRARIO: L'Apostolo afferma che
"il mediatore tra Dio
e gli uomini è uno solo, l'uomo Cristo Gesù".
RISPONDO: L'ufficio proprio del mediatore è d'unire coloro presso
i quali esercita questa funzione; infatti gli estremi si uniscono
nel punto intermedio. Ma unire perfettamente tra loro gli uomini
e Dio è opera di Cristo, che ha riconciliato gli uomini con Dio,
secondo le parole di S. Paolo: "Dio ha voluto riconciliare con sé
il mondo in Cristo". Perciò Cristo soltanto è il mediatore perfetto
tra Dio e gli uomini, in quanto con la sua morte ha riconciliato
con Dio il genere umano. Per cui l'Apostolo, dopo aver detto
che "uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo
Gesù", soggiunge: "il quale ha dato se stesso in riscatto di tutti".
Nulla proibisce però che altri possano chiamarsi mediatori tra
Dio e gli uomini in modo imperfetto, in quanto cioè cooperano
a tale unione in modo dispositivo o ministeriale.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. I profeti e i sacerdoti dell'antica
legge sono stati chiamati mediatori tra Dio e gli uomini in
maniera dispositiva e ministeriale, in quanto cioè prefiguravano e
rappresentavano il mediatore vero e perfetto tra Dio e gli uomini.
- I sacerdoti della nuova legge possono dirsi mediatori tra Dio
e gli uomini in quanto sono ministri del vero mediatore quali suoi
vicari, nel conferire agli uomini i sacramenti della salvezza.
2. Come precisa S. Agostino, non è esatto chiamare gli angeli
buoni mediatori tra Dio e gli uomini. "Perché, avendo essi in
comune con Dio la beatitudine e l'immortalità e nulla in comune
con gli uomini che sono miseri e mortali, come non considerarli
distanti dagli uomini e vicini a Dio, piuttosto che al centro tra
i due estremi?". Dionigi invece li chiama mediatori, perché secondo
il grado della loro natura sono al di sotto di Dio e al di sopra
degli uomini. Esercitano anche l'ufficio di mediatori, ma non come
mediatori principali e perfetti, bensì in modo ministeriale e
dispositivo, come li presenta il Vangelo col dire che a Cristo "s'accostarono
degli angeli e lo servivano".
Quanto ai demoni, essi hanno l'immortalità in comune con Dio
e l'infelicità in comune con gli uomini. "S'intromette come mediatore il demonio immortale e infelice, per non lasciarci arrivare
all'immortalità beata", ma per trascinarci nell'infelicità eterna.
È dunque "un mediatore cattivo, che separa gli amici".
Cristo invece ha comune con Dio la beatitudine, con gli uomini
la mortalità. Perciò "s'interpose quale mediatore, perché mediante
la sua morte potesse rendere immortali i morti, dandone una prova
nella propria risurrezione, e rendere i miseri beati di quella
beatitudine da cui egli non si era mai separato". È dunque "il
mediatore buono che riporta la pace tra i nemici".
3. Lo Spirito Santo, essendo in tutto uguale a Dio, non può
dirsi medio o mediatore tra Dio e gli uomini; ciò spetta solo a
Cristo, il quale, pur essendo "per la divinità uguale al Padre",
tuttavia "per l'umanità è minore del Padre", come si è detto.
Ecco perché spiegando l'affermazione paolina, "Cristo è mediatore",
la Glossa aggiunge: "non già il Padre o lo Spirito Santo".
Si dice che lo Spirito Santo "intercede per noi", perché ci fa
pregare.
ARTICOLO
2
Se Cristo sia mediatore tra Dio e gli uomini in quanto uomo
SEMBRA che Cristo non sia mediatore tra Dio e gli uomini in
quanto uomo. Infatti:
1. Scrive S. Agostino:
"Una sola è la persona di Cristo, per
impedire che Cristo fosse diviso, e non fosse una sola sostanza;
per non togliere di mezzo la sua mediazione e ridurlo a essere
soltanto Figlio di Dio o soltanto Figlio dell'uomo". Ma egli non
è Figlio di Dio e dell'uomo unicamente in quanto uomo, bensì in
quanto Dio e uomo. Perciò non si deve neppure dire che sia
mediatore tra Dio e gli uomini soltanto come uomo.
2. Cristo, com'è uguale al Padre e allo Spirito Santo in quanto
Dio, così è uguale agli uomini in quanto uomo. Ma per la sua
uguaglianza con il Padre e lo Spirito Santo, non si può dire
mediatore in quanto è Dio; e la Glossa commentando il testo
paolino, "Mediatore tra Dio e gli uomini" afferma: "In quanto Verbo
non può essere intermediario, perché è uguale a Dio, e Dio presso
Dio, e insieme un solo Dio". Dunque neppure in quanto uomo
può dirsi mediatore per la sua uguaglianza con gli uomini.
3. Cristo si dice mediatore, perché ci ha riconciliati con Dio, e
lo ha fatto togliendo il peccato che ci separava da Dio. Ma togliere
il peccato spetta a Cristo, non in quanto uomo, bensì in quanto
Dio. Dunque Cristo è mediatore in quanto Dio e non in quanto
uomo.
IN CONTRARIO: Scrive S. Agostino:
"Cristo non è mediatore
in quanto Verbo. Sommamente immortale e sommamente beato,
il Verbo è troppo distante dagli uomini mortali e infelici. È mediatore
invece in quanto uomo".
RISPONDO: Nel mediatore si possono considerare due cose:
primo, la posizione intermedia rispetto agli estremi; secondo, la funzione di unirli tra loro. Per
essere in mezzo occorre al
mediatore una certa distanza da ambedue gli estremi; per unirli bisogna
che trasmetta all'uno quello che appartiene all'altro. Ora, nessuna
delle due cose è attribuibile a Cristo in quanto Dio, ma solo in
quanto uomo. Infatti come Dio egli non differisce dal Padre e
dallo Spirito Santo nella natura e nell'onnipotenza, né il Padre
e lo Spirito Santo hanno qualche cosa che non appartenga al
Figlio, perché sia possibile a lui comunicarlo agli uomini come
cosa non sua. Ambedue le cose invece sono attribuibili a Cristo
in quanto uomo. Perché egli, in quanto uomo, dista da Dio per
la natura, e dagli uomini per la dignità della grazia e della gloria.
Così pure in quanto uomo unisce tra loro Dio e gli uomini,
comunicando a questi i precetti e i doni di Dio e offrendo a Dio per
gli uomini espiazioni e suppliche. Perciò si dice con tutta verità
che egli è mediatore in quanto uomo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Se si toglie a Cristo la natura
divina, gli si toglie necessariamente anche la singolare pienezza di
grazia, che gli compete in quanto è "l'Unigenito del Padre". Ora,
è tale pienezza che lo costituisce al di sopra di tutti gli uomini
e lo rende più vicino a Dio.
2. Cristo in quanto Dio è in tutto uguale al Padre. Invece per
la sua natura umana è superiore agli altri uomini. Perciò può
essere mediatore in quanto uomo e non in quanto Dio.
3. Sebbene a Cristo spetti in quanto Dio di togliere il peccato
come causa efficiente, tuttavia espiare per il peccato del genere
umano gli spetta in quanto uomo. Ed è appunto per questo che
si dice mediatore tra Dio e gli uomini.
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