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Questione
24
La
predestinazione di Cristo
Consideriamo ora la predestinazione di Cristo.
In proposito si pongono quattro quesiti: 1. Se Cristo sia stato
predestinato; 2. Se lo sia stato in quanto uomo; 3. Se la sua
predestinazione sia l'esemplare della nostra; 4. Se egli sia causa
della nostra predestinazione.
ARTICOLO
1
Se a Cristo si possa attribuire la predestinazione
SEMBRA che a Cristo non si possa attribuire la predestinazione.
Infatti:
1. Oggetto della predestinazione è sempre la filiazione adottiva,
secondo l'affermazione paolina: "Ci ha predestinati all'adozione
di figli suoi". Ma, come si è detto, Cristo non può essere figlio
adottivo. Dunque Cristo non può essere stato predestinato.
2. In Cristo ci sono due cose da considerare: la natura umana
e la persona. Ma non si può dire che Cristo è stato predestinato
per la natura umana, essendo falsa la proposizione: "La natura
umana è il Figlio di Dio". E neppure per la persona, perché la
sua persona non è Figlio di Dio per grazia ma per natura, mentre
la predestinazione è relativa alle cose che riguardano la grazia,
come si è detto nella Prima Parte. Dunque Cristo non è stato
predestinato a essere Figlio di Dio.
3. Le cose predestinate come quelle fatte non sono esistite sempre,
perché la predestinazione implica l'idea di antecedenza. Ora,
poiché Cristo è sempre stato Dio e Figlio di Dio, non si può dire
in senso proprio che Cristo come uomo "sia stato fatto Figlio di Dio". Dunque per lo stesso motivo non si può dire neppure che
Cristo "sia stato predestinato a essere Figlio di Dio".
IN CONTRARIO: L'Apostolo parlando di Cristo afferma:
"Egli
è stato predestinato a essere Figlio di Dio in maestà".
RISPONDO: Come risulta dalla Prima Parte, la predestinazione
è l'atto con il quale Dio predispone nell'eternità le cose da attuare
nel tempo per mezzo della sua grazia. Ora, che l'uomo fosse Dio
e Dio fosse uomo è un fatto che si è compiuto nel tempo per
mezzo della grazia dell'unione ipostatica. Né si può dire che Dio
non abbia predisposto dall'eternità il compimento di questa sua
opera nel tempo, altrimenti bisognerebbe ammettere una novità
nell'intelligenza divina. Dunque anche l'unione delle due nature
nell'unica persona di Cristo cade sotto l'eterna predestinazione di
Dio. In questo senso quindi si dice che Cristo è stato predestinato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nel testo citato l'Apostolo
parla della predestinazione nostra a figli adottivi. Anche in Cristo
però come c'è una filiazione divina naturale che lo distingue da
tutti gli altri, così c'è una predestinazione tutta particolare.
2. Alcuni seguendo un testo della Glossa hanno affermato che
la predestinazione va attribuita alla natura e non alla persona,
nel senso cioè che la natura umana ha ricevuto la grazia d'essere
unita al Figlio di Dio in unità di persona.
Ma allora l'affermazione dell'Apostolo sarebbe impropria per due
ragioni. Primo, per una ragione generale. Infatti non si dice predestinata
la natura di uno, ma la sua persona, perché essere predestinato
significa essere guidato alla salvezza, e questo riguarda
il supposito che agisce per il conseguimento della beatitudine. - Secondo,
per una ragione particolare. Perché essere figlio di Dio
non compete alla natura umana: infatti è falsa la proposizione "la natura umana è Figlio di
Dio". A meno che del testo paolino, "Egli è
stato predestinato a essere Figlio di Dio in maestà",
non si voglia dare questa forzata spiegazione: "È stato predestinato
che la natura umana fosse unita in persona al Figlio di Dio".
Perciò non rimane che attribuire la predestinazione alla persona
di Cristo, non per se stessa o in quanto sussiste nella natura
divina, ma in quanto sussiste nella natura umana. Per cui l'Apostolo,
dopo aver detto che Cristo "è nato dalla stirpe di Davide
secondo la carne", soggiunge che "è stato predestinato a essere
Figlio di Dio in maestà", per far capire che sotto l'aspetto per il
quale è nato dalla stirpe di Davide secondo la carne è stato anche
predestinato a essere Figlio di Dio in maestà. Infatti, per quanto
essere Figlio di Dio in maestà sia naturale per quella persona considerata
in se stessa, non lo è tuttavia per lei considerata nella
sua natura umana, la quale ha ricevuto tale privilegio per mezzo
della grazia d'unione.
3. Origene dice che il senso letterale del testo di S. Paolo è il
seguente: "Egli è stato destinato a essere Figlio di Dio in
maestà", togliendo l'anteriorità (espressa dal pre). E allora non ci sono
difficoltà.
Altri riferiscono l'anteriorità implicita nel participio predestinato,
non alla stessa filiazione divina, ma alla sua manifestazione,
secondo il modo ordinario d'esprimersi della Scrittura, di dire cioè
che "le cose accadono nel momento in cui si conoscono"; cosicché
il senso sarebbe: "Cristo è stato predestinato a farsi conoscere
come Figlio di Dio". - Ma allora non si tratta più di vera predestinazione.
Perché essere predestinato vuol dire essere guidato al
fine della beatitudine. Ora, la beatitudine di Cristo non dipende
dalla conoscenza che noi abbiamo di lui.
Perciò è meglio dire che l'anteriorità, inclusa nel participio
predestinato, si riferisce alla persona non per se stessa, ma per la
sua natura umana; perché, sebbene quella persona sia stata Figlio
di Dio dall'eternità, non è però eterno il fatto che una persona
sussistente in natura umana sia Figlio di Dio. Ecco perché S. Agostino
spiega: "Gesù che doveva essere figlio di Davide secondo la
carne, è stato predestinato a essere Figlio di Dio in maestà".
Dobbiamo poi notare che i due participi predestinato e fatto
importano due tipi diversi d'antecedenza. Perché essere fatto si
riferisce alla cosa in se stessa, mentre essere predestinato si riferisce
a una persona in rapporto al pensiero di chi la predestina. Ora,
ciò che ha realmente una forma o natura, può considerarsi in
modo assoluto, o rispetto a quella data forma che possiede. E poiché
in senso assoluto non si può dire che la persona di Cristo
abbia cominciato a essere Figlio di Dio, mentre si può affermare
che il Figlio di Dio abbia cominciato a un certo momento a esistere
nella natura umana, è più vero dire che "Cristo è stato predestinato
a essere Figlio di Dio", che dire: "Cristo è stato fatto Figlio
di Dio".
ARTICOLO
2
Se sia falsa la proposizione:
"Cristo in quanto uomo è stato
predestinato a essere Figlio di Dio"
SEMBRA che sia falsa la proposizione:
"Cristo in quanto uomo
è stato predestinato a essere Figlio di Dio". Infatti:
1. Ciascuno è nel tempo quello che Dio l'ha predestinato a essere,
perché la predestinazione divina è infallibile. Se dunque Cristo
in quanto uomo è stato predestinato a essere Figlio di Dio, vuol
dire che egli è Figlio di Dio in quanto uomo. Ma questo è falso.
Dunque lo è pure la proposizione suddetta.
2. Ciò che spetta a Cristo in quanto uomo, spetta a ciascun
uomo, perché egli è della loro stessa specie. Se dunque
Cristo in quanto uomo è predestinato a essere Figlio di Dio, lo è
anche ogni uomo. Ma questo è falso. Dunque anche la proposizione
suddetta.
3. Viene predestinato nell'eternità ciò che deve accadere nel
tempo. Ma la proposizione, "il Figlio di Dio si è fatto uomo",
è più vera della proposizione, "l'uomo è divenuto Figlio di Dio".
Dunque è più vera la proposizione, "Cristo come Figlio di Dio
è stato predestinato a essere uomo", che la proposizione inversa: "Cristo come uomo è stato predestinato a essere Figlio di
Dio".
IN CONTRARIO: S. Agostino scrive:
"Lo stesso Signore della
gloria diciamo che è stato predestinato, in quanto l'uomo è divenuto
Figlio di Dio".
RISPONDO: Nella predestinazione si possono considerare due
cose. Primo, lo stesso atto eterno con il quale Dio predestina: e
sotto questo aspetto la predestinazione precede ciò che è predestinato.
Secondo, ciò che la predestinazione produce nel tempo e
che consiste in un dono gratuito di Dio. Ebbene, ambedue le cose
nella predestinazione di Cristo riguardano solo la sua natura umana:
infatti la natura umana non è stata unita al Verbo dall'eternità,
e d'essere unita in persona al Figlio di Dio le è stato concesso
per grazia. Perciò soltanto in forza della natura umana si
attribuisce a Cristo la predestinazione. Dice in proposito S. Agostino: "È
stata predestinata la natura umana a un grado tanto
grande e tanto alto e tanto sublime, da non poter essere innalzata
di più". Ora, diciamo che a uno in quanto uomo conviene quello
che gli spetta in ragione della natura umana. Perciò dobbiamo
dire che "Cristo in quanto uomo è stato predestinato a essere
Figlio di Dio".
SOLUZIONE DELLE
DIFFICOLTÀ: 1. Nella proposizione, "Cristo in
quanto uomo è stato predestinato a essere Figlio di Dio", il complemento
di limitazione "in quanto uomo" si può riferire all'atto
della predestinazione in due modi. Primo, come oggetto materiale
della predestinazione. Essa perciò in tal senso è falsa. Significherebbe
infatti: è stato predestinato che Cristo in quanto uomo sia
Figlio di Dio. E in tal senso l'argomento è valido.
Secondo, l'espressione
"in quanto uomo" può riferirsi all'atto
stesso della predestinazione, cioè in quanto quest'ultima implica
nel suo concetto anteriorità e gratuità. In tal senso la predestinazione
si attribuisce a Cristo in ragione della sua natura umana,
come si è detto. E quindi può dirsi predestinato in quanto
uomo.
2. In due modi una cosa può attribuirsi all'uomo in forza della
sua natura. Primo, nel senso che la natura umana sia la causa
dell'attribuzione: la risibilità, p. es., spetta a Socrate in ragione
della natura umana, perché ne è una conseguenza. In tal senso
la predestinazione non è attribuibile a Cristo né ad altro uomo in
ragione della natura umana. E in tal senso l'argomento è valido.
Secondo, una cosa può attribuirsi a un uomo per la sua natura,
in quanto quest'ultima è capace di riceverla. In tal senso diciamo
che Cristo è stato predestinato secondo la natura umana, perché
la predestinazione, come abbiamo visto, ha per oggetto l'esaltazione
in lui della natura umana.
3. Come dice S. Agostino,
"l'ineffabile assunzione dell'uomo da
parte del Dio Verbo è tanto singolare che Cristo può essere chiamato
in senso vero e proprio Figlio dell'Uomo a causa dell'uomo
assunto e Figlio di Dio per l'Unigenito Dio che l'ha assunto".
Perciò, siccome tale assunzione in quanto gratuita cade sotto la
predestinazione, si può dire l'una e l'altra cosa: che il Figlio di
Dio è stato predestinato a essere uomo, e che il Figlio dell'Uomo
è stato predestinato a essere Figlio di Dio. Però, dato che la
grazia non è stata fatta al Figlio di Dio per essere uomo, ma
piuttosto alla natura umana per essere unita al Figlio di Dio,
dire che "Cristo in quanto uomo è stato predestinato a essere
Figlio di Dio", è meglio che dire: "Cristo in quanto Figlio di
Dio è stato predestinato a essere uomo".
ARTICOLO
3
Se la predestinazione di Cristo sia l'esemplare della nostra
SEMBRA che la predestinazione di Cristo non sia l'esemplare
della nostra. Infatti:
1. L'esemplare esiste prima della copia. Ma nulla esiste prima
di ciò che è eterno. Poiché dunque la nostra predestinazione è eterna,
non può la predestinazione di Cristo essere l'esemplare di essa.
2. L'esemplare serve a conoscere la copia. Ma Dio non aveva
bisogno di nulla per conoscere la nostra predestinazione, poiché
egli, come dice l'Apostolo, "ha predestinato quelli che aveva preconosciuto". Dunque la predestinazione di Cristo non è l'esemplare
della nostra.
3. L'esemplare e la copia si corrispondono. Ma la predestinazione
di Cristo è diversa dalla nostra, perché noi veniamo predestinati
a essere figli adottivi, Cristo invece è stato predestinato a
essere "Figlio di Dio in maestà", come si esprime S. Paolo. Dunque
la sua predestinazione non è l'esemplare della nostra.
IN CONTRARIO: S. Agostino scrive:
"È splendida luce di predestinazione
e di grazia il Salvatore stesso, lo stesso Mediatore tra
Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù". Ora, questi è detto luce
di predestinazione e di grazia per il fatto che dalla sua
predestinazione e dalla sua grazia si viene a conoscere la nostra
predestinazione: ma proprio in questo consiste la funzione dell'esemplare.
Dunque la predestinazione di Cristo è l'esemplare della nostra.
RISPONDO: La predestinazione si può considerare sotto due
aspetti. Primo, quale atto di Dio che predestina. E sotto questo aspetto
la predestinazione di Cristo non si può dire l'esemplare
della nostra, perché alla stessa maniera e con un identico atto
eterno Dio ha predestinato noi e Cristo.
Secondo, si può considerare la predestinazione in quanto ha un
termine e un effetto in colui che viene predestinato. Sotto questo
aspetto la predestinazione di Cristo è l'esemplare della nostra per
due ragioni. In primo luogo, per il bene a cui veniamo predestinati.
Cristo infatti è stato predestinato a essere Figlio naturale
di Dio, mentre noi veniamo predestinati alla filiazione adottiva,
che è una partecipazione analogica della filiazione naturale. Di qui
l'affermazione di S. Paolo: "Coloro che preconobbe, li ha pure
predestinati a essere conformi all'immagine, che è il Figlio suo".
In secondo luogo, per il modo di conseguire questo bene, che
si ottiene per grazia. Ciò è evidentissimo in Cristo, essendo stata
la natura umana unita in lui al Figlio di Dio senza alcun merito
precedente. E così "noi tutti riceviamo dalla pienezza della sua grazia", come si esprime il Vangelo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'obiezione parte dalla predestinazione
come atto dello stesso predestinante.
2. Altrettanto si dica per la seconda difficoltà.
3. Non è necessario che la copia riproduca l'esemplare in tutto
e per tutto, ma basta una certa somiglianza.
ARTICOLO 4
Se la predestinazione di Cristo sia causa della nostra
SEMBRA che la predestinazione di Cristo non sia causa della
nostra. Infatti:
1. Ciò che è eterno, non ha causa. Ma la nostra predestinazione
è eterna. Dunque la predestinazione di Cristo non è causa della
nostra.
2. Ciò che dipende dalla sola volontà di Dio, non ha altra causa
che la volontà di Dio. Ma la nostra predestinazione, come dichiara
S. Paolo, dipende dalla sola volontà di Dio: "Predestinati noi
per disposizione di colui che tutto opera secondo il consiglio del
suo volere". Dunque la predestinazione di Cristo non è causa della
nostra.
3. Tolta la causa, si toglie anche l'effetto. Ma tolta la predestinazione
di Cristo, non si toglie la nostra, perché, anche se non
si fosse incarnato il Figlio di Dio, sarebbe stato possibile un altro
modo per la nostra salvezza, come dice S. Agostino. Dunque la
predestinazione di Cristo non è causa della nostra.
IN CONTRARIO: S. Paolo afferma:
"(Dio) ci ha predestinati a
figli adottivi per mezzo di Gesù Cristo".
RISPONDO: Se si considera come atto, la predestinazione di
Cristo non è causa della nostra, perché con un solo e identico atto
Dio ha predestinato Cristo e noi. - Se invece si considera nel suo
termine, allora la predestinazione di Cristo è causa della nostra:
Dio infatti ha predisposto la nostra salvezza predestinando ab
aeterno che essa si compisse per opera di Gesù Cristo. Poiché
cade sotto la predestinazione eterna non solo il fatto da compiersi
nel tempo, ma anche il modo e l'ordine del suo compimento.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1 e 2. Le prime due difficoltà
derivano dalla predestinazione considerata come atto.
3. Se Cristo non avesse avuto da incarnarsi, Dio avrebbe predisposto
che gli uomini si salvassero per altra via. Ma avendo
predisposto l'incarnazione di Cristo, predispose insieme che essa
fosse la causa della nostra salvezza.
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