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Questione
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L'adozione, se si possa attribuire a Cristo
Passiamo ora a considerare se si possa attribuire a Cristo l'adozione.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti:
1. Se Dio possa avere
figli adottivi; 2. Se possa averli soltanto Dio Padre; 3. Se soltanto
gli uomini possano essere figli adottivi di Dio; 4. Se Cristo si
possa dire figlio adottivo.
ARTICOLO
1
Se Dio possa avere figli adottivi
SEMBRA che Dio non possa avere figli adottivi. Infatti:
1. Si adotta in figlio una persona estranea, come dicono i giuristi.
Ma nessuna persona è estranea a Dio, che è il Creatore di
tutte le cose. Dunque Dio non può adottare.
2. L'adozione è stata introdotta per supplire alla mancanza della
filiazione naturale. Ma in Dio c'è la filiazione naturale, come si
è visto nella Prima Parte. Dunque Dio non può adottare.
3. L'adozione ha come scopo la successione ereditaria ai beni
dell'adottante. Ma nessuno può succedere a Dio nella sua eredità,
perché egli non muore mai. Dunque Dio non può adottare.
IN CONTRARIO: Scrive S. Paolo che Dio
"ci ha predestinati a
suoi figli adottivi". Ma la predestinazione di Dio non rimane
senza effetto. Dunque Dio adotta alcuni a suoi figli.
RISPONDO: Un uomo adotta un altro come figlio ammettendolo
per sua bontà alla partecipazione della propria eredità. Ma la
bontà di Dio è infinita e per questo egli ammette le sue creature
alla partecipazione dei suoi beni e soprattutto le creature razionali
che, fatte a immagine di Dio, sono capaci della beatitudine divina.
Questa consiste nel godimento di Dio, giacché Dio stesso è beato
e ricco in quanto gode di se stesso. Ora, ciò che costituisce la
ricchezza di una persona, si chiama sua eredità. Si dice quindi
che Dio adotta gli uomini, perché per sua bontà li ammette
all'eredità della sua beatitudine. - L'adozione divina poi supera
l'adozione umana in questo, che Dio con il dono della grazia rende
l'uomo adottato idoneo all'eredità celeste, mentre l'uomo non
rende idoneo l'adottato, ma piuttosto lo sceglie già idoneo per
adottarlo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'uomo considerato nella sua
natura non è estraneo a Dio per i beni naturali, ma per quelli
della grazia e della gloria. Ed è per questi che viene adottato.
2. Operare per bisogno è proprio dell'uomo, non di Dio, che
invece opera per comunicare l'abbondanza della propria perfezione.
Perciò come nella creazione si comunica a tutte le creature una
certa somiglianza della bontà divina, così con l'adozione viene
comunicata agli uomini una somiglianza della filiazione divina naturale, come afferma S. Paolo: "Coloro che preconobbe, li ha
pure predestinati a essere conformi all'immagine del suo Figlio".
3. A differenza dei beni materiali, quelli spirituali possono essere
posseduti simultaneamente da molti. Perciò nessuno può possedere
una eredità di beni materiali se non succedendo a chi muore,
mentre tutti insieme ricevono intera l'eredità spirituale, senza
menomazione del Padre che vive eternamente.
Si potrebbe dire però che Dio muore in quanto cessa d'essere
in noi per fede e comincia a essere in noi per visione, secondo la
spiegazione della Glossa alle parole di S. Paolo: "Se figli, anche
eredi".
ARTICOLO
2
Se l'adozione debba attribuirsi a tutta la Trinità
SEMBRA che l'adozione non debba attribuirsi a tutta la Trinità.
Infatti:
1. Si parla di adozione divina per analogia con quella umana.
Ma tra gli uomini può adottare soltanto chi può generare, e questo
in Dio è proprio del Padre soltanto. Dunque soltanto il Padre può
adottare.
2. Gli uomini con l'adozione divina divengono fratelli di Cristo,
secondo le parole di S. Paolo: "Affinché egli sia il primogenito di
molti fratelli". Ma fratelli si dicono i figli di un medesimo padre;
per cui anche il Signore dice: "Ascendo al Padre mio e Padre vostro". Dunque solo il Padre di Cristo ha figli adottivi.
3. Scrive l'Apostolo:
"Dio ha mandato il suo Figlio, affinché
ricevessimo l'adozione a figli di Dio. In prova poi che voi siete
figli di Dio, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei vostri
cuori, il quale grida: Abba, Padre". Dunque adottare è di
chi ha il Figlio e lo Spirito Santo. Ma questo è vero solo della
persona del Padre. Dunque adottare spetta solo alla persona del
Padre.
IN CONTRARIO: Ci può adottare per figli colui che possiamo
chiamare Padre, come scrive S. Paolo: "Avete ricevuto lo Spirito
di figli adottivi, per cui gridiamo: Abba, Padre". Ma quando
diciamo a Dio: "Padre nostro", l'espressione riguarda tutta
la Trinità, come avviene per tutti gli altri attributi che si danno
a Dio in relazione alle creature, come abbiamo visto nella Prima
Parte. L'adozione dunque spetta a tutta la Trinità.
RISPONDO: Tra un figlio adottivo di Dio e il suo Figlio naturale
c'è questa differenza: il figlio naturale di Dio è "genito, non fatto",
il figlio adottivo è fatto, come dice il Vangelo: "Diede a loro di
poter essere fatti figli di Dio". Talora però anche i figli adottivi
si dicono generati per la rigenerazione spirituale che è gratuita e
non naturale, come nota S. Giacomo: "Ci ha volontariamente
generato per mezzo della parola di verità". Ora, sebbene la
generazione trinitaria sia propria del Padre, tuttavia ogni effetto prodotto nel creato è comune a tutta la Trinità per l'unità di natura;
perché dove c'è una sola natura, c'è necessariamente una sola
virtù operativa e una sola operazione, per cui il Signore afferma: "Tutte le cose che fa il Padre, le fa allo stesso modo anche il
Figlio". Perciò adottare gli uomini come figli di Dio va attribuito
a tutta la Trinità.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le persone umane non hanno
numericamente la stessa natura, così da avere in comune un'unica
operazione e un unico effetto, come avviene tra le persone divine.
Perciò sotto questo aspetto il paragone non regge.
2. Con l'adozione noi diveniamo fratelli di Cristo e abbiamo con
lui uno stesso Padre, il quale però è Padre di Cristo e Padre
nostro in due modi diversi. Appunto per questo il Signore distingue
tra il "Padre mio" e il "Padre vostro". Infatti è Padre di Cristo
con la generazione naturale che a lui è propria, ed è Padre nostro
perché compie volontariamente opere che sono comuni a lui, al
Figlio e allo Spirito Santo. Perciò Cristo non è come noi figlio di
tutta la Trinità.
3. Come si è detto, la filiazione adottiva è un'immagine della
filiazione eterna, come tutte le cose temporali sono immagini di
quelle eterne. Ora, l'uomo viene ad assomigliare allo splendore
del Figlio eterno per mezzo della chiarità della grazia, che si
appropria allo Spirito Santo. Ecco perché l'adozione, pur essendo
comune a tutta la Trinità, si appropria al Padre come adottante,
al Figlio come modello, allo Spirito Santo come imprimente in noi
l'immagine del modello.
ARTICOLO
3
Se la sola creatura razionale possa essere adottata
SEMBRA che non sia proprio della creatura razionale essere
adottata. Infatti:
1. È solo per adozione che Dio si dice Padre della creatura
razionale. Ma Dio si dice Padre anche della creatura irrazionale,
come si legge nella Scrittura: "Chi è il Padre della pioggia?
O chi ha generato le stille di rugiada?". Dunque non è della sola
creatura razionale essere adottata.
2. È per adozione che alcuni si dicono figli di Dio. Ma la
Scrittura attribuisce specialmente agli angeli d'essere figli di
Dio: "Un giorno avvenne che i figli di Dio si presentarono davanti al
Signore". Dunque non è proprio della creatura razionale l'adozione.
3. Ciò che è proprio d'una natura, appartiene a tutti
gli individui
di essa: la risibilità, p. es., è comune a tutti gli uomini.
Ma l'adozione non è di tutti gli uomini. Dunque non è propria della natura
umana.
IN CONTRARIO: I figli adottivi sono
"eredi di Dio" come insegna
S. Paolo. Ma tale eredità è possibile soltanto per la creatura
razionale. Dunque l'adozione compete solo alla creatura razionale.
RISPONDO: Come si è detto, la filiazione adottiva è un'immagine
di quella naturale. Ma il Figlio di Dio procede naturalmente dal
Padre quale Verbo intellettuale, che è una sola cosa con il Padre.
Dunque una creatura, può avere una somiglianza col Verbo in tre
maniere. Primo, per la forma, a prescindere dall'intelligenza: per
esempio la struttura d'una casa riproduce esternamente il verbo
mentale o idea dell'architetto, ma non lo riproduce come forma
intelligibile, perché la forma o struttura della casa nella materia
non è una realtà intelligibile come lo era invece nella mente
dell'architetto. In tal senso tutte le creature assomigliano al Verbo
eterno, perché sono state fatte per mezzo di lui. - Secondo, può
esserci somiglianza tra creatura e Verbo non solo per la forma,
ma anche per l'intellettualità di essa, come la scienza che si va
formando nella mente d'un alunno somiglia al verbo che è nella
mente del maestro. E in tal senso la creatura razionale somiglia
al Verbo per la sua stessa natura. - Terzo, può esserci somiglianza
tra creatura e Verbo eterno per l'unità di lui con il Padre, la
quale si attua nella creatura mediante la grazia e la carità, per
cui il Signore prega: "Siano in noi una cosa sola, come lo siamo
noi stessi". È quest'ultima somiglianza che costituisce l'adozione,
perché l'eredità eterna spetta a chi ha tale somiglianza.
È chiaro dunque che sono adottabili solo le creature razionali,
non tutte però, ma solo quelle che hanno la carità. Questa "viene
diffusa nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo". Perciò lo
Spirito Santo si dice "lo Spirito dei figli adottivi".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Dio si dice Padre delle
creature irrazionali non per adozione, ma per creazione, secondo il
primo grado di somiglianza.
2. Gli angeli sono chiamati figli di Dio per adozione, non perché
sia una loro prerogativa, ma perché sono stati adottati per primi
in ordine di tempo.
3. L'adozione non è una dote naturale, ma un effetto della
grazia, di cui la natura razionale è capace. Da ciò non segue che
ogni creatura razionale è adottata, ma solo che è adottabile.
ARTICOLO 4
Se Cristo in quanto uomo sia figlio adottivo di Dio
SEMBRA che Cristo in quanto uomo sia figlio adottivo di Dio.
Infatti:
1. Scrive S. Ilario parlando di Cristo:
"Non perde la grandezza
della sua potenza per l'adozione della natura umana". Dunque
Cristo in quanto uomo è figlio adottivo.
2. S. Agostino afferma che
"quell'uomo è diventato Cristo per
la stessa grazia per cui ciascun uomo diventa cristiano dal primo
istante della sua fede". Ma gli altri uomini sono cristiani per la
grazia dell'adozione. Dunque anche quell'uomo è Cristo per adozione.
E quindi è figlio adottivo.
3. Cristo in quanto uomo è servo. Ma essere figlio adottivo è
meglio che essere servo. Dunque a maggior ragione Cristo in quanto
uomo è figlio adottivo.
IN CONTRARIO: S. Ambrogio scrive:
"Un figlio adottivo non lo
chiamiamo figlio naturale, ma diciamo figlio naturale chi è vero figlio". Ora, Cristo è Figlio vero e naturale di Dio, come si legge
nel testo sacro: "Affinché noi siamo nel suo vero Figlio, Gesù Cristo". Dunque Cristo in quanto uomo non è figlio adottivo.
RISPONDO: La filiazione si attribuisce propriamente all'ipostasi
o persona, non alla natura, per cui nella Prima Parte si è detto
che la filiazione è una proprietà personale. Ora, in Cristo non c'è
altra persona o ipostasi che quella increata, a cui compete la
figliolanza naturale. Inoltre si è detto sopra che la filiazione
adottiva è una partecipazione di quella naturale. Ma non si può
attribuire per partecipazione una dote a chi la possiede in tutta
la sua pienezza. Perciò Cristo che è Figlio naturale di Dio, non
si può in nessun modo dire figlio adottivo.
Al contrario per coloro che pongono in Cristo due persone o
ipostasi o suppositi non ci sono difficoltà che impediscano di
chiamare Cristo figlio adottivo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come la filiazione, così anche
l'adozione non si può attribuire propriamente alla natura. Quando
dunque si dice che "viene adottata la natura umana nell'umiltà
della carne", è un parlare improprio: nel caso il termine adozione
sta a indicare l'unione della natura umana con la persona del
Figlio.
2. Il paragone di S. Agostino è da intendersi di ciò che precede
la grazia, nel senso cioè che come senza meriti riceve ogni uomo
la grazia di diventare cristiano, così senza meriti ebbe quell'uomo
la grazia d'essere Cristo. Ma c'è differenza quanto al fine della
grazia, perché Cristo per la grazia d'unione è Figlio naturale, gli
altri invece per la grazia abituale sono figli adottivi. La grazia
abituale c'è poi anche in Cristo, ma non per renderlo figlio
adottivo, bensì come un effetto prodotto nella sua anima dalla
filiazione naturale, secondo le parole del Vangelo: "Abbiamo visto
la sua gloria d'Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità".
3. L'essere creatura, servo o suddito di Dio non si attribuisce
solo alla persona, ma anche alla natura: il che non si può dire
della filiazione. Quindi il paragone non regge.
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