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Questione
21
La
preghiera di Cristo
Passiamo ora a considerare la preghiera di Cristo.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se Cristo possa
pregare; 2. Se lo possa con la sua sensibilità; 3. Se possa pregare
per se stesso, o solo per gli altri; 4. Se ogni sua preghiera sia
stata esaudita.
ARTICOLO
1
Se Cristo possa pregare
SEMBRA che Cristo non possa pregare. Infatti:
1. Come la definisce il Damasceno,
"la preghiera è la domanda
di cose convenienti rivolta a Dio". Ma Cristo, potendo compiere
da se stesso ogni cosa, non era ragionevole che chiedesse ad altri.
Dunque Cristo non poteva pregare.
2. Pregando non si possono chiedere cose che certamente
accadranno: non si prega, p. es., che domani sorga il sole. Né si può
chiedere nella preghiera una cosa di cui si è certi che non avverrà
in nessun modo. Ma Cristo conosceva tutto il futuro. Dunque
non aveva nulla da chiedere con la preghiera.
3. Secondo un'altra definizione del Damasceno,
"la preghiera
è l'elevazione dell'intelligenza a Dio". Ma l'intelligenza di Cristo
non aveva bisogno d'elevarsi a Dio, perché era sempre unita a
lui, non solo per l'unione ipostatica, ma anche per la fruizione
della beatitudine. Dunque Cristo non poteva pregare.
IN CONTRARIO: Attesta il Vangelo che
"in quei giorni Gesù si
recò sul monte a pregare, e trascorse tutta la notte in orazione
a Dio".
RISPONDO: Come si è detto nella Seconda Parte, l'orazione è la
manifestazione della nostra volontà a Dio perché egli l'esaudisca.
Perciò, se in Cristo ci fosse un'unica volontà, cioè quella divina,
in nessun modo gli si potrebbe attribuire l'orazione, perché la
volontà divina è da sola capace d'attuare ciò che vuole, secondo
le parole del Salmista: "Tutto quello che vuole, il Signore lo fa".
Ma poiché in lui ci sono due volontà, la divina e l'umana, e la
volontà umana non è capace di realizzare da sé quello che vuole,
senza il ricorso alla potenza divina; per questo Cristo, in quanto
uomo dotato di volontà umana, poteva pregare.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Cristo poteva far tutto quello
che voleva in quanto Dio, ma non in quanto uomo, poiché in
quanto uomo non aveva l'onnipotenza, come abbiamo detto. Tuttavia,
essendo insieme Dio e uomo, volle rivolgere preghiere al
Padre, non perché impotente, ma per nostra istruzione. Primo,
per farci capire che egli procede dal Padre. Onde egli stesso
dichiara: "Ho detto così", cioè le parole della preghiera, "per il
popolo che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato".
E S. Ilario commenta: "Non aveva bisogno di pregare; pregò
per noi, perché non ignorassimo il Figlio". - Secondo, per darci
l'esempio. Per cui scrive S. Ambrogio: "Cerca di non fraintendere,
così da pensare che il Figlio di Dio preghi come un debole, per
impetrare quello che non può fare. Fonte di potenza e maestro
d'obbedienza, egli con il suo esempio ci forma ai precetti della
virtù". E S. Agostino: "Il Signore nella sua forma di servo
avrebbe potuto pregare in silenzio, se fosse stato necessario. Invece
pregando il Padre volle mostrarsi apertamente, per ricordare che
era nostro maestro".
2. Cristo sapeva che tra le cose future a lui note alcune sarebbero
avvenute per la sua preghiera. Di queste appunto era conveniente
far domanda a Dio.
3. L'elevazione è un movimento verso l'alto. Ma il moto, come
dice Aristotele, può essere preso in due sensi. Primo, in senso
proprio come passaggio dalla potenza all'atto, quale "atto di un
ente imperfetto". In tal senso l'elevazione spetta a chi è in alto
potenzialmente e non attualmente. E sotto tale aspetto, come
nota il Damasceno, "l'intelligenza umana di Cristo non ha bisogno
di salire a Dio, perché è sempre unita con Dio per l'unione
ipostatica e per la contemplazione beata". - Secondo, il moto può
significare "l'atto di un ente perfetto", cioè esistente in atto, ossia
come si dicono moto il conoscere e il sentire. In questo senso
l'intelligenza di Cristo si eleva sempre verso Dio, perché egli lo
contempla sempre come superiore a se stesso.
ARTICOLO
2
Se Cristo possa pregare con la sua sensibilità
SEMBRA che Cristo possa pregare con la sua sensibilità. Infatti:
1. In nome di Cristo il Salmista
così si esprime: "Il mio cuore
e la mia carne esultano dinanzi al Dio vivo". Ma la sensualità
è l'appetito della carne. Dunque la sensibilità o sensualità di Cristo
poteva elevarsi al Dio vivo con esultanza e quindi pregare.
2. Può pregare, chi può desiderare ciò che chiede. Ma Cristo
chiedeva qualcosa che la sua sensibilità desiderava, implorando: "Passi da me questo
calice". Dunque la sensibilità di Cristo pregava.
3. Essere unito ipostaticamente a Dio è più che elevarsi a lui
con la preghiera. Ma la sensibilità è stata assunta ipostaticamente
da Dio come le altre parti della natura umana. Dunque molto
più poteva elevarsi a Dio con la preghiera.
IN CONTRARIO: S. Paolo dice che il Figlio di Dio secondo la
natura assunta "si è fatto uguale agli uomini". Ma gli altri uomini
non pregano con la loro sensibilità o sensualità. Dunque neppure
Cristo.
RISPONDO: Pregare con la sensualità o sensibilità si può intendere
in due modi. Primo, nel senso che la preghiera sia un atto
delle facoltà sensitive. In tal senso Cristo non pregava con la sua
sensualità. Perché questa aveva la stessa natura specifica della
nostra. Ora, in noi essa non è capace di pregare, per due ragioni.
Primo, perché il moto della sensualità non può trascendere le cose
sensibili e quindi non può elevarsi a Dio, come invece richiede
la preghiera. - Secondo, perché la preghiera implica un coordinamento,
in quanto uno desidera qualcosa come realizzabile da Dio,
e tale coordinamento è proprio della ragione. L'orazione dunque
è un atto della ragione, come abbiamo spiegato nella Seconda Parte.
Secondo, pregare con la sensibilità si può intendere nel senso
che la ragione sottoponga a Dio nella preghiera ciò che quella
desidera. E in questo senso Cristo pregava con la sua sensibilità,
in quanto la sua preghiera, quasi facendosi avvocata della sensibilità,
ne interpretava gli affetti. E questo per darci un triplice
insegnamento. Primo, per dimostrare che egli ha assunto una vera
natura umana con tutte le affezioni naturali. Secondo, per
mostrare che è lecito avere secondo gli affetti naturali delle brame
contrarie a quello che Dio vuole. Terzo, per mostrare che l'uomo
deve sottomettere la propria sensibilità alla volontà divina. Per
cui S. Agostino scrive: "Cristo vivendo da uomo manifestò la sua
individuale volontà umana con le parole: "Passi da me questo
calice". Si tratta infatti di volontà umana con un suo particolare
desiderio. Ma poiché vuole che l'uomo sia retto e tenda a Dio,
soggiunge: "Però non come voglio io, ma come vuoi tu", quasi
dicesse: "Specchiati in me: ti è concesso di volere per te una
cosa anche quando Dio ne vuole un'altra"".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. La carne esulta dinanzi al Dio
vivo, non con un atto capace d'ascendere a Dio, ma per ridondanza
dal cuore alla carne, nel senso che l'appetito sensitivo si
eccita dietro l'attività dell'appetito razionale.
2. Sebbene la sensibilità volesse quello che la ragione domandava,
chiederlo però con la preghiera non competeva alla sensibilità,
ma alla ragione, come si è detto.
3. L'unione ipostatica è l'unione nell'essere personale che si
comunica a ciascuna parte della natura umana. Invece l'elevazione
della preghiera è un atto che può compiere soltanto la ragione,
come si è detto. Quindi il paragone non regge.
ARTICOLO
3
Se Cristo potesse pregare per se stesso
SEMBRA che Cristo non abbia potuto pregare
per se stesso.
Infatti:
1. Scrive S. Ilario:
"I suoi colloqui nella preghiera non
giovavano a lui, ma egli li faceva per l'accrescimento della nostra fede".
Dunque Cristo non pregava per sé, ma per noi.
2. Si prega solo per quello che si vuole, perché, come si è detto,
la preghiera è la presentazione del proprio volere a Dio perché lo
adempia. Ma ciò che Cristo soffriva, era da lui voluto; dice infatti
S. Agostino: "L'uomo spesso, anche se non vuole, è triste; anche
se non vuole, dorme; anche se non vuole, ha fame e sete. Egli
invece", cioè Cristo, "ebbe tutto questo perché lo volle". Dunque
non poteva pregare per se stesso.
3. S. Cipriano scrive:
"Maestro di pace e d'unità, Cristo non
ha voluto che si pregasse individualmente e privatamente, o che
l'orante pensasse a sé soltanto". Ora, Cristo metteva in pratica
quello che insegnava, come afferma la Scrittura: "Gesù incominciò
a fare e a insegnare". Dunque Cristo non pregò mai solo per sé.
IN CONTRARIO: Il Signore stesso dice pregando:
"Glorifica il
tuo Figlio".
RISPONDO: Cristo ha pregato per sé in due modi. Primo, esprimendo
i sentimenti della propria sensibilità, come si è detto sopra,
o anche i desideri della sua volontà considerata come natura:
quando, p. es., domandò che fosse allontanato da lui il calice della
passione. Secondo, esprimendo gli affetti della sua volontà
deliberata che si considera come ragione: quando chiese, p. es., la
gloria della risurrezione. E giustamente. Infatti, come si è detto,
Cristo volle ricorrere alla preghiera nelle sue relazioni con il Padre,
per dare a noi l'esempio, e per professare che il Padre suo è il
principio da cui egli procede dall'eternità secondo la natura divina,
e da cui riceve ogni bene secondo la natura umana. Ma nella natura
umana, se alcuni beni li aveva già ricevuti dal Padre, altri li
dovette attendere. Perciò come per i beni già ricevuti nella natura
umana rendeva grazie al Padre, secondo la testimonianza del
Vangelo, riconoscendolo autore di essi, così allo stesso fine domandava
a lui con preghiere i beni che mancavano alla sua natura umana:
p. es., la gloria del corpo e altri beni consimili. E anche in questo
ci lasciò l'esempio perché siamo riconoscenti per i benefici già
ricevuti, e chiediamo con la preghiera le grazie che non abbiamo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Ilario parla della preghiera
vocale, di cui Cristo non aveva bisogno per se stesso, ma solo
per noi. Per questo dice di proposito che "nella preghiera le parole
a lui non giovavano". Infatti, se "il Signore esaudisce il desiderio
degli umili", come dice il Salmista, tanto più ha forza di preghiera
presso il Padre la sola volontà di Cristo. Per cui egli stesso
diceva: "Sapevo che tu mi esaudisci sempre, ma ho parlato per il
popolo che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato".
2. Cristo certamente voleva tutto quello che soffriva in quel
dato momento, ma voleva anche che il suo corpo dopo la passione
ricevesse quella gloria che ancora non aveva. E tale gloria
l'attendeva dal Padre. Perciò era conveniente che la chiedesse
a lui.
3. Anche la gloria che Cristo chiedeva per sé nella preghiera,
riguardava la salvezza degli altri, in conformità a quanto asserisce
l'Apostolo: "Fu risuscitato per la nostra giustificazione". Perciò
anche l'orazione che faceva per sé, era in qualche modo per gli
altri. Del resto chiunque domanda a Dio una grazia per usarla
a beneficio degli altri, prega non solo per sé, ma anche per gli altri.
ARTICOLO 4
Se la preghiera di Cristo sia stata sempre esaudita
SEMBRA che la preghiera di Cristo non sia stata sempre esaudita.
Infatti:
1. Domandò che fosse allontanato da lui il calice della passione,
come risulta dal Vangelo, e non fu allontanato. Dunque non ogni
sua preghiera è stata esaudita.
2. Pregò che ai suoi crocifissori fosse rimesso quel peccato, come
attesta il Vangelo. Ma a tutti non fu rimesso, perché i Giudei ne
furono puniti. Dunque non ogni sua preghiera fu esaudita.
3. Il Signore pregò
"per quelli che avrebbero creduto in lui
sulla parola degli Apostoli, perché tutti fossero in lui una cosa
sola", e perché a lui si riunissero. Ma non tutti raggiungono
questa meta. Dunque non tutte le sue preghiere sono state esaudite.
4. Il Salmista mette sulle labbra di Cristo queste parole:
"Mio
Dio, grido di giorno e non rispondi". Dunque non ogni sua
preghiera è stata esaudita.
IN CONTRARIO: L'Apostolo afferma che Cristo,
"avendo offerto
preghiere con grida e lacrime, fu esaudito per la sua pietà".
RISPONDO: Come si è già detto, la preghiera è l'interprete della
volontà umana. Dunque uno viene esaudito, quando si compie la
sua volontà. Ora, la volontà umana in senso proprio è la volontà
come ragione, perché noi vogliamo in modo assoluto ciò che vogliamo
con deliberazione razionale. Invece ciò che vogliamo con la
sensibilità, o anche con la volontà come natura, non lo vogliamo
in modo assoluto, ma in maniera condizionata, a patto cioè che
nulla si opponga da parte della deliberazione razionale. Perciò
un tale volere è una velleità più che una volontà assoluta, poiché
si vorrebbe, se non ci fossero certi impedimenti.
Ebbene, Cristo secondo la sua volontà come ragione non voleva
altro che quanto sapeva essere voluto da Dio. Per cui ogni volontà
assoluta di Cristo, anche umana, fu soddisfatta, essendo essa
conforme a Dio, e quindi fu esaudita ogni sua preghiera. Infatti da
questa conformità al volere di Dio dipende l'esaudimento anche
delle preghiere di tutti, come dice S. Paolo: "Colui che scruta i
cuori, sa", cioè approva, "che cosa desideri lo Spirito", vale a
dire che cosa faccia desiderare ai santi, "perché secondo Dio",
cioè in conformità alla volontà divina, "lo Spirito intercede per
i santi".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La richiesta dell'allontanamento
del calice viene interpretata in vari modi dai Santi (Padri).
S. Ilario scrive: "Chiedendo che il calice passi da lui, non prega
d'evitarlo, ma di farne partecipi gli altri. Prega dunque per coloro
che avrebbero sofferto dopo di lui, in questo senso: Come io bevo
il calice della passione, così lo bevano altri senza scoramento, senza
paura di soffrire, senza paventare la morte".
Oppure, secondo S. Girolamo:
"Parlando di questo calice, Cristo
parla del popolo giudaico, il quale non può essere scusato per
ignoranza se mi uccide, avendo la legge e i profeti che mi hanno
preannunziato".
Oppure, secondo S. Dionigi d'Alessandria:
"Le parole: "Allontana
da me questo calice", non significano: "Non mi si accosti",
perché non si può allontanare, se non ciò che si accosta.
Ma a somiglianza di ciò che tocca solo di passaggio, il Salvatore
prega che la tentazione sia respinta appena lo abbia sfiorato".
Al contrario S. Ambrogio, Origene e il Crisostomo dicono che
pregò "come un uomo che rifugge dalla morte" per volontà naturale.
Allora, se intendiamo la sua preghiera nel senso che i martiri
imitassero la sua passione secondo l'interpretazione d'Ilario, o che
il timore del calice da bere non lo spaventasse, o che la morte
non lo trattenesse, la sua preghiera fu completamente esaudita.
Invece se intendiamo che abbia domandato di non bere il calice
della passione e della morte o di non berlo per mano dei Giudei,
ciò che domandava non è avvenuto, perché la sua ragione che
presentava la richiesta, non ne voleva il compimento; ma a nostra
istruzione voleva manifestare a noi la sua volontà naturale e la
propensione sensitiva che aveva come uomo.
2. Il Signore non pregò per tutti i suoi crocifissori e neppure
per tutti coloro che avrebbero creduto in lui, ma solo per quelli
che erano predestinati a ottenere per i suoi meriti la vita eterna.
3. È così risolta anche la terza difficoltà.
4. Le parole
"grido e non mi rispondi" devono intendersi del
desiderio della sensibilità che rifuggiva dalla morte. Viene esaudito
invece il suo desiderio razionale, come si è detto.
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