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Questione
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Sottomissione
di Cristo al Padre
Passiamo ora a considerare i rapporti esistenti tra Cristo e il
Padre. Di essi alcuni riguardano l'atteggiamento di Cristo verso
il Padre: il fatto, p. es., che è a lui sottomesso; che lo ha pregato;
e lo ha servito con il suo sacerdozio. Altri riguardano eventuali atteggiamenti del Padre verso Cristo: si discute, p. es., se
il Padre l'abbia adottato, o predestinato. Parleremo dunque:
primo, della sottomissione di Cristo al Padre; secondo, della sua
orazione; terzo, del suo sacerdozio; quarto, dell'eventuale adozione;
quinto, della sua predestinazione.
Sul primo argomento si pongono due quesiti: 1. Se Cristo sia
sottomesso al Padre; 2. Se sia sottomesso a se stesso.
ARTICOLO
1
Se si possa dire che Cristo è sottomesso al Padre
SEMBRA che non si possa dire che Cristo è sottomesso al Padre.
Infatti:
1. Ogni cosa che è sottomessa a Dio Padre, è creatura; perché,
come si legge nel De Ecclesiasticis Dogmatibus, "nella Trinità nessuno è
servo né sottoposto". Ma non si può dire in senso assoluto
che Cristo sia creatura, come si è visto precedentemente. Dunque
non si può neppure dire in senso assoluto che Cristo sia sottomesso
al Padre.
2. Sottomesso a Dio è ciò che serve al suo dominio. Ma non si
può attribuire la servitù alla natura umana di Cristo: dice infatti
il Damasceno che "non la possiamo chiamare serva" la natura
umana di Cristo. "Perché i nomi di servitù e di dominio non indicano
delle sostanze, ma delle relazioni, come la paternità e la filiazione".
Dunque Cristo secondo la natura umana non è sottomesso a Dio Padre.
3. Scrive S. Paolo:
"Quando avrà assoggettato a lui tutte le
cose, allora anch'egli, il Figlio, si sottometterà a colui che gli ha sottomesso
ogni cosa".
Ma, come osserva lo stesso Apostolo, "al presente non vediamo
ancora tutte le cose a lui sottomesse". Dunque non ancora egli stesso
è sottomesso al Padre, che a lui tutto ha assoggettato.
IN CONTRARIO: Cristo dichiara:
"Il Padre è più grande di me".
E S. Agostino osserva: "Non senza ragione la Scrittura dice tutte
e due le cose: che il Figlio è uguale al Padre e che il Padre è
più grande del Figlio. La prima cosa si spiega per la forma di
Dio, la seconda per la forma di servo, senza alcuna confusione".
Ma il più piccolo è sottomesso al più grande. Dunque Cristo secondo
la forma di servo è sottomesso al Padre.
RISPONDO: A chiunque possiede una natura si possono attribuire
le proprietà di essa. Ma la natura umana ha per se stessa una
triplice sottomissione a Dio. Una secondo il grado di bontà: per
il fatto che la natura divina è l'essenza stessa della bontà, come
risulta da Dionigi, mentre la natura creata ha una partecipazione
della bontà divina, quasi soggetto su cui s'irradia quella bontà.
- Secondo, la natura umana è sottomessa a Dio per il potere che
questi esercita su di essa, perché la natura umana come ogni
creatura è sottoposta alle disposizioni della provvidenza divina.
- Terzo, la natura umana è sottomessa a Dio in modo speciale
per sua propria iniziativa, in quanto cioè con la sua volontà
obbedisce alle leggi divine.
Cristo ha espressamente riconosciuto questa triplice sottomissione
al Padre. La prima, dicendo: "Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono: Dio". E S. Girolamo commenta: "Perché l'aveva chiamato maestro buono e non l'aveva riconosciuto
come Dio o come Figlio di Dio, ha replicato che l'uomo
per quanto santo non è buono a confronto di Dio". Con questo
faceva capire che egli secondo la sua natura umana rimaneva al
di sotto della bontà divina. E poiché "nelle cose che non hanno
quantità, l'essere più grande s'identifica con l'essere migliore",
come scrive S. Agostino, per questa ragione il Padre viene detto "maggiore di
Cristo" secondo la natura umana.
La seconda sottomissione si riconosce a Cristo in quanto la
provvidenza divina ha disposto tutti gli avvenimenti relativi alla
sua umanità. Per questo Dionigi afferma che Cristo "è sottoposto
alle disposizioni di Dio Padre". Questa è la sottomissione della
servitù, e "ogni creatura serve Dio", sottoposta com'è ai suoi
ordini, secondo le parole della Sapienza: "La creatura è soggetta
a te suo Creatore". E in tal senso sta scritto che il Figlio stesso
di Dio "ha preso la forma di servo".
Cristo attribuisce a se stesso anche la terza sottomissione, dicendo:
"Io faccio
sempre quello che è di suo gradimento". E questa
è la sottomissione dell'obbedienza. Per cui si dice, che "egli si è fatto
obbediente al Padre fino alla morte".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come non si può dire senza
restrizioni che Cristo è creatura, ma soltanto secondo la natura
umana, e questa restrizione va sottintesa, come abbiamo visto,
anche se non è espressa, così non si può dire in senso assoluto
che Cristo sia soggetto al Padre, ma solo secondo la natura umana,
anche se la restrizione non si fa esplicitamente. Però è meglio
esprimerla, per evitare l'errore di Ario, il quale riteneva il Figlio
inferiore al Padre.
2. La relazione di servitù e di dominio si basa sull'azione e sulla
passione, perché è proprio del servo muoversi per comando del
padrone. Ora, l'operare non si attribuisce alla natura come soggetto
agente, ma alla persona, perché "le azioni sono proprie dei
suppositi e degli individui", come insegna il Filosofo. Nondimeno
l'operare si attribuisce alla natura come principio secondo il quale
la persona o ipostasi agisce. Perciò, sebbene non sia esatto dire
che la natura è signora o serva, tuttavia si dice con proprietà di
linguaggio che un'ipostasi, o persona, è signora o serva secondo
una determinata natura. In tal senso niente impedisce di affermare
che Cristo è soggetto al Padre o suo servo secondo la natura umana.
3. Come intende S. Agostino,
"Cristo riconsegnerà il regno al
suo Dio e Padre, quando i giusti, nei quali adesso regna con la
fede, raggiungeranno per lui la visione", ossia vedranno la stessa
essenza divina comune al Padre e al Figlio. Allora egli sarà totalmente
soggetto al Padre, perché lo sarà non solo in se stesso ma
anche nelle sue membra, ammesse alla partecipazione piena della
bontà divina. Allora le cose stesse nella loro totalità gli saranno
soggette per il compimento finale della sua volontà in esse. Sebbene
anche adesso tutte le cose siano soggette al suo potere, secondo
la sua affermazione: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e
in terra".
ARTICOLO
2
Se Cristo sia soggetto a se stesso
SEMBRA che Cristo non sia soggetto a se stesso. Infatti:
1. S. Cirillo in una sua Epistola Sinodica, accolta cioè dal Concilio
di Efeso, scrive: "Cristo non è di se stesso né servo né
Signore. Sarebbe stolto, anzi empio, dirlo o pensarlo". E l'asserisce
anche il Damasceno: "Cristo, essendo un unico ente, non
può essere servo e Signore di se stesso". Ma in tanto Cristo può
dirsi servo del Padre in quanto è a lui soggetto. Dunque Cristo
non è soggetto a se stesso.
2. Servo è relativo a signore. Ma nessuno ha relazione con se
stesso, tanto che S. Ilario afferma: "Niente è simile o uguale a
se stesso". Dunque Cristo non si può dire servo di se stesso.
E di conseguenza neppure può dirsi che egli sia sottoposto a se
medesimo.
3. Secondo la formula di S. Atanasio,
"come l'anima razionale
e il corpo costituiscono un unico uomo, così Dio e l'uomo sono Cristo". Ma non si può dire che l'uomo sia soggetto a se stesso
o servo di se stesso o maggiore di se stesso, per il fatto che il
suo corpo è soggetto all'anima. Dunque neppure Cristo può dirsi
soggetto a se stesso, per il fatto che la sua umanità è soggetta
alla sua divinità.
IN CONTRARIO: 1. S. Agostino scrive:
"È evidente che da questo
punto di vista", cioè della superiorità del Padre su Cristo considerato
nella sua natura umana, "il Figlio stesso è inferiore a se medesimo".
2. Come argomenta il medesimo Santo, il Figlio di Dio assunse
la forma di servo in modo da non perdere la forma di Dio. Ma
per la sua forma di Dio che è comune al Padre e al Figlio, il
Padre è più grande del Figlio considerato nella sua natura umana.
Dunque anche il Figlio è più grande di se stesso da questo punto
di vista.
3. Cristo secondo la natura umana è servo di Dio Padre, come
afferma egli stesso: "Ascendo al Padre mio e Padre vostro, Dio
mio e Dio vostro". Ma chi è servo del Padre, è servo del Figlio,
altrimenti non sarebbe del Figlio tutto quello che è del Padre.
Dunque Cristo è servo e suddito di se stesso.
RISPONDO: Come si è detto, essere signore e servo si attribuisce
alla persona o ipostasi in una determinata natura. Quando dunque
si dice che Cristo "è Signore o servo di se stesso", oppure che
"il Verbo di Dio è Signore dell'uomo Cristo", queste affermazioni
si possono intendere in due modi. Primo, nel senso che esista una
seconda ipostasi o persona, come se la persona del Verbo di Dio
cui compete il dominio, sia distinta da quella dell'uomo servo:
il che rientra nell'eresia di Nestorio. Per cui nella condanna di
Nestorio al Concilio di Efeso si legge: "Se qualcuno dice che il
Verbo di Dio Padre è Dio o Signore di Cristo e non professa
invece che uno stesso è Dio e uomo insieme come Verbo fatto
carne, secondo le Scritture, sia scomunicato". In tal senso valgono
le parole di S. Cirillo e del Damasceno. E in tal senso bisogna
negare che Cristo sia "minore di se stesso" o che sia "soggetto
a se stesso".
Secondo, riferendosi alla diversità delle nature in una sola persona,
o ipostasi. Allora possiamo dire che egli secondo la natura per cui è uguale al Padre precede e domina insieme con il Padre,
secondo invece la natura per cui è uguale a noi è sottoposto e
servo. E in tal senso S. Agostino dice che il Figlio è "minore di
se stesso".
Bisogna però osservare che, essendo il termine Cristo nome di
persona, come il termine Figlio, si può attribuire per sé e in senso
assoluto a Cristo ciò che gli spetta in forza della sua persona che
è eterna, e specialmente le relazioni che hanno carattere più personale
o ipostatico. Le attribuzioni invece che gli spettano secondo
la natura umana, vanno fatte con le debite restrizioni. In senso
assoluto, p. es., diremo che Cristo è Massimo, Signore, Sovrano;
ma che sia soggetto o servo o minore lo diremo con la restrizione "secondo la sua natura
umana".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Cirillo e il Damasceno
negano che Cristo sia Signore di se stesso nel senso in cui ciò
importerebbe una pluralità di suppositi, richiesta perché uno possa
dirsi in senso assoluto signore d'un altro.
2. In senso assoluto signore e servo sono due persone distinte,
ma un certo concetto di servitù e signoria si può applicare a una
stessa persona che sia padrona e serva di sé secondo aspetti diversi.
3. A causa delle diverse parti dell'uomo delle quali una è superiore
all'altra, anche il Filosofo parla di una "giustizia dell'uomo
verso se stesso", in quanto l'irascibile e il concupiscibile obbediscono
alla ragione. Nel medesimo senso uno stesso uomo può dirsi
soggetto a sé, o servo di sé, secondo le sue diverse parti.
La risposta da dare alle altre argomentazioni risulta da quanto
si è detto. Infatti S. Agostino afferma che il Figlio è minore di
se stesso o soggetto a sé secondo la natura umana, non per diversità
di suppositi.
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