Il Santo Rosario
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Questione 20

Sottomissione di Cristo al Padre

Passiamo ora a considerare i rapporti esistenti tra Cristo e il Padre. Di essi alcuni riguardano l'atteggiamento di Cristo verso il Padre: il fatto, p. es., che è a lui sottomesso; che lo ha pregato; e lo ha servito con il suo sacerdozio. Altri riguardano eventuali atteggiamenti del Padre verso Cristo: si discute, p. es., se il Padre l'abbia adottato, o predestinato. Parleremo dunque: primo, della sottomissione di Cristo al Padre; secondo, della sua orazione; terzo, del suo sacerdozio; quarto, dell'eventuale adozione; quinto, della sua predestinazione.
Sul primo argomento si pongono due quesiti: 1. Se Cristo sia sottomesso al Padre; 2. Se sia sottomesso a se stesso.

ARTICOLO 1

Se si possa dire che Cristo è sottomesso al Padre

SEMBRA che non si possa dire che Cristo è sottomesso al Padre. Infatti:
1. Ogni cosa che è sottomessa a Dio Padre, è creatura; perché, come si legge nel De Ecclesiasticis Dogmatibus, "nella Trinità nessuno è servo né sottoposto". Ma non si può dire in senso assoluto che Cristo sia creatura, come si è visto precedentemente. Dunque non si può neppure dire in senso assoluto che Cristo sia sottomesso al Padre.
2. Sottomesso a Dio è ciò che serve al suo dominio. Ma non si può attribuire la servitù alla natura umana di Cristo: dice infatti il Damasceno che "non la possiamo chiamare serva" la natura umana di Cristo. "Perché i nomi di servitù e di dominio non indicano delle sostanze, ma delle relazioni, come la paternità e la filiazione". Dunque Cristo secondo la natura umana non è sottomesso a Dio Padre.
3. Scrive S. Paolo: "Quando avrà assoggettato a lui tutte le cose, allora anch'egli, il Figlio, si sottometterà a colui che gli ha sottomesso ogni cosa". Ma, come osserva lo stesso Apostolo, "al presente non vediamo ancora tutte le cose a lui sottomesse". Dunque non ancora egli stesso è sottomesso al Padre, che a lui tutto ha assoggettato.

IN CONTRARIO: Cristo dichiara: "Il Padre è più grande di me". E S. Agostino osserva: "Non senza ragione la Scrittura dice tutte e due le cose: che il Figlio è uguale al Padre e che il Padre è più grande del Figlio. La prima cosa si spiega per la forma di Dio, la seconda per la forma di servo, senza alcuna confusione". Ma il più piccolo è sottomesso al più grande. Dunque Cristo secondo la forma di servo è sottomesso al Padre.

RISPONDO: A chiunque possiede una natura si possono attribuire le proprietà di essa. Ma la natura umana ha per se stessa una triplice sottomissione a Dio. Una secondo il grado di bontà: per il fatto che la natura divina è l'essenza stessa della bontà, come risulta da Dionigi, mentre la natura creata ha una partecipazione della bontà divina, quasi soggetto su cui s'irradia quella bontà. - Secondo, la natura umana è sottomessa a Dio per il potere che questi esercita su di essa, perché la natura umana come ogni creatura è sottoposta alle disposizioni della provvidenza divina. - Terzo, la natura umana è sottomessa a Dio in modo speciale per sua propria iniziativa, in quanto cioè con la sua volontà obbedisce alle leggi divine.
Cristo ha espressamente riconosciuto questa triplice sottomissione al Padre. La prima, dicendo: "Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono: Dio". E S. Girolamo commenta: "Perché l'aveva chiamato maestro buono e non l'aveva riconosciuto come Dio o come Figlio di Dio, ha replicato che l'uomo per quanto santo non è buono a confronto di Dio". Con questo faceva capire che egli secondo la sua natura umana rimaneva al di sotto della bontà divina. E poiché "nelle cose che non hanno quantità, l'essere più grande s'identifica con l'essere migliore", come scrive S. Agostino, per questa ragione il Padre viene detto "maggiore di Cristo" secondo la natura umana.
La seconda sottomissione si riconosce a Cristo in quanto la provvidenza divina ha disposto tutti gli avvenimenti relativi alla sua umanità. Per questo Dionigi afferma che Cristo "è sottoposto alle disposizioni di Dio Padre". Questa è la sottomissione della servitù, e "ogni creatura serve Dio", sottoposta com'è ai suoi ordini, secondo le parole della Sapienza: "La creatura è soggetta a te suo Creatore". E in tal senso sta scritto che il Figlio stesso di Dio "ha preso la forma di servo".
Cristo attribuisce a se stesso anche la terza sottomissione, dicendo: "Io faccio sempre quello che è di suo gradimento". E questa è la sottomissione dell'obbedienza. Per cui si dice, che "egli si è fatto obbediente al Padre fino alla morte".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come non si può dire senza restrizioni che Cristo è creatura, ma soltanto secondo la natura umana, e questa restrizione va sottintesa, come abbiamo visto, anche se non è espressa, così non si può dire in senso assoluto che Cristo sia soggetto al Padre, ma solo secondo la natura umana, anche se la restrizione non si fa esplicitamente. Però è meglio esprimerla, per evitare l'errore di Ario, il quale riteneva il Figlio inferiore al Padre.
2. La relazione di servitù e di dominio si basa sull'azione e sulla passione, perché è proprio del servo muoversi per comando del padrone. Ora, l'operare non si attribuisce alla natura come soggetto agente, ma alla persona, perché "le azioni sono proprie dei suppositi e degli individui", come insegna il Filosofo. Nondimeno l'operare si attribuisce alla natura come principio secondo il quale la persona o ipostasi agisce. Perciò, sebbene non sia esatto dire che la natura è signora o serva, tuttavia si dice con proprietà di linguaggio che un'ipostasi, o persona, è signora o serva secondo una determinata natura. In tal senso niente impedisce di affermare che Cristo è soggetto al Padre o suo servo secondo la natura umana.
3. Come intende S. Agostino, "Cristo riconsegnerà il regno al suo Dio e Padre, quando i giusti, nei quali adesso regna con la fede, raggiungeranno per lui la visione", ossia vedranno la stessa essenza divina comune al Padre e al Figlio. Allora egli sarà totalmente soggetto al Padre, perché lo sarà non solo in se stesso ma anche nelle sue membra, ammesse alla partecipazione piena della bontà divina. Allora le cose stesse nella loro totalità gli saranno soggette per il compimento finale della sua volontà in esse. Sebbene anche adesso tutte le cose siano soggette al suo potere, secondo la sua affermazione: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra".

ARTICOLO 2

Se Cristo sia soggetto a se stesso

SEMBRA che Cristo non sia soggetto a se stesso. Infatti:
1. S. Cirillo in una sua Epistola Sinodica, accolta cioè dal Concilio di Efeso, scrive: "Cristo non è di se stesso né servo né Signore. Sarebbe stolto, anzi empio, dirlo o pensarlo". E l'asserisce anche il Damasceno: "Cristo, essendo un unico ente, non può essere servo e Signore di se stesso". Ma in tanto Cristo può dirsi servo del Padre in quanto è a lui soggetto. Dunque Cristo non è soggetto a se stesso.
2. Servo è relativo a signore. Ma nessuno ha relazione con se stesso, tanto che S. Ilario afferma: "Niente è simile o uguale a se stesso". Dunque Cristo non si può dire servo di se stesso. E di conseguenza neppure può dirsi che egli sia sottoposto a se medesimo.
3. Secondo la formula di S. Atanasio, "come l'anima razionale e il corpo costituiscono un unico uomo, così Dio e l'uomo sono Cristo". Ma non si può dire che l'uomo sia soggetto a se stesso o servo di se stesso o maggiore di se stesso, per il fatto che il suo corpo è soggetto all'anima. Dunque neppure Cristo può dirsi soggetto a se stesso, per il fatto che la sua umanità è soggetta alla sua divinità.

IN CONTRARIO: 1. S. Agostino scrive: "È evidente che da questo punto di vista", cioè della superiorità del Padre su Cristo considerato nella sua natura umana, "il Figlio stesso è inferiore a se medesimo".
2. Come argomenta il medesimo Santo, il Figlio di Dio assunse la forma di servo in modo da non perdere la forma di Dio. Ma per la sua forma di Dio che è comune al Padre e al Figlio, il Padre è più grande del Figlio considerato nella sua natura umana. Dunque anche il Figlio è più grande di se stesso da questo punto di vista.
3. Cristo secondo la natura umana è servo di Dio Padre, come afferma egli stesso: "Ascendo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro". Ma chi è servo del Padre, è servo del Figlio, altrimenti non sarebbe del Figlio tutto quello che è del Padre. Dunque Cristo è servo e suddito di se stesso.

RISPONDO: Come si è detto, essere signore e servo si attribuisce alla persona o ipostasi in una determinata natura. Quando dunque si dice che Cristo "è Signore o servo di se stesso", oppure che "il Verbo di Dio è Signore dell'uomo Cristo", queste affermazioni si possono intendere in due modi. Primo, nel senso che esista una seconda ipostasi o persona, come se la persona del Verbo di Dio cui compete il dominio, sia distinta da quella dell'uomo servo: il che rientra nell'eresia di Nestorio. Per cui nella condanna di Nestorio al Concilio di Efeso si legge: "Se qualcuno dice che il Verbo di Dio Padre è Dio o Signore di Cristo e non professa invece che uno stesso è Dio e uomo insieme come Verbo fatto carne, secondo le Scritture, sia scomunicato". In tal senso valgono le parole di S. Cirillo e del Damasceno. E in tal senso bisogna negare che Cristo sia "minore di se stesso" o che sia "soggetto a se stesso".
Secondo, riferendosi alla diversità delle nature in una sola persona, o ipostasi. Allora possiamo dire che egli secondo la natura per cui è uguale al Padre precede e domina insieme con il Padre, secondo invece la natura per cui è uguale a noi è sottoposto e servo. E in tal senso S. Agostino dice che il Figlio è "minore di se stesso".

Bisogna però osservare che, essendo il termine Cristo nome di persona, come il termine Figlio, si può attribuire per sé e in senso assoluto a Cristo ciò che gli spetta in forza della sua persona che è eterna, e specialmente le relazioni che hanno carattere più personale o ipostatico. Le attribuzioni invece che gli spettano secondo la natura umana, vanno fatte con le debite restrizioni. In senso assoluto, p. es., diremo che Cristo è Massimo, Signore, Sovrano; ma che sia soggetto o servo o minore lo diremo con la restrizione "secondo la sua natura umana".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Cirillo e il Damasceno negano che Cristo sia Signore di se stesso nel senso in cui ciò importerebbe una pluralità di suppositi, richiesta perché uno possa dirsi in senso assoluto signore d'un altro.
2. In senso assoluto signore e servo sono due persone distinte, ma un certo concetto di servitù e signoria si può applicare a una stessa persona che sia padrona e serva di sé secondo aspetti diversi.
3. A causa delle diverse parti dell'uomo delle quali una è superiore all'altra, anche il Filosofo parla di una "giustizia dell'uomo verso se stesso", in quanto l'irascibile e il concupiscibile obbediscono alla ragione. Nel medesimo senso uno stesso uomo può dirsi soggetto a sé, o servo di sé, secondo le sue diverse parti.
La risposta da dare alle altre argomentazioni risulta da quanto si è detto. Infatti S. Agostino afferma che il Figlio è minore di se stesso o soggetto a sé secondo la natura umana, non per diversità di suppositi.