|
Questione
18
Il problema dell'unità rispetto alla volontà
Veniamo a esaminare il problema dell'unità rispetto alla volontà.
Sull'argomento si pongono sei quesiti: 1. Se in Cristo la volontà
divina e quella umana siano distinte; 2. Se la natura umana di
Cristo abbia due volontà, una sensitiva e l'altra razionale; 3. Se
in Cristo ci fossero più volontà d'ordine razionale; 4. Se in Cristo
ci fosse il libero arbitrio; 5. Se la volontà umana di Cristo fosse
conforme in tutto alla volontà divina; 6. Se in Cristo ci fosse
conflitto tra le varie volontà.
ARTICOLO
1
Se in Cristo ci siano due volontà, divina e umana
SEMBRA che in Cristo non ci siano due volontà, una divina e
l'altra umana. Infatti:
1. La volontà è il principio che muove e comanda in ogni persona.
Ma in Cristo il principio movente e imperante era la volontà
divina, perché tutte le operazioni umane si compivano in lui secondo
la volontà divina. Dunque in Cristo c'era una sola volontà,
quella divina.
2. Lo strumento non è mosso da una volontà propria, ma da
quella dell'agente principale. Ora, la natura umana era in Cristo "strumento della sua
divinità". Dunque la natura umana in
Cristo non era mossa dalla volontà propria, ma dalla volontà
divina.
3. È molteplice in Cristo soltanto quello che si riferisce alla
natura. Ma la volontà non si riferisce alla natura, perché le cose
naturali sono necessarie, mentre quelle volontarie sono non necessarie.
Dunque la volontà è una sola in Cristo.
4. Il Damasceno dice che
"volere in un certo modo non dipende
dalla natura, bensì dalla nostra intelligenza", che è personale. Ma
volere è sempre un volere in un certo modo, perché "non appartiene
al genere ciò che non appartiene a qualcuna delle sue specie".
Dunque ogni volere è personale. Ma in Cristo c'era e c'è una sola
persona. Dunque in Cristo c'è un'unica volontà.
IN CONTRARIO: Il Signore ha pregato così:
"Padre, se vuoi,
allontana da me questo calice. Però non la mia volontà, ma la
tua sia fatta". E S. Ambrogio commenta: "Come aveva assunto
la mia volontà, così assunse la mia tristezza". E altrove dice: "La volontà sua era quella umana, la volontà del Padre quella
divina. Perché la volontà umana è temporale, la volontà divina
è eterna".
RISPONDO: Alcuni hanno ammesso in Cristo una sola volontà,
ma mossi da ragioni diverse. Apollinare infatti riteneva che
Cristo non avesse l'anima intellettiva, ma che il Verbo facesse le
veci dell'anima o dell'intelletto. Ne seguiva che in Cristo non ci
sarebbe stata la volontà umana, perché "la volontà è una facoltà
razionale", come dice il Filosofo; quindi in lui non ci sarebbe stata
che una sola volontà. - Similmente Eutiche e tutti coloro che
hanno ammesso in Cristo una sola natura composta, sono stati
costretti a porre in lui una sola volontà. - Anche Nestorio insegnando
che l'unione tra Dio e l'uomo s'è attuata solo secondo
l'amore e la volontà, poneva una sola volontà in Cristo.
In seguito i patriarchi Macario di Antiochia, Ciro d'Alessandria
e Sergio di Costantinopoli e alcuni loro seguaci sostennero l'esistenza
in Cristo d'una sola volontà, sebbene ammettessero in lui
due nature unite ipostaticamente; perché pensavano che la natura
umana in Cristo non si movesse mai di sua iniziativa, ma solo in
quanto mossa dalla divinità, come risulta dall'Epistola Sinodale
del Papa Agatone. - Perciò nel Sesto Concilio Ecumenico, celebrato
a Costantinopoli, fu definito che si dovessero ammettere
in Cristo due volontà, con queste parole: "In conformità a quello
che hanno insegnato riguardo a Cristo i profeti e Cristo stesso;
in conformità al Simbolo dei santi Padri, noi professiamo due
volontà naturali in lui e due operazioni naturali".
Questa dichiarazione era necessaria. Infatti sappiamo che il
Figlio di Dio ha preso una natura umana perfetta, come abbiamo
spiegato. Ma alla perfezione della natura umana appartiene sia
la volontà, che è una sua facoltà naturale, sia l'intelligenza, come
abbiamo visto nella Prima Parte. È quindi necessario affermare
che il Figlio di Dio ha assunto la volontà umana nella natura
umana. Ma assumendo la natura umana il Figlio di Dio non ha
subito alcuna minorazione negli attributi della natura divina, che,
come abbiamo visto nella Prima Parte, ha una sua volontà. Dunque
ci sono in Cristo due volontà, una divina e l'altra umana.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tutto ciò che era umano in
Cristo si svolgeva secondo la volontà divina, ma questo non significa
che in lui la volontà umana non abbia avuto le sue operazioni
naturali. Anche la pia volontà degli altri santi si muove secondo
la volontà di Dio, "la quale produce in loro il volere e l'operare",
come afferma l'Apostolo. Infatti sebbene la volontà non possa
essere mossa interiormente da nessuna creatura, vien mossa però
interiormente da Dio, come abbiamo spiegato nella Prima Parte.
Così anche Cristo con la sua volontà umana seguiva la volontà
divina, come si legge di lui nei Salmi: "Voglio, mio Dio, fare la
tua volontà". Per cui S. Agostino argomenta così contro Massimino: "In che
cosa favoriscono la tua opinione le parole che il
Figlio rivolge al Padre: "Non quello che voglio io, ma quello che
vuoi tu"? Tu dirai: dimostrano che la sua volontà è veramente
sottomessa al Padre. Ma che forse noi neghiamo che la volontà
umana dev'essere soggetta alla volontà di Dio?".
2. È proprio d'uno strumento l'esser mosso dall'agente principale,
ma in maniera diversa secondo le caratteristiche della sua
natura. Infatti uno strumento inanimato, come una scure o una
sega, vien mosso da chi lavora con un movimento soltanto meccanico.
Invece uno strumento animato da un'anima sensitiva vien
mosso per mezzo dell'appetito sensitivo, come un cavallo da un
fantino. Finalmente uno strumento animato da un'anima razionale
vien mosso per mezzo della sua propria volontà, come un servo
viene mosso a fare qualcosa dagli ordini del suo padrone, e il servo,
come si esprime il Filosofo, è quasi "uno strumento animato".
Allo stesso modo, dunque, la natura umana in Cristo era strumento
della divinità, così da esser mossa per mezzo della sua
propria volontà.
3. La facoltà stessa della volontà è naturale e deriva necessariamente
dalla natura. Ma il moto od operazione di codesta facoltà (il volere),
che si chiama pure volontà, a volte è necessario e naturale, p. es. rispetto
alla felicità; a volte invece nasce dal libero
arbitrio della ragione e non è necessario né naturale, come abbiamo dimostrato nella Seconda Parte. Ma è naturale anche la ragione
stessa, che è il principio di tale movimento. Perciò oltre la volontà
divina si deve ammettere in Cristo la volontà umana, non solo
come facoltà naturale o come operazione naturale, ma anche come
operazione razionale.
4.
"Volere in un certo modo" è volere in modo determinato.
Ma il modo qualifica la realtà cui appartiene. Poiché, dunque, la
volontà appartiene alla natura, lo stesso volere in un certo modo
dipende dalla natura: non già considerata in se stessa ma nell'ipostasi
in cui si trova. Perciò anche la volontà umana di Cristo
si vedeva determinare il modo di volere dal fatto di essere nell'ipostasi
divina: cioè si moveva sempre in accordo con la volontà divina.
ARTICOLO
2
Se in Cristo ci sia stata una volontà della
"sensualità"
SEMBRA che in Cristo non ci sia stata una volontà della
"sensualità", oltre
a quella della ragione. Infatti:
1. Il Filosofo dice che
"la volontà è nella ragione, mentre
l'irascibile e il concupiscibile risiedono nell'appetito sensitivo".
Ma sensualità sta per appetito sensitivo. Dunque in Cristo non
c'era la volontà della sensualità.
2. Secondo S. Agostino la sensualità è rappresentata dal serpente.
Ma in Cristo non c'è stato nulla del serpente, perché fu
simboleggiato da un animale velenoso però senza il veleno, come
dice S. Agostino spiegando quel passo evangelico: "Come Mosè
innalzò nel deserto il serpente". Dunque in Cristo non c'era
volontà d'ordine sensibile.
3. La volontà è da attribuirsi alla natura, come si è detto. Ma
in Cristo oltre la divina non c'era che un'unica natura. Dunque
in Cristo non c'era se non una sola volontà umana.
IN CONTRARIO: S. Ambrogio scrive:
"Mia è la volontà che ha
detto sua, perché come uomo ha preso la mia tristezza"; e questo
ci fa capire che la tristezza appartiene alla volontà umana di
Cristo. Ma la tristezza appartiene alla sensualità, come si è visto
nella Seconda Parte. Dunque in Cristo c'è la volontà della sensualità,
oltre alla volontà della ragione.
RISPONDO: Come si è detto sopra, il Figlio di Dio ha assunto
la natura umana con tutti gli elementi che la integrano. Ma nella
natura umana è inclusa anche la natura animale, come genere
nella specie. Perciò il Figlio di Dio con la natura umana assunse
anche gli elementi che integrano la natura animale. Tra questi
c'è l'appetito sensitivo, che si chiama sensualità. Dunque in Cristo
c'era l'appetito sensitivo o sensualità.
Dobbiamo poi avvertire che la sensualità o appetito sensitivo,
in quanto è capace d'obbedire alla ragione, si dice "razionale per
partecipazione", come si esprime il Filosofo. E poiché, come si
è detto, "la volontà è nella ragione", si può concludere che la
sensualità è "volontà per partecipazione".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'argomento vale per la volontà
vera e propria, che è soltanto nella parte intellettiva. Ma
la volontà, che è tale per partecipazione, può trovarsi anche nella
parte sensitiva in quanto questa obbedisce alla ragione.
2. La sensualità è rappresentata dal serpente, non per la natura
sensibile che Cristo ha assunto, ma per la corruzione del fomite
che in Cristo non c'era.
3.
"Dove una cosa è relativa a un'altra, le due ne formano una
sola", come la superficie e il colore che la rende visibile costituiscono
un unico oggetto visibile. Similmente, poiché la sensualità
si chiama volontà solo in quanto partecipa della volontà razionale,
come si pone in Cristo una sola natura umana, così si pone in
lui anche una sola volontà umana.
ARTICOLO
3
Se in Cristo ci fossero due volontà d'ordine razionale
SEMBRA che in Cristo ci fossero due volontà d'ordine razionale.
Infatti:
1. Il Damasceno scrive che nell'uomo ci sono due volontà:
naturale o thelesis, razionale o bulesis. Ma Cristo aveva nella sua
natura umana tutto ciò che è richiesto alla perfezione di essa.
Dunque in Cristo c'erano entrambe le volontà.
2. La facoltà appetitiva si distingue nell'uomo in base alle
facoltà conoscitive corrispondenti, e quindi per la differenza tra
il senso e l'intelletto si ha nell'uomo la distinzione tra appetito
sensitivo e intellettivo. Ma nella conoscenza umana c'è anche la
distinzione tra ragione e intelletto, che erano ambedue in Cristo.
Dunque in lui c'erano due volontà, una intellettiva e l'altra razionale.
3. Alcuni pongono in Cristo la
"volontà della pietà". Essa
però non si può trovare se non nella parte razionale. Dunque
nell'ordine razionale ci sono in Cristo più volontà.
IN CONTRARIO: In ogni ordine di cose il primo movente è uno
solo. Ma la volontà è il primo motore degli atti umani. Dunque
in ciascun uomo c'è una sola volontà propriamente detta, ed è
la volontà razionale. Ora, Cristo è un solo uomo. Dunque in
Cristo c'è una sola volontà umana.
RISPONDO: Come abbiamo già notato, volontà può significare
o la potenza o la sua operazione. In quest'ultimo senso bisogna
ammettere in Cristo nella parte razionale due volontà, ossia due
specie di atti volitivi. Infatti essa, come si è detto nella Seconda
Parte, ha per oggetto tanto il fine, quanto i mezzi utili a raggiungerlo,
e a questi due oggetti si volge in due modi diversi. Al fine,
senza riserve, come a un bene assoluto; ai mezzi invece con un
confronto che ne rilevi la bontà relativa. Perciò l'atto della volontà
che ha per oggetto un bene assoluto, come p. es. la salute,
il quale atto è denominato dal Damasceno thelesis, ossia "volontà
assoluta", e dai Maestri "volontà come natura", è specificamente
diverso dall'atto della volontà che ha per oggetto dei beni strumentali, p. es.,
voler prendere una medicina, atto che il Damasceno
chiama bulesis, ossia "volontà deliberativa", e i Maestri chiamano
"volontà come ragione". Questa diversità esistente tra gli atti
non moltiplica però la facoltà volitiva, perché ambedue hanno per
comune oggetto formale il bene. Perciò bisogna concludere che,
se parliamo della facoltà volitiva, in Cristo c'è un'unica volontà
umana, propria ed essenziale. Se invece parliamo di atti volitivi,
allora distinguiamo in Cristo la volontà che opera come natura e
che si dice thelesis, e la volontà che opera come ragione e che si
dice bulesis.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le due volontà di cui parla
il Damasceno, non sono due facoltà volitive, ma soltanto atti
diversi d'una stessa facoltà, come si è detto.
2. Neppure l'intelligenza e la ragione sono facoltà diverse, come
abbiamo detto nella Prima Parte.
3. La
"volontà della pietà" non è distinta dalla volontà come
natura non essendo altro che il dispiacere del male altrui considerato
in assoluto.
ARTICOLO 4
Se in Cristo ci fosse
il libero arbitrio
SEMBRA che in Cristo non ci fosse il libero arbitrio. Infatti:
1. Come dice il Damasceno, propriamente parlando non si può
attribuire al Signore né la gnome (cioè la sentenza, o riflessione
o pensamento) né la proeresin (cioè l'elezione). Ma soprattutto
nelle cose di fede bisogna parlare con proprietà di linguaggio.
Dunque in Cristo non c'era l'elezione. E per conseguenza neppure
il libero arbitrio, il cui atto è l'elezione.
2. Il Filosofo dice che l'elezione è
"il desiderio di cose predeliberate
mediante il consiglio". Ma in Cristo non c'era il consiglio,
perché esso non serve quando siamo certi, e Cristo aveva la certezza
di tutto. Dunque in Cristo non c'era l'elezione. E così
neppure il libero arbitrio.
3. Il libero arbitrio è indeterminato. Ma la volontà di Cristo
era determinata al bene, perché non poteva peccare, come si è
detto sopra. Dunque in Cristo non c'era il libero arbitrio.
IN CONTRARIO: Si legge in Isaia:
"Mangerà panna e miele, finché sappia respingere il male e scegliere il bene", che sono
atti del libero arbitrio. Dunque in Cristo c'era il libero arbitrio.
RISPONDO: Stando alle cose già dette, c'erano in Cristo due
atti di volontà: uno per cui voleva per se stessa una cosa come
fine, un altro per cui voleva qualcosa come mezzo in ordine ad
altro. Ora, come dice il Filosofo, c'è questa differenza tra l'elezione
e la volontà: che la volontà propriamente parlando ha per
oggetto il fine stesso, mentre l'elezione riguarda i mezzi ordinati
al fine. E così la volontà assoluta s'identifica con la volontà come
natura, mentre l'elezione s'identifica con la volontà come ragione
che è l'atto proprio del libero arbitrio, e noi l'abbiamo già spiegato
nella Prima Parte. Perciò, poiché in Cristo c'è la volontà come
ragione, è necessario ammettere in lui l'elezione e quindi il libero
arbitrio, il cui atto è l'elezione, come si è visto nella Prima Parte.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il Damasceno esclude da
Cristo l'elezione in quanto può importare dubbio nel giudizio.
Ma il dubbio non è essenziale all'elezione, perché anche Dio compie
delle scelte, secondo l'espressione paolina: "Ci ha scelti in lui
prima della creazione del mondo", eppure in Dio non ci sono
dubbi. L'elezione è dubitosa invece quando si accompagna all'ignoranza.
Altrettanto si dica degli altri atti menzionati nella citazione.
2. L'elezione presuppone il consiglio, ma non nasce dal consiglio,
se questo non si conclude con un giudizio; perché noi eleggiamo
di fare quello che giudichiamo da farsi dopo l'indagine del consiglio,
come scrive Aristotele. Perciò se il giudizio si può dare senza
che sia preceduto dal dubbio e dall'indagine, l'elezione ci sarà
ugualmente. E così è chiaro che il dubbio e l'indagine non appartengono
necessariamente all'elezione, ma vi si riscontrano soltanto
dove si trova l'ignoranza.
3. La volontà di Cristo, quantunque sia determinata al bene,
non è però determinata ai singoli beni. Poteva dunque Cristo
scegliere con il suo libero arbitrio confermato nel bene, come possono
scegliere i beati.
ARTICOLO
5
Se Cristo con la sua volontà umana abbia voluto cose diverse
da quelle volute da Dio
SEMBRA che Cristo con la sua volontà umana non abbia voluto
se non quello che vuole Dio. Infatti:
1. Dice il Salmista in persona di Cristo:
"Io voglio fare, mio
Dio, la tua volontà". Ma chi vuol fare la volontà d'un altro, vuole
quello che vuole l'altro. Dunque la volontà umana di Cristo nient'altro
voleva che quanto era voluto dalla sua volontà divina.
2. L'anima di Cristo aveva una carità perfettissima che sorpassa
la nostra comprensione, secondo l'espressione paolina: "la
carità di Cristo che sorpassa ogni conoscenza". Ma la carità fa sì che
l'uomo voglia ciò che vuole Dio, tanto che il Filosofo considera
come uno dei segni dell'amicizia "volere e scegliere le medesime cose". Dunque la volontà umana in Cristo non voleva altro che
quanto voleva la volontà divina.
3. Cristo era veramente comprensore. Ma i santi comprensori
in cielo non vogliono se non quello che vuole Dio. Altrimenti
non sarebbero beati, perché non avrebbero tutto quello che vogliono: "beato
infatti è chi ha tutto quello che vuole e non vuole
nulla di male", come scrive S. Agostino. Dunque Cristo con la sua
volontà umana non voleva nient'altro che quanto voleva la volontà
divina.
IN CONTRARIO: S. Agostino afferma che
"Cristo dicendo: "Non
quello che voglio io, ma quello che vuoi tu", dimostra che la sua
volontà aveva un oggetto diverso da quello voluto dal Padre. Ma
non avrebbe potuto volerlo se non con il suo cuore umano, avendo
trasferito la nostra debolezza nei suoi sentimenti umani, non nella
sua divinità".
RISPONDO: Come si è detto, ci sono in Cristo due volontà umane,
la volontà di sensibilità che si dice volontà per partecipazione, e
la volontà razionale, sia come natura, sia come ragione. Ma si è
detto sopra che per una speciale disposizione il Figlio di Dio, prima
della sua morte "lasciava alla carne di operare e di patire in conformità
alla sua natura". Similmente consentiva a tutte le facoltà
dell'anima di operare secondo la propria tendenza. Ora, si sa che
la volontà di sensibilità rifugge naturalmente dai dolori sensibili
e dalle lesioni corporali. Altrettanto alla volontà come natura
ripugnano tutte le cose che sono contrarie alla natura e cattive
per se stesse, p. es., la morte e altre cose simili. Ebbene queste
sono cose che a volte la volontà come ragione può volere quali
mezzi per il raggiungimento d'un fine: un'ustione, p. es., a cui
si rifiuta la sensibilità e la volontà naturale d'ogni uomo comune,
diviene oggetto della volontà come ragione per ottenere la guarigione.
Era volontà di Dio che Cristo soffrisse dolori, passione e
morte: non che queste cose Dio le volesse per se stesse, ma le
voleva in ordine alla salvezza umana. È chiaro dunque che Cristo,
secondo la volontà di sensibilità e quella razionale considerata
come natura, poteva volere cose diverse da quelle che vuole Dio.
Invece secondo la volontà come ragione voleva sempre quello che
voleva Dio. E ciò risulta dalle sue stesse parole: "Non come
voglio io, ma come vuoi tu". Infatti voleva con la volontà come
ragione che si compisse la volontà divina, mentre diceva di volere
qualcos'altro con l'altra sua volontà.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Cristo voleva che la volontà
del Padre si compisse, ma non voleva questo con la volontà di
sensibilità, la quale non può elevarsi fino alla volontà di Dio, e
neppure con la volontà come natura, che ha per oggetto dei beni
considerati per se stessi e non in ordine alla volontà divina.
2. La conformità della volontà umana con la volontà divina si
riferisce alla volontà come ragione: è in essa che s'accordano
anche le volontà degli amici, in quanto la ragione considera l'oggetto
della volontà in rapporto alla volontà dell'amico.
3. Cristo era insieme comprensore e viatore: godeva cioè di Dio
con la mente e insieme aveva una carne passibile. Ecco perché
gli poteva accadere per la sua carne passibile qualcosa che
ripugnasse alla sua volontà come natura, nonché al suo appetito
sensitivo.
ARTICOLO
6
Se tra le volontà di Cristo esistessero contrasti
SEMBRA che tra le volontà di Cristo esistessero contrasti. Infatti:
1. I contrasti di volontà dipendono dalla contrarietà dagli
oggetti, come la contrarietà dei movimenti dalla contrarietà delle
loro mete, secondo l'insegnamento del Filosofo. Ma Cristo con le
sue varie volontà voleva cose contrarie: con la volontà divina
infatti voleva la morte che ripugnava alla sua volontà umana.
Tanto che S. Atanasio scrive: "Quando Cristo diceva, "Padre,
se è possibile passi da me questo calice; tuttavia non si compia
la mia volontà ma la tua"; "Lo spirito è pronto ma la carne
è debole", mostra due volontà: l'umana che per la debolezza della
carne rifuggiva dalla passione e la divina disposta a subirla".
Dunque tra le volontà di Cristo c'erano dei contrasti.
2. S. Paolo ha scritto che
"la carne ha desideri opposti a quelli
dello spirito e lo spirito desideri opposti a quelli della carne". C'è
dunque contrarietà tra le volontà, quando lo spirito brama una
cosa e la carne un'altra. Ma questo accadeva in Cristo: infatti
con la volontà di carità, ispirata nella sua anima dallo Spirito
Santo, voleva la passione, secondo l'espressione d'Isaia: "È stato
immolato, perché l'ha voluto egli stesso"; invece con la sua carne
rifuggiva dalla passione. Dunque c'era in lui contrasto di volontà.
3. Il Vangelo dice che
"entrato in agonia, pregava più intensamente".
Ma l'agonia è una lotta dello spirito tra impulsi contrari.
Dunque c'erano in Cristo contrasti di volontà.
IN CONTRARIO: Nella definizione del Sesto Concilio (Ecumenico)
sta scritto: "Professiamo (in Cristo) due volontà naturali, non
contrarie come le hanno pensate alcuni empi eretici, perché la sua
volontà umana segue sempre quella divina e onnipotente, senza
resistenze e lotte, ma con sottomissione".
RISPONDO: C'è contrarietà o contrasto soltanto quando l'opposizione
riguarda l'identica cosa sotto il medesimo aspetto. Se invece
l'opposizione è secondo aspetti diversi e in cose diverse, non si può
parlare di contrarietà né di contraddizione: un uomo, p. es., può
essere bello e sano nelle mani e non nei piedi.
Perché dunque esista contrarietà di voleri su una data cosa,
bisogna prima di tutto che il contrasto la riguardi sotto il medesimo
aspetto. Perché, se la volontà di uno vuole una data cosa
per una ragione universale, e un altro non la vuole per un interesse
particolare, non c'è contrarietà di volontà in senso assoluto. Se
un re, p. es., vuole per il bene comune l'impiccagione d'un brigante,
mentre un suo consanguineo lo vuole salvo per affetto, non c'è
contrarietà di volontà, a meno che la volontà del bene privato
non prevalga così da impedire il bene comune: perché allora l'opposizione
delle volontà verrebbe a cadere sul medesimo oggetto.
Secondo, la contrarietà dei voleri richiede che si tratti dello
stesso tipo di volontà. Se infatti si vuole una cosa con l'appetito
razionale e un'altra con l'appetito sensitivo, non c'è nessuna contrarietà,
a meno che l'appetito sensitivo non prevalga tanto da
influenzare o da intralciare l'appetito razionale: perché allora la
volontà razionale subirebbe un influsso del moto contrario esistente
nell'appetito sensitivo.
Dobbiamo dunque concludere che, sebbene la volontà come
natura e la volontà di sensibilità abbiano avuto in Cristo oggetti
diversi da quelli della volontà divina e della sua volontà come
ragione, non c'era per questo nessun contrasto di volontà. Primo,
perché né la sua volontà come natura né quella di sensibilità respingevano
il motivo per cui la volontà divina e quella umana come
ragione volevano invece la passione. La volontà naturale infatti
voleva in Cristo la salvezza del genere umano, ma non era in grado
di volerla condizionata a quel determinato mezzo. L'appetito sensitivo
poi non poteva elevarsi a tanto.
Secondo, perché né la volontà divina né quella d'ordine razionale
venivano impedite o ritardate in Cristo dalla volontà naturale o
dall'appetito sensitivo. Ed era vero anche l'inverso: né la volontà
divina né quella razionale combattevano o ritardavano in Cristo
le operazioni della volontà naturale e dell'appetito sensitivo.
Piaceva infatti a Cristo, secondo la sua volontà divina e secondo
la sua volontà razionale, che la volontà naturale e l'appetito sensitivo
operassero in lui secondo la loro natura.
Da ciò risulta che in Cristo non c'era nessun contrasto od opposizione
tra le volontà.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Che la volontà umana in
Cristo volesse qualcosa di diverso da quello che voleva la sua
volontà divina dipendeva dalla stessa volontà divina, che a suo
beneplacito lasciava la natura umana muoversi secondo le proprie
tendenze, come dice il Damasceno.
2. In noi la concupiscenza della carne impedisce o ritarda l'attività
dello spirito; cosa che in Cristo non poteva avvenire. Perciò
in Cristo non c'era contrarietà tra carne e spirito come in noi.
3. L'agonia non toccava la parte razionale dell'anima di Cristo
e non consisteva perciò in un contrasto di desideri che nasce dalla
diversità di motivi: si vuole una data cosa per un motivo e il
contrario per un altro. Questo avviene per la debolezza della
ragione, che non è in grado di giudicare che cosa sia meglio in
senso assoluto. Ma questo in Cristo non accadeva, perché egli con
la sua intelligenza giudicava cosa migliore in senso assoluto che
si compisse con la sua passione la volontà divina per la salvezza
del genere umano. L'agonia di Cristo riguardava invece la sua
parte sensitiva e consisteva nel timore del male imminente, come
dice il Damasceno.
|