Il Santo Rosario
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Questione 14

I difetti corporali assunti da Cristo nella natura umana

Passiamo ora a considerare i difetti che Cristo assunse nella sua natura umana. Prima, i difetti del corpo; poi, i difetti dell'anima.
Sul primo argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se il Figlio di Dio dovesse assumere nella sua natura umana i difetti del corpo; 2. Se abbia assunto la necessità di soggiacere a tali difetti; 3. Se abbia contratto questi difetti; 4. Se li abbia assunti tutti.

ARTICOLO 1

Se il Figlio di Dio dovesse assumere la natura umana con i difetti corporali

SEMBRA che il Figlio di Dio non dovesse assumere la natura umana con i difetti del corpo. Infatti:
1. Al pari dell'anima anche il corpo è stato unito ipostaticamente al Verbo di Dio. Ma l'anima di Cristo aveva ogni perfezione e di grazia e di scienza, come si è visto sopra. Dunque anche il suo corpo avrebbe dovuto essere perfetto per ogni verso, senza alcun difetto.
2. L'anima di Cristo aveva la visione beatifica del Verbo di Dio, come si è detto sopra, ed era perciò beata. Ma la beatitudine dell'anima rende glorioso il corpo, secondo le parole di S. Agostino: "Tanto potente Dio ha fatto l'anima, che dalla pienezza della sua beatitudine ridondi anche, sulla natura inferiore del corpo, non la beatitudine che è propria di una sostanza capace di gioia e dotata d'intelligenza, ma un'integra sanità, il vigore cioè dell'incorruttibilità". Dunque il corpo di Cristo era incorruttibile e senza alcun difetto.
3. La pena è una conseguenza della colpa. Ma in Cristo non c'era nessuna colpa, come attesta la Scrittura: "Non ha commesso peccato". Dunque non ci dovevano essere in lui neppure i difetti corporali, che sono delle penalità.
4. Chi è saggio, non assume ciò che l'ostacola nel conseguire il proprio fine. Ma i difetti corporali impedivano il fine dell'incarnazione per più motivi. Primo, perché essi toglievano agli uomini la possibilità di conoscerlo, avverando la profezia: "Noi l'abbiamo desiderato. Ma egli è disprezzato e respinto dagli uomini, uomo di dolori ed esperto nel soffrire, simile a colui davanti al quale ci si vela la faccia; per questo non lo abbiamo preso in considerazione". Secondo, perché così non veniva accolto il desiderio dei Padri dell'Antico Testamento, a nome dei quali si legge in Isaia: "Destati, destati, rivestiti di forza, tu che sei il braccio del Signore". Terzo, perché meglio con la forza che con la debolezza si poteva rintuzzare il potere del diavolo e sanare l'infermità dell'uomo. Dunque non era conveniente che il Figlio di Dio assumesse la natura umana con le infermità o i difetti corporali.

IN CONTRARIO: L'Apostolo scrive che, "avendo egli stesso sperimentato la tentazione e la sofferenza, può venire in aiuto di quelli che sono messi alla prova". Ma egli doveva venire proprio per aiutare noi; per cui diceva Davide: "Alzo i miei occhi al monte donde mi verrà l'aiuto". Era dunque conveniente che il Figlio di Dio assumesse la carne soggetta alle debolezze umane, perché in essa potesse soffrire ed essere provato e così venirci in aiuto.

RISPONDO: Era conveniente che il corpo assunto dal Figlio di Dio soggiacesse alle debolezze e deficienze umane, e questo principalmente per tre ragioni. Primo, perché il Figlio di Dio, assunta la carne, è venuto nel mondo precisamente per espiare il peccato del genere umano. Ma uno espia per il peccato d'un altro, quando si accolla la pena dovuta al peccato altrui. Ora, i difetti corporali, quali la morte, la fame, la sete e simili, sono pene del peccato che è stato introdotto nel mondo da Adamo, come si esprime S. Paolo: "Per un solo uomo il peccato entrò nel mondo, e con il peccato la morte". Era perciò conveniente al fine dell'incarnazione che Cristo nella nostra carne prendesse tali penalità in nostra vece, secondo le parole del profeta: "Veramente si è addossato i nostri mali".
Secondo, per facilitare la fede nell'incarnazione. Perché, non essendo la natura umana conosciuta dagli uomini se non come soggetta a questi difetti corporali, qualora il Figlio di Dio avesse assunto una natura umana priva di essi, si sarebbe dubitato che egli fosse vero uomo e avesse preso vera carne e non fantastica, come hanno detto i Manichei. Per questo è scritto in S. Paolo: "Annientò se stesso prendendo forma di servo, fattosi simile agli uomini e dimostratosi uomo nel suo modo di vivere". Cosicché lo stesso Tommaso fu ricondotto alla fede dalla constatazione delle ferite, come racconta il Vangelo.
Terzo, per darci esempio di pazienza, sopportando con fortezza le sofferenze e i difetti umani. Di lui ha scritto l'Apostolo: "Ha sopportato tanta ostilità contro la propria persona da parte dei peccatori, perché non vi stanchiate né vi perdiate d'animo".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Bisogna ricordare che l'espiazione del peccato altrui ha come elemento materiale le pene che uno sopporta per l'altro, ma come elemento formale ha la disposizione d'animo che inclina a volere tale espiazione e le dona efficacia, non avendo essa alcun valore se non procede dalla carità, come si vedrà in seguito. Ecco perché era necessario che in Cristo l'anima fosse perfetta negli abiti della scienza e delle virtù, per poter espiare, e che il suo corpo soggiacesse alle infermità, per avere i mezzi materiali d'espiazione.
2. Secondo il naturale rapporto tra anima e corpo, la gloria dell'anima rifluisce nel corpo; ma in Cristo tale rapporto era a discrezione della sua volontà divina, la quale impediva che la beatitudine dell'anima rifluisse nel corpo, volendo che soffrisse come soffre una natura passibile, secondo il pensiero espresso dal Damasceno: "Il beneplacito della volontà divina lasciava alla carne di patire e di operare conformemente alla propria natura".
3. La pena è sempre conseguenza d'una colpa, attuale o originale, commessa talora da chi espia, talora da un altro per cui si fa l'espiazione. Quest'ultimo è il caso di Cristo, secondo le parole d'Isaia: "Egli è stato trafitto per le nostre prevaricazioni, è stato colpito per i nostri peccati".
4. La debolezza assunta da Cristo non ha impedito il fine dell'incarnazione, ma lo ha sommamente favorito, come si è detto. Se tali debolezze nascondevano la sua divinità, ne manifestavano però l'umanità che è la via per giungere alla divinità, stando all'affermazione di S. Paolo: "Abbiamo accesso a Dio per mezzo di Gesù Cristo". - Quanto agli antichi Padri, essi non desideravano in Cristo la forza materiale, ma quella spirituale, che egli usò per vincere il diavolo e per guarire l'infermità umana.

ARTICOLO 2

Se Cristo soggiacesse per necessità ai difetti corporali

SEMBRA che Cristo non soggiacesse per necessità a questi difetti. Infatti:
1. Ha scritto il profeta, parlando della sua passione: "È stato immolato, perché egli stesso l'ha voluto". Ma volontà e necessità si oppongono. Dunque Cristo non soggiacque ai difetti corporali per necessità.
2. Il Damasceno dice che "in Cristo non ci sono costrizioni, ma tutto è volontario". Ora, ciò che è volontario, non è necessario. Dunque quei difetti non erano necessari in Cristo.
3. La necessità viene da forza maggiore. Ma nessuna creatura è più forte dell'anima di Cristo, che aveva il diritto di conservare il proprio corpo. Dunque quei difetti o quelle infermità non si trovavano in Cristo necessariamente.

IN CONTRARIO: L'Apostolo dice che "Dio ha mandato il suo Figlio in una carne somigliante a quella del peccato". Ma per la carne del peccato è legge la necessità di morire e di subire altre simili sofferenze. Dunque nella carne di Cristo c'era la necessità d'avere questi difetti.

RISPONDO: C'è una duplice necessità. Una di coazione, proveniente da una causa estrinseca. E questa necessità s'oppone tanto alla natura, quanto alla volontà, che sono ambedue principi intrinseci. - L'altra è la necessità di natura, proveniente da principi naturali, dalla forma cioè, come per il fuoco la necessità di scaldare, o dalla materia, come per un corpo composto d'elementi contrari la necessità di corrompersi.
In base perciò a questa necessità d'ordine materiale il corpo di Cristo era soggetto alla morte e ad altri difetti del genere. Perché, come si è detto, "il beneplacito della volontà divina lasciava al corpo di Cristo di patire e di operare conformemente alla propria natura": e la necessità in parola proveniva appunto dai principi costitutivi del corpo umano.
Se poi parliamo della necessità di coazione in quanto s'oppone alla natura del corpo, ugualmente il corpo di Cristo era soggetto per la sua condizione naturale alla necessità di sentire le perforazioni dei chiodi e i colpi dei flagelli. - In quanto invece la necessità di coazione s'oppone alla volontà, è chiaro che Cristo subiva necessariamente quei difetti non rispetto alla sua volontà divina, né rispetto alla sua volontà umana deliberata, ma solo rispetto all'istinto naturale della volontà, a cui ripugna per sua natura la morte e ogni male corporeo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Si dice che Cristo "è stato immolato, perché l'ha voluto", e per volontà divina, e per volontà umana deliberata, pur essendo la morte contraria all'istinto naturale della volontà umana, come dice il Damasceno.
2. È così risolta anche la seconda difficoltà.
3. Nulla era più forte dell'anima di Cristo in senso assoluto, ma ciò non esclude che per certi determinati effetti qualcosa prevalesse contro di lei, come i chiodi nel perforare. S'intende che l'anima di Cristo si considera qui secondo la natura e la potenza che le sono proprie.

ARTICOLO 3

Se Cristo abbia contratto i difetti corporali

SEMBRA che Cristo abbia contratto i difetti corporali. Infatti:
1. Si contrae ciò che si trae dalla generazione insieme con la natura. Ma Cristo insieme con la natura umana trasse per generazione i difetti e le infermità corporali dalla madre sua, la cui carne aveva quei difetti. Dunque doveva contrarli.
2. Ciò che discende dai principi naturali, deriva dalla natura e così si contrae. Ma quelle penalità vengono dai principi della natura umana. Dunque Cristo le contrasse.
3. Tali difetti fanno assomigliare Cristo agli altri uomini, come dice S. Paolo. Ma gli altri uomini hanno contratto quei difetti. Dunque li contrasse anche Cristo.

IN CONTRARIO: Secondo l'Apostolo quei difetti si contraggono per il peccato: "Per un solo uomo il peccato entrò in questo mondo e per il peccato la morte". Ma in Cristo non ci fu il peccato. Dunque Cristo non contrasse quei difetti.

RISPONDO: Il verbo con-trarre esprime la dipendenza di un effetto dalla sua causa, nel senso che si contrae quanto è necessariamente implicito in essa. Ma causa della morte e degli altri mali nella natura umana è il peccato, perché "per il peccato la morte è entrata nel mondo", come si esprime S. Paolo. Perciò propriamente contraggono questi mali coloro che li incorrono per il contagio del peccato. Ora, Cristo non aveva quei difetti per il contagio del peccato, perché, come dice S. Agostino a commento delle parole evangeliche, "colui che viene dall'alto, è superiore a tutti": "Cristo è venuto dall'alto, cioè dalle altezze della natura umana, di cui era dotato il primo uomo ancora innocente". Prese infatti una natura umana senza peccato nella purezza che aveva nello stato d'innocenza. Ugualmente avrebbe potuto assumere una natura umana senza difetti. È chiaro dunque che Cristo non contrasse quei difetti, quasi li dovesse prendere a causa del peccato, ma li assunse di spontanea volontà.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il corpo della Vergine fu concepito nel peccato originale e perciò contrasse quei difetti (quest'affermazione è sbagliata, essendo stata la Beata Vergine Maria concepita senza peccato). Invece il corpo di Cristo prese dalla Vergine la natura senza la colpa. Ugualmente avrebbe potuto prendere la natura senza la pena, ma volle assumere la pena per portare a compimento l'opera della nostra redenzione, come si è detto. Perciò quei difetti non li contrasse, ma li assunse volontariamente.
2. La morte e le altre miserie corporali nella natura umana hanno due cause. Una remota nei principi materiali del corpo umano, composto di elementi contrari. Ma questa causa era resa inefficace dalla giustizia originale. Perciò causa prossima della morte e degli altri mali è il peccato che ci ha privati della giustizia originale. Cristo dunque, essendo senza peccato, non contrasse quei difetti, ma li assunse liberamente.
3. Cristo fu simile agli altri uomini quanto alla natura dei difetti, non quanto alla loro origine. Egli quindi non li contrasse come tutti gli altri.

ARTICOLO 4

Se Cristo dovesse assumere tutti i difetti fisici degli uomini

SEMBRA che Cristo dovesse assumere tutti i difetti fisici degli uomini. Infatti:
1. Il Damasceno scrive: "Ciò che non è assumibile, non fu sanato". Ma Cristo era venuto a sanare tutti i nostri mali. Dunque li dovette assumere tutti.
2. Abbiamo detto che, al fine d'espiare per noi, Cristo doveva avere nell'anima gli abiti che la rendessero perfetta, e nel corpo i difetti. Ma egli nell'anima assunse la pienezza d'ogni grazia. Dunque nel corpo doveva assumere tutti i difetti.
3. Di tutti i mali corporali il più grave è la morte. Ma Cristo assunse la morte. Dunque molto più doveva assumere tutti gli altri mali.

IN CONTRARIO: Cose opposte non possono coesistere nello stesso soggetto. Ma alcuni difetti sono in contrasto con altri, derivando da principi opposti. Dunque non poteva Cristo assumere tutte le miserie umane.

RISPONDO: Cristo, come si è detto, assunse i difetti umani per espiare il peccato dell'uomo: e ciò esigeva nella sua anima la pienezza della scienza e della grazia. Quindi Cristo doveva assumere quei difetti che sono conseguenza del peccato comune a tutta la natura e che tuttavia non si oppongono alla pienezza della scienza e della grazia.
Non era dunque conveniente che prendesse tutte le infermità umane. Alcune infatti ripugnano alla perfezione della scienza e della grazia, come l'ignoranza, l'inclinazione al peccato e la difficoltà a praticare il bene.
Altre miserie poi non derivano dal peccato originale come difetti comuni a tutta la natura umana, ma provengono da cause particolari e si trovano in alcuni uomini soltanto, come la lebbra, il mal caduco e altri simili. Poiché queste infermità sono causate talora da colpe personali, da una alimentazione disordinata, p. es.; talora da vizi di generazione. Nulla di tutto questo fu in Cristo, perché la sua carne fu concepita per opera dello Spirito Santo, che, infinito com'è in sapienza e potenza, non è capace né di errori né di deficienze, o perché Cristo stesso non commise mai alcun disordine nella sua vita.
C'è infine un terzo gruppo di mali che si trovano universalmente in tutti gli uomini come effetti del peccato originale: per esempio la morte, la fame, la sete e altre cose simili. Questi difetti Cristo li assunse tutti. Il Damasceno li chiama "passioni naturali senza minorazione": naturali, perché sono comuni a tutta la natura umana; senza minorazione, perché non implicano una diminuzione di scienza o di grazia.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tutti i difetti particolari degli uomini provengono dalla corruttibilità e passibilità del corpo e insieme da alcune cause speciali. Perciò Cristo sanando, con la loro assunzione, la passibilità e la corruttibilità del nostro corpo, sanò conseguentemente tutti gli altri difetti.
2. La pienezza d'ogni grazia e d'ogni scienza competeva di per sé all'anima di Cristo, per il fatto stesso che era stata assunta dal Verbo di Dio. Cristo perciò assunse la scienza e la grazia in tutta la loro estensione. Invece egli assunse i nostri difetti funzionalmente, per espiare il nostro peccato, non perché gli spettassero in assoluto. Non occorreva dunque che li assumesse tutti, ma quanto ne bastava ad espiare il peccato di tutta la natura umana.
3. La morte si è estesa a tutti gli uomini dal peccato del loro capostipite, non così altri mali, sebbene minori della morte. Perciò l'argomento non regge.