Il Santo Rosario
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Questione 12

La scienza acquisita o sperimentale dell'anima di Cristo

Eccoci ora alla scienza acquisita o sperimentale dell'anima di Cristo.
In proposito si pongono quattro quesiti: 1. Se con questa scienza Cristo abbia conosciuto tutte le cose; 2. Se in essa egli abbia progredito; 3. Se abbia imparato qualcosa dagli uomini; 4. Se abbia appreso qualcosa dagli angeli.

ARTICOLO 1

Se con la scienza acquisita, o sperimentale, Cristo abbia conosciuto tutte le cose

SEMBRA che con questa scienza Cristo non abbia conosciuto tutte le cose. Infatti:
1. Questa scienza si acquista con l'esperienza. Ma Cristo non sperimentò tutte le cose. Dunque con questa scienza non conobbe tutto.
2. L'uomo acquista la scienza mediante i sensi. Ma non tutte le cose sensibili si offrirono ai sensi di Cristo. Dunque egli con questa scienza non conobbe tutte le cose.
3. L'estensione della scienza si misura dagli oggetti conosciuti. Se dunque Cristo con la scienza acquisita avesse conosciuto tutte le cose, la scienza acquisita in lui sarebbe stata pari alla scienza infusa e alla scienza beata, e questo non può essere. Dunque non tutto egli conobbe con la scienza acquisita.

IN CONTRARIO: Nell'anima di Cristo non c'erano imperfezioni. Ma sarebbe stata imperfetta la sua scienza acquisita, se egli con essa non avesse conosciuto tutto, perché è imperfetto ciò a cui si può aggiungere qualcosa. Dunque con questa scienza Cristo conobbe tutte le cose.

RISPONDO: Come si è detto sopra, nell'anima di Cristo va posta la scienza acquisita per l'esigenza dell'intelletto agente, il quale non può rimanere ozioso, avendo il compito di rendere intelligibili in atto gli oggetti, allo stesso modo che in essa si pone la scienza infusa per la perfezione del suo intelletto possibile. Ora, come l'intelletto possibile è "il potere di diventare tutte le cose", così l'intelletto agente è "il potere di fare tutte le cose", come si esprime Aristotele. Perciò come con la scienza infusa l'anima di Cristo conosceva tutte le cose a cui l'intelletto possibile è in qualsiasi maniera in potenza, così con la scienza acquisita conosceva tutte quelle cose che è possibile conoscere mediante l'operazione dell'intelletto agente.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La scienza acquisita delle cose si può formare non solo con l'esperienza delle cose stesse, ma anche con l'esperienza di altre cose, potendo l'uomo con il lume dell'intelletto agente passare a conoscere gli effetti dalle cause, le cause dagli effetti, le cose simili per analogia e le contrarie per contrasto. Così dunque Cristo, sebbene non abbia fatto esperienza di tutte le cose, arrivò a conoscerle tutte da quelle di cui fece esperienza.
2. Sebbene i sensi corporei di Cristo non si siano applicati a tutte le cose sensibili, si applicarono però ad alcune che consentirono a lui per l'acume straordinario della sua intelligenza di giungere nel modo suddetto a conoscere le altre. Così vedendo i corpi celesti era in grado di capirne le forze e gli effetti, che producono sulla terra e che non cadevano sotto i suoi sensi. E alla stessa maniera era in grado di formarsi una scienza partendo da qualsiasi dato.
3. Con la scienza acquisita l'anima di Cristo non conosceva tutte le cose in senso assoluto, ma tutte quelle che sono conoscibili con il lume dell'intelletto agente dell'uomo. Perciò con questa scienza non conosceva le essenze delle sostanze separate né i singolari passati o futuri. Tutte però le conosceva con la scienza infusa, come si è detto sopra.

ARTICOLO 2

Se Cristo abbia fatto dei progressi nella scienza acquisita o sperimentale

SEMBRA che Cristo non abbia progredito in questa scienza. Infatti:
1. Come con la scienza beata o infusa Cristo conosceva tutte le cose, così mediante la scienza acquisita le conosceva secondo le spiegazioni date. Ma non fece progressi nelle altre scienze. Dunque neppure nella scienza acquisita.
2. Solo ciò che è imperfetto può progredire, perché nulla si può aggiungere a ciò che è perfetto. Ma in Cristo non si può ammettere una scienza imperfetta. Dunque Cristo non progredì nella scienza acquisita.
3. Il Damasceno dichiara: "Coloro che sostengono in Cristo un progresso di sapienza e di grazia per addizione, non venerano l'unione ipostatica". Ma non venerare tale unione è un atto d'empietà. Dunque è cosa empia dire che la sua scienza abbia ricevuto nuove nozioni.

IN CONTRARIO: Nel Vangelo si legge, che "Gesù cresceva in sapienza, in età e grazia davanti a Dio e agli uomini". E S. Ambrogio spiega che "cresceva secondo la sapienza umana". Ma la sapienza umana è quella che si acquista alla maniera dell'uomo, cioè con il lume dell'intelletto agente. Cristo dunque progrediva in questa scienza.

RISPONDO: La scienza può progredire in due maniere. Primo, in maniera essenziale, in quanto cioè cresce l'abito stesso della scienza. Secondo, in rapporto agli altri, se uno, p. es., con l'identico abito di scienza prima dimostra di conoscere cose minori e poi cose maggiori e più sottili.
In questo secondo modo è chiaro che Cristo progrediva in scienza e grazia di pari passo con l'età, cioè secondo il progresso dell'età compiva opere sempre più grandi che dimostravano maggiore sapienza e grazia. Quanto però all'abito della scienza, certamente non aumentava in lui l'abito della scienza infusa, avendola ricevuta tutta pienamente fin da principio. E molto meno poteva crescere in lui la scienza beata. Che poi la sua scienza divina non possa progredire l'abbiamo detto nella Prima Parte.
Dunque, se nell'anima di Cristo, oltre l'abito della scienza infusa, non ci fosse un abito di scienza acquisita, come alcuni ritengono e come anch'io una volta ritenevo, nessuna scienza sarebbe aumentata in Cristo in maniera essenziale, ma solo in rapporto al suo esercizio, ossia all'applicazione delle specie intelligibili infuse ai singoli fantasmi. E in base a questo essi spiegano il progresso d'esercizio nella scienza di Cristo, nel senso che applicava le sue specie intelligibili infuse alle nuove conoscenze che riceveva dai sensi.
Ma poiché sembra sconveniente che a Cristo mancasse un'attività naturale dell'intelligenza e poiché astrarre le specie intelligibili dai fantasmi è un'attività naturale dell'intelletto agente dell'uomo, è bene ammettere in Cristo anche tale operazione. Da ciò segue che nell'anima di Cristo c'era un abito di scienza aumentabile mediante l'astrazione delle specie, in quanto cioè l'intelletto agente, dopo le prime specie intelligibili astratte dai fantasmi, poteva astrarne altre ancora.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tanto la scienza infusa dell'anima di Cristo, quanto la sua scienza beata erano effetto di un agente di potenza infinita che può ottenere tutto in una volta: perciò Cristo non progredì in nessuna delle due scienze, ma le ebbe perfette fin da principio. Invece la scienza acquisita nasce solo dall'intelletto agente, che non svolge la sua operazione tutta insieme, ma per fasi successive. Ecco perché con questa scienza Cristo non conobbe tutto fin da principio, ma un poco alla volta e dopo un certo tempo, cioè nell'età perfetta. Ciò risulta dal fatto che l'Evangelista unisce i due progressi "della scienza e dell'età".
2. Anche la scienza acquisita era sempre perfetta in Cristo secondo la sua età, sebbene non fosse perfetta in senso assoluto e in maniera essenziale. Perciò essa poteva aumentare.
3. La dichiarazione del Damasceno vale contro quelli che sostengono il progresso assoluto della scienza in Cristo, cioè di ogni sua scienza e particolarmente di quella infusa, che è prodotta nella sua anima dall'unione con il Verbo. Non vale invece della crescita della scienza che si forma per attività naturale.

ARTICOLO 3

Se Cristo abbia imparato qualcosa dagli uomini

SEMBRA che Cristo abbia imparato qualcosa dagli uomini. Infatti:
1. Dice l'Evangelista che "lo ritrovarono nel tempio in mezzo ai dottori intento a interrogarli e a rispondere". Ma interrogare e rispondere è di chi impara. Dunque Cristo imparò qualcosa dagli uomini.
2. Apprendere da un uomo che insegni è cosa più nobile che apprendere dai sensi, perché nell'anima di chi insegna ci sono le specie intelligibili in atto, mentre nelle cose sensibili ci sono le specie intelligibili in potenza soltanto. Ma Cristo apprendeva la scienza sperimentale dalle cose sensibili, come si è detto. Dunque molto più poteva apprendere la scienza imparando dagli uomini.
3. Cristo con la scienza sperimentale da principio non conosceva tutto, ma progrediva in essa, come abbiamo spiegato. Ora, ascoltando chi parla sensatamente, chiunque può apprendere ciò che non sa. Dunque Cristo poteva imparare dagli uomini cose che non conosceva con la sua scienza sperimentale.

IN CONTRARIO: Si legge in Isaia: "Ecco io l'ho posto come testimonio ai popoli, come principe e maestro alle genti". Ma il maestro insegna, non impara. Dunque Cristo non apprese dall'insegnamento umano alcuna scienza.

RISPONDO: In ogni specie di moto il primo motore non riceve da nessuno il movimento che comunica: così il primo principio d'alterazione non subisce alterazioni. Ora, Cristo è stato costituito capo della Chiesa, anzi di tutti gli uomini, come abbiamo visto sopra, affinché tutti gli uomini non solo ricevessero per mezzo di lui la grazia, ma anche ricevessero tutti da lui la dottrina della verità. Tanto che egli stesso dice: "Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità". Non era perciò conveniente per la sua dignità che ricevesse insegnamenti da un uomo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Origene spiega così quel testo evangelico: "Il Signore non interrogava per apprendere, ma per istruire suscitando interrogazioni. Perché da una medesima fonte di dottrina sgorga la sapienza d'interrogare e quella di rispondere". Per cui nel medesimo passo evangelico seguono le parole: "Tutti quelli che l'udivano, stupivano della sua intelligenza e delle sue risposte".
2. Chi impara da un uomo, non apprende la scienza per recezione immediata delle specie intelligibili che sono nella mente di costui, ma per mezzo delle parole sensibili, quali segni delle idee della mente. Ora, come le parole dell'uomo sono segni della sua scienza intellettuale, così le creature sono segni della sapienza di Dio, secondo il testo sacro che dice: "Dio ha diffuso la sua sapienza in tutte le sue opere". Come dunque è più nobile essere istruiti da Dio che dagli uomini, così è più nobile apprendere dalle creature sensibili che dall'insegnamento dell'uomo.
3. Gesù progrediva nella sua scienza sperimentale di pari passo che nell'età, come si è detto. Ma come si richiede l'età adatta ad apprendere per propria iniziativa, così si richiede per apprendere mediante insegnamento. Ora, il Signore non fece nulla che non convenisse alla sua età. Perciò non prestò orecchio a insegnamenti se non all'età in cui poteva anche per via dell'esperienza aver raggiunto un pari grado di scienza. Ecco perché S. Gregorio scrive: "Nel dodicesimo anno d'età si degnò in terra d'interrogare gli uomini, perché secondo il normale sviluppo della ragione l'insegnamento non si dà che in età perfetta".

ARTICOLO 4

Se Cristo abbia appreso dagli angeli

SEMBRA che Cristo abbia appreso dagli angeli. Infatti:
1. Si legge nel Vangelo che "gli apparve un angelo del cielo per confortarlo". Ma il conforto si dà istruendo con parole d'esortazione, come si legge in Giobbe: "Ecco tu sei stato di monito a tanti, mani spossate tu hai rinforzato; le tue parole hanno ridato animo ai vacillanti". Cristo dunque fu istruito dagli angeli.
2. Dionigi scrive: "Vedo che Gesù stesso, sostanza che trascende le sostanze supercelesti, disceso tra noi senza alcun cambiamento, si sottomette obbediente alle istruzioni che Dio Padre gli trasmette per mezzo degli angeli". Dunque anche Cristo volle sottostare alla disposizione della legge divina per cui gli uomini vengono istruiti da Dio per mezzo degli angeli.
3. Come il corpo umano per ordine di natura è soggetto ai corpi celesti, così anche l'intelligenza umana alle intelligenze angeliche. Ma il corpo di Cristo fu soggetto agli influssi dei corpi celesti, soffrendo il caldo nell'estate e il freddo nell'inverno come le altre passività umane. Dunque anche la sua intelligenza soggiaceva alle illuminazioni degli spiriti supercelesti.

IN CONTRARIO: Dionigi afferma che "gli angeli supremi hanno spiegazioni da chiedere a Gesù stesso e apprendono da lui la sua divina opera a nostro favore: egli li istruisce da sé senza intermediari". Ora, chi insegna, non impara. Dunque Cristo non apprese dagli angeli.

RISPONDO: L'anima umana, posta com'è in mezzo tra le sostanze spirituali e le cose corporali, ha due modi di perfezionarsi: uno per mezzo della scienza appresa dalle cose sensibili, l'altro per mezzo della scienza impressa dall'illuminazione delle sostanze spirituali. Ora, l'anima di Cristo raggiunse la perfezione in ambedue i modi: attraverso le cose sensibili con la scienza sperimentale, a cui non occorre l'illuminazione angelica ma basta la luce dell'intelletto agente; e attraverso le comunicazioni dall'alto con la scienza infusa, che ebbe direttamente da Dio senza intermediari. Come infatti quell'anima fu unita al Verbo di Dio in unione ipostatica sorpassando le possibilità comuni delle creature, così al di sopra delle comuni possibilità umane fu ripiena di scienza e di grazia dallo stesso Verbo di Dio in persona, senza la mediazione degli angeli, i quali anche agli inizi della loro esistenza ricevettero dal Verbo la scienza delle cose, come scrive S. Agostino.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Lo scopo del conforto angelico non era d'istruire, ma di dimostrare la realtà della natura umana di Cristo. Per cui S. Beda scrive: "Per comprovare l'esistenza. delle due nature si dice che gli angeli lo hanno servito e confortato. Quale Creatore infatti, non aveva bisogno dell'aiuto di alcuna sua creatura, ma fatto uomo, come per noi soffre, così per noi riceve conforto", affinché cioè la fede dell'incarnazione si rafforzasse in noi.
2. Dionigi dice che Cristo "sottostava alle illuminazioni angeliche", non personalmente, ma in rapporto agli episodi riguardanti la sua incarnazione e la condotta da seguire nella sua infanzia. Infatti egli così continua nel testo citato: "Mediante gli angeli fu annunziato dal Padre a Giuseppe di fuggire in Egitto e successivamente di ritornare in Giudea".
3. Il Figlio di Dio, come vedremo, assunse un corpo passibile, ma insieme un'anima dotata di scienza e di grazia. Ecco perché era giusto che il suo corpo fosse soggetto all'influsso dei corpi celesti, mentre la sua anima non era soggetta all'influsso degli spiriti celesti.