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Questione
11
La scienza infusa dell'anima di Cristo
Passiamo ora a considerare la scienza infusa dell'anima di Cristo.
Sull'argomento si pongono sei quesiti: 1. Se con questa scienza
Cristo conosca tutte le cose; 2. Se abbia potuto usare di questa
scienza, senza ricorrere ai fantasmi; 3. Se questa scienza fosse
discorsiva; 4. Il confronto tra questa scienza e la scienza angelica; 5. Se
fosse allo stato di abito conoscitivo; 6. Se fosse distinta
in più abiti di scienza.
ARTICOLO
1
Se con la scienza infusa Cristo abbia conosciuto tutte le cose
SEMBRA che con la scienza infusa Cristo non abbia conosciuto
tutte le cose. Infatti:
1. Questa scienza è stata data a Cristo per attuare le facoltà
del suo intelletto. Ma l'intelletto possibile dell'anima umana non
è in potenza a tutto in senso assoluto, bensì soltanto a quelle
cose per le quali può essere attuata dall'intelletto agente, che è
il suo proprio principio attivo, e queste sono le verità conoscibili
dalla ragione naturale. Dunque con la scienza infusa Cristo non
conosceva le cose che superano la ragione naturale.
2. I fantasmi stanno all'intelligenza umana come i colori alla
vista, secondo Aristotele. Ma per la perfezione della vista non
si richiede la conoscenza delle cose totalmente prive di colore.
Perciò neppure per la perfezione dell'intelligenza umana si richiede
la conoscenza delle cose di cui non si può avere il fantasma, come
sono le sostanze separate. Dunque, poiché la scienza infusa c'era
in Cristo per la perfezione della sua anima intellettiva, è chiaro
che con tale scienza egli non conosceva le sostanze separate.
3. Alla perfezione dell'intelligenza non serve conoscere i singolari.
Dunque con la scienza infusa l'anima di Cristo non conosceva i singolari.
IN CONTRARIO: Isaia afferma che
"lo Spirito di sapienza e di
intelligenza, di scienza e di consiglio lo riempirà", nei quali termini
sono compresi tutti gli oggetti conoscibili. Infatti la sapienza
riguarda la conoscenza di tutte le cose divine, l'intelligenza
la conoscenza di tutte le cose spirituali, la scienza la conoscenza
di tutte le conclusioni, il consiglio la conoscenza di tutte le
cose da fare. Dunque Cristo con la scienza infusagli dallo Spirito
Santo aveva la conoscenza di tutte le cose.
RISPONDO: Come abbiamo detto sopra, era conveniente che
Cristo avesse un'anima assolutamente perfetta mediante l'attuazione
d'ogni sua potenzialità. Ma nell'anima umana, come in
ogni creatura, c'è una duplice potenza passiva: una attuabile
dagli agenti naturali; l'altra attuabile dal primo agente, il quale
può portare qualsiasi creatura ad azioni superiori a quelle a cui
è portata dagli agenti naturali, e questa potenza si suol chiamare
nella creatura "potenza obbedienziale". Ora, ambedue le potenzialità
dell'anima di Cristo furono attuate dalla scienza infusa in
lei da Dio. Perciò con tale scienza l'anima di Cristo conobbe prima
tutte le cose che l'uomo può conoscere con il lume dell'intelletto
agente, come sono tutte le verità delle scienze umane. Poi con
la medesima scienza Cristo conobbe tutte le cose che la rivelazione
divina ha manifestato agli uomini, mediante il dono e della sapienza
e della profezia, o di qualunque altro dono dello Spirito
Santo. Tutte queste cose l'anima di Cristo le conosceva più e
meglio di tutti gli altri. L'essenza di Dio invece non la conosceva
con la scienza infusa, bensì con la scienza beata, di cui si è
parlato prima.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'argomento vale per l'attività
naturale dell'anima intellettiva, quella cioè che si svolge per
opera dell'agente naturale, che è l'intelletto agente.
2. Nello stato della vita presente l'anima umana, legata com'è
in certo qual modo al corpo così da non poter apprendere senza
l'aiuto dei fantasmi, non può conoscere le sostanze separate. Ma
dopo questa vita l'anima separata potrà conoscere in qualche
modo direttamente le sostanze separate, come si è detto nella
Prima Parte. E ciò vale principalmente delle anime dei beati.
Ora, Cristo prima della morte non era soltanto viatore, ma anche
comprensore. Perciò la sua anima poteva conoscere le sostanze
separate nel modo in cui le conosce l'anima separata.
3. La conoscenza dei singolari non rientra nella perfezione
della scienza speculativa dell'anima, rientra però nella perfezione
della conoscenza pratica, la quale non si raggiunge senza la conoscenza
dei singolari, nell'ambito dei quali si svolgono le nostre
operazioni, come nota Aristotele. Per cui alla prudenza occorre "la memoria delle cose passate, la conoscenza delle presenti, la
previsione delle future", come scrive Cicerone. Poiché dunque
Cristo per il dono del consiglio aveva la pienezza della prudenza,
egli conosceva tutte le cose particolari passate, presenti e future.
ARTICOLO
2
Se l'anima di Cristo potesse usare la scienza infusa
senza ricorrere ai fantasmi
SEMBRA che l'anima di Cristo non potesse usare la scienza infusa
senza ricorrere ai fantasmi. Infatti:
1. I fantasmi stanno all'anima intellettiva come i colori alla
vista, dice Aristotele. Ma la vista di Cristo non poteva esercitarsi
senza l'aiuto dei colori. Dunque neppure la sua anima intellettiva
poteva intendere senza il ricorso ai fantasmi.
2. L'anima di Cristo è della medesima natura delle anime nostre,
altrimenti non sarebbe della nostra specie, contro l'affermazione
dell'Apostolo che "egli assunse la somiglianza degli uomini".
Ma l'anima nostra non può intendere se non rivolgendosi
ai fantasmi. Così dunque anche l'anima di Cristo.
3. I sensi sono stati dati all'uomo perché servano all'intelligenza.
Se dunque l'anima di Cristo poteva conoscere senza il
ricorso ai fantasmi che derivano dai sensi, questi in essa sarebbero
stati inutili: il che è inammissibile. Perciò l'anima di Cristo
non poteva conoscere se non ricorrendo ai fantasmi.
IN CONTRARIO: L'anima di Cristo conosceva alcune cose che
non si possono conoscere per mezzo dei fantasmi, cioè le sostanze
separate. Dunque poteva conoscere, senza ricorrere ai fantasmi.
RISPONDO: Prima della morte Cristo era insieme viatore e
comprensore, come spiegheremo meglio in seguito. Aveva le
condizioni di viatore specialmente nel corpo passibile, le condizioni
invece di comprensore particolarmente nell'anima intellettiva.
Ma l'anima del comprensore si trova nella condizione di
non essere soggetta al corpo in nessun modo, di non dipendere
da esso e di comandarlo a suo piacere, per cui dopo la risurrezione
la gloria dell'anima ridonderà nel corpo. Invece l'anima
dell'uomo viatore ha bisogno di volgersi ai fantasmi, perché è legata
al corpo e in qualche modo a esso soggetta e da esso condizionata.
Perciò le anime beate prima e dopo la risurrezione
possono conoscere senza servirsi dei fantasmi. Altrettanto quindi
bisogna dire dell'anima di Cristo, che aveva perfettamente la
qualità di comprensore.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il paragone fatto dal Filosofo
non vale in senso assoluto. Perché il fine della vista è di conoscere
i colori, mentre il fine dell'intelligenza non è di conoscere
i fantasmi, ma le specie intelligibili che apprende dai fantasmi
e nei fantasmi nel corso della vita presente. C'è dunque somiglianza
nel senso che colori e fantasmi sono oggetto dell'una e
dell'altra facoltà, ma non nel senso che siano anche termine dell'una
e dell'altra. Niente però impedisce che una cosa, trovandosi
in stati diversi, possa perseguire il suo fine in modo diverso,
pur rimanendo sempre identico il fine proprio di essa. Perciò,
mentre la vista non può conoscere nulla senza i colori, l'intelletto
nello stato dei comprensori può conoscere senza i fantasmi, non
però senza le specie intelligibili.
2. Sebbene l'anima di Cristo fosse della stessa natura delle
nostre anime, era tuttavia in uno stato, quello stato dei comprensori,
che le anime nostre ora non hanno in atto ma solo in prospettiva.
3. L'anima di Cristo, pur potendo intendere senza rivolgersi
ai fantasmi, aveva però la possibilità di servirsene. Perciò i sensi
in lui non erano inutili: tanto più che essi sono dati all'uomo non
solo per la scienza intellettiva, ma anche per le necessità materiali
della vita.
ARTICOLO
3
Se la scienza infusa dell'anima di Cristo fosse discorsiva
SEMBRA che la scienza infusa dell'anima di Cristo non fosse
discorsiva. Infatti:
1. Dice il Damasceno:
"Noi non ammettiamo in Cristo né il
consiglio, o deliberazione, né l'elezione". Ora, si negano a Cristo
queste cose solo in quanto comportano un lavoro di comparazione
e di ragionamento. Dunque in Cristo non c'era la scienza comparativa
o discorsiva.
2. L'uomo ricorre ai confronti e ai ragionamenti per conoscere
ciò che ignora. Ma l'anima di Cristo conosceva tutto, come abbiamo
detto sopra. Non c'era dunque in lui la scienza discorsiva
o comparativa.
3. La scienza dell'anima di Cristo aveva le doti dei comprensori,
che rassomigliano agli angeli, come dice il Vangelo. Ma negli
angeli non c'è la scienza discorsiva e comparativa, come risulta
da Dionigi. Dunque nell'anima di Cristo non c'era la scienza
discorsiva o comparativa.
IN CONTRARIO: Cristo aveva un'anima razionale, come si è
detto sopra. Ma è operazione propria dell'anima razionale confrontare
e ragionare, passando da una cosa all'altra. Dunque in
Cristo c'era la scienza discorsiva o comparativa.
RISPONDO: Una scienza può essere discorsiva o comparativa
per due diverse ragioni. Primo, quanto al modo di acquistarla,
come avviene in noi che arriviamo a conoscere una cosa tramite
l'altra, gli effetti, p. es., per mezzo delle cause e viceversa. Sotto
questo aspetto la scienza infusa dell'anima di Cristo non era
discorsiva o comparativa, perché tale scienza non l'aveva acquisita
da sé con procedimento razionale, ma gli era stata infusa da Dio.
Secondo, può dirsi discorsiva o comparativa una scienza quanto
al modo di usarla: così qualche volta chi conosce un effetto lo
ricava dalle cause non per acquistare nuove conoscenze, ma per
esercitare la scienza che già possiede. Sotto questo aspetto la
scienza dell'anima di Cristo poteva essere comparativa e discorsiva,
poteva infatti a suo piacere ricavare le conclusioni dalle
loro premesse. Così il Signore, avendo chiesto a Pietro, "da chi
ricevono i tributi i re della terra, dai propri figli o dagli altri?",
e rispondendo Pietro, "dagli altri", concluse: "Dunque i figli
ne sono esenti".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Si esclude da Cristo il consiglio,
o deliberazione che si accompagna al dubbio, e quindi si
esclude la scelta che implica tale consiglio. Ma non si esclude da
Cristo l'uso della deliberazione.
2. L'argomento è valido per il discorrere e il confrontare ordinato
all'acquisto della scienza.
3. I beati rassomigliano agli angeli per i doni di grazia, ma
rimane la differenza di natura. Perciò l'uso dei confronti e dei
ragionamenti è connaturale per le anime dei beati, non per gli
angeli.
ARTICOLO 4
Se in Cristo la scienza infusa fosse minore che negli angeli
SEMBRA che tale scienza fosse minore in Cristo che negli angeli.
Infatti:
1. La perfezione è proporzionata al soggetto. Ma l'anima umana
è nell'ordine di natura inferiore all'angelo. Poiché dunque la
scienza di cui ora parliamo, è stata data all'anima di Cristo per
la sua perfezione, è chiaro che tale scienza era inferiore a quella
che perfezionava gli angeli.
2. La scienza dell'anima di Cristo era comparativa e discorsiva
sotto un certo aspetto: il che non può dirsi della scienza angelica.
Dunque la scienza dell'anima di Cristo era inferiore alla scienza
degli angeli.
3. Quanto più immateriale è una scienza, tanto più è perfetta.
Ma la scienza degli angeli è più immateriale della scienza dell'anima
di Cristo, perché l'anima di Cristo è forma di un corpo
e fa uso dei fantasmi: ciò che non è vero degli angeli. Dunque
la scienza degli angeli è più perfetta della scienza dell'anima di
Cristo.
IN CONTRARIO: L'Apostolo dice, che
"Gesù, coronato ora di
gloria e di onore, è stato inferiore agli angeli per breve tempo, nel
soffrire la morte". Da ciò risulta che Cristo è posto al di sotto
degli angeli soltanto per la passione della morte. Non dunque
per la scienza.
RISPONDO: La scienza infusa nell'anima di Cristo si può considerare
sotto due aspetti: primo, da parte di Dio che la comunica;
secondo, da parte del soggetto che la riceve. Sotto il primo
aspetto la scienza data all'anima di Cristo era più eccellente della
scienza degli angeli, sia per il numero delle cose conosciute, sia
per la certezza della conoscenza, perché la luce soprannaturale
concessa all'anima di Cristo era di gran lunga superiore alla luce
intellettuale che spetta agli angeli per natura. Invece sotto il
secondo aspetto la scienza infusa nell'anima di Cristo è inferiore
alla scienza angelica, quanto cioè al modo naturale di conoscere
proprio dell'anima umana, che si serve di fantasmi, di confronti
e di ragionamenti.
E sono così risolte anche le difficoltà.
ARTICOLO 5
Se la scienza infusa di Cristo fosse un abito
SEMBRA che in Cristo la scienza infusa non fosse un abito.
Infatti:
1. All'anima di Cristo si addiceva la massima perfezione. Ma
una conoscenza attuale è più perfetta di una conoscenza abituale.
Le si addiceva dunque di saper tutto in atto. Quindi non aveva
la scienza allo stato di abito.
2. Poiché l'abito serve all'atto, è inutile una scienza abituale
che non diventa mai attuale. Conoscendo perciò Cristo tutte le
cose, come abbiamo dimostrato, non avrebbe potuto pensarle
tutte passandole una dopo l'altra, perché non si raggiunge mai
la fine di cose infinite. Perciò tale scienza abituale sarebbe stata
inutile: il che è inammissibile. Conosceva perciò tutte le cose in
modo attuale e non abituale.
3. La scienza abituale è una perfezione del soggetto. Ma la
perfezione è superiore al perfettibile. Se dunque nell'anima di
Cristo ci fosse stato un abito creato di scienza, qualche cosa di
creato sarebbe stato superiore all'anima di Cristo. Perciò nell'anima
di Cristo non c'era la scienza abituale.
IN CONTRARIO: La scienza di Cristo, di cui ora parliamo, era
specificamente identica alla nostra, come anche l'anima sua era
della stessa specie della nostra. Ma la nostra scienza è un abito.
Dunque anche la scienza di Cristo era un abito.
RISPONDO: Come si è detto sopra, le condizioni della scienza
infusa nell'anima di Cristo corrispondevano al soggetto ricevente,
perché la cosa ricevuta si trova nel ricevente alla maniera di
questo. Ma il modo connaturale all'anima umana è di conoscere
ora in atto e ora in potenza. A metà strada poi tra la pura potenza
e l'atto completo c'è l'abito. Ora, il medio e gli estremi
sono della stessa specie. Perciò il modo connaturale all'anima
umana è di ricevere la scienza come abito. Concludiamo dunque
che la scienza infusa nell'anima di Cristo era allo stato abituale
e se ne poteva servire quando voleva.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nell'anima di Cristo c'era una
duplice scienza, l'una e l'altra perfettissima a suo modo. La
prima, con la quale conosceva l'essenza di Dio e tutte le altre cose
in essa, era superiore alla natura umana ed era perfettissima in
senso assoluto. Non era una scienza in abito, ma in atto, per
tutte le cose che conosceva in tal modo. La seconda poi era proporzionata
alla natura umana e consisteva nel conoscere le cose
mediante specie infuse direttamente da Dio: di essa noi ora
parliamo. Questa scienza non era perfettissima in tutti i sensi,
ma perfettissima come scienza umana. Perciò non era necessario
che fosse sempre in atto.
2. L'abito passa all'atto sotto il comando della volontà, perché
l'abito è "il mezzo per agire quando si vuole". Ora, la volontà
può tendere a infiniti oggetti in maniera indeterminata. E non
è inutile questo, sebbene non possa raggiungerli tutti attualmente: basta
che raggiunga a tempo e luogo quello che le conviene.
Perciò neppure l'abito è inutile, sebbene non passino all'atto
tutte le sue possibilità, purché si attui ciò che richiede la
volontà per i suoi debiti fini secondo le esigenze degli impegni e
dei tempi.
3. Il bene e l'ente si possono intendere in due modi. Primo,
in senso assoluto. E in tal senso bene ed ente si dicono della sostanza,
che sussiste nel suo essere e nella sua bontà. Secondo, in
senso relativo. E in tal modo si dice ente anche l'accidente: non
perché abbia in se stesso l'essere e la bontà, ma perché per mezzo
di esso il soggetto ha una entità e bontà (accidentale). Perciò la
scienza abituale non è in senso assoluto superiore e più nobile
dell'anima di Cristo, ma in senso relativo, infatti tutta la perfezione
dell'abito della scienza si riduce a una perfezione del soggetto.
ARTICOLO 6
Se la scienza infusa dell'anima di Cristo fosse distinta
in più abiti di scienza
SEMBRA che nell'anima di Cristo ci fosse un solo abito di scienza.
Infatti:
1. La scienza quanto più è perfetta, tanto più è una: così anche
gli angeli superiori conoscono con idee più universali, come si è
detto nella Prima Parte. Ma la scienza di Cristo era perfettissima.
Dunque fu sommamente una. Quindi non era distinta in più
abiti di scienza.
2. La nostra fede deriva dalla scienza di Cristo, perché sta
scritto: "Guardate Gesù quale autore e perfezionatore della fede".
Ma c'è un solo abito di fede per tutte le cose da credere, come si
è detto nella Seconda Parte. Tanto più dunque in Cristo c'era un
solo abito di scienza.
3. Le scienze si distinguono per il loro oggetto formale. Ma
l'anima di Cristo conosceva tutte le cose sotto un medesimo aspetto
formale, la luce cioè infusa da Dio. In Cristo dunque c'era un
solo abito di scienza.
IN CONTRARIO: La Bibbia parla di Cristo come di
"una pietra
nella quale sono sette occhi". L'occhio sta a indicare la scienza.
Dunque in Cristo c'erano più abiti di scienza.
RISPONDO: Come si è detto, la scienza infusa nell'anima di
Cristo aveva il modo di essere che è connaturale all'anima umana.
Ma è connaturale all'anima umana ricevere delle specie meno universali
di quelle degli angeli, in modo cioè da conoscere diverse
nature specifiche per mezzo di diverse specie intelligibili. Ora,
l'esistenza di generi diversi tra le cose che noi conosciamo, produce
in noi la distinzione di diversi abiti di scienza, perché le cose
della medesima specie si conoscono con un medesimo abito, tanto
che Aristotele dice che "l'unità della scienza dipende dall'unità
dell'oggetto". Perciò la scienza infusa nell'anima di Cristo era
distinta in più abiti.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come si è detto sopra, la
scienza dell'anima di Cristo è perfettissima e superiore alla scienza
degli angeli per quello che essa riceve da Dio, ma è inferiore alla
scienza angelica per il modo in cui l'anima l'accoglie. Questo
modo esige che tale scienza si distingua in abiti diversi, dovendosi
costituire di idee più ristrette.
2. La nostra fede si fonda sulla prima
verità. Perciò Cristo è
autore della nostra fede per la sua scienza divina, che è una in
senso assoluto.
3. La luce infusa da Dio è mezzo generico per conoscere le
verità rivelate da Dio, come la luce dell'intelligenza è mezzo
generico per conoscere le verità naturali. C'era dunque bisogno
che l'anima di Cristo ricevesse le specie intelligibili delle singole
cose, perché conoscesse ciascuna di esse con conoscenza propria.
Per questo dovevano esserci nell'anima di Cristo diversi abiti di
scienza, come si è detto.
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