|
Questione
86
Le condizioni dei dannati dopo la resurrezione
Passiamo ora a considerare le condizioni dei dannati dopo la resurrezione.
Sull'argomento si pongono tre quesiti: 1. Se i corpi dei dannati risorgeranno
con le loro deformità; 2. Se saranno corruttibili; 3. Se saranno impassibili.
(Gli
uomini risorgeranno tutti alla stessa maniera?
No,
vi sarà grandissima differenza tra i corpi degli eletti
e i corpi dei dannati, perché i soli corpi degli
eletti, avranno a somiglianza di Gesù Cristo risorto le
doti dei corpi gloriosi.
Catechismo
Maggiore di S. Pio X, 243).
ARTICOLO
1
Se i corpi dei dannati risorgeranno con le loro deformità
(4
Sent., d. 44, q. 3, a. 1, qc. 1)
SEMBRA che i corpi dei dannati debbano risorgere con le loro deformità.
Infatti:
1. Quanto fu inflitto come castigo di un peccato, non deve
cessare se non dopo la remissione della colpa. Ora, la mutilazione
delle membra fu inflitta come castigo di qualche peccato, così
pure altre deformità corporali. Perciò esse nella resurrezione non saranno
riparate nei dannati, che non hanno conseguito la remissione delle colpe.
2. Come la resurrezione dei santi servirà all'ultima loro felicità,
così la resurrezione dei peccatori servirà alla loro suprema miseria.
Ma ai santi che risorgono non viene tolto nulla di quanto può
cooperare alla loro perfezione. Dunque neppure ai peccatori che
risorgono verrà tolto niente di quanto coopera alla loro miseria.
Ma tali sono appunto le deformità. Quindi...
3. La deformità rientra tra i difetti dei corpi passibili come vi
rientra la lentezza. Ora, dai corpi risorti dei dannati non verrà
eliminata la lentezza: perché essi non saranno dotati d'agilità.
Perciò per lo stesso motivo non verrà eliminata in essi la deformità.
IN CONTRARIO: 1.
"I morti risorgeranno incorrotti", dice S. Paolo;
e la Glossa spiega: "i morti, cioè i peccatori, o genericamente
tutti i morti, risorgeranno incorrotti; ossia senza nessuna menomazione
delle loro membra". Perciò i malvagi risorgeranno senza le loro deformità.
2. Nei dannati non ci sarà nulla che impedisca in essi la sensazione del dolore.
Ma la malattia attutisce il senso del dolore,
perché debilita gli organi della sensazione. Così pure la privazione
di un membro verrebbe a impedire che il dolore fosse diffuso in
tutto il corpo. Dunque i dannati risorgeranno senza codesti difetti.
RISPONDO: Nel corpo umano possono esserci due tipi di deformità.
Primo, quella dovuta alla mancanza di qualche membro,
per cui nei mutilati parliamo di deturpazione: poiché viene a
mancare in essi la debita proporzione tra le parti e il tutto. E tale
deformità senza dubbio non ci sarà nei corpi dei dannati: poiché
tutti i corpi, sia dei buoni che dei cattivi, risorgeranno nella loro integrità.
Secondo, la deturpazione può dipendere da una cattiva disposizione
delle parti, sia per grossezza, che per qualità, o dislocazione,
la quale sia incompatibile con la debita proporzione tra il
tutto e le parti. Ebbene, per tali deformità e altri simili difetti,
quali la febbre e le malattie, che talora causano codeste deformità,
S. Agostino non risolve la questione, come riferisce il Maestro delle
Sentenze. Ma presso i maestri moderni ci sono in proposito due opinioni.
Alcuni affermano che codesti difetti e deformità nei corpi dei
dannati rimarranno: considerando che la loro dannazione, da cui
sono destinati alla suprema infelicità, esige di non risparmiare
loro nessun malanno.
Ma tale spiegazione non sembra ragionevole. Infatti nella restaurazione
dei corpi che risorgono si deve badare più all'integrità
della natura che alla condizione precedente: ecco perché i morti
deceduti in tenera età risorgeranno con la statura dell'età giovanile.
Perciò anche coloro che ebbero nel corpo dei difetti fisici,
oppure delle deformità da essi dipendenti, nella resurrezione dovranno
essere restaurati senza quelle menomazioni, se il peccato
non viene a impedirlo: cosicché se uno risorgerà con quelle menomazioni,
ciò dovrà costituire una pena. Però "la misura della
pena segue la misura della colpa". Ora, può capitare che un peccatore
il quale merita di essere condannato per dei peccati minori,
abbia deformità e difetti di cui è privo un peccatore che si è dannato
per dei peccati più gravi. E allora se colui che in vita ebbe
delle deformità dovesse risorgere con esse, mentre chi è più colpevole
per non averle avute in vita dovesse risorgere senza di esse,
la misura della pena non corrisponderebbe alla gravità della colpa,
ma uno verrebbe ad essere punito per le pene sofferte in vita: il che è assurdo.
Perciò altri con più ragione affermano che Colui il quale creò
la natura, nella resurrezione restaurerà la natura del corpo nella
sua integrità. Cosicché nella resurrezione verranno eliminati tutti
i difetti e le deturpazioni dovute alla corruzione o all'infermità
della natura e delle cause naturali, e cioè febbre, cisposità e altre
miserie consimili: invece i difetti che sono inerenti al corpo umano
per natura, come la pesantezza, la passibilità, e simili, nei corpi
dei dannati resteranno, mentre sono esclusi dai corpi degli eletti
per la gloria della resurrezione.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Poiché la pena inflitta da un tribunale
determinato viene eseguita entro i limiti della giurisdizione di esso,
le pene inflitte per un delitto nella vita temporale sono di ordine temporale,
e non si estendono oltre i limiti della
vita presente. Perciò anche se ai dannati il peccato suddetto non
è stato rimesso, non è necessario che subiscano anche all'inferno
le stesse pene subite in questo mondo: ma la giustizia divina esige
che là essi siano puniti eternamente con pene più gravi.
2. Non regge perfettamente il paragone tra i buoni e i cattivi:
perché una cosa può essere assolutamente buona, mentre non
può essere assolutamente cattiva. Perciò l'ultima felicità dei santi
richiede che essi siano immuni da qualsiasi male: ma l'ultima infelicità
dei malvagi non esclude qualsiasi bene; perché, come dice
il Filosofo, "se il male fosse totalmente male distruggerebbe se stesso".
Ecco perché all'infelicità dei dannati si deve dare come
base il bene di natura in essi esistente: e questo è opera del Creatore
che nella sua perfezione restaurerà la natura stessa perfetta nella sua specie.
3. La lentezza è uno di quei difetti che sono inerenti ai principi
costitutivi del corpo umano: non così la deformità. Perciò il paragone non regge.
ARTICOLO
2
Se i corpi dei dannati saranno incorruttibili
(4
Sent., d. 44, q. 3, a. 1, qc. 2)
SEMBRA che i corpi dei dannati debbano essere corruttibili.
Infatti:
1. Tutto ciò che è composto di elementi contrari deve corrompersi.
Ma i corpi dei dannati saranno composti da quegli elementi
contrari che anche attualmente li compongono: altrimenti non si
avrebbe la medesima specie, e quindi essi non sarebbero neppure
numericamente identici. Dunque saranno corruttibili.
2. Se i corpi dei dannati dovranno essere incorruttibili, non
lo saranno per natura; dovendo essere della stessa natura di cui
sono adesso. E neppure lo saranno per grazia o per gloria: perché
privi assolutamente di queste. Quindi in nessun modo potranno
essere incorruttibili.
3. Non sembra giusto togliere a coloro che sono condannati
alla suprema infelicità la più grave delle pene. Ora, la pena più
grave è la morte, come nota il Filosofo. Dunque ai dannati non
doveva essere risparmiata la morte. Perciò i loro corpi sono corruttibili.
IN CONTRARIO: 1. Nell'Apocalisse si legge:
"In quei giorni gli
uomini cercheranno la morte e non la troveranno; brameranno
di morire e la morte fuggirà da loro".
2. I dannati saranno puniti nell'anima e nel corpo con una pena eterna;
poiché sta scritto: "Andranno all'eterno supplizio".
Ora, questo sarebbe impossibile, se i loro corpi fossero corruttibili.
Dunque codesti corpi saranno incorruttibili.
RISPONDO: L'esclusione del moto o mutazione in un determinato
essere può dipendere da due cose, poiché ogni moto va attribuito
a una causa: primo, può dipendere dall'assenza della causa
del moto; secondo, dall'impedimento di codesta causa. Ebbene,
la corruzione non è che una mutazione. Perciò può capitare in
due modi che un corpo, il quale per i suoi principi è soggetto alla
corruzione, sia reso incorruttibile. Primo, per il fatto che viene
del tutto eliminata la causa che porta alla corruzione. Ebbene, è così che sono incorruttibili i corpi dei dannati. Siccome infatti
la prima causa delle alterazioni è il cielo mediante il suo moto
di rotazione, mentre tutte le altre cause seconde agiscono per il
suo influsso, e quasi sotto la sua mozione, venuto a cessare il moto
dei cieli è necessario che nessuna causa agente possa più trasmutare
un corpo dalle sue proprietà naturali con una qualsiasi alterazione.
Ecco perché dopo la resurrezione, venuto a cessare il moto dei cieli,
nessuna qualità sarà capace di alterare il corpo
umano nelle sue qualità naturali. Ora, la corruzione, come la
generazione, non è che il termine di un'alterazione. Perciò i corpi
dei dannati non potranno corrompersi. E questo serve alla giustizia di Dio,
come vedremo, per punire eternamente esseri fatti
per durare eternamente, come adesso la corruttibilità dei corpi
serve alla divina provvidenza, che dalla corruzione di certe cose
viene a produrre altri esseri.
Secondo, l'incorruttibilità può capitare dal fatto che la causa
della corruzione viene impedita. Fu così, p. es., per il corpo di
Adamo; poiché le qualità contrarie esistenti nel corpo umano
vennero allora trattenute mediante la grazia d'innocenza dal produrre
la dissoluzione del corpo. Molto più esse ne saranno trattenute
nei corpi glorificati, che saranno del tutto soggetti allo spirito.
Cosicché nei corpi dei beati dopo la resurrezione le due maniere
dell'incorruttibilità si troveranno accomunate.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Gli elementi contrari di cui
i corpi sono composti, sono soltanto cause seconde della corruzione:
poiché la causa prima è il moto dei cieli. Perciò, supposto
il moto del cielo, è necessario che un corpo composto di elementi
contrari si corrompa, se non interviene una causa superiore a
impedirlo. Ma tolto il moto del cielo, gli elementi contrari che
compongono il corpo non bastano a produrre la corruzione neppure
nell'ordine naturale, come risulta dalle spiegazioni date sopra.
Ora, i filosofi (antichi) non sapevano che un giorno il moto dei
cieli si sarebbe arrestato. Perciò essi ritenevano indiscutibile che
un corpo, composto di elementi contrari, secondo natura deve corrompersi.
2. L'incorruttibilità dei dannati sarà per natura; non per la
presenza di un principio d'incorruzione nei loro corpi, ma per
l'assenza della prima causa movente della corruzione.
3. Sebbene la morte, assolutamente parlando, sia il più grave
dei castighi, tuttavia da un certo punto di vista niente impedisce
che sia un rimedio alle sofferenze; e quindi l'eliminazione della
morte può risultare un aumento di pena. Il Filosofo infatti scrive,
che "vivere sembra piacevole a tutti, perché tutte le cose bramano
di esistere: tuttavia non si deve intendere la vita miserabile
e stentata, che si svolge in mezzo ai dolori". Perciò come di suo
vivere è piacevole, ma non la vita in mezzo ai dolori; così la morte,
che è privazione della vita, di suo è penosa e il più grave dei castighi,
in quanto toglie il primo bene che è l'esistenza col quale spariscono
anche tutti gli altri; ma in quanto essa toglie la vita miserabile,
che si svolge in mezzo ai dolori, è un rimedio alle sofferenze
che finiscono con essa. Di conseguenza l'eliminazione della morte
sarà allora un aumento di sofferenze, che verranno rese interminabili.
Se poi si vuol dire che la morte è penosa per i dolori che l'accompagnano,
non c'è dubbio che molto più grave sarà il dolore
che sentiranno di continuo i dannati. Cosicché essi vengono considerati
una morte eterna, secondo le parole del Salmista: "La morte sarà il loro
pascolo".
ARTICOLO 3
Se i corpi dei dannati saranno impassibili
(4
Sent., d. 44, q. 3, a. 1, qc. 3)
SEMBRA che i corpi dei dannati debbano essere impassibili.
Infatti:
1. Come dice il Filosofo,
"ogni passione che si subisce, qualora
aumenti distrugge la sostanza". Ora, "se da un'entità finita si
toglie sempre qualche cosa, finalmente questa deve consumarsi".
Perciò se i corpi dei dannati saranno passibili e sempre soggetti
a patire, arriveranno a sparire e a corrompersi: il che è falso, come
sopra abbiamo dimostrato. Dunque essi saranno impassibili.
2. La causa agente tende ad assimilare il paziente. Se quindi
i corpi dei dannati dovessero patire l'azione del fuoco, questo li
assimilerebbe. Ma il fuoco assimilando i corpi che brucia finisce
col dissolverli. Perciò se i corpi dei dannati dovessero essere passibili,
ne sarebbero finalmente distrutti. Di qui la stessa conclusione di sopra.
3. Gli animali che si credono capaci di vivere nel fuoco senza
bruciarsi, come p. es., la salamandra, non patiscono per il fuoco:
infatti l'animale non soffre dolore nel corpo, se il corpo in qualche
modo non viene leso. Se quindi i corpi dei dannati potessero rimanere
nel fuoco senza consumarsi, come gli animali suddetti, secondo
l'affermazione di S. Agostino, non verrebbero a soffrire in esso
nessun dolore. Ciò però non avverrebbe se non perché i loro corpi
sono impassibili. Dunque...
4. Se i corpi dei dannati sono passibili, il dolore dovuto alle
loro sofferenze dovrà superare evidentemente qualsiasi dolore corporale
della vita presente: come la gioia dei santi supererà qualsiasi
gioia di adesso. Ma per l'immensità del dolore nello stato
presente capita talora che l'anima si separi dal corpo. Molto più,
dunque, se i corpi saranno passibili, l'anima dovrà separarsi dal
corpo allora per l'immensità del dolore: perciò i corpi verranno
a corrompersi. Il che è falso. Dunque codesti corpi saranno impassibili.
IN CONTRARIO: 1. A commento di quel testo paolino,
"Noi saremo trasformati", la Glossa afferma:
"Noi buoni soltanto saremo
trasformati nella gloria dell'immutabilità e dell'impassibilità".
Perciò i corpi dei dannati non saranno impassibili.
2. Il corpo come coopera ai meriti dell'anima, così coopera ai
suoi peccati. Ora, per la cooperazione suddetta non solo l'anima, bensì anche il corpo viene premiato dopo la resurrezione. Quindi
per lo stesso motivo i corpi dei dannati devono essere puniti. Ma questo
non sarebbe fattibile, se questi fossero impassibili. Dunque saranno passibili.
RISPONDO: La causa principale, per cui i corpi dei dannati non
saranno consunti dal fuoco, sarà la giustizia di Dio, la quale esige
che essi siano sottoposti a una pena eterna. Ma alla divina giustizia
servono anche le disposizioni naturali da parte del paziente
e delle cause agenti. Essendo infatti il patire un modo di ricevere,
possiamo distinguere due tipi di passività in base alle due diverse
maniere di ricevere (una data forma). Poiché una forma può essere
ricevuta materialmente dal soggetto nella sua entità fisica,
o naturale, come il calore del fuoco viene ricevuto dall'aria: e in base
a questa maniera di ricevere esiste un primo tipo di passività, che
si denomina passione naturale. - Una cosa invece può essere
ricevuta in un soggetto in una seconda maniera, cioè spiritualmente
nel suo essere intenzionale, ossia come l'immagine del bianco
può essere ricevuta nell'aria o nella pupilla: e questo tipo di ricezione
somiglia al modo in cui l'anima riceve le immagini delle cose.
E in base a questa maniera di ricevere esiste un secondo tipo di passività,
che si denomina passione "animale", o psicologica.
Ora, poiché dopo la resurrezione, come sopra abbiamo spiegato,
venuto a cessare il moto dei cieli, nessun corpo potrà più alterarsi
nelle sue disposizioni naturali, nessun corpo sarà soggetto a delle
passioni naturali, o fisiche. Perciò in questo senso i corpi dei
dannati saranno impassibili, come sono incorruttibili. - Ma nonostante
la cessazione del moto dei cieli, perdureranno le passioni
di ordine psichico, o spirituale: poiché l'aria sarà ancora illuminata
dal sole e apporterà agli occhi la varietà dei colori. Ebbene,
secondo questo tipo di passioni i corpi dei dannati saranno passibili.
E poiché con codeste passioni verranno attuati i sensi, nei
corpi dei dannati ci sarà la pena del senso, però senza alterazione
delle disposizioni fisiche, o naturali.
I corpi gloriosi invece, pur ricevendo in qualche modo passivamente
gli oggetti nella sensazione, non saranno passibili; poiché
non riceveranno nulla in modo afflittivo o lesivo, come al contrario
avverrà nei dannati, che per questo si dicono passibili.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il Filosofo parla di quella passione
in cui il paziente viene alterato nelle sue disposizioni fisiche
o naturali. Ma tali passioni, come abbiamo spiegato, non ci saranno
nei corpi dei dannati.
2. Il paziente può assomigliare, ovvero assimilarsi alla causa
agente in due maniere. Primo, subendone la somiglianza nel
modo stesso in cui si riscontra nell'agente, come avviene per influsso
di tutte le cause univoche; cosicché il calore produce calore, e
il fuoco genera fuoco. - Secondo, in un modo diverso da come
la somiglianza si trova nella causa agente: il che avviene per
influsso di tutti gli agenti analogici. In questi talora capita che
quella data forma si trovi spiritualmente nella causa e venga ricevuta
materialmente nel paziente: è il caso della forma di una casa
che si trova materialmente in essa, e spiritualmente nella mente
dell'architetto. Talora invece avviene il contrario: la forma esiste
materialmente nella causa agente e spiritualmente nel paziente.
La bianchezza, p. es., è materialmente nella parete da cui si riverbera,
e spiritualmente nella pupilla e nell'aria. Lo stesso vale
nel caso nostro. Poiché la specie o somiglianza esistente materialmente
nel fuoco viene ricevuta spiritualmente nei corpi dei dannati.
Ed è così che il fuoco assimila a sé i corpi dei dannati,
senza tuttavia consumarli.
3. Come insegna il Filosofo, nessun animale può vivere nel fuoco.
E anche Galeno afferma che non esiste un corpo il quale
finalmente non sia consunto dal fuoco, sebbene ci siano dei corpi
capaci di rimanere nel fuoco per un certo tempo senza bruciarsi,
come avviene per l'ebano. Perciò l'esempio della salamandra non
vale: perché essa non può durare a lungo nel fuoco senza soccombere,
come invece avverrà per i corpi dei dannati nell'inferno.
Non è detto però che i corpi dei dannati non soffrano nessuna
pena dal fuoco, per il fatto che non ne subiscono una lesione.
Poiché l'oggetto sensibile non è fatto solo per dilettare ed affliggere
i sensi mediante un influsso fisico, che corrobora o distrugge l'organo
rispettivo; ma anche mediante un influsso spirituale. Perché
un oggetto sensibile quando è nella debita proporzione per essere
percepito, è piacevole: ma avviene il contrario, quando esso è
troppo forte o troppo debole. Infatti i colori temperati e i suoni
armoniosi sono piacevoli; mentre i suoni discordanti disturbano l'udito.
4. Il dolore non può separare l'anima dal corpo fino a che quest'ultimo
rimane esclusivamente nelle potenze di codesta anima in
cui si fa sentire il dolore; ma solo quando una passione dell'anima
altera il corpo nelle sue disposizioni naturali, cioè come quando
si riscalda per l'ira, o si raffredda per la paura. Ma dopo la
resurrezione il corpo non potrà più essere alterato nelle sue
disposizioni naturali, come risulta da quanto abbiamo detto. Dunque allora,
per quanto grande, il dolore non potrà separare l'anima dal corpo.
|