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Questione
84
L'agilità dei corpi risuscitati dei santi
Veniamo ora a parlare dell'agilità dei corpi risuscitati dei santi.
Sull'argomento si pongono tre quesiti: 1. Se i corpi gloriosi saranno
dotati d'agilità; 2. Se essi si muoveranno; 3. Se il loro moto sarà istantaneo.
(Quali
sono le doti che adorneranno i corpi degli eletti?
Le
doti che adorneranno i corpi gloriosi degli eletti sono:...
3º l'agilità per cui potranno passare in un
momento e senza fatica da un luogo all'altro e dalla
terra al cielo;...
Catechismo
Maggiore di S. Pio X, 244).
ARTICOLO
1
Se i corpi gloriosi saranno dotati d'agilità
(4
Sent., d. 44, q. 2, a. 3, qc. 1)
SEMBRA che i corpi gloriosi non saranno dotati d'agilità. Infatti:
1. Quanto è di suo agile al moto non ha bisogno di nessuno
che lo porti. Invece i corpi glorificati saranno portati dopo la
resurrezione "sulle nubi in aria incontro a Cristo", "con l'intervento
degli angeli", come dice la Glossa. Dunque i corpi gloriosi non saranno agili.
2. Non può dirsi agile nessun corpo che si muove con sforzo
e con pena. Ora, i corpi gloriosi si muoveranno in questo modo:
perché il motore di essi, ossia l'anima, dovrà muoverli in senso
contrario alla loro natura; altrimenti essi tenderebbero sempre
verso un'unica direzione. Perciò essi non sono agili.
3. Tra tutte le funzioni dell'animale il senso è più nobile e più
specifico del moto. Ma ai corpi gloriosi non viene attribuita
nessuna proprietà che ne perfezioni la sensibilità. Quindi non
si deve loro attribuire neppure l'agilità che ne perfezionerebbe il moto.
4. La natura assegna ai vari esseri organi diversi secondo le
loro diverse capacità: ecco perché a un animale lento non attribuisce
organi delle stesse capacità come a un animale veloce.
Ora, Dio agisce più ordinatamente della natura. Perciò, avendo
i corpi gloriosi le membra identiche a quelle attuali, sia nella figura
che nella grandezza, sembra che non debbano avere un'agilità
diversa da quella attuale.
IN CONTRARIO: 1. A proposito del testo paolino,
"Viene seminato
nell'infermità, e risorgerà nella potenza", la Glossa aggiunge: "cioè
dotato di moto e di vita". Ora, la mobilità altro non esprime
che agilità nel moto. Dunque i corpi gloriosi saranno dotati d'agilità.
2. La lentezza è evidentemente incompatibile con la spiritualità.
Ma i corpi gloriosi, come dice S. Paolo, saranno "spirituali".
Quindi saranno agili.
RISPONDO: Il corpo glorioso sarà del tutto soggetto all'anima
glorificata: non solo per l'esclusione di ogni resistenza alla volontà
dello spirito, perché ciò si riscontrava anche nel corpo di Adamo;
ma anche per la presenza di una perfezione che dall'anima ridonderà
sul corpo, così da renderlo predisposto a codesta perfetta
sudditanza, perfezione che è denominata dote del corpo. Ora,
l'anima è unita al corpo non solo come forma, bensì anche come
motore. Ebbene, nell'uno e nell'altro modo è necessario che il
corpo glorioso sia del tutto soggetto all'anima glorificata. Perciò,
come mediante la dote della sottilità il corpo si rende soggetto
all'anima quale forma di esso, così mediante la dote dell'agilità
si rende soggetto all'anima in quanto questa ne costituisce il motore:
in modo cioè da essere spedito e pronto ad ubbidire allo
spirito in tutti i moti e le azioni dell'anima.
Alcuni però attribuiscono la causa di questa agilità alla quinta essenza,
che allora sarebbe predominante nei corpi gloriosi. - Ma spesso
abbiamo già detto in proposito che questa non è una spiegazione accettabile.
Perciò è più giusto attribuirla all'anima, la cui gloria ridonda sul corpo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I corpi gloriosi si dice che
verranno portati dagli angeli, oppure dalle nubi, non perché ne
abbiano bisogno: ma per esprimere la riverenza verso quei corpi
sia da parte degli angeli che di tutte le creature.
2. Quanto più la virtù dell'anima predomina sul corpo, tanto
minore è lo sforzo nel moto compiuto nel corpo anche contro la
sua natura. Coloro infatti nei quali la facoltà di moto è più forte,
oppure sono più allenati a subire nel corpo l'impulso dello spirito,
provano meno fatica nel moto. E poiché dopo la resurrezione
l'anima avrà il dominio perfetto sul corpo, sia per la perfezione
della propria virtù, che per la prontezza del corpo glorioso, dovuta
alla ridondanza della gloria su di esso, non ci sarà nessuno sforzo
nel moto dei santi. E in tal senso i corpi dei santi potranno dirsi agili.
3. La dote dell'agilità non si limiterà a rendere agevole il corpo
al moto locale, ma anche alla sensazione e a tutte le altre operazioni
volute dall'anima.
4. Come la natura dà agli animali più veloci organi di diversa
struttura e grandezza, così Dio darà ai corpi dei santi una disposizione
diversa da quella attuale, non già per struttura e grandezza,
ma per quella proprietà della gloria che sarà appunto l'agilità.
ARTICOLO
2
Se essi faranno uso della loro agilità
(4
Sent., d. 44, q. 2, a. 3, qc. 2)
SEMBRA che essi non faranno mai uso della loro agilità. Infatti:
1. Come si esprime il Filosofo,
"il moto è l'atto di un essere imperfetto". Ma nei corpi glorificati non ci sarà nessuna imperfezione.
Dunque non ci sarà nessun moto.
2. Ogni moto è per un bisogno: poiché tutto ciò che si muove,
si muove per raggiungere un fine. Ora, i corpi gloriosi non avranno
nessun bisogno; perché, come dice S. Agostino, "là ci sarà tutto
ciò che vuoi, e non ci sarà quello che non vuoi". Perciò i corpi
glorificati non si muoveranno.
3. Come nota il Filosofo, ciò che partecipa la bontà divina
senza moto ne partecipa in modo più eccellente di ciò che ne partecipa
col moto. Ma i corpi gloriosi partecipano la bontà divina
più di qualsiasi altro corpo. Siccome, quindi, certi altri corpi
saranno allora del tutto privi di moto, p. es., i corpi celesti, è
evidente che molto più dovranno essere immobili quei corpi umani.
4. S. Agostino afferma, che
"l'anima stabilita in Dio, avrà per
conseguenza stabilità anche nel proprio corpo". Ora, l'anima sarà
così stabilita in Dio, da non potersi in nessun modo muovere da lui.
Dunque anche nel corpo l'anima non imprimerà nessun movimento.
5. Più un corpo è nobile più dev'essere nobile il luogo a lui destinato:
infatti il corpo di Cristo, essendo il corpo più nobile,
occupa il luogo più eminente dell'universo, secondo l'espressione
paolina: "elevato al di sopra dei cieli", ossia, come dice la Glossa,
"per luogo e per dignità". Analogamente ogni corpo glorioso avrà
per lo stesso motivo il luogo conveniente nella misura della propria dignità.
Ma il luogo conveniente è tra i requisiti della gloria.
Quindi, siccome dopo la resurrezione la gloria dei santi non avrà
variazioni né in più né in meno, perché ciascuno sarà totalmente
al suo termine, è evidente che i corpi santi non si muoveranno
mai dal luogo loro assegnato. Perciò saranno privi di moto.
IN CONTRARIO: In Isaia si legge:
"Correranno senza affaticarsi,
voleranno senza stancarsi"; e nella Sapienza: "Dilagheranno
come le scintille in un canneto". Dunque ci saranno allora dei
moti nei corpi gloriosi.
RISPONDO: È necessario affermare che i corpi gloriosi talora
si muoveranno: poiché anche il corpo di Cristo nell'ascensione compì
un movimento; quindi anche i corpi dei santi che risorgeranno
dalla terra dovranno salire al cielo empireo. Ma è verosimile
che anche dopo la loro ascensione al cielo essi talora si muovano
a loro talento: sia perché esercitando le loro facoltà vengano ad
esaltare la sapienza di Dio; sia perché la loro vista possa rallegrarsi
con la bellezza delle diverse creature, nelle quali splenderà eminentemente
la sapienza divina. I sensi infatti richiedono la presenza,
sebbene i corpi gloriosi possano
percepire più di lontano dei non gloriosi. Però codesto moto non toglie
nulla alla loro beatitudine, che consiste nella visione di Dio, che
avranno presente dovunque, come dice S. Gregorio a proposito
degli angeli: "Essi corrono in Dio, dovunque siano inviati".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il moto locale non implica
nessun cambiamento interno, ma solo esterno all'essere che si
muove, cioè una mutazione di luogo. Perciò gli esseri dotati (solo)
di moto locale sono perfetti in loro stessi, come nota Aristotele,
sebbene siano imperfetti rispetto al luogo; perché mentre sono
in un luogo sono in potenza rispetto a quello successivo, non potendo
trovarsi contemporaneamente in più luoghi, il che è proprio
di Dio soltanto. Ma questa limitazione non è incompatibile con
la perfezione della gloria: come non ne è un ostacolo il fatto che la creatura
viene dal nulla. Perciò tali difetti rimarranno anche nei corpi gloriosi.
2. Si può aver bisogno di una cosa, o in senso assoluto, o in
senso relativo. Uno ha bisogno in senso assoluto di quella cosa,
senza la quale non può conservarsi, o nel proprio essere, o nella
propria perfezione. Ebbene, i corpi gloriosi non avranno bisogno
del moto in codesto senso: perché a soddisfare ogni bisogno basterà
loro la propria beatitudine. Invece in senso relativo uno
ha bisogno di quelle cose, senza le quali non può conseguire uno
scopo prefisso, oppure non può conseguirlo così bene e nella stessa
misura. E in tal senso i beati avranno bisogno del moto: infatti
non potrebbero mostrare la propria facoltà di muoversi esistente
in essi, senza muoversi. Ma codesto bisogno non toglie nulla alla
gloria di codesti corpi.
3. Il terzo argomento sarebbe valido, se il corpo glorioso non
potesse partecipare anche senza moto la bontà divina molto più
dei corpi celesti: il che è falso. Infatti i corpi gloriosi si muoveranno
non per raggiungere la perfetta partecipazione della bontà
divina, che ottengono dallo stato di gloria; ma per mostrare la
virtù della loro anima. Invece i corpi celesti non potrebbero dimostrare
la loro virtù, se non col muovere i corpi inferiori producendo
fenomeni di generazione e corruzione; il che va escluso nello stato
successivo alla resurrezione. Perciò l'argomento non regge.
4. Il moto locale non toglierà nulla alla stabilità secondo la
quale l'anima è stabilita in Dio: perché, come abbiamo notato,
esso non incide sulla struttura intrinseca di ciò che è in moto.
5. Il luogo congruente, assegnato a ciascun corpo glorioso secondo
il grado della propria dignità, rientra nel premio accidentale.
Tuttavia non è detto che in qualche modo tale premio diminuisca
quando (il santo) non risiederà in codesto luogo: poiché quest'ultimo
costituisce un premio non in quanto localizza attualmente
il corpo glorioso, perché non influisce affatto su di esso, ricevendone
piuttosto un particolare splendore, ma in quanto gli è dovuto
per i meriti acquistati. Perciò il godimento di codesto luogo non
abbandona il corpo glorioso neppure quando se ne allontana.
ARTICOLO
3
Se il
loro moto sia istantaneo
(4
Sent., d. 44, q. 2, a. 3, qc. 3)
SEMBRA che il
loro moto debba essere istantaneo. Infatti:
1. S. Agostino afferma, che
"il corpo sarà dovunque vorrà lo spirito". Ora, il moto della volontà, col quale lo spirito vuole essere
in un posto, è istantaneo. Quindi anche il moto del corpo sarà istantaneo.
2. Nella Fisica il Filosofo dimostra che se il moto avvenisse nel
vuoto, dovrebbe essere istantaneo, perché il vuoto non resiste
affatto al corpo mobile, mentre lo spazio pieno oppone resistenza:
perciò non ci può essere nessuna proporzione di velocità tra l'uno
e l'altro tipo di moto, poiché la velocità dei vari moti è in base
alla resistenza del mezzo che si deve traversare; ma tra due moti
che avvengono nel tempo ci deve essere un rapporto di velocità,
perché qualsiasi periodo di tempo è proporzionale a ogni altro
tempo. Ora, in modo analogo a un corpo glorioso nessuno spazio
pieno può opporre resistenza, potendo codesto corpo coesistere
localmente con altri corpi, comunque ciò avvenga: esattamente
come il vuoto non resiste a un altro corpo. Perciò se il corpo glorioso
si muove, il suo moto sarà istantaneo.
3. La potenza dell'anima glorificata supera all'indefinito quella
dell'anima non glorificata. Ora, l'anima non glorificata muove il
corpo nei limiti del tempo. Dunque l'anima glorificata lo muove
in maniera istantanea.
4. Ciò che si sposta con la stessa velocità vicino e lontano ha
un moto istantaneo. Ebbene, gli spostamenti dei corpi gloriosi
sono di questo tipo: poiché essi attraversano qualsiasi distanza
in un tempo impercettibile: cosicché S. Agostino può affermare,
che il corpo glorioso "raggiunge i due lati opposti con l'identica velocità,
come un raggio di sole". Quindi il corpo glorioso ha un moto istantaneo.
5. Tutto ciò che si muove, o ha un moto misurato dal tempo,
oppure un moto istantaneo. Ma il moto dei corpi gloriosi non è
misurato dal tempo: poiché, come dice l'Apocalisse, allora "il
tempo non ci sarà più". Dunque codesto moto sarà istantaneo.
IN CONTRARIO: 1. Nel moto locale spazio, moto e tempo sono
suddivisi secondo la stessa misura, come Aristotele dimostra. Ora,
lo spazio che i corpi gloriosi attraverseranno col loro moto è divisibile.
Perciò è divisibile pure e il loro moto, e il tempo. L'istante
invece non è divisibile. Quindi codesto moto non sarà istantaneo.
2. È impossibile che una cosa sia per intero in un dato luogo
e insieme si trovi parzialmente in esso e in un altro luogo: poiché
una delle due parti dovrebbe trovarsi simultaneamente in due
luoghi, il che è assurdo. Ma ciò che si muove parzialmente si
trova nel termine di partenza, e parzialmente in quello di arrivo,
come Aristotele dimostra. Invece quanto è già stato mosso si
trova per intero nel termine di arrivo. Quindi è impossibile che
una cosa si muova e insieme sia stata già mossa. Ora, ciò che ha
un moto istantaneo mentre si muove è già mosso. Perciò il moto
locale di un corpo glorioso non può essere istantaneo.
RISPONDO: Molte sono le opinioni in proposito. Alcuni affermano
che il corpo glorioso passa da un luogo all'altro senza attraversare
lo spazio intermedio, come la volontà che passa da un
luogo all'altro senza attraversare nulla. Per questo il moto del
corpo glorioso può essere istantaneo come quello della volontà.
Ma questa spiegazione non regge. Perché il corpo glorioso non
arriverà mai alla nobiltà della natura spirituale, come non cesserà
mai di essere un corpo. - Inoltre quando si dice che la volontà
passa da un luogo all'altro, non compie un trasferimento sostanziale,
non essendo essa contenuta realmente da nessuno di essi;
ma si volge verso un luogo, dopo essersi rivolta verso quell'altro;
e in tal senso si dice che si muove da un luogo all'altro.
Perciò altri affermano che il corpo glorioso deve alla proprietà
della sua natura corporea la necessità di attraversare lo spazio
intermedio, e quindi di muoversi entro i limiti del tempo: ma per
la virtù della sua gloria, per cui ha una certa infinità rispetto
alla natura, ha la facoltà di non attraversare lo spazio intermedio,
e quindi di potersi muovere in un istante.
Ma anche questa spiegazione non regge: perché implica una
contraddizione. Ed eccone la prova. Ammettiamo un corpo che
si muova da A verso B, e chiamiamo Z codesto corpo. È evidente
che Z fino a che è tutto in A non è in moto. Così pure quando
sarà tutto in B: perché allora è già stato mosso. Perciò se si muove,
è necessario che non sia né tutto in A, né tutto in B. Quindi
quando si muove o non si trova in nessun posto, oppure è parte
in A e parte in B; ovvero sarà tutto nello spazio intermedio, che
chiameremo C; oppure parte in C e parte in A o in B. Ma non
si può ammettere che non si trovi in nessun posto: perché allora
avremmo una quantità estesa fuori dello spazio, il che è assurdo.
E neppure si può pensare che sia parte in A e parte in B senza
essere in qualche modo nello spazio intermedio: poiché essendo
B un luogo distante da A, ne seguirebbe che nello spazio intermedio
la parte di Z che è in B non sarebbe unita a quella sua parte che è in A.
Perciò codesto corpo o sarà tutto in C, oppure parzialmente
in esso e parzialmente in un altro luogo intermedio, mettiamo,
tra C ed A, che chiameremo D, e così via. Quindi perché
Z passi da A a B è indispensabile che prima passi da tutti i luoghi
intermedi; a meno che non si dica che arriva da A a B senza muoversi
affatto; il che implica contraddizione, perché la successione
stessa dei luoghi costituisce il moto locale. Lo stesso si dica di
qualsiasi altra mutazione che presenti due termini contrari di carattere
positivo. È diverso invece il caso di quelle mutazioni che
hanno un solo termine positivo, partendo da una pura privazione:
perché tra affermazione e negazione, o privazione che sia, non
esiste nessuna determinata distanza; cosicché il termine negativo
è più o meno vicino all'affermazione, e viceversa, solo in forza
di ciò che causa uno dei due termini, o dispone ad esso. Allora
capita che ciò che è in moto, mentre perdura tutto sotto la negazione,
viene a mutarsi nell'affermazione e viceversa. Perciò anche
in questi casi l'atto del mutare precede la mutazione avvenuta,
come spiega Aristotele. Niente di simile avviene nel moto degli
angeli: perché la localizzazione corporea si attribuisce agli angeli
solo in senso equivoco. È evidente quindi che in nessun modo un
corpo può passare da un luogo a un altro, senza attraversare tutti
gli spazi intermedi.
Perciò altri concedono questo, però affermano ugualmente che
il corpo glorioso ha un moto istantaneo. - Ma da ciò seguirebbe
che codesto corpo nel medesimo istante verrebbe a trovarsi simultaneamente
in due o più luoghi: cioè nel termine di arrivo e in
tutti i luoghi intermedi. Il che è inammissibile.
Alle
obiezioni essi rispondono che un istante, pur essendo identico
nella realtà, tuttavia è molteplice secondo la ragione: ossia
come l'unico punto in cui terminano diverse linee. - Questo però
non basta. Perché l'istante misura quanto in quell'attimo esiste
realmente, non già secondo una nostra considerazione. Perciò una
diversa considerazione dell'istante non può far sì che esso sia capace
di misurare cose che non coincidono nel tempo: come la
diversa considerazione di un punto non può far sì che in un determinato
punto dello spazio coincidano cose tra loro distanti.
Ecco perché altri ritengono con più probabilità che il moto dei
corpi gloriosi sia misurato dal tempo, svolgendosi però in un tempo
impercettibile per la sua brevità. E tuttavia un corpo glorioso
potrà percorrere una data distanza in meno tempo di un altro:
perché il tempo, per quanto breve, è divisibile all'infinito.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1.
"Quando manca poco sembra
che non manchi nulla", nota il Filosofo. Ecco perché diciamo:
Lo faccio subito, quanto pensiamo di fare entro pochissimo tempo.
Ebbene, nel dire che "il corpo sarà dovunque vorrà lo spirito",
S. Agostino è ricorso a questo modo di parlare.
Oppure si può rispondere che la volontà dei beati non sarà mai
disordinata. Perciò essi non vorranno mai che il loro corpo venga
a trovarsi all'istante dove non potrà essere in maniera istantanea.
Perciò è vero che in qualsiasi istante determinato dalla volontà,
il corpo glorioso verrà a trovarsi nel luogo da essa determinato.
2. Alcuni, come riferisce Averroè, respingono la suddetta affermazione
del Filosofo, dicendo che non esiste un rapporto necessario
tra il moto nella sua totalità e il moto quale risulta dalla
resistenza dello spazio intermedio; ma che il ritardo va computato
a parte in base alla resistenza dei vari corpi intermedi che bisogna
attraversare. Infatti qualsiasi moto ha una determinata velocità
dalla vittoria del motore sul mobile, anche se non incontra nessuna
resistenza da parte dello spazio intermedio: il che è evidente
nei corpi celesti i quali non incontrano ostacoli al loro moto, e
tuttavia non si muovono in modo istantaneo, ma in un tempo
determinato secondo il rapporto tra virtù che muove e il corpo mobile.
Perciò è evidente che nell'ipotesi di un moto nel vuoto, non
è necessario che il moto sia istantaneo: ma solo che non aumenti
la durata del suo tempo, restando proporzionato al solo rapporto
tra motore e mobile, perché il moto non subisce ritardi.
Però questa osservazione, come nota Averroè, deriva da un'idea
sbagliata, cioè dal pensare che il ritardo causato dalla resistenza
del corpo intermedio faccia parte del moto come un'aggiunta del
moto naturale, che deve la sua grandezza alla proporzione esistente
tra motore e mobile, come se una linea venisse ad aggiungersi a
un'altra linea; per cui verrebbe a mancare il rapporto prima esistente
tra le varie linee (di un'intera figura geometrica) a quella
data linea, che ora risulta prolungata: cosicché non esisterebbe
più proporzione tra il moto nella sua totalità col moto sensibile
dovuto ai ritardi imposti dalla resistenza dei corpi intermedi.
Ora, questa idea è falsa. Perché qualsiasi parte di un determinato
moto ha l'identica velocità del moto nel suo insieme: invece qualsiasi
parte di una linea non ha l'estensione di tutta la linea. Perciò
il ritardo o la velocità che viene impressa a un moto ridonda su
qualsiasi parte di esso: il che non avviene invece nel prolungamento
di una linea. Perciò il ritardo imposto a un moto non determina
una parte supplementare di moto, come invece avviene nel
caso della linea cui si aggiunge una parte.
Perciò per comprendere l'argomentazione del Filosofo, come
spiega Averroè, bisogna prendere il tutto come un'unica cosa:
sia la resistenza del corpo mobile all'impulso del motore, sia la
resistenza dello spazio intermedio in cui il moto si svolge, sia
quella di qualsiasi altra cosa. Cosicché la gravità del ritardo dell'intero
moto è proporzionale alla virtù esercitata dal motore sul
corpo mobile, qualunque sia la resistenza che questo offre, sia
intrinseca che estrinseca. Infatti il mobile bisogna che sempre
resista in qualche modo al suo motore: poiché movente e mosso,
agente e paziente in quanto tali sono contrari. Talora il mobile
presenta al suo motore una resistenza per se stesso: o perché è
dotato di una virtù che lo spinge nella direzione opposta, come
appare evidente nei moti violenti; oppure perché la sua localizzazione è
contraria a quella che è nell'intenzione di chi lo muove;
e tale resistenza si riscontra persino nei corpi celesti rispetto ai
loro motori. - Talora invece il mobile resiste alla virtù del motore
non per se stesso, ma solo per dei coefficienti estranei: ciò si riscontra,
p. es., nel ritardo del moto naturale dei corpi gravi o lievi.
Poiché la stessa loro forma li spinge a codesto moto: la forma
infatti non è che l'impulso di chi li genera, che nel caso dei corpi
gravi e leggeri è il loro motore. D'altra parte nessuna resistenza
può venire dalla materia, né come impulso contrario al moto, né
come ripugnanza a una data localizzazione; perché una determinazione
di luogo non è dovuta alla materia se non in modo indiretto,
cioè in quanto, esistendo sotto certe dimensioni, viene attuata
da una forma corporea. Perciò la resistenza non può venire che
da parte del medio ambiente: la quale resistenza è connaturale
al moto di codesti corpi. - Talora poi la resistenza deriva dall'una
e dall'altra causa: il che è evidente nei moti degli animali.
Perciò quando nel moto non si riscontrano resistenze che da
parte del mobile, come nel caso dei corpi celesti, allora il tempo
in cui il moto si svolge è misurato in base al rapporto esistente
tra motore e mobile. E nel caso non è valida l'affermazione del
Filosofo: perché anche eliminando ogni corpo intermedio, il loro
moto è sempre misurato dal tempo. - In quei moti invece in cui
si ha una resistenza solo da parte del corpo intermedio, la misura
del moto deriva solo dall'impedimento offerto dal corpo suddetto.
Perciò, eliminando totalmente codesto corpo, non rimane nessun
impedimento. E allora, o il moto sarà istantaneo, oppure si svolgerà
nello stesso tempo di quando lo spazio suddetto era pieno.
Perché, posto che si muova secondo la misura del tempo anche
attraverso il vuoto, il tempo suddetto sarà proporzionato a quello
richiesto dal moto stesso quando deve svolgersi nello spazio pieno.
Però se immaginiamo un corpo proporzionalmente più sottile del
corpo che riempie lo spazio intermedio, allora in uno spazio di
uguale grandezza un corpo potrà muoversi attraverso il corpo
intermedio in un tempo così piccolo come prima attraverso il
vuoto; perché ammettendo la sottilità del corpo intermedio, si
viene a ridurre la durata del tempo; e più quel corpo è sottile,
meno offre resistenza. - Negli altri moti invece, in cui si assommano
la resistenza del corpo mobile e quella dello spazio intermedio,
la durata del tempo va desunta dalla proporzione tra la
potenza che muove e la somma delle due resistenze suddette.
Perciò, pur eliminando lo spazio intermedio, od ogni sua resistenza,
non ne segue che il moto avvenga in modo istantaneo: ma che
il tempo richiesto dal moto debba essere misulato solo dalla resistenza
del mobile. Né fa difficoltà se un corpo impiega lo stesso
tempo attraversando uno spazio vuoto e uno pieno di un sottilissimo corpo:
poiché più la sottilità del corpo intermedio si accentua,
più si riduce il ritardo del moto; cosicché è possibile immaginare
una sottilità così raffinata da offrire un ritardo meno forte
di quello prodotto dalla resistenza del mobile; e in tal caso la
resistenza del corpo intermedio non incide sul ritardo del moto.
Perciò è evidente che, sebbene lo spazio intermedio non opponga
resistenza alcuna ai corpi gloriosi, potendo essi coesistere localmente
con altri corpi, tuttavia il loro moto non potrà essere istantaneo;
perché il corpo mobile stesso oppone resistenza alla virtù
motrice, per il fatto che occupa uno spazio determinato, come
abbiamo detto a proposito dei corpi celesti.
3. Sebbene la potenza dell'anima glorificata superi senza confronto
quella dell'anima non glorificata, non la supera all'infinito;
perché entrambe codeste potenze sono finite. Perciò non ne segue
che possa imprimere un moto istantaneo.
Se invece l'anima avesse una potenza assolutamente infinita,
ne seguirebbe la capacità di muovere fuori del tempo, solo superando
ogni resistenza da parte del mobile. Ora, sebbene tale
resistenza in quanto è dovuta all'inclinazione verso un moto contrario
possa essere superata del tutto da un motore di potenza
infinita; tuttavia, in quanto essa deriva dalla contrarietà al luogo
verso il quale chi la muove intende condurla, non può essere del
tutta superata, se non si toglie dal corpo mobile il suo essere in
tale luogo, ovvero in tale spazio. Infatti come il bianco resiste
al nero a motivo della bianchezza, così il corpo resiste a una nuova
localizzazione per il fatto che ne ha attualmente un'altra, e la
resistenza è proporzionata alla distanza. Ora, non è possibile
togliere a un corpo la sua attitudine a un luogo o a uno spazio,
se non togliendogli la sua corporeità. Perciò finché rimane corpo
in nessun modo esso può muoversi di moto istantaneo, per quanto
grande sia la virtù movente. Ma il corpo glorioso non perderà
mai la corporeità. Dunque non potrà mai avere un moto istantaneo.
4.
"L'identica celerità", di cui parla S. Agostino, va intesa nel
senso che la differenza di un moto dall'altro è impercettibile:
come del resto è già impercettibile il tempo di tutti codesti moti.
5. Sebbene dopo la resurrezione venga a cessare il tempo quale
misura del moto dei cieli, tuttavia rimarrà il tempo che nasce
dalla successione del prima e del dopo in qualsiasi moto.
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