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Questione 44
La natura del matrimonio
Passiamo ora a considerare la natura del matrimonio.
Sull'argomento si pongono tre quesiti: 1. Se il matrimonio sia un tipo di
unione; 2. Se sia ben denominato; 3. Se sia ben definito.
ARTICOLO 1
Se il matrimonio sia un tipo di unione
(4
Sent., d. 27, q. 1, a. 1, qc. 1)
SEMBRA che il matrimonio non sia un'unione. Infatti:
1. Il vincolo che unisce è distinto dall'unione medesima, come
la causa è distinta dall'effetto. Ora, il matrimonio è un vincolo
che unisce i coniugi. Dunque non è un'unione.
2. Tutti i sacramenti sono segni sensibili. Ma nessuna relazione
è un accidente sensibile. Perciò il matrimonio, essendo un sacramento,
non è una relazione. E quindi non è un'unione.
3. L'unione è una relazione di equivalenza, come l'uguaglianza.
Ora, come nota Avicenna, la relazione di uguaglianza non è
identica numericamente in ciascuno dei termini che si confrontano.
E quindi non è unica l'unione. Perciò, se il matrimonio fosse un
tipo di unione, tra i coniugi ci sarebbe una pluralità di matrimoni.
IN CONTRARIO: 1. La relazione consiste nel riferimento di una cosa
a un'altra. Ma dal matrimonio scaturiscono tali riferimenti:
il marito infatti è tale in rapporto alla moglie, e viceversa.
Dunque il matrimonio è nel genere della relazione. E altro non può
essere che un'unione.
2. Per fare di due esseri una cosa sola si richiede un'unione.
Ora, ciò avviene nel matrimonio; poiché nella Genesi si legge "E saranno
due in una sola carne". Perciò il matrimonio è un tipo di unione.
RISPONDO: Unione implica l'idea di adunare, o di unificare.
Cosicché dovunque si riscontra l'unificazione di più cose abbiamo
un'unione. Ora, le cose che sono ordinate a un dato scopo, sono
come unite in ordine ad esso: molti uomini, p. es., si adunano per
formare un solo esercito, o un solo commercio: cosicché si chiamano
commilitoni o consoci. Perciò, siccome dal matrimonio
alcuni sono ordinati a un'unica generazione ed educazione della
prole; nonché a un'unica vita domestica, è evidente che nel matrimonio
esiste un'unione per la quale uno si dice marito e l'altra
moglie. E tale unione è il matrimonio, per il fatto che è ordinata
a un unico scopo. Invece l'unione dei corpi e dei cuori è la conseguenza
immediata del matrimonio stesso.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il matrimonio è un vincolo
che unisce, non come causa efficiente, ma come causa formale.
E quindi non è detto che debba distinguersi dall'unione (coniugale).
2. Sebbene la relazione stessa non sia un accidente sensibile,
tuttavia le cause di essa possono essere percepibili dai sensi. E in
un sacramento non si richiede che sia sensibile ciò che ne costituisce
la res et sacramentum: tale è infatti l'unione coniugale nel matrimonio.
Invece le parole che esprimono il consenso, e che formano il segno sacramentale
e la causa di detta unione, sono percepibili dai sensi.
3. La relazione ha il suo fondamento nella causa che la produce:
la somiglianza, p. es., si fonda sulla qualità; e risiede in
un soggetto: cioè negli esseri simili, per stare all'esempio.
E dall'uno e dall'altro si può desumere l'unità o la diversità della relazione.
Quindi siccome nella somiglianza la qualità non è identica
numericamente, ma solo specificamente in entrambi i soggetti; e
poiché i soggetti sono appunto due, come avviene anche nel rapporto
di uguaglianza: l'uguaglianza e la somiglianza sono numericamente
distinte nei due soggetti posti in confronto. Ma la relazione
che costituisce il matrimonio da una parte è unica per entrambi
i contraenti, cioè se si considera la causa di essa, essendo
ordinata a un'unica generazione: ma vista nei soggetti contraenti
è numericamente plurale. E sotto tale aspetto viene indicata dai termini
moglie e marito; invece in quanto è una viene indicata dal termine matrimonio.
ARTICOLO 2
Se il matrimonio sia ben denominato
(4
Sent., d. 27, q. 1, a. 1, qc. 2)
SEMBRA che il matrimonio non sia ben denominato. Infatti:
1. Le denominazioni vanno desunte dall'elemento più nobile.
Ora, il padre è superiore alla madre. Perciò l'unione tra padre e
madre doveva essere denominata dal padre piuttosto che dalla madre.
2. Una cosa deve essere denominata da elementi essenziali:
poiché, come insegna Aristotele, "il significato del nome costituisce
la definizione". Ma le cerimonie nuziali non sono essenziali al matrimonio.
Dunque il matrimonio non dovrebbe indicarsi col termine nozze.
3. La specie non può prendere come suo proprio il nome del
genere. Ora, l'unione, o congiunzione è il genere rispetto al matrimonio.
Perciò quest'ultimo non può denominarsi coniugio (o connubio).
IN CONTRARIO: Tale è l'uso comune della lingua.
RISPONDO: Nel matrimonio si devono considerare tre cose.
Primo, l'essenza, che è l'unione, o congiunzione. E sotto tale
aspetto esso è denominato coniugio (o connubio).
Secondo, la causa, che è lo sposalizio. E allora si parla di nozze,
dal verbo nubere; poiché nelle cerimonie nuziali si usa mettere un
velo sul capo degli sposi.
Terzo, l'effetto, che è la prole. E sotto tale aspetto si denomina
matrimonio; come dice S. Agostino "perché la donna non
deve sposarsi per altro scopo che per esser madre". - Matrimonio
può anche derivare da matris munium, ufficio di madre;
perché specialmente sulla donna ricade il compito di educare la prole. - Potrebbe
anche derivare da matrem muniens, difesa della madre: perché questa
ha ormai nel marito chi la difende. - Oppure da matrem monens, avvertimento alla madre, di non lasciare il marito per un altro
uomo. - Si può anche far derivare da materia unius, la materia di un solo,
poiché nel matrimonio si ha un'unione per la materiale procreazione di un'unica
prole: cosicché matrimonio deriverebbe da monos e materia. - O da matre e nato: poiché col matrimonio
la donna diviene madre di un nato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sebbene il padre sia superiore alla madre,
tuttavia i compiti della madre rispetto alla prole sono
più assorbenti. - Oppure ciò si deve al fatto che la donna fu
creata principalmente per questo, per aiutare l'uomo rispetto alla prole.
L'uomo invece non fu creato per questo. Perciò rispetto
al compito specifico del matrimonio la madre è più essenziale del padre.
2. Talora gli elementi essenziali vengono conosciuti mediante
quelli accidentali: i nomi infatti servono a far conoscere le cose.
3. La specie talora porta il nome del proprio genere, a motivo
della sua imperfezione, avendo perfettamente la natura del genere,
ma senza un elemento che la distingua: l'accidente proprio, p. es.,
ritiene il nome di proprio (tra i predicabili). Talora invece ciò
avviene per la perfezione: quando la totale perfezione del genere
si riscontra in una data specie e non in altre; l'animale, p. es., è
così denominato dall'anima, che pure si riscontra in ogni corpo animato;
ma l'animazione si riscontra perfettamente solo in quegli animati
che sono gli animali. Lo stesso avviene nel caso nostro:
poiché l'unione tra marito e moglie nel matrimonio è perfettissima,
essendo unione di anima e di corpo. Perciò viene denominata coniugio.
ARTICOLO 3
Se sia esatta la definizione del matrimonio riferita dalle Sentenze
(4
Sent., d. 27, q. 1, a. 1, qc. 3)
(La
definizione del matrimonio riferita dalle Sentenze è:
"Le nozze o matrimonio sono l'unione maritale tra
uomo e donna, stabilita tra persone legittime, per una
consuetudine indissolubile di vita").
SEMBRA che non sia esatta la definizione del matrimonio riferita dalle Sentenze. Infatti:
1. Per la definizione di marito è necessario ricorrere al termine
matrimonio: poiché marito è colui che è unito a una donna col matrimonio.
Ma nella definizione del matrimonio si parla di "unione maritale".
Dunque in codeste definizioni si fa un circolo vizioso.
2. Col matrimonio come l'uomo diviene marito di una donna,
così la donna diviene moglie di un uomo. Perciò non si può parlare
di unione maritale piuttosto che di unione uxoria.
3. La consuetudine riguarda la condotta. Ma spesso tra sposati
si riscontrano condotte molto diverse. Perciò nella definizione del
matrimonio non si doveva includere l'espressione: "stabilita per una consuetudine
indissolubile di vita".
4. Ci sono poi altre definizioni del matrimonio. Poiché, a detta
di Ugo (da S. Vittore), il matrimonio è "il consenso legittimo per
l'unione di due persone idonee". - Secondo altri invece è "la
partecipazione a una vita in comune, e una comunanza secondo leggi
divine ed umane". - E ci si domanda come differiscano tra loro queste definizioni.
RISPONDO: Come abbiamo già visto, nel matrimonio si possono considerare
tre cose: la causa, l'essenza e gli effetti. E in base
ad esse sono state date tre definizioni del matrimonio. Infatti
quella di Ugo (da S. Vittore) è desunta dalla causa, cioè dal consenso,
ed è evidente per se stessa.
Invece la definizione riferita dalle Sentenze mira all'essenza del
matrimonio che è l'"unione". E aggiunge la determinazione dei
soggetti interessati, con le parole "tra persone legittime".
Indica poi la differenza specifica con l'aggettivo "maritale": poiché essendo
il matrimonio un'unione in ordine a un dato scopo, tale unione
viene specificata dall'oggetto cui è ordinata; e precisamente
da quanto interessa un marito. Inoltre indica il valore di questa unione
aggiungendo: "stabilita per una consuetudine indissolubile di vita".
L'altra definizione poi ha di mira gli effetti cui è ordinato il matrimonio,
cioè "una vita in comune" nell'ambito della famiglia.
E poiché ogni società è ordinata da una legge, viene indicato
il diritto dal quale è regolata questa unione, cioè "la legge
divina e umana". Invece le altre società, come quelle dei commercianti
e dei soldati, sono istituite soltanto dalla legge umana.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Talora gli elementi primigeni
che servono per la definizione non hanno un nome; perciò in
certe definizioni si ricorre a dati posteriori in se stessi, che però
sono da noi più conosciuti; così nella definizione della qualità
Aristotele ricorre al termine quale: "La qualità è quello per cui
siamo denominati quali". Lo stesso avviene nella definizione del
matrimonio, in cui si ricorre all'aggettivo "maritale": nel senso
che il matrimonio è "l'unione richiesta per i compiti propri del marito";
e che non poteva essere denominata con un solo vocabolo.
2. Come abbiamo spiegato, con questa specificazione viene indicato
il fine dell'unione suddetta. E poiché, secondo l'espressione dell'Apostolo,
"non fu fatto l'uomo per la donna, ma la donna per
l'uomo",
la specificazione doveva essere desunta dall'uomo e non dalla donna.
3. Come la vita civile non è costituita dalle azioni private di
questo o di quell'altro, ma da quanto può interessare la società civile;
così la vita coniugale altro non è che la convivenza relativa a codesta società.
Perciò rispetto a tale vita la consuetudine degli sposi è unica e indissolubile;
sebbene sia diversa rispetto agli atti personali di ciascuno.
4. La risposta a questa difficoltà è implicita in quanto abbiamo detto.
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