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Questione
37
La distinzione degli ordini e delle loro funzioni, e l'impressione
del carattere
Veniamo ora a esaminare la distinzione dei vari ordini e delle
loro funzioni, nonché l'impressione del loro carattere.
Sull'argomento si pongono cinque quesiti: 1. Se si debbano distinguere
vari ordini; 2. Quanti siano; 3. Se debbano essere distinti
in sacri e non sacri; 4. Se siano ben assegnate le funzioni di ciascuno; 5. Come
venga impresso il carattere dei vari ordini.
ARTICOLO
1
Se si debbano distinguere vari ordini
(4
Sent., d. 24, q. 2, a. 1, qc. 1)
SEMBRA che non si debbano distinguere vari ordini. Infatti:
1. Più una virtù è perfetta meno è frazionata. Ora, questo è
un sacramento superiore agli altri; poiché costituisce chi lo riceve
in un grado di superiorità. Perciò, siccome gli altri sacramenti
non hanno distinzioni che assumano il nome del tutto, non devono
esserci più ordini neppure in questo sacramento.
2. Se l'ordine si divide, si ha la divisione, o in parti integranti,
o in parti soggettive. Ma va esclusa quella in parti integranti;
perché di esse non si può predicare il tutto. Perciò rimane la
divisione in parti soggettive. Ma queste possono avere come predicato
comune solo il genere prossimo, o il genere remoto: l'uomo
e l'asino p. es., sono più animali, e più corpi viventi. Dunque sacerdozio
e diaconato sono più ordini così come sono sacramenti
distinti: poiché sacramento è come il genere rispetto agli ordini.
3. Il regime monarchico a detta del Filosofo, è superiore nel
governo di una collettività all'aristocrazia, nella quale i vari compiti
sono affidati a persone distinte. Ora, il governo della Chiesa
deve essere il più nobile. Dunque nella Chiesa non dovrebbe esserci
distinzione di ordini per le diverse funzioni, ma tutto il potere
dovrebbe accentrarsi in uno solo. E quindi unico dovrebbe essere
l'ordine (sacro).
IN CONTRARIO: 1. La Chiesa è il corpo mistico di Cristo, che
secondo l'Apostolo somiglia al corpo fisico. Ma nel corpo fisico le
membra hanno uffici diversi. Dunque anche nella Chiesa devono
esserci diversi ordini.
2. Il ministero sacro del nuovo Testamento è superiore a quello
dell'antico. Ora, nel vecchio Testamento venivano santificati non
solo i sacerdoti, ma anche i leviti, loro ministri. Perciò nel nuovo
Testamento devono essere consacrati col sacramento dell'ordine
non solo i sacerdoti, ma anche i loro ministri. Quindi devono
esserci vari ordini.
RISPONDO: La pluralità degli ordini è stata introdotta nella
Chiesa per tre motivi. Primo, per far risplendere la sapienza di
Dio, che si manifesta soprattutto nella distinzione ordinata delle
cose, sia nell'ordine materiale, che in quello spirituale. Simbolicamente
ciò fu prefigurato dal fatto, che "la regina di Saba, vedendo
l'ordine dei ministri di Salomone, rimase stupita", rapita d'ammirazione
per la di lui sapienza.
Secondo, per sostenere la debolezza umana: non potendo uno
solo compiere tutti gli uffici relativi al sacro ministero, senza grave
incomodo. Di qui i vari ordini per le diverse mansioni. Ecco
perché il Signore diede come aiuto a Mosè "settanta anziani del popolo".
Terzo, per offrire con più larghezza agli uomini la via di perfezione,
distribuendo i vari uffici a persone diverse, in modo che
tutti fossero cooperatori di Dio: dei quali non esiste una dignità "più divina",
come si esprime Dionigi.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Gli altri sacramenti sono dati
in vista di certi effetti da ricevere: questo invece vien dato principalmente
per compiere delle funzioni. Perciò secondo la diversità
di queste funzioni il sacramento dell'ordine deve avere delle distinzioni: come
le potenze, cioè, si distinguono per i loro atti.
2. La divisione dell'ordine non è quella del tutto integrale nelle
sue parti, e neppure quella di un tutto universale, ma quella del
tutto potenziale. E la natura di questo tutto è tale che esso si
riscontra completo in una sola parte, mentre nelle altre si ha una
qualche partecipazione di esso. Così in questo caso. Infatti la
pienezza totale di questo sacramento è in un solo ordine, cioè nel
sacerdozio; mentre negli altri c'è una partecipazione dell'ordine.
Ciò è indicato nelle parole che il Signore disse a Mosè: "Prenderò
dello spirito che è su di te e lo metterò su di loro, affinché portino
con te il peso del popolo". Ed è per questo che tutti gli ordini costituiscono
un unico sacramento.
(Con
la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza
del sacramento dell'ordine (Conc. Vaticano II, Lumen
Gentium, 21)).
3. Sebbene in un regno il potere risieda interamente nel re, non
si esclude l'autorità dei ministri, che è partecipazione del potere
regale. Lo stesso avviene per l'ordine. Invece nel regime aristocratico
in nessuno risiede la pienezza del potere, ma essa è solo nella collettività.
ARTICOLO
2
Se gli ordini siano sette
(4
Sent., d. 24, q. 2, a. 1, qc. 2)
(Gli
ordini sono tre: episcopato, sacerdozio e diaconato.
Quando scriveva S. Tommaso l'episcopato non era
considerato un sacramento e vi erano suddiaconato,
ostiariato, lettorato, esorcistato e accolitato, ora
sostituiti dai ministeri di lettore e di accolito. Gli
ordini erano quindi sette.)
SEMBRA che gli ordini non siano sette. Infatti:
1. Gli ordini ecclesiastici hanno come scopo funzioni gerarchiche.
Ora le funzioni gerarchiche, secondo le quali Dionigi li distingue,
sono tre soltanto, cioè "purificare, illuminare e perfezionare".
Essi dunque non sono sette.
2. Tutti i sacramenti hanno efficacia e valore dall'istituzione di
Cristo, o almeno dei suoi apostoli. Ma nell'insegnamento di Cristo
e degli apostoli non sono ricordati che i sacerdoti e i diaconi. Dunque
non esistono altri ordini.
3. Il sacramento dell'ordine costituisce chi lo riceve amministratore
degli altri sacramenti. Ma gli altri sacramenti sono sei.
Quindi sei devono essere gli ordini.
IN CONTRARIO:
Sembra che debbano essere di più: 1. Più una
virtù è superiore, meno è frazionata. Ora, il potere gerarchico degli
angeli è superiore a quello nostro, come insegna Dionigi. Perciò
essendoci nella gerarchia angelica nove ordini, altrettanti o di più
ancora devono essercene nella Chiesa.
2. Le profezie dei
salmi sono superiori a tutte le altre. Ora,
per leggere nella Chiesa le altre profezie esiste un ordine, quello
dei lettori. Dunque dovrebbe esistere anche un altro ordine per
recitare i salmi: tanto più che nel Decreto (di Graziano) tra gli
ordini viene ricordato il salmista al secondo posto dopo l'ostiario.
RISPONDO: Alcuni spiegano il numero degli ordini facendoli
corrispondere alle grazie gratis date di cui parla S. Paolo. Cosicché "il linguaggio della
sapienza" sarebbe dovuto al vescovo, essendo
egli deputato a ordinare gli altri, che è compito della sapienza; "il
linguaggio della scienza" al sacerdote, che è tenuto ad avere
la chiave della scienza; "la fede" al diacono, il quale predica il
Vangelo; "le opere della virtù" al suddiacono, il quale si slancia
verso le opere della perfezione col voto di castità; "l'interpretazione
delle lingue" all'accolito, indicata dal candelabro che egli
porta; "la grazia delle guarigioni" all'esorcista; "il dono delle
lingue" al salmista; "la profezia" al lettore;
"il discernimento
degli spiriti" all'ostiario, che deve ammettere gli uni e respingere
gli altri.
Ma tale spiegazione è inconsistente. Poiché i carismi suddetti
a differenza degli ordini che si accumulano sulla medesima persona,
non vengono dati a uno stesso individuo: "C'è infatti divisione
di carismi". - Inoltre si enumerano tra gli ordini cose che non lo
sono, cioè l'episcopato e il salmistato.
Perciò altri cercano di spiegar la cosa per analogia con la
gerarchia celeste, nella quale gli ordini si distinguono per l'opera
di purificazione, d'illuminazione e di perfezionamento. L'ostiario
infatti, essi dicono, "purifica" all'esterno, separando materialmente
i buoni dai cattivi; l'accolito purifica interiormente, poiché
con il lume che porta indica l'ufficio di allontanare le tenebre;
l'esorcista poi svolge entrambe le funzioni, poiché il demonio che
egli scaccia turba all'interno e all'esterno. L'"illuminazione" invece,
che è dovuta all'insegnamento, va attribuita ai lettori per la
dottrina dei profeti; ai suddiaconi per quella degli apostoli; e ai
diaconi per quella evangelica. Il "perfezionamento" poi, se è comune,
come quello della penitenza o del battesimo, ecc., spetta
al sacerdote; se invece è straordinario, spetta al vescovo, come
la consacrazione dei sacerdoti e delle vergini; e se eccellentissimo,
spetta al Sommo Pontefice, in cui risiede la pienezza dell'autorità.
Ma anche questo non vale nulla. Sia perché gli ordini della
gerarchia celeste non sono distinti tra loro per tali funzioni gerarchiche:
trovandosi esse in qualsiasi ordine. - Sia perché, a detta
di Dionigi stesso, perfezionare spetta ai vescovi, illuminare ai sacerdoti,
purificare a tutti i ministri.
Altri quindi stabiliscono un legame tra gli ordini e i sette doni (dello
Spirito Santo): facendo corrispondere al sacerdozio il dono
della sapienza, la quale ci "sazia col pane di vita e d'intelletto",
come il sacerdote ci ristora col pane celeste; all'ostiario invece il
timore, poiché egli ci allontana dalle malvagità; agli ordini intermedi
poi fanno corrispondere i doni intermedi.
Anche questo però non vale. Perché in ciascun ordine i doni
vengono elargiti tutti e sette.
Cercando quindi un'altra spiegazione, diremo che il sacramento
dell'ordine è ordinato al sacramento dell'Eucarestia, il quale a
detta di Dionigi è "il sacramento dei sacramenti". Infatti come
il tempio, l'altare, i vasi sacri e le vesti ordinati all'Eucarestia
hanno bisogno di consacrazione, così ne han bisogno i ministri: e tale
consacrazione costituisce il sacramento dell'ordine. Perciò
anche la divisione dell'ordine va desunta in rapporto all'Eucarestia.
Infatti il potere di ordine ha per oggetto, o la consacrazione
dell'Eucarestia medesima, oppure qualche funzione ad essa ordinata.
Nel primo caso si ha l'ordine dei sacerdoti. Ecco perché
quando questi vengono ordinati ricevono il calice col vino e la
patena col pane; ricevendo il potere di consacrare il corpo e il
sangue di Cristo.
A sua volta la cooperazione dei ministri è in ordine, o al sacramento
stesso, o a quelli che devono riceverlo. Nel primo caso si
presenta sotto tre forme. Primo, sotto forma di cooperazione nel
sacramento stesso, rispetto però alla distribuzione, non alla consacrazione
che è riservata al sacerdote. Ed è il compito del diacono.
Ecco perché nel testo (delle Sentenze) si legge, che "ai diaconi
spetta ministrare ai sacerdoti in tutto ciò che riguarda i sacramenti
di Cristo". Cosicché essi possono distribuirne anche il sangue. - Secondo,
c'è un ministero ordinato a preparare la materia
del sacramento nei vasi sacri destinati a contenerlo. Ed esso
spetta ai suddiaconi. Ecco perché nel testo si dice che essi portano
i vasi del corpo e del sangue del Signore, e portano le oblate
sull'altare. Essi perciò nell'ordinazione ricevono dal vescovo il
calice, però vuoto. - Terzo, c'è un ministero ordinato a presentare
la materia del sacramento. E questo spetta all'accolito. Questi
infatti, come dice il testo (delle Sentenze) prepara le ampolle col
vino e l'acqua. E per questo riceve all'ordinazione le ampolle vuote.
Le funzioni poi ordinate a preparare alla recezione del sacramento
non possono esercitarsi che sugli immondi: perché i mondi
sono già preparati a riceverlo. Ora, a detta di Dionigi, ci sono
tre generi d'immondi. Alcuni sono addirittura infedeli, che non
vogliono credere. E questi devono essere allontanati dall'assistere
ai divini misteri e dall'assemblea dei fedeli. E tale è il compito
degli ostiari. - Altri sono desiderosi di credere, ma son privi d'istruzione,
cioè i catecumeni. E a istruirli è deputato l'ordine dei lettori.
Ecco perché viene loro affidata la lettura del vecchio Testamento,
in cui sono i primi rudimenti della fede. - Altri poi sono
credenti e istruiti, ma impediti dall'ossessione diabolica, cioè gli
energumeni. E su di essi si esercita l'ordine degli esorcisti.
Ciò spiega il numero e la gerarchia degli ordini.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Dionigi parla degli ordini non
in quanto son sacramenti, ma in quanto sono ordinati alle funzioni
gerarchiche. Ecco perché distingue in base ad esse tre ordini soltanto.
E tra questi il primo, cioè l'episcopato, le compie tutte e
tre; il secondo, cioè il sacerdozio, due; e il terzo una sola, cioè
la purificazione; che spetta appunto al diacono, denominato ministro,
comprendendo in esso tutti gli ordini inferiori. - Ma gli ordini
son sacramenti in rapporto al più nobile dei sacramenti. Perciò
da questo va desunto il loro numero.
2. Nella Chiesa primitiva tutti i ministeri inferiori erano affidati
ai diaconi, per la scarsità dei ministri; il che è evidente da quelle
parole di Dionigi: "Tra i ministri alcuni custodiscono le porte
chiuse del tempio, altri compiono qualche funzione del proprio
ordine, e altri presentano ai sacerdoti sull'altare il pane sacro e il
calice di benedizione". Però quei poteri erano tutti impliciti nell'unico
potere del diacono. Ma in seguito, essendosi esteso il culto
divino, la Chiesa ha distribuito espressamente in vari ordini quello
che era implicito in uno solo. In tal senso il Maestro può dire
nelle Sentenze, "che la Chiesa ha istituito" gli altri ordini.
3. Gli ordini sono ordinati principalmente all'Eucarestia, e solo
di conseguenza agli altri sacramenti: poiché anche gli altri derivano
da ciò che è contenuto in questo sacramento. Perciò non
è necessario ricavare la divisione degli ordini dagli altri sacramenti.
4. Gli angeli differiscono tra loro nella specie: e per questo in
essi può essere diverso il modo di ricevere le cose divine. E quindi
in essi si distinguono anche diverse gerarchie. Invece negli ordini
c'è una sola gerarchia, essendo unico il modo di ricevere le cose
divine, dipendente dalla specie umana, cioè mediante l'immagine
di cose sensibili. Ecco perché negli angeli non può esserci distinzione
di ordini in base a dei sacramenti, come avviene presso di
noi, ma solo in base alle funzioni gerarchiche esercitate da ciascun
ordine su quelli inferiori. E sotto quest'aspetto i nostri ordini corrispondono
ai loro: poiché nella nostra gerarchia ci sono tre tipi
di ordini distinti secondo le funzioni gerarchiche, come in ciascuna
delle gerarchie angeliche.
5. Il salmistato non è un ordine, ma un ufficio annesso a un
ordine: siccome infatti i salmi si cantano, il cantore viene chiamato
salmista. Ma cantore non è un nome di un ordine specifico.
Sia perché cantare appartiene a tutto il coro. - Sia perché non ha
un rapporto speciale col sacramento dell'Eucarestia. - Sia perché
salmeggiare è un ufficio che talora è computato tra gli ordini in
senso lato.
ARTICOLO
3
Se gli ordini si debbano distinguere in sacri e non sacri
(4
Sent., d. 24, q. 2, a. 1, qc. 3)
SEMBRA che gli ordini non si debbano distinguere in sacri e non
sacri. Infatti:
1. Tutti gli ordini sono dei sacramenti. Ma tutti i sacramenti
sono sacri. Dunque sono sacri tutti gli ordini.
2. Gli ordini ecclesiastici non dispongono che a ministeri divini.
Ma questi son tutti sacri. Quindi tutti gli ordini sono sacri.
IN CONTRARIO: Gli ordini sacri (o maggiori) impediscono di
contrarre matrimonio, e lo dirimono se contratto. Invece i quattro
ordini inferiori non hanno tali effetti. Perciò essi non sono ordini sacri.
RISPONDO: L'ordine può essere denominato sacro in due modi.
Primo, per se stesso. E in tal senso ogni ordine è sacro, essendo
esso un sacramento. - Secondo, in rapporto alla materia su cui
si esercita. E allora si dice sacro quell'ordine che ha una funzione
relativa a cose consacrate. In tal senso sono tre soltanto gli ordini
sacri: il sacerdozio e il diaconato che esercitano le loro funzioni
sul corpo e sul sangue consacrati di Cristo, e il suddiaconato, che
ha da trattare i vasi consacrati. Ecco perché è loro annesso
l'obbligo della castità, affinché siano mondi coloro che trattano le
cose sante.
Sono così risolte anche le difficoltà.
ARTICOLO 4
Se sia giusta l'attribuzione dei compiti ai vari ordini fatta dalle Sentenze
(4
Sent., d. 24, q. 2, a. 2)
SEMBRA che non sia giusta l'attribuzione dei compiti ai vari ordini
fatta dalle Sentenze. Infatti:
1. L'assoluzione prepara l'anima a ricevere il corpo di Cristo.
Ma la preparazione dei fedeli a ricevere i sacramenti spetta agli
ordini inferiori. Dunque non è giusto mettere l'assoluzione dei
peccati tra i compiti del sacerdote.
2. L'uomo viene reso a immagine di Dio immediatamente dal
battesimo, ossia dal riceverne il carattere che la imprime. Ora,
pregare e offrire oblazioni sono atti ordinati immediatamente a
Dio. Perciò questi atti può farli qualsiasi battezzato, e non vanno
riservati solo al sacerdote.
3. Ordini diversi devono avere funzioni diverse. Ma portare le
oblate all'altare e leggere l'epistola spetta al suddiacono. Inoltre
i suddiaconi portano la croce dinanzi al Papa. Dunque tali funzioni
non vanno attribuite ai diaconi.
4. Identica è la verità contenuta nel nuovo e nel vecchio Testamento.
Ora, leggere il vecchio Testamento è ufficio dei lettori.
Quindi per lo stesso motivo toccherebbe a loro leggere anche il
nuovo; non già ai diaconi.
5. Gli apostoli non hanno predicato altro che il Vangelo di Cristo.
Ma ai suddiaconi è dato l'incarico di leggere gli insegnamenti
degli apostoli. Dunque andava loro affidata anche la lettura del
Vangelo.
6. A detta di Dionigi, ciò che compete a un ordine superiore
non può attribuirsi a quello inferiore. Ora, porgere le ampolline
spetta al suddiacono. Quindi non deve attribuirsi agli accoliti.
7. Gli atti spirituali devono prevalere su quelli materiali. Ora,
l'accolito non ha che una funzione materiale. Perciò l'esorcista,
che è a lui inferiore, non può avere la funzione spirituale di scacciare
i demoni.
8. Le cose più affini vanno poste l'una accanto l'altra. Ora, la
lettura del vecchio Testamento è sommamente affine alla lettura
del nuovo Testamento, che spetta ai ministri superiori. Dunque
leggere il vecchio Testamento, non può essere funzione del lettore,
ma piuttosto dell'accolito: specialmente se pensiamo che i lumi
materiali portati dagli accoliti stanno a indicare la luce spirituale
della dottrina.
9. Per qualsiasi ministero degli ordini spirituali deve esserci una
virtù spirituale che distingue gli ordinati. Ma nell'aprire e chiudere
le porte gli ostiari non hanno un potere che li distingue dagli altri
uomini. Questa dunque non può considerarsi la loro funzione.
RISPONDO: La funzione
principale di ciascun ordine è quella
che più immediatamente è ordinata all'Eucarestia; poiché la consacrazione
conferita nell'ordinazione ha come scopo il sacramento
dell'Eucarestia. Ecco perché un ordine è superiore all'altro a seconda
che la sua funzione è maggiormente connessa con tale sacramento.
E poiché all'Eucarestia, che è il sacramento più nobile,
sono ordinate moltissime cose, niente impedisce che un medesimo
ordine, oltre alla principale, abbia molte altre funzioni, e ciò nella
misura della sua perfezione; poiché una virtù tanto più si estende
quanto è più perfetta.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La preparazione di chi riceve
i sacramenti è di due generi: una remota, che vien fatta dai ministri
minori; l'altra prossima, che immediatamente rende idonei a
ricevere i sacramenti. Quest'ultima appartiene al sacerdote. Poiché
anche tra gli esseri materiali identica è la causa agente che
dà l'ultima disposizione alla materia e che introduce la nuova
forma. Ora, consistendo la disposizione prossima all'Eucarestia nel
fatto che uno viene purificato dai peccati, ministro proprio di tutti
i sacramenti istituiti principalmente per la purificazione dal peccato
è il sacerdote: tali sono appunto il battesimo, la penitenza e l'estrema
unzione.
2. Gli atti che immediatamente si riferiscono a Dio sono di due
specie. Alcuni sono soltanto personali, come la preghiera individuale,
il voto, e altri consimili. Tali atti appartengono a qualsiasi
battezzato. - Altri sono di tutta la Chiesa. E questi possono
essere indirizzati immediatamente a Dio solo dal sacerdote: poiché
egli soltanto può agire a nome di tutta la Chiesa, consacrando
l'Eucarestia che è il sacramento della Chiesa universale.
3. Le oblazioni fatte dal popolo vengono offerte dal sacerdote.
Ecco perché circa le oblate devono esserci due ministeri. L'uno
per parte del popolo: ed è quello del suddiacono, che riceve le
oblate dal popolo e le porta sull'altare, o le offre al diacono.
L'altro per parte del sacerdote: e questo spetta al diacono, che presenta
le oblate al sacerdote stesso. Queste sono le funzioni principali
dei due ordini suddetti. Ed è per questo che il diaconato
è superiore. - Invece leggere l'epistola non è funzione del diacono:
se non nel senso che le funzioni degli ordini inferiori rientrano
in quelle degli ordini superiori. - Lo stesso si dica per il
compito di cruciferario. Ma questi uffici dipendono dalle consuetudini
di chiese particolari: poiché nelle funzioni secondarie niente
impedisce che ci siano consuetudini differenti.
4. L'insegnamento è preparazione remota a ricevere l'Eucarestia:
ecco perché viene affidato ai ministri. Quello però del vecchio
Testamento è più remoto dell'insegnamentò del nuovo: poiché si
limita a esporre le figure di questo sacramento. Ecco perché la
lettura del nuovo Testamento viene affidata ai ministri superiori,
e quella del vecchio agli inferiori. Inoltre anche nel nuovo Testamento
la dottrina che il Signore ha esposto da se stesso è più perfetta
dell'insegnamento dato dagli apostoli. Ecco perché il Vangelo
viene riservato ai diaconi, e l'epistola ai suddiaconi.
5. È così risolta anche la quinta difficoltà.
6. Gli accoliti esercitano il loro ministero solo sulle ampolle, non
sul loro contenuto. Il suddiacono invece lo esercita sul contenuto:
poiché mette l'acqua e il vino nel calice, e versa l'acqua sulle mani
del sacerdote. Il diacono poi, come il suddiacono, esercita il suo
ministero sul calice, non già su quello che esso contiene: il sacerdote
invece sul suo contenuto. Ecco perché come nell'ordinazione
il suddiacono riceve il calice vuoto, e il sacerdote pieno; così l'accolito
riceve le ampolle vuote e il suddiacono piene. Perciò tra
gli ordini c'è una certa continuità.
7. Le funzioni materiali dell'accolito riguardano più da vicino
quelle degli ordini maggiori di quelle dell'esorcista, sebbene queste
siano in qualche modo spirituali; poiché gli accoliti esercitano
il loro ministero sui vasi che contengono la materia del sacramento,
cioè il vino, che per essere un liquido ha bisogno di un vaso che
lo contenga. Ecco perché l'accolitato è il più alto tra gli ordini
minori.
8. È evidente che la funzione degli accoliti è più vicina a quelle
principali dei ministri superiori di quella degli altri ordini minori.
Lo stesso si dica per le funzioni secondarie, che predispongono il
popolo con l'insegnamento: poiché l'accolito portando i lumi
esprime visibilmente la dottrina del nuovo Testamento, mentre
il lettore la esprime in altra maniera con la lettura. Perciò l'accolito è
superiore. - Così per l'esorcista. Poiché come la funzione
del lettore sta ai ministeri secondari del diacono e del suddiacono,
così la funzione dell'esorcista sta al ministero secondario del sacerdote,
che consiste nel legare e nello sciogliere, e con il quale l'uomo
viene liberato totalmente dalla schiavitù del demonio. Da ciò
risulta la perfetta gradazione gerarchica dell'ordine. Cooperano
infatti col sacerdote nel suo ministero principale, che è la consacrazione
del corpo di Cristo, soltanto i tre ordini superiori. In
quello secondario invece, che consiste nello sciogliere e nel legare,
cooperano con lui tanto i superiori che gli inferiori.
9. Alcuni dicono che con l'ordinazione viene conferito all'ostiario
un potere divino per impedire ai profani l'ingresso nella chiesa,
simile a quello che si manifestò in Cristo quando scacciò i mercanti
dal tempio. - Ma questo appartiene più a un carisma che
a un sacramento. Perciò rispondiamo che egli riceve il potere di
compiere le sue funzioni per ufficio: sebbene possano queste essere
compiute anche da altri, ma non d'ufficio. Allo stesso modo si
può celebrare la messa anche in un edificio non consacrato, sebbene
la consacrazione della chiesa sia ordinata a tale atto di culto.
ARTICOLO
5
Se il carattere sacerdotale sia impresso alla consegna del calice
(4
Sent., d. 24, q. 2, a. 3)
(Il
carattere sacerdotale non è impresso alla consegna del
calice.
"Pertanto, invocato il lume divino, con Nostra suprema Autorità Apostolica e
di certa scienza dichiariamo e, in quanto è necessario, decretiamo e disponiamo che
materia unica dei Sacri Ordini del Diaconato, del Presbiterato e dell'Episcopato è
l'imposizione delle mani, e che forma parimente unica sono le parole che determinano
l'applicazione di tale materia, le quali parole univocamente significano gli effetti
sacramentali, cioè la potestà dell'Ordine e la grazia dello Spirito Santo, e come tali
sono ricevute e usate dalla Chiesa. Da ciò ne consegue che Noi dichiariamo, come di
fatto per togliere ogni controversia e per chiudere la via ad ansietà di coscienza
con Nostra Apostolica Autorità dichiariamo, e se mai altrimenti fosse stato
legittimamente disposto, stabiliamo, che la consegna degli strumenti, almeno in avvenire,
non è necessaria alla validità dei Sacri Ordini del Diaconato, del Presbiterato e
dell'Episcopato."
(Pio
XII, Sacramentum Ordinis)).
SEMBRA che il carattere sacerdotale non venga impresso alla
consegna del calice. Infatti:
1. La consacrazione del sacerdote avviene mediante un'unzione,
come la cresima. Ma nella cresima il carattere viene impresso al
momento dell'unzione. Dunque lo stesso avviene nel sacerdozio,
non già alla consegna del calice.
2. Il Signore diede ai discepoli il potere sacerdotale quando
disse: "Ricevete lo Spirito Santo: a coloro ai quali rimetterete
i peccati...". Ma lo Spirito Santo vien dato dall'imposizione delle
mani. Perciò il carattere dell'ordine viene impresso all'imposizione
delle mani.
3. I ministri vengono consacrati come le loro vesti. Ora, queste
vengono consacrate con la sola benedizione. Dunque la consacrazione
del sacerdote avviene per la benedizione episcopale.
4. Al sacerdote viene consegnata la veste sacerdotale come
viene consegnato il calice. Ora, se il carattere viene impresso con
la consegna del calice dovrà avvenire anche alla consegna della
casula. E così egli riceverebbe due caratteri distinti: il che è
falso.
5. Il diaconato è conforme al sacerdozio più del suddiaconato.
Ma se il sacerdote ricevesse il carattere alla consegna del calice,
il suddiacono sarebbe più conforme al sacerdote del diacono:
perché il suddiacono, e non il diacono riceve il carattere alla consegna
del calice. Dunque il carattere sacerdotale non viene impresso
alla consegna del calice.
6. L'ordine degli accoliti si avvicina alle funzioni sacerdotali più
nel ministrare le ampolle che nel portare i candelabri. Eppure
essi ricevono il carattere dell'accolitato più nel ricevere il candelabro,
che nel ricevere le ampolle: poiché il termine accolito sta a
indicare l'azione di portare i ceri. Perciò anche nel sacerdozio
il carattere non viene impresso nell'atto di ricevere il calice.
IN CONTRARIO: L'atto principale del sacerdozio è consacrare il
corpo di Cristo. Ma tale potere vien dato alla consegna del calice.
Dunque allora ne viene impresso il carattere.
RISPONDO: Come abbiamo già notato, appartiene alla medesima
causa imprimere la nuova forma e predisporre immediatamente
la materia a riceverla. Ecco perché il vescovo nel conferire l'ordine
compie due cose: prepara gli ordinandi a ricevere l'ordine;
e ne trasmette il potere. Li prepara e istruendoli nel loro ufficio,
e compiendo qualche cosa su di loro per renderli idonei a riceverne
i poteri. Tale funzione preparatoria abbraccia tre cose: la
benedizione, l'imposizione delle mani e l'unzione sacra. Con la
benedizione gli ordinandi vengono deputati al servizio divino. Ecco
perché la benedizione si dà in tutti gli ordini. - Con l'imposizione
delle mani invece vien loro data la pienezza della grazia, necessaria
per compiere gli uffici maggiori. Ecco perché essa è riservata solo
ai diaconi e ai sacerdoti, cui spetta l'amministrazione dei sacramenti: ai primi
come incaricati principali, ai secondi come ministri. - Con la
sacra unzione poi essi vengono consacrati per trattare
i sacramenti. Ecco perché l'unzione è riservata ai sacerdoti,
i quali devono toccare con le loro mani il corpo di Cristo: e così
viene unto il calice che ne contiene il sangue, e la patena che deve
accoglierne il corpo.
Ma il conferimento dei poteri vien fatto mediante la consegna
di cose attinenti alle loro funzioni. E poiché la funzione principale
del sacerdote consiste nel consacrare il corpo e il sangue di
Cristo, il carattere sacerdotale viene conferito nella consegna del
calice, precisata dalle parole della forma.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nella cresima non viene conferito
un potere per agire su una materia esterna. Perciò in essa
il carattere non viene impresso con la consegna di qualche cosa,
ma con la sola imposizione delle mani e con l'unzione sacra. Quindi
il paragone non regge.
2. Il Signore diede ai discepoli il potere sacerdotale quanto alla
funzione principale prima della passione, nell'ultima cena, quando
disse: "Prendete e mangiate", aggiungendo: "Fate questo in
memoria di me". Invece dopo la resurrezione conferì loro il potere
sacerdotale quanto all'atto secondario, che consiste nel legare e
nello sciogliere.
3. Le vesti sacre non richiedono altra consacrazione che la loro
destinazione al culto di Dio. Per esse quindi basta la benedizione
a consacrarle. Diverso invece è il caso degli ordinandi, come abbiamo
spiegato.
4. La veste sacerdotale non significa il potere conferito al sacerdote,
ma l'idoneità richiesta in lui per esercitarne le funzioni.
Perciò né il sacerdote né gli altri ordinandi ricevono il carattere
dalla consegna di una veste.
5. Il potere del diacono è intermedio tra quello del suddiacono
e quello del sacerdote: poiché il sacerdote ha il potere direttamente
sul corpo di Cristo, il suddiacono sui soli vasi che lo contengono,
il diacono invece sul corpo contenuto nei recipienti.
Infatti egli non può toccare il corpo di Cristo, ma portarlo sulla
patena, e distribuirne il sangue col calice. Quindi il suo potere
rispetto all'atto principale non poteva essere espresso con la consegna
né dei recipienti soltanto, né dei recipienti con la materia.
Invece il suo potere viene espresso in rapporto a un atto secondario,
mediante la consegna del libro dei Vangeli: e in tale potere
viene sottinteso anche l'altro. Ecco perché il carattere (del diacono)
viene impresso con la consegna del libro.
6. L'atto principale dell'accolito è presentare le ampolle, non
già portare i candelabri: sebbene esso prenda nome dall'atto
secondario, perché più noto e caratteristico. Quindi il carattere
dell'accolitato viene impresso alla consegna delle ampolle, in virtù
delle parole pronunziate dal vescovo.
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