Il Santo Rosario
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Questione 34

Il sacramento dell'ordine

Passiamo ora a trattare del sacramento dell'ordine. Primo, dell'ordine in generale; secondo, della distinzione degli ordini sacri; terzo, di coloro che li conferiscono; quarto, degli impedimenti da parte degli ordinandi; quinto, di cose connesse con gli ordini.
Sull'ordine in generale si devono esaminare tre cose: primo, la sua esistenza, natura ed elementi costitutivi; secondo, i suoi effetti; terzo, i soggetti che lo ricevono.
Sul primo argomento si pongono cinque quesiti: 1. Se nella Chiesa debba esserci l'ordine sacro; 2. Se esso sia ben definito; 3. Se sia un sacramento; 4. Se sia espressa bene la sua forma; 5. Se questo sacramento abbia una propria materia.

ARTICOLO 1

Se nella Chiesa debba esserci l'ordine sacro

(4 Sent., d. 24, q. 1, a. 1, qc. 1)

SEMBRA che nella Chiesa non debba esserci l'ordine sacro. Infatti:
1. Ordini, o gerarchie, implicano sudditanza e prelatura. Ora, la sudditanza è incompatibile con "la libertà cui siamo stati chiamati da Cristo". Perciò nella Chiesa non devono esserci gli ordini.
2. Chi è ordinato diventa superiore agli altri. Nella Chiesa invece ognuno deve considerarsi inferiore agli altri, "stimandoli superiori a sé". Dunque nella Chiesa non devono esserci ordini.
3. Gli ordini devono trovarsi negli angeli, perché in essi c'è distinzione di grado nell'ordine di natura e di grazia. Gli uomini invece hanno tutti un'unica natura: e non si conosce chi sia superiore per i doni della grazia. Perciò nella Chiesa non devono esserci ordini.

IN CONTRARIO: 1. "Le cose che sono da Dio, sono ordinate". Ma la Chiesa è da Dio: poiché egli l'ha edificata col proprio sangue. Dunque nella Chiesa deve esserci l'ordine.
2. La Chiesa si trova in uno stato intermedio, tra quello di natura e quello di gloria. Ora, l'ordine si riscontra, sia nella natura, in cui ci sono esseri superiori ad altri; sia nella gloria, com'è evidente nelle gerarchie degli angeli. Perciò deve esserci l'ordine anche nella Chiesa.

RISPONDO: Dio vuole che le sue opere, per quanto è possibile, riproducano la sua somiglianza, in modo da raggiungere la perfezione e da far conoscere il loro autore. Quindi affinché le sue opere lo rappresentassero non solo nel suo essere, ma anche nel suo influsso causale sulle creature, impose a tutte questa legge, come scrive Dionigi, che le ultime raggiungessero la perfezione mediante quelle intermedie e queste mediante le prime. Perché, quindi, non mancasse alla Chiesa questa bellezza, stabilì in essa un ordine, o gerarchia, in modo che alcuni amministrassero ad altri i sacramenti, rendendoli simili a Dio come suoi cooperatori: alla maniera che nel corpo organico certe membra influiscono sulle altre.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La sudditanza della schiavitù è incompatibile con la libertà: poiché in essa uno si serve degli schiavi sottoposti a proprio vantaggio. Ma non è questa la sudditanza che deriva dall'ordine, in forza della quale chi presiede deve cercare la salvezza dei sudditi e non i propri vantaggi.
2. Ognuno è tenuto a considerarsi inferiore all'altro nel merito, non per l'ufficio. E gli ordini sono appunto degli uffici.
3. Negli angeli gli ordini solo per accidens sono dovuti alle diversità di natura, in quanto cioè in base ad esse sono stati loro concessi i vari gradi di grazia. Ma direttamente essi dipendono dal grado di grazia: poiché codesti ordini riguardano l'elargizione delle cose divine e il godimento dello stato di gloria, che avviene secondo la quantità della grazia, che è quasi fine ed effetto della medesima. Invece gli ordini della Chiesa militante riguardano l'amministrazione e la recezione dei sacramenti, che sono causa della grazia, e che in qualche modo la precedono. Quindi in questi nostri ordini non è necessaria la grazia santificante, ma solo la facoltà di amministrare i sacramenti. E per questo l'ordine, o gerarchia, non dipende dal grado di grazia santificante, ma dalla diversità dei poteri.

ARTICOLO 2

Se l'ordine sia ben definito dal Maestro delle Sentenze

(4 Sent., d. 24, q. 1, a. 1, qc. 2)

SEMBRA che il Maestro delle Sentenze non abbia dato una buona definizione dell'ordine, affermando che, "L'ordine è un contrassegno di cui la Chiesa si serve per conferire un potere spirituale all'ordinato". Infatti:
1. La parte non si può prendere mai come genere di un tutto. Ora il "carattere", che dalla definizione successiva viene identificato col "contrassegno", è parte (integrante) dell'ordine: poiché va aggiunto a ciò che ne costituisce la res tantum e il sacramentum tantum, essendo esso insieme res et sacramentum. Dunque il termine "contrassegno" non va posto come genere nella definizione dell'ordine.
2. Nel sacramento dell'ordine viene impresso il carattere come nel battesimo. Ma nella definizione del battesimo non si accenna al carattere. Dunque non se ne deve parlare neppure nella definizione dell'ordine.
3. Anche il battesimo conferisce un potere spirituale: quello di accostarsi ai sacramenti; ed è un contrassegno, essendo anch'esso un sacramento. Perciò questa definizione vale per il battesimo. Dunque non va bene per l'ordine.
4. L'ordine non è che una relazione, la quale si riscontra in entrambi i termini correlativi. Ora, i termini di questa relazione sono superiore e inferiore. Perciò negli inferiori dev'esserci l'ordine come nei superiori. Ma in questi ultimi non c'è il potere di preminenza, di cui si parla nella definizione dell'ordine, che nomina "il conferimento di potere". Quindi l'ordine qui non è ben definito.

RISPONDO: La definizione data dal Maestro delle Sentenze, si addice all'ordine in quanto è un sacramento della Chiesa. Ecco perché egli ricorda queste due cose: il segno esterno, o "contrassegno"; e l'effetto interiore, là dove dice: "per conferire un potere spirituale".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il termine "contrassegno" non sta qui per il carattere interiore; ma per quello impresso esteriormente, quale segno e causa del potere interiore. Lo stesso si dica per il termine "carattere" della definizione successiva.
Ma anche se si prendesse per il carattere interiore, non ci sarebbe nessun inconveniente. Perché la divisione suddetta del sacramento non vuol essere quella di tre parti integranti in senso proprio. Poiché la grazia che è res tantum non è essenziale al sacramento. Così pure il segno sensibile che è sacramentum tantum è transitorio, mentre il sacramento rimane. Perciò rimane che il costitutivo essenziale e principale dell'ordine è il carattere interiore.
2. Sebbene il battesimo conferisca il potere di ricevere i sacramenti, a motivo del quale imprime il carattere, tuttavia non sta in questo il suo effetto principale: ma esso è piuttosto il lavacro interiore, che giustifica il battesimo anche a prescindere dall'altro suo effetto. Invece l'ordine implica principalmente potere. Ecco perché il carattere, che è un potere spirituale, è posto nella definizione dell'ordine e non in quella del battesimo.
3. Nel battesimo il potere spirituale che viene dato è per ricevere, e quindi è piuttosto passivo. "Il potere" invece indica propriamente "una facoltà attiva unita a una certa preminenza". Perciò la definizione suddetta non si addice al battesimo.
4. Il termine ordine può avere due significati. Talora significa la relazione stessa. E in tal senso appartiene, come nota l'obiezione, sia all'inferiore che al superiore. Ma non è questo il significato che ora ci interessa. - Talora invece sta a indicare il grado gerarchico che deriva dall'ordine preso nel primo significato. E poiché l'ordine nel senso di relazione si riscontra principalmente là dove c'è superiorità di una cosa sull'altra, il grado che emerge per il potere spirituale viene denominato ordine.

ARTICOLO 3

Se l'ordine sia un sacramento

(4 Sent., d. 24, q. 1, a. 1, qc. 3)

SEMBRA che l'ordine non sia un sacramento. Infatti:
1. Il sacramento, a detta di Ugo di S. Vittore, "è un elemento materiale". Ma l'ordine non indica niente di tal genere, bensì relazione o potere: poiché, come dice S. Isidoro, ordine è una forma di potere. Dunque non è un sacramento.
2. Non esistono sacramenti nella Chiesa trionfante. In essa invece si riscontra l'ordine, com'è evidente negli angeli. Quindi l'ordine non è un sacramento.
3. L'autorità spirituale, che è l'ordine, viene conferita con una consacrazione come l'autorità civile: poiché, secondo le spiegazioni date, anche i re vengono consacrati. Ma la dignità regale non è un sacramento. Dunque neppure l'ordine di cui parliamo.

IN CONTRARIO: 1. Tutti enumerano l'ordine tra i sette sacramenti della Chiesa.
2. "Chi causa deve avere ciò che produce in grado più eminente". Ora, si diventa dispensatori degli altri sacramenti mediante l'ordine. Perciò l'ordine dev'essere un sacramento più ancora degli altri.

RISPONDO: Un sacramento, secondo le spiegazioni date, non è altro che la santificazione procurata a un uomo mediante segni visibili. Perciò, siccome nel conferimento dell'ordine viene fatta la consacrazione di un uomo mediante segni sensibili, è evidente che l'ordine è un sacramento.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sebbene il termine ordine non indichi nessun elemento materiale, tuttavia l'ordine non viene conferito senza qualche elemento del genere.
2. I poteri devono essere proporzionati alle funzioni per cui vengono dati. Ora, la distribuzione dei beni divini, per cui è dato il potere spirituale, non viene fatta agli angeli, come agli uomini, mediante segni sensibili. Perciò agli angeli l'ordine, o potere spirituale, non viene conferito, come agli uomini, mediante segni visibili. Ecco perché l'ordine è un sacramento per gli uomini e non per gli angeli.
3. Non tutte le benedizioni e consacrazioni sono dei sacramenti. Poiché anche i monaci e gli abati vengono benedetti: e tuttavia queste benedizioni non sono sacramenti. Lo stesso vale per la consacrazione dei re. Perché codeste benedizioni non sono ordinate alla distribuzione dei santi sacramenti come le benedizioni date nell'ordine sacro.

ARTICOLO 4

Se nel testo venga espressa convenientemente la forma di questo sacramento

(4 Sent., d. 24, q. 1, a. 1, qc. 4)

(Nei secoli scorsi molte furono le discussioni tra i teologi circa la forma e la materia del sacramento dell'ordine, lasciando molti dubbi sull'elemento determinante e indispensabile per la validità della consacrazione. Il 30 novembre del 1947 Pio XII emanava in proposito la Costituzione Apostolica Sacramentum Ordinis:

Il Sacramento dell'Ordine istituito da Nostro Signor Gesù Cristo, per mezzo del quale viene data la potestà spirituale e conferita la grazia di esercitare debitamente gli offici ecclesiastici, la fede cattolica professa essere uno solo e medesimo per tutta la Chiesa; poiché, come Nostro Signor Gesù Cristo non diede alla Chiesa se non un solo e medesimo regime sotto il Principe degli Apostoli, una sola e medesima fede, un solo e medesimo sacrificio, così non Le diede se non un solo e medesimo tesoro di segni efficaci della grazia, cioè di Sacramenti. E a questi sacramenti istituiti da Gesù Cristo la Chiesa nel decorso del secoli non sostituì né poté sostituire altri sacramenti, poiché, come insegna il Concilio Tridentino (Conc. Trident. Sess. VII, can. 1 De Sacram. in gen.) i sette Sacramenti della Nuova Legge sono tutti istituiti da Gesù Cristo Nostro Signore e la Chiesa non ha potere alcuno circa la "sostanza dei Sacramenti", cioè circa quegli elementi che a testimonianza delle fonti della rivelazione divina lo stesso Cristo Signore stabilì si dovessero conservare nel segno sacramentale.

Riguardo al Sacramento dell'Ordine, di cui trattiamo, avvenne che, nonostante la sua unità e identità, che nessuno del cattolici poté mai porre in dubbio, tuttavia con l'andar del tempo secondo le diverse età e luoghi si vennero aggiungendo diversi riti circa il modo di conferirlo; ciò invero fu la ragione per cui molti teologi incominciassero a ricercare quali di questi riti nel conferimento del Sacramento dell'Ordine appartengano all'essenza quali no; e similmente diede motivo in casi particolari a dubbi e ad ansietà; per questo più volte fu umilmente chiesto alla Sede Apostolica che finalmente dalla suprema autorità della Chiesa fosse determinato che cosa nel conferimento del Sacri Ordini si richieda per la loro validità.

È da tutti ammesso che i Sacramenti della Nuova Legge, quali segni sensibili ed efficaci della grazia invisibile, devono significare la grazia che producono e produrre la grazia che significano. Orbene gli effetti che devono essere prodotti e perciò significati dalla Sacra Ordinazione del Diaconato, del Presbiterio e dell'Episcopato, cioè la potestà e la grazia, in tutti i riti della Chiesa universale dei diversi tempi e regioni si trovano sufficientemente significati nell'imposizione delle mani e nelle parole che la determinano. Inoltre nessuno ignora che la Chiesa romana ritenne sempre valide le Ordinazioni conferite in rito greco senza la consegna degli strumenti, sicché nello stesso Concilio Fiorentino, nel quale fu fatta l'unione dei Greci con la Chiesa Romana, non venne affatto imposto al Greci di cambiare il rito delle Ordinazioni o di introdurvi la consegna degli strumenti: anzi la Chiesa volle che nell'Urbe stessa i Greci fossero ordinati secondo il loro proprio rito. Da questo si deduce che, anche secondo la mente del Concilio Fiorentino stesso, per la sostanza e validità di questo Sacramento non è richiesta dalla volontà di Nostro Signor Gesù Cristo stesso la consegna degli strumenti. Che se questa per volere e prescrizione della Chiesa fu un tempo necessaria anche alla validità, tutti sanno che la Chiesa può anche mutare e abrogare ciò che Essa ha stabilito.

Pertanto, invocato il lume divino, con Nostra suprema Autorità Apostolica e di certa scienza dichiariamo e, in quanto è necessario, decretiamo e disponiamo che materia unica dei Sacri Ordini del Diaconato, del Presbiterato e dell'Episcopato è l'imposizione delle mani, e che forma parimente unica sono le parole che determinano l'applicazione di tale materia, le quali parole univocamente significano gli effetti sacramentali, cioè la potestà dell'Ordine e la grazia dello Spirito Santo, e come tali sono ricevute e usate dalla Chiesa. Da ciò ne consegue che Noi dichiariamo, come di fatto per togliere ogni controversia e per chiudere la via ad ansietà di coscienza con Nostra Apostolica Autorità dichiariamo, e se mai altrimenti fosse stato legittimamente disposto, stabiliamo, che la consegna degli strumenti, almeno in avvenire, non è necessaria alla validità dei Sacri Ordini del Diaconato, del Presbiterato e dell'Episcopato.

Riguardo poi alla materia e forma nel conferimento di ciascun Ordine, con la stessa Nostra suprema Autorità Apostolica decretiamo e stabiliamo quanto segue: Nell'Ordinazione Diaconale la materia è l'imposizione delle mani del Vescovo, quell'unica che ricorre nel rito di tale ordinazione. La forma consiste nelle parole del "Prefazio", delle quali le essenziali e perciò richieste per la validità sono queste: "Emitte in eum, quaesumus Domine, Spiritum Sanctum, quo in opus ministerii tui fideliter exsequendi septiformis gratiae tuae munere roboretur". Nell'Ordinazione Presbiteriale la materia è la prima imposizione delle mani del Vescovo che è fatta in silenzio, non invece la continuazione di questa stessa mediante l'estensione della mano destra e neppure l'ultima imposizione a cui son congiunte le parole: "Accipe Spiritum Sanctum: quorum remiseris peccata, etc.". La forma consiste nelle parole del "Prefazio", delle quali le essenziali e perciò richieste per la validità sono queste: "Da, quaesumus, omnipotens Pater, in hunc famulum tuum Presbyterii dignitatem; innova in visceribus eius spiritum sanctitatis, ut acceptum a Te, Deus, secundi meriti munus obtineat censuramque morum exemplo suae conversationis insinuet". Infine nell'Ordinazione o Consacrazione Episcopale la materia è l'imposizione delle mani che vien fatta dal Vescovo consacrante. La forma consiste nelle parole del "Prefazio", delle quali le essenziali e perciò richieste per la validità sono queste: "Comple in Sacerdote tuo ministerii tui summam, et ornamentis totius glorificationis instructum coelestis unguenti rore sanctifica". Tutto questo si faccia come fu stabilito con la Nostra Costituzione Apostolica Episcopalis consecrationis del 30 novembre 1944.

Per non dare occasione a dubbi, prescriviamo che l'imposizione delle mani nel conferire ciascun Ordine si faccia toccando fisicamente il capo dell'Ordinando, benché anche il contatto morale sia sufficiente per conferire validamente il Sacramento.

Infine ciò che sopra abbiamo dichiarato e stabilito circa la materia e la forma non sia affatto lecito intenderlo in modo che si possano anche in poco trascurare o tralasciare gli altri riti stabiliti del Pontificale Romano; anzi comandiamo che tutte le prescrizioni date dello stesso Pontificale Romano siano fedelmente osservate e compiute.

Le disposizioni di questa Nostra Costituzione non hanno forza retroattiva: se sorgerà qualche dubbio, lo si dovrà sottoporre a questa Sede Apostolica.

Queste cose sentenziamo, dichiariamo e decretiamo, nonostante qualsivoglia cosa in contrario anche degna di speciale menzione, e perciò vogliamo e comandiamo che esse nel Pontificale Romano siano in certo modo poste in evidenza. A nessuno dunque sia lecito infrangere questa Costituzione da Noi fatta ovvero con temeraria audacia impugnarla.)

SEMBRA che nel testo non sia espressa convenientemente la forma di questo sacramento. Infatti:
1. I sacramenti devono l'efficacia alla loro forma. Ma l'efficacia dei sacramenti deriva dalla "virtù divina", che in essi "opera misteriosamente la salvezza". Dunque nella forma di questo sacramento bisognava menzionare la virtù divina con l'invocazione della Trinità, come negli altri sacramenti.
2. Comandare spetta a chi ha autorità. Ma in chi amministra i sacramenti non c'è autorità, bensì il solo ministero. Perciò l'ordinante non deve usare il modo imperativo, dicendo: "Fate", o "Ricevete" questa o quella cosa, oppure espressioni consimili.
3. Nella forma del sacramento si deve far menzione solo di quanto è essenziale al sacramento. Ora, l'esercizio del potere ricevuto non è essenziale, ma conseguente al sacramento stesso. Dunque esso non andava ricordato nella forma di questo sacramento.
4. I sacramenti ordinano tutti al premio eterno. Ma nella forma degli altri sacramenti non si parla della ricompensa. Perciò non se ne doveva far cenno neppure nella forma di questo, come invece risulta nell'espressione: "Per aver parte, se fedelmente l'eserciterai, ecc.".

RISPONDO: Questo sacramento principalmente consiste in una trasmissione di poteri. Ora, un potere viene trasmesso da un altro potere, cioè come un elemento simile dal suo consimile. Inoltre un potere viene conosciuto mediante il suo esercizio: poiché le facoltà si conoscono dai loro atti. Ecco perché nella forma dell'ordine si esprime l'esercizio di esso mediante l'atto rispettivo che viene comandato; e viene espressa la trasmissione del potere col modo imperativo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Gli altri sacramenti non sono ordinati principalmente a produrre effetti simili al potere che li amministra, come invece avviene in questo. Perciò in questo sacramento si ha come una trasmissione univoca. Ecco perché mentre negli altri sacramenti si fa riferimento alla virtù divina, cui l'effetto del sacramento dice somiglianza, in questo non vi si accenna.
2. Sebbene il vescovo che è ministro di questo sacramento non abbia autorità, o causalità rispetto al suo sacramentale conferimento, tuttavia ha potere sulla potestà di ordine che viene da lui conferita, in quanto essa deriva dal suo potere.
3. L'esercizio del potere è effetto del potere nell'ordine della causalità efficiente: e sotto quest'aspetto non va posto nella definizione dell'ordine. Ma esso è in qualche modo anche causa finale. E sotto tale aspetto può rientrare nella definizione dell'ordine.

ARTICOLO 5

Se esista la materia in questo sacramento

(4 Sent., d. 24, q. 1, a. 1, qc. 5)

(Vedi la nota all'inizio dell'articolo 4)

SEMBRA che in questo sacramento non esista la materia. Infatti:
1. In ogni sacramento di cui esiste la materia, la virtù operativa sacramentale risiede in essa. Invece nelle cose materiali che qui vengono adoperate, chiavi, candelabri ecc., non c'è nessun potere santificante. Dunque nell'ordine non esiste materia.
2. In questo sacramento, come nella cresima, viene conferita la pienezza "della grazia settiforme", secondo l'espressione delle Sentenze. Ma la materia della cresima dev'essere benedetta in precedenza. Perciò non essendo invece benedette le cose materiali che servono in questo sacramento, è chiaro che esse non ne sono la materia.
3. In tutti i sacramenti che hanno la loro materia si richiede il contatto di essa con coloro che li ricevono. Invece, secondo l'opinione di alcuni, per chi riceve questo sacramento non si richiede necessariamente il contatto con gli oggetti, ma basta la loro presentazione. Dunque queste cose materiali non sono materia di questo sacramento.

IN CONTRARIO: 1. Qualsiasi sacramento è fatto di cose e di parole. Ma le cose in ogni sacramento costituiscono la materia. Quindi anche in questo sacramento le cose che vengono adoperate ne costituiscono la materia.
2. Per amministrare i sacramenti si richiede di più che per riceverli. Ora, il battesimo, che dà la facoltà di ricevere i sacramenti, esige la materia. Dunque l'esige anche l'ordine in cui vien data la facoltà di amministrarli.

RISPONDO: La materia, che è l'elemento esterno dei sacramenti, sta a indicare che la virtù in essi operante viene totalmente dall'esterno. E poiché l'effetto proprio di questo sacramento, cioè il carattere, non è ricevuto dall'ordinando in forza di un suo atto, come invece avviene nella confessione, ma viene dall'esterno, è giusto che esso abbia la materia. In modo diverso, però, dagli altri sacramenti in cui essa si riscontra. Poiché l'effetto sacramentale negli altri sacramenti deriva da Dio soltanto, non già da chi li amministra: invece il potere spirituale conferito in questo sacramento deriva anche dal vescovo ordinante, come il potere limitato da quello perfetto. Ecco perché l'efficacia degli altri sacramenti risiede soprattutto nella materia, la quale significa e contiene la virtù divina in forza della consacrazione ricevuta dal ministero sacro. Invece l'efficacia di questo sacramento risiede principalmente in colui che lo amministra: mentre la materia, più che a causare, serve piuttosto a determinare il potere che viene parzialmente partecipato da chi ne possiede la pienezza. Ciò risulta dal fatto che la materia è quella adatta all'esercizio del potere (conferito).

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È così risolta anche la prima difficoltà.
2. Negli altri sacramenti la materia deve essere benedetta in precedenza, per la virtù che deve contenere. Ciò non si richiede invece nel sacramento dell'ordine.
3. L'opinione suddetta potrebbe essere giustificata da quanto abbiamo detto. La presentazione della materia infatti è più essenziale al sacramento dell'ordine che il suo contatto, perché il potere di ordine non deriva dalla materia, ma da chi lo conferisce. - Tuttavia le parole della forma sembrano dichiarare che il contatto della materia è essenziale al sacramento; poiché si dice: "Ricevi" questa o quella cosa.