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Questione
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Reiterazione dell'estrema unzione
Passiamo ora a parlare della reiterazione di questo sacramento.
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se questo sacramento
si possa ripetere; 2. Se si possa ripetere durante la stessa infermità.
("§ 1. L'unzione degli infermi può essere
amministrata al fedele che, raggiunto l'uso di ragione,
per malattia o vecchiaia comincia a trovarsi in
pericolo.
§ 2.
Questo sacramento può essere ripetuto se l'infermo,
dopo essersi ristabilito, sia ricaduto nuovamente in una
grave malattia o se, nel decorso della medesima, il
pericolo sia divenuto più grave."
(Codice
di diritto Canonico, can. 1004)).
ARTICOLO
1
Se questo sacramento si possa ripetere
(4
Sent., d. 23, q. 2, a. 4, qc. 1)
SEMBRA che questo sacramento non si possa ripetere. Infatti:
1. L'unzione che si fa su un uomo è superiore a quella che si
fa su una pietra. Ma l'unzione dell'altare non si ripete, salvo che
questo si spezzi. Quindi neppure l'estrema unzione che vien fatta
sull'uomo si può ripetere.
2. Dopo l'ultimo non c'è nient'altro. Ma questa unzione è detta
estrema. Quindi non si può ripetere.
IN CONTRARIO: Questo sacramento è una medicazione spirituale
che viene compiuta a guisa di medicazione corporale. Ma quest'ultima
si ripete. Quindi si può ripetere anche questo sacramento.
RISPONDO: Nessun sacramento, il cui effetto sia perpetuo, può
essere ripetuto: perché ciò farebbe credere che il sacramento non
è stato efficace, e si ridurrebbe a un'offesa verso di esso. Quello
invece, il cui effetto è temporaneo, si può ripetere senza inconveniente
per ricuperare l'effetto perduto. Ora, la salute dell'anima
e del corpo, effetto dell'estrema unzione, si può perdere dopo esser
stata, mediante questo sacramento, ottenuta, e quindi il sacramento
si può ripetere senza dispregio veruno.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'unzione della pietra opera
la sua consacrazione, che vi resta sempre finché dura l'altare: perciò
non si può ripetere. Ma l'unzione di cui trattiamo non consacra
l'uomo: infatti non imprime il carattere. E quindi il caso
non è lo stesso.
2. Ciò che secondo il giudizio umano è estremo, in realtà talvolta
non è tale. Questo sacramento si chiama dunque estrema unzione,
perché si deve amministrare soltanto a chi, secondo il modo di
vedere umano, è vicino a morire.
ARTICOLO
2
Se si possa ripetere durante la stessa infermità
(4
Sent., d. 23, q. 2, a. 4, qc. 2)
SEMBRA che non si possa ripetere durante la stessa infermità.
Infatti:
1. A una data infermità va applicata una sola medicina. Ma
questo sacramento è una medicina spirituale. Quindi non si può
ripetere durante la stessa infermità.
2. Se l'unzione si potesse ripetere durante la stessa malattia, si
potrebbe ungere l'infermo di continuo. Il che è assurdo.
IN CONTRARIO: Talvolta la malattia dura molto a lungo dopo
l'estrema unzione: cosicché si contraggono altre reliquie di peccato,
per rimediare alle quali è stato principalmente istituito
questo sacramento. Quindi esso si può ripetere.
RISPONDO: Questo sacramento riguarda non solo l'infermità, ma
anche il suo grado: perché deve essere amministrato soltanto ai
malati che, secondo l'umana estimazione, sono vicini alla morte.
Ora, ci sono infermità di breve durata. Se dunque durante una
di queste viene amministrata l'estrema unzione quando il malato
è già in pericolo di morte, costui non si riprende che mediante la
guarigione completa, e quindi l'unzione non va ripetuta. Ma se,
una volta guarito, vi ricadrà di nuovo, la sua sarà un'altra malattia,
ed egli potrà ricevere nuovamente il sacramento. Altre malattie
invece sono di lunga durata, p. es., la tisi, l'idropisia, ecc. Durante
queste malattie non si deve amministrare l'unzione se non
quando il paziente è ridotto in pericolo di morte. Se l'infermo
supera questa crisi, ma poi, per la stessa infermità, vi ricade, può
ricevere di nuovo l'estrema unzione: perché, anche se non si tratta,
assolutamente parlando, di una nuova malattia, si tratta però di
un nuovo grado di essa.
Sono così risolte anche le difficoltà.
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