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Questione
29
Il sacramento dell'estrema unzione
Dopo quanto s'è detto, passiamo a studiare il sacramento dell'estrema
unzione. In proposito ci sono cinque cose da considerare: primo,
la sua essenza, e la sua istituzione; secondo, i suoi
effetti; terzo, il suo ministro; quarto, a quali persone si debba
conferire e in quali parti del corpo; quinto, se si possa ripetere
sulla stessa persona.
Sul primo argomento si pongono nove quesiti: 1. Se l'estrema
unzione sia un sacramento; 2. Se sia un unico sacramento; 3. Se
sia stato istituito da Cristo; 4. Se la sua materia adatta sia l'olio
d'oliva; 5. Se l'olio debba essere consacrato; 6. Se debba essere
consacrato dal vescovo; 7. Se questo sacramento abbia una forma; 8. Se la forma
debba esprimersi con un'orazione deprecatoria; 9. Se questa
orazione costituisca la forma adatta di questo sacramento.
ARTICOLO
1
Se l'estrema unzione sia un sacramento
(4
Sent., d. 23, q. 1, a. 1, qc. 1)
SEMBRA che l'estrema unzione non sia un sacramento. Infatti:
1. L'olio
si usa sia per gli infermi che per i catecumeni. Ma
l'unzione con l'olio sui catecumeni non è un sacramento. Quindi
neppure l'estrema unzione che si fa sui malati.
2. I sacramenti della legge antica erano segni di quelli della
nuova. Ma nell'antica non si ha nessuna figura dell'estrema unzione. Perciò questa non è un sacramento della nuova.
3. Secondo Dionigi, ogni sacramento serve a
"purificare", o ad "illuminare", oppure a
"perfezionare". Ora, l'estrema unzione
non serve a purificare né ad illuminare, ché ciò compete solo al battesimo,
né a perfezionare, perché ciò, secondo lo stesso Dionigi,
è proprio della cresima e dell'Eucarestia. Quindi l'estrema unzione
non è un sacramento.
IN CONTRARIO: 1. I sacramenti della Chiesa sono dei rimedi
adatti per ogni stato dell'uomo. Ma per i moribondi non c'è altro
rimedio che l'estrema unzione. Questa è dunque un sacramento.
2. I sacramenti sono medicine spirituali. Ma l'estrema unzione
è una medicina spirituale, perché, secondo S. Giacomo, serve a
rimettere i peccati. Quindi è un sacramento.
RISPONDO: Tra le azioni visibili della Chiesa, alcune sono sacramenti, p. es.,
il battesimo; altre sacramentali, p. es., l'esorcismo.
Tra di esse esiste questa differenza: il sacramento è quell'azione
della Chiesa che raggiunge l'effetto principale inteso nell'amministrazione
dei sacramenti; il sacramentale invece è quell'azione la
quale, benché non raggiunga l'effetto principale, tuttavia è in qualche
modo ordinata ad esso. Ora, l'effetto voluto nell'amministrazione
dei sacramenti è la guarigione dalle infermità del peccato, come
scrive Isaia: "Tutto il frutto sarà questo, che il peccato sia tolto".
Perciò, siccome l'estrema unzione, stando alle parole
di S. Giacomo, raggiunge tale scopo, e non è subordinata a un
altro sacramento, ne segue che l'estrema unzione è un sacramento
e non un sacramentale.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'unzione che con l'olio si fa
sul catecumeno non conferisce la remissione dei peccati, la quale
è prodotta dal battesimo, ma soltanto dispone in qualche modo
a quest'ultimo. Essa quindi non è un sacramento, come lo è invece
l'estrema unzione.
2. Questo sacramento vien dato agli agonizzanti, perché dispone
immediatamente alla gloria. E poiché durante il periodo della
legge antica non era ancora tempo di entrare nella gloria, perché "la legge non portò nulla a
perfezione", l'estrema unzione non
poté essere prefigurata da un sacramento correlativo come immagine
del medesimo genere. Benché in qualche modo sia stata vagamente
prefigurata da tutte le guarigioni di cui si parla nell'antica legge.
3. Dionigi non nomina l'estrema unzione, come neppure la penitenza
né il matrimonio, perché egli intende parlare dei sacramenti
solo in quanto essi ci fanno conoscere l'ordinata disposizione della
gerarchia ecclesiastica per ciò che riguarda i ministri, le loro azioni
e i fedeli. Tuttavia, poiché con l'estrema unzione si ottiene la
grazia e la remissione dei peccati, non c'è dubbio che essa abbia
forza illuminatrice e purificatrice, come il battesimo, benché non
in maniera così perfetta.
ARTICOLO
2
Se l'estrema unzione sia un unico sacramento
(4
Sent., d. 23, q. 1, a. 1, qc. 2)
SEMBRA che l'estrema unzione non sia un unico sacramento. Infatti:
1. Una cosa
deriva la sua unità dalla propria materia e forma;
perché unica è la ragione del suo essere e della sua unità. Ma la
forma di questo sacramento si ripete più volte, anche durante una
stessa amministrazione; e la materia si applica al malato tante
volte quante sono le parti da ungersi. Quindi non è un unico
sacramento.
2. Il sacramento consiste nell'unzione: è infatti ridicolo affermare
che consiste nell'olio. Ora, si hanno diverse unzioni. Quindi
diversi sacramenti.
3. Un sacramento va conferito da un solo sacerdote. Talvolta
però l'estrema unzione non può essere amministrata da un solo
ministro: se dopo la prima unzione, p. es., il sacerdote muore, un altro
deve continuare (il rito). Quindi l'estrema unzione non è un unico sacramento.
IN CONTRARIO: 1. L'unzione è per questo sacramento ciò che
l'immersione è per il battesimo. Ma diverse immersioni costituiscono
un unico sacramento del battesimo. Dunque, più unzioni
costituiscono un unico sacramento dell'estrema unzione.
2. Se il sacramento non fosse uno solo, dopo la prima unzione,
non sarebbe necessaria la seconda per l'integrità; perché ogni
sacramento è perfetto nella sua essenza. Ma ciò è falso. Dunque
si tratta di un unico sacramento.
RISPONDO: Propriamente parlando l'unità numerica si può
intendere in tre modi. Primo, come l'indivisibile, che esclude ogni
pluralità sia in atto che in potenza: tali sono il punto e l'unità.
Secondo, come il continuo, che in atto è uno, ma in potenza è
molteplice: p. es., la linea. Terzo, come una cosa perfetta costituita
di molte parti: p. es., una casa, la quale è l'insieme di molte
cose in atto, ma tutte queste sono riunite in una struttura comune.
Ebbene, ogni sacramento è uno in questo senso; perché i molti
elementi che in esso si trovano significano e producono una medesima realtà.
Il sacramento infatti produce ciò che significa. Perciò
quando un solo atto basta a significare perfettamente (il suo
effetto), la sua unità consiste in quell'unico atto: è il caso, p. es.,
della confermazione. Quando invece la significazione del sacramento
si può avere in uno o più atti, il sacramento può essere
perfetto con più azioni o con una soltanto: il battesimo, p. es.,
può consistere in una o in tre immersioni, perché l'abluzione,
significata nel battesimo, si può avere con una immersione o con
molte. Quando, infine, si può avere la perfetta significazione
solamente con diversi atti, tutti questi sono necessari all'integrità
del sacramento: ciò avviene nell'Eucarestia, perché la refezione
corporale, figura di quella spirituale, non si ha se non col cibo
e la bevanda insieme. Lo stesso succede nell'estrema unzione:
la cura delle piaghe interiori non può essere significata in maniera
perfetta se non mediante l'applicazione della medicina alle loro diverse radici. Ecco perché alla perfezione di questo sacramento
sono necessari diversi atti.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'unità perfetta di un tutto
non viene distrutta dalla diversità della materia e della forma che
si trova nelle parti. Nell'uomo, p. es., la materia e la forma della
carne non è quella delle ossa. Allo stesso modo, nei sacramenti
dell'Eucarestia e dell'estrema unzione, la pluralità della materia
e della forma non pregiudica l'unità del sacramento.
2. Benché, assolutamente parlando, quelle azioni siano molte,
tuttavia formano insieme un'azione perfetta, che è l'unzione di
tutti i sensi esterni, mediante i quali si contraggono le infermità interiori.
3. Benché nell'Eucarestia, se il sacerdote muore dopo la consacrazione
del pane, un altro sacerdote possa consacrare il vino
cominciando dove s'era fermato il primo, oppure ricominciare
tutto da capo con altra materia; nell'estrema unzione non può
ricominciare da capo, ma deve sempre continuare (il rito): questo
perché ripetere l'unzione nella parte già unta equivarrebbe a consacrare
un'ostia due volte, cosa assolutamente proibita. Tuttavia
la pluralità dei ministri non distrugge l'unità del sacramento:
perché essi operano soltanto come strumenti; ora, la pluralità dei
martelli usati dal fabbro non impedisce l'unità della sua opera.
ARTICOLO
3
Se questo sacramento sia stato istituito da Cristo
(4
Sent., d. 23, q. 1, a. 1, qc. 3)
("Questa
unzione sacra dei malati è stata istituita come vero e
proprio sacramento del Nuovo Testamento dal Signore
nostro Gesù Cristo. Accennato da Marco (cf. Mc 6,13),
è stato raccomandato ai fedeli e promulgato da Giacomo,
apostolo e fratello del Signore. "Chi è
malato", dice, "chiami a sé i presbiteri
della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con
olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con
fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha
commesso peccati, gli saranno perdonati" (Gc 5,14s)."
(Concilio
di Trento, Doctrina de sacramento extremae unctionis,
cap. 1)).
SEMBRA che questo sacramento non sia stato istituito da Cristo. Infatti:
1. Dei
sacramenti istituiti da Cristo se ne parla nel Vangelo:
così è, p. es., dell'Eucarestia e del battesimo. Ma in esso non si
trova nessun accenno all'estrema unzione. Questa dunque non fu
istituita da Cristo.
2. Il Maestro delle Sentenze dice espressamente che fu istituita
dagli Apostoli. Quindi non l'istituì Cristo personalmente.
3. Il sacramento dell'Eucarestia, che fu istituito da Cristo, fu
anche da lui direttamente applicato. Ma egli non applicò a nessuno
l'estrema unzione. Quindi non l'istituì direttamente.
IN CONTRARIO: 1. I sacramenti della nuova legge sono superiori
a quelli dell'antica. Ma quelli furono tutti istituiti da Dio. A maggior
ragione tutti i sacramenti della nuova legge devono avere
Cristo per autore.
2. Chi istituisce una cosa può anche sopprimerla. Ora, la
Chiesa, che nei successori degli Apostoli gode la loro stessa autorità,
non può abolire il sacramento dell'estrema unzione. Questo
dunque fu istituito non dagli Apostoli, ma da Cristo.
RISPONDO: Sull'argomento abbiamo due opinioni. Alcuni dicono
che Cristo non istituì né l'estrema unzione né la confermazione
direttamente, ma ne affidò l'istituzione agli Apostoli: perché, data
la pienezza di grazia che viene conferita con questi due sacramenti,
non poterono essere istituiti prima della piena venuta dello Spirito Santo.
E per tale motivo questi sacramenti non ebbero nessuna
prefigurazione nell'antica legge. - Ma tale ragione non è molto
cogente: perché, come Cristo prima della sua passione promise la
venuta perfetta dello Spirito Santo, poté anche istituire questo
sacramento.
Perciò altri sostengono che Cristo istituì da sé tutti i sacramenti:
ma alcuni, più difficili a credersi, li promulgò egli stesso;
la promulgazione invece di altri, come l'estrema unzione e la confermazione,
l'affidò agli Apostoli. Questa opinione pertanto sembra
più probabile, perché i sacramenti fan parte del fondamento
della legge (cristiana); quindi la loro istituzione spetta al Legislatore.
Inoltre, essi dall'istituzione stessa traggono la loro efficacia,
la quale in essi non può derivare che da Dio.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il Signore operò e disse molte
cose che non si trovano nel Vangelo. Gli Evangelisti infatti si
preoccuparono di trasmettere soprattutto quanto era necessario
per la salvezza e per l'organizzazione della Chiesa. Perciò narrarono
l'istituzione fatta da Cristo del battesimo, della penitenza,
dell'Eucarestia e dell'Ordine, e non quella dell'estrema unzione,
la quale né è necessaria alla salvezza né appartiene all'organizzazione
o perfezione della Chiesa. Tuttavia si fa menzione anche
dell'unzione con l'olio nel Vangelo di S. Marco, dove è scritto che
gli Apostoli "ungevano con l'olio gli infermi".
2. Il Maestro delle Sentenze dice che questo sacramento fu istituito
dagli Apostoli, perché la sua istituzione ci è stata promulgata
mediante il loro insegnamento.
3. Cristo amministrò soltanto quel sacramento che anch'egli
ricevette, per nostro esempio. Ora, egli non poteva ricevere né
la penitenza né l'estrema unzione, perché era senza peccato. Ecco
perché non li amministrò.
ARTICOLO
4
Se l'olio d'oliva sia la materia adatta per questo sacramento
(4
Sent., d. 23, q. 1, a. 3, qc. 1)
(Dopo
la Costituzione apostolica Sacram unctionem infirmorum
(30 novembre 1972) può essere usato anche un olio
vegetale non di oliva).
SEMBRA che l'olio d'oliva non sia la materia adatta per questo
sacramento. Infatti:
1. Questo sacramento dispone direttamente all'incorruzione. Ma
questa è simboleggiata nel balsamo mescolato col crisma. Perciò
il crisma sarebbe più adatto come materia di questo sacramento.
2. L'estrema unzione è un medicamento spirituale. Questo però
è significato dall'uso del vino: come risulta dalla parabola dell'uomo
ferito dai briganti. - Dunque il vino sarebbe materia più
adatta per questo sacramento.
3. Dove maggiore è il pericolo più disponibile deve essere il
rimedio. Ma l'olio non è un rimedio facilmente reperibile, perché
non si trova dappertutto. Dunque, poiché l'estrema unzione viene
data ai moribondi, l'olio d'oliva non pare materia adatta per questo
sacramento.
IN CONTRARIO: 1. S. Giacomo determina l'olio come materia
dell'estrema unzione. Ora, il vero olio è quello d'oliva. Quindi
esso è la materia di questo sacramento.
2. La guarigione spirituale è significata dall'unzione con l'olio,
secondo le parole d'Isaia: "L'enfiata piaga non è medicata né
curata con l'olio". Perciò l'olio è la materia adatta per questo
sacramento.
RISPONDO: La cura spirituale che si fa alla fine (della vita) deve
essere perfetta, perché dopo quella non ce n'è altra; e delicata,
affinché la speranza, tanto necessaria ai moribondi, non venga
distrutta, ma nutrita. Ora, l'olio ha funzione lenitiva e profondamente
penetrativa, e inoltre tende a diffondersi. Perciò, in forza
di queste due qualità, è materia adatta per questo sacramento.
E poiché per olio s'intende soprattutto il succo dell'oliva, mentre
gli altri succhi sono chiamati olio per una somiglianza con quello,
quale materia dell'estrema unzione va preso l'olio d'oliva.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'incorruzione della gloria non
è la res contenuta in questo sacramento; perciò non è necessario
che la materia ne contenga la significazione. Quindi non è il caso
di usare il balsamo come materia dell'estrema unzione; perché
esso, col profumo, indica "la buona fama", di cui ormai i moribondi
non hanno più bisogno; mentre hanno bisogno della "purezza
di coscienza", significata dall'olio.
2. Il vino sana con bruciore: l'olio invece dolcemente. Perciò
la medicazione col vino appartiene più alla penitenza che all'estrema
unzione.
3. L'olio d'oliva, benché non sia prodotto dappertutto, può
essere facilmente importato. - Inoltre questo sacramento non è
così necessario che senza di esso non si possa ottenere la salvezza eterna.
ARTICOLO
5
Se l'olio debba essere consacrato
(4
Sent., d. 23, q. 1, a. 3, qc. 2)
SEMBRA che l'olio non debba essere consacrato. Infatti:
1. Questo
sacramento riceve una santificazione con le parole che
si usano nell'amministrarlo. Quindi è inutile un'altra consacrazione
sulla materia.
2. I sacramenti ricevono efficacia e significato dalla materia.
Ora, l'olio significa di natura sua l'effetto dell'estrema unzione,
mentre ha efficacia per istituzione divina. Quindi non è necessaria
una speciale consacrazione della materia.
3. Il battesimo è più perfetto dell'estrema unzione. Ma in esso,
alla validità del sacramento, non è necessaria una previa benedizione
dell'acqua. Quindi neppure nell'estrema unzione.
IN CONTRARIO: In tutte le altre unzioni la materia viene consacrata.
Perciò, trattandosi di un'unzione, questo sacramento esige
la materia consacrata.
RISPONDO: Alcuni affermano che materia di questo sacramento
sarebbe semplicemente l'olio, cosicché il sacramento sarebbe compiuto
con la consacrazione dell'olio da parte del vescovo. - Ma ciò risulta
evidentemente falso da quanto abbiamo detto sull'Eucarestia, che
cioè solo quel sacramento consiste nella consacrazione della materia.
Dobbiamo affermare perciò che questo sacramento consiste nell'unzione,
come il battesimo nell'abluzione: e che materia di esso
è l'olio benedetto. Tre sono le ragioni che sembrano esigere tale
benedizione per questo e per altri sacramenti. Primo, perché tutti
i sacramenti derivano la loro efficacia da Cristo. Perciò i sacramenti
che egli amministrò, hanno la loro efficacia dall'uso che egli
ne ha fatto: come, p. es., "toccando con la sua carne le acque
conferì loro la virtù rigenerativa". Ma egli non fece uso di questo
sacramento né di altra unzione fisica. Quindi per tutte le unzioni
è richiesto che la materia sia consacrata.
Secondo, per ottenere la pienezza della grazia, che qui deve
essere infusa non solo per togliere la colpa, ma anche le sue scorie
e l'infermità corporale.
Terzo, perché il suo effetto fisico, la guarigione, non è prodotta
per una naturale proprietà della materia. Quindi è necessario che
tale efficacia la riceva dalla consacrazione.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La prima consacrazione riguarda
la materia in se stessa; mentre la seconda riguarda il suo uso,
cioè la produzione attuale dell'effetto che le è proprio.
Quindi ambedue sono necessarie: perché anche gli strumenti
ricevono la loro efficacia dall'artefice sia quando egli li fabbrica
sia quando li usa.
2. Codesta efficacia, che proviene dall'istituzione del sacramento,
viene applicata alla materia mediante la consacrazione.
3. Resta così risolta anche la terza difficoltà.
ARTICOLO
6
Se la materia di questo sacramento debba essere consacrata dal vescovo
(4
Sent., d. 23, q. 1, a. 3, qc. 3)
("Oltre
al Vescovo possono benedire l'olio da usare nell'unzione
degli infermi:
1º
coloro che per diritto sono equiparati al Vescovo
diocesano;
2º
in caso di necessità, qualunque presbitero, però nella
stessa celebrazione del sacramento."
(Codice
di Diritto Canonico, can. 999)).
SEMBRA che la materia di questo sacramento non debba essere
consacrata dal vescovo. Infatti:
1. La consacrazione della materia è più nobile
nell'Eucarestia che nell'estrema unzione. Ora, nell'Eucarestia il sacerdote può
consacrare. Quindi anche nell'estrema unzione.
2. Nell'ordine materiale un'arte superiore non prepara mai la
materia a una inferiore: perché, come dice Aristotele, quella che
usa la materia è più nobile di quella che la prepara. Ora, il vescovo
sta al di sopra del sacerdote. Quindi non deve preparare la materia
di cui questo si serve. Ma il sacerdote amministra questo
sacramento, come diremo in seguito. Perciò non spetta al vescovo
consacrarne la materia.
IN CONTRARIO: Siccome nelle altre unzioni la materia viene
consacrata dal vescovo, è necessario che avvenga lo stesso anche
di questa.
RISPONDO: Il ministro non produce l'effetto per virtù propria
come agente principale, ma per l'efficacia del sacramento che amministra.
La quale efficacia prima di tutto sta nel Cristo, dal
quale gradatamente deriva sugli altri: cioè sul popolo mediante
i ministri, che dispensano i sacramenti; sui ministri inferiori mediante
quelli superiori che ne consacrano la materia. Perciò in
tutti i sacramenti, che hanno bisogno della materia consacrata, la
prima consacrazione viene fatta dal vescovo, e l'uso talvolta dal
sacerdote, per mostrare che il potere sacerdotale deriva da quello
episcopale, secondo le parole del salmo: "Come l'olio sul capo,
che prima scende sulla barba, e poi fino allo scollo dei paramenti".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il sacramento dell'Eucarestia
consiste nella consacrazione della materia, non nel suo uso. Perciò,
propriamente parlando, ciò che funge da materia del sacramento
non è qualche cosa di consacrato. Quindi non è richiesta
la previa consacrazione della materia da parte del vescovo. Ma
è necessaria la consacrazione dell'altare e degli altri oggetti, perfino
dello stesso sacerdote, la quale non può essere fatta che dal
vescovo. Per cui anche in quel sacramento viene indicata la
derivazione del potere sacerdotale da quello episcopale, come
afferma Dionigi. Ecco perché il sacerdote può eseguire quella
consacrazione della materia che costituisce lo stesso sacramento,
e non quella che, essendo un sacramentale, è ordinata a un sacramento
il quale consiste nell'uso da parte dei fedeli. La ragione
sta nel fatto che, rispetto al corpo reale di Cristo nessun ordine
è al di sopra del sacerdozio, mentre rispetto al corpo mistico, come
vedremo in seguito, l'ordine episcopale è superiore a quello sacerdotale.
2. La materia del sacramento non è, come nelle arti meccaniche,
il soggetto sul quale opera chi ne usa; ma essa costituisce il mezzo
per produrre l'effetto, partecipando in qualche modo alla ragione
di causa efficiente, in quanto è uno strumento dell'azione divina.
Quindi è necessario che la materia riceva tale capacità da un'arte
o potere superiore. Perché nelle cause efficienti, quanto più un
agente è anteriore, tanto più è perfetto; mentre nelle cause materiali,
la materia quanto più è anteriore, tanto meno è perfetta.
ARTICOLO
7
Se questo sacramento abbia una forma
(4
Sent., d. 23, q. 1, a. 4, qc. 1)
SEMBRA che questo sacramento non abbia una forma. Infatti:
1. Poiché i sacramenti
attingono la loro efficacia dall'istituzione
e dalla forma, è necessario che chi li ha istituiti dia loro anche
la forma. Ma né da Cristo né dagli Apostoli ci è stata tramandata
la forma dell'estrema unzione. Quindi essa non esiste.
2. Ciò che nel sacramento è essenziale viene osservato da tutti.
Ma in un sacramento che ha la forma non c'è niente di più essenziale di questa.
Quindi, non essendovi una forma comune di questo sacramento,
in quanto si usano diversi formulari, sembra che
esso non abbia forma alcuna.
3. La forma nel battesimo è richiesta soltanto per la consacrazione
della materia, che è "l'acqua santificata con la parola di vita
per cancellare i peccati". Ma l'estrema unzione ha una materia
consacrata in precedenza. Quindi non ha bisogno di nessuna forma.
IN CONTRARIO: 1. Il Maestro delle Sentenze afferma che ogni
sacramento della nuova legge consiste in cose e in parole. Ma le
parole sono forma del sacramento. È dunque chiaro che l'estrema
unzione essendo un sacramento della nuova legge, deve avere una forma.
2. A questo scopo esiste in tutta la Chiesa il rito di pronunciare
delle parole nel conferire l'estrema unzione.
RISPONDO: Alcuni sostennero che questo sacramento non ha
bisogno di nessuna forma. - Ma ciò deroga all'effetto dell'estrema
unzione, perché ogni sacramento produce ciò che significa. Ora,
la significazione della materia, potendo applicarsi a molte cose,
si concreta in un determinato effetto soltanto per mezzo delle
parole della forma. Dunque in tutti i sacramenti della nuova legge,
i quali "producono ciò che significano", bisogna che si trovino
delle realtà e delle parole. Inoltre, sembra che S. Giacomo, come
diremo in seguito, ponga tutta la forza del sacramento nell'"orazione",
che costituisce la forma. Perciò la predetta opinione è
presuntuosa ed erronea. Dobbiamo quindi affermare, secondo
l'opinione comune, che l'estrema unzione ha, come gli altri sacramenti,
una forma determinata.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La Sacra Scrittura è diretta
indistintamente a tutti. Perciò è necessario che in essa sia espressa
la forma del battesimo, che tutti possono amministrare. Come
pure la forma dell'Eucarestia, la quale esprime il mistero di fede
contenuto in quel sacramento e necessario alla salvezza. La forma
invece degli altri sacramenti non si trova nella Scrittura, ma
la Chiesa l'ha ricevuta dal Signore mediante la tradizione apostolica,
come afferma S. Paolo: "Ho ricevuto dal Signore quanto vi
ho anche trasmesso".
2. Le parole essenziali, cioè l'orazione deprecatoria, vengono
pronunciate da tutti: non così le parole di pura convenienza.
3. La materia del battesimo è in qualche modo già consacrata
per il contatto col corpo del Salvatore: ma con le parole della
forma riceve la forza di santificare attualmente (il battezzato).
Così pure nell'estrema unzione, oltre la consacrazione della materia
in se stessa, è necessaria un'altra consacrazione al momento
dell'uso per potere santificare (l'infermo).
ARTICOLO
8
Se la forma di questo sacramento debba esprimersi con un discorso
indicativo e non deprecatorio
(4
Sent., d. 23, q. 1, a. 4, qc. 2)
SEMBRA che la forma di questo sacramento debba esprimersi
con un discorso indicativo, e non deprecatorio. Infatti:
1. I sacramenti
della nuova legge producono sicuramente il
loro effetto. Ma tale sicurezza viene espressa nella forma soltanto
con una formula indicativa, p. es.: "Questo è il mio corpo"; "Io
ti battezzo". Dunque deve essere così anche la forma dell'estrema unzione.
2. Nella forma va espressa l'intenzione del ministro, necessaria
per la validità del sacramento. Ma tale intenzione non si esprime
che con la formula indicativa. Dunque...
3. In alcune chiese per l'amministrazione dell'estrema unzione
si usano queste parole: "Ungo questi occhi con l'olio consacrato
nel nome del Padre, ecc.", e ciò in armonia con la forma degli
altri sacramenti. Quindi la forma di questo sacramento consiste
in tale formula.
IN CONTRARIO: 1. Ciò che costituisce la forma del sacramento
va osservato da tutti. Ora, rientrano nella consuetudine di tutte
le chiese, non le parole citate, ma le seguenti in forma deprecatoria: "Per questa
santa unzione e per la sua piissima misericordia,
il Signore ti perdoni tutte le colpe che hai commesso con la
vista, ecc.". Quindi la forma di questo sacramento è un'orazione deprecatoria.
2. Ciò si deduce anche dalle parole di S. Giacomo, che attribuisce
l'efficacia di questo sacramento alla preghiera: "La preghiera
della fede", egli dice, "salverà il malato". Poiché dunque l'efficacia
del sacramento viene dalla forma, è chiaro che questa è per
l'estrema unzione la formula deprecatoria.
RISPONDO: La forma dell'estrema unzione consiste in un'orazione
deprecatoria, come è evidente dalle parole di S. Giacomo, e dall'uso
della Chiesa Romana, la quale nell'amministrazione di
questo sacramento usa solo parole deprecatorie. E ciò per diverse ragioni.
Primo, perché chi riceve questo sacramento è debole di forze.
Per cui ha bisogno di essere sostenuto con la preghiera.
Secondo, perché chi lo riceve morendo cessa di appartenere alla
Chiesa militante per riposare solo nelle mani di Dio. Perciò viene
affidato a lui con la preghiera.
Terzo, perché l'estrema unzione non ha un effetto determinato
che venga prodotto immancabilmente dall'azione del ministro,
appena si attuano gli elementi necessari all'essenza del sacramento.
Cosa che invece capita nel battesimo e nella cresima per il carattere;
nell'Eucarestia per la transustanziazione; e nella penitenza
per la remissione dei peccati, se c'è la contrizione, requisito essenziale
alla penitenza; non così invece nell'estrema unzione. Perciò
in questo sacramento la forma non può essere in maniera indicativa,
come è negli altri.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Questo sacramento, come gli altri citati,
possiede in sé un effetto sicuro, ma il conseguimento
di esso può essere ostacolato dall'indisposizione di chi lo riceve.
Per l'estrema unzione quindi non succede lo stesso che per gli
altri sacramenti, nei quali in qualche modo un effetto si ottiene sempre.
2. L'intenzione è espressa sufficientemente con l'atto menzionato
nella forma, cioè: "Per questa santa unzione".
3. Le parole in forma indicativa, che, secondo il costume di
alcune chiese, precedono l'orazione, non sono la forma del sacramento,
ma solo una preparazione a quella, nel senso che servono
al ministro per determinare la sua intenzione rispetto a ciò che
sta per fare.
ARTICOLO
9
Se la suddetta formula (deprecatoria) costituisca la forma adatta
di questo sacramento
(4
Sent., d. 23, q. 1, a. 4, qc. 3)
SEMBRA che la suddetta formula (deprecatoria) non costituisca
la forma adatta di questo sacramento. Infatti:
1. Nella forma
degli altri sacramenti si fa menzione della materia: p. es., nella confermazione.
Ma ciò non avviene nelle parole citate. Quindi questa forma non è adatta.
2. L'effetto dell'estrema unzione è frutto della misericordia divina,
come quello degli altri sacramenti. Ma nella forma di questi
è ricordata la Trinità e la passione (di Cristo), non la misericordia
divina. Lo stesso dunque deve avvenire qui.
3. Nel testo (delle Sentenze) si parla di un duplice effetto di
questo sacramento. Ma nelle parole citate si fa menzione soltanto
di uno, cioè della remissione dei peccati, e non della guarigione
fisica, a cui S. Giacomo ordinava la preghiera della fede quando
dice: "La preghiera della fede guarirà l'infermo". Quindi la
forma citata non è adatta.
RISPONDO: L'orazione citata è la forma adatta dell'estrema
unzione. Infatti ricorda il sacramento, con le parole: "per questa
santa unzione"; manifesta poi chi opera in esso, cioè "la misericordia
divina";
e il suo effetto, cioè "la remissione dei peccati".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'atto dell'unzione è considerato
materia di questo sacramento: non è invece materia della
cresima l'atto espresso nella sua forma. Quindi l'accostamento non vale.
2. La misericordia dice ordine alla miseria. Poiché dunque
l'estrema unzione viene conferita a chi si trova nella miseria, cioè
nell'infermità, è giusto che in questo sacramento più che negli
altri sia ricordata la misericordia.
3. Nella forma del sacramento va espresso l'effetto principale,
che sempre si ottiene se non c'è impedimento da parte di chi lo
riceve. Questo effetto però non è la salute fisica, come si vedrà
in seguito, benché talvolta ne derivi anche quella. Ecco perché
S. Giacomo attribuisce tale effetto all'orazione che funge da forma
dell'estrema unzione.
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