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Questione
26
Coloro che possono concedere le indulgenze
Passiamo ora a considerare quali persone possano concedere le
indulgenze.
Su tale questione si pongono quattro quesiti: 1. Se ogni parroco
possa concedere indulgenze; 2. Se può far ciò un diacono o altro
non sacerdote; 3. Se possa farlo il vescovo; 4. Se possa farlo chi
è in peccato mortale.
ARTICOLO
1
Se qualunque parroco possa concedere indulgenze
(4
Sent., d. 20, q. 1, a. 4, qc. 1)
SEMBRA che qualunque parroco possa concedere indulgenze.
Infatti:
1. L'efficacia delle indulgenze deriva dal cumulo di meriti della
Chiesa. Ma ogni comunità possiede una certa quantità di meriti.
Perciò ogni sacerdote che sia a capo di una comunità di fedeli può
concedere indulgenze: lo stesso si dice dei prelati.
2. Il prelato governa la propria comunità come ogni uomo
governa se stesso. Ora, chiunque può trasmettere ad un
altro i propri beni ed espiare per lui. Quindi anche il prelato può dispensare
ai singoli sudditi i beni della comunità. Dunque può concedere
indulgenze.
IN CONTRARIO: È richiesta
minore autorità per scomunicare
che per concedere indulgenze. Ora, il parroco non può scomunicare. Quindi neppure può concedere indulgenze.
RISPONDO: L'effetto delle indulgenze consiste nel fatto che le
opere di espiazione di uno vengono applicate in favore di un altro,
non soltanto in forza della carità che li unisce, ma anche perché
l'intenzione dell'uno si volge in qualche modo verso l'altro. Ora,
l'intenzione di una persona può raggiungere un'altra, in tre maniere: in maniera speciale, generale, o particolare. In maniera
particolare, quando una persona espia in concreto per un'altra
determinata. È così che tutti possono trasmettere a un altro le
proprie opere buone. - In maniera speciale, quando uno, p. es.,
prega e offre i suoi meriti per la propria comunità, per i familiari
e i benefattori. In questo senso il superiore della comunità può
partecipare ad altri quei beni, applicando l'intenzione dei membri
della sua comunità a una persona particolare. - In maniera generale poi, quando una persona offre le sue azioni per il bene comune
in genere. Ebbene dispensare in tal modo le azioni buone applicando l'intenzione
(generale) di chi le ha compiute a questa
o a quell'altra persona spetta al capo supremo della Chiesa.
E poiché il singolo è membro della comunità e questa a sua volta
fa parte della Chiesa, ne segue che nell'intenzione del bene privato
resta inclusa l'intenzione, sia del bene di una comunità, che del
bene di tutta la Chiesa. Quindi il capo della Chiesa può disporre
dei beni delle singole comunità e degli individui; e così il capo
di una comunità può disporre dei beni dei singoli membri; ma non
viceversa.
Tuttavia né il primo né il secondo modo di partecipare i beni,
ma soltanto il terzo si chiama indulgenza, per due motivi. Primo,
perché con i primi due, benché l'uomo venga assolto dalla pena
davanti a Dio, non lo è invece da quelle imposte dalla Chiesa.
Dalle quali al contrario viene assolto nel terzo caso. - Secondo,
perché nessuna persona o comunità possiede un cumulo infinito
di meriti, da bastare per sé e per tutti gli altri. E quindi una
determinata persona non può essere assolta da tutta la pena dovuta, se un altro non sconti tutto per lei in maniera esplicita. La
Chiesa invece quanto a meriti è inesauribile; soprattutto per quelli
di Cristo. - Perciò solamente chi è a capo di una Chiesa può concedere indulgenze.
Inoltre la Chiesa è
"la società dei fedeli". Ora, una società
umana può essere di due tipi: domestica, p. es., una famiglia; e
politica, p. es., un popolo. La Chiesa si avvicina più alla società
politica, poiché lo stesso suo popolo è chiamato Chiesa; mentre le
diverse comunità e parrocchie di una diocesi somigliano piuttosto
alle comunità formate dalle diverse famiglie, o dai diversi uffici.
Ecco perché soltanto il vescovo propriamente è prelato della Chiesa; ed egli solo riceve l'anello come suo sposo. Per conseguenza
egli soltanto gode pieno potere nell'amministrazione dei sacramenti, e giurisdizione nel foro giudiziale, come persona pubblica:
gli altri invece hanno quel tanto di autorità da lui delegata. I
sacerdoti che sono a capo di determinate popolazioni, al contrario,
non sono prelati in modo assoluto, ma piuttosto coadiutori (del vescovo): per cui nella loro ordinazione questi dice:
"Quanto più
deboli siamo tanto maggior bisogno abbiamo di tali aiuti". Per
questo motivo non possono neppure amministrare tutti i sacramenti. Dunque i parroci, gli abati e altri simili prelati non
possono concedere indulgenze.
Da quanto è stato detto risultano risolte anche le difficoltà
proposte.
ARTICOLO
2
Se un diacono, o qualsiasi altro non sacerdote, possa concedere indulgenze
(4
Sent., d. 20, q. 1, a. 4, qc. 2)
SEMBRA che un diacono, o qualsiasi altro non sacerdote, non
possa concedere indulgenze. Infatti:
1. Il perdono dei peccati è frutto del potere delle chiavi. Ma
tale potere è proprio del sacerdote. Quindi egli solo può concedere
indulgenze.
2. Si ottiene maggior remissione di pena con le indulgenze che
col sacramento della penitenza. Ora questo lo amministra soltanto il sacerdote. Dunque anche le indulgenze.
IN CONTRARIO: L'amministrazione del tesoro della Chiesa è
affidata a chi ne detiene il governo. Ora, questo viene talvolta
affidato a non sacerdoti. I quali per conseguenza possono concedere
indulgenze: queste infatti traggono la loro efficacia dal tesoro
della Chiesa.
RISPONDO: La facoltà di concedere indulgenze dipende dal
potere di giurisdizione, come s'è detto sopra. Ora, e i diaconi e
altri non sacerdoti possono avere giurisdizione, sia ordinaria, come
coloro che vengono assunti a un dato ufficio, sia delegata come,
p. es., i legati pontifici; perciò anche chi non è sacerdote può concedere indulgenze; benché non possa assolvere in foro
sacramentale che è proprio del potere di ordine.
Restano così risolte anche le
difficoltà. Infatti concedere
indulgenze appartiene al potere non di ordine, ma di giurisdizione.
ARTICOLO
3
Se il vescovo possa concedere indulgenze
(4
Sent., d. 20, q. 1, a. 4, qc. 3)
SEMBRA che il vescovo non possa concedere indulgenze. Infatti:
1. Il tesoro della Chiesa appartiene a tutti i fedeli. Ora, ciò
che nella Chiesa è comune a tutti deve essere amministrato solo
dal suo capo. Dunque solo il Papa può concedere indulgenze.
2. Condonare le pene stabilite dal diritto è proprio dell'autore
del diritto. Ora le pene in espiazione dei peccati vengono inflitte
dal diritto. Dunque solo l'autore del medesimo, il Papa, può condonare tali pene.
IN CONTRARIO: Sta la
consuetudine della Chiesa che i vescovi concedano indulgenze.
RISPONDO: Il Papa detiene la pienezza del potere pontificale,
come il re nel suo regno. I vescovi invece sono assunti "quali
compartecipi delle sollecitudini (di tutta la Chiesa)", a guisa di
giudici posti a reggere le singole città: ecco perché il Papa nelle
sue lettere li chiama fratelli, mentre chiama figli gli altri fedeli.
Perciò il pieno potere di concedere le indulgenze risiede nel Papa:
il quale può fare come gli sembra meglio, purché vi sia una causa
legittima. I vescovi invece possiedono il potere loro delimitato
dal Papa. E quindi possono concedere soltanto le indulgenze
fissate da lui.
Sono così risolte anche le difficoltà.
ARTICOLO 4
Se chi è in peccato mortale possa concedere indulgenze
(4
Sent., d. 20, q. 1, a. 4, qc. 4)
SEMBRA che colui il quale si trova in peccato mortale non possa
concedere indulgenze. Infatti:
1. Niente scorre in un ruscello che non derivi dalla fonte. Ora,
la fonte della grazia, cioè lo Spirito Santo non opera nel prelato
che si trova in peccato mortale. Dunque questi non può influire
sugli altri concedendo indulgenze.
2. È più importante concedere che ricevere le indulgenze. Ma
chi è in peccato mortale non le riceve, come diremo più avanti.
Quindi neppure le può concedere.
IN CONTRARIO: Le indulgenze vengono concesse in forza del
potere conferito ai prelati della Chiesa. Ora, il peccato mortale
distrugge non il potere, ma la bontà. Dunque chi è in peccato
mortale può concedere indulgenze.
RISPONDO: Concedere indulgenze è proprio del potere di
giurisdizione. Ma col peccato non si perde la giurisdizione. E quindi
le indulgenze concesse da uno che vive in peccato mortale hanno
lo stesso valore di quelle concesse da una santissima persona: la
pena infatti viene condonata non per i meriti personali del superiore, ma per i meriti depositati nel tesoro della Chiesa.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Il prelato in peccato mortale,
concedendo le indulgenze, non dà niente di suo. E quindi, per
il valore delle indulgenze, in lui non è necessario nessun influsso
da parte della fonte (della grazia).
2. Concedere indulgenze è più che riceverle rispetto al potere
requisito: ma è meno che riceverle rispetto all'utilità propria.
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