|
Questione
2
L'oggetto della contrizione
Passiamo
ora a esaminare l'oggetto della contrizione.
Sull'argomento si pongono sei quesiti: 1. Se si debba avere la
contrizione della pena; 2. Se si debba avere del peccato originale;
3. Se si debba aver contrizione di ogni peccato attuale commesso;
4. Se si debba avere dei peccati attuali da commettere; 5. Se si
debba avere dei peccati altrui; 6. Se si debba aver contrizione di
ciascun peccato mortale.
ARTICOLO
1
Se si debba avere la contrizione non solo della colpa, ma anche
della pena
(4
Sent., d. 17, q. 2, a. 2, qc. 1)
SEMBRA che si debba avere la contrizione non solo della colpa,
ma anche della pena. Infatti:
1. S. Agostino afferma:
"Nessuno desidera la vita eterna, se
non prova dispiacere di questa vita mortale". Ora, la mortalità
della vita è una pena. Quindi il penitente deve addolorarsi anche
delle pene.
2. Citando S. Agostino, sopra abbiamo detto che
il penitente deve addolorarsi di "essersi privato della virtù". Ma
la privazione delle virtù è un castigo. Dunque la contrizione è
un dolore che abbraccia anche le pene, o castighi.
IN CONTRARIO: Nessuno tiene ciò di cui si addolora. Ora, il penitente,
stando all'etimologia del termine, "tiene la pena". Perciò
di essa non si addolora. Quindi la contrizione, che è il dolore del
penitente, non ha per oggetto la pena.
RISPONDO: Contrizione, come sopra abbiamo spiegato, implica
l'idea di frantumazione di una cosa compatta ed integra. Ora
questa integrità e compattezza si riscontra nel male colpa: poiché
la volontà da cui procede, in colui che compie il male, rimane sulle
proprie posizioni e non cede al precetto della legge. Ecco perché
il dispiacere di codesto male metaforicamente si denomina contrizione.
Ma questa metafora non si può applicare al male pena:
perché di suo la pena dice già menomazione. Quindi del male pena
si può avere il dolore, ma non la contrizione.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Secondo S. Agostino si deve
provar dispiacere di questa vita mortale non a motivo della sua
mortalità (a meno che non si prenda il termine dispiacere, o penitenza
nel significato generico di dolore), ma a motivo dei peccati,
cui siamo trascinati dall'infermità di questa vita.
2. Il dolore col quale uno si rammarica della perdita delle virtù
per il peccato, non è essenzialmente la contrizione stessa, ma ne è
il movente o principio: infatti come ci si muove a desiderare una
cosa per il bene che da essa ci si ripromette, così ci si muove ad
addolorarsi di una data cosa per il male derivato da essa.
ARTICOLO
2
Se la contrizione debba abbracciare il peccato originale
(4
Sent., d. 17, q. 2, a. 2, qc. 2)
SEMBRA che la contrizione debba abbracciare il peccato originale. Infatti:
1. Del peccato attuale dobbiamo avere la contrizione non a
motivo dell'atto, ossia in quanto è un ente, ma a motivo della
deformità: poiché l'atto nella sua sostanza è un bene, e deriva da
Dio. Ora, il peccato originale implica deformità come quello attuale.
Dunque anche di esso dobbiamo avere la contrizione.
2. L'uomo dal peccato fu allontanato da Dio: poiché il castigo
di esso fu la privazione della visione di Dio. Ora, tutti devono
addolorarsi di essere stati allontanati da Dio. Quindi l'uomo deve
provar dispiacere del peccato originale. Perciò deve averne la
contrizione.
IN CONTRARIO: La medicina dev'essere proporzionata alla malattia.
Ma il peccato originale è stato contratto senza la nostra
volontà. Dunque per esserne guariti non è necessario un atto di
volontà, com'è invece la contrizione.
RISPONDO: La contrizione, come abbiamo detto, è un dolore
che riguarda e in qualche modo infrange la durezza della volontà.
Essa quindi può avere per oggetto solo quei peccati che provengono
dalla durezza della nostra volontà. E poiché il peccato originale
non è dovuto alla nostra volontà, ma è stato contratto
dall'origine della nostra natura corrotta, di esso non si può avere
contrizione in senso proprio; ma solo dispiacere, o dolore.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La contrizione ha per oggetto
il peccato non per la sola entità dell'atto, poiché per questo esso
non ha natura di male; e neppure a motivo della sola deformità,
poiché di suo la deformità non ha natura di colpa, ché anzi talora
implica quella di pena. Ma la contrizione ha per oggetto il peccato
in quanto esso implica entrambe queste deformità derivanti
da un atto volontario. Ora, questo non avviene nel peccato originale.
Dunque di esso non può esserci contrizione.
2. Lo stesso si deve rispondere alla seconda difficoltà: perché la
sola aversione, o allontanamento volontario è oggetto della contrizione.
ARTICOLO
3
Se si debba avere la contrizione di tutti i peccati attuali da noi
commessi
(4
Sent., d. 17, q. 2, a. 2, qc. 3)
SEMBRA che non si debba avere la contrizione di tutti i peccati
attuali da noi commessi. Infatti:
1.
"I contrari si curano mediante i contrari". Ora, certi peccati,
quali quelli di accidia e di invidia, sono peccati di tristezza.
Quindi la loro medicina non dev'essere la tristezza della contrizione,
ma la gioia.
2. La contrizione è un atto di volontà, la quale non può avere
per oggetto ciò che è estraneo alla conoscenza. Ma ci sono dei
peccati estranei alla nostra conoscenza quali quelli dimenticati.
Dunque di esso non ci può essere contrizione.
3. La contrizione volontaria cancella i peccati commessi volontariamente.
Ma l'ignoranza toglie la volontarietà, come spiega il
Filosofo. Perciò i peccati d'ignoranza non devono essere oggetto
di contrizione.
4. La contrizione non deve esserci per quei peccati che non
vengono cancellati dalla contrizione stessa. Ora, certi peccati, non
vengono cancellati da questa: i veniali, p. es., rimangono anche
dopo la grazia della contrizione. Dunque la contrizione non deve
abbracciare tutti i peccati commessi.
IN CONTRARIO:
1. La penitenza è il rimedio per tutti i peccati
attuali. Ma non c'è penitenza per nessun peccato, senza la contrizione
che ne è la prima parte integrante. Quindi la contrizione
deve abbracciare tutti i peccati.
2. Nessun peccato viene rimesso, se non si ottiene la giustificazione.
Ma per la giustificazione, come sopra abbiamo visto, è
richiesta la contrizione. Dunque si deve avere la contrizione di
tutti i peccati.
RISPONDO: Ogni colpa attuale si deve al fatto che la volontà
non cede di fronte alla legge di Dio, o trasgredendola, od omettendone
i precetti, oppure prescindendo da essa. E poiché quanto
ha la capacità a non subire facilmente l'influsso altrui è denominato duro,
in ogni peccato attuale si riscontra una certa durezza.
Se quindi un peccato dev'essere sanato, è necessario che venga
rimesso mediante la contrizione capace d'infrangerla.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La contrizione, come risulta
dalle spiegazioni date, si contrappone al peccato in quanto questo
deriva dalla deliberazione della volontà, decisa a non seguire il
comando della legge di Dio, non già per quanto è materia, od oggetto
del peccato e della deliberazione. Ora, la deliberazione della
volontà può cadere non solo sull'atto delle altre facoltà, di cui
essa si serve per raggiungere il proprio fine, ma anche sul proprio
atto: poiché la volontà può volere di volere una cosa. Ed è così
che la deliberazione della volontà cade su quel dolore o tristezza
che si riscontra nei peccati di invidia o simili: sia che codesto dolore
risieda nel senso, sia che esso risieda nella volontà. Ed è così che
il dolore della contrizione si contrappone a codesti peccati.
2. Una cosa può essere dimenticata in due maniere. O in modo
da passare del tutto di mente: e allora uno non è in grado di ricercarla.
Oppure in modo che in parte sia passata di mente, e in
parte sia rimasta nella memoria: come quando ricordo genericamente
di aver sentito parlare di una cosa, ma non ricordo di essa
niente di specifico. E allora ricerco nella memoria per ricordare.
Allo stesso modo anche un peccato può essere dimenticato in
due maniere. O perché rimane nella memoria genericamente, ma
non specificamente. E allora uno deve ripensare per ricordarlo: perché
si è tenuti ad avere la contrizione particolare di ciascun
peccato mortale. Se invece uno non è in grado di ricordarlo, basta
pentirsene nella misura che si ricorda. E allora deve dolersi non
solo del peccato, ma anche della dimenticanza dovuta alla negligenza.
Se invece un peccato è sparito del tutto dalla memoria, allora
l'impotenza scusa dal dovere (della contrizione specifica), e basta
la contrizione generale per tutto ciò in cui uno ha offeso Dio. Quando
però tale impotenza viene a cessare, come quando torna a
mente un peccato, allora si è tenuti ad averne la contrizione.
È quanto appunto capita al povero il quale non è in grado di
restituire ciò che deve: egli è dispensato dal restituire, però vi è
tenuto appena sarà in grado di farlo.
3. Se l'ignoranza toglie del tutto la volontà di agire malamente,
scusa del tutto, e non è peccato. Spesso però essa non toglie
del tutto codesta volontà: e allora non scusa del tutto, ma diminuisce
la gravità del peccato. Perciò si è tenuti alla contrizione
dei peccati commessi per ignoranza.
4. Il peccato veniale può rimanere dopo la contrizione del peccato
mortale, non già dopo quella del veniale stesso. Perciò si
deve avere la contrizione anche dei veniali, come sopra abbiamo
detto a proposito della penitenza.
ARTICOLO 4
Se si debba avere la contrizione anche dei peccati futuri
(4
Sent., d. 17, q. 2, a. 2, qc. 4)
SEMBRA che si debba avere la contrizione anche dei peccati
futuri. Infatti:
1. La contrizione è un atto del libero arbitrio. Ma il libero
arbitrio ha per oggetto più il futuro che il passato: poiché la scelta,
o deliberazione, che è l'atto proprio del libero arbitrio, riguarda
i fatti contingenti futuri. Quindi la contrizione ha per oggetto
più i peccati futuri che quelli passati.
2. Il peccato si aggrava in base alle conseguenze. Ecco perché
S. Girolamo scrive che il castigo di Ario non può essere terminato
ancora, perché è ancora possibile che qualcuno cada per la sua
eresia. Lo stesso vale per chi è riconosciuto omicida, avendo
ferito un altro mortalmente, prima ancora che il ferito muoia.
Ebbene nell'intervallo il delinquente è tenuto a pentirsi del suo
peccato. Deve dunque pentirsene non solo per la gravità che
riveste nell'atto già compiuto, ma anche per la gravità che riveste
in vista del futuro. Quindi la contrizione può riguardare il futuro.
IN CONTRARIO: La contrizione è parte integrante della penitenza.
Ma la penitenza ha sempre per oggetto il passato. Dunque anche la contrizione.
RISPONDO: In ogni catena di motori mossi ordinati tra loro, il
motore inferiore oltre il moto suo proprio segue in parte l'influsso
del motore superiore: nel moto dei pianeti ciò è evidente, perché
oltre al moto loro proprio essi seguono il moto del primo cielo.
Ora, per tutte le virtù morali il motore universale è la prudenza,
denominata "l'auriga delle virtù". Cosicché ogni virtù morale,
oltre ad avere l'atto suo proprio, partecipa dell'atto della prudenza.
E poiché la penitenza è una virtù morale, quale parte della
giustizia, all'atto suo proprio aggiunge l'atto della prudenza.
Ora, l'atto suo proprio ha per oggetto il peccato commesso.
Quindi il suo atto principale, che è la contrizione, secondo la sua
specie riguarda i peccati passati. Ma indirettamente, in quanto
partecipa l'atto della prudenza, riguarda anche quelli futuri.
Tuttavia la penitenza non abbraccia il futuro con la sua funzione
specifica. Ecco perché colui che si esercita nella contrizione
si addolora dei peccati passati, e usa cautela per i futuri: ma per
i peccati futuri non si parla di contrizione, bensì di precauzione,
che è parte della prudenza aggiunta alla contrizione.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Si dice che il libero arbitrio
riguarda i futuri contingenti per gli atti in se stessi, non per ciò
che è oggetto di codesti atti. Infatti con un atto del libero arbitrio
uno può prendere a ragionare di cose passate e necessarie:
tuttavia l'atto del ragionare, in quanto soggetto al libero arbitrio,
è un futuro contingente. E in tal senso anche l'atto della contrizione è
un futuro contingente in quanto è soggetto al libero arbitrio:
ma oggetto di esso può essere solo il passato.
2. Le conseguenze che aggravano il peccato erano già implicite
nell'atto come nella loro causa. Perciò, la colpa ebbe tutta la
sua gravità quando venne commessa, e dalle conseguenze non
riceve nulla di essenziale quanto a colpevolezza. Sebbene venga
ad aggravarsi la pena accidentale: in quanto uno nell'inferno
avrà più motivi di addolorarsi per il numero dei mali conseguenti
al suo peccato. E in tal senso parla S. Girolamo. Non ne segue
perciò che la contrizione debba avere per oggetto altro che i peccati passati.
ARTICOLO
5
Se si debba avere la contrizione dei peccati altrui
(4
Sent., d. 17, q. 2, a. 2, qc. 5)
SEMBRA che si debba avere la contrizione dei peccati altrui.
Infatti:
1. Nessuno chiede perdono di un peccato di cui non è contrito.
Ora, nei Salmi si chiede perdono dei peccati altrui: "Dei peccati
altrui fai grazia al tuo servo". Quindi si deve avere la contrizione
anche dei peccati altrui.
(Ab
alienis parce servo tuo, è un versetto del Salmo 18, oggi si traduce
(Nova Vulgata) ab occultis
munda me, purificami dalle colpe che non vedo).
2. La carità obbliga l'uomo ad amare il prossimo
"come se stesso". Ma per l'amore che uno porta a se stesso si addolora
del male e desidera il bene. Perciò, siccome siamo tenuti a desiderare
per il prossimo i beni della grazia come per noi stessi, è
chiaro che dobbiamo dolerci delle sue colpe come delle nostre. Ma
la contrizione altro non è che il dolore dei peccati. Dunque l'uomo
deve avere la contrizione anche dei peccati altrui.
IN CONTRARIO: La contrizione è un atto della virtù della penitenza.
Ora, nessuno può pentirsi di ciò che lui non ha fatto. Quindi
nessuno può avere la contrizione dei peccati altrui.
RISPONDO: Ciò che viene frantumato, o contrito è solo quanto
prima era duro ed integro. Quindi si richiede che la contrizione
dei peccati si abbia nell'identica persona in cui ci fu in precedenza
la durezza del peccato. Perciò non c'è contrizione per i peccati altrui.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il profeta chiede che gli vengano
perdonati i peccati altrui, per il fatto che uno trattando
con i peccatori contrae qualche contaminazione, secondo le parole
della Scrittura: "Col perverso ti pervertirai".
(Cum
perverso perverteris, è un versetto del Salmo 17, oggi si traduce
(Nova Vulgata) cum perverso
callidus eris, col perverso tu sei astuto).
2. Dei peccati altrui siamo tenuti a dolerci, ma non è necessario
che ne abbiamo la contrizione; poiché, come abbiamo già spiegato,
non ogni dolore dei peccati passati è contrizione.
ARTICOLO
6
Se sia richiesta la contrizione di ogni singolo peccato mortale
(4
Sent., d. 17, q. 2, a. 2, qc. 6)
SEMBRA che non sia richiesta la contrizione di ogni singolo
peccato mortale. Infatti:
1. Nella giustificazione il moto di contrizione è istantaneo.
Ora, in un istante l'uomo non può ricordare i singoli peccati. Dunque
non si richiede che la contrizione si estenda a ciascuno di essi.
2. La contrizione deve cadere sui peccati in quanto allontanano
da Dio: poiché il volgersi alle creature senza allontanamento da
Dio non richiede contrizione. Ma i peccati mortali nell'aversione
o allontanamento suddetto coincidono. Perciò basta per tutti
un'unica contrizione.
3. Sono più affini tra loro i vari peccati mortali attuali che il
peccato attuale e quello originale. Ora, un solo battesimo cancella
tutti i peccati attuali e quello originale. Quindi un'unica contrizione generale basta a cancellare tutti i peccati mortali.
IN CONTRARIO: 1. Per malattie diverse ci sono medicine diverse:
poiché, come dice S. Girolamo, "non può guarire l'occhio ciò che
guarisce il calcagno". Ma l'atto di contrizione è la medicina particolare
contro un dato peccato mortale. Quindi non basta una
contrizione generica per tutti.
2. La contrizione si esplica nella confessione. Ora, i peccati
mortali vanno confessati singolarmente. Dunque si è anche tenuti
ad avere la contrizione di ciascuno.
RISPONDO: La contrizione può essere considerata sotto due
aspetti: nel suo principio, e nel suo termine. Chiamo principio
della contrizione la riflessione che uno fa con dolore sul proprio
peccato, se non col dolore della contrizione, almeno con quello dell'attrizione.
Si ha invece il termine della contrizione quando tale
dolore è informato dalla grazia. Rispetto quindi al principio della
contrizione si richiede che uno l'abbia nella memoria per i singoli
peccati. Invece rispetto al termine basta che si abbia in generale
per tutti: infatti allora codesto atto viene esercitato in forza di
tutte le disposizioni precedenti.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È così risolta anche la prima
difficoltà.
2. Sebbene tutti i peccati mortali si somiglino per l'aversione
da Dio, differiscono però nel motivo, nel modo e nella gravità di
questo allontanamento. E ciò in base al modo diverso di aderire
alla creatura.
3. Il battesimo agisce in virtù dei meriti di Cristo, i quali hanno
un valore infinito per cancellare tutti i peccati: perciò un solo battesimo
basta per tutti. Nella contrizione invece assieme ai meriti
di Cristo si richiede anche il nostro atto. Ecco perché ai singoli
peccati quest'ultimo deve riferirsi singolarmente: non avendo una
virtù infinita per la contrizione.
Oppure si deve rispondere che il battesimo è come una nascita
spirituale: la penitenza invece per la contrizione e per le altre
sue parti, è come una guarigione ottenuta mediante un'alterazione.
Ora, è noto che nella generazione fisica di una cosa, che è accompagnata
da una corruzione, mediante la sola generazione vengono
rimossi tutti gli accidenti contrari alla cosa generata, i quali appartenevano
alla cosa corrotta. Nell'alterazione invece viene eliminato
un solo accidente contrario a quello cui termina l'alterazione stessa.
Parimente, un solo battesimo cancella simultaneamente
tutti i peccati, con l'introdurre una nuova vita. Ma la
penitenza non può cancellare tutti i peccati, se non si esercita
su ciascuno di essi. Ecco perché sono necessarie la contrizione e
la confessione di ciascuna colpa.
|