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Questione
16
Coloro che ricevono questo sacramento
Passiamo ora a trattare di coloro che ricevono questo sacramento.
In proposito esamineremo tre quesiti: 1. Se negli innocenti
possa esserci penitenza; 2. Se possa esserci nei santi che sono nella
gloria; 3. Se possa esserci negli angeli, sia buoni che cattivi.
(Si
parla qui del soggetto della virtù della penitenza e
non di coloro che ricevono il sacramento della
penitenza).
ARTICOLO
1
Se negli innocenti possa esserci penitenza
(4
Sent., d. 14, q. 1, a. 3, qc. 2)
SEMBRA che negli innocenti non possa esserci penitenza. Infatti:
1. La penitenza
consiste nel "piangere i peccati commessi". Ma
gli innocenti non hanno commesso nessun peccato. Dunque in essi
non c'è penitenza.
2. La penitenza nel suo nome stesso implica pena. Ma gli innocenti
non meritano la pena. Quindi in essi non c'è la penitenza.
3. La penitenza coincide con la giustizia vendicativa. Ora, se
tutti fossero innocenti la giustizia vendicativa non ci sarebbe.
Quindi neppure la penitenza. Questa perciò non si riscontra negli
innocenti.
IN CONTRARIO: 1. Le virtù vengono infuse tutte insieme. Ma
la penitenza è una virtù. Perciò siccome nel battesimo vengono
infuse agli innocenti le altre virtù, viene loro infusa anche la penitenza.
2. Si dice guaribile anche chi non è stato mai corporalmente
infermo. Quindi può così denominarsi anche chi non è mai stato
spiritualmente infermo. Ora, come la guarigione effettiva dalla
piaga del peccato non viene compiuta che con un atto di penitenza,
così la guaribilità esige l'abito di codesta virtù. Perciò anche chi
non ha mai subito l'infermità del peccato possiede l'abito della
penitenza.
RISPONDO: L'abito sta di mezzo tra la potenza e l'atto. E poiché
con l'eliminazione di ciò che precede si elimina quello che
segue, ma non viceversa, se eliminiamo la potenza togliamo anche
l'abito, invece se si elimina l'atto questo non avviene. Siccome,
dunque, la mancanza della materia rispettiva elimina solo l'atto,
perché l'atto non può prodursi senza la materia cui deve applicarsi;
l'abito di una virtù può competere a uno cui manca la materia,
potendo questa sopraggiungere e provocarne l'atto. Così un
povero può avere l'abito della magnificenza, ma non l'atto, perché
è privo delle grandi ricchezze che formano la materia della magnificenza;
però può avere l'abito. Perciò siccome chi è nello stato
d'innocenza non ha nell'anima i peccati commessi, che sono appunto
materia della penitenza, pur avendo la possibilità di averli,
va escluso negli innocenti l'atto della penitenza, ma non l'abito di
essa. Questo però a patto che essi abbiano la grazia, con la quale
vengono infuse le virtù.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sebbene non li abbiano commessi,
possono però commetterli. Perciò agli innocenti non può
mancare l'abito della penitenza. Tuttavia codesto abito non può
mai passare all'atto, se non rispetto ai peccati veniali: perché i
peccati mortali lo distruggerebbero. Ed anche così esso non è inutile;
perché è pur sempre perfezione di una facoltà naturale.
2. Sebbene gli innocenti non meritino attualmente la pena,
tuttavia è possibile in essi l'esistenza di qualche cosa che meriterebbe
loro la pena.
3. Se nell'ipotesi rimanesse la possibilità di peccare, dovrebbe
rimanere sotto forma di abito anche la giustizia vendicativa: non
però l'atto di essa, non esistendo peccati in atto.
ARTICOLO
2
Se nei santi che sono nella gloria possa esserci la penitenza
(4
Sent., d. 14, q. 1, a. 3, qc. 3)
SEMBRA che nei santi i quali sono nella gloria non possa esserci
la penitenza. Infatti:
1. S. Gregorio afferma:
"I beati si ricordano senza dolore dei
loro peccati; come noi dopo essere guariti, ci ricordiamo delle sofferenze". Ma la penitenza è
"un dolore del cuore". Perciò nei
santi del cielo non si riscontra la penitenza.
2. In cielo i santi sono conformi a Cristo. Ma in Cristo la penitenza
non c'era: poiché non c'era neppure la fede che è la radice
di essa. Quindi neppure nei Santi del paradiso ci può essere la penitenza.
3. Un abito che non passa all'atto è inutile. Ora, i santi in paradiso
non possono avere l'esercizio attuale della penitenza: perché
in tal caso qualche loro desiderio verrebbe ad essere contrariato.
Dunque in essi non c'è l'abito della penitenza.
IN CONTRARIO: 1. La penitenza è tra le parti della giustizia.
Ora, "la giustizia è perpetua ed immortale", e quindi rimarrà
nella patria beata. Perciò anche la penitenza.
2. Nelle Vitae Patrum si legge aver un Padre affermato che
Abramo stesso si pentirà di non aver fatto un maggior numero di
opere buone. Ma l'uomo deve pentirsi più del male commesso
che del bene omesso cui non era tenuto (si tratta infatti di codesto
bene). Dunque in cielo non mancherà la penitenza dei peccati commessi.
RISPONDO: Le virtù cardinali resteranno nella patria beata, ma
con gli atti che si addicono al fine loro ormai raggiunto. Perciò
essendo la penitenza tra le parti della giustizia, che è una virtù
cardinale, chiunque abbia l'abito della penitenza in questa vita
l'avrà anche in quella futura. Non avrà però il medesimo atto di
adesso, ma un altro: quello cioè di ringraziare Dio per aver misericordiosamente
perdonato i peccati.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quel testo prova soltanto che
i beati non avranno della penitenza il medesimo atto che essa ha
attualmente. E questo lo concediamo.
2. Cristo era impeccabile. Perciò la materia di questa virtù a
lui non si addiceva né in maniera attuale né in maniera potenziale.
Perciò non c'è paragone possibile tra lui e gli altri.
3. Il pentimento in senso proprio, quale atto della penitenza di
questa vita, nella patria beata non ci sarà. Non per questo però
tale abito sarà inutile: perché avrà un altro atto.
4. La quarta ragione la concediamo.
5. Tuttavia, poiché la quinta mira a dimostrare che nella patria
beata ci sarà l'atto della penitenza come adesso, si deve rispondere
che la nostra volontà nella patria sarà del tutto conforme alla volontà
di Dio. Perciò, come Dio vuole di volontà antecedente che tutto
il bene si adempia e quindi che non esista nessun male, pur non
volendolo di volontà conseguente; così possiamo dire che vogliono
anche i beati. E codesto volere impropriamente da quel santo
Padre viene denominato penitenza.
ARTICOLO
3
Se l'angelo, tanto buono che cattivo, sia suscettibile di penitenza
(4
Sent., d. 14, q. 1, a. 3, qc. 4)
SEMBRA che l'angelo, tanto buono che cattivo, sia suscettibile
di penitenza. Infatti:
1. Inizio della penitenza è il timore. Ma negli angeli il timore
non è escluso, poiché sta scritto: "I demoni credono e tremano".
Dunque in essi può esserci la penitenza.
2. Il Filosofo afferma che
"i cattivi saranno pieni di pentimenti", essendo
questa per essi la pena più grave. Ora, i demoni
sono massimamente cattivi, e nessuna pena è loro risparmiata.
Quindi i demoni possono pentirsi.
3. Una cosa si muove più facilmente verso ciò che è secondo
natura, che verso quanto è contro natura: l'acqua, p. es., che il
fuoco scalda facendole violenza, anche da se stessa torna alla sua
frigidità naturale. Ora, l'angelo è in grado di degradarsi nel peccato,
che pure è contro la sua natura. Molto più quindi può tornare
a ciò che è secondo natura. Ma questo significa esercitare
la penitenza. Dunque gli angeli sono suscettibili di penitenza.
4. Secondo il Damasceno gli angeli si trovano nella stessa condizione
delle anime separate. Ma nelle anime separate, come alcuni
spiegano, può esserci la penitenza: p. es., nelle anime beate che
sono nella patria. Quindi negli angeli può esserci la penitenza.
IN CONTRARIO: 1. Mediante la penitenza l'uomo ottiene, col
perdono dei peccati, di risorgere a nuova vita. Ma questo non è
possibile negli angeli. Questi perciò non sono suscettibili di penitenza.
2. Il Damasceno afferma, che
"l'uomo può valersi della penitenza
data l'infermità del corpo". Ma gli angeli sono incorporei.
Quindi in essi non può esserci penitenza.
RISPONDO: La penitenza in noi può avere due accezioni. Primo,
può indicare una passione: e in tal senso essa altro non è che il
dolore o il dispiacere del male commesso. Sebbene però in quanto
passione essa risieda esclusivamente nel concupiscibile, tuttavia si
denomina penitenza per affinità anche qualche atto del volere, col
quale uno detesta le azioni compiute: del resto si trasferiscono
così nell'appetito intellettivo anche l'amore e le altre passioni.
Secondo, penitenza sta a indicare una virtù. E in tal senso il
suo atto consiste nel detestare il male commesso, col proposito di
emendarsi e l'intenzione di espiarlo, ovvero di placare Dio dell'offesa
compiuta. Ora, la detestazione va attribuita a una persona
in quanto ha un ordine naturale al bene. E poiché in nessuna
creatura tale ordine viene del tutto eliminato, tale detestazione
rimane anche nei dannati: perciò in essi rimane una spinta,
o moto di penitenza, ovvero qualche cosa di simile, secondo le
parole della Sapienza: "Facendo penitenza dentro di sé". E
questa penitenza, non essendo un abito, ma un moto di passione
o un atto, in nessuna maniera può trovarsi negli angeli beati, in
cui si escludono peccati commessi in precedenza: esiste invece
negli angeli cattivi, che si trovano nelle stesse condizioni delle
anime dannate; poiché, come dice il Damasceno, "quel che per
l'uomo è la morte, per gli angeli è la caduta". Ma il peccato degli
angeli non è perdonabile. E poiché il peccato in quanto perdonabile,
o espiabile è materia propria della virtù della penitenza,
non potendosi loro attribuire tale materia, viene a mancare ad
essi la capacità di passare all'atto. Perciò non si può attribuire
loro neppure l'abito di questa virtù. Dunque gli angeli non sono
suscettibili della virtù di penitenza.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Dal timore viene generato in
essi un moto di penitenza, ma non la virtù.
2. Lo stesso vale per la seconda difficoltà.
3. Tutto ciò che nei demoni si riscontra di naturale è cosa buona
e inclina al bene: ma il libero arbitrio in essi è ostinato nel male.
E poiché i moti della virtù e del vizio non seguono l'inclinazione
della natura, bensì il moto del libero arbitrio; non è detto che,
essendo essi naturalmente inclinati al bene, ci sia o debba esserci
il moto della virtù.
4. Gli angeli santi e le anime dei santi in questo caso non si
trovano nella stessa condizione: perché in precedenza nelle anime
dei santi ci fu di fatto, o poteva esserci, un peccato remissibile;
non così negli angeli. Perciò, sebbene abbiano una somiglianza tra
loro quanto allo stato presente, non l'hanno affatto quanto al passato,
che è oggetto diretto della penitenza.
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