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Prologo
Dopo aver trattato in generale delle virtù, dei vizi e delle altre
entità, che formano la morale, è necessario studiarle ciascuna singolarmente:
infatti le considerazioni generiche in campo morale
sono meno utili, perché le azioni (umane) sono particolari.
In morale però una cosa può essere studiata distintamente in due maniere:
primo, rispetto alla materia specifica di questa disciplina,
cioè studiando una data virtù, o un dato vizio; secondo, rispetto
allo stato particolare dei vari uomini, cioè studiando la condizione
dei sudditi e dei prelati, degli uomini di vita attiva e dei contemplativi,
e di altre varietà del vivere umano. Prima, dunque, studieremo
quanto riguarda gli uomini in tutti gli stati; e in secondo luogo
vedremo in particolare ciò che riguarda certi stati determinati.
Si deve però notare, sul primo argomento, che se noi volessimo
trattare separatamente delle virtù, dei doni, dei vizi e dei precetti,
dovremmo ripetere più volte le stesse cose. Chi infatti vuol trattare
in modo adeguato del sesto comandamento, "Non commettere adulterio", è
costretto a indagare sull'adulterio, che è un peccato la cui
conoscenza dipende dalla cognizione della virtù opposta. Perciò
avremo un metodo più conciso e pratico, se studieremo insieme nel
medesimo trattato la virtù e il dono corrispondente, i vizi che le si
oppongono, e i precetti corrispondenti, affermativi o negativi. E
questo metodo gioverà a definire i vizi nella loro specie; sopra infatti
abbiamo dimostrato che i vizi e i peccati si dividono specificamente
secondo la loro materia od oggetto, e non secondo altre differenze:
quali, p. es. le distinzioni tra peccati di pensiero, di parola
e d'opera; oppure tra peccati di fragilità, di ignoranza e di malizia.
Infatti è identica la materia sulla quale la virtù opera rettamente, e
di cui i vizi opposti abusano.
Ebbene, dopo aver ridotto tutta la morale alla considerazione
delle virtù, tutte le virtù vanno ancora ridotte al numero di sette:
tre teologali, di cui parleremo subito; e quattro cardinali, di cui tratteremo
in seguito. Delle (cinque) virtù intellettuali una è la prudenza,
che ritroviamo nel numero delle virtù cardinali; l'arte poi esula dalla
morale, che si occupa delle azioni da compiere, essendo l'arte, come
sopra si disse, la retta norma delle cose fattibili; e le altre tre virtù
intellettuali, sapienza, intelletto e scienza, convengono anche nel
nome con alcuni doni dello Spirito Santo; e quindi parleremo di
esse nel trattare dei doni corrispettivi delle varie virtù. Tutte le altre
virtù morali, poi, si riducono in qualche modo alle virtù cardinali,
come sopra abbiamo dimostrato: quindi nel trattare di una virtù cardinale,
esamineremo anche tutte le altre virtù che ad essa in qualsiasi
maniera appartengono, e i rispettivi vizi. E in tal modo
non sarà trascurato nessun elemento della morale.
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