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Questione
99
Il
sacrilegio
Veniamo finalmente a trattare di quei vizi dell'irreligiosità, nei
quali si manca di rispetto alle cose sacre. Primo, parlaremo del sacrilegio;
secondo, della simonia.
Sul primo tema tratteremo quattro argomenti: 1. Che cosa sia il
sacrilegio; 2. Se sia un peccato specificamente distinto; 3 Le specie
del sacrilegio; 4. I castighi del sacrilegio.
ARTICOLO
1
Se il sacrilegio consista nella violazione di una cosa sacra
SEMBRA che il sacrilegio non consista nella violazione di una cosa
sacra. Infatti:
1. Nel Decreto (di Graziano) si legge:
"Commettono sacrilegio
coloro che discutono le decisioni del principe, mettendo in dubbio
che sia degno d'onore colui che egli ha eletto". Eppure qui non si
accenna affatto a cose sacre. Dunque il sacrilegio non implica la
violazione di una cosa sacra.
2. Nel medesimo libro si aggiunge che se uno permette ai Giudei
di esercitare uffici pubblici, "sia scomunicato come sacrilego".
Ma gli uffici pubblici non sembra che rientrino nelle cose sacre.
Perciò non sembra che il sacrilegio implichi la violazione di cose
sacre.
3. La virtù di Dio è superiore alla virtù di un uomo. Ora, le cose
sacre ricevono la santità da Dio. Dunque non possono essere violate
dall'uomo. E quindi il sacrilegio non consiste nella violazione
di una cosa sacra.
IN CONTRARIO: S. Isidoro ha scritto nelle sue Etimologie, che
"sacrilego
si dice di colui che sacra legit, cioè che ruba cose sacre".
RISPONDO: Come risulta dalle spiegazioni già date, una cosa si
dice sacra perché è ordinata al culto divino. Infatti una cosa, come
ha natura di bene perché è ordinata a un fine buono; così diventa
in qualche modo divina, perché è destinata al culto di Dio, e quindi
si deve ad essa un certo rispetto che ridonda su Dio stesso. Ecco
perché tutte le mancanze di rispetto verso le cose sacre costituiscono
un'ingiuria verso Dio, e hanno natura di sacrilegio.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. A detta del Filosofo, il bene comune
del popolo è un qualche cosa di divino. Ecco perché in antico i supremi
moderatori dello stato erano chiamati divini, quali ministri
della divina provvidenza, secondo quelle parole della Sapienza: "Essendo ministri del suo regno, non avete governato
rettamente".
E così, per una certa analogia si usa denominare sacrilegio tutto
ciò che costituisce una mancanza di rispetto verso il principe, come,
p. es., discutere le sue decisioni, e l'obbligo di accettarle.
2. Il popolo cristiano dalla fede e dai sacramenti di Cristo è stato
santificato, come dice S. Paolo: "Ma siete stati lavati, siete stati
santificati". E S. Pietro afferma: "Voi siete stirpe eletta, sacerdozio
regale, gente santa, popolo redento". Perciò quanto costituisce
un'ingiuria per il popolo cristiano, e cioè che siano posti a comandarlo
degli increduli, costituisce una mancanza di rispetto per una
cosa sacra. Quindi è ragionevole parlare di sacrilegio.
3. Violazione qui sta per qualsiasi mancanza di onore, o di rispetto.
"L'onore" però,
come dice il Filosofo, "è presso colui che
onora, non già presso chi è onorato"; perciò la mancanza stessa
di rispetto è in colui che si comporta in maniera irrispettosa, anche
se non fa nessun danno a colui al quale manca di rispetto. Egli
perciò per quanto dipende da lui viola ciò che è sacro, anche se
la cosa non può esser violata.
ARTICOLO
2
Se il sacrilegio sia un peccato specificamente distinto
SEMBRA che il sacrilegio non sia un peccato specificamente distinto.
Infatti:
1. Nel Decreto (di Graziano) si legge:
"Commettono sacrilegio
coloro che agiscono contro la santità della legge per ignoranza, o
che la violano e l'infrangono per negligenza". Ma questo avviene
in qualsiasi peccato: poiché, come dice S. Agostino, "il peccato è
una parola, un atto, o un desiderio contro la legge di Dio". Dunque
il sacrilegio è un peccato generico.
2. Nessun peccato specificamente distinto può abbracciare diversi
generi di peccati. Ora, il sacrilegio abbraccia molti generi di peccati,
e cioè: l'omicidio, se uno uccide un sacerdote; la lussuria
se uno viola una vergine consacrata, oppure una donna qualsiasi
in luogo sacro; il furto, se uno ruba cose sacre. Perciò il sacrilegio
non è un peccato specificamente distinto.
3. Qualsiasi peccato specifico si può riscontrare distinto dagli
altri peccati, come dice il Filosofo a proposito dell'ingiustizia specifica.
Invece il sacrilegio non si riscontra mai distinto da altri peccati,
ma ora è unito al furto, ora all'omicidio (e così via), come
sopra abbiamo già notato. Dunque non è un peccato specifico.
IN CONTRARIO: Il sacrilegio si contrappone a una virtù specificamente
distinta, cioè alla religione, la quale ha il compito di rendere
a Dio e alle cose divine l'onore dovuto. Dunque il sacrilegio è un
peccato specifico.
RISPONDO: Dove si riscontra una speciale deformità, o disordine,
deve sempre esserci uno speciale peccato: poiché la specie in ogni
ordine di cose si desume dalla ragione formale di esse, e non dalla
materia o dal soggetto. Ora, nel sacrilegio si riscontra una speciale
deformità: cioè la violazione di una cosa sacra mediante una mancanza
di rispetto. Esso quindi è un peccato specificamente distinto.
E si contrappone alla religione.
"La porpora" infatti, dice il
Damasceno, "diventando veste del re, ne acquista l'onore e la gloria:
al punto che se uno la strappa, viene punito con la pena di morte", come se avesse agito direttamente contro il re. Parimente,
se uno viola una cosa sacra, per ciò stesso agisce contro l'onore a
Dio dovuto, e quindi pecca di irreligiosità.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Si dice che agiscono contro la santità
della legge coloro che impugnano la legge di Dio: cioè gli eretici
e i bestemmiatori. I quali, col non credere in Dio, incorrono nel
peccato di incredulità, e col pervertire le parole della legge incorrono
il sacrilegio.
2. Niente impedisce che la ragione specifica di un peccato si
estenda e si riscontri in molteplici generi di peccati, in quanto peccati
diversi possono essere ordinati al fine di un unico peccato:
esattamente come avviene in quelle virtù, le quali sono subordinate
a una di esse. Ecco perché con qualsiasi genere di peccati uno agisca
contro l'onore dovuto alle cose sacre, commette formalmente un
sacrilegio, anche se materialmente si tratta di peccati di genere diverso.
3. Talora il sacrilegio si riscontra anche separato da altri peccati,
per il fatto che quella data azione non ha altra deformità all'infuori
della violazione di una cosa sacra: p. es., quando un giudice
strappa da un luogo sacro una persona, che altrove avrebbe
potuto prendere lecitamente.
ARTICOLO
3
Se le varie specie di sacrilegi si distinguano
in base alla distinzione delle cose sacre
SEMBRA che le varie specie di sacrilegi non si distinguano in base
alla distinzione delle cose sacre. Infatti:
1. Una diversità materiale non dà una diversità di specie, se
unica è la ragione formale. Ma nella violazione di qualsiasi cosa
sacra unica e identica è la ragione formale del peccato, e per il
resto non c'è che una diversità materiale. Quest'ultima, dunque
non basta per distinguere varie specie di sacrilegio.
2. Non sembra possibile che alcune cose siano della medesima
specie, e tuttavia differiscano specificamente. Ora, l'omicidio, il
furto e l'accoppiamento illecito sono specie diverse di peccati. Dunque
non possono coincidere in un'unica specie di sacrilegio. E
quindi sembra che le varie specie di sacrilegio si distinguano secondo
le varie specie dei peccati che abbracciano, e non secondo
la diversità delle cose sacre.
3. Tra le cose sacre vengono incluse anche le persone sacre. Perciò
se la violazione di una persona sacra fosse una specie di sacrilegio,
ne seguirebbe che tutti i peccati commessi da una persona
consacrata son sacrilegi: perché qualsiasi peccato viola la persona
che lo commette. Dunque le specie di sacrilegio non si desumono
dalle cose sacre.
IN CONTRARIO: Gli atti e gli abiti si distinguono secondo gli oggetti.
Ma oggetto del sacrilegio, come abbiamo visto sopra, sono le
cose sacre. Dunque le specie del sacrilegio si distinguono secondo
la differenza delle cose sacre.
RISPONDO: Abbiamo già detto che il peccato di sacrilegio consiste
nel mancare di rispetto verso una cosa sacra. Ora, alle cose sacre
il rispetto è dovuto a motivo della loro santità. Perciò secondo i
diversi aspetti che la santità delle cose sacre presenta, bisogna distinguere
le varie specie di sacrilegi: e un sacrilegio è tanto più
grave quanto maggiore è la santità della cosa contro la quale si pecca.
Ora, la santità viene attribuita sia alle persone sacre, cioè dedicate
al culto divino, sia ai luoghi sacri, sia ad altre cose sacre.
Ebbene, la santità del luogo è ordinata alla santità delle persone
che in esso esercitano il culto verso Dio, come si legge nella Scrittura: "Dio non
si è scelto un popolo per il tempio, ma un tempio
per amore di quel popolo". Perciò è più grave il sacrilegio commesso
contro una persona sacra, di quello commesso contro un
luogo sacro. Tuttavia nell'una o nell'altra specie di sacrilegio ci
sono diversi gradi secondo la differenza delle persone e dei luoghi.
Anche la terza specie di
sacrilegio, cioè la violazione delle cose
sacre, presenta gradi diversi, secondo la differenza delle cose sacre.
Tra queste occupano il primo posto i sacramenti che servono a santificare
gli uomini: e il principale dei sacramenti è il sacramento
dell'Eucarestia, il quale contiene Cristo medesimo. E quindi il sacrilegio
commesso contro questo sacramento è il più grave di tutti. - Subito dopo
i sacramenti vengono i vasi sacri, consacrati per
raccogliere i sacramenti; quindi le immagini sacre e le reliquie dei
santi, nelle quali in qualche modo vengono onorate o disonorate
le persone stesse dei santi. Poi vengono gli oggetti decorativi della
chiesa e i paramenti dei ministri del culto. E finalmente i beni,
mobili e immobili destinati al sostentamento dei ministri. Però
chiunque pecca contro una delle cose suddette commette un peccato
di sacrilegio.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La santità che si riscontra in tutte le cose suddette
si presenta sotto aspetti diversi. Perciò la distinzione esistente
tra le cose sacre non è soltanto materiale, bensì formale.
2. Niente impedisce che due cose sotto un certo aspetto appartengano
a una medesima specie, e sotto un altro appartengano a specie
diverse: se Socrate, p. es., è bianco, e Platone è negro, convengono
entrambi nell'animalità, ma differiscono nella specie del colore.
Così è possibile che due peccati differiscano specificamente
per la materia di cui si occupano i loro atti, ma coincidano nell'unica
ragione formale di sacrilegio: picchiare una monaca, p. es., è sacrilegio
come fornicare con essa.
3. Qualsiasi peccato commesso da una persona sacra è materialmente,
e in qualche modo indirettamente, sacrilegio: ecco perché
S. Girolamo afferma, che "le barzellette in bocca a un sacerdote son
sacrilegio, o bestemmia". Formalmente però e propriamente sono
sacrilegi solo quei peccati di una persona sacra che vengono compiuti
direttamente contro la sua consacrazione; nel caso, p. es., che
una vergine consacrata a Dio commetta una fornicazione; e lo
stesso si dica per altri peccati.
ARTICOLO 4
Se la pena del sacrilegio debba essere pecuniaria
SEMBRA che la pena del sacrilegio non debba essere pecuniaria.
Infatti:
1. Non è usanza imporre una pena pecuniaria per un delitto capitale.
Ma il sacrilegio è un delitto capitale: infatti le leggi civili
lo puniscono con la pena di morte. Dunque il sacrilegio non va punito
con una pena pecuniaria.
2. Un medesimo peccato non dev'essere punito due volte, poiché
sta scritto: "La tribolazione non sopravverrà due volte". Ora, la
pena propria del sacrilegio è la scomunica: scomunica maggiore
per le violenze contro persone sacre, e per l'incendio o lo scasso di
una chiesa; scomunica minore per gli altri sacrilegi. Perciò il sacrilegio
non deve essere punito con una multa.
3. L'Apostolo così scriveva ai Tessalonicesi:
"Non abbiamo dato
mai occasioni all'avarizia". Ma esigendo una pena pecuniaria per
la violazione di cose sacre, si può dare occasione di avarizia. Dunque
codesta pena non è conveniente per il sacrilegio.
IN CONTRARIO: Nei Canoni si legge:
"Se uno con insolenza e con
orgoglio strappa a forza uno schiavo fuggitivo dai portici della
chiesa, pagherà novecento soldi". E poche righe più in basso: "Chiunque sarà
riscontrato reo di sacrilegio pagherà trecento libbre
di argento purissimo".
RISPONDO: Nell'infliggere la pena si devono tener presenti due cose.
Primo, la proporzione, affinché la pena sia giusta: si esige,
cioè, che "uno sia punito nelle cose in cui ha peccato", come si
esprime la Sapienza. E sotto quest'aspetto la pena conveniente del
sacrilego, il quale fa ingiuria alle cose sacre, è la scomunica, mediante
la quale viene privato di esse. - Secondo, si deve tener presente
l'utilità: infatti le pene son date come medicine, affinché gli
uomini spaventati da esse desistano dalla colpa. Ora, il sacrilego
che non rispetta le cose sacre non sembra che possa essere distolto
efficacemente dalla colpa con la privazione delle cose sacre, che
egli disprezza. Ecco perché dalle leggi civili viene applicata la pena
di morte; e dalla Chiesa, che non infligge mai la morte corporale,
viene applicata una pena pecuniaria: affinché gli uomini si astengano
dai sacrilegi almeno per le pene temporali.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La Chiesa non infligge la pena di
morte; ma la sostituisce con la scomunica.
2. È necessario infliggere due castighi quando uno non basta per
distogliere dal peccato. Ecco perché è stato necessario aggiungere
alla scomunica una pena temporale, per reprimere coloro che disprezzano
le cose spirituali.
3. Se il danaro venisse estorto senza una causa ragionevole, potrebbe
essere occasione di avarizia. Ma se si esige per correggere
dei colpevoli, la cosa ha un'utilità evidente. Perciò questo non rientra
nelle occasioni di avarizia.
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