Il Santo Rosario
back

Questione 96

Le vane osservanze superstiziose

Ed eccoci a trattare delle vane osservanze superstiziose.
Svolgeremo l'argomento in quattro punti: 1. Delle vane osservanze per l'acquisto della scienza, praticate dall'arte notoria; 2. Delle osservanze ordinate alla trasmutazione di dati corpi; 3. Delle vane osservanze ordinate a congetturare la buona o la cattiva fortuna; 4. Dell'uso di portare appese al collo parole sacre.

ARTICOLO 1

Se sia illecito praticare le osservanze dell'arte notoria

SEMBRA che non sia illecito praticare le osservanze dell'arte notoria. Infatti:
1. Un'azione può essere illecita in due maniere: Primo, per la natura dell'atto, come p. es., l'omicidio o il furto; secondo, per il fatto che esso è ordinato a un fine cattivo, come quando uno fa l'elemosina per vanagloria. Ma le pratiche che si osservano nell'arte notoria non sono illecite nella loro natura; poiché si tratta di certi digiuni e di preghiere a Dio. Inoltre esse sono ordinate a un fine buono, cioè all'acquisto della scienza. Dunque praticare codeste osservanze non è illecito.
2. Si legge in Daniele che ai fanciulli fedeli all'astinenza "Dio diede scienza e cognizione in ogni specie di libro e di sapienza". Ma le osservanze dell'arte notoria si riducono precisamente a determinati digiuni e astinenze. Dunque non è illecito praticare tali osservanze.
3. Richiedere ai demoni la conoscenza del futuro sembra essere peccaminoso, perché essi non possono conoscerlo, essendo ciò proprio di Dio, come abbiamo spiegato. Ma le verità delle scienze i demoni le conoscono: poiché le scienze riguardano cose necessarie e costanti, le quali rientrano nella conoscenza umana, e molto più in quella dei demoni, i quali, come nota S. Agostino, sono più perspicaci. Perciò praticare l'arte notoria non è peccato, anche se questa raggiungesse lo scopo mediante il demonio.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Non si trovi in te chi cerchi di sapere dai morti la verità"; e si tratta di una ricerca che si appoggia sull'aiuto dei demoni. Ora, mediante le osservanze dell'arte notoria la ricerca della verità è fatta ricorrendo a "segni convenzionali prestabiliti d'accordo coi demoni". Dunque non è lecito praticare l'arte notoria.

RISPONDO: L'arte notoria è illecita e inefficace. Illecita perché nell'acquisto della scienza ricorre a dei mezzi che non hanno la capacità di causare la scienza: quali, p. es., la considerazione di determinate figure, la recita di parole sconosciute, e altre cose del genere. Perciò codesta arte non si serve di tali mezzi come di cause, bensì come di segni. Ma certo non sono segni istituiti da Dio, come i sacramenti. Dunque son segni privi di valore: e quindi rientrano nei "segni convenzionali stabiliti e combinati coi demoni". Perciò l'arte notoria, a detta di S. Agostino, "dev'essere ripudiata e fuggita dal cristiano", come le altre "arti illusorie e nocive della superstizione".
Inoltre quest'arte è inefficace per acquistare la scienza. Infatti siccome con essa non si mira ad acquistare la scienza nella maniera connaturale per l'uomo, cioè scoprendo, o imparando da altri, è chiaro che si attende codesto effetto, o da Dio, o dal demonio. Ora, è certo che alcuni ebbero la sapienza e la scienza da Dio per infusione; così avvenne per Salomone, secondo le parole della Scrittura. Anche ai discepoli il Signore fece la promessa: "Io vi darò una bocca e una sapienza, alle quali nessuno dei vostri avversari potrà resistere e contraddire". Ma questo dono non è dato a tutti, né in forza di certe pratiche, bensì ad arbitrio dello Spirito Santo, come insegna S. Paolo: "All'uno dallo Spirito fu data la parola della sapienza, all'altro la parola della scienza secondo lo stesso Spirito... tutti questi effetti li produce l'unico e medesimo Spirito, che distribuisce a ciascuno come vuole".
Al contrario non spetta ai demoni il compito di illuminare l'intelletto, come abbiamo dimostrato nella Prima Parte. Ora, l'acquisto della scienza e della sapienza avviene mediante l'illuminazione dell'intelletto. Perciò nessuno le ha mai acquistate dai demoni. Ecco perché S. Agostino scrive, che "a detta di Porfirio le pratiche teurgiche", in cui intervengono i demoni, "non comunicano all'intelligenza nessuna purificazione che la renda adatta alla visione di Dio, e a penetrare il vero", contenuto in tutti i dati delle scienze. - Tuttavia i demoni, servendosi del linguaggio umano, potrebbero comunicare dei dati scientifici: ma non è questo lo scopo a cui mira l'arte notoria.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Acquistare la scienza è cosa buona: ma acquistarla in modo disonesto non è cosa buona. E appunto questo è l'intento dell'arte notoria.
2. Quei fanciulli praticavano l'astinenza non secondo le vane osservanze dell'arte notoria, ma seguendo le norme della legge divina, per non contaminarsi con i cibi dei gentili. Perciò essi ricevettero da Dio la scienza per il merito dell'obbedienza, conforme alle parole del Salmista: "Ho compreso più dei vecchi, perché io ho cercato i tuoi comandamenti".
3. Domandare ai demoni la conoscenza del futuro è peccato non solo perché essi non lo conoscono, ma anche per il contatto che ciò implica con essi: il che avviene anche nel caso presente.

ARTICOLO 2

Se le pratiche ordinate a trasmutare i corpi, cioè a produrre la guarigione, o cose consimili, siano lecite

SEMBRA che le pratiche ordinate a trasmutare i corpi, cioè a produrre la guarigione, o cose consimili, siano lecite. Infatti:
1. È lecito servirsi delle virtù naturali dei corpi per raggiungere gli effetti corrispondenti. Ora, gli esseri naturali hanno delle virtù occulte di cui l'uomo non può dare una spiegazione: S. Agostino porta, tra gli altri, l'esempio della calamita che attira il ferro. Dunque non è illecito servirsi di codeste cose per trasmutare i corpi.
2. Come sono soggetti agli astri i corpi prodotti dalla natura, così lo sono pure i corpi prodotti dall'arte. Ma dall'influsso degli astri i corpi naturali ricevono delle virtù occulte che ne accompagnano la specie. Quindi anche i corpi elaborati dall'arte, come le immagini, p. es., ricevono dagli astri una virtù occulta per produrre determinati effetti. Perciò non è illecito servirsi di essi, o di altre cose del genere.
3. Anche i demoni, come nota S. Agostino, possono in più modi trasmutare i corpi. Ma la loro capacità viene da Dio. Dunque si può ricorrere lecitamente alla loro capacità per produrre le suddette trasmutazioni.

IN CONTRARIO: S. Agostino afferma che vanno attribuiti alla superstizione "i ritrovati delle arti magiche, gli amuleti, e i rimedi condannati dalla medicina stessa, quali sono gli incantesimi, i segni che chiamano caratteri, e l'uso di appendere, o di contrassegnare determinate cose".

RISPONDO: Nei procedimenti che si usano per produrre effetti corporali si deve considerare, se per natura essi hanno la capacità di causare codesti effetti. Se è così, l'azione non è illecita: poiché è lecito usare le cause naturali per produrre gli effetti corrispondenti. - Se invece essi naturalmente non possono produrre codesti effetti, ne segue che non sono adoperati come cause, ma come simboli. E allora rientrano "nei segni convenzionali combinati coi demoni". Di qui le parole di S. Agostino: "Le attrattive per attirare i demoni, nelle quali servono le creature, prodotte non da loro, ma da Dio, sono diverse secondo la diversità dei demoni, i quali accorrono non come animali attirati dal cibo, ma come spiriti attratti da quei segni che sono conformi ai gusti di ciascuno, e che variano secondo i vari generi di pietre, di erbe, di legni, di animali, di canti e di riti".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Se ci si limita ad usare esseri naturali per produrre effetti che si ritengono proporzionati alle loro capacità naturali, non è cosa né superstiziosa, né illecita. Ma se si aggiungono segni, parole, o altre vane osservanze, le quali non possono avere nessuna efficacia d'ordine naturale, allora l'azione è superstiziosa e illecita.
2. Le virtù naturali dei corpi naturali seguono dalle loro forme sostanziali, che son prodotte dall'influsso degli astri: ecco perché da codesto influsso essi ricevono particolari virtù attive. Invece la forma dei corpi elaborati dall'arte deriva dall'idea dell'artigiano: e poiché, come nota Aristotele, essa non va oltre la composizione, l'ordine e la figura, non può avere la virtù naturale di agire. Ecco perché questi corpi, in quanto prodotti dall'arte, non ricevono nessuna virtù dai corpi celesti, ma solo mediante la loro materia naturale. Perciò è falsa l'opinione di Porfirio, il quale pensava, come riferisce S. Agostino, che "con determinate erbe, pietre, animali, suoni, parole, figure, o con certe rappresentazioni di cose osservate in cielo nei moti degli astri, si possano fabbricare dall'uomo sulla terra degli oggetti capaci di subire i vari influssi delle stelle"; attribuendo così gli effetti delle arti magiche all'influsso dei corpi celesti. Ma, come nota S. Agostino stesso, "tutto questo va attribuito ai demoni, i quali si prendono gioco delle anime loro soggette".
Perciò anche le così dette immagini astronomiche devono la loro efficacia all'intervento diabolico. Ciò è indicato dal fatto che su di esse è necessario incidere dei caratteri, i quali per natura non hanno operazione alcuna: infatti la figura non è mai principio di un'operazione naturale. Però tra le immagini astronomiche e quelle dei negromanti c'è questa differenza, che in queste ultime ci sono invocazioni esplicite e apparizioni del demonio, e quindi rientrano nei patti espressamente stabiliti col diavolo: mentre nelle altre affiorano dai simboli di certe figure, o caratteri, dei patti soltanto taciti.
3. Il dominio della divina maestà, cui sono soggetti anche i demoni, implica che Dio può servirsi di essi come vuole. L'uomo invece non ha ricevuto il dominio sui demoni, per potersene servire come vuole: ma deve avere con essi una guerra dichiarata. Perciò in nessun modo è lecito all'uomo ricorrere all'aiuto dei demoni con accordi taciti o espressi.

ARTICOLO 3

Se le osservanze ordinate a prevedere la buona o la cattiva fortuna siano illecite

SEMBRA che le osservanze ordinate a prevedere la buona o la cattiva fortuna non siano illecite. Infatti:
1. Tra gli altri infortuni umani ci sono anche le infermità. Ora, le infermità son precedute da certi segni, che i medici stessi prendono in considerazione. Dunque prendere in considerazione certi segni premonitori non è illecito.
2. È irragionevole negare quello che quasi tutti sperimentano. Ebbene, quasi tutti sperimentano che certi tempi, o certi luoghi, ascoltare quelle date parole, incontrare quei dati uomini o animali, oppure certi atti maldestri o disordinati contengono presagi di beni o di mali futuri. È lecito quindi badare a codeste cose.
3. Le azioni e gli eventi umani sono disposti dalla divina provvidenza secondo un dato ordine, il quale implica che i fatti precedenti stiano a indicare quelli successivi. Ecco perché le cose capitate ai Padri dell'antico Testamento esprimono simbolicamente quanto si compie in noi, come insegna l'Apostolo. Ma fare attenzione all'ordine che emana dalla divina provvidenza non è illecito. Dunque non è illecito attendere ai presagi di questo genere.

IN CONTRARIO: S. Agostino insegna, che "si riallacciano ai patti col demonio le attenzioni prestate a migliaia di sciocchezze: si osserva così il sussultare di un arto; l'interporsi tra amici che camminano insieme di un sasso, di un cane, o di un ragazzo; l'uso di calcare la soglia quando si passa davanti alla propria casa; di ritornare a letto, se si starnutisce mentre si mettono i calzari; di rientrare in casa se si inciampa nell'uscire; se poi capita che i topi rodano le vesti, si teme più la superstizione di un male futuro di quanto non dispiaccia il danno presente".

RISPONDO: Tutti quelli che badano a codeste cose non le considerano come cause, ma come indizi, o segni di eventi futuri, buoni o cattivi. Ma questi segni non vengono osservati come dati da Dio, essendo stati introdotti non dalla rivelazione divina, ma dalla stupidità umana, con la cooperazione della malizia dei demoni, i quali si sforzano di irretire le anime in codeste stupidaggini. Perciò è evidente che tutte codeste osservanze sono superstizioni e illecite. Pare che esse siano i residui dell'antica idolatria, secondo la quale si attendeva al volo e al canto degli uccelli, e ai giorni fausti ed infausti (derivante in qualche modo dalla divinazione fondata sugli astri, da cui dipende la diversità dei giorni): solo che ora tutte codeste pratiche son fatte senza motivo e senz'arte; e quindi sono ancora più sciocche e superstiziose.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le cause delle malattie si producono in noi, provocando quei segni dei futuri malanni, che i medici possono osservare. Perciò non è cosa illecita, se uno considera i preavvisi degli eventi futuri nelle loro cause: come fa il servo, p. es., il quale teme la frusta osservando l'ira del suo padrone. Lo stesso si potrebbe dire, se uno temesse per un bambino l'azione nociva del malocchio, cui abbiamo accennato nella Prima Parte. Ma non è questo il caso per le osservanze di cui parliamo.
2. Da principio, se furono riscontrati dei fatti veri in codeste pratiche, ciò fu dovuto al caso. In seguito, essendosi gli uomini lasciati irretire da tali osservanze, i fatti capitarono spesso secondo codesti rilievi per inganno del demonio, "affinché gli uomini", come nota S. Agostino, "irretiti in codeste pratiche, diventino più curiosi, e si ingolfino nei lacci molteplici di un errore pericoloso".
3. Nel popolo ebreo, dal quale doveva nascere il Cristo, non solo le parole, ma anche i fatti erano profetici, come insegna S. Agostino. Perciò è lecito considerare codesti fatti per nostra istruzione, trattandosi di segni dati da Dio. Ma non tutte le cose causate dalla divina provvidenza sono ordinate ad essere segni di eventi futuri. Perciò l'argomento non regge.

ARTICOLO 4

Se sia illecito portare appese al collo delle formule sacre

SEMBRA che non sia illecito portare appese al collo delle formule sacre. Infatti:
1. La parola di Dio scritta non ha meno efficacia di quando è pronunziata. Ma per ottenere certi effetti, come la guarigione degli infermi, è lecito pronunziare delle parole sacre, p. es., il Pater Noster, l'Ave Maria, o qualsiasi altra invocazione del nome del Signore, stando alla promessa evangelica: "Nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue, prenderanno in mano i serpenti". Perciò è lecito appendere al collo delle formule sacre per difendersi dalle malattie e da altri malanni.
2. Le parole sacre operano sul corpo umano non meno che su quello dei serpenti e degli altri animali. Ora, ci sono degli incantesimi che sono efficaci per tenere a freno i serpenti, o per addomesticare altri animali, come si arguisce da quel testo dei Salmi: "Come una vipera sorda che si tappa gli orecchi, che non vuol udire la voce degli incantatori e del mago sapiente in incantesimi". Dunque è lecito applicare al corpo formule sacre per sovvenire gli uomini.
3. La parola di Dio non è meno santa delle reliquie dei santi: infatti S. Agostino afferma, che "la parola di Dio non è da meno del corpo di Cristo". Ma portare al collo, o in qualsiasi altro modo le reliquie dei santi, per ottenere la loro protezione, è cosa lecita. Quindi per lo stesso motivo uno può servirsi per la propria tutela delle parole pronunziate o scritte della Sacra Scrittura.

IN CONTRARIO: Il Crisostomo afferma: "Alcuni portano scritti attorno al collo brani del Vangelo. Ma il Vangelo non si legge ogni giorno in chiesa, e non è forse udito da tutti? E se a uno il Vangelo non giova entrando nelle orecchie, come può salvarlo attaccato al collo? Inoltre, dov'è la virtù del Vangelo? nelle figure delle lettere, o nella comprensione del loro significato? Se è nelle figure, fai bene ad attaccarlo al collo. Ma se è nella comprensione, giovano di più nel cuore che appese al collo".

RISPONDO: In tutti gli incantesimi, o formule da portarsi indosso si deve badare a due cose. Primo, al contenuto di ciò che si porta, o che si scrive. Poiché se c'è un accenno all'invocazione dei demoni, si tratta di pratiche evidentemente superstiziose e illecite. - Parimente si deve badare che la formula non contenga parole sconosciute: perché sotto di esse non si nasconda qualche cosa di illecito. Di qui le parole del Crisostomo: "Sull'esempio dei farisei che dilatavano le loro fibbie, ci sono molti i quali adesso disegnano, scrivono e portano nomi ebraici di angeli, che agli ignoranti possono sembrare temibili". - Si deve anche badare che le formule non contengano delle falsità. Poiché allora ogni loro efficacia non sarebbe da attendersi da Dio, il quale non può testificare il falso.
Secondo, si deve badare che in mezzo alle parole sacre non siano intercalate delle cose vane; dei segni, p. es., diversi dal segno della croce. Si badi poi se si ripone fiducia nel modo di scrivere, o di confezionare la formula, o in qualsiasi sciocchezza del genere, che non riguarda l'onore di Dio. Perché questo è da considerarsi superstizione.

Altrimenti è cosa lecita. Infatti nel Decreto si legge: "A nessun cristiano è permesso nel raccogliere erbe medicinali di ricorrere a osservanze o a formule magiche, a meno che non ci si limiti al simbolo della fede, o al Pater Noster: per rendere onore a Dio soltanto, Creatore di tutte le cose".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Anche nell'invocare il nome di Dio e nel proferire parole sacre siamo nel lecito, se si ha di mira soltanto l'onore di Dio: se invece si bada a qualche vana osservanza, la cosa è illecita.
2. Parimente, non c'è niente di illecito nelle formule per incantare i serpenti o altri animali, se si conta soltanto sulle parole sacre e sulla virtù di Dio. Ma per lo più codesti incantesimi implicano delle osservanze illecite, e raggiungono l'effetto con l'aiuto dei demoni: specialmente nel caso dei serpenti, perché il serpente fu il primo strumento usato dal demonio per ingannare l'uomo. Ecco perché la Glossa aggiunge: "Si noti che la Scrittura non intende lodare indiscriminatamente il fatto da cui prende una similitudine, come è evidente nel caso del giudice il quale contro voglia esaudì la vedova che lo supplicava".
3. Lo stesso si dica per l'uso di portare le reliquie. Infatti se si portano confidando in Dio e nei santi, di cui appunto sono reliquie, l'uso non è illecito: se invece si badasse a delle sciocchezze, p. es., alla forma triangolare del reliquiario, o ad altre cose che non sono connesse con l'onore di Dio e dei santi, l'uso sarebbe superstizioso ed illecito.
4. Il Crisostomo intende condannare quest'uso, quando si conta più sulla figura delle parole che sul loro significato.