Il Santo Rosario
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Questione 95

La superstizione divinatoria

Passiamo ora a trattare della superstizione divinatoria.
Svolgeremo questo tema in otto punti: 1. Se la divinazione sia peccato; 2. Se sia tra le specie della superstizione; 3. Le varie specie di divinazione; 4. La divinazione demoniaca; 5. La divinazione astrale; 6. La divinazione fatta mediante i sogni; 7. La divinazione fatta osservando gli uccelli, o con altre pratiche del genere; 8. La divinazione basata sul sortilegio.

ARTICOLO 1

Se la divinazione sia peccato

SEMBRA che la divinazione non sia peccato. Infatti:
1. Divinazione deriva da divino. Ora, le cose divine dicono affinità con la santificazione piuttosto che col peccato. Dunque la divinazione non è peccato.
2. S. Agostino ha scritto: "Chi oserebbe dire che una disciplina è peccaminosa?". E ancora: "In nessun modo oserei dire che una qualsiasi intellezione possa essere cattiva". Ma a detta del Filosofo esistono discipline divinatorie. E inoltre anche la divinazione si presenta come un'intellezione della verità. Perciò la divinazione non è peccato.
3. L'inclinazione naturale non può portarci al male: perché la natura inclina sempre verso cose connaturali. Ma gli uomini sono spinti a indagare il futuro, e cioè alla divinazione, da un'inclinazione naturale. Dunque la divinazione non è peccato.

IN CONTRARIO: Nel Deuteronomio si legge: "Non ci sia tra voi chi consulti i maghi o gli indovini". E i Canoni stabiliscono: "Coloro che ricorreranno alla divinazione subiranno cinque anni di pena, secondo i vari gradi di punizione stabiliti".

RISPONDO: Nel termine divinazione è inclusa l'idea di predizione del futuro. Ora, il futuro noi lo possiamo conoscere in due modi: primo, nelle sue cause; secondo, in se stesso. Ma le cause stanno in tre rapporti con gli eventi futuri. Infatti alcune producono i loro effetti sempre e in maniera necessaria. E codesti effetti futuri si possono in precedenza conoscere, e quindi predire con certezza dalla considerazione delle loro cause: è così che gli astronomi preannunciano con certezza le eclissi future.
Altre cause invece producono i loro effetti non in modo necessario e costante, bensì nella maggior parte dei casi; ma talora non raggiungono l'effetto. Ebbene, mediante codeste cause si possono conoscere gli eventi futuri, ma non con certezza, bensì in maniera congetturale: gli astronomi, p. es., mediante l'osservazione degli astri arrivano a sapere e a predire certe cose relative alla pioggia, o alla siccità, e i medici predicono così la guarigione o la morte.
Ci sono invece alcune cause le quali, considerate in se stesse, sono indifferenti verso effetti contrari: e questo capita specialmente per le facoltà di ordine razionale, le quali, come nota il Filosofo, son capaci di atti opposti. E tali effetti, come pure gli effetti che derivano di rado dalle cause fisiche, non si possono conoscere in precedenza dall'analisi delle loro cause: perché appunto queste non hanno un'inclinazione determinata a codesti effetti. Perciò tali effetti non si possono conoscere in precedenza che osservandoli in se stessi. Ma l'uomo non è in grado di farlo, se non quando essi sono presenti, come quando uno vede Socrate correre o camminare. Invece osservare codesti fatti in se stessi prima che avvengano è proprio solo di Dio, il quale nella sua eternità vede il futuro come il presente, secondo le spiegazioni date nella Prima Parte. Di qui le parole di Isaia: "Annunziate le cose che verranno in futuro, e conosceremo che siete dei". Perciò se uno presume in qualsiasi modo di conoscere e di predire il futuro, senza una rivelazione di Dio, evidentemente usurpa una prerogativa divina. Ecco perché alcuni si dicono indovini, o divini, come spiega S. Isidoro nelle sue Etimologie: "Si denominano indovini, o divini come si dicesse pieni di Dio: infatti essi fingono di essere ripieni della divinità, e con astuzia e con frode predicono alla gente il futuro".
Perciò non si ha divinazione nel preannunziare cose che avvengono per necessità o nella maggior parte dei casi, e che si possono conoscere con la ragione umana. E neppure nel conoscere per rivelazione divina certe cose future del tutto contingenti: perché allora non è l'uomo che divina, che fa cioè una cosa divina, ma piuttosto egli accoglie o riceve qualche cosa di divino. Allora soltanto si parla di divinare, o indovinare, quando uno usurpa ingiustamente la facoltà di predire il futuro. Ora, questo è peccato. Dunque la divinazione è sempre peccato. Ecco perché S. Girolamo afferma, che "la divinazione si prende sempre in senso cattivo".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Divinazione non deriva da una partecipazione ordinata a qualche cosa di divino, bensì da una usurpazione ingiusta, come sopra abbiamo spiegato.
2. Certe discipline mirano a conoscere eventi futuri che avvengono in maniera necessaria e costante. Ma per conoscere eventi futuri di altro genere non ci sono delle vere arti o discipline, bensì arti ingannevoli e vane, inventate dalle industrie del demonio, come afferma S. Agostino.
3. L'uomo ha un'inclinazione naturale a conoscere il futuro con i mezzi umani; non già a conoscerlo con i mezzi disonesti della divinazione.

ARTICOLO 2

Se la divinazione sia una specie di superstizione

SEMBRA che la divinazione non sia una specie di superstizione. Infatti:
1. Un'identica cosa non può essere specie di generi diversi. Ora, la divinazione è una specie di curiosità, come nota S. Agostino. Dunque non è una specie di superstizione.
2. Come la religione è un culto debito, così la superstizione è un culto indebito. Ma la divinazione non rientra nelle pratiche di un culto indebito. Quindi non rientra nella superstizione.

3. La superstizione è l'opposto della religione. Ma nella vera religione non c'è una pratica che corrisponda alla divinazione. Perciò questa non è una specie di superstizione.

IN CONTRARIO: Origene ha scritto: "Nel campo della preveggenza c'è un intervento diabolico, dovuto alle arti di coloro che si son dati ai demoni, le quali si possono ridurre ai sortilegi, agli auguri, o alla consultazione delle tenebre. Ora io non dubito affatto che tutte queste cose avvengano realmente per intervento diabolico". Ma a detta di S. Agostino tutto quello che deriva dal commercio dei diavoli con l'uomo è cosa superstiziosa. Dunque la divinazione è una specie di superstizione.

RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, la superstizione implica un abuso del culto divino. Ora, una cosa può rientrare nel culto divino per due motivi. Primo, perché consiste in un'offerta: e allora abbiamo il sacrificio, l'oblazione, e altre cose del genere. Secondo, perché consiste nel servirsi di qualche cosa di divino: p. es., nel caso sopra descritto del giuramento. Perciò rientrano nella superstizione non soltanto l'offerta idolatrica del sacrificio fatto ai demoni, ma anche il ricorso all'aiuto dei demoni per fare, o per conoscere qualche cosa. Ebbene, qualsiasi divinazione deriva dall'intervento diabolico: o perché i demoni sono espressamente invocati per manifestare il futuro; oppure perché essi intervengono nelle vane ricerche del futuro, per irretire le anime umane nelle vanità, a cui il giusto, a detta del Salmista, "non volge l'occhio, come non bada alle follie menzognere". Ora, si ha una vana ricerca del futuro quando uno tenta di conoscerlo da chi non può apprenderlo. Perciò la divinazione è una specie di superstizione.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La divinazione appartiene alla curiosità quanto allo scopo perseguito, che è la conoscenza del futuro. Ma appartiene alla superstizione per i suoi procedimenti.
2. La divinazione rientra nel culto dei demoni, perché in essa si ricorre a dei patti taciti o espressi col demonio.
3. Nella nuova legge l'anima viene distolta dalla sollecitudine dei beni temporali: perciò nella nuova legge non fu istituita nessuna pratica per conoscere il futuro relativo alle cose temporali. Invece nell'antica legge, che attirava con promesse terrene, c'erano delle consultazioni sul futuro nell'ambito della religione. Si legge infatti in Isaia: "E quando vi diranno: Ricorrete ai negromanti e agli indovini, che mormorano incantesimi", dovete replicare: "Forse che il popolo non ha il suo Dio a cui richiederne per i vivi e per i morti?" - Tuttavia nel nuovo Testamento ci furono alcuni dotati di spirito profetico, i quali predissero molte cose future.

ARTICOLO 3

Se si debbano determinare più specie di divinazione

SEMBRA che non si debbano determinare più specie di divinazione. Infatti:
1. Dove il costitutivo del peccato è unico non sembra che possano esserci più specie di peccati. Ma in qualsiasi divinazione unico è il costitutivo del peccato: cioè il fatto che uno si serve di patti col demonio per conoscere il futuro. Dunque non ci sono specie diverse di divinazione.

2. L'atto umano, come sopra abbiamo visto, riceve la sua specie dal fine. Ora, tutte le divinazioni sono ordinate a un unico fine, cioè alla predizione del futuro. Perciò tutte le divinazioni sono di un'unica specie.
3. Le espressioni, o segni, non bastano a diversificare le specie di un peccato: infatti sia che uno maltratti la fama altrui con le parole, sia che lo faccia con lo scritto o con i gesti, la specie del peccato è sempre la stessa. Ma le varie divinazioni non differiscono se non per i segni da cui si ricava la conoscenza del futuro. Dunque non ci sono diverse specie di divinazione.

IN CONTRARIO: S. Isidoro nelle sue Etimologie enumera diverse specie di divinazione.

RISPONDO: Qualsiasi divinazione, come abbiamo già detto, fa ricorso al consiglio e all'aiuto dei demoni al fine di conoscere il futuro. E questo intervento, o è invocato espressamente; oppure prescindendo dall'invocazione dell'uomo, i demoni stessi pensano a intromettersi nella predizione di cose future che sono ignote all'uomo, ma non ad essi nella maniera indicata da noi nella Prima Parte. Ora, i demoni espressamente invocati usano predire il futuro in molte maniere. Talora infatti si offrono alla vista e all'udito degli uomini per annunziare il futuro con prestigiose apparizioni. E questa specie di divinazione è chiamata prestigio, dal restringimento dell'occhio nella visione. - Talora si presentano nel sonno. E abbiamo la divinazione onirica. - Altre volte si ricorre all'apparizione e alla locuzione dei morti. E questa specie si denomina negromanzia; perché, come spiega S. Isidoro, "necros, in greco significa morto; e mantia, divinazione: poiché dopo certi incantesimi, dove si fa uso del sangue, si vedono dei morti risuscitati, i quali predicono l'avvenire e rispondono alle questioni che loro sono proposte". - Talora invece essi predicono il futuro servendosi di uomini vivi: come avviene negli ossessi. È questa la divinazione delle pitonesse, così denominate, a detta di S. Isidoro, "da Apollo Pitico, che era considerato l'autore degli oracoli". - In altri casi essi predicono il futuro mediante figure o segni che appaiono nelle cose inanimate. Se appaiono in corpi terrestri, come il legno, il ferro o la pietra lavorata, si parla di geomanzia; se appaiono nell'acqua, abbiamo l'idromanzia; se nell'aria, l'aeromanzia; se nel fuoco, la piromanzia; se poi quei segni si riscontrano nelle viscere degli animali immolati sulle are dei demoni, si parla di aruspicio.
A sua volta la divinazione che vien fatta senza l'espressa invocazione del demonio si divide in due generi. Il primo consiste nel prevedere il futuro in base alla disposizione di determinate cose. Se uno tenta di farlo basandosi sulla posizione e sul moto delle stelle, si mette nel numero degli astrologi; i quali sono chiamati anche genetliaci, perché partono dalla considerazione del giorno della nascita. - Se invece si ricorre al moto o al canto degli uccelli, oppure di altri animali; o anche allo starnutire degli uomini o alle reazioni delle loro membra, si ha l'augurio, parola latina che deriva da avium garritus (garrire di uccelli), come auspicio da avium inspectio (osservazione di uccelli), che si riferiscono rispettivamente l'uno alle orecchie, e l'altro agli occhi; perché in queste predizioni si conta specialmente sull'osservazione degli uccelli. - Se invece l'osservazione prende di mira le parole umane pronunziate con altra intenzione, ma che vengono applicate al futuro di cui si vuole la previsione, allora si ha il presagio. E come scrive Valerio Massimo, "l'osservazione dei presagi ha dei legami con la religione. Poiché si crede che non fu per un atto fortuito, ma per divina predisposizione che mentre i Romani deliberavano se dovessero trasferirsi altrove, per caso un centurione gridasse: "Portabandiera, pianta l'insegna: fermiamoci qui"; parole che in quel momento furono prese per un presagio, rinunziando all'idea del trasferimento". - Se poi ci si ferma a osservare certe disposizioni nelle figure di determinati corpi, si hanno altri tipi di divinazione. Poiché la divinazione tratta dalle pieghe della mano si denomina chiromanzia: chiros infatti in greco significa mano. Quella invece tratta dalle figure rilevate nella spatola di certi animali si denomina spatolomanzia.
L'altro genere di divinazioni, fatte senza l'espressa invocazione dei demoni, abbraccia la divinazione che si compie mediante l'osservazione degli indizi forniti seriamente dagli uomini per scoprire cose occulte: sia col prolungare dei punti (il che ci riporta alla geomanzia); sia mediante l'osservazione delle figure riscontrate nel piombo fuso e gettato nell'acqua; sia ricorrendo a delle carte, scritte o non scritte, di cui si considera la scelta che uno ne fa senza conoscerne la collocazione; sia proponendo delle festuche più o meno lunghe, e osservando come uno sceglie; sia gettando i dadi per vedere quanti punti uno fa; sia considerando le parole che capitano nell'aprire un libro. Tutte queste pratiche si denominano sortilegi.
Perciò è evidente che vi sono tre generi di divinazione. Il primo è quello che ricorre all'aperta invocazione dei demoni: e questo appartiene ai negromanti. Il secondo si limita all'osservazione delle disposizioni e del comportamento di cose esterne: e questo è il dominio degli auguri. Il terzo consiste nel fare noi stessi qualche cosa per conoscere cose occulte: e allora abbiamo i sortilegi. Ma ciascuno di questi generi abbraccia molte specie, come risulta da quanto abbiamo detto.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. In tutte queste pratiche identico è il costitutivo generico del peccato, ma non è identico quello specifico. Infatti è molto più grave invocare i demoni che compiere delle pratiche adatte per qualche intervento diabolico.
2. La conoscenza del futuro o delle cose occulte è il fine ultimo, dal quale deriva la nozione generica di divinazione. Ma le varie specie si distinguono secondo il proprio oggetto, o materia: e cioè in quanto codesta conoscenza dipende da cose diverse.
3. Le cose di cui si servono gli indovini non sono considerate da essi come segni che esprimono quello che già conoscono, come avviene nella maldicenza; ma come fonti o principi di cognizione. Ora, è noto che una diversità di principi dà una diversità di specie, anche nelle scienze dimostrative.

ARTICOLO 4

Se la divinazione fatta con l'invocazione dei demoni sia illecita

SEMBRA che la divinazione fatta con l'invocazione dei demoni non sia illecita. Infatti:
1. Cristo che, a detta di S. Pietro, è "colui che non commise peccato" certo non commise niente d'illecito. Eppure il Signore chiese al demonio: "Come ti chiami?". E quegli rispose: "Legione; perché siamo in molti". Dunque è lecito interrogare i demoni sulle cose occulte.
2. Le anime dei santi non possono gradire interrogazioni illecite. Ora, Samuele apparve a Saul che chiedeva l'esito della battaglia a una pitonessa e gli predisse il futuro, come si legge nel Libro dei Re. Quindi la divinazione fatta interpellando i demoni non è illecita.
3. È lecito chiedere a chi la conosce una verità che è utile a sapersi. Ma spesso sono utili a sapersi cose occulte che si possono conoscere dai demoni: p. es., quando si tratta di scoprire un ladro. Perciò la divinazione fatta con l'invocazione dei demoni non è illecita.

IN CONTRARIO: Nel Deuteronomio si legge: "Non si trovi in te chi interroghi gli stregoni o consulti le pitonesse".

RISPONDO: Tutte le divinazioni fatte con l'invocazione del demonio sono illecite, per due motivi. Primo, per l'origine di codeste divinazioni, che consiste in un patto stabilito col demonio col fatto stesso della sua invocazione. E questo è assolutamente illecito. Ai trasgressori perciò si applicano quelle parole di Isaia: "Avete detto: Abbiamo fatto un patto con la morte e una convenzione con l'inferno". Sarebbe poi anche più grave, se uno offrisse sacrifici in onore del demonio invocato.
Secondo, per le conseguenze che ne derivano. Infatti il demonio, il quale mira alla perdizione degli uomini, anche se in codesti responsi dice qualche cosa di vero, tende ad abituare gli uomini a credere in lui: e così mira a condurre a cose che sono dannose per la salvezza. Ecco perché S. Atanasio, su quel passo evangelico, "Sgridandolo gli disse: Taci", fa queste riflessioni: "Sebbene il demonio dicesse il vero, tuttavia Cristo gli proibì di parlare, perché con la verità egli non promulgasse la propria iniquità. E per abituare noi a non curarci dei demoni, anche se sembrano dire la verità: infatti è peccato farsi istruire dal demonio, quando è sempre pronta per noi la Sacra Scrittura".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come spiega S. Beda, "Il Signore non chiese perché non sapeva; ma perché confessando il paziente la peste che sopportava, rilucesse maggiormente la virtù di chi voleva curarla". Del resto una cosa è interrogare un demonio che spontaneamente si presenta, il che talora può esser lecito per l'utilità che altri ne traggono, specialmente quando si può costringere per virtù divina a dire la verità, e altro è invocarlo per ottenere da lui la conoscenza di cose occulte.
2. Come scrive S. Agostino, "non è assurdo credere che sia stato permesso per una disposizione (divina), e non in virtù delle arti o delle potenze magiche, ma di occulti procedimenti, ignoti alla pitonessa e a Saul, che apparisse alla vista del re lo spirito di quel giusto, per intimargli la condanna divina". Oppure, non fu veramente evocato dal suo riposo lo spirito di Samuele, ma un fantasma e un'illusione immaginaria, prodotta dalle macchinazioni del diavolo, e che la Scrittura denomina Samuele, come si è soliti denominare coi nomi rispettivi le immagini delle cose.
3. Nessun vantaggio temporale può reggere il confronto col pericolo che minaccia la salvezza spirituale, per l'invocazione che si fa del demonio nelle ricerche di cose occulte.

ARTICOLO 5

Se la divinazione fondata sull'astrologia sia illecita

SEMBRA che la divinazione che si fonda sull'astrologia non sia illecita. Infatti:
1. È cosa lecita predire gli effetti dall'osservazione delle loro cause: i medici, p. es., dall'andamento della malattia predicono così la morte. Ma i corpi celesti sono le cause di quanto avviene in questo mondo, come lo stesso Dionigi insegna. Dunque la divinazione che si fonda sull'astrologia non è illecita.
2. La scienza umana deriva dall'esperienza, come dimostra il Filosofo. Ma alcuni riscontrarono con molte esperienze che certe cose future si possono conoscere dall'osservazione degli astri. Perciò non è illecito praticare queste divinazioni.
3. Si dice che la divinazione è illecita perché si fonda su un accordo col demonio. Ma nella divinazione fatta mediante gli astri questo è escluso, limitandosi essa a considerare la disposizione di certe creature. Quindi questo tipo di divinazione non è illecito.

IN CONTRARIO: S. Agostino racconta: "Non cessavo di consultare quel genere d'impostori, che chiamano astrologi; perché costoro non facevano in certo modo uso di nessun sacrificio, né indirizzavano preghiere a spirito veruno per indovinare. Il che, tuttavia, la vera e cristiana pietà logicamente respinge e condanna".

RISPONDO: Come sopra abbiamo notato, nella divinazione che deriva da opinioni false e menzognere si intromette l'operazione del demonio, per irretire le anime nella menzogna e nell'errore. Ora, uno accetta opinioni false e menzognere, se pretende di conoscere dall'osservazione degli astri cose future che in tal modo non si possono prevedere. Perciò bisogna stabilire quali siano le cose future che è possibile prevedere dall'osservazione dei corpi celesti. Ora è evidente che è possibile prevedere così certi fenomeni che avvengono per necessità causale: gli astronomi, p. es., prevedono in questo modo le eclissi future. Però sulla previsione del futuro dall'osservazione degli astri molte sono state le opinioni. Infatti ci furono alcuni i quali dissero che le stelle non producono ma piuttosto significano, o indicano gli eventi previsti dall'osservazione di esse. - Ma questa tesi è insostenibile. Perché un segno materiale, o è effetto di ciò che indica, come il fumo indica il fuoco dal quale è prodotto; oppure deriva con esso da una medesima causa, cosicché mentre indica la causa indirettamente indica pure l'effetto: così l'arcobaleno talora indica il sereno perché la causa di esso è la causa stessa della serenità. Ora, non si può dire che la posizione e i moti dei corpi celesti siano effetti degli eventi futuri. E neppure si possono ricollegare a una causa superiore comune di ordine materiale. Possono però risalire a quell'unica causa comune che è la provvidenza divina: ma quest'ultima dispone i moti e la posizione degli eventi futuri contingenti. Perché gli astri sono disposti con criteri di necessità, dovendo comportarsi sempre allo stesso modo, i futuri contingenti seguono criteri di contingenza, in modo da capitare in diverse maniere.
Perciò, dall'osservazione degli astri, non è possibile desumere altra previsione degli eventi futuri, all'infuori di quella che consiste nel prevedere gli effetti dalle loro cause. Ma alla causalità dei corpi celesti sfuggono due serie di effetti. Primo, tutti i fatti che avvengono per accidens, sia negli avvenimenti umani, che nei fenomeni naturali. Poiché, come spiega Aristotele, ciò che è per accidens non ha causa: specialmente se s'intende una causa naturale, qual è appunto la virtù dei corpi celesti. Infatti ciò che avviene per accidens propriamente non ha né entità né unità: che mentre cade una pietra, p. es., capiti un terremoto; oppure che un uomo nello scavare un sepolcro trovi un tesoro; e altre cose del genere sono fatti che non hanno connessione o unità, ma di suo rimangono cose sconnesse e molteplici. Invece la natura termina sempre a un'unità: come parte da un principio unitario che è la forma dell'essere flsico che agisce.
Secondo, alla causalità dei corpi celesti sfuggono gli atti del libero arbitrio, che è "facoltà della volontà e della ragione". Infatti l'intelletto, o ragione, non è corpo, né atto di organo corporeo, e quindi neppure è tale la volontà, che è insita nella ragione, come il Filosofo dichiara. Ora, nessun corpo può agire su una realtà incorporea. Perciò è impossibile che i corpi celesti direttamente agiscano sull'intelletto e sulla volontà: ciò infatti equivarrebbe a negare la differenza tra l'intelletto e i sensi; cosa che Aristotele rimprovera a coloro i quali affermavano che "tale è negli uomini il volere, quale ogni giorno lo dà il Padre degli uomini e degli dei", cioè il sole, o il cielo. Dunque i corpi celesti non possono essere la causa diretta degli atti del libero arbitrio. - Tuttavia essi possono inclinare ad agire in dato senso come predisposizioni: perché influiscono sul corpo umano, e quindi sulle facoltà sensitive, che, attuandosi in organi corporei, influiscono come inclinazioni sugli atti umani. Siccome però le potenze sensitive ubbidiscono alla ragione, come il Filosofo insegna, questa inclinazione non impone nessuna necessità al libero arbitrio, ma l'uomo può agire contro l'inclinazione dei corpi celesti.
Se uno quindi si serve dell'osservazione degli astri per prevedere il futuro casuale e fortuito, oppure per predire con certezza gli avvenimenti umani, ciò si deve a un'opinione falsa e menzognera. E allora interviene l'opera del demonio. Perciò tale divinazione è superstiziosa e illecita. - Se uno invece si serve dell'osservazione degli astri per prevedere fenomeni che son causati dai corpi celesti, quali la siccità, la pioggia, e simili, allora la sua divinazione non è né illecita né superstiziosa.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È così risolta anche la prima difficoltà.
2. Il fatto che gli astrologi spesso predicono il vero si può spiegare in due modi. Primo, perché la massa degli uomini segue le passioni corporali, e quindi i loro atti per lo più seguono l'inclinazione dei corpi celesti: mentre son pochi, e cioè i savi soltanto, che pensano a governare con la ragione codeste inclinazioni. Ecco perché gli astrologi in molti casi predicono il vero: e specialmente a proposito degli avvenimenti pubblici, che dipendono dalla massa.
Secondo, con l'intervento diabolico. Afferma infatti S. Agostino: "Bisogna riconoscere che quando gli astrologi dicono il vero, ciò avviene sotto una ispirazione occultissima, che le anime umane subiscono senza saperlo. E siccome ciò avviene allo scopo d'ingannare gli uomini, è opera di spiriti immondi e seduttori, ai quali è permesso di conoscere alcuni dati veri sulle cose temporali". E quindi conclude: "Per questo il buon cristiano deve guardarsi dagli astrologi e da tutti coloro che da empi esercitano l'arte divinatoria, specialmente se predicono il vero: affinché la sua anima non venga irretita da essi mediante il commercio con i demoni, in un'intesa con questi".
3. È così risolta anche la terza difficoltà.

ARTICOLO 6

Se la divinazione fondata sui sogni sia illecita

SEMBRA che la divinazione fondata sui sogni non sia illecita. Infatti:
1. Servirsi dell'insegnamento di Dio non può essere illecito. Ora, nel sogno gli uomini sono istruiti da Dio; poiché sta scritto: "Per mezzo del sogno nella visione notturna, quando il sopore si riversa sugli uomini ed essi dormono nel giaciglio, allora egli", Dio, "apre le orecchie degli uomini, e li erudisce istruendoli nella disciplina". Perciò servirsi della divinizione che si fonda sui sogni non è cosa illecita.
2. Chi interpreta i sogni si serve propriamente della divinazione onirica. Ma nella Scrittura si legge che alcuni santi personaggi hanno interpretato i sogni: Giuseppe, p. es., spiegò i sogni del coppiere e del panettiere del faraone, nonché i sogni dello stesso faraone; Daniele poi spiegò il sogno del re di Babilonia. Dunque la divinazione basata sui sogni non è illecita.
3. È irragionevole negare quello che comunemente è sperimentato dagli uomini. Ma tutti sperimentano che i sogni hanno un riferimento a cose future. Dunque è vano negare che i sogni hanno un valore divinatorio. E quindi è lecito attendere ad essi.

IN CONTRARIO: Nel Deuteronomio si legge: "Non si trovi in te chi attenda ai sogni".

RISPONDO: Come abbiamo già notato, la divinazione fondata su false opinioni è superstiziosa e illecita. Perciò bisogna considerare quello che c'è di vero nella previsione del futuro mediante i sogni. Ebbene, talora i sogni son causa degli eventi futuri: quando uno, p. es., preoccupato di quello che ha visto nel sogno, si lascia indurre a fare o a evitare una cosa. - Invece altre volte essi sono indizi di eventi futuri, perché risalgono a una causa comune ai sogni e agli eventi futuri. E in base a questo si fanno nei sogni molte previsioni del futuro. Quindi bisogna considerare quale sia la causa dei sogni; se possa essere causa degli eventi futuri; oppure se da questa si possa ricavare la conoscenza di essi.
Si deve dunque ricordare che la causa dei sogni può essere interna ed esterna. Quella interna poi è di due specie. L'una di ordine psicologico: e sta nel fatto che nella fantasia del dormiente si riproducono le fantasie relative alle cose di cui si era occupato a lungo il suo pensiero e il suo sentimento durante la veglia. E questa origine o causa dei sogni non può essere causa degli eventi futuri. Perciò tali sogni sono del tutto accidentali rispetto al futuro: e se talora c'è una coincidenza, essa è del tutto casuale. - L'altra causa interna dei sogni è d'origine fisiologico. Infatti dall'interna disposizione del corpo nascono nella fantasia delle disposizioni corrispondenti: un uomo, p. es., nel quale predominano gli umori freddi, nel sogno immagina d'essere nell'acqua o nella neve. Per questo i medici raccomandano di badare ai sogni per conoscere le disposizioni interne. - Anche la causa esterna dei sogni è di due specie: corporale e spirituale. Corporale, in quanto l'immaginazione del dormiente viene alterata, o dall'aria circostante, o dall'influsso dei corpi celesti, in modo che in lui appaiano delle fantasie conformi alle disposizioni di codesti corpi. - Invece la causa spirituale talora proviene da Dio, il quale rivela alcune cose agli uomini nel sogno per il ministero degli angeli, secondo le parole della Scrittura: "Se vi sarà tra voi un profeta del Signore, io gli apparirò in visione o gli parlerò in sogno". Al contrario talora proviene dall'intervento dei demoni l'apparizione di certe fantasie nei dormienti, mediante le quali in certi casi rivelano il futuro a coloro che hanno con essi dei patti o commerci illeciti.
Perciò dobbiamo concludere che se uno si serve dei sogni per prevedere il futuro, in quanto i sogni derivano da una rivelazione divina, oppure da cause naturali intrinseche o estrinseche, nei limiti cui esse si possono estendere, allora la divinazione o predizione non è illecità. Ma se codesta divinazione è causata da rivelazioni fatte dai demoni, con i quali si hanno dei patti espliciti, perché invocati per questo scopo, oppure impliciti, perché la divinazione in parola si estende oltre i limiti a cui può estendersi, allora essa è illecita e superstiziosa.
Sono così risolte anche le difficoltà.

ARTICOLO 7

Se la divinazione, fondata sugli auguri, sui presagi e su altre osservazioni del genere relative alle cose esterne, sia illecita

SEMBRA che la divinazione che si fonda sugli auguri, sui presagi e su altre osservazioni del genere relative alle cose esterne non sia illecita. Infatti:
1. Se fosse illecita i santi non l'avrebbero praticata. Invece si legge del Patriarca Giuseppe che praticava gli auguri; così infatti egli fece dire al suo maestro di casa: "La coppa che avete rubato è quella nella quale beve il mio Signore, e con la quale è solito fare gli auguri". E poco dopo egli stesso disse ai suoi fratelli: "Non sapete che non v'è alcuno pari a me nell'arte di trarre gli auguri?". Dunque non è illecito praticare questa divinazione.
2. Gli uccelli conoscono per natura certe cose future relative al tempo, secondo quel testo di Geremia: "Il nibbio conosce il suo tempo; la tortorella, la rondine e la cicogna osservano la stagione della loro venuta". Ma la conoscenza naturale è infallibile, e viene da Dio. Quindi servirsi della conoscenza degli uccelli per prevedere il futuro, ossia per trarre auguri, non è illecito.
3. Gedeone è nel numero dei Santi, come risulta dalla Lettera agli Ebrei. Ebbene, Gedeone fece uso di presagi con l'ascoltare il racconto e l'interpretazione di un sogno, come si legge nella Scrittura. E qualche cosa di simile fece Eliezer, servo di Abramo. Dunque tale divinazione non è illecita.

IN CONTRARIO: Nel Deuteronomio si legge: "Non si trovi in te chi presti attenzione agli auguri".

RISPONDO: È cosa evidente che il moto o il canto degli uccelli, come qualunque altra disposizione del genere osservata nelle cose esterne, non può essere causa degli eventi futuri: perciò non è possibile conoscere il futuro da codeste cose come da altrettante cause. Quindi è certo che se da esse si viene a conoscere il futuro, dipenda da questo, che esse sono effetto di cause, le quali possono produrre o prevedere quegli eventi.
Ora, la causa del comportamento degli animali bruti è un certo istinto dal quale sono mossi come fisicamente: essi infatti non hanno il dominio dei propri atti. Ora, codesto istinto può derivare da due cause diverse. Primo, da una causa fisiologica. Poiché, non avendo gli animali bruti che l'anima sensitiva, le cui potenze si attuano in altrettanti organi corporei, subiscono intimamente le disposizioni dei corpi in cui si trovano, e in primo luogo di quelli celesti. Niente impedisce, quindi, che certe loro operazioni siano indizi di cose future, in quanto si adeguano alle disposizioni dei corpi celesti e dell'aria che li avvolge, dalle quali quegli eventi futuri derivano. - Qui però si deve badare a due cose. Primo, che codeste operazioni non si estendano che a prevedere il futuro dipendente dal moto dei corpi celesti, come sopra abbiamo detto. Secondo, che si estendano solo a cose che in qualche modo possono interessare codesti animali. Questi infatti ricevono dai corpi celesti una certa conoscenza naturale e un'istintiva direzione nelle cose che son necessarie alla loro vita, come le variazioni dovute alla pioggia, ai venti e ad altri fenomeni del genere.
Secondo, l'istinto suddetto può essere prodotto da una causa spirituale. Cioè da Dio: come nel caso della colomba che discese sul Cristo, del corvo che portò il cibo ad Elia, e del pesce che divorò ed espulse Giona. Oppure dai demoni, i quali si servono di queste operazioni degli animali bruti, per irretire le anime con opinioni menzognere.
Lo stesso si dica di tutte le altre pratiche di questo genere, eccettuati i presagi. Perché le parole umane, che vengono considerate come presagi, non sottostanno alle disposizioni degli astri. Tuttavia esse sono disposte dalla divina provvidenza; e in certi casi da interventi diabolici.
Si deve perciò concludere che qualsiasi predizione o divinazione di questo genere, se pretende di estendersi oltre i limiti possibili secondo l'ordine della natura, o della divina provvidenza, è superstiziosa e illecita.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Secondo S. Agostino, Giuseppe disse per gioco che non c'era nessuno pari a lui nell'arte di trarre gli auguri, riferendosi forse a quello che il volgo pensava di lui. E in tal senso parlò anche il suo maestro di casa.
2. Quel testo parla della conoscenza che hanno gli uccelli rispetto ai fenomeni che li riguardano. L'osservare le loro voci e i loro moti, per conoscere codesti fenomeni, è cosa lecita: come quando dal fatto che le cornacchie gracchiano, si predice la pioggia imminente.
3. Gedeone prestò attenzione al racconto e alla spiegazione di quel sogno, e prese questo come un presagio, nel senso che ciò era preordinato dalla divina provvidenza a suo ammaestramento. - Parimente Eliezer attese alle parole della fanciulla dopo aver pregato Dio.

ARTICOLO 8

Se il sortilegio sia una divinazione illecita

SEMBRA che il sortilegio non sia una divinazione illecita. Infatti:
1. Commentando quel testo dei Salmi: "Nelle tue mani son le mie sorti", S. Agostino afferma: "La sorte non è niente di male, ma un indizio che nel dubbio indica la volontà di Dio".
2. Non sono illecite le cose che, stando alla Scrittura, furono praticate dai santi. Ora, si riscontra che i santi, sia nel vecchio che nel nuovo Testamento, fecero ricorso alle sorti. Infatti di Giosuè si legge che per comando di Dio punì Acar il quale aveva sottratto alcune cose all'anatema, rimettendone il giudizio alla sorte. Di Saul si legge che mediante le sorti scoprì che a mangiare il miele era stato Gionata suo figlio. Inoltre Giona fu preso a sorte, mentre fuggiva dalla faccia del Signore, e gettato in mare. Nel Vangelo poi si legge che Zaccaria "uscì a sorte per offrire l'incenso". E finalmente S. Mattia fu dagli Apostoli eletto all'apostolato mediante la sorte, come si legge negli Atti. Perciò la divinazione che si basa sul sorteggio non è illecita.
3. Il duello, cioè il combattimento privato, detto monomachia, e i giudizi del fuoco e dell'acqua, denominati ordalie, si riducono a dei sorteggi: poiché con essi s'indagano le cose occulte. Ma codeste pratiche non pare che siano illecite: perché anche David ebbe un duello col (gigante) filisteo. Dunque la divinazione basata sulle sorti non è illecita.

IN CONTRARIO: Nel Decreto si legge "Le sorti con le quali nei vostri affari decidete ogni cosa, e che i Padri hanno condannato, altro non sono che divinazioni e malefici. Perciò vogliamo che esse siano condannate, e che non siano più nominate tra noi cristiani: e perché non siano praticate le proibiamo sotto pena di scomunica".

RISPONDO: Come sopra abbiamo visto, si ha la sorte e il sortilegio quando si compie un atto, per arguire dall'osservazione del suo risultato qualche cosa di occulto. E se da questo giudizio delle sorti si vuol sapere a chi si deve assegnare qualche cosa, cioè beni materiali, onori, dignità, castighi o altro, abbiamo la sorte divisoria. Se invece si vuol sapere il da farsi, abbiamo la sorte consultoria. Se invece si vuol conoscere il futuro, si ha la sorte divinatoria.
Ora, gli atti umani richiesti per le sorti e i loro risultati non sono soggetti alle disposizioni degli astri. Perciò se uno ricorre alle sorti pensando che gli atti umani richiesti dipendono nei loro effetti dalle disposizioni degli astri, la sua è un'opinione stolta e falsa, e quindi aperta all'intervento diabolico. Perciò tale divinazione è superstiziosa e illecita.
Eliminata la causalità dei corpi celesti, il risultato degli atti compiuti per il sortilegio necessariamente va affidato alla fortuna, o a una causa spirituale. Se ci si affida alla fortuna, e questo può andar bene solo nella sorte divisoria, l'azione sembra che non presenti altro vizio che quello di una certa leggerezza: così fanno alcuni, i quali, non riuscendo a dividere d'accordo una cosa, decidono di affidare la divisione al sorteggio, quasi lasciando decidere al caso la parte che ciascuno deve prendere. Se invece il giudizio del sorteggio si attende da una causa spirituale, in certi casi c'è chi l'attende dai demoni: così si legge in Ezechiele che "il re di Babilonia si fermò al bivio in capo alle due vie rimescolando le frecce; interrogò gli idoli, consultò le viscere (delle vittime)". Ebbene, questi sortilegi sono illeciti, e son proibiti dai canoni.
Altre volte invece il giudizio si attende da Dio, secondo le parole dei Proverbi: "Nel grembo si gettano le sorti, ma dal Signore sono regolate". E tali sorteggi, come afferma S. Agostino, non sono riprovevoli. Tuttavia anche in questi casi in quattro modi può insinuarsi la colpa. Primo, se si ricorre alle sorti senza necessità: poiché questo si riduce a tentare Dio. Di qui le parole di S. Ambrogio: "Chi viene eletto a sorte sfugge al giudizio umano". - Secondo, in caso di necessità se uno ricorre al sortilegio senza la debita riverenza. Di qui le parole di S. Beda: "Se qualcuno stretto dalla necessità pensa di ricorrere a Dio mediante le sorti, sull'esempio degli Apostoli, osservino che gli Apostoli fecero questo solo dopo aver radunato l'assemblea dei fratelli, e dopo aver pregato Dio". - Terzo, se i responsi divini vengono adoperati per gli interessi terreni. Infatti S. Agostino ha scritto: "Quanto a coloro che traggono le sorti dalle pagine del Vangelo, sebbene sia preferibile far questo che consultare i demoni, tuttavia a me dispiace questa consuetudine di volgere i divini oracoli agli interessi terreni, e alle vanità della vita presente". - Quarto, se si ricorre al sorteggio nelle elezioni ecclesiastiche, le quali devono esser fatte sotto l'ispirazione dello Spirito Santo. S. Beda infatti nota che "Mattia, ordinato prima della Pentecoste, fu scelto a sorte", perché ancora nella Chiesa non era stata infusa la pienezza dello Spirito Santo; "dopo invece i sette diaconi furono chiamati all'ordinazione non a sorte, ma mediante la scelta dei discepoli". Diverso è il caso delle cariche civili, ordinate a disporre dei beni terreni: nell'assegnazione di esse spesso gli uomini ricorrono alle sorti, come nella spartizione dei beni temporali.
Ma in casi di necessità urgente è lecito chiedere mediante le sorti, con la debita riverenza, il giudizio di Dio. Ecco le parole di S. Agostino: "Se in tempo di persecuzione i ministri di Dio discutono chi di essi debba o no rimanere, e chi fuggire per evitare che la Chiesa rimanga abbandonata, o dalla fuga, o dalla morte di tutti, se non si può finire diversamente la discussione, mi pare che si debba ricorrere al sorteggio, per stabilire chi deve fuggire e chi rimanere". E altrove egli dice: "Se tu hai del superfluo da dare a chi non ha, e ti trovi nell'impossibilità di dare a due persone, nel caso che si presentino due individui, egualmente indigenti ed egualmente legati a te da qualche legame, non potresti far niente di più giusto che tirare a sorte la persona da beneficare con l'offerta che non puoi dare a entrambe".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1, 2. Sono così risolte anche la prima e la seconda difficoltà.
3. Il giudizio del ferro rovente, o dell'acqua bollente viene ordinato nell'investigare sul peccato occulto di una persona, considerando il risultato di atti compiuti da chi tenta la sorte, e in questo somiglia al sortilegio: tuttavia per il fatto che qui si attende un effetto miracoloso da Dio, si va oltre i comuni termini del sortilegio. Perciò questo giudizio è reso illecito sia perché è ordinato a giudicare cose occulte, riservate al giudizio di Dio, sia perché codesto giudizio non è sanzionato dall'autorità divina. Di qui la precisazione del Papa Stefano V: "I sacri canoni non ammettono che si possa strappare a nessuno la confessione ricorrendo alla prova del ferro rovente, o dell'acqua bollente: e quello che non è sancito dall'insegnamento dei Santi Padri non si deve pretendere con superstiziose innovazioni. Infatti a noi è concesso di giudicare i delitti confessati spontaneamente, o quelli accertati da testimoni sicuri, senza distogliere lo sguardo dal timor di Dio. I peccati occulti o sconosciuti invece bisogna lasciarli a colui che "solo conosce il cuore dei figli degli uomini"". - Lo stesso vale per la legge del duello: con la sola differenza che qui ci si avvicina di più al concetto ordinario del sorteggio in quanto non ci si aspetta un effetto miracoloso; a meno che i duellanti non siano troppo sproporzionati per forza e per abilità.