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Questione
94
L'idolatria
Eccoci a trattare dell'idolatria.
Su questo tema parleremo di quattro argomenti: 1. Se l'idolatria
sia una specie di superstizione; 2. Se sia peccato; 3. Se sia il più
grave dei peccati; 4. Le cause di questo peccato. - Sui rapporti
che si possono avere con gli idolatri abbiamo già parlato sopra a
proposito dell'incredulità.
ARTICOLO
1
Se sia giusto elencare l'idolatria tra le specie della superstizione
SEMBRA che non sia giusto elencare l'idolatria tra le specie della
superstizione. Infatti:
1. Come sono increduli gli eretici, lo sono pure gli idolatri. Ma
l'eresia è tra le specie dell'incredulità, come sopra abbiamo spiegato.
Dunque anche l'idolatria: la quale perciò non va elencata
tra le specie della superstizione.
2. La latria rientra nella virtù di religione che è il contrario
della superstizione. Ma nel termine ido-latria il valore di latria
sembra del tutto simile alla latria che si identifica con la virtù di
religione: infatti come il desiderio della beatitudine falsa e vera è
indicato con uno stesso termine, così il culto dei falsi dei, che è denominato
idolatria, viene indicato univocamente col termine latria,
sinonimo di religione, come il culto del vero Dio. Dunque l'idolatria
non è una specie di superstizione.
3. Ciò che è nulla non può essere specie di un dato genere. Ma
l'idolatria è nulla. Infatti l'Apostolo ha scritto: "Noi sappiamo che
l'idolo è un nulla nel mondo"; e ancora: "Che dico io dunque?
che l'immolato agli idoli è qualche cosa? o che è qualche cosa l'idolo?" supponendo così una risposta negativa. Ora, immolare agli idoli è proprio dell'idolatria. Quindi l'idolatria, non essendo
nulla, non può essere una specie di superstizione.
4. È proprio della superstizione prestare il culto divino a chi non
si deve. Ma il culto divino come non è dovuto agli idoli, non è dovuto
neppure alle altre creature: perciò S. Paolo rimprovera alcuni
di questo, che "resero un culto e si sottomisero alla creatura
invece che al Creatore". Perciò non è giusto denominare idolatria
questa specie di superstizione, ma si doveva piuttosto denominare
latria della creatura.
IN CONTRARIO: Gli Atti degli Apostoli raccontano che
"Paolo, mentre
aspettava in Atene, si sentiva indignato nell'anima a vedere la
città dedita all'idolatria"; e poco oltre riportano il suo discorso:
"Ateniesi, io vi trovo oltremodo superstiziosi". Dunque l'idolatria
è una forma di superstizione.
RISPONDO: Come abbiamo già notato, è proprio della superstizione
eccedere la giusta misura nel culto divino. E questo si fa specialmente
quando il culto viene prestato a chi non si deve prestare.
Ma esso è dovuto all'unico Dio sommo e increato, come abbiamo
detto sopra parlando della religione. Perciò è cosa superstiziosa
prestare il culto divino a qualsiasi creatura.
Ora, il culto divino, come veniva prestato alle creature materiali
e sensibili con segni sensibili, e cioè con sacrifici, giochi ed
altre cose del genere; così veniva prestato alle creature rappresentate
con forme e figure sensibili, denominate idoli. Tuttavia agli idoli
il culto veniva prestato in vari modi. Infatti alcuni con arte diabolica
costruivano delle immagini che per la virtù del demonio
avevano speciali effetti; perciò essi pensavano che nelle immagini
stesse ci fosse qualche cosa di divino, così da meritare onori divini.
Questa, a detta di S. Agostino, era l'opinione di Ermete Trismegisto.
Altri invece prestavano il culto divino non alle immagini
stesse, ma alle creature da esse rappresentate. L'Apostolo accenna
a questi due atteggiamenti nella sua Lettera ai Romani. Accennando
al primo egli dice: "Scambiarono la gloria dell'incorruttibile
Iddio nella riproduzione di un'immagine di un uomo corruttibile,
e di volatili e di quadrupedi e di rettili". E accennando al
secondo aggiunge: "Resero culto e si sottomisero alla creatura
invece che al Creatore".
Tuttavia tra gli idolatri riscontriamo tre distinte opinioni. Alcuni
pensavano che certi uomini, quali Giove, Mercurio, ecc., di cui veneravano
le immagini, fossero delle divinità. - Altri invece pensavano
che tutto il mondo fosse un unico Dio, non per la parte materiale,
ma per l'anima di esso, che ritenevano fosse la Divinità,
cioè come l'uomo si dice sapiente, non per il corpo, ma per l'anima,
affermando Dio altro non essere che "l'anima la quale col moto e
con l'intelligenza governa il mondo". Perciò essi ritenevano che a
tutto l'universo e a tutte le sue parti si doveva prestare il culto divino,
e quindi al cielo, all'aria, alle acque e così via. E a codeste
parti si sarebbero riferiti i nomi e le immagini dei loro dei, come
diceva Varrone, citato da S. Agostino. - Finalmente i Platonici
pensavano che esistesse un unico Dio supremo, causa di tutte le
cose; dopo di lui ammettevano l'esistenza di certe sostanze spirituali
create dal Dio supremo, che essi denominavano dei per una partecipazione
della divinità, e che noi diremmo angeli; dopo di questi
mettevano le anime dei corpi celesti; e sotto ancora i demoni, che
affermavano essere animali aerei; e sotto ancora mettevano le
anime umane, le quali in forza dei loro meriti pensavano dovessero
essere aggregate al consorzio degli dei, o dei demoni. E a tutti codesti
esseri attribuivano onori divini, come narra S. Agostino.
Le due ultime opinioni rappresentano quello che essi chiamavano
la teologia flsica, e che i filosofi approfondivano nello studio del
cosmo, e insegnavano nelle scuole. - L'opinione invece che faceva
capo al culto degli uomini, si concretava nella così detta teologia
mitologica, la quale seguendo le invenzioni dei poeti veniva rappresentata
nei teatri. - Mentre l'opinione che si rifaceva alle immagini
costituiva la così detta teologia civile, che dai pontefici era
celebrata nei templi.
Ebbene, tutte queste cose rientravano nella superstizione dell'idolatria.
Di qui le parole di S. Agostino: "È superstizioso tutto ciò
che è stato inventato dagli uomini nella fabbricazione e nel culto
degli idoli, o allo scopo di venerare come Dio la creatura, o qualche
parte del creato".
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come la religione non è la fede, ma
una manifestazione di fede mediante segni esterni, così la superstizione è
una manifestazione di incredulità con atti esterni di culto.
E codesta manifestazione viene indicata proprio col termine idolatria,
non già con quello di eresia, che dice solo falsità di opinione.
Perciò l'eresia è una specie di incredulità; mentre l'idolatria è una
specie di superstizione.
2. Il termine latria può essere preso in due sensi. Primo, può indicare
l'atto umano relativo al culto di Dio. E in tal senso il significato
di latria non cambia secondo l'oggetto di codesto culto:
poiché da questo punto di vista l'oggetto non rientra nella sua definizione.
Il termine latria sotto quest'aspetto ha l'identico valore,
sia che si riferisca alla vera religione, sia che si riferisca all'idolatria:
così come è identico il pagamento del tributo, sia che
si faccia al re legittimo, sia che si faccia a un usurpatore. - Secondo,
il termine latria può essere sinonimo di religione. E allora,
essendo essa una virtù, rientra nel suo concetto che il culto divino
venga prestato a chi si deve. Preso in questo senso il termine latria è equivoco,
se è applicato promiscuamente alla religione e all'idolatria: come è equivoco
il termine prudenza, se si applica
promiscuamente alla virtù della prudenza e alla prudenza della carne.
3. L'Apostolo vuol intendere che l'idolo
"è niente nel mondo",
perché le immagini così denominate non erano animate né investite
di virtù divina, come voleva Ermete Trismegisto, quasi fossero
composte di spirito e di corpo. - Lo stesso si dica dell'espressione: "l'immolato
agli idoli non è nulla", perché con l'immolazione le carni immolate
non acquistavano né una qualsiasi santificazione,
come pensavano i gentili, né una certa impurità come
pensavano i Giudei.
4. Il termine idolatria è stato preferito per esprimere qualsiasi
culto delle creature, anche se fatto senza ricorso alle immagini,
perché era consuetudine comune presso i pagani venerare qualsiasi
creatura servendosi di qualche immagine.
ARTICOLO
2
Se l'idolatria sia peccato
SEMBRA che l'idolatria non sia peccato. Infatti:
1. Niente di ciò che la vera fede usa nel culto di Dio può esser
peccato. Ma la vera fede nel culto divino fa uso di alcune immagini:
infatti nell'antico tabernacolo c'era l'immagine dei Cherubini,
come si legge nell'Esodo, e nelle chiese sono esposte delle immagini
che i fedeli adorano. Perciò l'idolatria, che consiste nell'adorare
degli idoli, non è peccato.
2. Si deve prestar l'onore a tutti i superiori. Ma gli angeli e le
anime dei santi son superiori a noi. Dunque se si presta loro onore
con il culto, o col sacrificio, o con altre cose del genere non può
essere peccato.
3. Il Dio supremo va onorato con l'interiore culto dell'anima,
secondo le parole evangeliche: "Dio si deve adorare in spirito e verità". E S. Agostino precisa che
"Dio si onora con la fede, la
speranza e la carità". Ora, può darsi che uno esteriormente adori
gli idoli, però senza scostarsi interiormente dalla fede. Dunque sembra
che uno possa esteriormente adorare gli idoli, senza pregiudizio
per il culto verso Dio.
IN CONTRARIO: A proposito delle sculture e delle immagini, nell'Esodo
si legge: "Non le adorerai" esternamente, "e non presterai
loro un culto", interiormente, come aggiunge la Glossa. Dunque è peccato
prestare agli idoli un culto, sia esterno, che interno.
RISPONDO: Ci furono in proposito due errori. Alcuni infatti pensarono
che offrire sacrifici e altri atti di latria non solo al Dio supremo,
ma anche alle creature ricordate sopra, fosse cosa doverosa
e intrinsecamente buona, per il fatto che ritenevano doversi prestare
onori divini a qualsiasi creatura superiore, come più vicina
a Dio. - Ma tale opinione è irragionevole. Sebbene infatti si debbano
onorare tutti i superiori, non a tutti è dovuto il medesimo
onore, e un onore del tutto speciale è dovuto al sommo Dio, il quale
in modo singolarissimo eccelle su tutti gli esseri: e questo è il
culto di latria. - E neppure si può dire, come pensavano alcuni,
che "questi sacrifici visibili si addicono alle altre divinità, mentre
al vero Dio supremo, per la sua eccellenza, son dovuti sacrifici
più eccellenti, quelli cioè della sola anima"; perché, come nota
S. Agostino, "i sacrifici esterni sono segni delle disposizioni interiori,
come le parole articolate sono segni delle cose. Perciò, come
quando preghiamo o cantiamo lodi indirizziamo le parole a colui
al quale offriamo interiormente le cose stesse che esse significano,
così quando offriamo un sacrificio visibile non si può pensare di offrirlo
che a colui al quale, come sacrificio invisibile, dobbiamo
offrire noi stessi".
Altri invece
pensarono che agli idoli si dovesse prestare un culto
esterno di latria, non perché intrinsecamente buono e giustificabile,
ma perché consono alle usanze del popolo. In proposito
S. Agostino cita le parole di Seneca: "Noi adoreremo in modo da
ricordare che codesto culto ha più valore di usanza che di sostanza".
Ma nel De Vera Religione il Santo fa osservare, che "non si
deve chiedere la religione ai filosofi, i quali accettavano col popolo
gli identici riti sacri, mentre nelle loro scuole si udivano sentenze
varie e contrastanti sulla natura dei loro dei e del sommo bene".
Questo errore fu seguito anche da certi eretici, i quali affermavano
non essere condannabile che uno imprigionato in tempo di
persecuzione veneri esternamente gli idoli, purché conservi la fede
nell'anima. - Ma tutto questo è manifestamente falso. Infatti essendo
il culto esterno il segno del culto interiore, come è una menzogna
riprovevole affermare il contrario di quanto si crede interiormente
mediante la vera fede, così è riprovevole falsità prestare
un culto esterno a un essere, contro quello che si pensa interiormente.
Scrive perciò S. Agostino a condanna di Seneca, che "egli
agiva in una maniera tanto più riprovevole", nel prestare il culto
agli idoli, "in quanto ne accettava le pratiche bugiarde, in maniera
da far pensare che lo facesse per convinzione come il popolo".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sia nel tabernacolo, o tempio dell'antica
legge, sia oggi nelle chiese, le immagini sono state ammesse
non perché si prestasse loro un culto di latria: ma solo per
esprimere qualche cosa, e cioè per imprimere e per confermare con
esse nella mente degli uomini la fede nell'eccellenza degli angeli
e dei santi. - È diverso il caso delle immagini del Cristo, alle
quali, per rispetto alla divinità, è dovuto un culto di latria, come
vedremo nella Terza Parte.
2. 3. La seconda e la terza difficoltà sono state già risolte con
quanto abbiamo detto.
ARTICOLO
3
Se l'idolatria sia il più grave dei peccati
SEMBRA che l'idolatria non sia il più grave dei peccati. Infatti:
1.
"Il peggio è il contrapposto del meglio", come nota Aristotele.
Ora, il culto interiore, che consiste nella fede, nella speranza e
nella carità, è migliore del culto esterno. Dunque l'incredulità, la
disperazione e l'odio di Dio son peccati più gravi dell'idolatria, la
quale si contrappone al culto esterno di Dio.
2. Un peccato tanto è più grave tanto più è contro Dio. Ma uno
agisce più direttamente contro Dio bestemmiando, o impugnando
la fede, che prestando ad altri il culto divino, il che costituisce
l'idolatria. Perciò la bestemmia e l'impugnazione della fede son
peccati più gravi dell'idolatria.
3. Sembra che i peccati meno gravi esigano d'essere puniti con
peccati più gravi. Ora, il peccato d'idolatria, come afferma S. Paolo, fu punito con i peccati contro natura. Dunque i peccati
contro natura sono più gravi del peccato d'idolatria.
4. Scrive S. Agostino contro i Manichei:
"Noi non affermiamo
già che voi siete pagani, o una setta di pagani; ma che avete una
certa affinità con essi, perché adorate più dei. Però voi siete molto
peggiori di essi: perché quelli adorano esseri che esistono, pur non
meritando d'essere adorati; voi invece adorate esseri che non sono affatto". Dunque il peccato di eresia è più grave dell'idolatria.
5. A proposito di quel testo paolino,
"Come mai vi rivolgete di
nuovo ai poveri e deboli elementi?", S. Girolamo spiega: "L'osservanza
della legge, alla quale si dedicavano, era un peccato
quasi uguale al servizio degli idoli, cui avevano atteso prima della conversione". Perciò il peccato di idolatria non è quello più grave.
IN CONTRARIO: A commento di quel passo del Levitico, in cui si
parla dell'immondezza della donna che subisce perdite di sangue,
la Glossa afferma: "Ogni peccato è un'immondezza dell'anima,
ma soprattutto l'idolatria".
RISPONDO: La gravità di un peccato si può rilevare da due punti
di vista. Primo, dal peccato in se stesso. E da questo lato il peccato
più grave è quello dell'idolatria. Infatti come in uno stato di questo
mondo il delitto più grave consiste nell'attribuire onori regali a chi
non ha la dignità regale, poiché questo di suo turba tutto intero
l'ordine dello stato; così tra i peccati che si commettono contro Dio,
e che pertanto sono gravissimi, il più grave sembra esser quello
di attribuire a una creatura onori divini; poiché questo gesto di
per sé costruisce un altro Dio nel mondo, menomando il dominio di Dio.
Secondo, la gravità di un peccato si può rilevare dalle condizioni
soggettive di chi pecca: e così si dice che la colpa di chi pecca
scientemente è più grave di quella di chi pecca per ignoranza. E
sotto questo aspetto niente impedisce che pecchino più gravemente
gli eretici, i quali scientemente corrompono la fede ricevuta, che
gli idolatri i quali peccano per ignoranza. Parimente, certi peccati
possono essere più gravi perché commessi con maggiore disprezzo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'idolatria presuppone l'incredulità
interna, e vi aggiunge esternamente un culto abusivo. Se poi
abbiamo un atto esterno d'idolatria, senza l'incredulità interna,
allora c'è l'aggiunta di un peccato di menzogna, come sopra abbiamo visto.
2. L'idolatria include una grave bestemmia: poiché si nega a Dio
l'assoluta singolarità del suo dominio. Inoltre essa impugna la
fede persino con i fatti.
3. È proprio della punizione esser contro volontà; perciò il peccato
che serve a punire un altro dev'essere più manifesto, affinché
il responsabile sia reso più ripugnante a se stesso e agli altri:
non è necessario perciò che sia più grave. E sotto questo aspetto il
peccato contro natura è meno grave del peccato d'idolatria, ma essendo
più manifesto, è adatto quale castigo di esso: cosicché l'uomo,
come con l'idolatria ha pervertito l'ordine dell'onore divino,
così col peccato contro natura viene a soffrire la perversione ignominiosa
della propria natura.
4. L'eresia dei Manichei, anche come peccato specifico, è una
colpa più grave del peccato degli altri idolatri: perché il loro errore
deroga di più all'onore divino, ammettendo essi due dei contrari,
e fantasticando su Dio molte favole assurde. Diverso invece
è il caso degli altri eretici, i quali ammettono e adorano un unico Dio.
5. L'osservanza dell'antica legge
nell'era della grazia non è un
peccato specificamente del tutto uguale all'idolatria, ma "quasi uguale"; poiché entrambe sono specie distinte del peccato di superstizione.
ARTICOLO 4
Se le cause dell'idolatria siano da riscontrarsi nell'uomo
SEMBRA che le cause dell'idolatria non debbano riscontrarsi
nell'uomo. Infatti:
1. Nell'uomo non si riscontra altro che natura, virtù, o colpa.
Ma la causa dell'idolatria non può derivare dalla natura dell'uomo; ché anzi
la ragione naturale detta che vi è un unico Dio,
e che il culto divino non si deve prestare né ai morti, né alle cose
inanimate. Parimente l'idolatria non può esser causata da parte
della virtù umana; poiché, a detta del Vangelo, "un albero buono
non può dar frutti cattivi". Così pure non può venir causata da
parte della colpa; perché nella Scrittura si legge: "Il culto degli idoli
nefandi è causa, principio e fine di ogni male". - Dunque
l'idolatria non ha la sua causa nell'uomo.
2. Le cose che devono la loro causa all'uomo si riscontrano in
lui in tutti i tempi. Invece l'idolatria non è di tutti i tempi, ma si
legge che fu inventata nella seconda età dei mondo: o da Nemrod,
il quale si dice che costringesse gli uomini ad adorare il fuoco; o
da Nino, che fece adorare suo padre Belo. Presso i greci poi, come
riferisce S. Isidoro, "Prometeo fabbricò per primo i simulacri
umani con la creta. Mentre i Giudei affermano che il primo a fabbricare
i simulacri con la creta fu Ismaele". Finalmente nella
sesta età del mondo l'idolatria è in gran parte scomparsa. Perciò
l'idolatria non ha la sua causa nell'uomo.
3. S. Agostino ha scritto:
"Non si sarebbe potuto conoscere da
principio, se essi non l'avessero insegnato, quello che ciascuno dei
demoni desidera, quello che aborrisce, con quali parole si lascia attirare,
e con quali costringere: da essi sono scaturite le arti magiche,
e i loro mestieranti". Ma lo stesso pare che si possa dire dell'idolatria.
Dunque le cause dell'idolatria non si riscontrano nell'uomo.
IN CONTRARIO: A proposito degli idoli così si esprime la Sapienza:
"Dalla sciocca vanità degli uomini furono introdotti nel
mondo".
RISPONDO: Due sono le cause dell'idolatria. La prima è solo dispositiva.
E questa è da ricercarsi nell'uomo per tre motivi. Primo,
per il disordine dell'affetto: e cioè dal fatto che gli uomini amando
o venerando troppo una persona umana, presero a tributarle onori
divini. A questo proposito si legge nella Sapienza: "Un padre oppresso
da acerbo lutto si fece l'immagine del figlio a un tratto
rapitogli; e quello, morto allora da uomo, egli prese poi a onorar
come Dio". E ancora: "Gli uomini, o cedendo al proprio affetto,
o alla tirannia, imposero alle pietre e al legno l'incomunicabile nome", cioè il nome di Dio.
Secondo, per il fatto che l'uomo è portato naturalmente a gustare
le rappresentazioni, come nota il Filosofo. Ecco perché gli
uomini primitivi, vedendo immagini umane ben plasmate dall'abilità
degli artisti, presero a farne oggetto di culto. Di qui le parole
della Sapienza: "Ecco che un maestro legnaiolo, tagliato un albero
diritto, con intelligenza d'arte gli dà figura, e gli fa rappresentare
un uomo; e finalmente lo prega per le sue sostanze, per i suoi
figli e per i suoi matrimoni".
Terzo, per l'ignoranza del vero Dio: cosicché gli uomini, misconoscendone
la grandezza, attribuirono il culto divino a delle creature,
ammirati della loro bellezza o potenza. Ecco in proposito le
parole della Scrittura: "Dalla considerazione delle opere create
non ne riconobbero l'artefice. Ma il fuoco, o il vento, o l'aere mobile,
o il cielo delle stelle, o la gran massa delle acque, o il sole,
o la luna, credettero dei reggitori del mondo".
L'altra causa che dà all'idolatria il suo coronamento, va cercata
nei demoni, i quali si rivelarono negli idoli all'uomo ingannato,
per esservi adorati, dando responsi e facendo altre cose che agli
uomini potevano sembrare miracoli. Di qui le parole dei Salmi: "Tutti gli dei delle genti son
demoni".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La causa dispositiva dell'idolatria
da parte dell'uomo furono le deficienze di ordine naturale, dovute
o all'ignoranza dell'intelletto, o al disordine degli affetti, come
abbiamo notato. - Ma si dice che l'idolatria è "causa, principio
e fine d'ogni peccato", perché non c'è un genere di peccati che
l'idolatria non arrivi talora a produrre: o portando l'uomo a peccare
come causa diretta; o presentando l'occasione come incentivo;
oppure, come causa finale, per il fatto che certi peccati rientravano
nel culto idolatrico, quali, p. es., l'omicidio, la mutilazione
delle membra, e altre cose del genere. Tuttavia non mancano peccati
i quali possono precedere l'idolatria, e predisporre l'uomo a cadervi.
2. Nella prima età del mondo non ci fu l'idolatria per il ricordo
recente della creazione dell'universo, dal quale scaturiva ancora
nella mente degli uomini la conoscenza di Dio. - Invece nella sesta
età del mondo l'idolatria viene debellata dall'insegnamento e
dalla virtù di Cristo, il quale ha trionfato del demonio.
3. La terza difficoltà vale per la causa che dà all'idolatria il suo
coronamento.
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