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Questione
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La superstizione nel culto del vero Dio
Veniamo così a studiare le varie specie di superstizione. Primo,
la superstizione relativa al culto del vero Dio; secondo, l'idolatria; terzo, la divinazione; quarto, le osservanze o pratiche superstiziose.
Sul primo argomento si pongono due quesiti: 1. Se nel culto del
vero Dio ci possa essere qualche cosa di peccaminoso; 2. Se ci
possa essere qualche cosa di superfluo.
ARTICOLO
1
Se nel culto del vero Dio possa esserci qualche cosa di condannabile
SEMBRA che nel culto del vero Dio non possa esserci qualche cosa
di condannabile. Infatti:
1. Sta scritto:
"Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà
salvo". Ma chiunque presta un culto a Dio in qualsiasi maniera
invoca il suo nome. Dunque qualsiasi culto di Dio assicura la salvezza.
E quindi nessun culto è condannabile.
2. Identico è il Dio venerato dai giusti
in tutte le età del mondo.
Ora, prima che fosse data la legge i giusti esercitavano il loro
culto verso Dio come a loro piaceva: infatti anche Giacobbe col
proprio voto si obbligò a un culto speciale, come si legge nella
Genesi. Perciò anche adesso nessun atto di culto verso Dio è condannabile.
3. Nella Chiesa niente di condannabile vien tollerato. Ora, la
Chiesa tollera riti diversi nel culto di Dio: infatti S. Gregorio così
scrive a S. Agostino vescovo d'Inghilterra, il quale gli prospettava
le diverse consuetudini delle varie chiese nella celebrazione della
Messa: "Io desidero che tu scelga con cura quello che hai trovato
di più gradito all'onnipotente Iddio, sia a Roma sia nelle Gallie,
o in qualsiasi altra chiesa". Dunque nessun modo di prestare un
culto a Dio può essere condannabile.
IN CONTRARIO: S. Agostino in una lettera a S. Girolamo afferma
che le osservanze legali, osservate dopo la divulgazione della verità
del Vangelo, sono mortifere. Eppure codeste osservanze appartengono
al culto di Dio. Perciò negli atti del culto di Dio può esserci
qualche cosa di mortifero.
RISPONDO: Come insegna S. Agostino, la menzogna più dannosa
è quella relativa alle cose che riguardano la religione cristiana.
Ora, è una menzogna esprimere con segni esterni il contrario della verità.
Ma una cosa, come viene espressa con le parole, può esserlo
anche con dei gesti: e il culto esterno della religione, l'abbiamo già visto,
consiste proprio in codeste espressioni. Perciò se
dal culto esterno viene espresso qualche cosa di falso, si tratta di
un culto condannabile.
Ora questo può capitare in due modi: Primo, per la discrepanza
tra l'atto di culto e la realtà da esso significata. Ed è così che risulta
condannabile, nel tempo della nuova legge, quando ormai i
misteri di Cristo si sono compiuti, l'uso delle cerimonie dell'antica
legge, nelle quali i misteri di Cristo sono significati come futuri:
precisamente come sarebbe condannabile che uno dichiarasse con
le parole che la passione di Cristo deve ancora avvenire.
Secondo, nel culto esterno la falsità può dipendere dalle disposizioni
di chi lo esercita: e questo specialmente nel culto pubblico,
esercitato dai ministri a nome di tutta la Chiesa. Infatti come sarebbe
un falsario chi a nome di una persona facesse proposte diverse
da quelle di cui è stato incaricato, così incorre nel peccato di
falsità chi a nome della Chiesa offre a Dio un culto contrastante
con le forme stabilite dalla Chiesa con l'autorità di Dio, e in essa
consuete. Di qui le parole di S. Ambrogio: "È indegno colui che
celebra i divini misteri diversamente da come Cristo li ha istituiti".
Ed è per questo che la Glossa precisa che si ha superstizione "quando alle tradizioni umane si dà il nome di
religione".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Dio, essendo la verità, viene invocato
da coloro che lo adorano "in spirito e verità", come dice il
Vangelo. Perciò un atto di culto che contiene una falsità non rientra
propriamente tra le salutari invocazioni di Dio.
2. Prima della promulgazione della legge i giusti erano istruiti
sul modo di prestare il culto a Dio da un'ispirazione interiore, e
gli altri li imitavano. In seguito gli uomini sono stati istruiti in
questo da precetti esternamente formulati, che è peccaminoso trasgredire.
3. Le varie consuetudini esistenti nella Chiesa per il culto divino
non ripugnano affatto alla verità. Esse perciò vanno conservate;
ed è illecito trasgredirle.
ARTICOLO
2
Se nel culto divino possa esserci qualche cosa di superfluo
SEMBRA che nel culto di Dio non possa esserci niente di superfiuo.
Infatti:
1. Nell'Ecclesiastico si legge:
"Glorificate Dio quanto più potete,
perché egli sopravanzerà ancora". Ma il culto divino è ordinato
a glorificare Dio. Dunque in esso non può esserci niente di superfluo.
2. Il culto esterno è espressione del culto interiore, nel quale, a
detta di S. Agostino, "Dio viene onorato con la fede, la speranza
e la carità". Ma in queste virtù non può esserci nulla di superfluo.
Perciò neppure nel culto divino.
3. È compito del culto divino far sì che noi offriamo a Dio le cose
che da lui abbiamo ricevuto. Ora, da Dio noi abbiamo ricevuto
tutti i nostri beni. Perciò anche se facciamo tutto quel che possiamo
a onore di Dio, niente potrà essere superfluo nel suo culto.
IN CONTRARIO: S. Agostino insegna, che
"il cristiano buono e autentico
anche nelle sacre lettere rigetta le finzioni superstiziose".
Ora, proprio le sacre lettere ci mostrano i doveri del culto verso
Dio. Dunque anche nel culto divino si può infiltrare la superstizione
per qualche cosa di superfluo.
RISPONDO: Una cosa può dirsi superflua in due modi. Primo, in
senso assoluto. E in tal modo non può esserci del superfluo nel culto
divino: poiché l'uomo non può fare nulla che non sia inferiore a
quanto deve a Dio. Secondo, una cosa può essere superflua in rapporto
a una data proporzione: cioè perché non è proporzionata al
fine. Ora, il fine del culto divino è che l'uomo dia gloria a Dio, e
a lui si sottometta con l'anima e col corpo. Perciò qualunque cosa
uno faccia per la gloria di Dio, e allo scopo di sottomettere la propria
anima a Dio, nonché il corpo, mediante un freno moderato
delle concupiscenze, secondo le leggi di Dio e della Chiesa, e le
consuetudini delle persone con le quali convive, non è affatto superfluo
nel suo culto divino.
Ma se interviene qualche cosa che per se stessa esuli dalla gloria di Dio,
o non serva a condurre l'anima a Dio, o a frenare moderatamente
le concupiscenze della carne; oppure sia estranea alle
leggi di Dio e della Chiesa, o contraria alla consuetudine comune
(che a detta di S. Agostino, "ha valore di legge"), tutto questo è
da ritenersi superfluo e superstizioso; poiché, fermandosi a cose
esterne, non raggiunge il culto interiore di Dio. Ecco perché S. Agostino
contro "i superstiziosi", i quali attendono principalmente
alle cose esterne, adduce quel testo evangelico: "Il regno di Dio è
dentro di voi".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La glorificazione di Dio implica direttamente
che quanto uno fa, appartenga realmente alla gloria di lui.
E ciò esclude ogni superfluità superstiziosa.
2. Con la fede, la speranza e la carità l'anima si sottomette a
Dio. Perciò in esse non può riscontrarsi niente di superfluo. Diversa
invece è la condizione degli atti esterni, i quali talora non
si riallacciano ad esse.
3. L'argomento vale per il superfluo considerato in assoluto.
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