Il Santo Rosario
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Questione 93

La superstizione nel culto del vero Dio

Veniamo così a studiare le varie specie di superstizione. Primo, la superstizione relativa al culto del vero Dio; secondo, l'idolatria; terzo, la divinazione; quarto, le osservanze o pratiche superstiziose.
Sul primo argomento si pongono due quesiti: 1. Se nel culto del vero Dio ci possa essere qualche cosa di peccaminoso; 2. Se ci possa essere qualche cosa di superfluo.

ARTICOLO 1

Se nel culto del vero Dio possa esserci qualche cosa di condannabile

SEMBRA che nel culto del vero Dio non possa esserci qualche cosa di condannabile. Infatti:
1. Sta scritto: "Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvo". Ma chiunque presta un culto a Dio in qualsiasi maniera invoca il suo nome. Dunque qualsiasi culto di Dio assicura la salvezza. E quindi nessun culto è condannabile.
2. Identico è il Dio venerato dai giusti in tutte le età del mondo. Ora, prima che fosse data la legge i giusti esercitavano il loro culto verso Dio come a loro piaceva: infatti anche Giacobbe col proprio voto si obbligò a un culto speciale, come si legge nella Genesi. Perciò anche adesso nessun atto di culto verso Dio è condannabile.
3. Nella Chiesa niente di condannabile vien tollerato. Ora, la Chiesa tollera riti diversi nel culto di Dio: infatti S. Gregorio così scrive a S. Agostino vescovo d'Inghilterra, il quale gli prospettava le diverse consuetudini delle varie chiese nella celebrazione della Messa: "Io desidero che tu scelga con cura quello che hai trovato di più gradito all'onnipotente Iddio, sia a Roma sia nelle Gallie, o in qualsiasi altra chiesa". Dunque nessun modo di prestare un culto a Dio può essere condannabile.

IN CONTRARIO: S. Agostino in una lettera a S. Girolamo afferma che le osservanze legali, osservate dopo la divulgazione della verità del Vangelo, sono mortifere. Eppure codeste osservanze appartengono al culto di Dio. Perciò negli atti del culto di Dio può esserci qualche cosa di mortifero.

RISPONDO: Come insegna S. Agostino, la menzogna più dannosa è quella relativa alle cose che riguardano la religione cristiana. Ora, è una menzogna esprimere con segni esterni il contrario della verità. Ma una cosa, come viene espressa con le parole, può esserlo anche con dei gesti: e il culto esterno della religione, l'abbiamo già visto, consiste proprio in codeste espressioni. Perciò se dal culto esterno viene espresso qualche cosa di falso, si tratta di un culto condannabile.
Ora questo può capitare in due modi: Primo, per la discrepanza tra l'atto di culto e la realtà da esso significata. Ed è così che risulta condannabile, nel tempo della nuova legge, quando ormai i misteri di Cristo si sono compiuti, l'uso delle cerimonie dell'antica legge, nelle quali i misteri di Cristo sono significati come futuri: precisamente come sarebbe condannabile che uno dichiarasse con le parole che la passione di Cristo deve ancora avvenire.
Secondo, nel culto esterno la falsità può dipendere dalle disposizioni di chi lo esercita: e questo specialmente nel culto pubblico, esercitato dai ministri a nome di tutta la Chiesa. Infatti come sarebbe un falsario chi a nome di una persona facesse proposte diverse da quelle di cui è stato incaricato, così incorre nel peccato di falsità chi a nome della Chiesa offre a Dio un culto contrastante con le forme stabilite dalla Chiesa con l'autorità di Dio, e in essa consuete. Di qui le parole di S. Ambrogio: "È indegno colui che celebra i divini misteri diversamente da come Cristo li ha istituiti". Ed è per questo che la Glossa precisa che si ha superstizione "quando alle tradizioni umane si dà il nome di religione".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Dio, essendo la verità, viene invocato da coloro che lo adorano "in spirito e verità", come dice il Vangelo. Perciò un atto di culto che contiene una falsità non rientra propriamente tra le salutari invocazioni di Dio.
2. Prima della promulgazione della legge i giusti erano istruiti sul modo di prestare il culto a Dio da un'ispirazione interiore, e gli altri li imitavano. In seguito gli uomini sono stati istruiti in questo da precetti esternamente formulati, che è peccaminoso trasgredire.
3. Le varie consuetudini esistenti nella Chiesa per il culto divino non ripugnano affatto alla verità. Esse perciò vanno conservate; ed è illecito trasgredirle.

ARTICOLO 2

Se nel culto divino possa esserci qualche cosa di superfluo

SEMBRA che nel culto di Dio non possa esserci niente di superfiuo. Infatti:
1. Nell'Ecclesiastico si legge: "Glorificate Dio quanto più potete, perché egli sopravanzerà ancora". Ma il culto divino è ordinato a glorificare Dio. Dunque in esso non può esserci niente di superfluo.
2. Il culto esterno è espressione del culto interiore, nel quale, a detta di S. Agostino, "Dio viene onorato con la fede, la speranza e la carità". Ma in queste virtù non può esserci nulla di superfluo. Perciò neppure nel culto divino.
3. È compito del culto divino far sì che noi offriamo a Dio le cose che da lui abbiamo ricevuto. Ora, da Dio noi abbiamo ricevuto tutti i nostri beni. Perciò anche se facciamo tutto quel che possiamo a onore di Dio, niente potrà essere superfluo nel suo culto.

IN CONTRARIO: S. Agostino insegna, che "il cristiano buono e autentico anche nelle sacre lettere rigetta le finzioni superstiziose". Ora, proprio le sacre lettere ci mostrano i doveri del culto verso Dio. Dunque anche nel culto divino si può infiltrare la superstizione per qualche cosa di superfluo.

RISPONDO: Una cosa può dirsi superflua in due modi. Primo, in senso assoluto. E in tal modo non può esserci del superfluo nel culto divino: poiché l'uomo non può fare nulla che non sia inferiore a quanto deve a Dio. Secondo, una cosa può essere superflua in rapporto a una data proporzione: cioè perché non è proporzionata al fine. Ora, il fine del culto divino è che l'uomo dia gloria a Dio, e a lui si sottometta con l'anima e col corpo. Perciò qualunque cosa uno faccia per la gloria di Dio, e allo scopo di sottomettere la propria anima a Dio, nonché il corpo, mediante un freno moderato delle concupiscenze, secondo le leggi di Dio e della Chiesa, e le consuetudini delle persone con le quali convive, non è affatto superfluo nel suo culto divino.
Ma se interviene qualche cosa che per se stessa esuli dalla gloria di Dio, o non serva a condurre l'anima a Dio, o a frenare moderatamente le concupiscenze della carne; oppure sia estranea alle leggi di Dio e della Chiesa, o contraria alla consuetudine comune (che a detta di S. Agostino, "ha valore di legge"), tutto questo è da ritenersi superfluo e superstizioso; poiché, fermandosi a cose esterne, non raggiunge il culto interiore di Dio. Ecco perché S. Agostino contro "i superstiziosi", i quali attendono principalmente alle cose esterne, adduce quel testo evangelico: "Il regno di Dio è dentro di voi".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La glorificazione di Dio implica direttamente che quanto uno fa, appartenga realmente alla gloria di lui. E ciò esclude ogni superfluità superstiziosa.
2. Con la fede, la speranza e la carità l'anima si sottomette a Dio. Perciò in esse non può riscontrarsi niente di superfluo. Diversa invece è la condizione degli atti esterni, i quali talora non si riallacciano ad esse.
3. L'argomento vale per il superfluo considerato in assoluto.