Il Santo Rosario
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Questione 92

La superstizione

Passiamo ora a trattare dei vizi opposti alla virtù di religione. Primo, di quelli che ad essa somigliano perché si esercitano nel culto divino; secondo, di quelli ad essa manifestamente contrari, per il disprezzo di quanto si riferisce al culto. Nella prima serie abbiamo la superstizione, nella seconda l'irreligiosità. Perciò prima bisogna considerare la superstizione in se stessa e nelle sue specie; e in secondo luogo l'irreligiosità e le sue forme.
Sul primo argomento si pongono due quesiti: 1. Se la superstizione sia un vizio contrario alla religione; 2. Se essa abbia più forme o specie.

ARTICOLO 1

Se la superstizione sia un vizio contrario alla religione

SEMBRA che la superstizione non sia un vizio contrario alla religione. Infatti:
1. Di due contrari l'uno non entra nella definizione dell'altro. Ora, la religione è posta nella definizione della superstizione: essa infatti è "la religione osservata in modo eccessivo", come dice la Glossa a proposito di quel testo paolino: "Son cose che hanno sì ragione di sapienza, ma sotto forma di superstizione". Dunque la superstizione non è un vizio contrario alla religione.
2. S. Isidoro dà questa etimologia: "Superstiziosi furono chiamati coloro i quali, a detta di Cicerone, tutti i giorni facevano preghiere e sacrifici perché i loro figli fossero ad essi superstiti". Ma questo è conciliabile anche con la pratica della vera religione. Perciò la superstizione non è un vizio opposto alla religione.
3. La superstizione implica l'idea di eccesso. Ma nella religione non può esserci un eccesso: poiché, come sopra abbiamo detto, con essa non è possibile rendere a Dio nella misura dovuta ciò che gli dobbiamo. Dunque la superstizione non è un vizio contrario alla religione.

IN CONTRARIO: Nel libro De Decem Chordis S. Agostino ha scritto: "Tu tocchi la prima corda, con la quale si adora l'unico Dio, ed ecco cade la bestia della superstizione". Ma il culto dell'unico Dio appartiene alla religione. Quindi la superstizione è l'opposto della religione.

RISPONDO: La religione, come sopra abbiamo visto, è una virtù morale. Ora, una virtù morale consiste nel giusto mezzo, secondo le spiegazioni date. Perciò a una virtù si contrappongono due serie di vizi: l'una per eccesso e l'altra per difetto. D'altra parte si può eccedere il giusto mezzo della virtù non solo nella quantità, ma anche per altre circostanze. Infatti in certe virtù, come la magnanimità e la magnificenza, il vizio eccede il giusto mezzo non perché tende a cose più grandi che la virtù stessa, bensì forse a cose più piccole: ma eccede il giusto mezzo della virtù perché agisce a favore di chi non deve, o quando non deve, e con altre circostanze consimili, come nota il Filosofo. Perciò la superstizione è un vizio che per eccesso è contrario alla religione, non perché nel culto divino offre più di quanto non faccia la vera religione: ma perché offre codesto culto, o a chi non deve, o come non si deve.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come in senso traslato usiamo il termine buono parlando di cattivi, p. es., nell'espressione un buon ladro, così talora usiamo abusivamente il nome di qualche virtù nel descrivere il vizio: la prudenza, p. es., talora vien usata per parlare dell'astuzia, come in quel detto evangelico: "I figli di questo secolo sono più prudenti dei figli della luce". È in tal senso che la superstizione vien detta religione.
2. Una cosa è l'etimologia e un'altra il significato di un termine. L'etimologia dipende da ciò che ha dato origine alla parola: mentre il suo significato dipende da quanto con essa vogliamo esprimere E spesso le due cose non coincidono: infatti il termine latino lapis (pietra) deriva da ledere il piede, ma non è questo il suo significato; altrimenti il ferro quando lede un piede sarebbe una pietra. Parimente, anche il termine superstizione non è detto che debba significare quello da cui deriva.
3. Nella religione non può esserci un eccesso rispetto alla quantità assolutamente considerata. Ma ci può essere un eccesso secondo una quantità di proporzione, in quanto nel culto divino si possono compiere delle pratiche indebite.

ARTICOLO 2

Se ci siano diverse specie di superstizione

SEMBRA che non ci siano diverse specie di superstizione. Infatti:
1. Secondo il Filosofo, "se uno degli opposti è multiforme, lo è pure il suo contrario". Ora, la religione, che è il contrario della superstizione, non ha specie diverse, e i suoi atti si riducono tutti a un'unica specie. Dunque neppure la superstizione presenta specie diverse.
2. Gli opposti si riferiscono al medesimo oggetto. Ma la religione, che ha nella superstizione il suo contrario, ha per oggetto, come abbiamo visto, le cose che ci orientano verso Dio. Perciò le specie della superstizione, contraria alla religione, si possono ricavare soltanto, o da certe divinazioni sugli eventi umani, o da certe osservanze relative agli atti umani.
3. A commento di quel testo paolino: "Son cose che hanno sì ragione di sapienza, ma sotto forma di superstizione", la Glossa aggiunge: "cioè sotto forma di simulata religione". Dunque tra le specie della superstizione va enumerata anche la simulazione.

RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, in materia di religione il vizio consiste nel non rispettare il giusto mezzo secondo certe circostanze. Però, secondo le spiegazioni date in precedenza, non tutte le circostanze negative danno al peccato una diversità specifica, ma solo quando si riferiscono a oggetti o fini diversi: infatti le azioni morali sono specificate da questi ultimi, come sopra abbiamo spiegato. Perciò le specie della superstizione sono distinte innanzi tutto dall'oggetto. Infatti il culto divino si può prestare: o a chi si deve, cioè al vero Dio, "però in maniera indebita", e questa è la prima specie di superstizione; oppure a chi non si deve, cioè a una creatura qualsiasi. È questo un altro genere di superstizione, che si può dividere in più specie, secondo i diversi fini del culto divino.
Il culto divino infatti prima di tutto è ordinato a prestare a Dio l'onore. E sotto quest'aspetto la prima specie del genere suddetto è l'idolatria, la quale presta indebitamente a una creatura onori divini. - Secondo, il culto è ordinato a procurare all'uomo l'ammaestramento da parte di Dio. E da questo lato abbiamo la superstizione divinatoria, che consulta i demoni mediante patti taciti o espressi con essi stabiliti. - Terzo, il culto divino è ordinato a dare un certo indirizzo alle azioni umane secondo determinate pratiche istituite da Dio. E in contrapposizione con esse abbiamo la vana osservanza.
S. Agostino accenna a queste tre cose nel De Doctrina Christiana quando scrive, che "è superstizioso tutto ciò che fanno gli uomini nel fabbricare e nell'onorare gli idoli": e qui accenna alla prima. Poi aggiunge: "e tutto quello che è consultazione dei demoni, o patto simbolico accettato e concluso con essi", accennando così alla seconda. E finalmente poco dopo conclude, accennando alla terza: "Appartengono a questo genere di superstizione tutte le fasciature magiche, ecc.".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come insegna Dionigi, "il bene deriva da una causa totale e completa, il male invece da particolari difetti". Ecco perché a un'unica virtù si contrappongono molteplici vizi, come sopra abbiamo notato. Le parole del Filosofo son vere pertanto nei contrari in cui la divisione si fonda sull'elemento costitutivo della loro opposizione.
2. Le divinazioni e le pratiche di cui si parla appartengono alla superstizione in quanto dipendono da certi interventi dei demoni. Ed è così che si riallacciano a dei patti stabiliti con essi.
3. Nel testo citato, come si rileva dal seguito della Glossa, la religione è detta simulata, "quando il termine religione è applicato a una tradizione umana". Perciò questa religione simulata non è altro che il culto prestato al vero Dio in maniera indebita: come se uno oggi nell'era della grazia volesse venerare Dio secondo i riti dell'antica legge. Nel caso è questo precisamente il senso della Glossa.