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Questione
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La
superstizione
Passiamo ora a trattare dei vizi opposti alla virtù di religione.
Primo, di quelli che ad essa somigliano perché si esercitano nel
culto divino; secondo, di quelli ad essa manifestamente contrari,
per il disprezzo di quanto si riferisce al culto. Nella prima serie
abbiamo la superstizione, nella seconda l'irreligiosità. Perciò prima
bisogna considerare la superstizione in se stessa e nelle sue
specie; e in secondo luogo l'irreligiosità e le sue forme.
Sul primo argomento si pongono due quesiti: 1. Se la superstizione
sia un vizio contrario alla religione; 2. Se essa abbia più
forme o specie.
ARTICOLO
1
Se la superstizione sia un vizio contrario alla religione
SEMBRA che la superstizione non sia un vizio contrario alla religione.
Infatti:
1. Di due contrari l'uno non entra nella definizione dell'altro.
Ora, la religione è posta nella definizione della superstizione: essa
infatti è "la religione osservata in modo eccessivo", come dice
la Glossa a proposito di quel testo paolino: "Son cose che hanno
sì ragione di sapienza, ma sotto forma di superstizione". Dunque
la superstizione non è un vizio contrario alla religione.
2. S. Isidoro dà questa etimologia:
"Superstiziosi furono chiamati
coloro i quali, a detta di Cicerone, tutti i giorni facevano preghiere
e sacrifici perché i loro figli fossero ad essi superstiti".
Ma questo è conciliabile anche con la pratica della vera religione.
Perciò la superstizione non è un vizio opposto alla religione.
3. La superstizione implica l'idea di eccesso. Ma nella religione
non può esserci un eccesso: poiché, come sopra abbiamo detto, con
essa non è possibile rendere a Dio nella misura dovuta ciò che
gli dobbiamo. Dunque la superstizione non è un vizio contrario
alla religione.
IN
CONTRARIO: Nel libro De Decem Chordis S. Agostino ha scritto:
"Tu tocchi la prima corda, con la quale si adora l'unico Dio, ed
ecco cade la bestia della superstizione". Ma il culto dell'unico Dio
appartiene alla religione. Quindi la superstizione è l'opposto della
religione.
RISPONDO: La religione, come sopra abbiamo visto, è una virtù
morale. Ora, una virtù morale consiste nel giusto mezzo, secondo
le spiegazioni date. Perciò a una virtù si contrappongono due serie
di vizi: l'una per eccesso e l'altra per difetto. D'altra parte si può
eccedere il giusto mezzo della virtù non solo nella quantità, ma
anche per altre circostanze. Infatti in certe virtù, come la magnanimità
e la magnificenza, il vizio eccede il giusto mezzo non perché
tende a cose più grandi che la virtù stessa, bensì forse a cose più
piccole: ma eccede il giusto mezzo della virtù perché agisce a favore
di chi non deve, o quando non deve, e con altre circostanze
consimili, come nota il Filosofo. Perciò la superstizione è un vizio
che per eccesso è contrario alla religione, non perché nel culto divino
offre più di quanto non faccia la vera religione: ma perché
offre codesto culto, o a chi non deve, o come non si deve.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come in senso traslato usiamo il
termine buono parlando di cattivi, p. es., nell'espressione un buon
ladro, così talora usiamo abusivamente il nome di qualche virtù
nel descrivere il vizio: la prudenza, p. es., talora vien usata per
parlare dell'astuzia, come in quel detto evangelico: "I figli di questo
secolo sono più prudenti dei figli della luce". È in tal senso
che la superstizione vien detta religione.
2. Una cosa è l'etimologia e un'altra il significato di un termine.
L'etimologia dipende da ciò che ha dato origine alla parola: mentre
il suo significato dipende da quanto con essa vogliamo esprimere
E spesso le due cose non coincidono: infatti il termine latino lapis
(pietra) deriva da ledere il piede, ma non è questo il suo significato;
altrimenti il ferro quando lede un piede sarebbe una pietra.
Parimente, anche il termine superstizione non è detto che debba
significare quello da cui deriva.
3. Nella religione non può esserci un eccesso rispetto alla quantità
assolutamente considerata. Ma ci può essere un eccesso secondo
una quantità di proporzione, in quanto nel culto divino si possono
compiere delle pratiche indebite.
ARTICOLO
2
Se ci siano diverse specie di superstizione
SEMBRA che non ci siano diverse specie di superstizione. Infatti:
1. Secondo il Filosofo,
"se uno degli opposti è multiforme, lo è
pure il suo contrario". Ora, la religione, che è il contrario della
superstizione, non ha specie diverse, e i suoi atti si riducono tutti
a un'unica specie. Dunque neppure la superstizione presenta specie diverse.
2. Gli opposti si riferiscono al medesimo oggetto. Ma la religione,
che ha nella superstizione il suo contrario, ha per oggetto,
come abbiamo visto, le cose che ci orientano verso Dio.
Perciò le specie della superstizione, contraria alla religione, si
possono ricavare soltanto, o da certe divinazioni sugli eventi umani,
o da certe osservanze relative agli atti umani.
3. A commento di quel testo paolino:
"Son cose che hanno sì
ragione di sapienza, ma sotto forma di superstizione", la Glossa
aggiunge: "cioè sotto forma di simulata religione". Dunque tra
le specie della superstizione va enumerata anche la simulazione.
RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, in materia di religione il
vizio consiste nel non rispettare il giusto mezzo secondo certe circostanze.
Però, secondo le spiegazioni date in precedenza, non tutte
le circostanze negative danno al peccato una diversità specifica,
ma solo quando si riferiscono a oggetti o fini diversi: infatti le
azioni morali sono specificate da questi ultimi, come sopra abbiamo
spiegato. Perciò le specie della superstizione sono distinte innanzi
tutto dall'oggetto. Infatti il culto divino si può prestare: o a chi
si deve, cioè al vero Dio, "però in maniera indebita", e questa è
la prima specie di superstizione; oppure a chi non si deve, cioè a
una creatura qualsiasi. È questo un altro genere di superstizione,
che si può dividere in più specie, secondo i diversi fini del culto divino.
Il culto divino infatti prima di tutto è ordinato a prestare a Dio
l'onore. E sotto quest'aspetto la prima specie del genere suddetto
è l'idolatria, la quale presta indebitamente a una creatura onori
divini. - Secondo, il culto è ordinato a procurare all'uomo l'ammaestramento
da parte di Dio. E da questo lato
abbiamo la superstizione divinatoria, che consulta i demoni mediante
patti taciti o espressi con essi stabiliti. - Terzo, il culto
divino è ordinato a dare un certo indirizzo alle azioni umane secondo
determinate pratiche istituite da Dio. E in contrapposizione
con esse abbiamo la vana osservanza.
S. Agostino accenna a queste tre cose nel De Doctrina Christiana
quando scrive, che "è superstizioso tutto ciò che fanno gli uomini
nel fabbricare e nell'onorare gli idoli": e qui accenna alla prima.
Poi aggiunge: "e tutto quello che è consultazione dei demoni,
o patto simbolico accettato e concluso con essi", accennando così
alla seconda. E finalmente poco dopo conclude, accennando alla
terza: "Appartengono a questo genere di superstizione tutte le
fasciature magiche, ecc.".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come insegna Dionigi,
"il bene
deriva da una causa totale e completa, il male invece da particolari difetti".
Ecco perché a un'unica virtù si contrappongono
molteplici vizi, come sopra abbiamo notato. Le parole del Filosofo
son vere pertanto nei contrari in cui la divisione si fonda sull'elemento
costitutivo della loro opposizione.
2. Le divinazioni e le pratiche di cui si parla appartengono
alla superstizione in quanto dipendono da certi interventi dei demoni.
Ed è così che si riallacciano a dei patti stabiliti con essi.
3. Nel testo citato, come si rileva dal seguito della Glossa, la religione è
detta simulata, "quando il termine religione è applicato
a una tradizione umana". Perciò questa religione simulata non è
altro che il culto prestato al vero Dio in maniera indebita: come
se uno oggi nell'era della grazia volesse venerare Dio secondo i
riti dell'antica legge. Nel caso è questo precisamente il senso
della Glossa.
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