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Questione
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L'uso del nome di Dio nella preghiera di lode
Veniamo quindi a trattare dell'uso che del nome di Dio facciamo
invocandolo nella preghiera e nella lode. Ma della preghiera abbiamo
già parlato. Perciò rimane ora da trattare della lode.
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se Dio si debba lodare
con le labbra; 2. Se nella lode di Dio si possa fare uso del canto.
ARTICOLO
1
Se Dio si debba lodare con le labbra
SEMBRA che Dio non si debba lodare con le labbra. Infatti:
1. Il Filosofo ha scritto:
"Per l'ottimo non c'è la lode, ma qualche
cosa di più e di meglio". Ora, Dio è sopra tutto ciò che è ottimo.
Dunque a Dio non si deve la lode, ma qualche cosa di superiore ad essa.
Ecco perché nella Scrittura si legge che Dio "è superiore
a ogni lode".
2. La lode di Dio fa parte del culto verso di lui: essa infatti è
un atto di religione. Ma Dio si venera più con la mente che con la
bocca; ecco perché il Signore ripete contro certuni quel passo di
Isaia: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è
lontano da me". Perciò la lode di Dio consiste più nei moti del
cuore che delle labbra.
3. Si
lodano gli uomini per incitarli a cose migliori. Infatti mentre
i cattivi si insuperbiscono delle lodi, i buoni sono da esse provocati
a far meglio. Di qui le parole della Scrittura: "Come nel
crogiolo si prova l'argento e nel fornello l'oro, così l'uomo si prova
per la bocca di chi lo loda". Ma Dio non può essere incitato al
meglio dalle parole dell'uomo: sia perché è immutabile, sia perché
non può migliorare essendo sommamente buono. Dunque non
c'è motivo di lodare Dio con le labbra.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Con labbra esultanti loderà la mia bocca".
RISPONDO: La ragione per cui rivolgiamo la parola a Dio è diversa
da quella per cui la rivolgiamo a un uomo. A quest'ultimo
infatti la rivolgiamo per esprimere con essa il nostro pensiero, che
altrimenti non potrebbe conoscere. E quindi ricorriamo alla lode
per far conoscere all'interessato la buona opinione che abbiamo
di lui: al fine d'incitarlo a far meglio, e per indurre gli altri, dinanzi
ai quali lo lodiamo, a stimarlo, a onorarlo e a imitarlo.
A Dio invece rivolgiamo la parola non per manifestare il nostro
pensiero a lui, scrutatore dei cuori; ma per indurre noi stessi
e coloro che ci ascoltano ad onorarlo. Perciò la lode delle labbra
non è necessaria per Dio, ma per chi la pronunzia, eccitandone gli
affetti verso il Signore, conforme alle parole del Salmista: "Egli
mi offrirà il sacrificio della lode, e questa è la via per cui gli mostrerò
la salvezza di Dio". E l'uomo, per il fatto che con la lode divina
s'innalza verso Dio, per ciò stesso viene distolto dalle cose a
lui contrarie, secondo le parole di Isaia: "Ti terrò a freno con le
mie lodi, affinché tu non perisca". - Inoltre la lode esterna serve
a provocare l'affetto di altri verso Dio. Di qui le parole del Salmista: "La sua
lode sarà sempre sulla mia bocca", alle quali aggiunge: "Odano
gli umili e si rallegrino. Magnificate il Signore con me".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Dio possiamo considerarlo sotto
due aspetti. Primo, rispettivamente alla sua essenza. E da questo
lato, essendo egli incomprensibile ed ineffabile, è superiore a ogni
lode. Ora, sotto tale aspetto a lui si deve l'onore e il culto di latria.
Ecco perché nel Salterio di S. Girolamo per indicare queste
due cose abbiamo le due espressioni seguenti: "Tace per te la
lode, o Dio, e a te si renderanno i voti". - Secondo, rispettivamente
ai suoi effetti, ordinati alla nostra utilità. E da questo lato a Dio
si deve la lode. Di qui le parole di Isaia: "Le misericordie del Signore
io voglio ricordare, la lode del Signore per i benefici che egli
ci ha fatto". E Dionigi afferma: "Tu troverai che tutti gli inni
santi dei teologi, cioè le lodi di Dio, lodano e manifestano i nomi
divini, secondo le emanazioni di bontà della sua tearchia, o divinità".
2. La lode delle labbra è inutile senza la lode del cuore, il quale
canta le lodi di Dio quando ripensa con affetto "le meraviglie delle
sue opere". Tuttavia la lode esterna serve ad eccitare l'affetto interiore
di chi la pronunzia, e a provocare gli altri alla lode di Dio,
come sopra abbiamo visto.
3. Lodiamo Dio non per utilità sua, ma a vantaggio nostro, come
abbiamo spiegato.
ARTICOLO
2
Se nella lode di Dio si debba far uso del canto
SEMBRA che nella lode di Dio non si debba far uso del canto. Infatti:
1. Così l'Apostolo scriveva ai Colossesi:
"Ammaestratevi ed
esortatevi a vicenda con salmi ed inni e cantici spirituali". Ora,
nel culto divino non dobbiamo servirci d'altro che di quanto
viene a noi raccomandato dalla Scrittura. Dunque non dobbiamo
ricorrere nelle lodi di Dio a cantici materiali, ma contentarci di
quelli spirituali.
2. S. Girolamo così commenta quel detto di S. Paolo,
"Cantando
e salmodiando coi vostri cuori al Signore": "Ascoltino queste
parole gli adolescenti che nella chiesa hanno l'incarico della salmodia,
e ricordino che a Dio non si canta con la voce, ma col
cuore: e che la gola e le labbra non vanno addolcite con droghe,
come si usa nelle tragedie, così da far sentire in chiesa modulazioni teatrali". Perciò nelle lodi di Dio non si deve fare uso del canto.
3. La lode di Dio, spetta ai grandi e ai piccoli,
secondo le parole
dell'Apocalisse: "Date lode al nostro Dio, voi tutti suoi servi e
voi che lo temete, piccoli e grandi". Eppure ai ministri maggiori
della chiesa non è permesso cantare; così infatti si esprime S. Gregorio
in un testo inserito nei Canoni: "Col presente decreto viene
stabilito che in questa Sede ai ministri dell'altare è proibito cantare".
Dunque il canto non s'addice alle lodi di Dio.
4. Nell'antica legge Dio veniva lodato con gli strumenti musicali
e col canto, conforme alle parole del Salmista: "Celebrate il Signore
sulla cetra, sull'arpa a dieci corde inneggiate a lui, cantategli
un cantico nuovo". Ora, la Chiesa, per non sembrar favorevole
a pratiche giudaiche, ha escluso, nelle lodi divine, strumenti
musicali, come le cetre e i salteri. Dunque per lo stesso motivo
nelle lodi divine vanno esclusi anche i canti.
5. La lode della mente è superiore a quella delle labbra. Ma la
lode della mente viene impedita dai canti: sia perché l'attenzione
di chi canta, mentre si preoccupa della melodia, viene distratta
dalla considerazione di ciò che canta; sia perché le cose che si cantano
sono comprese dagli altri meno che se fossero enunziate senza
il canto. Perciò il canto non dev'essere usato nelle lodi di Dio.
IN CONTRARIO: S. Ambrogio, come narra S. Agostino, introdusse
il canto nella chiesa di Milano.
RISPONDO: Come abbiamo visto nell'articolo precedente, la lode
vocale ha il compito di eccitare l'affetto dell'uomo verso Dio. Perciò
tutte le cose che possono servire a questo, possono essere usate
a ragione nelle lodi divine. Ora, è risaputo che l'animo umano
viene disposto diversamente secondo le varie modulazioni dei suoni,
come han fatto notare Aristotele e Boezio. Perciò fu opportunamente
stabilito che nelle lodi divine si facesse uso del canto, per
eccitare in modo più efficace alla devozione le anime meno progredite.
Di qui le parole di S. Agostino: "Inclino ad approvare
la consuetudine di cantare in chiesa, affinché con l'aiuto del diletto
che entra per le orecchie l'anima inferma si sollevi al sentimento
della pietà". E di se stesso il Santo racconta: "Piansi negli inni
e nei cantici soavemente echeggianti della tua chiesa
tocco di commozione profonda".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Si possono chiamare cantici spirituali
non soltanto quelli che si cantano interiormente nello spirito,
ma anche quelli che si cantano esternamente con la bocca,
in quanto da essi viene eccitata una spirituale devozione.
2. S. Girolamo non riprova il canto in modo assoluto; ma rimprovera
coloro che in chiesa cantano come si usa in teatro, non
per eccitare la devozione, ma per ostentazione, o per il solo godimento.
Ecco perché S. Agostino ha detto: "Quando mi accade di
sentirmi impressionato più dal canto che da ciò che viene cantato,
confesso di commettere un peccato degno di castigo; e allora preferirei
di non sentir cantare".
3. Eccitare gli uomini alla devozione con l'insegnamento e con
la predicazione è cosa più eccellente che eccitarli col canto. Perciò
i diaconi e i prelati, che hanno il compito di portare le anime a
Dio con la predicazione e con l'insegnamento, non devono dedicarsi
al canto, per non essere distolti da cose più importanti. Di
qui le parole di S. Gregorio: "È un'usanza molto condannabile
che i diaconi attendano alle melodie della voce, mentre incombe
loro il dovere di predicare e di distribuire elemosine".
4. A detta del Filosofo,
"si deve abolire dall'insegnamento il
flauto, la cetra e qualsiasi altro strumento del genere; e ammettere
soltanto le cose che son capaci di rendere onesti gli uditori".
Infatti codesti strumenti musicali provocano l'animo più al piacere
che alle buone disposizioni interiori. Ora, nel vecchio Testamento
l'uso di tali strumenti era ammesso, sia perché il popolo era più
duro e carnale: cosicché bisognava smuoverlo e con codesti strumenti,
e con promesse terrene. Sia perché tali strumenti materiali
avevano un significato simbolico.
5. Il canto di chi cerca il godimento estetico distrae l'animo dalla
considerazione del testo che si canta. Ma se uno canta per devozione,
considera più attentamente le parole che dice, sia perché
vi si ferma più a lungo, sia perché, come si esprime S. Agostino, "tutti i diversi sentimenti del nostro spirito trovano nel canto
una loro propria modulazione, che li risveglia in forza di un occulto
intimo rapporto". Lo stesso si dica per coloro che ascoltano:
i quali, sebbene talora non comprendano ciò che si canta, tuttavia
comprendono il motivo per cui si canta, cioè per dar lode a Dio;
e questo basta per eccitare (in essi) la devozione.
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